Il ritorno a Tropea dell'attrice Claudia G. Moretti

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On lunedì 30 agosto 2010 at 12:30 PM


Claudia ritorna. Claudia ogni anno arriva in Calabria per presentare il Tropea Film Festival al porto della Perla del Tirreno ed anche per incontrare tutti i colori cangianti del suo splendido mare. La Claudia in questione è Claudia G. Moretti, l'attrice caratterizzata dalla G puntata, la Claudia altissima che, anche se si mette addosso la prima cosa che trova, è sempre elegante e sensuale, perché semplicemente raffinata nei gesti, nelle movenze, nelle parole. Da anni arriva puntualmente a Tropea dove è già stata definita "la vera Principessa delle serate tropeane", anche se su Facebook è denominata "una delle donne più affascinanti di Bologna". Ma, in fondo, sono definizioni riduttive, in realtà lei, da anni, è principessa di piccolo e grande schermo e delle tavole di palcoscenico di tanti teatri, in Italia e all'estero. Poi Claudia con la G puntata, dopo il teatro, dopo i set televisivi e cinematografici, ritorna al suo rituale appuntamento calabrese, in quel porto di Tropea illuminato di notte, fascinoso e affascinante, che ama e che la ama. Il Tropea Film Festival, giunto oggi alla sua quarta edizione, la vede anche quest'anno, salire e risalire ogni sera sul palco, con il suo compagno di scena Jeff Bifano, ombra allungata nella magica luce dei film proiettati sul grande schermo steso sopra il mare.

Ed è in questa speciale location la principessa Claudia G. Moretti diventa, ancora una volta, attrice di uno specchio che presenta, di se stessa che introduce amici di cinema, brevi trailer e proiezioni complete di film, fotogrammi di luce, colori mossi dalla brezza tropeana. Diplomata alla Scuola Teatro Colli dell'Emilia Romagna, Claudia G. Moretti è da oltre dieci anni un'attrice impegnata nel campo cinematografico, televisivo e, in particolare, nel settore teatrale. Sin dal 1996 ha fatto numerose esperienze in campo teatrale, nel settore cinematografico ha partecipato a numerosi film e corti, tra gli altri ricordiamo la "Canarina assassinata" con la regia di D. Cascella, "Eutanathos", "Ciao America", "Le voyage organisé", "Il Segreto del successo", "…e se domani", "Niente di personale", "Ciro c'era"… Tra le sue esperienze televisive il pubblico del piccolo schermo ha avuto modo di apprezzarla in tanti episodi di "Casa Vinello", nelle edizioni dal 2000 al 2006, e poi la fiction "Gente di mare" e "Un posto al sole", "Distretto di Polizia 9" nel ruolo del Commissario Airolfi e ha avuto il ruolo di protagonista principale nel film "Garbage" del regista Enrico Muzzi. Una interpretazione, questa recente in Garbage, che merita di essere assolutamente vista e rivista, più volte. Andatelo a cercare questo film, nella rete internet, in YouTube, nelle sale cinematografiche di circuito, merita davvero tanto. "Garbage" è un film cortometraggio per scelta di regia volutamente e assolutamente trash. Un lavoro low budget girato in cinque giorni che vuole giocare e ironizzare sui cliché e sugli stereotipi di un certo tipo di film. Sono varie le contaminazioni filmiche, le influenze e le citazioni che si possono cogliere in "Garbage" e non sono solo prettamente cinematografiche.

E' un progetto di "rottura" nato dalla necessità di voler fare qualcosa di nuovo a partire da qualcosa di già esistente e soprattutto dal bisogno di tagliare corto con film troppo spesso "buonisti" e pretenziosi, dai soliti corti a sfondo sociale e umanitario; insomma ... da quei pacchetti preconfezionati per vincere i festival. Ritornando all'interprete principale, alla Claudia G. Moretti di Bologna, Roma, Tropea, c'è da dire che da quando frequenta la Perla del Tirreno ha iniziato a conoscere qualche parola di dialetto calabrese, anche se parla correttamente, sulla scena e nella vita, lo spagnolo, l'inglese, il francese...ed anche l'italiano.
Franco Vallone

I Nomadi, non solo musica

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On martedì 24 agosto 2010 at 10:51 AM


17 agosto, hall di un albergo raffinato a pochi passi dall'aeroporto, dalla stazione ferroviaria, dall'autostrada, nei dintorni di Lamezia Terme, un incontro ravvicinato con i mitici Nomadi e con Beppe Carletti in particolare. Beppe è cordiale e disponibile, "noi Nomadi non siamo mai stati inavvicinabili"... è una sua frase. A parlare con loro si comprende subito, e prima di tutto, quanto sia grande la loro umanità. L'occasione è un incontro riservato, un incontro per scopi benefici, per l'Associazione Francesco Pugliesi di Favelloni di Cessaniti, si parla della costruzione di una casa di accoglienza da intitolare al compianto Francesco. All'incontro il presidente dell'associazione, Filippo Pugliesi, Giuseppe Pugliesi, Francesco Nicolino, Mimmo D'Urzo, Antonio Pugliese... I Nomadi sono pronti per il concerto di Serra San Bruno del 18, per l'incontro serale di calcio a Ricadi... operazioni culturali, benefiche, concerti, tanta musica, di quella buona che non passa mai di moda. Ci colpisce subito l'umanità di Beppe, dicevamo, un senso di grandezza mitica, di personaggio che viene sovrastato positivamente dalla persona. Per una volta il divismo non è un fatto che s'impone per dei veri miti della musica italiana, ma anche del panorama musicale internazionale.

Ci sediamo per parlare, poco distante l'alta figura di Irene Fornaciari, si avvicina al gruppo, ci viene presentata, poco dopo passa veloce anche Giusy Ferreri, bellissima anche senza tacchi, senza i suoi vestiti di scena colorati e appariscenti è ancora più dolce, saluta anche lei e va via. Arrivano altri due componenti dei Nomadi, Daniele Campani e Cico Falzone. Parliamo ancora con Beppe, la Calabria con i suoi tanti piccoli paesi appare sempre lontana da tutto ma "i piccoli paesi sono sempre state le nostre grandi città -ci dice- qui si sente più forte il calore del pubblico e stare con la gente è sempre stata la nostra forza, perché nelle nostre canzoni cerchiamo di raccontare la vita, arrivando al cuore delle persone". Beppe ci offre un caffe, lo fa direttamente diventando per l'occasione un barista davvero speciale:"orzo, espresso? Lungo? Con molta dimestichezza e velocità utilizza una macchina del caffè professionale e serve tutto il gruppo presente. I Nomadi sono davvero speciali, un gruppo musicale storico e moderno nel contempo, un gruppo pop rok fondato nel 1963 dal tastierista Beppe Carletti, dal cantante Augusto Daolio e dal batterista Leonardo Manfredini. La band ha pubblicato in 47 anni di storia un totale di 55 album tra dischi in studio, dal vivo e raccolte varie, divenendo una delle principali realtà della musica italiana. Il messaggio che sin dagli inizi I Nomadi trasmettono è di impegno sociale e di denuncia. Anche davanti all'albergo calabrese notiamo un loro camper, in fondo i Nomadi sono sempre in viaggio, in un tour quasi permanente. Annualmente contano oggi circa 130 concerti e negli anni ottanta raggiungevano 220 concerti di media. Il loro sound è riconoscibilissimo sin dalle prime note, un fatto che evidenzia il loro stile molto caratterizzato senza essere ripetitivi. Elementi caratterizzanti dei loro concerti sono anche i tanti messaggi, gli striscioni e i regali donati dal pubblico sul palco e letti tra una canzone e l'altra, con una inedita forma di comunicazione, un continuo vivo scambio tra "popolo nomade" e il gruppo stesso. Oggi il gruppo è formato, oltre che da Beppe Carletti, da Danilo Sacco, Massimo Vecchi, Cico Falzone, Sergio Reggioli e Daniele Campani. Nel 2010 i Nomadi hanno accompagnato al 60° Festival di Sanremo la cantante Irene Fornaciari con la canzone, scritta da Zucchero Fornaciari, Il Mondo piange; il pezzo è giunto fra i 10 finalisti della kermesse canora. A fine incontro il presidente dell'associazione, Filippo Pugliesi, si è detto "soddisfatto per l'incontro con Beppe Carletti che rappresenta i Nomadi, della disponibilità ricevuta al fine di centrare l'obiettivo della costruzione della casa di accoglienza di Favelloni. E' un vero onore aver ricevuto assicurazione per l'appoggio morale ed economico da questo importante gruppo musicale".
Franco Vallone

Giunge alla settima edizione "Radicazioni, il festival delle culture tradizionali"

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 10:49 AM

Alessandria del Carretto (Cs) - Radicazioni, che anche quest'anno si svolgerà ad Alessandria del Carretto dal 20 al 22 agosto, non è solo un festival di musica popolare, come i tanti che da tempo invadono lo scenario estivo calabrese. È un progetto nato dal desiderio di aprire un dialogo fra le culture vicine e lontane nell'era della mondializzazione. L'intento è proprio quello di far interagire le identità artistico-musicali, evitando sia di contaminarle a fini commerciali, sia di imporre ad esse filtri accademici. Il risultato è una festa nella quale artisti di strada, suonatori, costruttori di strumenti musicali si incontrano per condividere la propria cultura d'appartenenza. Ospitando artisti di diverse provenienze, il paese trova anche l'occasione di riunirsi intorno ad una delle sue principali risorse culturali che ad Alessandria è data dalla memoria dei suoni tradizionali. La cosa straordinaria è che, nonostante l'emigrazione (fisica e culturale) che ha svuotato negli anni il paese, ad Alessandria la musica viene ancora vissuta come fatto sociale; i suoni antichi veicolano emozioni che aderiscono alla memoria collettiva, allo scambio fra le generazioni, ai modi di vivere della comunità. Qui la cultura dei suoni è stata trasmessa oralmente dagli anziani ed è ancora oggi affidata alle occasioni di ritrovo, di scambio e di socialità. La parola orale, schiacciata oggi sotto il peso della logica imperante dell'audiovisivo, dove l'emotività dell'istante ha la meglio sui tempi dilatati dell'incontro, del racconto e della memoria, rivive ogni giorno in questo paese grazie all'amore dei nonni che trasmettono ai nipoti l'amore per il paese attraverso l'arte dei suoni. Cosa c'è allora dietro Radicazioni? Non il semplice spettacolo della musica, ma la passione che nasce dal basso, nel cuore della lingua vitale e delle emozioni collettive che danno corpo alla comunità di Alessandria del Carretto. È solo nella memoria dei suoni che i giovani alessandrini ritrovano l'entusiasmo per dar vita ogni anno ad un festival che porta migliaia di persone in un paese distante da tutto, con i suoi abitanti sparsi nel mondo e tuttavia uniti nell'amore per la musica della propria comunità. Il segreto di Alessandria è tutto qui e non nei falsi discorsi sulla tradizione o in operazioni commerciali e pseudo-accademiche calate (e soprattutto finanziate) dall'alto.
Francesco Lesce

I segni e i colori di Favelloni per ricordare Francesco Pugliesi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 10:45 AM


Alla presenza di un folto pubblico è stata inaugurata a Favelloni di Cessaniti la mostra di pittura, grafica e scultura denominata "Segni e Colori - Omaggio a Francesco". Tra le autorità presenti alla cerimonia di apertura: il presidente della Provincia di Vibo Valentia, Francesco De Nisi; il sindaco di Cessaniti, Nicola Altieri; il sindaco del comune di Briatico, Francesco Prestia e il sindaco di Zambrone, Pasquale Landro. Numerosi anche gli artisti che sono intervenuti, presentando la mostra e il Corso di alto perfezionamento Musicale. Tra gli altri Filippo Arlia, dell'Istituto Superiore di Studi Musicali di Nocera Terinese; Mimmo Muratore, Michele Zappino e il direttore della mostra Franco Petrolo. A moderare la tavola rotonda che ha preceduto l'apertura della mostra, Francesco Nicolino. Toccante è stato l'intervento del presidente della Onlus "Francesco Pugliesi", il quale si è commosso nel ricordo del figlio Francesco, scomparso a soli 24 anni e a cui è intitolata l'associazione di volontariato, che ha come scopo principale la costruzione, proprio a Favelloni ,di una Casa di Accoglienza per disabili e anziani. "Portare avanti iniziative del genere - ha detto Pugliesi- e soprattutto la costruzione di una casa di accoglienza, costa moltissimi sacrifici, ma nel ricordo di Francesco, e con la forza e il coraggio dei tanti soci della onlus, sono sicuro che riusciremo a realizzare questo sogno e forse potrò dare pace al mio cuore", Filippo Pugliesi ha poi ricordato il Progetto Azzurro a favore dei disabili e ammalati, che saranno accompagnati, per due settimane, al mare e in montagna, ed ha ringraziato le autorità civili e religiose e tutti quegli enti che stanno contribuendo alla manifestazione Favellonarte. I lavori sono stati conclusi dal presidente della Provincia Francesco De Nisi, il quale ha lodato l'iniziativa, soffermandosi sul valore dell'impegno dell'associazione in un settore, quello socio-sanitario, pieno di difficoltà, ma nello stesso tempo meritevole della massima attenzione da parte di tutta la società, e proprio perché il sistema sanitario ha gravissime carenze nel nostro territorio, bisogna concorrere in tutti i modi a sostenere il diritto a curarsi di tutti i membri della comunità, soprattutto con iniziative come quella portata avanti dalla Onlus Pugliesi. Dopo il taglio del nastro da parte di De Nisi, tutti i presenti hanno potuto ammirare importanti opere grafico pittorico di Guttuso, Rotella, Enotrio, Sciacca, Paternò e tanti altri. Tanti capolavori dell'arte contemporanea che rimarranno in esposizione fino al 16 agosto presso i locali della scuola materna di Favelloni con orario di apertura, ogni giorno, dalle 18.00 alle 22.30 e ferragosto aperto tutto il giorno. Intanto ieri si è svolta l'estemporanea "Colora Favelloni" con più di 15 artisti calabresi presenti che hanno ritratto gli scorci, i dintorni e i momenti di vita del paese.
Franco Vallone

"Giganteschi" Raduni

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 10:42 AM

Vibo Valentia e la sua provincia si riconferma "Capitale dei giganti processionali". Dopo il grande recente raduno di Polistena, in provincia di Reggio Calabria, è la volta, il prossimo 13 agosto, di Vibo Valentia dove, per le strade del centro storico, sfileranno ben ventuno coppie di giganti per l'iniziativa voluta dalla Pro Loco del capoluogo. L'iniziativa denominata "Invasioni di Giganti & Giganti" si concluderà a sera con un gran finale, un ballo collettivo con la presenza di tutte le coppie, l'incendio del Camejuzzu i focu, una tamburrinata pazza e il ballo della pupazza". Dopo soli tre giorni, il 16 agosto, ad essere invase dai giganti saranno le strette viuzze di Sciconi e Conidoni di Briatico. In questo caso l'AICS Gioventù - Sciconidoni organizza il "Terzo Raduno dei Giganti" con un record di ben 32 coppie di giganti presenti. Anche in questo caso lo spettacolo è assicurato e si concluderà con la "grande ballata e sonata dei giganti". Terzo ed ultimo appuntamento, il 18 agosto, a Vibo Marina, dove Mary Sorrentino, madre della compianta Federica Monteleone, con la sua Fondazione organizza "La Taranta dei Giganti" con la presenza, già confermata, di almeno dieci coppie di giganti da corteo. Ma raccontiamo per un attimo cosa sono i mitici Giganti calabresi.... ti svegliano di prima mattina con i loro tamburi. In principio si fanno solo sentire, da lontano, ti comunicano che sono arrivati e che oggi non è un giorno qualsiasi. Poi lentamente si avvicinano e si fanno anche vedere. Oggi è festa, e loro devono aprire il tempo speciale che solo la festa può dare. Sono i giganti, esseri enormi, fantocci grandi, colorati, simulacri arcani, speciali, proprio come il tempo che rappresentano e simboleggiano. I due giganti fanno parte di una un'antica tradizione calabrese e molto radicata in provincia di Vibo Valentia. "Jijante, gehante, gehanti, gihanta, giaganti": sono solo alcune delle denominazioni dei giganti nelle diverse aree della Calabria. In alcuni luoghi i due fantocci vengono chiamati semplicemente giganti e gigantessa, in altri "Mata e Grifone. I giganti sfilano per le strade durante le feste di paese per allietare, con i loro balli, un pubblico di piccoli e di grandi e per "segnare" di festa il percorso del paese. Un assordante suono di tamburo precede l'avanzare dei giganti; rullante e grancassa vibrano freneticamente, in un inconfondibile e caratteristico ritmo ripetitivo, per annunciare che "stanno arrivando", e le scariche di adrenalina si traducono in brividi che corrono, veloci, dietro la schiena.I due si corteggiano, ballano, girano l'uno attorno all'altro e si rapiscono in un vorticoso gioco di affascinazione e di incanto. In un rituale antichissimo tracciano un itinerario magico e simbolico. La festa è il loro mondo, il ritmo la loro vita, la strada e la piazza il loro movimento. I giganti, alti oltre tre metri e mezzo, hanno fatto passare notti insonni ad intere generazioni di bambini. Mata e Grifone, dalla testa di cartapesta o di latta battuta e sbalzata, abiti a fiori e strisce segnati da colori sgargianti e mani indescrivibilmente viscide e inumane, incutono terrore a tutti, una paura profonda, mista al piacere della sfida. Una forte emozione solca il divertimento dei bambini, esorcizza e supera una paura innata e collettiva. Un divertimento che consiste nel cercare di toccare i giganti, ancora una volta, per superare la paura stessa. Una sfida per il gigante e la gigantessa che a loro volta rincorrono e cercano di raggiungere e toccare proprio quei bambini che dimostrano di avere più paura. Ma da dove provengono e cosa rappresentano questi alti fantocci? Queste figure disumane arrivano da molto lontano, rappresentano due antichi regnanti, di culture profondamente diverse, che si innamorano e durante il loro lungo cammino nel tempo si sono caricate di mito e di simboli. La gigantessa è una regina indigena, molto appariscente nelle forme, corredata da collane variopinte, grossi orecchini, guance colorate, frutta e fiori di plastica, fischietti, medaglie dorate e piume colorate… il trionfo del kitsch, il cattivo gusto estetico e dell'oggetto goliardico, valori formali negativi che si ribaltano continuamente divenendo sapienti contenitori della bellezza popolare. Il gigante è un re turco solitamente caratterizzato da un cappellaccio nero, da una corona piumata o da un elmo e grandi baffi neri a manubrio. Alcuni racconti popolari narrano la storia di una regina rapita da un re venuto da molto lontano, dal mare, dalla Turchia, altri li vedono nella cultura popolare della Spagna e vengono in mente ambientazioni che ricordano la Calabria durante la dominazione spagnola, poi ancora al periodo delle incursioni turche e ai saraceni. La radice storica popolare del ballo dei giganti è di probabile origine aragonese. Il contatto con la dominazione catalana fece pervenire il Sicilia e in Calabria questa tradizione tutt'ora fortissima in Catalogna. A testimonianza di un'antica matrice culturale presente nell'area del Mediterraneo ancora oggi ritroviamo manifestazioni popolari con l'uso dei giganti processionali in Spagna, a Malta, ma anche in Belgio, Francia e in Grecia.
Franco Vallone

Presentato il libro di Curtosi e Candido a Pannaconi di Cessaniti - Un volume sulle origini e sul culto della Madonna della Lettera

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On lunedì 9 agosto 2010 at 9:48 AM


Duecentotrenta pagine di notizie, documenti e immagini riguardanti la storia della Madonna della Lettera. Un libro che riporta molti testi scritti o pronunziati in molteplici occasioni, testi parlati, raccontati e tramandati e che tracciano un prezioso itinerario utile a chiarire le origini e il culto che si conserva da centinaia di anni a Pannaconi di Cessaniti, in provincia di Vibo Valentia, ma anche a Palmi, Polsi, Messina... L’Associazione di volontariato culturale “Non Mollare”, già editore di “Abolire la miseria della Calabria”, esordisce oggi anche come casa editrice calabrese nel settore del libro. “S. Maria a Sacra Littera” è il titolo del volume di Filippo Curtosi e Giuseppe Candido presentato qualche giorno fa proprio nella chiesa di Pannaconi intitolata alla Madonna della Lettera. Si tratta, come si legge nella prefazione affidata al vescovo emerito S.E. Mons. Vincenzo Rimedio, di un “saggio socio religioso” sulle origini e sul culto della Madonna della Lettera, tra storia, arte e letteratura. “La storicità della Lettera della Madonna alla Città di Messina e la soluzione di varie obiezioni che si muovono sulla veridicità della Lettera. (…) Uno spaccato di religiosità popolare è proposto nella trattazione in chiave antropologica delle feste che si svolgono in Calabria, ma l’intendimento di fondo dei due autori è quella di focalizzare la tradizione della lettera della Madonna alla Città di Messina e della conseguente devozione alla Madonna della Lettera”. Alla presentazione di Pannaconi con gli autori Candido e Curtosi erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Cessaniti, Nicola Altieri; il sindaco di Briatico, Francesco Prestia; Mons. Vincenzo Rimedio, Vescovo emerito della Diocesi di Lamezia Terme, Francesco Santopolo, autore dell’introduzione, il Parroco di Pannaconi, Padre Luigi Scordamaglia e il direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese, Gilberto Floriani. Tra i capitoli del volume quello, davvero molto interessante, sulle origini del culto e quello che affronta la tematica delle varie feste e della Madonna della Lettera emigrata in Argentina. Seguono “la congregazione intitolata alla sacra Lettera” e “il culto della Madonna della Lettera nel racconto degli anziani del paese”. La scacralità della lettera viene evidenziata con un emblematico sottotitolo: “le immagini di devozione e devozione delle immagini” . Infine una nutrita appendice completa il volume con documenti e manoscritti, offrendo ad altri la possibilità di studio delle fonti e di approfondimento dell'affascinante tematica.

Franco Vallone

I ricchi italiani aiutino i poveri in Italia e nel mondo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 9:43 AM

L’Università delle Generazioni di Agnone del Molise invita alla “mobilitazione solidale generale” prendendo spunto dall’esempio che ci proviene dagli Stati Uniti d’America, dove i più grandi magnati hanno deciso di devolvere grosse cifre (dal 50 al 99 per cento del proprio patrimonio personale) a favore dei poveri del mondo. E’ clamorosa notizia di questi giorni.
Sembra di capire che tale gesto del “capitalismo compassionevole” non sia viziato dalla nascita di una moda (per quanto lodevole) o di campagne auto-pubblicitarie, dal momento che Warren Buffett, il suo principale promotore, ha motivato la donazione addirittura del 99% del proprio patrimonio personale con l’idea secondo la quale il “superfuo” vada devoluto generosamente ai più poveri, in particolare a favore di coloro che non hanno nemmeno il necessario ed anche perché egli ha avuto tutto dalla vita e gli basta l’uno per cento per tirare avanti. Una rivoluzione epocale nel pensiero umano di tutti i tempi o un sogno di piena estate?...
Ci meraviglia, intanto, che un esempio del genere provenga proprio dai santuari capitalistici per eccellenza e non dalle chiese cristiane o da altre religioni; mentre l’idea del “superfluo” è sempre stata cavallo di battaglia dei radicali italiani con a capo il solito Marco Pannella.
Solitamente l’Italia ama così tanto gli Stati Uniti da importarne quasi tutto, merci ed idee (meno che l’obbligo imprescindibile di pagare le tasse): chissà che questa volta anche i magnati italiani possano imitare i loro super-colleghi americani. Perciò, l’Università delle Generazioni invita alla “mobilitazione solidale generale” per donare il proprio “superfluo” al riequilibrio del mondo. Una mobilitazione pure culturale da parte di tutti che sia di propellente per iniziative non tanto benefiche quanto di giustizia sociale in Italia e nel resto del mondo.
Dr. Domenico Lanciano

Nel viaggio di Paolo Rumiz c'è pure un pò di Calabria. "Camicie rosse" a puntate su "la Repubblica" per tutto il mese di agosto 2010

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On giovedì 5 agosto 2010 at 2:02 PM

L'Università delle Generazioni di Badolato (in provincia di Catanzaro) da qualche tempo è in contatto con Paolo Rumiz, il noto giornalista che ogni anno per tutto il mese di agosto racconta a puntate dal quotidiano "la Repubblica" un viaggio a tema per le tante vie d'Italia e d'Europa. Poi, ogni viaggio diventa anche libro, sempre di grande successo. Il tema di questo agosto 2010 è stato proposto allo scrittore e giornalista triestino (classe 1947) proprio dall'associazione culturale badolatese e proprio un anno fa, con una mail del 13 agosto 2009. Infatti, così scriveva al dr. Rumiz il pubblicista Domenico Lanciano, promotore-responsabile dell'Università delle Generazioni: "Per il 2010, ricorrendo il 150° della spedizione dei Mille di Garibaldi, ti suggerirei di fare un viaggio da Marsala a Teano … In preparazione del 150° dell'Unità d'Italia, potresti fare il punto (visto dal Sud) sulle problematiche post-unitarie sempre scottanti, anche sulle basi dell'ultimo rapporto SVIMEZ (frammischiato a gabbie salariali, dialetti, bandiere regionali e quanto altro ispira l'attualità alla luce della Storia)".
Paolo Rumiz, puntuale e gentile come sempre, ha risposto dopo appena otto ore del medesimo giorno con la mail delle ore 17,01: "… l'idea garibaldina è ottima". Così da domenica scorsa primo agosto e per tutto il mese possiamo seguire sul più importante quotidiano nazionale (in cartaceo ma anche in internet www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse) il viaggio "Camicie rosse". La prima puntata parte dall'Umbria "Sulle strade delle camicie rosse con l'allegra banda garibaldina", la seconda vede già Paolo Rumiz in Romagna sulle tracce di ciò che resta ancora nella memoria per la sfortunata moglie del generalissimo "Il posto di Anita al di là del fiume", mentre la terza comincia ad evidenziare le riflessioni più forti con "Una casacca alla Bud Spencer".
Nell'altra mail indirizzata all'Università delle Generazioni il 2 agosto scorso, Paolo Rumiz anticipa alcuni argomenti: tratterà, infatti, delle stragi inflitte alle popolazioni meridionali dagli stessi garibaldini e poi dall'esercito piemontese, così come non potrà tacere della tragica questione meridionale, diretta conseguenza della spedizione dei Mille e della mala Unità d'Italia. "Scriverò anche di questo: un vero garibaldino non deve mai avere paura" asserisce in tale mail il giornalista e scrittore triestino, dal quale il Sud attende un contributo alla verità storica che manca ancora per far luce sugli avvenimenti della sottomissione del meridione italiano allo "straniero" piemontese. E' ora, inoltre, che assieme alla verità storica ci sia pure una pacificazione nazionale unitaria che dia vera giustizia al Sud defraudato, senza cui l'Italia non avrà né vera dignità né vero progresso.
Così nel viaggio 2010 di Paolo Rumiz c'è anche un po' di Calabria, attraverso l'Università delle Generazioni di Badolato la quale, tra le tante attività sociali, cerca di proporre e di dialogare con chiunque possa e voglia realizzare idee utili alla cultura. Grazie, quindi a Paolo Rumiz per tutto ciò che ci regalerà con questo ennesimo "reportage" quasi una indagine storica sul campo: sarà sicuramente il più appassionato, il più seguito e il più memorabile. Proprio come Giuseppe Garibaldi e l'idea garibaldina del mondo.
Dr. Domenico Lanciano

Invasione di Giganti e Giganti a Vibo Valentia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 12:40 PM

Ti svegliano di prima mattina con i loro tamburi. In principio si fanno solo sentire, da lontano, ti comunicano che sono arrivati e che oggi non è un giorno qualsiasi. Poi lentamente si avvicinano e si fanno anche vedere. Oggi è festa, e loro devono aprire il tempo speciale che solo la festa può dare. Sono i giganti, esseri enormi, fantocci grandi, colorati, simulacri arcani, speciali, proprio come il tempo che rappresentano e simboleggiano. I due giganti fanno parte di una un’antica tradizione calabrese e molto radicata in provincia di Vibo Valentia. “Jijante, gehante, gehanti, gihanta, giaganti”: sono solo alcune delle denominazioni dei giganti nelle diverse aree della Calabria. In alcuni luoghi i due fantocci vengono chiamati semplicemente giganti e gigantessa, in altri “Mata e Grifone. I giganti sfilano per le strade durante le feste di paese per allietare, con i loro balli, un pubblico di piccoli e di grandi e per “segnare” di festa il percorso del paese. Un assordante suono di tamburo precede l’avanzare dei giganti; rullante e grancassa vibrano freneticamente, in un inconfondibile e caratteristico ritmo ripetitivo, per annunciare che “stanno arrivando”, e le scariche di adrenalina si traducono in brividi che corrono, veloci, dietro la schiena.I due si corteggiano, ballano, girano l’uno attorno all’altro e si rapiscono in un vorticoso gioco di affascinazione e di incanto. In un rituale antichissimo tracciano un itinerario magico e simbolico. La festa è il loro mondo, il ritmo la loro vita, la strada e la piazza il loro movimento. I giganti, alti oltre tre metri e mezzo, hanno fatto passare notti insonni ad intere generazioni di bambini. Mata e Grifone, dalla testa di cartapesta o di latta battuta e sbalzata, abiti a fiori e strisce segnati da colori sgargianti e mani indescrivibilmente viscide e inumane, incutono terrore a tutti, una paura profonda, mista al piacere della sfida. Una forte emozione solca il divertimento dei bambini, esorcizza e supera una paura innata e collettiva. Un divertimento che consiste nel cercare di toccare i giganti, ancora una volta, per superare la paura stessa. Una sfida per il gigante e la gigantessa che a loro volta rincorrono e cercano di raggiungere e toccare proprio quei bambini che dimostrano di avere più paura. Ma da dove provengono e cosa rappresentano questi alti fantocci? Queste figure disumane arrivano da molto lontano, rappresentano due antichi regnanti, di culture profondamente diverse, che si innamorano e durante il loro lungo cammino nel tempo si sono caricate di mito e di simboli. La gigantessa è una regina indigena, molto appariscente nelle forme, corredata da collane variopinte, grossi orecchini, guance colorate, frutta e fiori di plastica, fischietti, medaglie dorate e piume colorate… il trionfo del kitsch, il cattivo gusto estetico e dell’oggetto goliardico, valori formali negativi che si ribaltano continuamente divenendo sapienti contenitori della bellezza popolare. Il gigante è un re turco solitamente caratterizzato da un cappellaccio nero, da una corona piumata o da un elmo e grandi baffi neri a manubrio. Alcuni racconti popolari narrano la storia di una regina rapita da un re venuto da molto lontano, dal mare, dalla Turchia, altri li vedono nella cultura popolare della Spagna e vengono in mente ambientazioni che ricordano la Calabria durante la dominazione spagnola, poi ancora al periodo delle incursioni turche e ai saraceni. La radice storica popolare del ballo dei giganti è di probabile origine aragonese. Il contatto con la dominazione catalana fece pervenire il Sicilia e in Calabria questa tradizione tutt’ora fortissima in Catalogna. A testimonianza di un’antica matrice culturale presente nell’area del Mediterraneo ancora oggi ritroviamo manifestazioni popolari con l’uso dei giganti processionali in Spagna, a Malta, ma anche in Belgio, Francia e in Grecia.
Franco Vallone

Briatico: grande successo per la "Prima Fiera Agroalimentare e Artigianale". Verrà allestita ogni sabato, per tutto il mese di Agosto

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 4 agosto 2010 at 10:12 AM

L'assessore al Turismo e all'Ambiente del Comune di Briatico è entusiasta ed emozionato per il grandissimo successo conseguito dalla Prima Fiera Agroalimentare e Artigianale. Assieme al sindaco, Francesco Prestia e con la collaborazione del presidente del Consiglio Comunale, Carlo Staropoli e del consigliere Nicola Anile, sono riusciti a ideare e realizzare un evento che si ripeterà settimanalmente per tutti i sabato del mese di agosto. Il Corso Margherita di Briatico, sabato scorso, sembrava essere ritornato ai fasti degli anni Settanta, quando la strada rimaneva gremita di gente, invasa da centinaia di turisti, per il classico struscio, per degustare un gelato, per una passeggiata, per tutta la sera, fino a tarda notte. Oggi, fresco di pavimentazione con i sampietrini, il Corso è stato luogo di incontro e di passeggio con ben trenta gazebo illuminati, con stand espositivi di ogni tipo, piccoli scrigni dei tesori della provincia di Vibo Valentia. Tra i numerosi stand c'era quello che illustrava, anche con foto d'epoca, la festa della Madonna del Carmelo portata a mare sulle barche dei pescatori di Briatico; c'era quello di Pasquale Lorenzo, l'artista - artigiano, musicologo, costruttore e suonatore di pipite, zampogne ed altri strumenti tipici della tradizione musicale calabrese. I legni che Lorenzo utilizza nel suo magico laboratorio di Parghelia sono quelli del circondario, dal paduk all'ebano, dall'ulivo all'erica, al gelso bianco e nero, il pero, l'albicocco e il mandorlo. Molto fotografato il lavoro di intreccio, svolto in diretta, da Garrì ,della frazione San Costantino, un sapiente intessitore di panieri, cesti e cestini, di ogni forma e ogni misura. C'era poi la produzione dei diversi tipi di miele di un apicultore di San Nicola da Crissa e la produzione, a caldo, di ricotte e formaggi, fino ad arrivare ai preziosi presepi artigianali, costruiti con "occhi di canna" dalla famiglia Calzone di Potenzoni. La produzione di cipolla rossa di Tropea aveva riservato un settore ben preciso.

La "rossa" trova proprio nell'intero territorio di Briatico la terra perfetta per crescere dolcissima. Andando ancora avanti tra gli stand s'incontrava il piccante spazio degustazione degli Imeneo di San Nicola da Crissa con soppressate, salsiccie e 'nduja; a seguire l'artigianato raffinato di Lorena Costa, con miniature di giganti da corteo realizzate in fimo e in varie altre paste autoprodotte. Continuando nell'itinerario s'incontrava lo stand di esposizione e vendita promozionale di marmellate di more di gelso e di altra frutta oramai introvabile, olio extravergine dei frantoi della zona, vino locale di zibibbo, liquori della rinomata ditta Caffo di Limbadi, zeppole appena uscite dall'olio bollente della padella ed altri dolci tipici, con assaggi gratuiti e degustazione di molti dei prodotti tipici locali. Molto visitati gli stand con le postazioni delle lavorazioni tradizionali a rischio di estinzione, elemento che evidenzia quanto sia importante, oltre all'aspetto di promozione turistica, il lavoro di recupero e di sensibilizzazione svolto dall'assessorato di Vincenzo Savino. Ad inaugurare la manifestazione, con il classico taglio del nastro tricolore, il consigliere regionale, con delega all'emigrazione e immigrazione, Alfonsino Grillo, in rappresentanza della Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, con accanto il presidente provinciale del CNA di Vibo Valentia, Giovanni Cugliari. Cugliari tra l'altro ha affermato che "la sinergia tra enti locali, le associazioni di categoria e le istituzioni, consente di intraprendere quel giusto percorso che permette di realizzare programmi ed utili iniziative che, se concertati, producono effetti di ricaduta positiva e di qualificata immagine all'economia del nostro territorio". La manifestazione di forte richiamo per i tanti turisti presenti nella zona, ha avuto il supporto di un servizio navetta che rimarrà in funzione tutti i giorni del mese di agosto. Un utile servizio che permette di raggiungere il centro del paese dai villaggi turistici ed alberghi della zona. Fino a mezzanotte e mezza, e oltre, le strade di Briatico sono rimaste piacevolmente invase da migliaia di turisti, emigrati di ritorno e residenti provenienti da tutta la provincia vibonese.
Franco Vallone

Ricordati a Briatico Giuseppe Grasso e Giuseppe Conocchiella

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 9:48 AM

Serata davvero importante quella che si è svolta a Briatico in occasione dell'apertura ufficiale del programma di iniziative, culturali, ludiche e spettacolari, dell'estate 2010. L'idea del neo sindaco di Briatico, Francesco Prestia, che si è realizzata con successo, è stata quella di portare sul palco cittadino di Piazza IV Novembre due memorie di "testimoni" della vita politica e amministrativa della città. Giuseppe Grasso e Giuseppe Conocchiella, due cugini originari della vicina frazione Mandaradoni, due bravi medici condotti, due uomini impegnati, per tanti anni, nella vita politica e nella pubblica amministrazione. Grasso che militava nel PSI e Conocchiella nel MSI e successivamente nella DC, due componenti della vita del paese che hanno sicuramente contribuito alla crescita civile, sociale e culturale della comunità. Stesso luogo, Briatico, altre persone, altri tempi. Grasso, persona riservata, lo si trovava nel suo studio medico, proprio dietro la chiesa del paese, sin dalle cinque del mattino. Dietro i suoi libri, i suoi giornali, le sue riviste, la sua immancabile sigaretta accesa, c'era anche una grande disponibilità umana, accogliente, una sapienza innata. Conocchiella, uomo raffinato nei modi, anche lui bravo medico di famiglia, grande conoscitore delle leggi e del pubblico amministrare. Qualcuno, ieri sera in piazza, simpaticamente li comparava alle figure cinematografiche di Peppone e Don Camillo, tanto erano battaglieri in politica con i loro diversi schieramenti ideologici, ma, in fondo, erano anche cugini, colleghi e paesani e si volevano bene. In fondo facevano solo la loro parte, in piazza, nel partito, nelle sedi di comune e provincia, sui palchetti di comizi affollatissimi, indimenticabili e irripetibili. Il compito di tracciare le loro belle ed esemplari figure, dopo la presentazione dell'evento da parte dello stesso Francesco Prestia, è toccato a due memorie storiche dei diversi schieramenti. Per Conocchiella è intervenuto Giacomo Barbieri di Conidoni. Il "maestro" dopo aver tracciato una breve scheda biografica del medico condotto Conocchiella ha messo in evidenza le carenze dell'assistenza sanitaria di quel periodo dove i medici di base avevano una funzione importante e "dovevano fare tutto, nel proprio studio medico, nelle case, nelle campagne, e promuovere anche prevenzione" . Nel suo studio storico di via Stazione, di giorno e di notte, Conocchiella era anche Ufficiale Sanitario, attento controllore dell'aspetto sanitario delle opere di urbanizzazione e realizzatore di servizi, al suo attivo anche diverse pubblicazioni pioniere, sulla droga e sul porto di Vibo Marina. Barbieri ha poi aggiunto che il Conocchiella politico non era diverso dall'uomo medico. Grande appassionato per la politica fu eletto consigliere provinciale nelle liste del MSI già nel 1952, poi transitato nelle liste della Dc viene eletto e nominato assessore al bilancio. Il suo ruolo amministrativo nella Provincia di Catanzaro gli consente di migliorare le condizioni del territorio con la progettazione, realizzazione, asfaltatura, provincializzazione e depolverizzazione di tantissime strade. A tracciare i lineamenti della figura di Giuseppe Grasso è successivamente intervenuto Giuseppe Riggio della frazione San Costantino: "Grasso, uomo di forte carattere, d'indiscusse qualità intellettive, politiche, amministrative e morali, seppe coniugare impegno politico e professionale nel segno dello spirito di servizio alla collettività per promuovere lo sviluppo sociale e culturale dell'intero territorio. Schivo dei salotti cosiddetti bene, amava trascorrere il tempo libero effettuando lunghe passeggiate serali nella piazza principale di Briatico, conversando e discutendo con i suoi compagni di partito. Fu uno dei leader riconosciuti dei Socialisti del vibonese, candidato più volte alla Camera e al Senato, ricoprì ruoli amministrativi di rilievo, sindaco di Briatico, consigliere e assessore alla Provincia di Catanzaro. Tante le opere progettate e realizzate, scuole, asili, strade e tanto altro. Dopo i due appassionati interventi di Barbieri e Riggio, la parte più toccante della serata, con la consegna ad Elisabetta Piccione, vedova Conocchiella e a Giacomina Grasso, vedova Grasso, delle due targhe per ricordare, celebrare, testimoniare le due importanti figure della politica briaticese. A consegnarle, dopo un comprensibile commosso ricordo "familiare" delle due signore, lo stesso sindaco Prestia e il vicesindaco Massimo La Gamba.
Franco Vallone