A Briatico la prima edizione del Mercatino di Natale

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On giovedì 17 dicembre 2009 at 8:04 AM


Mercatino di Natale 2009 - I Edizione
Briatico - Piazza IV Novembre
20 dicembre 2009 - dalle ore 15

AgipGas presenta la Rossa di Tropea sul calendario 2010

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 14 dicembre 2009 at 8:45 AM

E' il nuovo Calendario AgipGas 2010, patinato, colorato e stampato in tiratura altissima, in distribuzione in questi giorni gratuitamente in tutta Italia. Il calendario, denominato "Terra Mater" e sottotitolato "Dalla nostra terra, i sapori dell'Italia", presenta, nelle sue dodici facciate, il meglio della produzione tipica nazionale. C'è il Prosciutto di Norcia per gennaio, il radicchio di Treviso per febbraio, il pane di Altamura per marzo, il carciofo Romanesco ad aprile, a giugno la carota del fucino, il fico d'India dell'Etna a luglio e il peperone di Senise ad agosto, il fungo di Borgotaro a settembre, mentre, rispettivamente, i mesi di ottobre, novembre e dicembre sono dedicati alla mela della Val di Non, alla Castagna di Montella e al famoso pecorino sardo. Una intera pagina del calendario, quella relativa al mese di maggio è dedicata alla Cipolla Rossa di Tropea, "famosa nel mondo, si legge testualmente, per il suo profumo e per la sua leggerezza, si distingue dalle altre varietà per la sua dolcezza. Definita per le sue qualità "Oro Rosso di Calabria", la cipolla rossa di Tropea viene coltivata lungo la costa medio alta tirrenica calabrese, su appezzamenti assolati prospicienti il mare, che si affacciano sullo Stromboli, il leggendario vulcano delle Eolie. I suoli dove si coltiva sono di natura vulcanica, freschi, profondi e ricchi di potassio, responsabile della particolare fertilità. la raccolta viene praticata da metà aprile a fine maggio. è un prodotto IGP dal 2008". Il colorato calendario 2010 di AgipGas dedica a tutta l'intera pagina lo stesso tipico inconfondibile colore della cipolla tropeana e completa il tutto con tre gustose ricette gastronomiche: la zuppa di cipolle rosse di Tropea, le Cipolle rosse di Tropea gratinate e i medaglioni di cipolle rosse di Tropea panate.
Franco Vallone

Al musicista calabrese Angelo Laganà il 15° "Premio del Museo"

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 8:18 AM

Da quindici anni il "Museo Nazionale delle Paste Alimentari" (che ha sede in Roma in Via Flaminia 141) organizza uno dei premi più prestigiosi che ci sono oggi in Italia, suddiviso in varie sezioni: Pubblica Istruzione, Giornalismo, Pubblicità, Musica, Media-Comunicazioni, Università, Fotografia, Mercato, Ristorazione, Premio alla Carriera, Premio Speciale.
Quest'anno, la quindicesima edizione del Premio Museo per la "sezione Musica" , consistente in una cornucopia d'argento, è andato al musicista calabrese Angelo Laganà di Roccella Jonica (Reggio Calabria), qui nella foto con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che ha ricevuto il Premio Speciale.
Il 2009 è stato ricco di riconoscimenti per Angelo Laganà: il Premio "Una Vita per la Cultura" assegnatogli dagli Amici della Calabria del Molise, il Premio Giganti della Calabria" venuto dall'Università dei Popoli di Badolato, il Premio Cuba Cultura ricevuto a La Havana dal governo cubano per il ponte culturale che Laganà realizza da parecchi anni tra Italia e Cuba e, adesso, questo significativo premio nazionale. Tutti riconoscimenti che, attraverso l'artista reggino, onorano la Calabria.
La solenne cerimonia del 15.mo "Premio Museo" si è svolta al Teatro "il Bagaglino" che, sito proprio al centro di Roma, è celebre soprattutto per la serie di spettacoli comico-satirici trasmessi sempre con grande successo da alcune reti televisive nazionali. Tra i premiati noti al grande pubblico: Mario Calabresi, direttore del quotidiano "La Stampa" di Torino, la giornalista Alessandra Generali del Corriere della Sera, on. le Giuseppe Rippa dell'agenzia stampa Nuove Notizie Radicali, il giurista Pietro Rescigno.
Dr. Domenico Lanciano

"Frammenti di vita" di Carmela Cocciolo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On lunedì 7 dicembre 2009 at 3:14 PM

Il prossimo 12 dicembre 2009, presso la Sala delle Laudi del Vescovato di Mileto, si terrà la presentazione del volume di Carmela Cocciolo dal titolo “Frammenti di vita”. Il fermarsi ad ascoltare le parole degli altri, l'osservare la natura ed i piccoli-grandi protagonisti, gli uomini, che credono, illudendosi, di poter cambiare il corso della loro vita senza l’aiuto quotidiano di Dio; sono, questi, gli argomenti del volume postumo di poesie di Carmela Cocciolo, pubblicato dalle Edizioni Ursini di Catanzaro. Per la poetessa, scrivere è stata durante la sua esistenza quasi una necessità vitale e quotidiana. Stimolata com’era a captare, con grande sensibilità, ogni più piccola pulsione, interna ed esterna, ha composto versi che il silenzio le ha consegnato. Nata a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia l’8 giugno del 1927 e scomparsa a Paravati nel gennaio del 2006, Cocciolo ebbe in vita una forte passione per la poesia; passione che, malgrado la poetessa abbia frequentato solo la scuola elementare, si è trasformata in vera e propria attività creatrice. La Cocciolo ha infatti pubblicando ben due raccolte, la prima nel 1994 dal titolo “Parole allineate” e la seconda nel 2000 con il titolo “Parole e sogni”, edite con una bella veste tipografica dallo stesso editore Ursini. “La sua poesia – scrive oggi il figlio della Cocciolo, Angelo Varone - è soprattutto intrisa di sprazzi di vita vissuta e, comunque, sempre arricchita con delicatezza dai suoi genuini sentimenti. Parlando della famiglia amava definirla una ricchezza. Schietta e diretta nel comunicare non amava le mezze misure”. “Una poesia - sottolinea nella prefazione il noto critico letterario Fulvio Castellani - che "crea sensazioni, che fa riflettere, che spinge a dialogare con noi stessi, per quanto semplice essa possa essere, merita di essere letta ed ascoltata, in silenzio". È quanto si può dire della poesia di Carmela Cocciolo, una donna che con i versi ha inteso trasferire agli altri quell’io gioioso che è stato in lei. Ed è stata una gioia, la sua, che si è sostanziata usando parole che si intersecavano sul filo di una rima spontanea e di un giro di assonanze che danno veramente il senso del finito e dell’infinito al tempo stesso”. Nel volume, appena pubblicato, oltre alle sue poesie troviamo filastrocche e quadretti dalla singolare compostezza espressiva, ci imbattiamo con i suoi paesaggi dell’anima che trasmigrano in direzione di un dopo che diventa assai spesso sogno, irrealtà agognata ed a tratti acquisita. Cocciolo ha usato il grimaldello dell’amore per esprimere le proprie ricchezze interiori, quel festante connubio tra generosa intuizione emotiva e saggezza. Poesia semplice, ma altrettanto musicale, ritmica, sinuosa. Ed è stata questa la sua forza. «Io le spine le prendo piano / e qualcuna mi punge la mano», aveva scritto, tra l’altro, la poetessa di Paravati, quasi a voler rimarcare, con la sua consueta grafia legata ad una saggezza, che la vita va vissuta fino in fondo.
Franco Vallone

Aspettando il Natale… a tavola

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On mercoledì 2 dicembre 2009 at 5:24 PM

Nel Meridione, ed in particolare in Calabria, la festa del Natale veniva celebrata con profondo senso religioso e con sentita partecipazione da parte di tutto il popolo. Dall'analisi degli atteggiamenti ritualizzati legati al periodo natalizio emergono elementi che sono da inserire in quello che viene comunemente chiamato folklore, ma che, in effetti, era ed è comportamento e costume delle culture popolari. Il tempo e lo spazio assumono, con l'avvicinarsi del Natale, una diversità, diventano luoghi e tempi speciali. La quotidianità veniva abbandonata, si costruivano spazi sacri, diversi, dove tutto si trasformava e si circondava di un alone di mistero e d'irripetibilità. Il paese stesso cambiava aspetto, o meglio, diventava un altro paese, si rinnovava nell'attesa della Santa Notte. Tutto veniva organizzato in funzione della notte straordinaria della Nascita Santa e del giorno di Natale, e i giorni che seguivano erano di attesa del Capodanno, del capo di misi e d'annu novu, ma anche di ritorno graduale, attraverso il Capodanno prima e l'Epifania dopo, alla normalità, alla fine della sacralità dello spazio e del tempo speciale. Una soglia immaginaria apriva le feste con la novena, un punto di entrata che si percepiva al suono delle zampogne, delle pipitule e delle nenie dei suonatori della novena presenti sulle strade di tutti i paesi e che annunciavano ogni sera l'approssimarsi del Natale. Nelle case, nelle chiese e per le strade venivano allestiti presepi con occhi di canne, muschi e casette di cartone, pastori di taju e creta e fondali di cieli stellati. Presepi che si rinnovavano nella tradizione di ogni anno. La sera, davanti a questi paesaggi pieni di luci di lumini, di frutta e di pastori, ma incompleti per l'assenza di Gesù Bambino nella grotta, venivano intonati canti e lodi. Le famiglie riunite cercavano di rinsaldare vecchie amicizie, eliminando rancori, odio e inimicizie, sforzandosi di costruire pace, aprendosi al perdono e alla fratellanza. Tutti si riunivano per trascorrere insieme le feste. Gli anziani vivevano giorni felici in compagnia dei propri cari, degli emigrati che tornavano da lontano per le feste, se potevano tornare. I poveri venivano anche da altri paesi nella speranza di ricevere qualcosa, dei fichi secchi, delle zeppole, delle castagne, o per essere ospitati per un piatto di minestra calda ed un bicchiere di vino. Ma a proposito del pranzo natalizio c'è da dire che l'abbondanza alimentare, sognata tutto l'anno diveniva il punto da realizzare a tutti i costi. Il cenone di Natale era un rito vero e proprio, durante il quale si dovevano portare a tavola e mangiare, o quantomeno assaggiare, tredici pietanze diverse. In alcune zone della Calabria tredici dovevano essere i tipi di frutta da presentare sulla tavola. Una curiosità: molti presepi venivano allestiti con pittejare (pale di fichidindia) con i frutti più grossi attaccati, rami di arancio con arance sanguigne o dolci, fasci di mirtilli e corbezzoli, melograni, mandarini e qualche frutto fuori stagione, fuori tempo. Questi frutti servivano per colorare i paesaggi, le scenografie del presepe, ma anche per avere a Natale frutta a volontà. Le donne della famiglia, riunite, iniziavano a cucinare sin dalle prime ore dell'alba. Al mattino presto si sentivano già odori di broccoli e cavolfiori affogati, zucca fritta con la menta, stoccafisso con olive e patate, baccalà arrostito e fritto, frittelle e tante altre ricette tradizionali e poi i tredici tipi di frutta. In questa lunga lista dovevano essere presenti fichi secchi ripieni preparati a croce, limoncelli, sorbe, corbezzoli, melograni, arance, mandarini, castagne infornate, arance dolci, melone d'inverno, noccioline americane, castagne pasticcate, fichi d'india, nocciole, mandorle e noci.Era un vero e proprio contare e mangiare, assaggiare e cassarijari, passare in rassegna più pasti possibili, più pietanze, più dolci e più frutta; riferimenti legati certamente alle tradizioni più antiche e pagane, alle cene di Licinio Lucullo, ai Saturnali. Tutto questo produceva due tipi di comportamento temporale e spaziale: stare a tavola continuamente a giocare, mangiare e bere e l'andare in chiesa a pregare ed attendere, a mezzanotte, la nascita di Gesù tra le luci, gli addobbi e l'odore forte dell'incenso, del mirto e della cera di candela. A casa i giochi di carte e di tombola avvenivano vicino al fuoco del braciere o attorno al focolare dove ardeva il cosiddetto zuccu di Natali, un grosso pezzo di legno scelto appositamente e benedetto con preghiere e riti comportamentali dal capofamiglia. Fuori, sulle strade, i bambini giocavano giorno e notte con le nocciole e la fosseja. Il Natale era anche momento di indossare i vestiti fatti cucire per l'occasione e le scarpe nuove della festa. Altro simbolo festivo erano i dolci fatti in casa in modo semplice, torrone di zucchero, mandorle e cannella, pignolata con il miele, pitte filate, zeppole, ciceriate, bucconotti, susumelle, crispeddi…La notte di Natale finalmente arriva, dopo la lunga attesa l'evento divino, straordinario, ed è subito festa. La messa di mezzanotte e non si sente più il freddo, il buio, il gelo. La notte di Natale è anche la notte dei segreti. Le anziane tramandavano rituali magici alle giovani. Procedure antiche contro le magarie, il malocchio e le affascinazioni. Le affascinazioni, le magarie, le parole, le formule rituali, le cose di magia di un mondo sotterraneo che solo in quella notte di bene poteva essere rivelato.
Franco Vallone

Tavola rotonda al Filangeri di Vibo Valentia sui diritti dei bambini.

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On venerdì 27 novembre 2009 at 12:08 PM

Si è svolta presso il convitto Filangeri di Vibo Valentia la tavola rotonda sul ventennio della convenzione dei diritti dei fanciulli organizzata dal Kiwanis International e dal Comitato Unicef di Vibo Valentia. La convenzione ONU, il più importante strumento giuridico internazionale in materia di diritti dell'infanzia, è stata adottata dall'Assemblea Generale il 20 novembre del 1959 e costituita in considerazione del fatto che occorre preparare il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, educarlo in uno spirito di pace, tolleranza, uguaglianza e solidarietà e concedergli una protezione speciale. Alla tavola rotonda sono intervenuti tra gli altri Cinzia Catanoso, presidente del comitato Unicef di Vibo Valentia, con una relazione sul ruolo dell'Unicef nel mondo e in provincia di Vibo, basandosi sul diritto all'ascolto e alla partecipazione dei ragazzi "cittadini in crescita"; Bruno Risoleo, neuropsichiatra infantile e chairman Kiwanis nel distretto Italia, soffermandosi sulla domanda "l'infanzia è davvero l'età della spensieratezza per tutti i bambini?"; Giovanni Vecchio, presidente eletto Kiwanis di Vibo e il rettore dell'istituto "Gaetano Filangeri" Francesco Loriggio ed infine il presidente del consiglio comunale di Vibo Valentia, Marco Tallarico, che ha risposo alle domande poste dai ragazzi presenti in sala. Moderatore il giornalista Maurizio Bonanno che ha anche voluto aggiunge le sue considerazioni sulla convenzione. Nonostante si parlasse dei diritti dei fanciulli, in sala, i ragazzi presenti erano veramente pochi e tra i pochi i ragazzi della giunta del consiglio comunale dei ragazzi di Briatico con l'assessore alla cultura Carla Scordamaglia, quello allo sport Costantino Di Bruno, il vicesindaco Dario Bagnato e il sindaco junior Maria Joel Conocchiella, accompagnati dalla professoressa Caterina Carnovale. Il convegno è stato un momento di forte riflessione sulle problematiche che affliggono molti bambini sul pianeta: la fame, lo sfruttamento minorile, la povertà, la cattiva salute, gli abusi sessuali ... in tutti i paesi del mondo ci sono bambini che soffrono e vivono in condizioni particolarmente difficili ed è un dovere di tutta l'umanità prestare loro una particolare attenzione.
Franco Vallone

Viale del Sole... al buio da sempre

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 12:05 PM

Briatico, parte alta del paese, per arrivarci bisogna superare la SS 522. Il nome della via è bello, Viale del Sole, denominazione toponomastica che ricorda l'antico appellativo della stessa località Solaro. Il bel nome della via, che inizia proprio di fronte un rinomato hotel, non coincide affatto con la realtà del luogo. Una strada sterrata, strapiena di buche, fossi e continui avvallamenti sale faticosamente tra sterpaglie e una sorta di discarica. Il tutto completamente al buio, infatti per tutta la strada manca l'illuminazione pubblica. I tanti abitanti che hanno la sfortuna di abitare in quella zona hanno quotidianamente a che fare con una strada che è praticamente impraticabile sia alle autovetture sia ai pedoni. "Ed ogni qualvolta piove, sottolineano alcuni residenti, sembra di essere e di abitare fuori dal mondo civile. La situazione isola letteralmente il quartiere, al buio con la strada rotta e oltretutto il luogo sta diventando piano piano ricettacolo di piccole discariche abusive di rifiuti di ogni tipo". Lorena Costa, una delle abitanti della zona, ha precisato di "pagare regolarmente le tasse senza ricevere i servizi e di essersi più volte rivolta agli uffici del Comune di Briatico, più di un anno fa, per chiedere che si risolva urgentemente il problema ma, fino ad oggi, non si è avuta nessuna concreta risposta in tal senso. Stesse problematiche per le vicine Via della Contessa e Via delle Mimose. Sembrerebbe che alla base ti tutto il problema ci sia un'antica questione di competenze tra i vecchi proprietari del terreno e lo stesso comune di Briatico.
Franco Vallone

Il canto funebre non trova più collocazione nella società attuale

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On lunedì 23 novembre 2009 at 4:09 PM


Era considerato un dovere in molti paesi della Calabria

Il canto funebre, oggigiorno, si sente molto di rado. Non si piange più come una volta.
Alcuni psicologi hanno individuato in questa mancata abreazione (non solo durante i funerali ma anche quando ci si trova in qualsiasi situazione critica), la causa principale dei suicidi che, come è noto, nella società post-industriale sono diventati molto frequenti.
Senza voler entrare in un'analisi dettagliata del problema, diremo solo, che è venuta a mancare, negli ultimi tempi, quella che era una caratteristica esclusiva del mondo popolare.
Tra la gente per bene i canti funebri non trovavano alcuna collocazione; non esiste nessuna documentazione orale o scritta, che io sappia, che testimonia tale pratica nel mondo raffinato della borghesia. I ricchi non esternavano le loro emozioni: forse piangevano in silenzio oppure non piangevano affatto. Le persone umili, invece, avvertivano il bisogno di dare sfogo al proprio dolore col pianto (ricordiamo il lamento che Maria fece a Nostro Signore), con gesti a volte strazianti, con rituali che col tempo sono entrati a far parte della cultura di un posto perché accettati e condivisi da tutta la collettività.
E proprio perché appartenenti ad un modo di vivere, ad una mentalità collettiva il pianto funebre era considerato un dovere in molti paesi della Calabria. Il morto bisognava piangerlo se non si voleva incorrere in disavventure col morto stesso (capace di ritornare al mondo come spettro) o se non si voleva che la sua anima restasse vagante per troppo tempo prima di intraprendere il viaggio dell'al di là, o più semplicemente, se non si voleva incorrere nelle critiche negative dei presenti.
Ma non era sufficiente piangere il morto: bisognava saperlo piangere e più si piangeva bene, più c'era la possibilità di superare quella crisi di identità che sopraggiunge in simili situazioni. La perdita di una persona cara ci procura una sensazione di smarrimento, di confusione totale. Non sappiamo più chi siamo, dove ci troviamo, perché con quella perdita, è morta anche una parte di noi stessi.
Ecco allora la funzione importante del lamento funebre. La ciclicità del lamento, la sua ripetitività nelle esclamazioni.....tata miu....soru mia....cumpagnu miu....ecc. era garanzia di continuità: la vita continua anche senza l'estinto.

Chi non era in grado di saper piangere il defunto si rivolgeva alle lamentatrici professionali, le prefiche. Queste donne venivano chiamate a prestar la loro opera nei funerali dietro ricompensa e non bisogna, però, confonderle con le comari del rione, le quali accorrevano volentieri ai lutti e si associavano al dolore dei parenti del defunto.
Una caratteristica del lamento funebre, che rende l'idea di come doveva essere difficile "dividersi" dal proprio caro, consisteva nell'uso di rivolgersi al defunto parlando in modo diretto.
In questo tipo di canti troviamo frequente l'uso dei simboli e delle metafore che ci offrono delle immagini davvero toccanti come in questo antico lamento : Monarca miu.....quannu trasivi di vasciu....monarca miu....mi parìa 'na spata 'd'oru....monarca miu......culonna mia, quantu fatìga facisti....'ccù chisti mani....monarca miu....scuntenta mò è la vita mia, monarca miu....mi lassasti afflitta dintra quattru mura, cumpagnu miu...casa caduta, e sustegnu miu perdutu..... Luomo è considerato "il re della casa", per cui viene chiamato "monarca" paragonato alla potenza di una spada d'oro col manico di diamante, quindi soprattutto preziosa. La spada dunque come simbolo di ricchezza e di austerità. Ma l'uomo è anche la "colonna" quindi in grado di sorreggere l'intera casa, come un pilastro, una trave, con la sua autorevolezza e dignità di lavoratore.
Ed è proprio con il lavoro....quantu fatiga facisti...., la fatica delle braccia....'ccù chisti mani...che l'uomo si è conquistato l'appellativo di sostenitore della famiglia. Nella sua lamentazione la moglie ci tiene a dare risalto all'autorità del marito, come motivo di vanto, perché l'uomo è il padrone della casa ed è giusto che ella sia subordinata al marito. Con la sua morte viene a cadere quel sostegno....sustegnu miu perdutu....che renderà difficile la sopravvivenza futura.
Carlo Grillo
(Presidente Ass. Cult. "Calabria Logos" per la riscoperta e la rivalutazione delle tradizioni popolari calabresi)

Cernia di 52 chili pescata davanti alle coste vibonesi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On mercoledì 18 novembre 2009 at 2:21 PM

Il conzo, la coffa come la chiamano i nostri pescatori locali, sembrava essersi incagliata sugli scogli della secca davanti alla costa del vibonese. Il grosso filo di nailon avanzava poco alla volta tra mille difficoltà di recupero e tutto lasciava presagire ad una prossima rottura dello stesso. Invece, piacevole sorpresa, ad uno dei numerosi ami della lunga lenza del conzo, c'era attaccata una cernia enorme. Una cernia di ben 52 chilogrammi di peso, troppo grossa per essere consumata dalla famiglia del pescatore. La grossa preda, dopo il faticoso recupero, è stata portata successivamente a Vibo Marina, presso una nota pescheria all'ingrosso e successivamente rivenduta. Meravigliati oltre che i numerosi pescatori accorsi a riva all'arrivo della barca, anche alcuni rivenditori del pescato. Per uno di questi, Barillari di Briatico, "si tratta di un esemplare di cernia davvero notevole e raro a vedersi", mentre per l'appassionato ed esperto pescatore amatoriale Antonio Pinto, "si tratta di un pesce anziano di ben cinquantadue anni, infatti, sottolinea, le cernie crescono un chilogrammo per anno ed è facile quindi calcolare, in base al peso, la loro età".
Franco Vallone

"Ecologica - Mente" - A Vibo Valentia una mostra in nome del riciclare

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 16 novembre 2009 at 10:12 AM

Vibo Valentia - Si intitola "Ecologica - Mente" l'iniziativa culturale patrocinata dall'assessorato all'Ambiente del Comune di Vibo Valentia e organizzata per il secondo anno consecutivo allo scopo di sensibilizzare con il forte messaggio sociale del riciclare, del riusare, del ridurre. Un messaggio che attraverso questa manifestazione intende lanciare provocazioni e idee anche al servizio della tutela ambientale. Lunedì prossimo, 16 novembre, si parte con un incontro, programmato per le ore 17.00 presso la Chiesa di San Michele con gli interventi dell'assessore all'ambiente del Comune di Vibo Valentia Vincenzo Insardà, di Franco Saragò di Legambiente e, alle 18.00, di Titty Marzano, presidente dell'Associazione "L'Isola che non c'è". Alle 18.30 è prevista l'apertura della mostra che, con chiusura serale alle ore 22.00, si potrà visitare fino a venerdì 17 novembre. L'Associazione organizzatrice dell'evento, "L'Isola che non c'è", trasnazionale, apartitica e aconfessionale, intende perseguire, nelle intenzione del suo presidente, Concetta Silvia Patrizia Marzano, detta Titty, e dei numerosi soci promotori, "esclusivamente finalità di utilità sociale, di ricerca e di solidarietà. Essa si propone come:raccordo organizzativo con le realtà associative che ne condividano valori, obiettivi e strategie; mezzo di divulgazione e promozione dell'attività di volontariato; servizio per istituzioni, enti pubblici e privati attraverso la costituzione di una banca dati finalizzata alla raccolta di quelle notizie utili ad una maggiore diffusione e conoscenza dei dati relativi al disagio, all'emarginazione, all'ambiente ed alla salute; promotore di interventi nel settore dell'editoria e dell'informazione, di manifestazioni, congressi, giornate di studio e mostre per l'approfondimento degli stessi. La mostra "Ecologica - Mente" evidenzia il lavoro svolto dagli associati nel periodo settembre-ottobre. Attraverso il riuso e la reinventazione artistica sono state ridotte, riciclate e riutilizzate centinaia di bottiglie di plastica, collant, svariati utensili e lattine di alluminio, tegole, vecchi oggetti in ceramica e vetro, oggetti di uso comune altrimenti destinati alla raccolta differenziata, una bella inedita mostra artistica tutta da visitare e da scoprire.
Franco Vallone

Briganti, Brigantaggio e Camicie Rosse - Al "Cocinarium" di Milano il 14 Novembre con il cantautore Claudio Sambiase e lo scrittore Cataldo Russo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On venerdì 13 novembre 2009 at 10:54 AM

Si avvicina il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, avvenuta ufficialmente il 17 marzo 1861 a Torino, e già c'è tutto un pullulare di iniziative per festeggiarlo o solamento ricordarlo in modo variamente e anche aspramente critico. Come faranno domani sera, sabato 14 novembre, al "Cocinarium" di Milano, Via dei Vespri Siciliani 74 (zona Lorenteggio) due calabresi d'eccezione, il cantautore di lungo corso Claudio Sambiase, originario di Zagarise (Catanzaro), e lo scrittore teatrale Cataldo Russo. Il primo riproporrà le tante canzoni del suo ampio repertorio dedicate al fenomeno del brigantaggio e alle contraddittorie vicende postunitarie, mentre il secondo presenterà, con l'aiuto di alcuni attori, brevi momenti teatrali dove i principali protagonisti dell'Unità d'Italia o, meglio, dell'annessione al Piemonte del resto d'Italia, si raccontano a modo loro.
La serata, sponsorizzata da numerose associazioni di emigrati calabresi in Milano e nord Italia, avrà termine con musice e balli del sud.
Dr. Domenico Lanciano

Kledi a Porto Salvo alla scuola di Antonella Ferraro

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On giovedì 12 novembre 2009 at 9:51 AM

Questa mattina (Giovedì 12 Novembre) a Porto Salvo di Vibo Valentia il ballerino Kledi terrà uno stage di danza presso "Progetto Danza". La scuola, diretta da Antonella Ferraro, ha, nel settore della danza e sul territorio vibonese, ben tredici anni di esperienza e di presenza attiva. La scuola in questi anni ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti nazionali e qualcuno anche in ambito internazionale. Progetto Danza e la sua dinamica direttrice organizza da anni spettacoli ed eventi culturali, partecipando con successo ad importanti rassegne e concorsi. Al fine di un serio arricchimento artistico e culturale e sempre alla ricerca di nuovi stimoli per i suoi allievi, Antonella Ferraro ha fatto intervenire nella sua scuola, per stage e corsi formativi, numerosi artisti di fama internazionale, ricordiamo tra gli altri il ballerino albanese Ilir Shaquiri, il grande coreografo Mauro Mosconi e la showgirl Rossella Brescia. Tra le esperienze degli anni passati c'è da ricordare l'audizione, di Ferraro e di sue sette allieve, al prestigioso Progetto "Have a Dream" tenutasi a Roma presso la'Accademia dello stesso Kledi che oggi sarà ospite a Porto Salvo per lo stage di danza moderna.
Nato a Tirana, in Albania, il 7 aprile 1974, Kledi Kadiu è entrato giovanissimo all'Accademia Nazionale di Danza dove si è diplomato nel 1992. Nello stesso anno è entrato a far parte del Corpo di ballo del teatro dell'Opera di Tirana dove ha ricoperto fin dall'inizio, ruoli solistici in balletti di repertorio quali "Lo Schiaccianoci", "Don Chisciotte", "Dafne e Chloe" e "Giselle". Nel 1993 si è trasferito in Italia dove riscuote continui successi con esperienze televisive in programmi noti al grande pubblico, da "Buona Domenica" a "C'è posta per te" ed "Amici".
Franco Vallone

Quel filmato del '48 dell'Istituto Luce su Natuzza Evolo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 4 novembre 2009 at 11:38 AM

Un film vecchio del 1948, uno spezzone in bianco e nero di pochi minuti di girato che si è rivelato di grande interesse storico e antropologico. I titoli di testa del vecchio documentario in bianco e nero aprono con il cappello che pone una domanda precisa: "Fenomeni soprannaturali?", poi segue il titolo: "Col sangue la donna di Paravati disegna".

Segue il nome della rubrica "la settimana INCOM", l'informazione, di quel lontano venti febbraio del 1948, veniva proiettata nelle sale cinematografiche. Ed ècco il testo del breve reportage dalla Calabria:- "Paravati, è una frazione di Mileto, in Calabria, a tredici chilometri da Vibo Valentia. Camminando per queste strade, anni fa, per la prima volta il piede di Natuzza Evolo sudò sangue. Il parroco preferirebbe non parlare della prodigiosa pecorella del suo gregge. Nostra intervista - Ecco la casa, Natuzza racconta: ha ventiquattro anni, è sposata con un falegname, non ha conosciuto il padre morto in America, lontano dalla madre perché non era buona. Dal giorno che sulla sua pelle senza ferite comparve il primo sangue, quanti fazzoletti disegnati spontaneamente in figure sacre da quel sangue.

Non può allattare il suo secondo bambino perché l'essudazione vi si manifesta dappertutto. Fenomeno vasomotorio che dilatando i tessuti fa uscire il rosso madore ma come spiegare allora il dono dell'ubiquità. Qui, alla presenza di giornalisti e testimoni ,Natuzza Evolo dà la prova di realmente disegnare col sangue. Quelle gocciole scrivono anche parole che Natuzza, analfabeta, non saprebbe tracciare con le mani. Ingenui segni religiosi aprono, tra corone di stelle, la porta del paradiso". Qualche tempo fa abbiamo fatto pervenire il riversamento di questo filmato alla mistica attraverso le mani di P. Michele Cordiano e lei ha potuto così rivedere e rivivere scene, tempi e luoghi lontani oltre sessanta anni. Da anni Paravati è legato al nome di Natuzza, un nome che apre le porte ad un vero e proprio universo di misticismo. Questa di Natuzza sembra una storia lunga e lontana centinaia di anni ed invece ci rendiamo conto che nasce ed inizia nel Novecento e si trova oggi ad essere storia di vita del duemila, storia attuale che, comunque, fuoriesce da ogni tipo di umana visione. Via Umberto I di Paravati, è qui che ha sede una fondazione molto particolare che porta il titolo di "Cuore Immacolato di Maria - Rifugio delle Anime". Abbiamo letto l'atto costitutivo e lo statuto dell'associazione, possiamo constatare che è l'unica associazione al mondo a riportare nel suo atto costitutivo alcune frasi che arrivano direttamente dalla Madonna. Il notaio che a suo tempo ha redatto l'atto passerà certamente alla storia per questo! Arriviamo a Paravati in una giornata di pioggia, i pullman dei pellegrini, parcheggiati lungo la strada a destra e sinistra, arrivano fino a Mileto, che dista alcuni chilometri. La polizia, i carabinieri, i vigili urbani e i numerosi volontari faticano a dare al traffico un indirizzo accettabile e sostenibile. Chiediamo a dei vigili alcune indicazioni per arrivare al centro del paese, ci indicano una stretta stradina di campagna che segue i confini esterni del paese. In piazza la scena che si presenta ai nostri occhi è incredibile: gente, gente, gente… gente dappertutto e ovunque in attesa di vedere Natuzza. Gente richiamata da ogni parte del mondo. Vediamo, tra la folla colorata, alcuni stendardi dei cenacoli di preghiera, uno porta il nome di New York, un altro segna il gruppetto di pellegrini dell'Australia. È impressionante il modo in cui seguono lo sguardo verso questa piccola figura sul palco, una signora con gli occhiali, un poco tremolante, sorretta dal marito e dal figlio.

Natuzza rivolge un saluto alla gente e dice che prega per tutti. Poi dopo la messa, presieduta dal vescovo della diocesi, Natuzza entra in auto scortata dalla polizia di stato di Vibo Valentia e parte verso casa transitando tra due ali di folla immensa. Ci affrettiamo a raggiungere il centro di Natuzza immerso nel verde, assieme a noi migliaia di persone cercano rifugio e ristoro presso il giardino, per continuare a pregare, per mangiare un panino o semplicemente per un attimo di riposo. Decine di volontari offrono aiuto, altri supportano i banchi vendita di souvenir, riviste e pubblicazioni su Natuzza, crocifissi, medagliette ed ogni altro oggetto sacro ed è a questo punto che ci accorgiamo che Paravati è diventato luogo eletto anche per il mercato della fede come era già accaduto per San Giovanni Rotondo, Pompei, Polsi. Ci parlano della fondazione nata in nome di Natuzza e vogliamo approfondire questo interessante aspetto. Dopo un po' entriamo nell'auditorium del centro ed incontriamo il collega giornalista Vincenzo Varone, direttore responsabile della rivista "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime" ed oggi sindaco della città di Mileto, padre Michele Cordiano e il sacerdote Pasquale Barone, presidente della fondazione. Nella grande sala, intanto, Natuzza è seduta tra la gente in quarta fila, accanto ad un pilastro. La cosa strana è che la gente non si era accorta della sua presenza in platea. Appena questo si realizza tutti si stringono attorno alla mistica di Paravati per salutarla. Ci avviciniamo anche noi, le stringiamo la mano ed è questo un momento emozionante pensando a quelle famose emografie prodotte da quelle mani e riprodotte in migliaia di illustrazioni nei volumi monografici. Natuzza è un personaggio misterioso e straordinario ma nel contempo di una semplicità estrema ed è proprio lei l'ispiratrice di questo grande progetto che si chiama "Cuore Immacolato di Maria -Rifugio delle Anime". Tutto è nato anni fa, precisamente il 4 dicembre del 1986. Natuzza Evolo incontra il parroco e lo sollecita ad occuparsi della realizzazione di un'opera spirituale e sociale nella sua Paravati. "Non è stata una mia volontà", ripeterà più volte Natuzza. "Io sono solo la messaggera di un desiderio manifestatomi dalla Madonna nel 1944, quando è apparsa nella mia casa, dopo che ero andata in sposa a Pasquale Nicolace. Quando l'ho vista, Le ho detto ((Vergine Santa, come vi ricevo in questa casa brutta?)), Lei mi ha risposto: ((Non ti preoccupare, ci sarà una nuova e grande chiesa che si chiamerà "Cuore Immacolato di Maria -Rifugio delle anime" e una casa per alleviare le necessità di giovani, di anziani e di quanti si trovino nel bisogno". "Da allora, ogni volta che io vedevo la Madonna, Le chiedevo quando ci sarebbe stata questa nuova casa, e la Madonna mi rispondeva: ((Ancora non è giunta l'ora)).

Quando l'ho vista nel 1986 mi ha detto: ((L'ora è giunta)). Io, vedendo tutti i problemi delle persone, che non c'è posto dove ricoverarli, ho parlato con alcuni miei amici che conoscevo e con il parroco don Pasquale, e allora loro stessi hanno formato l'Associazione". Sono parole destinate a non conoscere l'usura del tempo ed a restare impresse per sempre nel cuore e nell'anima. Don Pasquale Barone informa il Vescovo del tempo, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, di questa richiesta. Da lì a poco, l'Ordinario diocesano dà il suo assenso alla realizzazione del progetto, come strumento operativo di una volontà di Bene. Il cammino è avviato. L'associazione "Cuore Immacolato di Maria - Rifugio delle Anime" nasce ufficialmente nel 1987. Precisamente il 13 maggio, davanti al notaio Nunzio Naso ed alla presenza del Vescovo. Da quel 13 maggio inizia un'esperienza unica e irripetibile, destinata a fare memoria, che in tutti questi anni ha coinvolto migliaia di persone, di ogni età, di ogni luogo, di ogni ceto sociale. Paravati è diventato "il paese dell'anima" con la "Cittadella della carità". "Tutto questo nasce e si sviluppa sotto il carisma di Natuzza che sostiene l'iniziativa con la preghiera, con l'offerta della sofferenza, con la semplicità della vita e con la forza consolatrice della parola".
Franco Vallone

Natuzza Evolo: "Io sono verme di terra". La grandezza della sua testimonianza non muore con il suo corpo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 11:34 AM

C'era una volta, oramai purtroppo si può dire, Natuzza Evolo. Eravamo nel secolo scorso, che poi è il nostro vicino '900, ed era il lontano ventitrè agosto del 1924, un normalissimo giorno nella storia degli uomini, una data come tante che però si è caricata, nel tempo, di un grande simbolismo cristiano. È una semplice data di nascita ma è anche la straordinaria data dell'inizio dell'essere di Natuzza Evolo, conosciuta oramai in tutto il mondo come la mistica di Paravati. Nel piccolo paese, frazione di Mileto, in quel tempo c'erano davvero poche povere case basse, con le ceramide rosse, che si stringevano in fila attorno alla chiesa ed altre che si inseguivano lungo la strada principale, polverosa e stretta, che da Vibo Valentia portava e porta ancora oggi a Reggio Calabria. Allora, in una di queste povere case, nasceva Natuzza. 85 anni dopo, l'1 Novembre 2009 nella stessa casa Natuzza Evolo è morta. Le cose sono cambiate a Paravati, le strade oggi sono tutte asfaltate, le case e le cose hanno seguito le modernità del tempo, degli uomini e delle loro tante storie umane. Ottantacinque anni dopo quell'antico 23 agosto il giardino della Casa di Natuzza è diventato quello della sede della grande Fondazione. Ora dalla balconata affaccio, sotto uno strapiombo naturale, c'è una grande spianata di terra e tufo bianco con alcuni secolari ulivi che spuntano ogni tanto e tradiscono l'origine del luogo e ci dicono che tutto, li sotto, era uliveto selvaggio. Ora al suo posto un mega cantiere edile, una cupola, una grande chiesa moderna in costruzione, strutture finite e da finire in grezzo cemento armato. È il progetto sogno di Natuzza, progetto non suo, divino si dice. Oltre al cantiere si vede e si sente, da qui sopra, qualcosa di più: una pace e una serenità speciale. Forse è solo suggestione, ma forse no!. Paravati ormai è legato in modo indissolubile al nome di Natuzza, un nome che apre le porte ad un vero e proprio universo di misticismo perchè questa di Natuzza sembra una storia lontana centinaia di anni ed invece ci rendiamo conto che nasce ed inizia nel vicino '900 e si trova oggi ad essere storia del duemila, storia attuale che, comunque, fuoriesce da ogni tipo di umana visione. La scena che si presenta ai nostri occhi è incredibile: gente, gente, gente… gente dappertutto in attesa di vedere il corpo di Natuzza. Gente richiamata da ogni parte. È impressionante il modo in cui, per anni, hanno seguito lo sguardo verso questa piccola e semplice figura sul palco, una signora con gli occhiali. Poi Natuzza rivolgeva un saluto alla gente e diceva semplicemente che pregava per tutti. L'altra sera la stessa gente era in fila chilometrica per portare l'ultimo saluto alla umile signora di Paravati, quella che nella sua semplicità e consapevolezza dell'effimero vivere diceva essere "un verme di terra". Gente in cammino per ore per poter vedere la santa, la mistica, solo per un attimo. In tanti muoiono con la sicurezza di ritornare al grande buio, Natuzza se ne andata con la sicurezza di andare verso una grande luce e questa sicurezza, questa grande fede, l'ha trasmessa continuamente in tutti questi anni di vero e proprio servizio. Ora Natuzza è stata deposta all'interno della cappella della stessa sua casa-Fondazione, in attesa del completamento della grande chiesa dove verrà traslata successivamente. Molti ieri passando davanti alla sua salma hanno potuto osservare il suo volto sereno che, improvvisamente dopo la morte, dimostrava almeno vent'anni di meno. Fatto straordinario o semplice rilassamento muscolare? In tanti altri hanno poi osservato e testimoniato fotograficamente strane luci in cielo, bagliori notturni improvvisi e veloci, finanche una croce luminosa.... Voglia di partecipare ad un momento così straordinario, strane coincidenze, bisogno dettato dalla crisi della presenza o semplici suggestioni collettive? Le parole più forti che si sono sentite davanti al corpo di Natuzza Evolo in questi giorni sono state quelle pronunciate da un sacerdote che ha detto: "Natuzza, se hai potuto fare tutto questo da viva immaginiamo cosa potrai fare adesso che sei morta". Parole forti, toccanti, attuali che in un baleno fanno riemergere le migliaia di testimonianze del suo percorso lungo ottantacinque anni. Ed ecco cosa invece raccontava su Natuzza, qualche anno fa, il giornalista Antonio Magro di Cosenza, a Valerio Marinelli, studioso e biografo che su Natuzza ha scritto ben sette volumi illustrati. "Intorno alla fine degli anni Quaranta io facevo il corrispondente a Vibo Valentia del "Risorgimento", un quotidiano dell'editrice il Mattino di Napoli, e venni mandato a Paravati per un sopralluogo. Quel giorno ho trovato un operatore del cinegiornale e vari giornalisti, venuti da fuori. E lì abbiamo trovato in una casetta modestissima, in una casupola anzi direi, Natuzza, seduta ad un braciere che teneva un bambino in braccio. Ad un certo momento, mentre qualcuno cercava di farle delle domande e lei, da donna modesta quale era, analfabeta, dava delle risposte e diceva di questi fenomeni, d'improvviso dà dei segni come se si sentisse male. Allora una donna che era là vicina le sottrae il bambino, per paura che cadesse a terra, e lei suda sangue. (…) Uno tirò dalla tasca un fazzoletto, prende questo fazzoletto ed asciuga sulla fronte: c'erano delle stille di sangue. Asciuga, e quella donna in dialetto sempre ha detto: vedete se è apparsa qualche cosa! Perché di solito appaiono dei segni. Ed infatti era apparso un disegno a sangue. C'era in alto una pisside, da questa pisside partiva, una strada che scendeva e faceva una curva; all'inizio della curva c'erano due angeli, e sotto, alla fine della strada,c'era questa scritta in latino Deus in terra visus est. Lo ricordo benissimo. Questo è il fenomeno che abbiamo osservato allora. Dopo un pò lei si riprese, un pò stanca perché era venuta meno…".
Franco Vallone

Piace l'idea del Ministro Brambilla di valorizzare i paesi-balcone e tutti i "panorama-point"

Pubblicato da Andrea Satriani | | Posted On venerdì 30 ottobre 2009 at 3:59 PM

Alla fine dello scorso mese di settembre Domenico Lanciano, responsabile dell'Università delle Generazioni, ha scritto una lettera al Ministro del Turismo on.le Michela Vittoria Brambilla per chiederle di esaminare l'idea-progetto di valorizazione dei cosiddetti "paesi- balcone" cioè tutti i punti panoramici, i "Panorama Point" esistenti in Italia, specialmente dei "paesi-belvedere" e dei "paesi-bellavista".
Ecco la risposta del ministro, datata 22 ottobre 2009: "Gentile dott. Lanciano, ho letto con interesse il progetto che mi ha sottoposto, perché il tema della valorizzazione delle risorse paesaggistiche italiane è di indubbio interesse, ed ho apprezzato lo spirito di collaborazione sotteso all'iniziativa. Le politiche avviate dal Governo e l'impegno degli operatori hanno consentito la sostanziale tenuta del turismo italiano nel corso della stagione 2009, nonostante la difficile congiuntura internazionale. Rimane ancora molto da fare affinché l'Italia esprima per intero le potenzialità che possiede. Pertanto, nel ringraziarLa per i Suoi graditi suggerimenti e per lo spirito di cooperazione dimostrato, Le comunico che il progetto sarà esaminato con la dovuta attenzione e valutato nell'ambito delle iniziative programmate dal Ministero del Turismo. Colgo l'occasione per inviarLe cordiali saluti. Firmato Michela Vittoria Brambilla".
L'Università delle Generazioni, intanto, esorta i responsabili delle nostre istituzioni locali e gli operatori turistici ad aumentare la valorizzazione dei numerosi punti panoramici con un particolareggiato censimento e, quindi, con l'impianto di una segnaletica appropriata, inserendoli non soltanto nei circuiti turistici ma anche nella programmazione di eventi e di manifestazioni. L'esperienza turistica di questi ultimi decenni incoraggia l'adeguata valorizazione dei siti panoramici, dei "Panorama Point" poiché i visitatori solitamente restano assai stupiti, emozionati ed incantati dinanzi ai nostri panorami mozzafiato, ai quali noi siano abituati e magari non ci facciamo più caso, mentre per coloro che vengono da lontano, specialmente dalla grandi e piatte pianure del mondo, l'effetto delle bellezze panoramiche è davvero tanto grande e straordinario che le espressioni di meraviglia sono sempre suggestive ed indicative del gradimento, spesso frammezzate da un ripetuto "Oh, my God!" (Oh, mio Dio!).
Dr. Domenico Lanciano

Roma, aperto il Mei, Museo dell'Emigrazione Italiana: la raccolta de "Le Stanze della Luna" di Vibo Valentia esposta nel Complesso del Vittoriano

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On martedì 27 ottobre 2009 at 8:14 AM

Ci sono voluti quasi tre anni per realizzare, nei 400 mq della ex Gipsoteca dell'Altare della Patria, il Museo dell'emigrazione italiana (Mei), che venerdì 23 ottobre ha aperto i battenti nel complesso del Vittoriano alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente della Camera Gianfranco Fini, accompagnati dal Ministro per i beni culturali, Sandro Bondi e dal Sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica. Da ora in poi, anche se a livello locale i numerosi musei sull'emigrazione continueranno a ricordare i migranti di una data area geografica, ci sarà un unico "contenitore" a raccontare nel suo insieme un'esperienza tanto complessa. "Abbiamo riletto il fenomeno della storia dell'emigrazione con un andamento cronologico - precisa il direttore del Mei Alessandro Nicosia, presentando il museo, promosso dal ministero degli Affari esteri con la collaborazione del ministero per i Beni e le Attività culturali. Essendo un museo gratuito rivolto al grande pubblico del Vittoriano e agli studenti, abbiamo voluto semplificare la lettura. La data simbolica d'inizio è il 1861, anno dell'unificazione italiana, anche se l'emigrazione iniziò molto prima. Attraverso sei sezioni si arriva fino ai giorni nostri, con i casi di affermazione di oriundi italiani in sempre più campi e l'inversione dei rapporti, con l'Italia che dal 1976 diventa un Paese in cui i flussi in entrata iniziano a superare quelli in uscita. Ma l'aspetto più importante è quello dell'unità nella diversità, perché l'emigrazione fu un fenomeno caratterizzato da innumerevoli flussi locali". All'interno, nelle varie stanze lo strumento multimediale la fa da padrone. Mentre una particolare sezione della Mostra pone all'attenzione le migliaia di espatriati da ogni singola regione e la loro destinazione verso territori diversi. "Un modo per sfatare alcuni luoghi comuni - aggiunge Nicosia - perché il primato spetta al Veneto, seguito dal Friuli, mentre solo a partire dal secondo dopoguerra la Sicilia sale sul gradino più alto della classifica, anche per effetto delle partenze verso il Nord industrializzato". Migrazione interna alla quale è dedicata una specifica sezione, con i filmati dell'istituto Luce e delle Teche Rai (molti inediti) che testimoniano. Nella parte finale del percorso espositivo si può consultare una biblioteca sull'argomento e disporre di una sala cinema dove viene proiettato un documentario dal titolo ''L'Emigrazione Italiana e il Cinema'' con interventi, tra gli altri, di Emanuele Crialese, Carlo Lizzani, Enrico Magrelli, Citto Maselli, Giuliano Montaldo, Gabriele Salvatores, Pasquale Scimeca, Pasquale Squitieri, Daniele Vicari, Nello Correale. Ma il Museo contiene anche documenti d'archivio. Fra i pezzi pregiati, anche alcuni cimeli storici, dai quaderni di scuola recuperati dalla Società Dante Alighieri a due organetti originali utilizzati per le vie di Buenos Aires da migranti siciliani a inizio secolo fino al modellino della nave Roma, una delle prime a effettuare le traversate transoceaniche e a portare in America gli emigrati a livelli "industriali". Numerosi e prestigiosi i Prestatori: oltre 40 tra i quali la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Rai Teche, l'Istituto Centrale per i Beni sonori e audiovisivi, l'Archivio Centrale di Stato, l'Istituto Luce, la Fondazione Cresci, la Società Dante Alighieri, la Società Umanitaria di Milano, l'Archivio Storico della città di Torino e diversi collezionisti privati.
Ed in qualità di prestatore è presente Franco Vallone, già direttore del Museo dell'Emigrazione Giovan Battista Scalabrini, con una parte importante della sua raccolta privata de "Le Stanze della Luna" di Vibo Valentia, che rappresenta dignitosamente la Calabria, una delle realtà geografiche italiane ad aver alimentato maggiormente a cavallo dell'Ottocento/Novecento il fenomeno dell'emigrazione in tutto il mondo, nelle Americhe, in Australia e nei Paesi europei. Invitato dagli organizzatori, Franco Vallone ha messo a disposizione materiali documentari testimoni dei momenti significativi e dei ricordi indelebili della diaspora calabrese che ora si possono toccare con mano, studiare e fotografare: cimeli, fotografie, bauli, documenti di identità, di viaggio, che contribuiscono a raccontare gli emigrati calabresi. "Non è la prima volta - dice Franco Vallone, accompagnato per tutto il percorso della Mostra dal ricercatore Salvatore Libertino e dal glottologo Michele De Luca - che la raccolta viaggia da un posto all'altro. In passato con questo stesso materiale aveva allestito a Vibo Valentia la mostra "Il Baule dell'Emigrante", e il Museo Calabrese dell'Emigrazione Scalabrini prima a Vibo e successivamente a Francavilla Angitola ed aveva collaborato più volte alla realizzazione di eventi e mostre internazionali prendendo parte a quella dell'emigrazione italiana in America "The World in my Hand", curata dal compianto Paolo Cresci e svoltasi nel cuore ancora pulsante dei migranti verso gli USA, ad Ellis Island di New York nel 1997, e poi, successivamente, alla Fiera Internazionale del Libro a Torino e alla mostra allestita presso il Municipio di Brooklyn, ancora a New York. Tra i numerosi pezzi, tra gli oggetti e i documenti trasferiti a Roma, tanti materiali documentari provenienti da Favelloni di Cessaniti, Briatico, San Costantino Calabro, Francavilla Angitola, dal Vibonese e da altre aree della Calabria: due antichi bauli, uno di fine Ottocento ed uno del 1910; un raro menu di terza classe stampato in rosso e differenziato, nel mangiare quotidiano dei trenta giorni di viaggio, per aree geografiche di provenienza dei migranti; ricevute di rimesse di danaro di banche americane e argentine, immaginette sacre, attrezzi da lavoro di un barbiere ambulante, libretti di risparmio, un portafogli dalle mille tasche, un certificato argentino di buona condotta, un certificato di matrimonio per uso emigrazione e tante bellissime fotografie testimoni delle lontananze fisiche e delle vicinanze del cuore. Il baule di fine ottocento, esposto attualmente al Vittoriano - continua Vallone - ha un una storia molto singolare. Gli emigranti lo prendevano in affitto per trasportare masserizie durante i loro viaggi. Dopo le traversate sull'Oceano, su quel "mare grande quanto il cielo", il baule ritornava regolarmente in Calabria pronto per essere affittato per un altro viaggio. La 'ditta' che fittava il baule aveva sede a San Costantino Calabro, in provincia di Vibo Valentia. La parete esterna del prezioso 'baullu', ormai a riposo, è ancora piena di targhette ed etichette d'imbarco che si sono accumulate nel tempo, durante le continue e numerose traversate oceaniche verso la Merica.
Franco Vallone

Festival Internazionale del Cinema dal 26 al 28 ottobre al Teatro Comunale di Cetraro (CS)

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , | Posted On at 7:58 AM

Tra gli eventi del Festival si segnala quest’anno la partecipazione del regista Mario Monicelli. Quest’anno gli sarà attribuito e consegnato il “Cristo d’argento” durante la serata finale del Festival, il 28 ottobre.
Riconoscimento speciale ai registi Chiara Rapaccini e Berardo Carboni. Premio Simona Gesmundo corti di animazione al regista messicano Jonathan Ostos Yaber e alla regista polacca Joanna Jasiñska - Koronkievicz.
Il Premio Simona Gesmundo Corti d’Animazione, promosso dall’Associazione del Premio Simona Gesmundo, Presidente Gaetano Gesmundo, è parte integrante del Festival Il Fiore di ogni Dove, ideato e diretto da Matilde Tortora, voluto e realizzato dal Laboratorio Sperimentale Giovanni Losardo, Presidente Gaetano Bencivinni.
Giorno 26 ottobre saranno premiati per la sezione comunicazione la giornalista del TG3 Livia Blasi, la cantante jazz Rosa Martirano e Roberto Musolino per il video musicale “Alba Chiara”, l’etnomusicologo Carlo Grillo e Stefano Occhiuzzi per la colonna sonora di “Non vivere in silenzio”.
Sarà inoltre presentato “Arte e Cultura del Tirreno Cosentino” di Carlo Andreoli, saranno premiati per la fotografia Antonio Mancuso e l’attore Antonio Fulfaro per la voce fuori campo del video “Gozo, Island of Joy”.

Angelo Laganà: re di Cuba

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On lunedì 26 ottobre 2009 at 2:13 PM

Saranno ormai oltre dieci le tournée effettuate a Cuba da Angelo Laganà, il cantautore e concertista calabrese di Roccella Jonica (Reggio Calabria) che sta sempre di più conquistando la maggiore delle isole caraibiche con il suo "acordeon" cioè la fisarmonica-midì, uno strumento finora sconosciuto nella patria della musica più ritmica ed appassionata del mondo. Ebbene, il più lusinghiero e significativo successo del nostro conterraneo è stato proprio quello di far amare al raffinato pubblico cubano le sonorità di questo originale strumento assieme alle sonorità della Calabria, dell'Italia e del Mediterraneo a tal punto che adesso sono numerosi gli artisti cubani che vogliono suonare con il maestro Laganà. Nella tournée appena conclusa è stata la volta di Manolito Simonet e di Giraldo Piloto, due autentici idoli della musica latino-americana. Gran parte dei concertisti cubani desiderano intrecciare le loro note e le loro voci con l'acordeon di Angelo Laganà il quale ha già ricevuto l'invito di suonare, nella sua prossima tournée, addirittura con l'Orchestra della Radio-Televisione Cubana diretta da Victor Torres.
Già battezzato "genio de l'acordeon", di Angelo Laganà hanno splendidamente scritto tutti i giornali dell'isola, in particolare il quotidiano "Granma" che è il più importante di Cuba non soltanto perché è l'organo ufficiale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Fidel Castro ma specialmente perché entra in tutte le case in milioni e milioni di copie. Per tale motivo e per il fatto che tutte le radio e le televisioni cubane lo hanno lungamente intervistato, trasmettendo pure la sua musica, l'artista calabrese sta diventando ormai uno degli italiani più famosi ed amati a Cuba, tanto che è stato ricevuto pure dal nostro ambasciatore Domenico Vecchioni. I video-documentari girati durante i suoi concerti fanno vedere i lunghi e calorosi applausi, quasi sempe fatti all'impiedi, le ovazioni, l'affetto e l'ammirazione di cui gode il nuovo "re di Cuba" che affascina e fa cantare tutti i cubani.
Laritza Gonzalez Mayeta, una delle più importanti esperte di musica latino-americana, ha scritto che Angelo Laganà è un vero e proprio "uomo-orchestra" ... "uomo carismatico e talentuoso" ... "un musicista di cuore e di scuola" che è riuscito a spopolare nella "capitale mondiale della musica" e che "pure per questo ha ben meritato il premio della popolarità e di un autentico amore da parte di un pubblico difficile da sedurre". La Gonzalez conclude il suo lungo ed osannante articolo dicendo "Il popolo cubano, che ora può godere della tua musica, ti ringrazia e ti aspetta sempre con immenso affetto!".
Oltre agli apprezzamenti artistici più sperticati del pubblico e della critica, il nostro Angelo Laganà ha ricevuto un premio speciale dalle istituzioni cubane "Por su contribucion al desarollo de la nuestra cultura" poiché l'artista calabrese sta tessendo in questi ultimi dieci anni una vera e propria tela culturale tra la Calabria e Cuba rendendo la Calabria i Caraibi del Mediterraneo e Cuba il Mediterraneo dei Caraibi. Infatti, da vero ambasciatore culturale, Laganà nei suoi concerti e nelle numerose apparizioni televisive, oltra al fascino della sua musica, presenta il documentario "Capo Sud" con le immagini più belle della Calabria da lui stesse girate con amore e maestria.
Adesso, forse toccherebbe alle istituzioni regionali calabresi dare un qualche riconoscimento a questo poliedrico artista che da oltre cinquanta anni porta in tutto il mondo il suo grande amore e la sua più autentica devozione per la nostra migliore Calabria. Anzi, sarebbe opportuno che la stessa Regione Calabria utilizzasse Angelo Laganà e la sua musica come "testimonial" dell'immagine socio-turistica del nostro territorio in ogni parte del mondo. Si sa che i migliori ambasciatori di una nazione sono proprio principalmente la musica e lo sport, e la musica di Angelo Laganà riesce a stregare proprio tutti ed ovunque. Per tutti questi successi, per il suo grande ed instancabile lavoro sociale, lungo oltre 50 anni, e per i suoi inimitabili meriti artistici
(tra l'altro è autore di oltre 500 canzoni), in questo anno 2009, Laganà ha ricevuto il prestigioso premio "Una vita per la cultura" (una specie di "oscar alla carriera") mentre è già stato giustamente inserito tra "I giganti della Calabria".
Dr. Domenico Lanciano

Acque avvelenate, pesca proibita. Ma il divieto viene ritirato

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 21 ottobre 2009 at 9:43 AM

Arsenico e cobalto in quantità tali da "superare il valore di concentrazione delle soglie di contaminazione nei sedimenti marini" e "un valore molto alto per l'alluminio e i valori del cromo". Sono questi i motivi per cui il 18 aprile del 2007 la Capitaneria di Porto di Cetraro vietò la pesca nel mare antistante il Comune calabrese. E' scritto nell'ordinanza n 3 del 2007 firmata dall'allora comandante Sergio Mingrone. I campionamenti erano stati predisposti l'anno precedente dalla Procura di Paola ad una profondità compresa tra i 370 metri e i 450 metri nelle acque di Belvedere Marittimo e di Cetraro. Ed erano arrivati all'attenzione del Ministero dell'Ambiente. Le acque sono le stesse dove oggi si effettua il monitoraggio di quello che potrebbe essere il relitto della Kunsky, la nave che, secondo il pentito di 'ndrangheta Fonti, sarebbe carica di veleni.

L'ordinanza della Capitaneria di porto ebbe vita breve. Un anno e quattro mesi dopo la sua emanazione venne ritirata. Effetto di una riunione che si svolse il 7 agosto 2008 sempre presso la Capitaneria alla quale parteciparono i rappresentanti dell'Asl di Paola, della Provincia di Cosenza, dell'Arpacal, due addetti della polizia giudiziaria ambiente della Procura. Grandi assenti invece la Regione Calabria e i sindaci dei Comuni costieri: Cetraro, Belvedere, Acquappesa, Guardia e Sangineto. In quell'occasione si stabilì che le sostanze inquinanti individuate solo un anno prima, o non erano più presenti in acqua o non erano più nocive. Il giallo dell'ordinanza è solo un altro tassello di un puzzle complicato che riguarda i rifiuti tossici stoccati illegalmente in Calabria. E non solo quelli che potrebbero essere nascosti nel relitto della "presunta" Kunsky. La caccia ai rifiuti infatti prosegue anche a terra. Tre sono i siti nel mirino della Procura di Paola. Si trovano tutti ad Amantea - Serra d'Aiello nei pressi del torrente Oliva, dove si inspiaggiò nel '90 la nave Jolly Rosso. Riguardano un torrente dove è stata già rilevata la presenza di mercurio, metalli pesanti, non radioattivi; una collina di 40 - 50 mila metri cubi di terra dove è stato trovato mercurio a concentrazione altissima e cesio 137. E, infine, una cava. Una situazione esplosiva che i sindaci della costa tirrenica calabrese vogliono sia ben indagata dal governo. Proprio ieri, a palazzo Chigi, una delegazione capitanata dall'assessore all'ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, ha protestato con il sottosegretario Roberto Menia.
Anna Maria De Luca (da la Repubblica del 21 ottobre 2009)

Assegnati i premi "I Giganti della Calabria" per il 2010

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On giovedì 15 ottobre 2009 at 2:09 PM

Le tre associazioni culturali "Amici della Calabria" di Isernia (presidente l'avv. Francesco La Cava), l'Università dei Popoli di Badolato (rettore il prof. Antonio Gesualdo) e l'Università delle Generazioni di Agnone (responsabile il dr. Domenico Lanciano) hanno assegnato i Premi "I giganti della Calabria" a quattro eminenti personalità che (questa la motivazione) "hanno dato e continuano a dare prestigio alla Calabria in Italia e nel mondo". Tale premio è già considerato come il "Nobel calabrese" o come "l'Oscar alla carriera". Giganti della Calabria per il 2010 sono Vittorio De Seta, Angelo Laganà, Enzo Mirigliani e Francesco Tassone.
Vittorio De Seta, nato nel 1923, è considerato il padre del documentario antropologico italiano: celebri, infatti, i suoi cortometraggi realizzati specialmente nel mondo del lavoro più sfruttato ed umile nei difficili anni cinquanta in Calabria, Sicilia, Sardegna (pescatori, contadini, minatori, pastori, emarginati o dimenticati). La raccolta di tutti questi ormai storici documentari sono stati recentemente raccolti in una pregevole riedizione intitolata "Il mondo perduto". Come regista di lungometraggi, Vittorio De Seta ha realizzato numerosi film, alcuni dei quali hanno destato molto scalpore, come "Banditi ad Orgosolo" (1961) vincitore al Festival di Venezia, come "In Calabria" (1993) o come il più attuale "Lettere dal Sahara" (2006) sull'immigrazione clandestina degli africani in Europa. Qualche anno fa il famoso regista americano Martin Scorsese ha acquistato i diritti di buona parte delle opere cinematografiche del grande maestro che solitamente vive, facendo l'agricoltore, nel suo feudo di Sellia Marina, sulla costa jonica della provincia di Catanzaro.
Angelo Laganà, dopo Mino Reitano ed Otello Profazio, è il cantautore calabrese più conosciuto all'estero. Nato nel 1939 in Mèlito Porto Salvo (Reggio Calabria) è stato conduttore televisivo a Telebiella assieme all'ormai più famoso Ezio Greggio durante il debutto della TV italiana via cavo, ai primi anni settanta.
Ha composto oltre cinquecento canzoni, alcune delle quali sono state sigle di programmi televisivi Rai. Specialista nella fisarmonica-midì (acordeon) da quindici anni fa impazzire il pubblico di tanti paesi del mondo, specialmente a Cuba dove ormai è diventato un vero e proprio idolo musicale. Genio poliedrico, Angelo Laganà, che vive a Roccella Jonica (RC), è anche giornalista, editore, fotografo, documentarista e persino industriale della liquirizia calabrese nell'azienda fondata dal
padre negli anni cinquanta.
Enzo Mirigliani è nato nel 1917 a Santa Caterina dello Jonio, in provincia di Catanzaro. E' assai noto per il fatto che da oltre cinquanta anni organizza (adesso, assieme alla figlia Patrizia) il celebre concorso di bellezza "Miss Italia" cui si è aggiunto quello di "Miss Italia nel mondo". L'amministrazione comunale del suo paese natio, presieduta dal dott. Domenico Criniti, ha
deliberato la realizzazione del "Museo di Miss Italia" dove grande spazio verrà dedicato soprattutto proprio ad Enzo Mirigliani, suo concittadino illustre, e alla sua famiglia.
Francesco Tassone è nato a Spadola, nelle Serre calabresi, nel 1926 ma da una vita abita ed opera a Vibo Valentia dove esercita la professione di avvocato, dopo essere stato a lungo magistrato. Il suo immenso amore per la propria terra e la propria gente lo porta a realizzare, ormai da oltre sessanta anni, un grande lavoro politico-sociale attraverso varie iniziative che si
ispirano al valore della "cittadinanza". Tra tanto altro, dagli anni sessanta è animatore della rivista "Quaderni del Sud - Quaderni Calabresi" mentre dal 1971 cura le edizioni di "Quale cultura" (che hanno prodotto finora oltre 150 importanti pubblicazioni di altrettanti autori) e, sempre dal 1971, porta avanti con tenacia le assai significative esperienze socio-politiche del Movimento Meridionale.
Domenico Lanciano
portavoce dell'Ass. Culturale Amici della Calabria di Isernia

Gli Amici della Calabria di Isernia offorno a Venditti "redento" l'iscrizione onoraria alla loro associazione

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 11:00 AM

Nei giorni scorsi il cantautore romano Antonello Venditti pare abbia avuto espressioni tali verso la Calabria che non è andata giù né ai calabresi né al resto degli italiani. Ha provocato un vero e proprio putiferio, specialmente mediatico, pure a livelli internazionali presso le comunità dei nostri connazionali.
Così, l'artista, ufficialmente "redento", si è trovato costretto a chiedere scusa dai microfoni di Radio Touring di Reggio Calabria. Ma per l'associazione culturale "Amici della Calabria" di Isernia non bastano le scuse. Infatti, il presidente avv. Francesco La Cava, prendendo comunque benevolmente atto delle sue giustificazioni, come segno di buona volontà offre ad Antonello Venditti l'iscrizione onoraria all'associazione e ha chiesto al famoso cantautore, tramite il suo amico fraterno Angelo Laganà di Roccella Jonica, di scrivere una canzone per la Calabria e di presentarla, poi, durante un concerto gratuito che potrebbe avere luogo a Reggio oppure in altra città della regione così tanto ingiustamente vituperata.
Domenico Lanciano
portavoce dell'Ass. Culturale Amici della Calabria di Isernia

Stigmate, showgirls e mafia. L’Italia di Berlusconi in un villaggio del Sud

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , | Posted On lunedì 12 ottobre 2009 at 8:18 AM

Uno spettacolo con una showgirl da calendario, i famosi (e divorziati) Albano e Gigi D’Alessio ed alcune stelle di Mediaset si è tenuto a Paravati, un piccolo paese nel cuore della Calabria, alla fine di agosto. Tutti insieme per celebrare il compleanno di una mistica nota per i suoi incontri con la Madonna, i contatti con l’aldilà e le stigmate. Ma anche per raccogliere ulteriori fondi - secondo la “volontà” della madre di Dio - per una grande struttura religiosa, parzialmente bruciata dalla mafia durante un attentato di appena un anno fa e adesso del tutto dimenticato. La Chiesa sembra tacere. La lotta alla ‘ndrangheta, ormai la prima mafia italiana, non fa parte di questo contesto fatto di credulità popolare e spettacoli di massa. E’ il profondo Sud, ma anche probabilmente una perfetta sintesi dell'Italia di Berlusconi
“Come vi accolgo in questa casa brutta?”, dice la contadina calabrese Natuzza Evolo. “Un giorno mi costruirai una grande Chiesa”, risponde la Vergine Santa. Questa storia inizia sessantacinque anni fa, con la prima apparizione della Madonna. E’ ormai una leggenda raccontata mille volte a Paravati, poco più di un villaggio nel cuore della Calabria. Nel 2002 il primo mattone di un grande cantiere, secondo la sacra volontà, ed una pluriennale raccolta fondi. Alla fine dello scorso agosto arrivano a Paravati una soubrette da calendario senza veli e due cantanti nazional-popolari, entrambi divorziati, insieme ad altre “star” di Rai e Mediaset, tutti chiamati a festeggiare gli ottantacinque anni della mistica Natuzza ed a raccogliere ulteriore denaro. Ma il cantiere, appena un anno fa, aveva subito un grave attentato, cui non è seguita alcuna presa di posizione contro il racket, facile ipotesi in questa terra di ‘ndrangheta. Una storia italiana: nord e sud, mafia e star della tv, cantanti divorziati e omertà, soubrette dalla morale equivoca e santone con le stigmate che predicano contro la decadenza dei costumi.

“Uno spettacolo per te”
Natuzza è apparsa solo in video. Poche parole, pronunciate con voce rotta dalla sofferenza dei suoi anni portati con tanti acciacchi, per chiedere ai diecimila spettatori del maxishow organizzato in suo onore di contribuire alla realizzazione del sogno di una vita: costruire un santuario nella spianata di Paravati, e la Villa della Gioia, una struttura per accogliere ed assistere i malati terminali. Gli spettatori un contributo l’hanno già dato: venti euro per partecipare, cinque euro in più per un posto a sedere.
Una macchina gigantesca di spettacolo e misticismo messa in moto per festeggiare il compleanno della donna di Paravati: uno “Show for you” elefantiaco e pieno di suggestioni che ben racconta l’Italia di oggi (è per questo, forse, che anche le telecamere della Rai hanno ripreso integralmente lo spettacolo, ritrasmesso in differita). Comici e imitatori del “Bagaglino”, cantanti e ballerini scoperti dai talent show di Mediaset, attori di fiction tv di bassa qualità e belle presentatrici, una delle quali – Luisa Corna – nota per il solito sexy calendario.
Poi due star d’eccezione, a cantare e battersi il petto di fronte a Natuzza Evolo. Albano, cantante dallo straordinario timbro canoro già in auge negli anni 60. Noto per il suo lungo matrimonio con Romina Power (la figlia dell’attore hollywoodiano Tyrone Power), per una figlia scomparsa negli Stati Uniti e mai più tornata, per le volgarissime liti televisive con la sua ex compagna Loredana Lecciso e per le sue simpatie berlusconiane, il cantante ha omaggiato Natuzza Evolo con una intensa versione dell’Ave Maria di Schubert. E c’è l’idolo delle teenager (e delle mamme) Gigi D’Alessio che, dopo avere mandato alle ortiche il suo primo matrimonio, vive con Anna Tatangelo, avvenente cantante venti anni più giovane di lui. A D’Alessio anche l’onore poche ore prima dello show di un incontro privato - paragonato con quello avuto con Papa Wojtyla - con Natuzza, “una donna il cui sguardo vale più di mille parole”.
La gente si commuove, la costruzione della Villa della Gioia è un po’ più vicina, arrivano gli applausi per “Show for you” e per la “Fondazione Cuore Immacolato di Maria - Rifugio delle Anime”, il nome dell’entità voluta da Natuzza. L’inglese anni 80, molto berlusconiano, si intreccia al linguaggio da dopoguerra Dc. Una sintesi imprevedibile che potremmo definire l’Italia di Berlusconi e della sua sorprendente capacità di farsi paladino della famiglia nonostante un divorzio alle spalle, un altro in corso, una vita dissoluta divenuta di dominio pubblico. E’ la morale cattolica del peccato e del pentimento: la colpa si cancella con facilità. E’ anche un’Italia che sembrava scomparsa ma che invece è vivissima: miracoli, credulità popolare e mafia.
Arriviamo a Paravati, frazione di Mileto, venti minuti d’auto dalla Piana di Gioia Tauro, altrettanti dalla splendida costa di Tropea: poche case sparse, facciate di mattoni senza intonaco, solette catramate, pilastri col ferro sporgente. Natuzza è il diminutivo di Fortunata. La donna nasce nel ’24, a vent’anni si sposa, avrà cinque figli. Non andrà mai a a scuola, non sa né leggere né scrivere. Fin da piccola sostiene di parlare con l’angelo custode, poi Gesù, la Madonna, altri santi. La sua fama si espande rapidamente. Ogni anno, nel periodo di Pasqua, compare sulla sua schiena una croce di sangue. Riceveva - finché la salute lo ha permesso - un continuo pellegrinaggio di gente da tutto il mondo, alla ricerca della guarigione da mali senza rimedio o di un contatto coi parenti morti: come stanno, sono in purgatorio, cosa provano? Intervistata dalla Rai, alla prevedibile domanda sui mali della Calabria, risponde citando le parole della Madonna, secondo cui il male sono le nuove generazioni “sull’orlo del baratro”. Un’idea piuttosto generica, in una terra dove i problemi hanno nomi e cognomi.

Volgere il male al bene
Sono le tre di notte. Alcuni uomini entrano nel cantiere, cospargono tutto di benzina, lanciano due molotov contro una pala cingolata gravemente danneggiata, ed un escavatore, completamente distrutto. E’ la fine di aprile dello scorso anno. L’attentato ai mezzi di cantiere è un fatto consueto da queste parti, ma l’obiettivo, questa volta, è il centro multifunzionale della “Cuore Immacolato di Maria”. La ditta impegnata nei lavori è la “Zinzi” di Catanzaro, il capoluogo di regione distante circa 80 chilometri. Esattamente dodici mesi prima, una bottiglia con benzina e quattro cartucce erano state trovate nel cantiere da alcuni operai della stessa ditta.
“Le indagini non hanno portato a niente, purtroppo. E’ praticamente impossibile trovare prove”, ci dice il maresciallo maresciallo Di Lorenzo della compagnia dei carabinieri di Mileto. “L’impresa ha presentato denuncia contro ignoti. Quale ipotesi abbiamo formulato? Può essere qualunque cosa, ma da queste parti in prima istanza si pensa al racket delle estorsioni”. Nessun colpevole, quindi, e solo “Avvenire” dava rilievo nazionale alla notizia, riportando la reazione ufficiale delle vittime. “Il fatto è grave”, dice don Michele Gordiano, padre spirituale di Natuzza. “Ma noi cerchiamo di volgere il male al bene e andremo avanti”.
Paravati si trova nel cuore del “regno” dei Mancuso, definiti da Beppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, come la “cosca finanziariamente più importante d’Europa”. Una famiglia che è riuscita ad imporre il terrore sul territorio con imprese criminali da leggenda. Nel 1983, Francesco Mancuso divenne sindaco di Limbadi (il loro piccolissimo paese, a pochi chilometri da Paravati) dopo essersi candidato da latitante. Nel 2008, Pantaleone (‘U zu Luni, lo zio) Mancuso veniva arrestato e subito scarcerato grazie ad una serie di ingegnosi cavilli trovati dai suoi legali, uno dei quali assessore, che nella veste istituzionale aveva discusso della costituzione di parte civile al processo “Dinasty”, da legale difendeva il boss.
Nel 2006, durante le riprese della fiction Rai “Gente di mare”, i Mancuso sarebbero riusciti a far ospitare attori e personale della troupe nei propri alberghi, inserendo anche alcuni amici tra le comparse. Un anno più tardi, mentre brindava ad una delle tante scarcerazioni del padre nella villa di famiglia a Limbadi, Emanuele Mancuso vide cinquanta carabinieri, uno squadrone di cacciatori, il nucleo elicotteri ed un paio di unità cinofile che interrompevano i festeggiamenti nel più spiacevole dei modi: esibendo un mandato d’arresto. Uno spiegamento di forze da zona di guerra per un rapinatore non ancora ventenne. Qualche giorno prima, infatti, il piccolo boss insieme a cinque amici era a Soriano Calabro a prelevare fuochi d’artificio direttamente in fabbrica, due quintali per un valore di 20 mila euro. Massacrarono di botte un dipendente, di fronte ad un esterefatto proprietario che non poteva credere che il rampollo dei Mancuso si mettesse a rapinarlo, magari si trattava uno che usava quel nome per fare paura, lo fanno in tanti. Ed invece era vero, una bravata per rallegrare il capodanno 2007.

Come i cani che fanno pipì
I Mancuso sono tra i diretti responsabili di una delle più grandi farse all’italiana, quella del rimodernamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria. Lavori progettati nel 1990 (Craxi presidente del consiglio, l’Italia tifava per Totò Schillaci), avviati sette anni dopo, infinite volte interrotti dalle inchieste della magistratura.
Si inizia con l’operazione Tamburo (2002), che riguarda il tratto da Castrovillari a Rogliano; si prosegue con l’operazione della Direzione Investigativa Antimafia contro la camorra (aprile 2005) per la realizzazione degli svincoli di Castellammare di Stabia e Scafati e dei caselli di Nocera Inferiore e Cava dei Tirreni; ancora l’operazione Arca (luglio 2007), chiusa esattamente due anni dopo con otto condanne e 44 assoluzioni per il pizzo tra gli svincoli di Mileto e Rosarno-Gioia Tauro. Nel febbraio 2009, l’operazione “Autostrada” riguardava ancora il tratto sotto l’egemonia del clan Mancuso (svincolo di Mileto), ed ancora qualche mese dopo – sempre per lo stesso tratto - un sequestro di beni della DIA di Catanzaro ai danni di una ditta di Soriano ritenuta di riferimento dei Mancuso. “Controllano le loro zone come i cani quando fanno pipì, e da lì non si passa”, dice il magistrato Nicola Gratteri.

Rifugio delle anime
La “Villa della gioia” comprende il centro “Ospiti della Speranza” ed il “Villaggio del conforto”, da cui parte il “Viale della misericordia” che porta - attraverso il “Viale della salvezza” - al centro “Recupero della speranza”. E la toponomastica sui generis della nuova Paravati, nelle intenzioni una piccola Lourdes nel Sud dell’Europa, così come una impedibile occasione per frenare l’emigrazione che in questi piccoli centri agricoli non si è mai arrestata e ritagliarsi una piccola fetta del business non disprezzabile del turismo religioso.
L’obiettivo di questo villaggio del dolore è quello di ospitare malati terminali e vittime di mali senza speranza, mentre in tutta la regione si piangono le vittime ordinarie della malasanità. Ad agosto, mentre si raccolgono i fondi per la Villa della Gioia, muoiono in sei negli ospedali calabresi - tra loro una bimba di otto anni – e vanno ad aggiungersi ad elenco interminabile che non ha prodotto campagne politiche per l’affermazione del diritto alla salute.
“Come molti mistici, Natuzza non vanta guarigioni miracolose ma si presenta solo come intermediaria tra gli uomini e Dio, il quale le parla tramite il suo angelo custode”, spiega nel suo rapporto il Cicap (“Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale”). “Ogni anno, moltissimi pellegrini si recano al suo paese per ottenere da lei verifica sulla bontà di diagnosi mediche e per chiedere consiglio su dove eventualmente andare a curarsi. Sì, perché la signora Natuzza, dietro suggerimento del suo angelo, verifica le diagnosi fatte in precedenza dai medici e invia i ‘pazienti’ pellegrini presso diverse città per la terapia”.

Supernatural
Natuzza non si discute, specie a casa sua. Dagli antropologi ai giornalisti, dai politici alla gente comune nessuno ne mette in dubbio le doti. Chiunque subisce il fascino di una donna che sicuramente sarà proclamata santa in tempi brevissimi. Una figura incensata, specie dalla stampa locale. Nel giugno 2008 riceve dal “Sindacato dei giornalisti calabresi” il premio “Affabulatore d’oro”, riconoscimento originale per chi non sa né leggere né scrivere. “Ma è una comunicatrice di verità”, rispondono gli organizzatori. “Affabulare vuol dire saper raccontare ed esporre in modo corretto e con la giusta modulazione”.
Ma le doti di Natuzza possono indurre a spiacevoli episodi presso il popolo, che dopo la tragedia d’Abruzzo inizia a spargere la voce di una terribile predizione. “Comunicato importante: Natuzza non ha mai predetto il futuro”, scrive la Fondazione in un messaggio ufficiale. “Ha sempre affermato che il futuro lo conosce solo Dio. Pertanto ogni riferimento a Natuzza circa la previsione di un eventuale terremoto in Calabria nei prossimi giorni di maggio 2009, è falso”. Il Cicap, come dicevamo, si è espresso con chiarezza sulla vicenda. “In quanto a spettacolarità, Natuzza batte di gran lunga il Santo Padre Pio. Le sue non sono ‘semplici’ stigmate ma, durante il sanguinamento che avviene nei giorni di quaresima, sono in grado di far comparire tracce di una vera e propria scrittura su un panno che vi sia eventualmente posto sopra. Inoltre, sulle sue ginocchia appaiono strane immagini e volti umani”.
L’analisi impietosa considera le visioni come fenomeni allucinatori, ed esprime dubbi sulle stigmate, la cui origine ed evoluzione non è stata mai documentata da osservatori terzi. La trance può essere spiegata come “uno stato di depersonalizzazione”. Tuttavia, la questione non può essere banalmente liquidata come una vicenda di ciarlatani e creduloni. Tutto ciò che accade a Paravati è vero, ma non potrebbe avvenire in un luogo con caratteristiche diverse. “Il caso Natuzza non è così incredibile come i media vogliono presentarlo”, dice Armando De Vincentiis, psicologo e coordinatore per la Puglia del Cicap. “Si tratta di un fatto culturalmente limitato e inquadrato in un contesto religioso ben preciso”.

Finale
A pochi chilometri da Paravati sorge il castello in cui fu fucilato Gioacchino Murat, maresciallo dell’Impero e re di Napoli, ucciso nel 1815 a Pizzo Calabro, in seguito alla caduta del cognato Napoleone. I francesi portavano le idee dell’illuminismo, le parole d’ordine della rivoluzione ed avevano confiscato i beni della Chiesa nel regno sottratto ai Borboni. Furono sconfitti, ma ancora oggi il diritto, la ragione e l’uguaglianza si contrappongono alla superstizione, al fatalismo, all’intercessione. Del politico o della Madonna.

di Danilo Chirico e Antonello Mangano (MicroMega 24 settembre 2009)

Rino Gaetano: grande perchè anti-divo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On lunedì 28 settembre 2009 at 8:06 AM

A più di un quarto di secolo dalla sua morte le sue canzoni ancora attuali

I suoi testi sono ancora oggi pillole di saggezza che accompagnano molti giovani nei sentieri tortuosi dell'esistenza. Entrato prepotentemente nel cuore di tanta gente, forse per quel modo originale di rapportarsi alla vita, di Rino Gaetano resta comunque il rammarico di una fine tremenda.
La primavera del 1981, si è trasformata in un gelido inverno sulla quella via Nomentana, in Roma, dove il cantautore calabrese risiedeva ormai da tempo.
Nato a Crotone nel '50 egli si trasferisce a Roma all'età di 10 anni.
Nella capitale i suoi primi approcci con la musica, impara a suonare la chitarra e scrive le sue prime canzoni. Si trova però di fronte allo scetticismo del mondo musicale per la sua maniera singolare di proporre le sue composizioni, poco in linea con la tendenza seriosa e di stile "impegnato" degli anni '70.
Viene comunque notato e ingaggiato da alcuni personaggi dello spettacolo (Sergio Bardotti e Vincenzo Micocci, quest'ultimo proprietario dell'etichetta discografica It).
Il suo primo Lp "Ingresso Libero" (1974), distribuito dalla RCA, nonostante non abbia goduto dei favori del grande pubblico e neanche dei critici, funge da anticamera ad un periodo di riscontri positivi, a cominciare dal 45 giri "Ma il cielo è sempre più blù", inciso nel 1975, una specie di "tiritera" che "ironizza" su alcuni aspetti negativi della società del tempo in cui il cantautore calabrese si pone dalla parte dei lavoratori, degli emarginati, dei più deboli…insomma, per combattere al loro fianco e ricordare a costoro che nonostante tutto "il cielo è sempre più blù".
Grande dose di ottimismo, dunque, che non rinnega la sua naturale inclinazione al sarcasmo amalgamandolo perfettamente ad un autentico coraggio civile.
Nel '76 esce il suo 2° Lp, come esito di un lungo periodo di impegno, intitolato "Mio fratello è figlio unico" (il titolo è già un trattato) con inclusa la famosa "Berta filava", di chiara matrice popolare.
Dal 1976 al 1978, Rino Gaetano, si consolida sempre più come il cantautore "sui generis", il "grillo parlante" per antonomasia che parla alle coscienze e compone una serie di canzoni che hanno la qualità (insolita per alcuni aspetti) di regalare qualche momento di spensieratezza ma anche far riflettere sui temi tanto delicati quanto difficili da affrontare in musica.
I successivi Lp "Aida" (1977) e "Nuntereggaepiù" (1978) fanno registrare un crescente consenso da parte di un pubblico attento che gli attribuisce il massimo riconoscimento con la canzone "Gianna", presentata al festival di Sanremo del 1978 dove il cantautore si presenta alla grande platea dell'Ariston esprimendo tutte le sue doti di originalità. La canzone conquisterà solo il terzo posto ma spopolerà nella Hit Parade.
Rino Gaetano era grande perché era antidivo. Le sue canzoni sono terribilmente attuali e forse è questo il suo miracolo. Molti giovani si rammaricano di non averlo mai conosciuto, però lo ascoltano e suonano le sue canzoni. La sua ironia, ricca di intensa poesia, ci accompagnerà per anni. Egli cantava "Chi vivrà vedrà" e noi che possiamo vedere, vorremmo poter vedere altri artisti come lui.
Molte le iniziative in questi ultimi tempi per ricordare Rino Gaetano.
Tanti gli spettacoli effettuati in tutta Italia, Calabria compresa, dalle cover band.

Carlo Grillo (Presidente Ass. Cult. "Calabria Logos")

Briatico saluta Padre Maffeo Pretto

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , , | Posted On venerdì 25 settembre 2009 at 8:22 PM

Non potevamo proprio lasciare che Padre Maffeo, sacerdote scalabriniano, studioso e parte integrante della comunità di Briatico andasse via in assoluto silenzio.
Non potevamo dopo che i suoi studi hanno riportato alla luce la nostra storia ricucita punto per punto attraverso la ricerca assidua e continua che lo ha visto lavorare dentro e fuori le sue stanze.
Gli Scalabriniani dopo quasi trent'anni di storia lasciano la comunità di Briatico e l'ultimo a lasciare la comunità e proprio Padre Maffeo Pretto.
Allora altro non abbiamo potuto fare che voler dire almeno a lui, Padre Maffeo Pretto, Grazie. Un grazie che giunge forse con un ritardo imperdonabile ma detto davvero di cuore.
IL rammarico forse di aver lasciato questo nostro prete studioso troppo spesso da solo con i suoi studi e i suoi più di 16000 libri, mentre nella sua saggezza ricomponeva la nostra storia, narrando delle nostre origini su importanti libri e dando luce ad un passato spesse volte incerto.
Ma forse non è mai troppo tardi per riconciliarsi con il Padre. E allora vogliamo che Padre Maffeo porti con se la nostra più grande riconoscenza.
Per questo Sabato 26 settembre, verrà celebrata una messa di saluto al padre scalabrianiano di origine veneta , ormai calabrese da tempo. A padre Maffeo verrà consegnata una targa come riconoscenza della grandezza del suo operato per la comunità di Briatico. Ci sposteremo poi per lo scambio dei saluti nei saloni dell'oratorio San Nicola dove verrà allestito un piccolo rinfresco preparato in onore di Padre Maffeo.

"Per aver percorso insieme un cammino di vita semplice e piena di Cristo
aver voluto ripercorrere le orme della nostra storia,
Aver saputo attraverso leggiadri e profondi studi narrare l'identità vera del nostro popolo.
A padre Maffeo , sacerdote e studioso veneto d'origine e calabro d'adozione
Grande riconoscenza e infinita gratitudine"
Grazie P. Maffeo



Giusy Staropoli

Briatico "perde" la preziosa biblioteca del Centro Scalabrini con i suoi 16.000 volumi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On mercoledì 23 settembre 2009 at 10:35 AM

Oramai è più che confermato, la biblioteca del Centro Studi Scalabrini per le Migrazioni Meridionali dopo vent'anni lascia Briatico per altra destinazione. I quasi sedicimila volumi sono stati impacchettati per essere trasferiti a San Nicola da Crissa, presso la struttura che a breve ospiterà il Centro Studi voluto dall'antropologo sannicolese Vito Teti, docente dell'Unical. Briatico perde anche questa grande risorsa culturale "ma, - per come comunicato dallo stesso Padre Maffeo Pretto, fondatore e curatore della biblioteca, - dal Comune di Briatico non si è evidenziato nessun interesse a far rimanere la struttura culturale in paese. Soltanto tre giorni fa è arrivato in biblioteca l'assessore comunale alla cultura, ma ormai i volumi stavano per essere imballati negli scatoloni... e le trattative con il Comune e l'Associazione Crissa di San Nicola da Crissa erano state già concluse. La biblioteca è uno strumento di ricerca, in assenza dell'elemento ricerca o di un gruppo di ricerca la biblioteca rimane solo uno sterile deposito di libri" in queste parole, sempre a firma di P. Maffeo Pretto, si racchiude il significato più vero e profondo di intendere il termine "biblioteca". Una biblioteca nata a Simbario con un fondo originario di poco più di trecento volumi, poi, successivamente, per tre anni a Favelloni di Cessaniti, dove la biblioteca inizia a prendere forma con ben 5000 volumi catalogati e dopo, stabilmente, a Briatico, dove si raggiungono i 16000 volumi presenti, ben allineati in ordine di tematica, tra gli scaffali. Padre Maffeo Pretto ci racconta dei tanti ragazzi di tutto il comprensorio che negli anni si sono formati su quelle pagine, dei tanti studiosi, di chi doveva affrontare la stesura di una tesi o semplicemente di una ricerca più approfondita, dei sacrifici economici ma anche dei piccoli grandi aiuti. Dell'Anap Calabria di Briatico che, sensibile alla cultura, per qualche tempo aveva pagato l'affitto delle casette che ospitavano la biblioteca presso Piazza Marconi. Poi i libri diventano tanti,c'è la frenetica ricerca di spazi più ampi. Si riesce così a trovare una struttura, posta proprio di rimpetto al palazzo municipale, con Callipo, il proprietario, che concede la grande casa, simbolicamente per soli 300 mila lire l'anno. Ma alla morte del proprietario, ricorda ancora P. Maffeo, le cose cambiarono, gli eredi pretesero 300 euro al mese fino ad arrivare alla recente richiesta, raddoppiata, di 600 euro al mese. A chi chiede come mai la biblioteca non viene ospitata nell'oratorio, padre Maffeo risponde ricordando loro che la biblioteca non è proprietà della Parrocchia ma è una vera e propria parte dello CSER, il Centro Studi Emigrazione di Roma. Come si ricorderà gli Scalabriniani sono arrivati in Calabria negli anni sessanta per comprendere il mondo calabrese, cioè la storia, la cultura e la religiosità popolare; in tutte le parti del mondo nelle quali svolgono la loro assistenza agli emigrati gli scalabriniani hanno incontrato forti gruppi di calabresi fra i più uniti ed attivi anche in campo religioso, da qui l'esigenza e l'urgenza di un incontro con le realtà della Calabria. C'è da sottolineare che la Biblioteca di Briatico vantava tra l'altro la "presenza", nel suo interno, di ben 3000 volumi sul mondo calabrese, 3000 volumi di antropologia culturale, 2500 volumi sulla religiosità popolare, 2000 di storia oltre che varie enciclopedie, riviste e libri di letteratura, teologia e filosofia.
Franco Vallone