martedì 9 febbraio 2010

Farsa e riscatto sociale. Tutte le persone che rappresentavano il Potere inevitabilmente venivano bastonate

Anni addietro, dire Carnevale, per molte comunità calabresi, significava dire frassa . Essa veniva rappresentata in piazza e godeva della partecipazione di tutto il paese. La farsa costituiva un momento importante per il popolo, in quanto esso poteva, finalmente, far sentire la sua voce attraverso i suoi personaggi e le sue maschere tipiche.
Le farse più caratteristiche, e di indubbia validità storica e letteraria, in Calabria, sono quelle che hanno per protagonisti Carnevale e Quaresima. Lui si presenta al pubblico ben pasciuto, con cilindro e frac, làcero e sudicio; lei vestita di nero, segaligna, brutta e vecchia. Lui che mangia fino a strozzarsi, e lei che rimane digiuna. Sulla scena sono marito e moglie e se ne dicono di tutti i colori.
La farsa era un momento molto atteso da chi voleva cogliere l'occasione per mettere a nudo abitudini e difetti della gente comune. Ma, la farsa poteva anche essere utilizzata come riscatto sociale, fornendo al povero una rivincita contro il ricco, al servo una rivincita contro il padrone, al soldato contro il capitano. Tutte le persone, che rappresentavano il potere, inevitabilmente venivano bastonate. Non si salvavano dai duri colpi caricaturali neanche preti, medici, farmacisti, avvocati che rappresentavano la cultura ufficiale e conducevano un'esistenza carente di contenuti altruistici. L'obiettivo era quello di colpire un ambiente moralistico improvvisando discorsi su pulpiti fittizi, ribalte e tavolati su cui salivano le maschere abilitate a parlare. A parte Carnevale, anche Giangurgolo, maschera calabrese, aveva il vizio di mangiare e bere; sciocco ma furbo riusciva sempre a cavarsela con i suoi raggiri, in quanto sciocco, le cose che egli diceva non venivano prese sul serio. Ecco allora in cosa consiste la grande strategia del popolo: esprimere il proprio pensiero facendo parlare personaggi a cui è permesso parlare.

Quando parliamo di farse calabresi, parliamo di teatro anonimo. Ma non perché si sia smarrito il nome dell'autore ( al contrario, in ogni paese o città della Calabria c'è sempre un buon informatore pronto a parlarci di un'altra persona, chiamandola per nome o soprannome, indicandola come uomo di penna e quindi capace di creare dialoghi e monologhi per ogni occasione ) ma perché è spesso il risultato di molteplici creazioni individuali. Per capirci, ci sono paesi in cui la stessa farsa viene ripetuta per anni, ma ogni volta con le opportune modifiche, in quanto il fine principale è quello di fare " satira " su un fatto realmente accaduto. Ciò comporta una serie di interventi e manipolazioni su una struttura già consolidata e ( cosa più importante ) condivisa da tutta la comunità. Col cambiare, quindi, degli avvenimenti, cambiano ruoli e personaggi e tutto ciò comporta, inevitabilmente, la creazione di un'opera nuova. Un tema più volte affrontato nelle varie località calabresi, ad esempio, è quello delle donne " fedigrafe e svergognate " che ci rimanda formalmente a quel vecchio filone del mondo classico, ripreso successivamente in epoca rinascimentale, della " beffa dopo l'inganno ". La " satira " a volte era molto forte ed altrettanto esplicita, per cui succedeva spesso che la persona chiamata in causa, abbandonava la piazza, nascondendosi il viso dalla vergogna. Nella farsa poteva succedere di tutto: travestimenti, beffe, equivoci, inganni, bastonatute. In essa tutto era permesso, perché l'obiettivo era soltanto uno: provocare nel pubblico quella sincera e schietta risata.

Il genere farsesco, oggi è un po' disusato, sebbene molti personaggi tipici ricorrano, ancora, nello spettacolo di rivista e nelle scenette comiche televisive. Nell'era di Internet e di villaggio globale si sente il bisogno di confrontarsi solo con i modelli che i grandi mezzi di comunicazione di massa ci offrono. Le vicende locali non entrano più, come una volta, nelle coscienze delle persone. Ma c'è da chiedersi: che cosa sono le esilaranti satire politiche del Bagaglino, se non la versione televisiva della antica ed eroica farsa teatrale?
Carlo Grillo

Storia di Badolato dal 1080 al 2009

In Italia ci sono 8100 comuni e tra questi sono ancora troppo pochi coloro i quali possono vantare una vera e propria "Storia" scritta, cioè un'opera di memoria sociale degna di questo nome, condotta e prodotta con severi criteri storici e scientifici. Ebbene, da oggi Badolato (nella Calabria jonica della provincia di Catanzaro) è uno di quei comuni che hanno il privilegio di poter contare su un resoconto assai documentato della propria "Storia" lunga mille anni.
Infatti, lo storico locale, ma di cultura e di fama internazionale, prof. Antonio Gesualdo, giornalista nonché rettore dell'Università dei Popoli, ha dato alle stampe, a proprie spese, il volume "Storia di Badolato dal 1080 al 2009" consistente in ben 696 pagine, graficamente fitte fitte ed eleganti, corredate da 32 figure a colori e 77 figure in bianco e nero, a tutta pagina. Stampato presso lo stabilimento litografico Abramo di Caraffa di Catanzaro, tale monumentale opera è costata oltre trenta anni di ricerche e stesure (12.210 fogli preparatori scritti a mano e 4897 fogli scritti a macchina) al virtuosissimo Autore, il quale ha usato ben 33.198 documenti di 23 archivi pubblici e privati ed ha consultato 14 biblioteche in Calabria e a Napoli, nonché 24 riviste specializzate e 1239 volumi a stampa. Uno sforzo esistenziale straordinario (pure economico) che ha costretto Antonio Gesualdo, nato il 4 gennaio 1936, ad un impegno redazionale davvero certosino e ad un assai disciplinato e severo stile di vita senza cui una simile opera non poteva essere portata a termine con perizia e successo.
Il volume, fresco di stampa, è pregevole pure dal punto di vista editoriale poiché è un'opera in-8 (cm 17,5 x 24,5), ben cucita, rilegata in tela con titoli in oro e sovracoperta a colori raffigurante la congiura di Tommaso Campanella contro gli Spagnoli. Stampata in appena trecento copie, l'opera è disponibile unicamente presso lo stesso Autore in Badolato Superiore ad un prezzo fin troppo contenuto rispetto al costo affrontato concretamente e ai decenni di indefesso ed intenso lavoro.
Gli argomenti trattati si avvalgono di numerose note documentarie ed esplicative ed iniziano con la fondazione ufficiale del borgo nel 1080, sulle pendici occidentali del monte San Nicola delle cosiddette Serre Calabre a tre chilometri dal mare, ad opera del duca normanno Roberto il Guiscardo per motivi prettamente difensivi. Infatti, a tale proposito, la riproduzione di un grande dipinto (2 metri per 1,60) collocata alla pagina 146 (figura 16) presenta il borgo fortificato di Badolato, completo delle sue poderose ed imponenti mura perimetrali intatte, con al centro dell'abitato il castello turrito e la torre civica campanaria di allerta, ancora nell'anno 1658, prima che una serie di terremoti e di alluvioni ne devastassero il compatto impianto urbano, uno dei più muniti ed inaccessibili del Sud Italia. Tale figura, finora sconosciuta perché appartenente ad una collezione privata, costituisce un vero e proprio "scoop" che, assieme a tante altre figure e notizie del tutto inedite, rendono magnifica ed inimitabile per chissà quanti decenni ancora questa magnifica opera di Antonio Gesualdo, preziosissima pure per la stessa storia della Calabria e in particolare per la storia dei paesi dell'esteso comprensorio badolatese, sia rivierasco che montano.
Intanto, fra qualche mese andrà in stampa in tre volumi, sempre presso Abramo, una "Storia della Calabria" scritta dallo stesso prof. Antonio Gesualdo, personaggio che vanta una interminabile lista di pubblicazioni e di referenze socio-culturali e che resta un punto di riferimento per studiosi, documentaristi e giornalisti provenienti da ogni parte del mondo per meglio conoscere la Calabria e in particolare quella Badolato che, già con un iter storico di tutto riguardo a livello mediterraneo, sale spesso alla recente ribalta internazionale, come dal 1986 per la vicenda del "paese in vendita" e dal 1997 per essere "paese di accoglienza" per profughi di numerose nazionalità e sede del CIR regionale (Consiglio Italiano per i Rifugiati).
Dr. Domenico Lanciano

Presentato al Circolo Unione il primo volume di Giusy Bressi "RICOMINCIO DA QUI"

Catanzaro - "Un libro originale e soprattutto passionale", così Giovan Battista Scalise, dirigente scolastico e addetto culturale dell'Accademia dei Bronzi, ha introdotto l'altra sera, nei saloni del Circolo Unione di Catanzaro, la presentazione del volume "Ricomincio da qui" di Giusy Bressi, edito da Ursini, alla presenza di un pubblico selezionato che ha condiviso con l'autrice la scelta di raccontare alcuni dei momenti più belli da lei vissuti a San Floro prima di trasferirsi a Milano.
"Giusy - ha invece sottolineato Vitaliano Rotundo, dirigente scolastico - ha realizzato il suo sogno partendo con un solido carico di speranze. Partendo porta con sé la sua valigia ma non abbandona mai i sentimenti forti, non rinuncia alla sua innata carica di valori. "Ricomincio da qui" è un testo fortemente descrittivo, ma indubbiamente anche narrativo".
Cinquantenne, nata a San Floro ma da molti anni trapiantata a Milano, imprenditrice nel campo dell'estetica e del benessere, Giusy Bressi con "Ricomincio da qui" racconta la sua vita in un piccolo ma godibilissimo scritto dai contenuti emotivi in cui si mescolano passato, presente e futuro. Una pubblicazione dove riecheggiano, senza eccessivi toni nostalgici, ataviche costumanze della terra calabra dove ella è nata.
Una vita travagliata quella di Giuy, madre e femmina, che, con impareggiabile fierezza, la rende pubblica annunciando la volontà di mettere un punto su un passato del quale nutre indelebili ricordi.
"Leggere le pagine del suo libro, impreziosito da un'opera del maestro Leonardo Pontieri di Crotone, è come leggere problematiche e sacrifici comuni a migliaia di donne dedite alla famiglia e al lavoro in ogni angolo del mondo. Sacrifici che, in certi casi, come quello di Giusy, finiscono nel dimenticatoio trasformandosi in un inutile eroismo quotidiano.
Il libro, inserito dalle edizioni Ursini nella collana "Incontri", è un diario dai toni misurati che svela un forza evocativa a tratti celata da mesti sentimenti tali da renderla protagonista di una realtà, quella del terzo millennio, piena di interrogativi. Per questo le pagine di Giusy superano il circoscritto mondo personale e vanno dritte al cuore di tante donne.
L'autrice non è però alla ricerca sfrenata della parità. E' consapevole che parità non significa sciocca equivalenza di genere fra uomo e donna, fra marito e moglie, semmai vite che mettono insieme la progettualità e i valori più importanti per la crescita umana e sociale.
Di tutte le sfolgoranti passioni che inondano la giovinezza della donna ella percepisce che c'è un progredire negli anni, assiste con dignità e vitalità alla perdita dei doni più dolci come la bellezza dell'adolescente che incontra l'amore, ma anche alla perdita di questo e che gradatamente si trasforma in amicizia, coraggio, volontà, rassegnazione.
Da donna, l'autrice si pone in situazione critica, oggettiva se stessa raccontando "più che la mia vita, la vita di una donna", quindi esamina la condizione femminile in relazione alle sfide della società, alla collocazione nella situazione socioeconomica delle donne, al rapporto donna e lavoro, alla violenza che sotto mille sfaccettature la donna occidentale ancora subisce, anche quando giovane e concorrente sembra uscirne vittoriosa.
"Grazie a tutti, - ha commentato alla fine l'autrice - ma soprattutto grazie a Silvestro Bressi per avermi fatto conoscere l'editore Ursini. Senza la sua paziente e qualificata mediazione sono sicura che questo libro non sarebbe stato mai pubblicato. Sono orgogliosa di essere calabrese e, soprattutto, di rappresentare una delle tante donne che sono andate via per necessità, ma che non hanno mai interrotto il loro legame affettivo con questa bellissima regione".

mercoledì 3 febbraio 2010

La Provincia di Vibo inventa 5 Circondari e moltiplica le poltrone.

E' notizia apparsa oggi sul sito del Corriere della Sera che la Provincia di Vibo Valentia ha sentito la necessità di creare 5 Circondari per far sentire la Provincia più vicina ai cittadini.
Leggere la notizia è stato uno schock!
Ma come una povincia piccola di 50 comuni molti dei quali piccolissimi, che continuano ad esitere come amministrazioni locali autonome solo per l'inerzia della storia ma senza nessuna razionalità sociale si inventa i Circondari!?!?!
Ma l'hanno spiegato al Presidente che la Provincia è la più povera d'Italia? Che è agli ultimi posti in Europa? Non sarebbe più utile preoccuparsi di turismo ed ambiente non di Circondari?
Questa è una decisione fuori dalla storia solo chi è privo di idee e non capisce il senso degli eventi può concepire qualcosa di simile!!
Comunque deduco che il Presidente ha bisogno dei Circondari per capire che strade come quelle della Provincia (giusto per fare un esempio) si trovano solo in qualche paese del Nord Africa ma in nessuna altra parte d'Europa!!!
Antonio Parbonetti

martedì 26 gennaio 2010

Intervista all'assessore comunale alla cultura, Agostino Vallone, sulla chiusura dell'Ufficio Postale di San Costantino di Briatico

Assessore Agostino Vallone, dopo quanto chiude la Posta di San Costantino...
Dopo ben 87 anni cala il sipario, anzi la serranda, su un altro ufficio postale storico della provincia di Vibo Valentia. L'ufficio di San Costantino di Briatico è stato uno dei più longevi della provincia di Vibo Valentia se non dell'intera Calabria. Istituito infatti nel 1923 serviva una utenza che apparteneva non solo alla più popolosa frazione di Briatico, ma anche a Potenzoni, a Mandaradoni e, anche se per un periodo di tempo limitato, perfino al Comune di Zungri: è ancora vivo tra la popolazione il ricordo del "postale" che si fermava a San Costantino per scaricare i sacchi della posta. Purtroppo, oggi, sotto i colpi della scure della legge del profitto e della speculazione economica, Poste Italiane ha abbattuto l'ultimo baluardo nella frazione di San Costantino. I "rami secchi" sono stati recisi con prevaricazione del relativismo e capitalismo estremo sull'aspetto sociale.

Possibile che non esista altro modo per risolvere determinati problemi se non quello economico? E poi, come si può considerare "ramo secco" una intera popolazione di pensionati?
Un anziano ormai di per sé stesso si sente un peso per la società, una nullità, un ente inutile e non autosufficiente, con questa azione gli è stata negata l'ultima possibilità di sentirsi ancora vivo: andare da solo a riscuotere la sua pensione, un momento di grande orgoglio personale quasi di rivalsa nei confronti di una società sempre meno solidale e più egoista. Egli non lo potrà più fare, anzi dovrà subire una ulteriore umiliazione: delegare qualcun altro a ritirare a posto suo il frutto di una vita di lavoro. Tutto relativamente facile per chi ha un familiare o comunque una persona amica disposta a recarsi a cinque, otto o dodici chilometri di distanza per fare ore ed ore di fila per giungere al cospetto dell'unico operatore dell'ufficio centrale che non è stato potenziato.

La logica quindi è: il fine giustifica i mezzi. Non importa se si procurano disagi logistici, fisici o psicologici a chicchessia.
Da più parti si predica, a mio avviso ipocritamente, che gli anziani sono una risorsa per la società e i custodi del ricco patrimonio di quella cultura locale che stenta a decollare ed essere recuperata. Gli anziani sono coloro che tengono vive le nostre tradizioni e mentre alcuni si impegnano per realizzare centri di aggregazione sociale come delle vere scuole per la trasmissione di valori umani, sociali e culturali alle future generazioni, altri considerano gli anziani "rami secchi" da tagliare a tutti i costi. Si vive così in una continua snervante conflittualità che alla fine porta alla resa di essi e alla completa emarginazione e all'isolamento degli anziani stessi. La logica dei "rami secchi" non riguarda soltanto Poste Italiane, ma anche ferrovie, stazioni ferroviarie, corse di pullman, ospedali, ambulatori medici, guardie mediche, forni, paninoteche, addirittura oratori e chiese...

I riflessi sociali di questi tagli sono devastanti nei piccoli centri....
È bastata la chiusura dell'unica paninoteca esistente a San Costantino di Briatico per creare panico e disorientare la popolazione giovanile rimasta in paese. La sera, ma soprattutto il sabato sera, questi giovani non hanno più un punto di riferimento per cui si recano in automobile nelle cittadine vicine con tutti i pericoli che questo comporta e le ore insonne dei genitori. La presenza dell'ufficio postale in paese era paradossalmente un punto di riferimento, una importante stazione di ritrovo sociale dove ci si incontrava per socializzare, per confrontare le proprie idee con quelle degli altri, per ricevere o dare informazioni, dove si faceva a gara per "coccolare" "l'Ufficiale Postale" offrendogli tazzine di caffè, uova fresche, o i frutti della terra di una popolazione di cultura contadina. Grazie a Poste Italiane questo non sarà più possibile, anzi è probabile che si assista ad un fenomeno di emigrazione degli anziani verso centri più popolosi con conseguente desertificazione dei paesi come se non bastasse l'enorme jatus generazionale dovuto alla emigrazione degli studenti e delle popolazioni giovanili in cerca di lavoro.

Vuole rivolgere un appello da queste pagine?
Si, rivolgo un accorato appello a tutte le associazioni, a tutti i cittadini e a tutte quelle persone che sentono proprio questo problema: reagite, lottate e protestate civilmente con me contro Poste Italiane affinché sia ripristinato il servizio postale a San Costantino di Briatico; rivolgo un altrettanto accorato appello a Poste Italiane: ridateci il nostro ufficio postale, il nostro angolo di vita; i locali ci sono. Non lasciateci agonizzare lentamente: sarebbe meglio una deportazione di massa verso città del Nord o meglio verso le città fredde del Nord Europa anziché rimanere nell'ipocrisia; penso che non sia difficile trovare posto a meno di due milioni di persone, tanti sono gli abitanti della Calabria.
Franco Vallone

sabato 23 gennaio 2010

"Un anno fuori dal tempo e altre storie" di Bernardina Agresta

Montepaone Lido (Catanzaro) - Le favole, ed è un fatto decisamente positivo, stanno ritornando, a quanto sembra, nel circuito della letteratura per i più giovani, per quanti amano e vorrebbero che la fantasia sia un utile contrasto ad una quotidianità dalle sfumature sempre più, purtroppo, ancorate alla violenza, all’egoismo, alla sopraffazione, alla mancanza inconcepibile del dialogo con gli altri, con chi è, per un motivo o per l’altro, diverso da noi…
In tale contesto si inserisce il volume “Un anno fuori dal tempo” di Bernardina Agresta, pubblicato nei giorni scorsi dalle Edizioni Ursini di Catanzaro; un piccolo e singolare compendio di verità, di riflessioni a viso aperto, di accelerazioni emotive, di inviti a guardare oltre, di attese che possono, volendo, diventare realtà.
“Sono sette favole (I bambini, Cane Tobia, Giacomino e il flauto azzurro, Cinque pulci e un gatto, La bella mimosa, La villa nel parco, e Un anno fuori dal tempo) dal sapore antico e di grande attualità - scrive Fulvio Castellani - per il fatto che in ognuna ritroviamo un po’ quei sogni e quelle pagine di vita che ci avevano coinvolto allorquando stavamo, magari titubanti, muovendo i nostri primi e successivi passi in direzione del dopo”.

Si tratta di brevi narrazioni, dalla scrittura semplice e dai toni pacati, dialoganti; narrazioni che si vestono progressivamente a festa grazie alla presenza di numerose illustrazioni votate a loro volta alla semplicità, al piacere evidente di interpretare questo o quel soggetto, argomento, gioco di luce o di nascoste penombre.

Ecco, così, che escono alla ribalta il cane Tobia che trova la felicità, il flauto azzurro che naviga in un contesto di situazioni più o meno aeree, la presenza di cinque pulci (dispettose e fedeli ad un tempo) e di un simpatico gatto, la mimosa che rifiorisce e prima di morire si rinnova con un germoglio, il mistero che avvolge la villa di un parco e la splendida favola che ha per protagonista “un anno fuori dal tempo”; il tutto preceduto da una serie di pensieri legati ai bambini e che compongono, in un certo qual modo, una singolare poesia-verità perché “sono loro la sorgente che sgorga / dalle viscere di una sola madre / creata da Dio”.

“Possiamo ben dire, a questo punto, - aggiunge Castellani - che Bernardina Agresta ha colpito veramente nel segno, ossia che ha saputo coniugare gioie e amarezze miscelando, con alcune fantasie e realtà, poesia delle piccole cose e poesia del vivere con lo sguardo non necessariamente rivolto a sé stessi. Chiudendo il libro, non si potrà, quindi, dire altro, così com’è stato scritto nell’ultima favola, che “il mondo non era mai stato così bello, così gioioso, così ricco di armonia e di bene, d’ogni bene”. Un invito, questo, a leggersi dentro e a meditare. Brava l’autrice, ma bravo anche l’editore per aver saputo scegliere e proporre ai tanti lettori del nostro tempo un testo di facile presa e di indubbio valore letterario, che lascia molto spazio all’immaginazione perché attinge con grande arguzia dalla scuola quotidiana della vita ”.

giovedì 21 gennaio 2010

2ª Edizione Premio "Vivarium" - Poesia, saggistica e narrativa

L'Associazione culturale "Accademia dei Bronzi", in collaborazione con le Edizioni Ursini di Catanzaro e Radio Squillace, promuove e organizza la 2ª Edizione del Premio "Vivarium" così regolamentato:
a) Sezione A (Poesia in lingua);
b) Sezione B (Saggistica e Narrativa).

Alla sezione A, dedicata a S.S. Giovanni Paolo II, si partecipa inviando tre poesie inedite in lingua italiana, contenute nei 35 versi, di cui almeno una a tema religioso o ispirata ad argomenti di carattere sociale.






Alla sezione B, dedicata a Flavio Magno Aurelio Cassiodoro (Squillace, 490 circa - Monastero di Vivarium 583 circa), si partecipa con un saggio inedito di argomento religioso, storico o sociale, oppure con un testo inedito di narra-tiva (romanzo o racconti). I lavori non dovranno superare le 200 cartelle formato A4 con carattere corpo 14.


Gli elaborati dovranno essere spediti in duplice copia, con firma ed indirizzo in calce, entro il 31.3.2010, unitamente alla scheda di partecipazione che potrà essere scaricata dal sito www.ursiniedizioni.it o richiesta via fax al n. 0961.782980.
Per la sezione B, alle due copie cartacee è indispensabile allegare anche il supporto magnetico del testo (cd oppure dvd).
L'invio degli elaborati dovrà avvenire solo con posta prioritaria, intestando il plico a "Nuova Accademia dei Bronzi", Via Sicilia 26 - 88100 Catanzaro. Non saranno, pertanto, accettati plichi spediti con mezzi diversi (racco-mandata o corriere) né consegnati a mano.
Alla scheda di partecipazione è consigliabile, ma non necessario, aggiungere un breve curriculum letterario.
Non si accettano invii per posta elettronica.
La mail premiovivarium@gmail.com potrà essere utilizzata solo per chie-dere eventuali chiarimenti o per avere conferma dell'arrivo degli elaborati.
La commissione esaminatrice, i cui nomi saranno resi noti successivamente, sarà composta da noti professori di Istituti Teologici, giornalisti e poeti. L'esito sarà definitivo e inappellabile.
La segreteria del Premio, così come avvenuto con la prima edizione, si ri-serva il diritto di selezionare e pubblicare gratuitamente in una antologia le migliori poesie. I relativi autori riceveranno apposita comunicazione entro il 30.4.2010.
Copie dell'antologia saranno spedite in omaggio alle migliori biblioteche pubbliche e a quelle dei più importanti Istituti Teologici d'Italia.
Tutti i partecipanti saranno invitati alla cerimonia di premiazione che si terrà entro il mese di agosto in una nota località della provincia di Catanzaro.

Premi
L'ammontare dei premi è di € 6.000 che saranno così spesi:
1° classificato, sezione A
Pubblicazione gratuita, a cura delle Edizioni Ursini, di un volume di liriche contenuto nelle 100 pagine. Targa di argento e Diploma di Merito.
1° classificato, sezione B
Pubblicazione gratuita, a cura delle Edizioni Ursini, sia del testo di saggisti-ca che di quello di narrativa. Targa di argento e Diploma di Merito.
Ai rispettivi autori saranno consegnate 50 copie omaggio del loro volume.
Dal 2° al 5° classificato: Targa di argento e Diploma di Merito.
La Giuria ha facoltà di assegnare altre medaglie di argento ad autori finali-sti.
Gli autori classificati al 1° posto dovranno garantire la presenza alla ceri-monia di premiazione, ma in caso di reale impedimento potranno delegare un loro rappresentante. Gli altri premi, se non ritirati, saranno spediti a domicilio con modalità da concordare.
Nel corso della cerimonia di premiazione l'Associazione "Nuova Accademia dei Bronzi" consegnerà alcuni premi speciali (targhe in argento realizzate per l'occasione da esperti orafi) a giornalisti o scrittori che si sono partico-larmente distinti nel campo delle comunicazioni sociali.
L'invio degli elaborati comporta la contestuale autorizzazione al trattamen-to dei dati personali che saranno utilizzati dall'Accademia dei Bronzi o dalle Edizioni Ursini nel rispetto del Dlgs. 196/2003.