venerdì 27 novembre 2009

Tavola rotonda al Filangeri di Vibo Valentia sui diritti dei bambini.

Si è svolta presso il convitto Filangeri di Vibo Valentia la tavola rotonda sul ventennio della convenzione dei diritti dei fanciulli organizzata dal Kiwanis International e dal Comitato Unicef di Vibo Valentia. La convenzione ONU, il più importante strumento giuridico internazionale in materia di diritti dell'infanzia, è stata adottata dall'Assemblea Generale il 20 novembre del 1959 e costituita in considerazione del fatto che occorre preparare il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, educarlo in uno spirito di pace, tolleranza, uguaglianza e solidarietà e concedergli una protezione speciale. Alla tavola rotonda sono intervenuti tra gli altri Cinzia Catanoso, presidente del comitato Unicef di Vibo Valentia, con una relazione sul ruolo dell'Unicef nel mondo e in provincia di Vibo, basandosi sul diritto all'ascolto e alla partecipazione dei ragazzi "cittadini in crescita"; Bruno Risoleo, neuropsichiatra infantile e chairman Kiwanis nel distretto Italia, soffermandosi sulla domanda "l'infanzia è davvero l'età della spensieratezza per tutti i bambini?"; Giovanni Vecchio, presidente eletto Kiwanis di Vibo e il rettore dell'istituto "Gaetano Filangeri" Francesco Loriggio ed infine il presidente del consiglio comunale di Vibo Valentia, Marco Tallarico, che ha risposo alle domande poste dai ragazzi presenti in sala. Moderatore il giornalista Maurizio Bonanno che ha anche voluto aggiunge le sue considerazioni sulla convenzione. Nonostante si parlasse dei diritti dei fanciulli, in sala, i ragazzi presenti erano veramente pochi e tra i pochi i ragazzi della giunta del consiglio comunale dei ragazzi di Briatico con l'assessore alla cultura Carla Scordamaglia, quello allo sport Costantino Di Bruno, il vicesindaco Dario Bagnato e il sindaco junior Maria Joel Conocchiella, accompagnati dalla professoressa Caterina Carnovale. Il convegno è stato un momento di forte riflessione sulle problematiche che affliggono molti bambini sul pianeta: la fame, lo sfruttamento minorile, la povertà, la cattiva salute, gli abusi sessuali ... in tutti i paesi del mondo ci sono bambini che soffrono e vivono in condizioni particolarmente difficili ed è un dovere di tutta l'umanità prestare loro una particolare attenzione.
Franco Vallone

Viale del Sole... al buio da sempre

Briatico, parte alta del paese, per arrivarci bisogna superare la SS 522. Il nome della via è bello, Viale del Sole, denominazione toponomastica che ricorda l'antico appellativo della stessa località Solaro. Il bel nome della via, che inizia proprio di fronte un rinomato hotel, non coincide affatto con la realtà del luogo. Una strada sterrata, strapiena di buche, fossi e continui avvallamenti sale faticosamente tra sterpaglie e una sorta di discarica. Il tutto completamente al buio, infatti per tutta la strada manca l'illuminazione pubblica. I tanti abitanti che hanno la sfortuna di abitare in quella zona hanno quotidianamente a che fare con una strada che è praticamente impraticabile sia alle autovetture sia ai pedoni. "Ed ogni qualvolta piove, sottolineano alcuni residenti, sembra di essere e di abitare fuori dal mondo civile. La situazione isola letteralmente il quartiere, al buio con la strada rotta e oltretutto il luogo sta diventando piano piano ricettacolo di piccole discariche abusive di rifiuti di ogni tipo". Lorena Costa, una delle abitanti della zona, ha precisato di "pagare regolarmente le tasse senza ricevere i servizi e di essersi più volte rivolta agli uffici del Comune di Briatico, più di un anno fa, per chiedere che si risolva urgentemente il problema ma, fino ad oggi, non si è avuta nessuna concreta risposta in tal senso. Stesse problematiche per le vicine Via della Contessa e Via delle Mimose. Sembrerebbe che alla base ti tutto il problema ci sia un'antica questione di competenze tra i vecchi proprietari del terreno e lo stesso comune di Briatico.
Franco Vallone

lunedì 23 novembre 2009

Il canto funebre non trova più collocazione nella società attuale


Era considerato un dovere in molti paesi della Calabria

Il canto funebre, oggigiorno, si sente molto di rado. Non si piange più come una volta.
Alcuni psicologi hanno individuato in questa mancata abreazione (non solo durante i funerali ma anche quando ci si trova in qualsiasi situazione critica), la causa principale dei suicidi che, come è noto, nella società post-industriale sono diventati molto frequenti.
Senza voler entrare in un'analisi dettagliata del problema, diremo solo, che è venuta a mancare, negli ultimi tempi, quella che era una caratteristica esclusiva del mondo popolare.
Tra la gente per bene i canti funebri non trovavano alcuna collocazione; non esiste nessuna documentazione orale o scritta, che io sappia, che testimonia tale pratica nel mondo raffinato della borghesia. I ricchi non esternavano le loro emozioni: forse piangevano in silenzio oppure non piangevano affatto. Le persone umili, invece, avvertivano il bisogno di dare sfogo al proprio dolore col pianto (ricordiamo il lamento che Maria fece a Nostro Signore), con gesti a volte strazianti, con rituali che col tempo sono entrati a far parte della cultura di un posto perché accettati e condivisi da tutta la collettività.
E proprio perché appartenenti ad un modo di vivere, ad una mentalità collettiva il pianto funebre era considerato un dovere in molti paesi della Calabria. Il morto bisognava piangerlo se non si voleva incorrere in disavventure col morto stesso (capace di ritornare al mondo come spettro) o se non si voleva che la sua anima restasse vagante per troppo tempo prima di intraprendere il viaggio dell'al di là, o più semplicemente, se non si voleva incorrere nelle critiche negative dei presenti.
Ma non era sufficiente piangere il morto: bisognava saperlo piangere e più si piangeva bene, più c'era la possibilità di superare quella crisi di identità che sopraggiunge in simili situazioni. La perdita di una persona cara ci procura una sensazione di smarrimento, di confusione totale. Non sappiamo più chi siamo, dove ci troviamo, perché con quella perdita, è morta anche una parte di noi stessi.
Ecco allora la funzione importante del lamento funebre. La ciclicità del lamento, la sua ripetitività nelle esclamazioni.....tata miu....soru mia....cumpagnu miu....ecc. era garanzia di continuità: la vita continua anche senza l'estinto.

Chi non era in grado di saper piangere il defunto si rivolgeva alle lamentatrici professionali, le prefiche. Queste donne venivano chiamate a prestar la loro opera nei funerali dietro ricompensa e non bisogna, però, confonderle con le comari del rione, le quali accorrevano volentieri ai lutti e si associavano al dolore dei parenti del defunto.
Una caratteristica del lamento funebre, che rende l'idea di come doveva essere difficile "dividersi" dal proprio caro, consisteva nell'uso di rivolgersi al defunto parlando in modo diretto.
In questo tipo di canti troviamo frequente l'uso dei simboli e delle metafore che ci offrono delle immagini davvero toccanti come in questo antico lamento : Monarca miu.....quannu trasivi di vasciu....monarca miu....mi parìa 'na spata 'd'oru....monarca miu......culonna mia, quantu fatìga facisti....'ccù chisti mani....monarca miu....scuntenta mò è la vita mia, monarca miu....mi lassasti afflitta dintra quattru mura, cumpagnu miu...casa caduta, e sustegnu miu perdutu..... Luomo è considerato "il re della casa", per cui viene chiamato "monarca" paragonato alla potenza di una spada d'oro col manico di diamante, quindi soprattutto preziosa. La spada dunque come simbolo di ricchezza e di austerità. Ma l'uomo è anche la "colonna" quindi in grado di sorreggere l'intera casa, come un pilastro, una trave, con la sua autorevolezza e dignità di lavoratore.
Ed è proprio con il lavoro....quantu fatiga facisti...., la fatica delle braccia....'ccù chisti mani...che l'uomo si è conquistato l'appellativo di sostenitore della famiglia. Nella sua lamentazione la moglie ci tiene a dare risalto all'autorità del marito, come motivo di vanto, perché l'uomo è il padrone della casa ed è giusto che ella sia subordinata al marito. Con la sua morte viene a cadere quel sostegno....sustegnu miu perdutu....che renderà difficile la sopravvivenza futura.
Carlo Grillo
(Presidente Ass. Cult. "Calabria Logos" per la riscoperta e la rivalutazione delle tradizioni popolari calabresi)

mercoledì 18 novembre 2009

Cernia di 52 chili pescata davanti alle coste vibonesi

Il conzo, la coffa come la chiamano i nostri pescatori locali, sembrava essersi incagliata sugli scogli della secca davanti alla costa del vibonese. Il grosso filo di nailon avanzava poco alla volta tra mille difficoltà di recupero e tutto lasciava presagire ad una prossima rottura dello stesso. Invece, piacevole sorpresa, ad uno dei numerosi ami della lunga lenza del conzo, c'era attaccata una cernia enorme. Una cernia di ben 52 chilogrammi di peso, troppo grossa per essere consumata dalla famiglia del pescatore. La grossa preda, dopo il faticoso recupero, è stata portata successivamente a Vibo Marina, presso una nota pescheria all'ingrosso e successivamente rivenduta. Meravigliati oltre che i numerosi pescatori accorsi a riva all'arrivo della barca, anche alcuni rivenditori del pescato. Per uno di questi, Barillari di Briatico, "si tratta di un esemplare di cernia davvero notevole e raro a vedersi", mentre per l'appassionato ed esperto pescatore amatoriale Antonio Pinto, "si tratta di un pesce anziano di ben cinquantadue anni, infatti, sottolinea, le cernie crescono un chilogrammo per anno ed è facile quindi calcolare, in base al peso, la loro età".
Franco Vallone

lunedì 16 novembre 2009

"Ecologica - Mente" - A Vibo Valentia una mostra in nome del riciclare

Vibo Valentia - Si intitola "Ecologica - Mente" l'iniziativa culturale patrocinata dall'assessorato all'Ambiente del Comune di Vibo Valentia e organizzata per il secondo anno consecutivo allo scopo di sensibilizzare con il forte messaggio sociale del riciclare, del riusare, del ridurre. Un messaggio che attraverso questa manifestazione intende lanciare provocazioni e idee anche al servizio della tutela ambientale. Lunedì prossimo, 16 novembre, si parte con un incontro, programmato per le ore 17.00 presso la Chiesa di San Michele con gli interventi dell'assessore all'ambiente del Comune di Vibo Valentia Vincenzo Insardà, di Franco Saragò di Legambiente e, alle 18.00, di Titty Marzano, presidente dell'Associazione "L'Isola che non c'è". Alle 18.30 è prevista l'apertura della mostra che, con chiusura serale alle ore 22.00, si potrà visitare fino a venerdì 17 novembre. L'Associazione organizzatrice dell'evento, "L'Isola che non c'è", trasnazionale, apartitica e aconfessionale, intende perseguire, nelle intenzione del suo presidente, Concetta Silvia Patrizia Marzano, detta Titty, e dei numerosi soci promotori, "esclusivamente finalità di utilità sociale, di ricerca e di solidarietà. Essa si propone come:raccordo organizzativo con le realtà associative che ne condividano valori, obiettivi e strategie; mezzo di divulgazione e promozione dell'attività di volontariato; servizio per istituzioni, enti pubblici e privati attraverso la costituzione di una banca dati finalizzata alla raccolta di quelle notizie utili ad una maggiore diffusione e conoscenza dei dati relativi al disagio, all'emarginazione, all'ambiente ed alla salute; promotore di interventi nel settore dell'editoria e dell'informazione, di manifestazioni, congressi, giornate di studio e mostre per l'approfondimento degli stessi. La mostra "Ecologica - Mente" evidenzia il lavoro svolto dagli associati nel periodo settembre-ottobre. Attraverso il riuso e la reinventazione artistica sono state ridotte, riciclate e riutilizzate centinaia di bottiglie di plastica, collant, svariati utensili e lattine di alluminio, tegole, vecchi oggetti in ceramica e vetro, oggetti di uso comune altrimenti destinati alla raccolta differenziata, una bella inedita mostra artistica tutta da visitare e da scoprire.
Franco Vallone

venerdì 13 novembre 2009

Briganti, Brigantaggio e Camicie Rosse - Al "Cocinarium" di Milano il 14 Novembre con il cantautore Claudio Sambiase e lo scrittore Cataldo Russo

Si avvicina il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, avvenuta ufficialmente il 17 marzo 1861 a Torino, e già c'è tutto un pullulare di iniziative per festeggiarlo o solamento ricordarlo in modo variamente e anche aspramente critico. Come faranno domani sera, sabato 14 novembre, al "Cocinarium" di Milano, Via dei Vespri Siciliani 74 (zona Lorenteggio) due calabresi d'eccezione, il cantautore di lungo corso Claudio Sambiase, originario di Zagarise (Catanzaro), e lo scrittore teatrale Cataldo Russo. Il primo riproporrà le tante canzoni del suo ampio repertorio dedicate al fenomeno del brigantaggio e alle contraddittorie vicende postunitarie, mentre il secondo presenterà, con l'aiuto di alcuni attori, brevi momenti teatrali dove i principali protagonisti dell'Unità d'Italia o, meglio, dell'annessione al Piemonte del resto d'Italia, si raccontano a modo loro.
La serata, sponsorizzata da numerose associazioni di emigrati calabresi in Milano e nord Italia, avrà termine con musice e balli del sud.
Dr. Domenico Lanciano

giovedì 12 novembre 2009

Kledi a Porto Salvo alla scuola di Antonella Ferraro

Questa mattina (Giovedì 12 Novembre) a Porto Salvo di Vibo Valentia il ballerino Kledi terrà uno stage di danza presso "Progetto Danza". La scuola, diretta da Antonella Ferraro, ha, nel settore della danza e sul territorio vibonese, ben tredici anni di esperienza e di presenza attiva. La scuola in questi anni ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti nazionali e qualcuno anche in ambito internazionale. Progetto Danza e la sua dinamica direttrice organizza da anni spettacoli ed eventi culturali, partecipando con successo ad importanti rassegne e concorsi. Al fine di un serio arricchimento artistico e culturale e sempre alla ricerca di nuovi stimoli per i suoi allievi, Antonella Ferraro ha fatto intervenire nella sua scuola, per stage e corsi formativi, numerosi artisti di fama internazionale, ricordiamo tra gli altri il ballerino albanese Ilir Shaquiri, il grande coreografo Mauro Mosconi e la showgirl Rossella Brescia. Tra le esperienze degli anni passati c'è da ricordare l'audizione, di Ferraro e di sue sette allieve, al prestigioso Progetto "Have a Dream" tenutasi a Roma presso la'Accademia dello stesso Kledi che oggi sarà ospite a Porto Salvo per lo stage di danza moderna.
Nato a Tirana, in Albania, il 7 aprile 1974, Kledi Kadiu è entrato giovanissimo all'Accademia Nazionale di Danza dove si è diplomato nel 1992. Nello stesso anno è entrato a far parte del Corpo di ballo del teatro dell'Opera di Tirana dove ha ricoperto fin dall'inizio, ruoli solistici in balletti di repertorio quali "Lo Schiaccianoci", "Don Chisciotte", "Dafne e Chloe" e "Giselle". Nel 1993 si è trasferito in Italia dove riscuote continui successi con esperienze televisive in programmi noti al grande pubblico, da "Buona Domenica" a "C'è posta per te" ed "Amici".
Franco Vallone