Laura Caparrotti, attrice a New York con il DNA calabrese

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On giovedì 28 ottobre 2010 at 3:14 PM


Laura Caparrotti, professione attrice, regista, produttrice, l' appuntamento è a Pizzo Calabro. La incontriamo alla marina, in una delle tante rinomate gelaterie della cittadina tirrenica, Laura è bella e prorompente ma la cosa che più ci colpisce sin da subito sono i suoi grandi occhi che sono luce, colore, storia e racconto. Le origini di Laura sono rimaste incollate a soli pochi chilometri da Pizzo, a Maierato, dove le strade, le case e le finestre chiuse dei suoi avi si aprono ai suoi ricordi. Lei è nata a Roma ma, da tanti anni, vive e lavora molto più lontano, al di là dell'Oceano, a New York. Laura Caparrotti nella Grande Mela è un'attrice molto conosciuta nell'ambiente culturale italiano, ma anche in quello americano. A fare l'attrice ha iniziato in Italia, prima si è laureata in Lettere, Discipline dello Spettacolo, poi ha studiato e lavorato con il mitico Dario Fo, con i grandi Peter Stein, Peter Brook, Eugenio Barba, con Ferruccio Soleri e tanti altri personaggi del mondo del teatro. Nella sua brillante attività artistica ha avuto la fortuna di recitare anche con Mario Carotenuto e Giancarlo Cobelli, tanta esperienza fatta di studi, di gavetta, di prove e di tavole polverose di palcoscenico, poi il successo internazionale. Da anni Laura promuove il teatro italiano in America. Lo fa e lo ha fatto con tante importanti iniziative ricche di contenuti e creatività. Occhi particolarmente luminosi dicevamo, ma anche una bella voce, teatrale e impostata, una fisicità forte, una raffinata dizione, silenzi che sono riflessione, una gestualità sinuosa, sensuale e femminile, che la personalizzano sempre, come persona che è, e come personaggio che cambia continuamente. Occhi, corpo, voce, sguardi, parole, gesti, silenzi... Laura è proprio un’attrice vera.
Le poniamo alcune domande:
-Laura Caparrotti, a Maierato ci sono ancora tuoi parenti? No a Maierato no, i parenti li abbiamo a Cosenza, visto che mia nonna, Elvira Greco, era di lì. A Maierato oggi abbiamo solo ricordi... parte dei Caparrotti sono sparsi per la Calabria e i parenti più stretti sono a Roma.
-Da quanti anni sei a New York? - Da 15 anni, più o meno... la prima volta andai a New York in vacanza, nel 1993, mi innamorai subito di questa città, poi mi trasferii per soli 9 mesi, nel 1996... e i nove mesi durano ancora! Decisi di fare esperienza in un teatro di New York per vedere come si lavorava lì. Anche perché il teatro americano è molto diverso dal nostro, sempre molto più legato alla tradizione. Fu il ‘The Kitchen’ sulla 19ma ad offrirmi questa possibilità di internship. Era così diverso, si faceva un qualcosa che mi era sconosciuto, ho iniziato a fare delle rappresentazioni in italiano, anche con un certo successo.
-Laura, in America metti in gioco tutto il tuo background italiano, reciti sul palcoscenico, organizzi mostre, scrivi, fai regia, insegni teatro... ci racconti delle tue attività più recenti... “Tosca e le altre due” di Franca Valeri, lo scorso febbraio. Lo spettacolo è stato presentato in italiano con sopratitoli in inglese. E' stato accolto benissimo e spero di riproporlo. Poi c'è stata la lettura della trasposizione teatrale di “Gomorra”, dal libro di Saviano, adattata da Mario Gelardi e Roberto Saviano. Il testo in inglese è stato tradotto da me e da colleghi americani: un gran bel lavoro, difficile perché volevamo evitare riferimenti a film di mafia come “Il Padrino” o “Good Fellas”. La lettura ha avuto un tale successo che abbiamo dovuta replicarla più volte. Poi continuo a portare in giro il mio spettacolo “ABC l'italiano s'impara così”, un One Woman Show comico sugli stereotipi italiani di moda in America, a proporre serate di lettura di libri di autori italiani in traduzione, il tutto per diffondere la cultura italiana all'estero.
-Progetti futuri? Portare “Gomorra” sul palcoscenico americano, in inglese e tradurre e portare in scena “Idroscalo 93” un testo sulla morte di Pasolini e su tutto quello che c'è dietro di essa; organizzare la tourné di “Tosca e le altre due”...
-Come produttrice cosa stai preparando? Gli spettacoli appena citati mi vedono coinvolta anche come produttrice... poi ho tanti altri progetti che vedremo di far diventare realtà! Vorrei portare dei testi americani in Italia...
-É vero che sei ufficialmente rappresentante della famiglia De Curtis in America? Direi proprio di si! Lavoro da 10 anni con la famiglia De Curtis nel portare Totò in giro per il mondo.
È una cosa nata nel 2002. In quel periodo c’era una retrospettiva su Totò al Lincon Center. L’Istituto di Cultura di New York mi chiese di curare una piccola mostra, realizzata con l’archivio della famiglia De Curtis, qui a New York. Tutto questo ha aperto le porte al viaggio all’estero di Totò. Piano piano negli anni si è costruita questa esposizione sulla sua vita e la sua carriera. È un onore, un piacere, un regalo che è sopraggiunto senza averlo cercato o sperato. Chi se lo poteva aspettare che sarei diventata colei che racconta agli abitanti di altri Paesi chi era questo immenso attore e uomo che abbiamo avuto in Italia. Il bello è vedere quanto il pubblico non italiano si diverta e segua le espressioni, la mimica, i minimi cambiamenti della maschera Totò. Ed ogni volta che presento la mostra, il documentario o lo spettacolo da qualche parte del mondo, trovo sempre qualcuno che ha un legame particolare con Totò... io li chiamo i miracoli di Totò!
-Laura... hai un sogno nel cassetto?
Si, voglio realizzare un evento, non so ancora se solo spettacolo o altro, sulla Calabria, Terra fin troppo dimenticata... Terra che io amo profondamente e che sento mia! In fondo ho un pò di DNA calabrese in me, o no?
Franco Vallone

Un calabrese a Roma: Davide Manca direttore della fotografia di "Et in terra pax"

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On venerdì 22 ottobre 2010 at 8:03 AM

Davide Manca è uno di quei calabresi di successo che per lavoro si sono dovuti spostare dalla nostra regione fino a Roma, nella Capitale anche del cinema. Nato a Vibo Valentia nel 1982, Davide Manca è oggi, anche se giovanissimo, uno dei grandi direttori della fotografia italiana. Tanti lavori in questi anni firmati come direttore della fotografia per numerosi e importanti progetti cinematografici. Ricordiamo fra tutti il suo recente contributo a "Et in terra pax". Davide, allievo dei mitici Oliviero Toscani e Giuseppe Rotunno, è il primo filmaker della "Sterpaia", il laboratorio creativo nato nel 2005 dallo stesso Oliviero Toscani. Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Manca cura la fotografia di due importanti format prodotti da Mtv Italia ed è direttore della fotografia di numerosi videoclip, in pellicola e in digitale alta definizione. Negli anni realizza la fotografia di numerosi spot televisivi, ricordiamo "Young on the move", prodotto in occasione dei 150 anni della Croce Rossa, ma i riconoscimenti maggiori arrivano con i cortometraggi che fanno il giro dei festival di tutta Europa: "La Porta"di Piero Messina al Rotterdam Film Festival e al Venezia circuito Off; "Romeo e Giulietta", sempre di Piero Messina, con la supervisione di Marco Bellocchio al Torino Film Festival; "L'Uomo dei Sogni" di A. Mascia e Alessandro Capitani, vincitore del Rome Indipendent Film Festival e in concorso in Grecia, Polonia, Singapore e Repubblica Ceca; "L'isola di Savino" di G. Del Buono, al Giffoni Film Festival. Attualmente Manca è direttore della fotografia per il documentario "Come prima più di prima mi amerò", diretto da Alessandro Capitani e prodotto da Rai Cinema e R&C , ed è in preparazione dello spettacolo d'opera "Jeanne d'Arc" della coreografa Mia Molinari e del critico S.G. Lacavalla. Tra breve in uscita anche il documentario di Matteo Scarfò, "Anna teresa e le resistenti", dove ha curato la fotografia e la fiction "Alice non lo sa", dove Manca è stato direttore della fotografia della seconda unità. Il suo primo lungometraggio è, come dicevamo, "Et in terra Pax", bel film che ha partecipato al recente Festival del Cinema di Venezia ed è in concorso al Tokyo International Film Festival. Et in terra pax è un film indipendente prodotto a basso budget (solo 40.000 euro) da Gianluca Arcopinto e Simone Isola per Kimera film. Il film che dura 89 minuti è stato girato in soli 17 giorni di ripresa con una troupe per lo più formata da giovani sotto i trent'anni. Gli stessi registi e il direttore della fotografia sono under 30, "il film è stato girato, ci racconta e ci spiega lo stesso Davide Manca, con una telecamera ad alta definizione (4k) Red One, e con una serie di ottiche Zeiss cinematografiche, molto luminose, apertura di diaframma 1.3. Per la varietà di location e diversità di situazioni di luce il film sulla carta si presentava come un progetto arduo, ma l'ottimo clima sul set e la splendida troupe han reso tutto più facile. Tanti esterni notte e piani sequenza hanno permesso al direttore della fotografia di lavorare molto e bene sulle atmosfere, per dare al film una luce il più possibile narrativa, uno strumento ulteriore per emozionare lo spettatore e completare l'immedesimazione con il film. Il tempo a disposizione è stato veramente poco, ma comunque sufficiente per poter realizzare tutte le idee pensate in preparazione, il colore ha un ruolo fondamentale, il giallo acido dei lampioni a basso consumo ha caratterizzato il look della periferia romana e della storia raccontata. Il film è stato girato in gran parte a macchina a mano e con i teleobiettivi per restituire un'impressione di realtà più cruda. Gran merito anche al Colorist del film Paolo Verrucci della De Luxe con il quale c'è stata una grande intesa che ha permesso di perfezionare molte scene del film". Davide Manca è ormai riconoscibile nei vari film per la "sua" luce dove unisce la lezione della cinematografia classica con una personalissima esuberanza tipica della fotografia pubblicitaria.
Franco Vallone

La concreta tutela e promozione del turismo in Calabria

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On giovedì 21 ottobre 2010 at 8:31 AM

In data 16.07.2010, una turista olandese, madre di due figli, è stata molestata sessualmente nei locali del Pronto Soccorso di Vibo Valentia da un infermiere, che l’avrebbe dovuta medicare. (http://www.soveratoweb.com/modules.php?name=News&file=article&sid=10728)
Gli organi di stampa non riferiscono nulla in ordine alle azioni, che gli Enti locali intendono adottare in merito alla vicenda.
La Regione Calabria, la Provincia di Vibo Valentia e gli enti locali in genere, spendono ogni anno milioni di Euro, per promuovere il settore turistico del proprio territorio, finanziando costose campagne pubblicitarie, come quella che vede protagonista Gennaro Gattuso e presenziando molte fiere del settore, nazionali ed internazionali, a cominciare dalla B.I.T. di Milano.
Crimini, come quello consumatosi ai danni della turista olandese, ledono l’immagine del territorio locale ed inficiano gli enormi sforzi economici, profusi al fine di promuovere il turismo in Calabria.
La costituzione di parte civile, affinché si possa esercitare il diritto al risarcimento dei danni derivanti dal gesto criminoso, è un atto dovuto, a tutela dei beni lesi dell’immagine e del patrimonio dei cittadini/contribuenti calabresi.
Il risarcimento del danno sarebbe il fine meno importante, per quanto legittimo, di detta azione, la quale acquisirebbe l’obiettivo di lanciare un concreto e durissimo messaggio ai troppi, che vedono nel turista una persona con diritti attenuati e, cosa più importante, costituirebbe un tangibile atto di solidarietà nei confronti della vittima dell’odioso reato e dei suoi familiari.
In ragione di tutto ciò, nella giornata di ieri ho inoltrato al Sindaco di Vibo Valentia, Avv. D’Agostino Prof. Nicola, all’Assessore al Turismo del Comune di Vibo Valentia, Sig. La Gamba Pasquale, all’Assessore al Turismo della Provincia di Vibo Valentia, Dott. Callipo Gianluca, alla Segreteria del Dipartimento del Turismo della Regione Calabria,nella persona del Dott. Caserta Vincenzo e, per conoscenza, a tutte le Pro Loco della provincia di Vibo Valentia, l’istanza per l’accesso ad informazioni, in merito all’adozioni di azioni sull’esposto fatto di cronaca.
Marco Montepaone

L'istanza presentata:
Dott. MONTEPAONE Marco
Via XXXXXX, 3
88060 - SATRIANO (Cz)
SPETT.LE
REGIONE CALABRIA
Segreteria Dipartimento Turismo
Via S. Nicola, 8
88100 - CATANZARO

SPETT.LE
PROVINCIA DI VIBO VALENTIA
Assessorato al Turismo
Contrada Bitonto
89900 - VIBO VALENTIA

SPETT.LE
COMUNE DI VIBO VALENTIA
Piazza Martiri D'Ungheria,
89900 - VIBO VALENTIA

E p.c. SPETT.LE
PRO - LOCO
Loro Sedi

Oggetto: istanza informazioni

Spettabile Ufficio,
ho appreso dagli organi di stampa la notizia della molestia sessuale, consumatasi il 16.07.2010 all'interno dell'Azienda Ospedaliera vibonese da parte di un infermiere ai danni della Sig.ra H.E., nazionalità olandese, madre di due figli, in Calabria per vacanza.
Nulla è stato riferito in merito all'adozione da parte Vs. di azioni legali nei confronti del reo, stante il grave danno d'immagine ed il conseguente danno economico derivante dall'azione criminosa.
I dovuti atti di solidarietà, che avrete tempestivamente offerto, anche a nome dell'intera collettività che degnamente rappresentate, alla vittima di un reato talmente grave e odioso, è opportuno che siano seguiti da un supporto morale concreto, come la costituzione di parte civile, quale gesto che travalica i meri fini risarcitori, acquisendo così un altissimo valore simbolico.
In attesa di un Vs. gentile riscontro in merito alle azioni da Voi intraprese, distinti saluti.

SATRIANO, 19.10.2010
Dott. Montepaone Marco

Nuovo numero di Esperide in Libreria

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On martedì 19 ottobre 2010 at 8:31 AM

Esperide, la raffinata rivista di cultura artistica tutta calabrese, è in questi giorni in libreria con il numero doppio 3/4 del secondo anno di edizione. Quasi duecento pagine in bianco e nero con numerose tavole a colori e un'infinità di illustrazioni a supporto dei tanti scritti di storia, archeologia, arte, documentazione e restauro, tutti articoli molto interessanti, specialistici e approfonditi. Direttore responsabile della rivista è Mario Panarello, mentre la redazione, coordinata da Monica De Marco, risulta composta da Dario Puntieri, Michele Romano, Umberto Romano e Antonio Tripodi. La rivista che nasce all'interno del Centro Studi Esperide Onlus di Pizzo, laboratorio nato grazie agli sforzi congiunti di un gruppo di studiosi con alle spalle una consolidata esperienza di ricerca, spinta sino ad investire l'intero territorio regionale con l'intento di promuovere lo studio, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale della Calabria. Nel numero in libreria, tra i vari approfondimenti pubblicati, si evidenzia quello di Anna Maria Rotella sul Parco archeologico in Sant'Aloe di Vibo Valentia, che affronta le problematiche di tutela e fruizione, tra nuove scoperte e vecchi scavi. Sempre riguardo S. Aloe segnaliamo poi un secondo testo, di Luigi Miranda e Fernando Harris Reyes, sulle tematiche relative al restauro di due mosaici pavimentali del parco archeologico vibonese. Padre Pasquale Russo, autorevole ricercatore di Ricadi, si occupa invece di Agostino Petracca, pittore ricadese dell'Ottocento, mentre Antonio Preiti, sullo stesso artista di ricadi, scrive un saggio sulla personalità artistica. Sempre riguardo la provincia di Vibo Valentia, Domenico Pisani affronta lo studio del primo libro dei conti della regia Arciconfraternita di Maria SS. Addolorata di Serra San Bruno. A seguire altri studi firmati da Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Achille della Ragione, Giuseppina De Marco, Mario Panarello, Francesco Antonio Cuteri, Maria Teresa Sorrenti e Monica De Marco. A completare l'interessante numero la rubrica "in libreria" con una serie di recensioni e segnalazioni di volumi, opere pubblicate in Calabria su tematiche riguardanti l'archeologia, l'architettura, l'arte e la cultura più in generale. Con questo nuovo numero Esperide si conferma essere, sempre di più, un utile e prezioso strumento per quanti portano avanti tesi, studi e ricerche relative alla cultura artistica espressa dalla regione o in essa innestata tramite i canali dell'importazione di opere e dalla circolazione di maestranze. Il taglio dei contributi, anche se strettamente scientifico e rigoroso, si unisce a chiarezza espositiva e ad un ricco corredo iconografico per una fruibilità immediata, anche per i non addetti ai lavori.
Franco Vallone

Calabria Positiva, un volume per capire la nostra regione

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 18 ottobre 2010 at 11:40 AM

Sono 176 pagine piene piene di una Calabria tutta positiva quelle scritte da Saverio Ciccarelli, avvocato tropeano, tra l'altro socio fondatore dell'Accademia degli Affaticati di Tropea, giornalista e ricercatore attento. Il volume, dal titolo "Calabria Positiva", edito da Meligrana Giuseppe Editore di Tropea, con la presentazione del giornalista Pantaleone Sergi e una nota critica di Annarita Castellani, è dedicato ai tanti calabresi sparsi per il mondo perché, ovunque si trovino, siano sempre orgogliosi delle loro origini e facciano qualcosa di buono per la nostra terra. Malgrado questa dedica il libro nelle sue pagine non contiene un briciolo di retorica. E' un volume interessante e da leggere prima di rispondere alla domanda: Riuscirà la Calabria a vincere le sfide che i processi di modernizzazione e di globalizzazione stanno imponendo a tutte le regioni della Terra? Oppure è destinata a rimanere la stessa regione con tutti i problemi e contraddizioni che la distinguono? Sono 176 pagine che rispondono a questo quesito e raccontano di una regione difficile ma sempre fonte di grandi potenzialità. Nel raccontare, l'autore si sofferma sulle differenze dei Calabresi di dentro e i calabresi di fuori, cercando sempre e ovunque l'essenza delle cose che compongono la Calabria, un prepotente bisogno di sapere da dove viene questa terra e, prima di tutto, che futuro avrà. Per fare questo Ciccarelli parte da molto lontano, dalla natura, dal fuoco, inteso come calore e terra liquefatta, dall'acqua del mare, dei laghi, dei fiumi e delle fiumare calabresi, traccia la terra con le sue miniere, l'aria della Calabria, poi passa alle bellezze della natura, la flora e la fauna di questa regione del Sud Italia. Il terzo capitolo del volume è dedicato alla ricchissima storia calabrese, ai tanti ritrovamenti archeologici ed al patrimonio storico con musei di ogni tipo ricchi anche di tante curiosità, seguono le tematiche relative alle minoranze etniche, la religione, la massoneria, la criminalità, i personaggi illustri calabresi, i viaggiatori stranieri, visitatori di ieri e di oggi che sono arrivati da tutto il mondo per conoscere, capire e descrivere agli altri la nostra terra. La produzione agroalimentare con l'agricoltura occupa il capitolo seguente con tematiche che riguardano i tanti prodotti tipici e il rito della mattanza dei tonni. Nel quinto capitolo Saverio Ciccarelli tratta le imprese con uno sguardo da vero economista con la produzione industriale, quella artigianale, e poi ancora i trasporti in Calabria con gli aeroporti di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone, le strade, la fin troppo famosa autostrada A3, le ferrovie e i porti. Il sistema di descrizione e analisi regionale si completa con le banche, il turismo, la sanità, il lavoro, l'emigrazione e l'immigrazione. Nel nono capitolo, infine, viene affrontato il tema del territorio con le varie differenziate aree rurali, quelle metropolitane e le varie eccellenze.
Franco Vallone

Saverio Ciccarelli
Calabria Positiva
Meligrana Giuseppe Editore, Tropea , 2010
€ 11,00

Con le prime piogge escono i cercatori di lumache di Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On martedì 12 ottobre 2010 at 3:37 PM


Con le prime piogge escono i cercatori di lumache di Briatico La raccolta delle lumache si svolge di questi tempi, per terre incolte e campagne inzuppate d'acqua, dopo le prime abbondati piogge. A Briatico, come nel resto del vibonese, ancora oggi, tutto si svolge come in un antico arcaico rituale di raccolta. Di prima mattina, appena smette di piovere, si esce dal paese, si parcheggia l'auto sul ciglio della strada principale e si prosegue a piedi nei fangosi terreni ricchi di sterpaglie, per percorrere sentieri antichi, rinomati da sempre come luoghi di raccolta. Per ore intere, nell'umido di giornate grigie, si cerca faticosamente, tutti chini, piegati, come in una lunga preghiera alla terra. Elemento essenziale è che il sole stia ben nascosto dietro le nuvole. Come il sole fa capolino, infatti, lumache e chiocciole si nascondono al di sotto di rami e si ricoprono di terra, sembrano all'improvviso svanire nel nulla. L'occorrente necessario per la raccolta di questo prelibato mollusco terrestre è semplice e facile da reperire: un ombrello da tenere sotto braccio per l'occorrenza, una busta di plastica per raccogliere le lumache trovate, stivali di gomma o scarpe vecchie per ripararsi dal fango. Le lumache di terra, quelle scure chiamate localmente vermaturi, sono molto difficili da individuare, si mimetizzano bene con la terra, ci vuole un occhio abituato ed esperto per distinguerle, ed è necessario pure un buon udito per percepire il leggero sibilo che le lumache producono emettendo la bava. Le chiocciole femmina, quelle bianche chiamate in dialetto vovulaci, sono più facili da individuare. Si raccolgono più in alto, tra le secche sterpaglie, sulle piante e sugli arbusti di finocchio selvatico. Le lumache scure e le chiocciole chiare si raccolgono a centinaia, a chili. I cercatori sono numerosi, decine di uomini, donne e bambini erranti che battono il terreno fangoso palmo a palmo, centimetro dopo centimetro, per centinaia e centinaia di metri. Il periodo di raccolta dura solo pochi giorni, poi le lumache trovate vengono messe in una pentola dai bordi cosparsi di sale o dal coperchio semiaperto, per farle respirare, depurare e purificare, prima di essere cotte tradizionalmente, in brodo, alla calabrese o più semplicemente con pomodoro e tanto peperoncino piccante. In tutto il vibonese andar per lumache è, da sempre, un vero rito, un'antica consuetudine che si realizza da centinaia di anni, forse migliaia. La mitologia ci conferma, infatti, che la lumaca era già usata in cucina ai tempi dei Greci e dei Romani. In Calabria le lumache sono sempre state considerate, per tradizione, un alimento povero ma prelibato e gustoso per una cucina povera che oggi è diventata costosa. Un chilo di lumache può arrivare a costare, nei mercati calabresi, ben quaranta euro.


Franco Vallone

A Tropea nasce la Cineteca Trophaeum

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 3:27 PM

Con Delibera di Giunta n. 105/10, la Giunta Comunale di Tropea, su proposta del delegato alla Cultura, Avv. Sandro D'Agostino, ha ratificato l'accordo stipulato con l'Associazione Culturale Tropeana. Si sono poste le basi per raggiungere un ambizioso traguardo, ossia la realizzazione a Tropea di una cineteca.

Di seguito le dichiarazioni del Presidente dell'Associazione Culturale Tropena Bruno Cimino:
"L'ispirazione per una cineteca a Tropea è nata grazie al Tropea Film Festival, la manifestazione cinematografica che si svolge ogni estate al Teatro del Porto. Possiamo, dunque, parlare di conseguenza naturale nel perseguire una meta ovvia, alimentando la speranza con la certezza, credendo fermamente in quello che si fa.
La fattibilità di questa cineteca è in essere grazie alla disponibilità dell'attuale amministrazione comunale di Tropea che ha creduto in questo progetto e, proprio in questi giorni, ha deliberato in favore dell'iniziativa. E' un successo per lo sviluppo sociale e culturale locale! Per rendere operativa la cineteca, a breve, si passerà a studiare gli aspetti tecnici ed artistici, scegliere la sede ideale e coinvolgere tutte le forze culturali presenti sul territorio per redigere un programma serio e, innanzitutto, di pubblica utilità.
L'Associazione Culturale Tropeana dispone di un grosso patrimonio cinematografico grazie alle annuali edizioni del festival. Sino ad oggi i film giunti al festival sono circa 1100.
Ad aumentare questo patrimonio contribuiranno sicuramente molte manifestazioni amiche del Tropea Film Festival, ma anche case di produzioni cinematografiche e, non ultima, la Direzione Generale del Cinema. Sarà anche determinante per la gestione della Cineteca Trophaeum l'appoggio di tutte quelle istituzioni che credono ed identificano la cultura, ed in questo caso la Settima Arte, come uno strumento essenziale per l'affermazione ed il rilancio di tutti quei valori che ci permettono di identificarci come uomini che operano per costruire un futuro migliore".
E quelle del delegato alla cultura del Comune di Tropea Sandro D'Agostino:
"Come amministratore non posso che esprimere viva soddisfazione per l'accordo raggiunto fra il Comune di Tropea e l'Associazione Culturale Tropeana. E' il primo passo per offrire ai cittadini una struttura stabile che rappresenta un luogo di incontro culturale. La realizzazione di una mediateca a Tropea è un obiettivo che dobbiamo raggiungere in breve tempo. Rimane, tuttavia, un problema di non facilissima soluzione che è legato all'assenza di luoghi idonei ad ospitare manifestazioni culturali. Anche su ciò è necessario che ci sia grande impegno per sopperire ad una grave manchevolezza con cui la nostra amministrazione si deve confrontare.
Intanto, però, c'è la compiacimento di poter dare vita ad una importante struttura che la città meritava e non posso che ringraziare Bruno Cimino per la sintonia con cui abbiamo lavorato".

Avv. Sandro D'Agostino
Capogruppo Passione Tropea
Delegato alla Cultura del Comune di Tropea

Il calabrese Pietro Mirabelli, un testardo dei diritti - Quando muore realmente un personaggio di un romanzo - Intervista alla scrittrice Simona Balda

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 3:14 PM

Simona Baldanzi è una scrittrice di quelle grandi, nel 2006 arriva anche il successo internazionale con il romanzo Figlia di una vestaglia blu. Simona la settimana scorsa era in Calabria, non per ritirare un premio e nemmeno per una presentazione o per un convegno. Simona era in Calabria perché è morto, in un incidente sul lavoro, un suo grande amico calabrese che poi era anche un personaggio importante del suo libro di successo. Ecco la notizia raccontata dalla stessa Baldanzi "morto stanotte Pietro Mirabelli, in galleria in Svizzera. Un masso si è staccato dal fronte mentre una squadra lavorava con il jumbo. È morto in ospedale nel Canton Ticino per troppe lesioni interne." A Simona Baldanzi abbiamo fatto alcune domande:
Simona, chi era Pietro... Pietro era un minatore calabrese, era un lancista, quello che sparava cemento al fronte della galleria, che aveva lavorato in una miriade di cantieri, per le grandi opere, per la velocità e il benessere del Nord, mentre a Pagliarelle, in Calabria, nella sua terra, dovevi fare quindici minuti di macchina per raggiungere la prima edicola. Mai prima di lui ho conosciuto qualcuno che ha fatto della dignità del lavoro una propria insostituibile missione. Un testardo dei diritti che ultimamente era rimasto ferito da questa Italia, dalla sua politica, dai sindacati e se ne era andato in Svizzera anche e soprattutto per questo. Pietro era un figlio d'arte, come lui stesso si definiva. Il padre è morto di silicosi in seguito al lavoro di galleria.
Era molto battagliero, sul lavoro puntava sulla sicurezza, sui diritti negati... Pietro, anche se non ci credeva, era riuscito però a infrangere un silenzio sulla condizione dei minatori moderni e aveva conosciuto e incontrato una miriade di persone, coinvolgendo tutti nella sua battaglia a partire dal quarto turno e dalla sicurezza. Aveva anche fatto incontrare la comunità montana del Mugello e quella del Crotonese e il monumento nella piazza sui caduti al lavoro a Pagliarelle, frutto dell'incontro di due terre, lo si deve a lui.
Si, quel monumento è molto conosciuto in Calabria, più del paese stesso che lo ospita... Aveva letto le lettere dei condannati a morte della resistenza per scrivere la frase che sta impressa sotto quell'uomo di bronzo che accecato dalla luce esce dalla galleria fatta di pietra serena di Firenzuola, da quel suo Mugello a cui ha dato tanto, persino il nome della via di casa sua, ai piedi della Sila.
La solita sicurezza sul lavoro che manca, che non è mai abbastanza.... Non venitemi a parlare di cultura della sicurezza, perché Pietro ne era l'essenza. Non ci crediamo che sia potuto succedere a lui proprio perché lui ha lottato contro tutto questo per tutti gli altri, per tutti noi.
Vuole aggiungere altro? Non riesco ad aggiungere molto, sono stata indecisa se scrivere e cosa scrivere, ma alla fine mi sono detta, zitta no. Zitti non possiamo stare.
Cosa possiamo e cosa dobbiamo fare? Dobbiamo informare e far girare la notizia, fra quelli che lo conoscevano, fra quelli che conoscono la sua storia, fra quelli che non lo conoscono. Pietro era un uomo e un simbolo di lotta, di quelle rare che sembrano non esistere più. Le morti sul lavoro restano sotto lo zerbino di case vuote e lasciano un dolore lacerante che ti toglie il fiato. Ti toglie l'anima se a morire è Pietro. Simona lei è toscana.... Si,io sono Toscana, del Mugello e i miei pure, da generazioni. Pare strano che una ragazza toscana si interessi ai minatori calabresi, lo so. non c'è legame di sangue, ma c'è interesse per il mondo del lavoro, per la solidarietà, per l'operaismo vecchio e nuovo. Come mai si è interessata di Pietro e dei minatori
Feci una tesi di laurea su questi minatori impegnati nella costruzione dell'alta velocità in Mugello. Lì conobbi Pietro, era il 2000-2001.
E del suo romanzo "Figlia di una vestaglia blu" cosa ci vuole dire... Dopo la tesi di laurea, del 2002, nel 2006 è uscito il mio romanzo: figlia di una vestaglia blu. Parla dei miei genitori operai, soprattutto di mia mamma che aveva la vestaglia blu in catena a cucire jeans e intreccio la vicenda dei minatori, le tute arancioni. Nel romanzo c'è Pietro, c'è la Calabria, c'è Paglierelle, il monumento, tutto questo.
Al di là del Pietro nel romanzo c'era un Pietro che era un suo amico vero Pietro era un amico, ci sentivamo spesso. L'ultima volta ad agosto, quando stava andando in vacanza e parlavamo della Svizzera.
Franco Vallone

"- Pietro non ne uscirete se non lo volete tutti insieme, qua...come nei cantieri.?- Eh...- sospira Pietro mentre guarda verso la Sila.?E lo sento che si allontana, che mi sfugge, che mi sta lasciando sola ?mentre non trovo riparo neanche nella bellezza di un albero in fiore che ho di fronte."
(da Figlia di una vestaglia blu, Fazi Editore, 2006)

Brattirò di Drapia e i suoi Santi Cosma e Damiano

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On lunedì 11 ottobre 2010 at 9:44 AM

A Brattirò ogni anno immancabilmente, nella Chiesa Parrocchiale di S. Pietro Apostolo, nei giorni 25-26-27 settembre si onorano San Cosma e Damiano. Anticamente, per la festiva occasione, in questo luogo ci si arrivava con ogni mezzo, con carri trainati da buoi, con carovane improvvisate, a piedi. Negli anni cinquanta, sessanta e settanta si aggiungono i caratteristici camioncini con le sponde colorate, le auto familiari a noleggio. Il treno rimaneva il mezzo più usato per raggiungere la stazione più vicina: Tropea. In quegli anni, per arrivare a Brattirò nei giorni di festa, si partiva prima dell'alba dalle stazioni ferroviarie della costa, tra Nicotera e Pizzo. A Briatico il treno partiva poco dopo le 5, ma per essere pronti bisognava alzarsi almeno alle quattro di notte, prepararsi, preparare il caffè ed andare a piedi alla stazione. Era un vero e proprio rito anche la partenza e il viaggio stesso. Poi il breve tragitto ferroviario, le fermate di Zambrone e Parghelia dove salivano in treno tanti altri pellegrini. Era ancora buio quando l'accelerato dai sedili di legno lucido arrivava alla stazione di Tropea e si svuotava completamente. A Tropea iniziava la seconda fase del viaggio, la fatidica "salita" a Brattirò. Due le scelte obbligate: affittare una delle poche auto a noleggio che facevano continua spola tra Tropea e Brattirò, o scegliere di incamminarsi a piedi per i tornanti in salita fino al vicino-lontano paese frazione di Drapia. Moltissimi, anche per voto fatto e grazia ricevuta, sceglievano di arrampicarsi a piedi per la strada principale e lungo i sentieri scorciatoia che passavano tra gli uliveti. Lungo la strada piante di rossi corbezzoli accoglievano e accompagnavano i pellegrini in cammino. La ricorrenza annuale della festa di San Cosma e Damiano è una delle più attese e rinomate di tutta la provincia di Vibo Valentia e rappresenta per gli abitanti di Brattirò il momento più alto di una religiosità portata per il mondo. Tanti sono, infatti, gli emigrati di Brattirò che ogni anno ritornano dall'Argentina, dall'America, ma anche dalla Grecia e da ogni altro luogo, per raggiungere la loro festa, i loro santi, le loro devozioni e le loro tradizioni. Dopo la novena di questi giorni, oggi (sabato 25 settembre) iniziano i festeggiamenti veri e propri dedicati al santo farmacista e al santo medico, che si protrarranno fino a lunedì 27 settembre, giorno solenne di festa. Annualmente il paese, durante questi tre giorni, viene letteralmente invaso da migliaia di pellegrini e fedeli provenienti da moltissimi centri del vibonese ed anche dalle altre province calabresi. Arrivati a Brattirò, gesti antichi ripercorrono le strade del paese, la messa, il bacio della reliquia e delle statue, le "spille", i ricordini e le immaginette, l'offerta votiva, il mercato e la fiera, il biglietto per la riffa di una vitella decorata con nastri colorati e immagini dei due santi. Rituale era (e rimane tutt'ora) l'aquisto delle salsicce , delle cotiche fatte bollire in appositi pentoloni e per le pubbliche vie, e dei mostaccioli decorati con pezzi di stagnola rossa e verde, gli stessi colori delle vesti dei santi Cosma e Damiano. A sera arrivano gli incanti, la riffa, il gazebo barocco con la banda, i giganti, i cantanti... Un'antica festa tradizionale, carica di ritualità e di segni arcaici interessanti dal punto di vista antropologico e religioso, per un culto portato a Brattirò dai monaci basiliani molti secoli addietro, con aspetti rituali che da centinaia di anni si tramandano da padre in figlio, per confermare il senso dell'appartenenza e dell'identità di tutta l'intera comunità a Brattirò, in Calabria, e nelle mille altre Brattirò sparse per il mondo.
Franco Vallone

Cosmina Furchì Gliatas, la scrittrice con le ali

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 4 ottobre 2010 at 11:49 AM

Lei si chiama Cosmina Furchì Gliatas, è laureata in Scienze Politiche, bionda, alta e teatrale. Cosmina è nata a Brattirò di Drapia, in provincia di Vibo Valentia, ma da anni vive in Grecia, ad Atene, dove, oltre ad insegnare italiano, lavora come traduttrice e interprete. Cosmina è una donna con le ali e le sue ali, una azzurra e l'altra rosa, si chiamano Anastasio e Valeria, i suoi figli. Cosmina Furchì Gliatas la incontriamo nella sua Brattirò dove, annualmente, ritorna per risolcare le strade di casa, tra i profumi straripanti dalle cucine dei compaesani, per assaggiare il rosso vino del suo paese, per respirare l'odore forte dell'incenso della chiesa di San Cosma e Damiano. Inventare, scrivere, raccontare, interpretare, sono i verbi di questa donna. Cosmina è, infatti, scrittrice, autrice, attrice, animatrice... un'artista completa, con le sue mille voci di personaggi fiabeschi che si porta dentro per incantare tutti i bambini che incontra. Un vero fascino, una sorta di affascinazione positiva che traspare nella sua vasta opera letteraria per l'infanzia. Libri, tanti piccoli libri illustrati e dedicati a bambini da quattro a sei anni, che alcune volte leggono anche i grandi e lo scrivere di Cosmina fa bene anche agli adulti. Il suo messaggio, all'apparenza semplice e scontato, rinvia sempre a qualcosa di altro, è un linguaggio fiabesco intriso di valori morali, di segni positivi ed educativi, di religiosità che rimanda all'importanza dell'essere e del non apparire, dell'aiutare il prossimo, della sana alimentazione, del rispetto per gli animali, dell'ambiente e della natura. La lingua greca, a sfogliare i suoi libri, non sembra un limite linguistico. Le tante illustrazioni che corredano la scrittura oltrepassano le barriere limitanti della conoscenza del greco con una ben più universale comprensione di una comunicazione e di un linguaggio per immagini.
Poi, per chi volesse approfondire la sua scrittura, c'è anche un libro in lingua italiana che si intitola "Avvincenti Avventure da... prendere al volo", pubblicato per la casa editrice "L'Autore Libri" di Firenze, riccamente illustrato con i disegni dell'artista greco Theo Piakis. Nei suoi racconti, tra le righe delle sue favole inventate, "tante piccole perle di saggezza, da tenere sempre presenti, da portare sempre appresso, per diventare grandi senza sacrificare il bambino che è in ciascuno di noi", come scrive la stessa autrice. "Una storia ti dirò", storie ingenue e bellissime che iniziano sempre con questa frase che sa tanto di futuro e sostituisce il più classico "C'era una volta" che sembra guardare al passato. Cosmina Furchì Gliatas, contemporanea e attuale, immersa nel Mediterraneo del 2010, tra due Paesi che si guardano, riesce ad inventare, con una inedita spontaneità che ricorda tanto il mondo onirico, favole e fiabe che permettono, attraverso la lettura dei bambini, di costruire ali, di volare in alto e, per un attimo, di sognare e far sognare. Farsi raccontare da Cosmina Furchì Gliatas - attrice personaggio di Brattirò/Atene - una sua favola, diventa una vera e propria esperienza artistica tanto è forte la sua teatralità e l'interpretazione, e la dinamica del racconto diventa immersione nella stessa favola, con i suoi colori vivissimi, i suoi umori percepiti, i suoi profumi ricordati, le sue emozioni vissute e le sue magie immaginate. I messaggi, la morale, i suggerimenti educativi e comportamentali, arrivano subito dopo e rimangono dentro per sempre.
Franco Vallone