Guellarè, il nuovo cd di Cataldo Perri, cantautore del Mediterraneo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 27 giugno 2011 at 8:59 AM

Si intitola Guellarè il nuovo cd del musicista – medico - ricercatore Cataldo Perri, definito il “Cantautore del Mediterraneo”. Un titolo, Guellarè, che significa bambino in Arabo, una delle tante parole rimaste impigliate nel dialetto calabrese a testimonianza delle molteplici contaminazioni fra i popoli che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. La Calabria di Guellaré è crocevia di saperi, culture, drammi, speranze, sapori e suoni, ed il “Suono”, per Cataldo Perri, è il più forte richiamo della memoria. Nel lavoro di Perri ci sono le voci dei mercanti, il rumore della risacca del mare, le storie piccole e grandi e le tante suggestioni che rimandano all’antica matrice del “Mare Nostrum”. A sentirlo e risentirlo, il nuovo cd di Cataldo Perri, ci si accorge che lo sguardo dell'autore si è ampliato ancora di più, c'è una sorta di espansione verso l'est dell'Europa e ancora verso il sud del sud, verso il vicino Oriente, perso il Mar Nero, verso i luoghi arabi. Le variegate sonorità testimoniano continuamente tutto questo, ma ci sono anche gli stessi luoghi appena citati riportati nel Sud d'Italia attraverso i popoli migranti che arrivano sulle nostre coste con le carrette del mare, gente errante, viaggio in cerca di speranza, di lavoro, di nuova vita. Poi ci sono ancora i suoni lontani, mai dimenticati, dell'antica emigrazione italiana, c'è la traversata dell'Oceano, c'è la 'Merica, l'Argentina con i suoni affascinanti e passionali del tango, e c'è anche il vicinissimo vociare del colorato mercato di Cariati e dei mille altri luoghi della Calabria, con i venditori di pesce, di cozze, di frutta e verdura che cantano ogni giorno la loro propaganda come antiche sirene, per affascinare e richiamare i clienti a comprare la loro mercanzia. Lo scrittore Carmine Abate così scrive presentando il lavoro di Cataldo Perri: “In Guellarè c’è uno sguardo narrativo, epico, più che struggente nei confronti del tempo che passa e della vita in generale. Per questo motivo, più che nostalgia, mi piace definire questo sentimento con un neologismo : ‘Struggenza’, cioè uno struggimento pieno di potenza, che bandisce i piagnistei e le lamentele ed esalta, senza retorica, la forza della bellezza, dell’amore, della vita”. Un Cd pieno di contenuti, dove ogni nota, ogni sonorità, ogni voce rimanda a significati profondi della vita, del tempo, del luogo, di persone ed è lo stesso autore a spiegarci alcuni concetti legati ai singoli brani del cd: “il mio Sud è amore e indignazione, perché è anche così che si deve raccontare il Sud, terra di partenze ma anche di speranze e accoglienza per i tanti fratelli che rincorrono un sogno di felicità e che troppe volte trovano la morte sulle loro carrette di mare (“Il sangue dei migranti non ha il colore della pelle, è rosso del dolore degli erranti della terra”). La Tarantella diventa Tarabella, esempio di come la danza, pietra miliare identitaria del Sud, partendo dalla tradizione possa diventare anche nuovo linguaggio espressivo. Un linguaggio pregno di contaminazioni e che nella title track Guellarè, si fa musica e suono. Il sud e la cultura della famiglia, il rapporto coi genitori, la loro tenerezza nell’essere coppia e la loro tenacia nell’andare oltre le macerie di una guerra per offrire ai figli una condizione socio economica migliore; Il tempo e il pudore non ci hanno permesso troppe volte di testimoniare loro affetto e gratitudine. Il paradosso della comunicazione attraverso i social-network, la richiesta di amicizia su Facie puke, le ossessioni psicodrammatiche del mondo virtuale di eternit di un Sud umile. Controvento è il sussulto di dignità dei pescatori di Cariati che preferivano buttare il pescato sulla battigia piuttosto che svenderlo al racket del pesce”. Il mare, nel percorso artistico di Cataldo Perri, è una costante ed è fonte di vita, di scambi ma a volte teatro di tragedie “come quando 12 pescatori calabresi persero la vita in una Malanottata del Capodanno 1974. Ricco come i colori del Mediterraneo, Guellarè ha posto per la nostalgia della magia dell’infanzia, Nel vento d’Africa e l’auspicio che i popoli non vengano distinti in base al colore della pelle ma riconosciuti come una parte de L’anima du munnu”. Guellarè è interamente arrangiIato e suonato da “Lo Squintetto”: Piero Gallina, Enzo Naccarato, Nicola Pisani, Carlo Cimino, Checco Pallone. Ospiti del disco : Rosa Martirano, Ouadie Farhat, Alessandro Castriota Skanderbeg, Serena Ciofi e Lorenzo Aristodemo.
Franco Vallone

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:40 AM

Si chiama Silvano Russo ed è nato a Tropea nel 1978, ha vissuto a Briatico, paese di origine della sua famiglia, fino all’età di vent'anni, quando, finite le scuole superiori e diplomatosi ragioniere, è costretto ad emigrare dalla Calabria, partire dalla terra che ama profondamente e da sempre. Al nord d'Italia la vita è dura, Silvano Russo all'inizio affronta anche i lavori più umili e pesanti, ma, nel contempo, non abbandona la sua più grande passione e aspirazione: scrivere canzoni, cantarle e suonare la chitarra per accompagnarle. Con il passare degli anni la passione per la musica aumenta fino a sfociare un vero e proprio amore che lo porta, nel 2010, ad incidere il suo primo cd, un lavoro realizzato grazie a Matteo Callisti delle Edizioni Canto Libero di Mariano Comense, agli arrangiamenti di Nando Celata, noto tastierista della cantante Tiziana Rivale, e allo Studio De Amicis di Cesano Boscone, in provincia di Milano. All'uscita del cd il lavoro musicale di Silvano Russo viene apprezzato da molti, è un successo grande per vendite, pubblico nei concerti e passaggi e promozioni in radio, tanto da richiedere una nuova incisione tutta dedicata alla canzone “Lampa alla Vraci” per la scuola di musica Cimas di Rovellasca (Co). Le tradizioni popolari, il dialetto, i detti e i proverbi ripresi dalla cultura calabrese, i termini toponomastici di Briatico, le antiche arcaiche credenze, i riferimenti meteorologici locali di pescatori e contadini vengono ripresi, inseriti in un contesto di racconto canoro e supportati da una musica e un ritmo nuovo con influenze tipiche della musica popolare calabrese, si esalta la cultura tradizionale e folklorica che viene diffusa senza segni di retorica e nostalgia, con un successo inaspettato e in terre lontane, in Brianza, a Como, Milano e nella Lombardia intera. Il grande successo del cd fa aumentare la voglia di andare avanti, la musica e le parole di Russo diventano un secondo cd, un singolo dal titolo “Dimmi che tu” ed adesso è in arrivo il suo secondo vero grande album dal titolo “La nostra vita” , con sette pezzi inediti, firmati da Silvano Russo, nei testi e nella musica, e quattro cover di successo di tre grandi della canzone italiana: il calabrese Mino Reitano, Nicola di Bari e il grande mitico Domenico Modugno. L’uscita del nuovo cd, pubblicato sempre per Canto Libero Edizioni, è prevista per il prossimo 30 giugno, e, con la pubblicazione di questo disco, Silvano Russo continua la sua più grande passione per la musica iniziata tanti anni fa proprio a Briatico e come un vero figlio d'arte, suonando con lo zio Antonio Russo, storico chitarrista di tante band locali, con il cugino Pippo Anile, cantante che ha avuto anche una copertina su Sorrisi e canzoni tv, e con Domenico Russo, altro cugino polistrumentista e suonatore dei tamburi dei giganti processionali calabresi. Una intera famiglia di Briatico, una vera stirpe nata con il ritmo, la musica e la canzone, nel sangue.
Franco Vallone

Victor Grasso, dall'Argentina a Briatico con la canzone nel cuore

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , | Posted On at 8:33 AM

Briatico – Non chiamatelo Vittorio, si chiama Victor Grasso ed è un simpatico personaggio di Briatico che da sempre ama imitare, con successo, tanti cantanti famosi. Baffetti bianchi, grosso anello d'oro giallo americano al dito, maglietta della lontana squadra del cuore, quella d'Oltreoceano, Victor Grasso è nato in Argentina a Mataderos, Nueva Chicago, un barrio (quartiere) di Buenos Aires, nel ferragosto del 1937. Padre calabrese di Briatico, emigrato a 17 anni, e madre argentina, figlia d'emigranti siciliani di fine ottocento. Una storia di emigrazione nell'Argentina degli anni trenta poi, nel 1970, la prima volta in Italia, il primo viaggio a Briatico, per recuperare memoria, per conoscere i luoghi dimenticati del padre, del nonno, degli avi e delle lontane origini. Successivamente conosce la futura moglie, prima per fotografia, com'era l'uso del tempo tra persone lontane, è una prima cugina di Briatico che sposa e fa arrivare in Argentina, vivono nella bella provincia di Buenos Aires dove Victor inizia a lavorare con diverse e varie esperienze, dalla costruzione di "gocce" di vetro per i lampadari alla grande fabbrica di chiavi per le auto di tutte le marche e di tutto il mondo, dalla fabbrica di lampadari in bronzo fuso a quella di chiavistelli. Ma sin dall'età di otto anni, molto prima di iniziare l'attività lavorativa, Victor canta per tanti anni nei cori locali dei dintorni di Nueva Chicago. Victor Grasso ama imitare la voce dei grandi della musica argentina, della canzone popolare, del cinema, in questo è "figlio d'arte", un suo zio era un famoso imitatore in Argentina.

Tra i tanti, Victor imita il grande Carlos Gardel, Roberto Julio Sánchez detto Sandro de America, Hugo del Carril, il cantante folk Antonio Tormo, Albert Eclave, l'attore Johnny Weissmuller, il famoso Tarzan del cinema, e tanti altri. Grasso ama cantare da sempre, con passione e trasporto, perfette le sue imitazioni anche di alcuni cantanti italiani come Domenico Modugno, Peppino Di Capri, Nicola Di Bari, Mino Reitano, anche se nel suo cantare in italiano si sente sempre qualche traccia di spagnolo castigliano, la sua antica lingua di origine. Ma torniamo alla storia di Grasso, la prima delle due figlie nasce in Argentina, la seconda a Tropea. Dopo qualche anno dal matrimonio la moglie di Victor non si trova più bene in Argentina, troppo nostalgica, troppo legata alla sua Calabria e alla sua Briatico. Alla fine degli anni settanta decidono di trasferirsi in Italia, Victor parte per un anno a Milano dove lavora in una fabbrica metallurgica, poi rientra a Briatico per stare vicino alla famiglia ed inizia a lavorare in una azienda di solai prefabbricati e, successivamente, in una di shopper, buste di plastica per alimenti, poi, infine, arriva il tempo della pensione. Sono passati tanti anni, la vita di Victor continua oggi a Briatico e l'Argentina rimane sempre indelebile nel suo cuore, con la sua inconfondibile musica, con il suo folk e con il suo tango, con i suoi tanti cantanti da imitare ed adesso Victor Grasso sente un legame fortissimo con quel Carlitos Gardel che moriva nel 1935, due anni prima della sua nascita, un misterioso legame di voce così forte che, in alcuni momenti, lo fa sentire quasi reincarnazione di quel cantante mai conosciuto e morto carbonizzato a Medellin, in Colombia, in un incidente aereo avvenuto sulla pista dell'aeroporto durante un decollo.
Franco Vallone

Briatico a Milano

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 8:26 AM

Ristorante "Al Rubattino" di Milano, 12 giugno del 2011, quarantasette briaticoti tutti assieme attorno a un tavolo e ad una tavolata, tanti altri sono assenti giustificati, sono impegnati presso i seggi referendari. La giornata è di quelle memorabili, per stare tutti assieme, senza retorica, con un pizzico di nostalgia, per parlare, raccontare, ricordare ma anche per ideare, proporre cose nuove, pianificare… Il tema, la traccia fissa del discorso: Briatico, la ridente cittadina calabrese distante mille chilometri da quel ristorante, un luogo, la sua gente, i compaesani, i fatti ed anche i... difetti. Questa è' la terza edizione dell'incontro conviviale che riunisce periodicamente i briaticesi (briaticoti) residenti, emigrati, o studenti, che vivono nell'area del Centro e del Nord d'Italia. Un simpatico modo per ritrovarsi e per trascorrere una giornata nella vicinanza della lontananza di Briatico.

Filippo Coppola, uno degli organizzatori più attivi, ci racconta: "La giornata è andata benissimo, siamo stati veramente bene, chiaramente i discorsi erano tutti su Briatico e i briaticesi, su una cosa eravamo tutti d'accordo: il grande amore per Briatico!!! Oltre al pranzo, che come al solito è stato oltre che abbondante e squisito, c'è da sottolineare la grande ospitalità di Grazia ed Alfio che hanno sempre dato il massimo della disponibilità. Il convivio è stato allietato (improvvisando) da uno spettacolo di Pippo Anile e Dante Petrarca con musiche, stornellate, brindisi e canzoni popolari calabresi e briaticote e non è mancato neanche un momento di cabaret. Durante l'evento abbiamo raccolto duecento euro, un piccolo contributo da consegnare al comitato organizzatore dell'imminente festa in onore della Madonna del Carmine". Tutti i partecipanti sono stati omaggiati con l'attesissimo gadget personalizzato briaticese, dopo il portachiavi e la raffinata rubrica con la Torre Rocchetta stampata a secco, questa volta è stato consegnato ai presenti un utile cappellino personalizzato con su scritto "Città del Mare, lo stemma di Briatico e sotto la scritta “I love Briatico”, ovviamente il "love" era rappresentato da un cuore rosso. Un utile gadget consegnato con la speranza che presto venga utilizzato a mare, sotto il sole di Briatico e sulle bellissime spiagge di Safò, della Brace, della Marina, di Scrugli o di Cocca.
Franco Vallone
Franco Vallone

La Festa della gente di mare, convegno a Catona

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 8:23 AM

Da 18 anni nei Comuni di Francavilla Angitola e Pizzo si celebra, a metà luglio, la Festa della Gente di Mare in onore di San Francesco di Paola. La manifestazione si ricollega all’antica devozione verso il taumaturgo paolano molto sentita dai pescatori, dai marittimi e da tutte la gente legata al mondo del mare. Nelle ultime edizioni, in concomitanza con il 5° Centenario della morte del Santo (1507-2007), la festa ha avuto un notevole sviluppo, espandendosi dai centri calabresi tradizionalmente più legati a San Francesco (Paola, Pizzo, Francavilla Angitola, Reggio Calabria Catona, Nicotera, Tropea, Soriano Calabro, Paterno Calabro, Fuscaldo) alla vicina Sicilia. La “Festa della Gente di Mare ” organizzata , grazie all’impegno di Vincenzo Davoli, Gianfranco Schiavone e Giuseppe Pungitore, curatori del sito internet www.francavillaangitola.com, di Giovanni Bianco, e Emanuele Stillitani, della Proloco di Pizzo, di Franco Di Leo del Centro Italiano Protezione Civile di Pizzo, di Francesco La Torre , responsabile del reparto di Riabilitazione Psichiatrica di Pizzo, di Adriana Maccarrone, presidente della Cooperativa Sociale “La Voce del Silenzio” Onlus di Pizzo, con il sostegno del Vescovo di Mileto, dei Padri Minimi e del clero diocesano, di varie associazioni di volontariato e protezione civile e con la collaborazione della Guardia Costiera, enti e autorità civili e religiose, risulta essere, secondo gli organizzatori, la più importante festa della gente di mare organizzata in Italia. Nel programmare l’edizione del 2011 il comitato si è avvalso della preziosa collaborazione di P. Casimiro Maio, rettore del santuario di Catona, dell’ammiraglio Francesco Ciprioti, ufficiale in quiescenza della Capitaneria di Porto, dei Terziari Minimi di Catona e della Fondazione San Francesco da Paola nel Mondo. Nelle edizioni passate era presente la Campania, con la reliquia della “Salvietta” del Taumaturgo e la statua di San Francesco di Paola è stata accompagnata dalla Madonna Pellegrina del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, appositamente presente per espressa volontà di Natuzza Evolo di Paravati, che nella sua esemplare esistenza ha sempre manifestato una grande devozione al Santo Patrono di Calabria. Il comitato organizzatore della festa ha prescelto per il 2011 quale sede del convegno su San Francesco e sull’Ordine dei Minimi la città di Catona, luogo noto come punto di imbarco per il miracoloso attraversamento dello stretto di Messina da parte del Santo. Il convegno si terrà venerdì 17 giugno. I relatori dell'incontro saranno: Giuseppe Caridi dell'Università di Messina, mons. Antonino Denisi, del tribunale diocesano di Reggio Calabria, Padre Rocco Benvenuto, Correttore provinciale dei Minimi di Calabria, Puglia e Messico.
Franco Vallone

La comicità di Massimo & Francesco, operatori ecologici di Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:19 AM

Briatico – Massimo e Francesco sono quasi sempre assieme, amici, colleghi di lavoro e compagni di tante simpatiche performance artistiche. Massimo Limardo di Briatico, classe 1972, e Francesco Bianco di Conidoni di Briatico, nato nel 1976, sono due simpatici operatori ecologici che lavorano in paese. Si alzano prestissimo, lavorano sodo quando tutti gli altri ancora dormono, poi, nel tempo libero della loro giornata, si trasformano come in una metamorfosi e diventano una simpatica coppia di artisti comici con tante idee cabarettistiche da realizzare, con battute da provare e riprovare, con scene da sperimentare e videoclip da girare e pubblicare. Massimo Limardo i nostri lettori lo conoscono già, lo ricorderanno per il ritrovamento di una cassaforte chiusa, abbandonata per le strade di Briatico, per un grosso blocco di ghiaccio arrivato dal cielo e caduto pesantemente a pochi centimetri dalla sua testa, e forse anche per il recente ritrovamento di una grossa tartaruga lacustre della specie “orecchie gialle”, buttata viva tra l'immondizia in un cassonetto di Briatico, recuperata e salvata proprio da Limardo dalle lame del trituratore della nettezza urbana. Il giovane Massimo Limardo ha anche partecipato, con i noti cabarettisti Rino e Giulio, su Telespazio Calabria, ad alcune trasmissioni televisive di successo e, da qualche tempo, si presta a fantasiosi e originali travestimenti durante le feste di Natale e di Carnevale e poi... i suoi sketches imperversano sui canali televisivi della rete e su YouTube come anche quelli del poliedrico collega Francesco Bianco definito da tempo il “Tenore di Conidoni”, ma anche “Latino Dance” e “'Uomo tromba” che, da buon imitatore, riesce a simulare alla perfezione la musica di strumenti a fiato, trombe, trombette e tromboni, che si materializzano magicamente, riuscendo a suonare interi brani del repertorio nazionale ed internazionale. Massimo & Francesco, assieme, hanno prodotto recentemente alcuni video particolarmente comici, irriverenti, esilaranti come la “tarantallata attorno agli ingombranti", un modo utile, questo, oltre che a divertire, anche a sensibilizzare, socialmente ed ecologicamente, la gente.
Franco Vallone

Fabio Conocchiella dirige l'Orchestra di Stato della Bielorussia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On lunedì 13 giugno 2011 at 9:20 AM

Fabio Conocchiella, il giovane musicista di Briatico, con la sua raffinata arte da qualche tempo ottiene consensi e successi in tutto il mondo. Il prossimo 14 giugno, nella prestigiosa Concert Hall di Minsk, capitale della Bielorussia, Conocchiella dirigerà, per la prima volta, la Belarusian State Orchestra (Orchestra di Stato della Bielorussia), in un concerto con i famosi solisti Mario Stefano Pietrodarchi (Bandoneon) e Luca Lucini (Chitarra). Il programma del concerto prevede tra l'altro in cartellone: “Fabio Conocchiella: Morricone Suite [Prima esecuzione assoluta] (per orchestra); A. Piazzolla: Tres Tangos Sinfonicos (per bandoneon e orchestra); Fabio Conocchiella: Variazioni Visuali [Prima esecuzione assoluta] (per chitarra e orchestra); R. Molinelli: Trittico (per bandoneon e orchestra); A. Piazzolla: Doppio Concerto “Hommage a Liege” (per chitarra, bandoneon e orchestra); Nello specifico, nel programma ci saranno le prime esecuzioni assolute di due brani dello stesso Conocchiella: la Suite su temi di colonne sonore di E. Morricone quali: “Il Pianista sull’Oceano”, “Nuovo Cinema Paradiso”, “C’era una volta il West” e “Mission”, commissionatagli proprio per questo evento. L’altra opera di Conocchiella in prima assoluta è “Variazioni Visuali” per chitarra solista e orchestra, commissionatagli dal solista Luca Lucini cui è dedicata”. Come spiega lo stesso autore “essa è il frutto della volontà di sintetizzare due sfere sensoriali apparentemente distanti tra loro, come descritto nel titolo: “Variazioni”, che richiama il senso dell’udito, in quanto forma musicale in cui è sviluppato il materiale sonoro del brano; “visuali”, aggettivo che appartiene al senso della vista, nello specifico una vista “interiore”, quella rivolta al mondo delle immagini della nostra memoria.

Il risultato di questa sintesi vuole essere un brano che va vissuto come “esperienza” sensoriale, in cui la musica diventi un particolare punto di vista sulle immagini richiamate alla mente dell’ascoltatore, nella sua soggettività, anche se viste, metaforicamente, con gli occhi di un'altra figura, quella del compositore, che diviene così il filtro specifico tra l’ascoltatore e le immagini che esso richiama alla mente nel momento dell’esecuzione, un filtro che ne fa cogliere punti di vista, spero, nuovi e profondi”. Fabio Conocchiella, oggi diciannovenne, sin dall’età di sette anni si è avvicinato al mondo della musica, quasi per gioco, imparando ad orecchio a suonare il pianoforte e l’organo. Successivamente, all’età di dieci anni, Conocchiella ha iniziato lo studio del violino e, contemporaneamente, ha scoperto di avere l’affascinante vocazione per la composizione, una vera e propria passione che, a distanza di pochi anni, diventerà la sua principale attività e che lo ha portato allo studio accademico della materia. Ad oggi il giovane musicista di Briatico ha all’attivo numerose composizioni per i più svariati ensamble strumentali, dalla musica da camera a quella sinfonica, e prepara arrangiamenti e orchestrazioni per importanti orchestre nazionali e estere.


Franco Vallone

XV Edizione del Premio Regionale di Fiaba e Poesia “Rosalba De Pino” a Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 8 giugno 2011 at 8:45 AM

Mercoledì 8 giugno, a Briatico, presso la sala conferenze del Centro Anap Calabria, si svolgerà la cerimonia di premiazione della XV edizione del Premio Regionale di Poesia e Fiaba "Rosalba De Pino". Dopo i saluti del dirigente dell'Istituto Comprensivo di Briatico, Maria Cattolica Russo, interverranno: Domenico Varrà, marito della direttrice didattica scomparsa nel 1995; il Presidente del consiglio d'Istituto, Ottavia Vecchio; il sindaco di Zambrone Pasquale Landro; il sindaco di Briatico, Francesco Prestia; l'assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Briatico e il sindaco junior del comune di Briatico, Maria Joel Conocchiella. La commissione giudicatrice, presieduta dal dirigente scolastico Maria Cattolica Russo e composta da Maria Concetta Bagnato, Vittoria Massara, Domenica Cartellà, Maria Teresa Pascuzzi, Giuseppina Prostamo, Gianfranco Franzone e da un giornalista di Calabria Ora, ha assegnato i premi a disposizione. Per la sezione fiaba il primo premio è andato a Erica Raffa e Domenica Di Bruno dell'Istituto Comprensivo di Briatico (VV), il secondo premio ad un lavoro di classe della scuola primaria di San Costantino (VV), il terzo a Francesca Bruzzese dell'istituto “Marvasi” di Cittanova (RC), il quarto premio alla fiaba di Giuseppe Cardamone dell'Istituto Comprensivo “Rodari” di Soveria Mannelli (CZ), il quinto premio a Federica Rizzo di Cittanova (RC). Per la sezione poesia il primo premio è andato a Benedetta Tomarchio della scuola primaria “San Tommaso” di Soveria Mannelli, il secondo ad un lavoro di classe della scuola di San Costantino, il terzo ad un lavoro di classe di San Giovanni di Zambrone, il quarto ad Antonio Emanuele Meraglia e Lorenzo Lo Cicero di Campora San Giovanni (CS), il quinto premio ad Alessandro Mandarino di Castiglione Scalo di Rende (CS), il sesto premio a Zagami Alberto della Scuola Primaria “G. Carretta” di San Ferdinando (RC), il settimo a Kevin Grillo della scuola primaria di Daffinà di Zambrone (VV), e l'ottavo premio a Mara Ciccone del circolo didattico “V. Morello” di Bagnara Calabra (RC).
Franco Vallone

Terza Edizione dell'incontro degli emigrati briaticesi del Centro-Nord Italia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:39 AM

Domenica prossima, 12 giugno 2011, a Milano si svolgerà la terza edizione dell'incontro conviviale che riunisce periodicamente i briaticesi (briaticoti) residenti, emigrati, o studenti, che vivono nell'area del Centro e del Nord d'Italia. Un simpatico modo per ritrovarsi e per trascorrere una giornata tra compaesani, nella vicinanza della lontananza della bella e amata Briatico.
Per informazioni telefonare al numero 347.3709827.

"Sandali di ortica", primo romanzo di Paolo Arcuri

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:35 AM

Carlopoli (CZ) - “Tutto avrei pensato tranne che io, umile operaio edile, un giorno sarei riuscito a scrivere un libro”.
Esordisce così Paolo Arcuri, nato a Castagna di Carlopoli dove vive, parlando del suo primo e corposo romanzo “Sandali di ortica”, pubblicato nei giorni scorsi dalle Edizioni Ursini di Catanzaro.
“Un libro – sostiene Nuccia Fratto Parrello – attraverso il quale l’autore consegna ai lettori il messaggio e la responsabilità di trovare le mille facce del male nella vita e nella Storia”.
Accanito lettore e cultore appassionato di memorie storiche, Arcuri costruisce il suo romanzo, che definisce di “carattere storico”, sulla base di alcuni episodi del nonno, vissuto durante l’epoca fascista; episodi che la madre gli ha raccontato con dovizia di particolari.
“Da sempre - racconta l’autore - mi ha affascinato la figura di quest’uomo, che io non ho mai conosciuto, essendo nato due anni dopo la sua morte. E’ l’incredibile e travagliata esistenza di un contadino quasi analfabeta, costretto dalla miseria ad emigrare in Francia per lavoro. Lì fu coinvolto politicamente nella militanza antifascista comunista, che lo portò a subire per lunghi anni, fino alla caduta del regime, l’infame marchio della rubrica di frontiera, dove fu notificato come sovversivo politico di fede comunista”.
E questo è già un buon inizio per un romanzo che ha tutte le credenziali per suscitare grande interesse.
“Quando nell’autunno del 2007 - continua l’autore - venni a conoscenza che al Casellario Politico Centrale, presso l’Archivio dello Stato di Roma, giaceva un fascicolo su mio nonno, mi adoperai a chiederne una copia che mi fu subito spedita. Nello sfogliare il plico, constatai che quei fogli racchiudevano dieci anni di sofferenza di un uomo e la crudele persecuzione da parte di quel regime fascista che gli aveva negato le sue libertà. Mi resi subito conto di avere in mano l’architettura di un romanzo e che io, nipote diretto, ne ero emotivamente investito. Il caso ha voluto che incontrassi una sensibile donna italo-spagnola, la professoressa Maria Laura Cilurzo Enriquez, che mi ha fermamente spinto alla stesura del manoscritto. Generosamente si è messa a mia disposizione facendomi incontrare un’altra donna straordinaria, la professoressa Nuccia Fratto Parrello di Catanzaro che mi ha dato tutti quei consigli di cui avevo indubbiamente bisogno, ivi compresa la scelta appropriata dell’editore”.
“Sandali di ortica”, inserito dalle Edizioni Ursini nella nuova collana “I libri dell’elefantino”, è indubbiamente un titolo enigmatico, quantomeno insolito, “che ci riporta - aggiunge Nuccia Fratto Parrello - all’Europa preistorica, quando l’uomo, bisognoso di tutto, trova nell’umile ortica non solo alimento e medicina, ma anche fibra per i suoi primi rozzi manufatti”.
Passano i secoli, i millenni, progresso si aggiunge a progresso, e un uomo, che le persecuzioni e la guerra hanno duramente provato e confinato dal mondo, ripete lo stesso atavico rituale, fabbricando per i suoi piedi stanchi e doloranti un paio di sandali di ortica. Perché è dell’uomo, l’eterna capacità di guardarsi intorno, dovunque sia, e prendere dal seno della madre Terra tutto quello che essa può offrirgli. Il nostro uomo è Paolo, protagonista di una vicenda che copre un lungo arco di tempo, storicamente denso di eventi sconvolgenti, quali la dittatura fascista, la guerra civile in Spagna, la seconda guerra mondiale.
Un romanzo che l’autore ha scritto “col cuore” prima ancor che con la penna, attingendo a vicende storiche realmente accadute che andrebbero rivisitate da tutti con maggiore attenzione.

Risarcire i giovani!

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 8:32 AM

Sta sbriciolandosi il “Muro del Sud” mediterraneo e mediorientale con la rivolta dei popoli oppressi, avendo proprio i giovani “internet-nauti” come protagonisti. Ma sta cominciando a preoccuparsi pure l’Europa con le manifestazioni di giovani indignati perché senza presente e, quindi, senza futuro. Per il momento tali manifestazioni sono pacifiche, però potrà non essere così quando le famiglie (il più vero e il più determinante ammortizzatore sociale) avranno esaurito i risparmi che tengono ancora in piedi figli e nipoti senza lavoro e senza prospettive. Il mondo cosiddetto occidentale e l’Europa in particolare si troveranno presto ad affrontare grandi masse di diseredati disperati, interni ed esterni.
L’Università delle Generazioni ritiene che è, quindi, assolutamente necessario ed urgente non soltanto “risarcire” i giovani del tempo perduto perché costoro, senza lavoro, con lavoro precario e, comunque, senza contributi pensionistici, saranno senza futuro, ma ritiene che è altresì oltremodo urgente e necessario garantire un lavoro ed una dignità sociale per far sì che la stessa Europa abbia un futuro e non venga inesorabilmente cancellata dalla Storia.
Come risarcire i giovani?... L’Università delle Generazioni insiste principalmente nel recupero dell’evasione fiscale (nella sola Italia vale circa 300 miliardi di euro) e poi in una vera e propria “rivoluzione culturale” che tenga conto, tra tanto altro, pure di ciò che l’inciviltà dei consumi ha reso inutilizzabile o marginale (si pensi, ad esempio, alle troppe terre incolte che potrebbero essere, se non coltivate, almeno rimboschite con sicuri vantaggi economici ed ambientali).
Bisogna, inoltre, introdurre, là dove non c’è ancora (come in Italia) il cosiddetto “salario di cittadinanza”. E poiché i giovani disoccupati e precari non hanno attualmente la possibilità di versare i contributi pensionistici, gli Stati (tra cui quello italiano) devono assolutamente versare tali contributi pensionistici a tutti coloro che, finita la scuola dell’obbligo, non hanno un’occupazione coperta da contribuzione pensionistica. Ovviamente, bisognerebbe riformare l’avvio al lavoro, da rendere obbligatorio, previo esame attitudinale: non accettando il lavoro obbligatorio il giovane potrebbe restare fuori dai benefici economici e pensionistici.
Altro esempio, tra i tanti. Oggi il riscatto del periodo scolastico per conseguire il diploma non esiste nella legislazione, mentre ha costi proibitivi il riscatto degli anni universitari e di laurea a fini pensionistici. Eppure, studiare deve essere considerato un vero e proprio lavoro e come tale deve avere un riscontro pensionistico. Se le famiglie mantengono i figli agli studi, sborsando ingenti somme di denaro, sia almeno lo Stato a dover pagare i contributi per coloro che, studiando, si preparano a dotare la nazione di lavoratori esperti e altamente qualificati. Invece assistiamo al paradosso che le famiglie e lo Stato spendono soldi per la formazione dei giovani i quali sono poi costretti, in buona parte, ad emigrare, lasciando i benefici di tale preparazione professionale ad altri popoli e ad altre nazioni.
Dr. Domenico Lanciano

IV B, in classe con Raul Bova

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 8:30 AM

Istituto Magistrale Jean-Jacques Rousseau, via delle Sette Chiese di Roma, la foto di gruppo ha i colori sbiaditi dal tempo, ma, per adesso, rimane icona indelebile di quella IV, sezione B, della fine degli anni ottanta. L'immagine ritrae, per ricordo, la classe al completo: 9 studenti maschi con calzini bianchi in bellavista e 11 femmine con le scarpe basse, come si usava allora; e poi ci sono due professori: quello semicalabrese di lettere, rigorosamente in giacca e cravatta, e quello calabrese di filosofia, con i libri incollati in mano. Nel gruppo anche un ragazzo dalle spalle larghe, con la maglia bianca: è il giovane Raul Bova, uno dei venti studenti di quella 4B. Il professore di lettere si chiama Michele De Luca ed è nato a Roma, sua madre era romana, suo padre calabrese di Parghelia, allora comune in provincia di Catanzaro. De Luca è stato, per quattro anni, il professore di lettere di Raul Bova. “Al primo banco c'era seduto Raul, ragazzo del '71 timido ed introverso, - ricorda De Luca - sempre indeciso. Era tanto appassionato di nuoto ed era già campione italiano giovanile nei 100 metri stile dorso. L’ho sempre incoraggiato, agli esordi della sua brillante carriera cinematografica. Pochi sanno che Raul ebbe, negli anni dello sviluppo, diversi insegnati calabresi: la professoressa Maria Luisa De Fazio Stranges, di scienze; il professore di filosofia Elvio Papalia, nativo di Cittanova, morto improvvisamente a scuola proprio mentre teneva lezione. Io, - continua De Luca - essendo quotidianamente a contatto con calabresi, vedo, in queste concomitanze, una specie di intervento del destino, che mi ha avvicinato sempre più all’amata Calabria, perché come recita l’adagio popolare chi va al mulino s’infarina!” Il padre calabrese, colleghi di lavoro calabresi, la calabresità nella memoria, i viaggi estivi a Parghelia e tanta Calabria a tavola... tutti elementi che irrompono nella vita del professore e la sfiorano continuamente, ed è proprio da qui che inizia, in parte, l’interesse di De Luca per lo studio dei dialetti della Calabria. Una passione forte e travolgente, come quella per la storia contemporanea, che lo ha portato, negli anni precedenti, a realizzare una biblioteca con una consistenza di circa 23.000 volumi e 2.000 tra periodici e numeri unici, biblioteca riconosciuta di “grande interesse” prima dai Beni culturali della Toscana e, in seguito, del Lazio. Con parte del materiale documentario raccolto, “volantini e ciclostilati di lotta e di piazza” compresi, De Luca organizza, in Toscana, tante mostre e convegni sulle tematiche del dissenso politico nel Dopoguerra. Il professore per oltre trent’anni ha insegnato l'italiano ma è con l’inizio del nuovo millennio che esplode prorompente, in lui, l’interesse per lo studio della cultura popolare e dei dialetti calabri. De Luca lo fa con passione, competenza, con un approccio di studio inedito e con periodiche incursioni sul campo; pubblica, nel giro di pochi anni, tanti articoli e brevi saggi, e qualche libro. Tra questi citiamo: “Giovan Battista Marzano interprete solitario del lessico calabrese”, in: Dizionario etimologico del dialetto calabrese, Sala Bolognese, Arnaldo Forni editore, 2006; Nomi dialettali e nomignoli dei comuni della Calabria e dei Calabresi, Catanzaro, Carello editore, 2007; Breve storia dei dizionari calabresi dal presunto Massara a Rohlfs, Roma, Immagini del Presente, 2009; La potenza evocativa del dialetto nelle opere di Ciccio De Rose: “Asulìa tu ca mi s’i frati” e “Ditti e mali ditti”, Roma, System Graphic, 2011; “Il saggio di vocabolario calabrese (1850) di Francesco Cherubini”, Roma, System Graphic, 2011. Ha curato l’edizione di un libro di Maria Rosaria Vallone, Miriroci e le altre, prima opera di narrativa con la trascrizione fonetica del calabrese parlato, che uscirà nella prossima estate. Da anni è impegnato alla realizzazione di un Dizionario comparato dei dialetti e delle tradizioni della Calabria. Abbiamo avuto il piacere di sfogliare in anteprima le bozze dei suoi primi otto volumi, una vera opera monumentale. Quando tutte le migliaia di pagine del dizionario usciranno in libreria, i dialetti calabresi avranno pochi segreti e nulla da nascondere, ne siamo davvero convinti.
Franco Vallone

SUPERSUD. Quando eravamo primi - Mimmo Della Corte

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On martedì 24 maggio 2011 at 8:28 AM

All'interno di un telaio narrativo rigorosamente documentato, si dipanano, senza revanscismo nostalgico ma certamente con l'orgoglio di recuperare un passato di gloria, le altre verità sulla Nazione Meridionale fino alla riabilitazione definitiva di un popolo. Una controvicenda che inorgoglisce, al netto di ogni menzogna. A cominciare dai 127 anni (1735-1861) della corona borbonica con i suoi primati stellari: dal primo piroscafo (il Ferdinando II) nel Mediterraneo alle prime ferrovie della penisola, dal primo telegrafo elettrico ai primo Codice Marittimo, dalla seconda fiotta mercantile (dopo quella inglese) ad una tra le prime scuole pubbliche d'Italia, dai 9mila medici del Regno ad una tra le riserve auree più importanti d'Europa fino alla terza rendita finanziaria di Stato del mondo.
E poi: il San Carlo, l'Orto Botanico, l'Osservatorio astronomico e quello sismologico (il primo al mondo). Nella seconda parte del saggio, una sorprendente storia della stampa meridionale: 380 anni di informazione (dal 1631 a oggi) mai raccontati prima. Una grande storia, un grande Paese.

Autore: Mimmo Della Corte
Titolo: SuperSud
Sottotitolo: Quando eravamo primi
Prefazione di Marcello Veneziani
Descrizione: Volume in 8° (cm 22 x 15); 186 pagine.
Luogo, Editore, data: Napoli, Iuppiter, aprile 2011
Collana: Agorà. N. 3
ISBN: 9788895997216
Prezzo: Euro 12,00

Ordinabile presso
Libreria Neapolis di Cirillo Annamaria
Libreria Napoletana
Via San Gregorio Armeno, 4
I-80138 Napoli - NA - Italia
Tel./fax: +39(0)815514337
email: info@librerianeapolis.it
web: www.librerianeapolis.it

"Il Brigantaggio nel catanzarese" di Silvestro Bressi e Vito Teti

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 23 maggio 2011 at 8:17 AM

Catanzaro - “Il brigantaggio nel catanzarese: realtà, leggenda, memoria e testi della tradizione orale” è il titolo di un nuovo interessante saggio di Silvestro Bressi e Vito Teti, pubblicato dalle Edizioni Ursini di Catanzaro, che sarà presentato il prossimo 27 maggio, alle ore, 17, nella Sala della Biblioteca comunale “Filippo De Nobili”.
All’incontro, con gli autori, parteciperanno G. Battista Scalise, dirigente scolastico e responsabile culturale dell’Associazione “Accademie dei Bronzi” e Otello Profazio, cantastorie calabrese noto al grande pubblico.
Con questo nuovo lavoro, che risente dell’impostazione antropologica, Silvestro Bressi e Vito Teti offrono alcune chicche inedite da utilizzare quali spunti di riflessione sul brigantaggio che ha interessato il territorio catanzarese durante il decennio francese (1806-1815) e dopo l’Unità d’Italia.
Gli autori, attraverso vari documenti ed interessanti testimonianze raccolte dalla voce degli anziani, mettono in evidenza l’influenza del fenomeno brigantaggio nella vita sociale del territorio catanzarese e lo fanno con una scrittura quasi parlata offrendo, nel contempo, aspetti poco conosciuti della vita e della storia di Catanzaro.
Il brigante non viene né mitizzato né demonizzato: è visto, nel bene e nel male, come elemento identitario, figura di una storia complessa. Lungo questa linea «mediana», problematica, non “manichea” si muove soprattutto Bressi. Producendo fonti scritte e memorie orali, citando sempre gli informatori e i testimoni, ricostruisce episodi nobili e cruenti del brigantaggio postunitario, ricorda figure eroiche e perseguitate di persone che si danno al bosco e alla montagna per fame o per vendicare un’ingiustizia o descrive bande di briganti sanguinari e terribili che non sono mossi da motivi sociali e dalla ricerca di giustizia, ma spesso da interessi “meschini”, utilizzando la ribellione e le proteste di una popolazione mortificata che conosce la violenza degli invasori.
“La memoria - scrive Vito Teti in premessa - non diventa un materiale informe, ma è rivisitata, rinnovata, riorganizzata, con intenti pedagogici e anche con un senso di appartenenza e con un forte legame ai luoghi e alla terra. Si può riflettere su queste invenzioni e certo pongono problemi metodologici e culturali di non poco conto, ma Bressi si muove sempre con onestà intellettuale, con intenti di socializzare e di condividere, con la voglia di non fare smarrire e di fare rivivere quanto ha raccolto, con un senso di pietas e dell’appartenenza”.
La figura del brigante, dal punto di vista antropologico e sociale, viene analizzata da Teti con numerose citazioni di documenti, attinti da una corposa bibliografia.
Il libro, insomma, è il frutto di una ricerca laboriosa e unica che sicuramente offrirà, agli appassionati e agli studiosi più esigenti, significativi spunti di riflessione e di indagine.
Molte vicende meritano di essere approfondite o chiarite, ma il saggio edito da Ursini è una bella testimonianza di quella voglia antica di conoscere, apprendere, rinverdendo l’antica tradizione dei ceti popolari e degli emigrati che vedevano nella scuola, nell’istruzione, nella scrittura possibili vie di riscatto.

Presentazione venerdì 27 maggio Sala Biblioteca “F. De Nobili”

Gli AUTORI

Silvestro Bressi, pubblicista, è figlio della cultura popolare catanzarese. Sin da giovane ha incominciato a dedicarsi all’indagine del dialetto e delle tradizioni popolari offrendo a riguardo contributi presenti su riviste e giornali.
Autore di vari volumi tra i quali “Una volta a Catanzaro”, (giunto alla terza edizione, Ursini Edizioni) e ‘A fharza ‘e Carnalavari. Di rilievo anche il suo impegno come autore di testi teatrali ed in particolare la sua collaborazione con la Compagnia ‘A trambìa per la quale ha scritto e adattato numerose commedie.








Vito Teti è Ordinario di Etnologia presso l’Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il Centro di Iniziative e Ricerche Antropologie e Letterature del Mediterraneo. Si è occupato di storia e culture dell’alimentazione, di antropologia del viaggio e dell’emigrazione, di riti e feste nella società tradizionale e in quella attuale, di antropologia ed etnografia dell’abbandono con particolare riferimento al Mezzogiorno d’Italia e al Mediterraneo.
Tra le più recenti pubblicazioni: Storia dell’acqua, Donzelli, Roma, 2003; Il senso dei luoghi. Paesi abbandonati di Calabria, ivi, 2004; Storia del peperoncino, ivi, 2007; Pietre di pane. Un’antropologia del restare, Quodlibet, Macerata, 2011. Con Manifestolibri, Roma ha pubblicato anche La melanconia del vampiro (I ed. 1994; nuova edizione aggiornata 2007).

I giovani musicisti dell'I.C. di Briatico primi al Concorso Europeo “Luigi Denza” a Vico Equense

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 8:13 AM

Briatico - Successo per i ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Briatico che si sono distinti al VI Concorso Europeo Giovani Musicisti “Luigi Denza”, che, anche quest’anno, si è pregiato dell’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, del Presidente del Parlamento Europeo, della Regione Campania e della Provincia di Napoli, in riconoscimento dell’altissimo valore culturale della manifestazione e dell’incessante opera di divulgazione della cultura musicale, in Italia ed all’estero, svolta da circa un decennio dai musicisti dell’associazione musicale “Le Camenae”. L'importante kermesse campana, riservata agli alunni delle scuole elementari e medie, per solisti e formazioni da camera, quest'anno ha visto assegnare il primo premio all'Orchestra dell'Istituto Comprensivo di Briatico, composta da ben cinquantadue elementi e diretta da Giovanna Filardo. Altri numerosi primi e secondi premi sono stati assegnati a musicisti del gruppo, preparati egregiamente dagli insegnanti Francesco Acampora, Antonio Baccaglini, Mercurio Corrao, Giovanna Filardo, Assunta Gigantino, Filippo Polito e Giuseppe Vetere, che, in questa occasione e assieme agli allievi, hanno inteso ringraziare, per la grande attenzione e collaborazione al progetto, la dirigente dell'Istituto, Maria Cattolica Russo e il direttore dei servizi generali amministrativi, Luigi Antonio Prestia Lamberti. In Campania, a Vico Equense, i giovanissimi artisti calabresi, assieme agli insegnanti, hanno ritirato l'attestato di merito conferito all'Istituto Comprensivo di Briatico "distintosi per l'elevata professionalità dei docenti e degli alunni", e poi la cerimonia ufficiale di premiazione, tanti i primi e secondi classificati: Un primo premio è andato al trio formato da Annamaria De Gaetano, Michele D'Ascoli e Salvatore Mazzitelli. Un altro primo premio è stato conferito al quintetto composto da Maria Domenica Vecchio, Domenico Lo Iacono, Salvatore Mazzitelli, Giuseppe Mazzitelli e Francesca Lorena Vecchio. Un Secondo Premio è andato al duo composto da Vincenzo Schiavello e Salvatore Mazzitelli, mentre altri due importanti "secondo posto classificato" sono stati assegnati al duo formato da Giuseppe e Salvatore Mazzitelli e al duo composto da Danila Malerba e Mariele Lo Bianco. Per la sezione solisti due i primi premi assegnati agli alunni di Briatico, rispettivamente a Salvatore Mazzitelli e a Vincenzo Schiavello. Un successo grande per alunni e docenti, un vanto per tutto l'Istituto e per Briatico che ha voluto salutare con striscioni giganti il rientro del gruppo dalla Campania.
Franco Vallone

Luigi Di Gianni, il grande documentarista innamorato del Sud, a Vibo Valentia e Pizzo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:05 AM

Luigi Di Gianni, definito il filosofo della macchina da presa, è uno dei registi documentaristi più grandi, ed oggi, a Vibo Valentia e Pizzo, lo accolgono con entusiasmo per una serie di proiezioni e seminari, di incontri con le scuole e dibattiti. É solo la prima delle tante le iniziative delle "Giornate del Cinema Mediterraneo”, che si svolgeranno fino al 22 maggio, organizzate dalla Cineteca della Calabria, presieduta da Eugenio Attanasio, da Nish Spazi Aperti, presieduta da Ivano Tuselli, con la collaborazione del Circolo Lanterna Magica di Pizzo, presieduto da Antonietta Villella, del Liceo Artistico di Vibo Valentia e dell'Accademia Fidia di Stefanaconi, presieduta da Michele Licata, con il patrocinio dell'Assessorato Provinciale al Turismo e della Città di Pizzo. Il Cinema di Luigi Di Gianni è lo sguardo di un vero antropologo dell'immagine, un uomo incantato dal mondo delle donne del Sud, dal loro lavoro, dai loro sguardi e dalle loro mani, un regista innamorato e affascinato dalla luce del Meridione d'Italia. Da sempre il cinema di Luigi Di Gianni si affianca a visioni che ricordano le icone inondate di solarità tipiche della scrittura di Carlo Levi e della pittura di Enotrio Pugliese, immagini riprese senza pericolosa retorica, rischio di chi si occupa di queste tematiche.

Tra i lavori più interessanti di Di Gianni come non ricordare "Magia Lucana", del 1958, 35 millimetri, medio metraggio, bianco e nero straordinario. Il film ottenne, nello stesso anno, il primo premio del documentario al Festival del Cinema di Venezia. Realizzato con la collaborazione dell'antropologo Romano Calisi e la consulenza scientifica di Ernesto De Martino, il film tratta della sopravvivenza di antiche e arcaiche forme magico-rituali in Basilicata, con il taglio delle nuvole in tempesta da parte di alcuni contadini, rituale effettuato con le stesse procedure utilizzate dalle mogli dei nostri pescatori calabresi che tagliavano, sulle spiagge, i "cuda a rattu", le trombe d'aria marine. Nel documentario anche alcune forti scene di rituali funebri, lamentazioni tragiche delle prefiche che lambiscono memorie dell'antica Magna Graecia e delle "ciangiuline" di Pizzo, con musicalità, canti e decantazioni rivolte a defunto. Si percepisce, dalle immagini del film, quanto l'incontro di Luigi Di Gianni con Ernesto De Martino, con il musicologo Diego Carpitella, con la voce narrante di Arnoldo Foà, sia stato importante e determinante nella fase di post produzione di questo documentario che rimarrà traccia indelebile dei film successivi del regista. Un filo rosso che negli anni seguirà e inseguirà Di Gianni e lo porterà a percepire una "realtà inafferrabile" dove la costruzione delle immagini, il suono percepito, gli umori dei luoghi e del tempo, vengono ricostruiti ed elaborati in una reale "finzione del reale", mai finta, con canti, voci, suoni e rumori inseriti in sincro. Nei film documento di Luigi Di Gianni le scene sembrano essere percepite come icona di un Sud non tranquillizzante, a differenza del cinema documento di Vittorio De Seta, anzi in Di Gianni l'immagine diventa quasi inquietante. Tra i documentari della sua filmografia ne ricordiamo alcuni di quelli girati in Calabria: “Donne di Bagnara” del 1959, “Tempo di Raccolta” del 1966, dove si ripercorrono le strade delle raccoglitrici d'olive della Piana di Gioia Tauro, e “La Madonna del Pollino” del 1971. Luigi Di Gianni, da sempre estraneo al clima del neorealismo, diventa oggi un importante riferimento per chiunque voglia accostarsi all'attività documentaristica di alto livello concettuale ed espressivo.
Franco Vallone

Chiuse le iscrizioni al Tropea Film Festival

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On venerdì 20 maggio 2011 at 11:47 AM

Tropea - Come da regolamento, il 15 maggio 2011 si sono chiuse le iscrizioni alla V edizione del Tropea Film Festival. Si attendono ora i titoli dei film finalisti. A detta degli organizzatori la selezione si preannuncia molto difficile per l’alta qualità dei lavori proposti alla commissione esaminatrice. Nonostante i tagli alla cultura, nonostante le lentezze istituzionali locali, nonostante l’apatia di chi potrebbe e certamente dovrebbe credere che le manifestazioni culturali possono essere un valido volano per lo sviluppo economico. Al Tropea Film Festival sono tutti soddisfatti del numero dei film iscritti, 165, per partecipare alla V edizione. Ma se da una parte si lavora alacremente per mantenere vivo un evento importante quale è il Tropea Film Festival, dall’altra c’è l’amarezza che se si va avanti di questo passo è facile che alla fine non potrà essere più garantito neanche l’indispensabile per la sopravvivenza di un settore che, almeno in Italia, dopo il calcio, è quello che appassiona ed unisce gli spettatori. Bruno Cimino, presidente e direttore artistico del festival, va comunque avanti, instancabile e dice: “Sono certo che, prima a poi, vincerò il braccio di ferro contro chi riveste compiti istituzionali e non capisce il ruolo che può svolgere un festival cinematografico. Ma anche per rispetto agli artisti, alla nostra cultura e per i luoghi dove si svolge”. I film dei registi, produttori, case di distribuzione e filmmaker iscritti al Tropea Film Festival sono così suddivisi: 25 lungometraggi, 120. cortometraggi e 20 mediometraggi, alcuni dei quali documentari di rilevante interesse sociale. Pur non essendo previste, dal regolamento, le categorie dei mediometraggi e docufilm, anche in questa edizione si è registrato un rilevante interesse e sia i registi sia le produzioni hanno insistito nell’inviare i loro lavori. Si spera, fuori concorso, di premiarne almeno uno. A giorni si attende l’elenco dei finalisti, i 30 film che vedremo al Teatro del Porto tra il 18 ed il 22 agosto 2011 e che si contenderanno i premi in palio. Ricordiamo che le serate del 17 e del 23 sono destinate rispettivamente alla inaugurazione ed alle premiazioni. Pur non potendo, al momento, anticipare alcun titolo, almeno cento dei film iscritti sono di altissima qualità e, per questo, la selezione si presenta alquanto difficile.
Franco Vallone

Il bel gioco di Cettina Crupi che si chiama Cinema

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 18 maggio 2011 at 8:16 AM

Lei, la nuova attrice reggina, si chiama Cettina Crupi, classe 1970, quarant'anni, occhi neri come il carbone e lunghi capelli ancora più neri. Orgogliosa e testarda, calabrese e figlia di calabresi, sin da piccola è attratta dalla luce magica del cinema, dai colori forti dello spettacolo televisivo, dal tappeto rosso delle passerelle di moda e dalle tavole polverose del teatro. Inizia quasi per gioco la storia di Cettina Crupi attrice, partecipando nel dicembre del 1992 alla Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno. Al di là dei duemilioni in gettoni d'oro vinti, Cettina si arricchisce di tanta esperienza di scena e si innamora profondamente del mondo che si respira in televisione e, prima di tutto, del dietro le quinte. Tanti costumisti attorno, un camerino tutto personale, parrucchieri a disposizione, poi i cameramen che si posizionano nello studio, la lucetta rossa accesa e il mito Mike davanti a lei. Cettina in quell'occasione viene notata dalla Pubblilancio. Ad una settimana di distanza dalle giornate milanesi ecco le prime proposte televisive per alcune importanti televendite. Cettina Crupi rinuncia perché “non voleva abbandonare Calabria e parenti in Calabria”. Troppo lontana da casa l'allettante Milano televisiva. Arrivano i social network tanto di moda, l'iscrizione a Facebook, le foto di Cettina vengono notate dal noto fotografo Pasquale Garreffa, segue un book fotografico con foto posate in studio e arriva anche il primo vero invito ufficiale per partecipare al cast di un film. Con la regia di Alice Rowenaher a Reggio Calabria si gira “Corpo Celeste”. Nel cast, diretto da Marilena Alescio, Cettina Crupi viene notata, le assegnano un ruolo non di rilievo. La prima esperienza cinematografica è fatta, adesso il film è stato presentato al Festival di Cannes, ed oggi è un film di successo. Primi di luglio del 2010, Cettina Crupi viene invitata per il cast del film “Qualunquemente” con Antonio Albanese e con la regia di Giulio Manfredonia. Supera la prova cast e, a fine luglio, si gira per le strade di Santa Trada di Scilla; sono le famose scene con il famoso pilone del più famoso Stretto di Messina. Pienone d'incassi per il film e, da questo momento, tanti inviti importanti e non solo cinematografici. Infatti Cettina sfila sulla passerella per “Terry Fashion”, realizza, come attrice, spot televisivi per il Lido Aquarius e per altri autorevoli committenti. Anche se alta1.65 il suo corpo e il suo viso sono carichi di espressività e sensualità, Cettina piace, ha uno stile tutto suo e viene contattata per fare da modella da centri di Make-up e Photo, poi un'altra parte cinematografica nel film Annamaura, del regista Salvatore Grasso, un lavoro cinematografico sulle tematiche della mafia. Subito dopo viene contattata dalla redazione di Forum di Canale 5, Cettina interpreta una causa con la conduzione di Rita Dalla Chiesa. Le cause della trasmissione sono vere cause di cassazione ma non tutte vengono “raccontate” dai veri personaggi interessati al contenzioso, si utilizzano attori. Il ritorno in Calabria, il rientro per le strade di casa, ad attenderla un' altra piccola parte nel film del regista Paolo Inglese, dal titolo “Fiori d'amianto” e, finalmente, un ruolo nel film “Pagate Fratelli”, del regista Salvatore Bonaffini, un lavoro cinematografico ambientato nel 1950 a Mazzarino, città d'arte della Sicilia. Qui Cettina Crupi si ritrova a recitare con attori importanti come Tony Sperandeo, Salvatore Lazzaro, Alfredo Li Bassi, Giuseppe Scaglione, Elide Fiore, Alberto Molonia, Orio Scaduto e Marcello Arnone. In questo film Cettina interpreta la pettegola del paese. Dicevamo sopra di una Cettina testarda e orgogliosa, ma, aggiungiamo, è, prima di tutto, semplice e sincera, una donna che non vuole fare programmi anche se si comprende bene che il cinema è la sua grande passione, poi, per chiudere, è lei ad aggiungere un pensiero tutto suo: “è iniziato per gioco questo cammino nel mondo del cinema... ed io voglio giocare cercando di fare attenzione a non farmi male”.
Franco Vallone

Quel deposito ENI abbandonato dall'ENI

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 16 maggio 2011 at 9:20 AM

Da alcuni mesi ormai, il deposito costiero dell’Eni R&M di Vibo Marina lavora a regime ridotto, oserei dire ridottissimo. Le quantità di prodotti tradizionalmente trattati sono drasticamente ridotti, le autobotti caricati sono passati da circa 100 il giorno a meno di 10, le risorse umane da 23 unità necessarie sono attualmente appena 16 reali, conseguenza delle ultime uscite del 2010 non reintegrate. L’Eni R&M non investe da mesi in interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per la necessaria riparazione dei serbatoi corrosi. Questo ritardo, forse perché non più interessata a questo sito da sempre sotto l’occhio vigile della popolazione e sotto la lente d’ingrandimento di alcuni solerti funzionari addetti ai controlli e alle verifiche periodiche di legge che rallentano le operazioni di scarico e carico. E che dire dei rappresentanti politici locali che hanno difficoltà a trovare soluzioni valide per una realtà produttiva che da anni crea reddito per le tante famiglie direttamente coinvolte (oltre 160) e dell’indotto (oltre 200) per la regione Calabria, per il Comune, la Provincia e per le tante attività commerciali ed economiche del territorio. Facendo un’analisi veloce e sommaria, vediamo di comprendere cosa comporterebbe l’abbandono del sito di Vibo Marina da parte dell’Eni R&M: Chiusura di un parco serbatoi capace di movimentare il 60% circa dei prodotti petroliferi necessari alla Calabria, per uso privato e pubblico; Perdita delle accise derivanti dalla movimentazione portuale; Fermo sostanziale di tutte le relative attività del porto commerciale, con conseguente riduzione degli organici degli uffici pubblici preposti ai controlli e alle verifiche (Capitaneria, dogana, vigili del fuoco, ecc.) e degli addetti privati al rimorchio ed attracco delle navi cisterne, alla sorveglianza antifuoco e antiversamento, alla vigilanza degli impianti, alla piccola manutenzione ordinaria, alla mensa e alla pulizia del deposito; Pianificazione del necessario intervento di smantellamento e bonifica del sito (area di circa 50.000 mq), di cui definire gli oneri ed i tempi d’intervento e a carico di chi, vista che la proprietà del suolo è dell’Eni. Tutto ciò permetterebbe di non fare la stessa fine del sito della Basalti Bitumi, che se pur non più attivo da anni, non è ancora bonificato, né più manutenzionato e neanche monitorato per evitare che si producano eventuali danni all’ambiente a causa di possibili perdite dei serbatoi ormai corrosi e/o infiltrazione nel sottosuolo dei residui rimasti. A questo punto, un qualsiasi attento osservatore politico si dovrebbe chiedere, se l’Eni dovesse lasciare il territorio, quanto potrebbe sopravvivere ancora l’attività del deposito costiero della Meridionale Petroli, con la quale c’è una convenzione di mutuo scambio in caso di difficoltà di caricamento, attualmente in funzione con una movimentazione e caricamento di circa 40 autobotti il giorno, per conto prevalente dell’Esso. Infatti, anche questa bella realtà produttiva ultimamente ha visto il cambio di proprietà, per le note vicende finanziare della famiglia Sensi, finendo nella disponibità dell’Unicredit e quindi sotto la spada di Damocle per mancanza di finanziamenti alla manutenzione ordinaria e per l’attesa dell’acquisto da parte di un nuovo proprietario. Per la mia trentennale esperienza sindacale nel campo dell'industria petrolifera, ritengo che si renda necessario ed immediato un intervento della Politica con la “P” maiuscola, Sindaco in primis, Presidente della Giunta provinciale e di quella regionale, della Confindustria vibonese, degli operatori economici della media e piccola impresa, delle OOSSLL territoriali, per convenire un piano di mantenimento e/o salvataggio delle aziende che insistono sul territorio, quali quelle nel campo energetico e non solo. Questo piano dovrebbe portare a non ridurre ancora di più il PIL locale, contrastare i giochi di campanile sotterranei che sotto l’influenza della falsa idea di alcuni cittadini che per Vibo Marina il turismo è meglio e che lo stesso è incompatibile con l’industria petrolifera, vedrebbero delocalizzate, nel migliore dei casi, i depositi a Gioia Tauro. Come mai al nord di questa filosofia ecologica general-generica, non ne tiene conto nessuno e le persone privilegiano il lavoro? Per lo sviluppo di un territorio, ancora oggi l’industria resta necessaria e possibile anche salvaguardando l’ambiente. Altra cosa è pretendere una salvaguardia esasperata dell’ambiente tale da costringere i nostri figli ad emigrare, consegnando il territorio, così ambientalmente perfetto e pulito, agli immigrati senza tutele e a qualche turista fai da te per qualche settimana all’anno. Questa aberrante filosofia “di altri tempi” e gli interessi particolari, ci stanno tenendo ancora ancorati all’ultimo posto in materia di industrializzazione e reddito procapite e quello che è peggio senza favorire sani investimenti nell’ambito turistico, attualmente a prevalente controllo di società e/o privati non sempre in regola con le leggi dello stato, sia in materia di finanziamenti, che di occupazione, salario e fisco. Mi auguro, che a questo punto, il Sig. Sindaco di Vibo Valentia insieme al suo Assessore alle attività produttive, prendano subito l’iniziativa per convocare un tavolo di produzione pubblico, da tenersi a Vibo Marina, con il coinvolgendo dei Presidenti delle giunte provinciale e regionale, degli assessori interessati, delle OOSSLL e della popolazione, perché l’Eni R&M, la Meridionale Petroli e le altre aziende in difficoltà non siano costrette ad abbandonare il territorio lasciando centinaia di famiglie senza salario ed il territorio ancora più povero e desolato di quanto non è già e diventerà con l’avvento del tanto agognato federalismo fiscale.

Dati significativi relativi all’attività dei Depositi Costieri di Vibo Marina negli ultimi due anni (2009-2010):
N° NAVI ORMEGGIATE E SCARICATE : 300 circa
AUTOBOTTI CARICATE : 90.000 circa
PERSONALE DIRETTO E INDIRETTO IMPIEGATO: 920 unità circa nei due anni
ACCISE E TASSE VARIE VERSATE (STATO E REGIONE): 800(700+100) milioni di euro circa

Vibo Valentia, 11 maggio 2011
CaISLl
Pino Conocchiella

Ad Arena, “lectio magistralis” di Giacinto Namia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:43 AM

Una lezione, una vera e propria “lectio magistralis”, si è tenuta ad Arena, presso l'Istituto Comprensivo presieduto dalla dirigente scolastica Giuseppina Prostamo. L'evento culturale che si è svolto mercoledì undici maggio nell’ambito del progetto FSE 2010/2012, obiettivo C-3, è stato denominato “Viaggio interculturale” ed ha visto presenti, come esperto e relatore, il professore Giacinto Namia, e gli alunni delle classi seconde della scuola secondaria, come giovani fruitori. Le lezioni magistrali, di cui questa è solo la prima, arricchiscono culturalmente la formazione e completano le attività proposte agli alunni durante tutto il percorso progettuale che ha una durata biennale. A coordinare il progetto “Viaggio interculturale” con il dirigente scolastico Prostamo, il tutor interno all'Istituto, Giovanni Valenzisi e il tutor dell’ente partner, l'Associazione Dante Alighieri di Vibo Valentia, Lorenzo Meligrana. I ragazzi di Arena, interessati al progetto, hanno seguito con notevole interesse la lezione di Giacinto Namia e, nella fase aperta al dibattito, hanno posto numerose domande, pertinenti alla tematica affrontata e tutte profonde e mature, con grande soddisfazione dell'autorevole relatore già preside del Liceo Classico di Vibo Valentia.
Franco Vallone

Ecce Homo a Soverato Superiore

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , | Posted On at 8:34 AM

L’appuntamento è nel cuore del paese, a lu chianu, spazio piuttosto ristretto tra casette che trasudano cronaca di vita cittadina, nel contesto generale di salite e discese che caratterizzano il centro storico di Soverato Superiore.

Ed eccoci davanti alla Compagnia dei Sognattori mentre danno voce ai fatti dei quali fu tragicamente protagonista Gesù, nel penultimo atto della sua vita terrena. L’atmosfera che si respira sta dietro al rito dell’ultima Cena, seguito dalla Passione del venerdì successivo al giovedì santo. Triste, dunque, con tante verità e significati reconditi nelle parole attinte a piene mani dagli scritti dei quattro evangelisti: Luca, Marco, Matteo e Giovanni. La fedeltà è totale nella selezione operata dall’autore, il professore Ulderico Nisticò, ancora una volta al fianco dell’attore e regista Tonino Pittelli. I nostri due istrioni realizzano insieme una rappresentazione certamente sacra nel contenuto, assolutamente rigorosa nella successione dei fatti, tecnicamente valida nella ricostruzione storica, avvincente sul piano degli argomenti, suggestiva nell’ambientazione sotto le stelle, con il buio della notte rischiarato da luce artificiale nei punti strategici. Con interesse si ascoltano spiegazioni di carattere storico e teologico, tralasciate in altre rievocazioni teatrali. Qui invece sono volutamente inserite a supporto della scena, introdotta e illustrata da quadri di autori rinascimentali.
La consapevolezza della tragedia prende forma attraverso la figura del Nazareno, agnello pasquale sacrificato per la redenzione del genere umano. Il contrasto socio-politico-culturale tra potere temporale e religioso, cresce nel tono di voce degli interpreti, adeguatamente calati nel ruolo di compìti lettori. Due donne e tre uomini, fermi in piedi davanti al leggìo su pedana rosso fiamma, come la Passione, e tutti drammaticamente ammantati di nero, come Maria e le pie donne.

Tonino Pittelli guida il manipolo composto da Rosanna Basanisi, sua moglie nella vita e sua compagna sulla scena, Anna Bova, Salvatore Gualtieri e Gianni Sangiuliano. L’attenzione è rivolta ai momenti salienti dell’intera Passione: lavanda dei piedi prima dell’Ultima Cena; attesa vigile nell’Orto di Getsemani; elucubrazioni mentali dei sacerdoti nel Sinedrio; inquietanti interrogatori nei palazzi di Erode e Pilato; flagellazione alla colonna; esposizione al pubblico ludibrio sotto la voce Ecce Homo, titolo dato all’ insolita lettura e interpretazione della vicenda accaduta duemila e passa anni fa. L’autore si concede qualche volo pindarico su prodromi necessari ad aprire parentesi con protagonisti di contorno. I riferimenti, logici e insostituibili, servono a introdurre Mosé, che regge in mano la tavola dei Comandamenti; Maria e Giuseppe diretti in Egitto, con Gesù in fasce; Solomé, per la cui caparbietà cade la testa di “colui che grida nel deserto”, Giovanni Battista. Scribi e farisei, altre turbe anonime e categorie a rischio, in quanto a equità di giudizio, si muovono ai margini.

In Ecce Homo hanno un nome i due ladroni: il buono Disma e il cattivo Gesta; il soldato, Tito Volturcio; il centurione, Caio Longino; l’immaginifica Claudia Procula, moglie di Ponzio Pilato, governatore romano che nulla fa per sottrarre un giusto alla fine ormai imminente. Il suo potere non si estende ai Giudei, di conseguenza nulla gli compete per evitare al Figlio dell’Uomo di morire sul Golgota, tuttavia inventa l’espediente della flagellazione, pensando di placare, in siffatto modo, la sete di sangue degli accusatori; Alessandro e Rufo sono i figli del Cireneo che aiuta Gesù a portare il pesante legno della croce. Anonima rimane la donna che riconosce in Pietro uno degli Apostoli. Hanno invece nome e potere i sacerdoti del tempio: Anna, Caifa, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, il quale si assume il pietoso compito di deporre Cristo nel sepolcro. Altri punti fermi sono gli episodi di Barabba, della Veronica piangente e degli Angeli del Male, che ruotano attorno a Giuda Iscariota, traditore per una notte e dannato per sempre.

L’introduzione in video permette di ammirare le opere d’arte che costituiscono il patrimonio ecclesiastico su cui poggiano i cardini dell’orgoglio locale paesano: Crocifisso ligneo; bassorilievo in marmo bianco di Carrara; figure angeliche; fonte battesimale di granito; busto, anch’esso in granito, di vescovo o forse di sant’Agostino; mezzobusto dell’Ecce Homo, eredità naturale delle Chiese erette sulla collina di Soverato la Vecchia. L’occhio della telecamera inquadra lo straordinario blocco della Pietà di Antonello Gagini, proveniente dall’omonimo Borgo del Convento di Santa Maria, ed oggi esposto nella Chiesa Matrice di Soverato Superiore, intitolata a Maria SS Addolorata. Il mezzo meccanico indugia sulla statua dal viso delicato, levigato, sorprendentemente giovane, irrorato di lacrime. In rilievo rimane la specificità della Virgo dolorosissima per eccellenza, come ricorda il canto sommesso del coro polifonico, intitolato alla stessa Madre Addolorata e diretto da Teresa Tropea. La magia è nella platea che non osa applaudire, catturata com’è dalla tragicità degli eventi narrati. Tamburi battenti accompagnano l’ingresso delle ballerine della Scuola di danza Exedra, diretta da Giusy Fiorenza e curata nella coreografia dalla maestra Jamaina de Oliveira. La loro uscita di scena è calibrata e silenziosa, compunta e composta. I personaggi delle voci narranti arrivano da lontano. Fisicamente, di sorpresa, colgono alle spalle, gli spettatori. Salgono in pedana e recitano subito pagine di toccante attualità. Ovunque nel mondo c’è sempre qualcuno che soffre, un giusto che paga per un peccatore. Gesù apre la strada che altri percorrono in suo nome. A cominciare da Don Giorgio Pascolo, parroco di Soverato Superiore, che trascina il suo operato nei patimenti senza fine del suo ginocchio martoriato. Lui, per primo, ha parole di elogio per la Pro Loco, di cui è presidente Giuseppe Chiaravalloti. Nelle frasi che pronuncia, domina il messaggio cristiano, ma entra anche il significato profondo della partecipazione alla vita sociale e culturale della comunità, di ogni persona, consapevole della propria funzione e umanità. Il controcanto sulle voci che portano avanti la Passione, dall’intimità del Cenacolo al sinistro panorama del monte Calvario, aumenta la suggestione. Il pathos di momenti sempre più emozionanti dilaga in chiusura. L’intermezzo canoro in lingua dialettale, riscatta sensi e significati intraducibili altrimenti. L’opera diventa drammaticamente vera quando Maria appare in compagnia di una pia donna. Maria di Magdala, probabilmente. Entrambe si nascondono sotto il nero del lutto, travolte dal proprio unico, grande, inconvertibile dolore. La commozione si tocca con mano. “D’ogni piaga, mi piago”, dice l’Addolorata davanti al Figlio. Che differenza con la soavità degli interventi per le cadute infantili e le atrocità che segnano il percorso fino al Golgota! Quando tutto pare finito, dal fondo del chianu, nell’occasione adibito a platea, appare una grande croce, simbolo del dolore universale, sotto la scorta di mesti accompagnatori.
Gianni Sangiuliano, robusto e imponente, provvede a issarla tra il silenzio generale. Seguono momenti di grande raccoglimento. Ciascuno riflette dentro di sé sui perché della vita. Chiede perdono per i propri peccati, rimette quelli altrui. Idealmente si prepara all’appuntamento con la rinascita pasquale. Al momento tutto è compiuto. Nulla divide. Nulla osta alla ricerca di una vita migliore. Nella speranza e nella fede, senza dimenticare la carità. Le tre virtù sono dentro di noi. Il tempo è vicino. Scattano in piedi tecnici e operatori, giornalisti e fotografi, semplici cittadini e autorità, con il sindaco uscente in testa, Raffaele Mancini, e l’assessore provinciale, Giacomo Matacera.
Emma Viscomi

Identità marinara e donne di Calabria - Con Assunta Scorpiniti al Salone del libro di Torino

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:28 AM

Il mare di Calabria, le sue storie, la sua gente; le nostre donne e il loro contributo alla costruzione della nazione italiana. Sono gli argomenti che Assunta Scorpiniti proporrà al Salone internazionale del libro di Torino, dedicato, nell’edizione 2011 a “La memoria. Il seme del futuro”.
La scrittrice e ricercatrice calabrese, la cui attività s’incentra proprio su questo tema, sarà ospite dello stand della Regione Calabria, presso il Padiglione Oval di Lingotto Fiere, nell’ambito di due eventi.
Il primo, inserito nelle iniziative per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e intitolato “Il Risorgimento delle donne”, è previsto per le ore 18.00 di sabato 14 maggio, ed è organizzato dall’associazione Mediterranean Media e dalla presidente Nadia Gambilongo. Assunta Scorpiniti interverrà, con altre autrici, per delineare figure femminili della nostra terra, la cui storia si è intrecciata con la grande storia italiana, alla quale hanno partecipato con il lavoro, la tenacia, i saperi e l’esperienza quotidiana; le sue donne sono tratte dal volume “Sette storie sulla scala di seta”, pubblicato nel 2009 con la casa editrice Progetto 2000 di Cosenza.
Il secondo evento, intitolato “In mare non è mai notte. L’identità mediterranea tra immagini e storie” e organizzato, nella stessa sede, alle ore 19.00 di domenica 15, in collaborazione con Ferrari Editore, è interamente dedicato alla sua ricerca antropologica sulla Calabria marinara e, in particolare, all’idea, condivisa con importanti studiosi, dell’unità culturale che contraddistingue le popolazioni affacciate sul Mare Nostrum. L’autrice calabrese accompagnerà con commenti e letture la videoproiezione di un estratto della mostra permanente “Famiglie e barche della comunità marinara di Cariati”, da lei curata ed esposta nella cittadina jonica, il luogo d’origine che, nelle sue opere, diventa emblematico dei tanti luoghi della Calabria.
Franco Vallone

Il Circolo del Cinema “Lanterna Magica” a Roma per la prima di Tatanka

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 11 maggio 2011 at 9:39 AM

É stata una serata in “prima fila”, e davvero memorabile, quella vissuta dal presidente e da alcuni componenti del Circolo del Cinema “Lanterna Magica” di Pizzo. Antonietta Villella, Vera Bilotta e Magda Primerano, di ritorno da Roma, appaiono emozionate per quella che è stata una “partecipazione ufficiale” alla prima nazionale di “Tatanka”, film del regista calabrese Giuseppe Gagliardi. Tatanka, uscito in questi giorni in 190 sale cinematografiche di tutta Italia, è un film forte e prorompente che trova ispirazione dal racconto “La Bellezza e l’Inferno” dello scrittore Roberto Saviano. Un lavoro filmico interessante che ha come traccia le palestre di pugilato della Campania viste come luoghi di resistenza ai clan. Il regista ha girato con uno stile tutto personale e con il montaggio di Simone Manetti ed in questo film, (opera che si potrebbe definire del
“neo-neorealismo”), ci sono ritmi velocissimi e serrati, forti colori, forti sapori e anche rumori forti, dove “i pugni che si sentono sono veri”, precisa lo stesso Gagliardi. E poi c'è il l’utilizzo del dialetto come lingua che esalta il linguaggio del discutere quotidiano e comune di un luogo, dove c'è gesto, gergo e metafora (tanto che si è deciso di sottotitolare il film). La colonna sonora, che da qualcuno è stata già definita ipnotica, è scritta da Peppe Voltarelli, fraterno amico di Gagliardi, da sempre suo compagno di giochi filmici e sonori. Gagliardi, il giovane regista di Saracena, è molto legato al circolo del cinema di Pizzo dove più volte è stato ospite assieme allo stesso Voltarelli. Il regista ha tenuto molto alla presenza del Circolo di Pizzo a Roma dove il film è stato presentato, al Cinema Barberini, alla presenza di tanti giornalisti, attori e personaggi dello spettacolo. Antonietta Villella, Vera Bilotta, Magda Primerano e Maria Laura Fiumara, si sono dette entusiaste del bellissimo film e dell'accoglienza avuta dal regista che, nonostante fosse occupato con numerosi cronisti e fotografi, con la simpatia di sempre le ha ringraziate pubblicamente in conferenza stampa per aver presenziato a questa speciale occasione culturale. In sala, al Barberini, anche Francesco Maria Primerano, attore pizzitano che ha avuto un ruolo nel film e l'immancabile Voltarelli, ed è stato come rivivere una delle serate di Pizzo, al Circolo del cinema, con i due ospiti inseparabili a fare da mattatori. Poi, alla fine, prima dei saluti, la promessa dello stesso regista: “quanto prima sarò a Pizzo per la proiezione e la presentazione di Tatanka”.
Franco Vallone

“Natuzza di Paravati”, ottavo volume di Valerio Marinelli sulla mistica calabrese

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On lunedì 9 maggio 2011 at 8:19 AM

Si intitola “Natuzza di Paravati” ed è il nuovo fascinoso volume pubblicato da Valerio Marinelli per le “Edizioni Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati di Mileto. Marinelli è un serissimo professore universitario che insegna all'Unical di Rende, presso la facoltà di ingegneria, ma è anche, e da tanti anni, il vero biografo ufficiale della mistica Natuzza Evolo. Da oggi questo ottavo volume è in distribuzione, un nuovo libro che ha una impostazione tipologica e narrativa consolidata dai precedenti sette, con un testo che mantiene la suddivisione del materiale in capitoli con lo stesso titolo di quelli dei volumi precedenti, in modo da rendere più facile la consultazione, la fruizione e l’approfondimento dei vari aspetti dei carismi di Natuzza. Tra le pagine del nuovo libro di Valerio Marinelli numerosi supporti fotografici di Lorenzo Giacomelli che testimoniano emografie e stimmate, tanti nuovi e inediti approfondimenti biografici sulla mistica, redatti con la collaborazione di don Pasquale Barone, padre Michele Cordiano e don Maurizio Macrì. Seguono i capitoli con le attività della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e con le attività dei Cenacoli di preghiera. Il quarto capitolo del volume tratta, e affronta con estremo rispetto, le tematiche legate alle sofferenze mistiche di Natuzza, mentre il quinto capitolo si riferisce al fenomeno dei misteri dell’emografia ed il sesto riporta i messaggi della Madonna della festa dell’Assunta e altri straordinari fatti mistici. Il settimo capitolo del libro contiene episodi della bilocazione di Natuzza; l’ottavo tratta il carisma della visione dei defunti; il nono riporta testimonianze di grazie e di guarigioni; il decimo capitolo riporta dichiarazioni e testimonianze di religiosi e l’undicesimo dichiarazioni e testimonianze di laici. Il volume contiene tantissime tracce inedite su cui riflettere, elementi utili a cercare di capire meglio gli straordinari insegnamenti spirituali di Natuzza Evolo. “In particolare - sottolinea lo stesso autore - questo ottavo volume contiene notizie biografiche, testimonianze, dichiarazioni e documentazione di varia natura e concernenti Natuzza, raccolte nel triennio 2004-2006”. In occasione della distribuzione di questo ottavo volume, la Fondazione di Paravati ha annunciato la pubblicazione, a breve, di un nono volume che completerà la stessa collana editoriale.
Franco Vallone

Il Codice Romano-Carratelli - La scoperta di un prezioso manoscritto del '500 che sconvolge iconografie e bibliografie

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On mercoledì 4 maggio 2011 at 3:24 PM

Domenico Romano Carratelli, calabrese, avvocato civilista, è un noto personaggio della politica regionale e nazionale che ha scritto, negli anni, tante importanti pagine di impegno civile, politico e sociale. Già deputato, sottosegretario ai Lavori pubblici, presidente del Consiglio Regionale della Calabria, sindaco di Tropea, la sua attività politico-istituzionale è stata sempre costellata da incarichi autorevoli e di grande prestigio, con un serio impegno, sul territorio e tra la gente, con il suo studio legale di Piazza Garibaldi, vero punto di riferimento sociale e culturale a Vibo Valentia. Pochi sanno però che Domenico Romano Carratelli è anche un esperto e appassionato bibliofilo, un amante del libro antico, di carte e pergamene, di volumi con le pagine ingiallite, le fioriture, le ossidazioni dell'inchiostro e l'odore di antico. Un vero cacciatore di pagine perse ma anche di stampe antiche e incisioni d'epoca, di scrittura amanuense, di archivi e biblioteche sconosciute. L'Onorevole è un vero cultore del libro raro e le sue ricerche in fondi, mercatini, case d'asta, biblioteche nobili e archivi privati, oggi non si contano e sono state recentemente premiate da un'acquisizione davvero speciale. Si tratta di un volume manoscritto straordinariamente unico e irripetibile, (è stato denominato “Codice Romano-Carratelli” - Fortezze, apprestamenti difensivi e territorio della Calabria Ultra alla fine del '500), ed è una scoperta che sconvolge bibliografie e iconografie consolidate da secoli. Da oggi sarà impossibile effettuare una seria ricerca storica sulla Calabria senza tenere conto dei contenuti descrittivi e iconografici di quest'opera. Carratelli indossa i guanti bianchi quando apre il prezioso libro, ogni pagina è un vero e proprio tesoro, testimone del profondo passato; si sfoglia e si scende, indietro nel tempo, di ben cinquecento anni. Il volume si compone di 99 pagine con disegni acquerellati dai colori freschissimi, che raffigurano le fortezze calabresi, le città fortificate del tempo; un vero e proprio censimento delle opere presenti sul territorio della Calabria Ultra, c'è Tropea, Pizzo, Nicotera, c'e anche Scilla e Bagnara, solo per anticipare qualche località, ci sono le torri, i castelli e il sistema difensivo costiero. Sotto i disegni tante descrizioni, un'infinità di notizie su quanto rilevato direttamente in loco, in una sorta di approfondito inventario, uno studio scientifico commissionato dal vice re alla fine del 1500, con tanti rilievi grafici a colori che toccano aspetti di ingegneria e architettura, le distanze dal mare, la descrizione del territorio. La scoperta, con il piano dell'opera e una mostra documentaria e iconografica, verrà presentata ufficialmente a Roma in prima nazionale, e poi successivamente in Calabria nelle città di Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Domenico Romano Carratelli per festeggiare i quattrocento anni della presenza della sua famiglia a Briatico, ricordando i suoi avi, Pietro Carratelli e Dianora Satriano, (che si sposarono proprio a Briatico Vecchia), ha voluto concedere la pubblicazione di una delle raffigurazioni del volume. Si tratta de "Larochetta de Briatico che stà in uno scoglio a mare”, una struttura difensiva della Costa degli dei che oggi conosciamo in tutt'altre forme. Ma nel volume, ancora inedite al nostro sguardo, ci sono immagini e descrizioni di altre tre torri della stessa Briatico: c'è la torre di San Nicola del Porto, quella dell'Imperatore e la torre di Sant'Irene con vista dall'alto sull'antica peschiera romana con le vasche del vivarium e sul paesaggio che vi era attorno. Tanti bellissimi inediti particolari, tutti da studiare, da confrontare e da ammirare.
Franco Vallone

Passione e morte di Gesù a Davoli - Tradizione e cultura nel momento storico della "Pigghiata"

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , | Posted On giovedì 28 aprile 2011 at 11:41 AM

L’appuntamento è a Davoli, paese nel Parco naturale delle Serre, sul versante montuoso ionico, a 46 chilometri da Catanzaro con i fatti salienti che portano Gesù di Nazareth dall’Orto di Getsemani alla Collina del Golgota. L’evento è vissuto con interesse e partecipazione. Trama, scene, costumi, protagonisti e comprimari seguono direttive comuni ad allestimenti teatrali di spessore. L’impegno degli organizzatori è tangibile, come la commozione degli spettatori. La presenza degli stessi decreta il successo della “ Pigghiata”,curata nei minimi particolari. La tragedia è strutturata attorno alla figura di Gesù, interpretato da Vittorio Scicchitano. L’attore, bravo e convincente, passa dalla serena consapevolezza del primo atto, all’atteggiamento remissivo e di sofferenza dei successivi, impiantati sull’impresa dei soldati che lo catturano e la supponenza dei capi che lo condannano. Antonio Fragalita è Caifa, perentorio e inflessibile capo del Sinedrio. Più sottile ma non per questo meno decisivo, Antonio Corasaniti, Erode austero nella veste regale, con tanto di corona in testa e scettro in mano.

Mario Corasaniti, nella toga di Ponzio Pilato, rende bene l’idea del governatore incapace di sottrarre un innocente alla crocifissione, supplizio possibile solo per un non romano. “Il mio potere non si estende al culto dei Giudei”, proclama nella sintesi ultima della sua politica che lascia ai vinti libertà di culto. Alteri e convinti interpreti del loro potere sono Franco Corasaniti, Nicola Corasaniti e Antonio Paravati, primo, secondo e terzo sacerdote anziano. Giuseppe Procopio, Giuseppe Ruggiero e Mimmo Procopio sono investiti della carica di primo, secondo e terzo principe.

Non da meno è l’irriducibile Anna, sacerdote celato sotto lo chador, ed impersonato da Antonio Corasaniti. Ruolo di contorno hanno l’ancella Silvana Catarisano e i paggi Vittore Procopio, Alessio Corasaniti e Francesco Procopio. L’accanimento dei sommi pontefici è concretizzato nella flagellazione alla colonna. Mantello rosso, canna, in segno di comando, e corona di spine diventano prova indiscussa dello scherno rivolto all’ improbabile Re dei Giudei. La tensione sale lungo la via Crucis, presenti i personaggi storici, citati nei Vangeli: la Maddalena, prostituta redenta, ha il volto bellissimo di Maria Procopio,adorna dei gioielli del maestro Enzo Riverso; il Cireneo, che aiuta Gesù a portare la croce, è l’efficace Stefano Procopio; la Veronica, pietosa e piangente, è Maria Elena Corapi; l’Addolorata è interpretata da Assunta Vono, sostenuta da Giovanni, l’apostolo prediletto, avente le sembianze di Giuseppe Ranieri.

Prima di giungere alla fase finale, si passa attraverso sequenze molto importanti e significative. Cominciamo da quella introduttiva, davanti al Regno degli Inferi, dove si vede Lucifero, Pietro Cristofaro, recriminare su di sé e rimproverare i suoi accoliti, piccoli e grandi. Satana è il bravissimo Salvatore Gualtieri, truccato e vestito di nero, molto espressivo nel ruolo di angelo del male. Suo compagno di rovine è Astarotte, Francesco Ranieri. Con loro due, danno prova di moto perpetuo, i giovani diavoli Dario Procopio e Giuseppe Corapi. Satana e Asterotte attentano al libero arbitrio di Giuda, Salvatore Pittelli. Insieme gli fanno tradire il Maestro. Insieme guadagnano la sua anima di povero suicida, dannato per sempre. La voce narrante di padre Bernardino Gualtieri sintetizza episodi, raccorda momenti precedenti ai susseguenti, svolge funzione esplicativa e riflessiva. Monologhi e dialoghi attingono alle leggi del teatro classico, per solennità di espressione e rigore concettuale. L’effetto è sorprendente, immediato. Domanda e risposta arrivano a conclusioni che non accettano deroghe. L’esempio è in ogni frase. È palese anche nel silenzio di Gesù, consapevole del suo destino sin dalla prima ora, e terribilmente sofferente alla terza, già rinnegato da Simon Pietro, Giuseppe Procopio, il futuro pescatore di anime, fondatore della Chiesa cattolica.

“Grande è il tuo pentimento, grandissima è la ricompensa che avrai nel Regno dei Cieli”, è il messaggio d’amore e di perdono, lasciato al mondo intero dal Maestro che ha la colpa di essere innocente, come sostiene Erode nel tentativo di spiegare la funzione sovversiva, sociale e politica, attribuita al predicatore della Montagna delle Beatitudini.

Toccante è la scena dell’Angelo dell’Amore divino, Paola Procopio, che vuole strappare Giuda ai demoni persecutori. Con questi alla carica, la sfida tra bene e male non ha storia. A Satana e Astarotte non resta che impadronirsi del corpo dell’impiccato e portarlo all’Inferno perché bruci nel fuoco eterno. E mentre Gesù paga colpe non sue, Barabba, Pietro Arena, riacquista la libertà perduta. Nelle scene di massa, prevale il silenzio. Tacciono i legionari, in completo assetto militare, agli ordini di Longino, Leopoldo Sinopoli, sotto la corazza del centurione, convertito dal Figlio di Dio fatto uomo. Ai piedi di Gesù morente, egli pronuncia parole di fede e di speranza, insolite per un soldato, per di più pagano. Non parlano Barbieri Teresa, Antonella Zangari, Anna Maria Buonocore e Rosanna Malvaso, figure femminili presenti all’ingresso trionfale in Gerusalemme. Anna Maria Scicchitano è ai piedi della Croce sul Monte Calvario. Altre pie donne seguono la triste processione tenendo per mano bimbi agghindati da pargoli della Tribù di Davide. Il più piccolo è Mattia Gualtieri, due anni appena, rigoroso nella sua tunica rigata. Un po’ più grande, il fratello Pietro, serio e compunto accanto a Barbara Raimondo, sua madre anche nella vita. Giuseppe d’Arimatea ha il volto drammatico di Paolo Ranieri. I due ladroni sono: Domenico Gualtieri, il buon Disma a destra, e Nicola Gualtieri, il cattivo Cisma a sinistra di Gesù, al momento della Crocifissione, animata dai dialoghi evangelici, parola per parola. A questo punto,Vittorio Scicchitano presta efficacemente voce, volto e corpo a Cristo sofferente, confermandosi padrone della scena, da istrione consumato.

L’agonia provoca sgomento e turbamento. Tuoni in sottofondo accompagnano la tristezza del momento. La mente vola verso la realtà di duemila e passa anni fa, cogliendo l’eternità del terribile attimo fuggente ed ora perpetrato. Quando si giunge alla deposizione, un dolce dolore si impadronisce di protagonisti e spettatori. La disperazione scompare: tutto è compiuto. Lo sa bene Maria che accoglie in grembo il Figlio diletto e getta le basi ad opere di Pietà, nei secoli, di scultori e pittori. Sacro e profano si mescolano in cima al Calvario, tra angeli, Rosanna Pittelli e Angelica Viscomi, da una parte, e il soldato Marco, Fernando Procopio, dall’altra, impegnato a riscattare a dadi la tunica del povero Crocifisso. Una volta disposta il telo di lino, venerato come sacra Sindone, attorno al corpo del Nazareno, non resta che intraprendere la via del Santo Sepolcro. Il mesto corteo procede lentamente. Davanti al grosso macigno, pietra tombale per tre giorni, si ferma. Gli occhi versano lacrime abbondanti in attesa degli squilli di tromba per la gloria della domenica mattina. La Resurrezione non è ancora in atto ma è vicina.

Lo spettacolo vince e convince, con l’abile regia di Domenico Monterosso; la scenografia di Eugenio Pittelli, coadiuvato da Alfonso Corapi, Giuseppe Monterosso e Luciano Pittelli.; i costumi di Anna Raimondo, Anna Maria Procopio, Camillo Paravati, Irene Procopio, Tiziana Stizza, Anna Russomanno e Filomena Viscomi, guidati da Vittoria Monterosso, consulente storica. Tecnico dell’audio e curatore delle colonne sonore, è Gregorio Trombetta. Gli abili suonatori di tromba sono Evelino Ranieri e Vincenzo Gualtieri. I rulli di tamburo conoscono le mazze del percussionista Giuseppe Procopio. A Nella Ciaccio tocca il ruolo prezioso di suggeritrice attenta e tempestiva.

La consulenza religiosa è di don Pasquale Gentile mentre Pino Corapi cura grafica e regia del video commemorativo. Nulla è trascurato dell’iconografia classica evangelica: Gesù arriva in Gerusalemme, in sella a un somarello tra grida di osanna e agitazione di palme e ramoscelli di ulivo. La lavanda dei piedi è nel Cenacolo dove si consuma l’Ultima Cena. Anche lì appaiono Salvatore Gualtieri e Francesco Ranieri allo scopo di irretire Giuda, non ancora completamente calato nel ruolo di traditore. La vigilia della “Pigghiata”, cioè della cattura, è piena dell’angoscia di Cristo che implora il Padre di allontanare da lui, se è possibile, il calice della Passione.

Vicini a lui, gli Apostoli addormentati: Tommaso è Nicola Sinopoli; Michele Mongiardo, Giacomo; Matteo Crasà, Matteo; Giuseppe Corasaniti Andrea; Luca Cilurzo Giacomo II; Antonio Pitinzano, Filippo; Giuseppe Corasaniti, Taddeo; Antonio Battaglia, Simone Zelota. Giuseppe Procopio è Pietro, difensore del Maestro a spada tratta, la stessa con cui stacca l’orecchio al soldato malco, Fernando Procopio, reo di aver ammanettato Gesù. I processi nel Sinedrio e nei palazzi di Erode e di Pilato, sono pieni di contraddizioni di carattere sociale, religioso e politico. Quanta verità invece nelle parole dell’Angelo confortatore e dell’Angelo della speranza, Giulia e Clara Procopio. Quanta misericordia nel discorso del Messaggero del perdono, Valentina Procopio. Quanta forza nella testimone della fede, Chiara Corapi. La soddisfazione di aver realizzato l’opera di ampio respiro, degna di essere ricordata nel tempo, è di Vincenzo Cristofaro e dell’intero Comitato da lui presieduto. Applausi per tutti!

Emma Viscomi