Guellarè, il nuovo cd di Cataldo Perri, cantautore del Mediterraneo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 27 giugno 2011 at 8:59 AM

Si intitola Guellarè il nuovo cd del musicista – medico - ricercatore Cataldo Perri, definito il “Cantautore del Mediterraneo”. Un titolo, Guellarè, che significa bambino in Arabo, una delle tante parole rimaste impigliate nel dialetto calabrese a testimonianza delle molteplici contaminazioni fra i popoli che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. La Calabria di Guellaré è crocevia di saperi, culture, drammi, speranze, sapori e suoni, ed il “Suono”, per Cataldo Perri, è il più forte richiamo della memoria. Nel lavoro di Perri ci sono le voci dei mercanti, il rumore della risacca del mare, le storie piccole e grandi e le tante suggestioni che rimandano all’antica matrice del “Mare Nostrum”. A sentirlo e risentirlo, il nuovo cd di Cataldo Perri, ci si accorge che lo sguardo dell'autore si è ampliato ancora di più, c'è una sorta di espansione verso l'est dell'Europa e ancora verso il sud del sud, verso il vicino Oriente, perso il Mar Nero, verso i luoghi arabi. Le variegate sonorità testimoniano continuamente tutto questo, ma ci sono anche gli stessi luoghi appena citati riportati nel Sud d'Italia attraverso i popoli migranti che arrivano sulle nostre coste con le carrette del mare, gente errante, viaggio in cerca di speranza, di lavoro, di nuova vita. Poi ci sono ancora i suoni lontani, mai dimenticati, dell'antica emigrazione italiana, c'è la traversata dell'Oceano, c'è la 'Merica, l'Argentina con i suoni affascinanti e passionali del tango, e c'è anche il vicinissimo vociare del colorato mercato di Cariati e dei mille altri luoghi della Calabria, con i venditori di pesce, di cozze, di frutta e verdura che cantano ogni giorno la loro propaganda come antiche sirene, per affascinare e richiamare i clienti a comprare la loro mercanzia. Lo scrittore Carmine Abate così scrive presentando il lavoro di Cataldo Perri: “In Guellarè c’è uno sguardo narrativo, epico, più che struggente nei confronti del tempo che passa e della vita in generale. Per questo motivo, più che nostalgia, mi piace definire questo sentimento con un neologismo : ‘Struggenza’, cioè uno struggimento pieno di potenza, che bandisce i piagnistei e le lamentele ed esalta, senza retorica, la forza della bellezza, dell’amore, della vita”. Un Cd pieno di contenuti, dove ogni nota, ogni sonorità, ogni voce rimanda a significati profondi della vita, del tempo, del luogo, di persone ed è lo stesso autore a spiegarci alcuni concetti legati ai singoli brani del cd: “il mio Sud è amore e indignazione, perché è anche così che si deve raccontare il Sud, terra di partenze ma anche di speranze e accoglienza per i tanti fratelli che rincorrono un sogno di felicità e che troppe volte trovano la morte sulle loro carrette di mare (“Il sangue dei migranti non ha il colore della pelle, è rosso del dolore degli erranti della terra”). La Tarantella diventa Tarabella, esempio di come la danza, pietra miliare identitaria del Sud, partendo dalla tradizione possa diventare anche nuovo linguaggio espressivo. Un linguaggio pregno di contaminazioni e che nella title track Guellarè, si fa musica e suono. Il sud e la cultura della famiglia, il rapporto coi genitori, la loro tenerezza nell’essere coppia e la loro tenacia nell’andare oltre le macerie di una guerra per offrire ai figli una condizione socio economica migliore; Il tempo e il pudore non ci hanno permesso troppe volte di testimoniare loro affetto e gratitudine. Il paradosso della comunicazione attraverso i social-network, la richiesta di amicizia su Facie puke, le ossessioni psicodrammatiche del mondo virtuale di eternit di un Sud umile. Controvento è il sussulto di dignità dei pescatori di Cariati che preferivano buttare il pescato sulla battigia piuttosto che svenderlo al racket del pesce”. Il mare, nel percorso artistico di Cataldo Perri, è una costante ed è fonte di vita, di scambi ma a volte teatro di tragedie “come quando 12 pescatori calabresi persero la vita in una Malanottata del Capodanno 1974. Ricco come i colori del Mediterraneo, Guellarè ha posto per la nostalgia della magia dell’infanzia, Nel vento d’Africa e l’auspicio che i popoli non vengano distinti in base al colore della pelle ma riconosciuti come una parte de L’anima du munnu”. Guellarè è interamente arrangiIato e suonato da “Lo Squintetto”: Piero Gallina, Enzo Naccarato, Nicola Pisani, Carlo Cimino, Checco Pallone. Ospiti del disco : Rosa Martirano, Ouadie Farhat, Alessandro Castriota Skanderbeg, Serena Ciofi e Lorenzo Aristodemo.
Franco Vallone

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:40 AM

Si chiama Silvano Russo ed è nato a Tropea nel 1978, ha vissuto a Briatico, paese di origine della sua famiglia, fino all’età di vent'anni, quando, finite le scuole superiori e diplomatosi ragioniere, è costretto ad emigrare dalla Calabria, partire dalla terra che ama profondamente e da sempre. Al nord d'Italia la vita è dura, Silvano Russo all'inizio affronta anche i lavori più umili e pesanti, ma, nel contempo, non abbandona la sua più grande passione e aspirazione: scrivere canzoni, cantarle e suonare la chitarra per accompagnarle. Con il passare degli anni la passione per la musica aumenta fino a sfociare un vero e proprio amore che lo porta, nel 2010, ad incidere il suo primo cd, un lavoro realizzato grazie a Matteo Callisti delle Edizioni Canto Libero di Mariano Comense, agli arrangiamenti di Nando Celata, noto tastierista della cantante Tiziana Rivale, e allo Studio De Amicis di Cesano Boscone, in provincia di Milano. All'uscita del cd il lavoro musicale di Silvano Russo viene apprezzato da molti, è un successo grande per vendite, pubblico nei concerti e passaggi e promozioni in radio, tanto da richiedere una nuova incisione tutta dedicata alla canzone “Lampa alla Vraci” per la scuola di musica Cimas di Rovellasca (Co). Le tradizioni popolari, il dialetto, i detti e i proverbi ripresi dalla cultura calabrese, i termini toponomastici di Briatico, le antiche arcaiche credenze, i riferimenti meteorologici locali di pescatori e contadini vengono ripresi, inseriti in un contesto di racconto canoro e supportati da una musica e un ritmo nuovo con influenze tipiche della musica popolare calabrese, si esalta la cultura tradizionale e folklorica che viene diffusa senza segni di retorica e nostalgia, con un successo inaspettato e in terre lontane, in Brianza, a Como, Milano e nella Lombardia intera. Il grande successo del cd fa aumentare la voglia di andare avanti, la musica e le parole di Russo diventano un secondo cd, un singolo dal titolo “Dimmi che tu” ed adesso è in arrivo il suo secondo vero grande album dal titolo “La nostra vita” , con sette pezzi inediti, firmati da Silvano Russo, nei testi e nella musica, e quattro cover di successo di tre grandi della canzone italiana: il calabrese Mino Reitano, Nicola di Bari e il grande mitico Domenico Modugno. L’uscita del nuovo cd, pubblicato sempre per Canto Libero Edizioni, è prevista per il prossimo 30 giugno, e, con la pubblicazione di questo disco, Silvano Russo continua la sua più grande passione per la musica iniziata tanti anni fa proprio a Briatico e come un vero figlio d'arte, suonando con lo zio Antonio Russo, storico chitarrista di tante band locali, con il cugino Pippo Anile, cantante che ha avuto anche una copertina su Sorrisi e canzoni tv, e con Domenico Russo, altro cugino polistrumentista e suonatore dei tamburi dei giganti processionali calabresi. Una intera famiglia di Briatico, una vera stirpe nata con il ritmo, la musica e la canzone, nel sangue.
Franco Vallone

Victor Grasso, dall'Argentina a Briatico con la canzone nel cuore

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , | Posted On at 8:33 AM

Briatico – Non chiamatelo Vittorio, si chiama Victor Grasso ed è un simpatico personaggio di Briatico che da sempre ama imitare, con successo, tanti cantanti famosi. Baffetti bianchi, grosso anello d'oro giallo americano al dito, maglietta della lontana squadra del cuore, quella d'Oltreoceano, Victor Grasso è nato in Argentina a Mataderos, Nueva Chicago, un barrio (quartiere) di Buenos Aires, nel ferragosto del 1937. Padre calabrese di Briatico, emigrato a 17 anni, e madre argentina, figlia d'emigranti siciliani di fine ottocento. Una storia di emigrazione nell'Argentina degli anni trenta poi, nel 1970, la prima volta in Italia, il primo viaggio a Briatico, per recuperare memoria, per conoscere i luoghi dimenticati del padre, del nonno, degli avi e delle lontane origini. Successivamente conosce la futura moglie, prima per fotografia, com'era l'uso del tempo tra persone lontane, è una prima cugina di Briatico che sposa e fa arrivare in Argentina, vivono nella bella provincia di Buenos Aires dove Victor inizia a lavorare con diverse e varie esperienze, dalla costruzione di "gocce" di vetro per i lampadari alla grande fabbrica di chiavi per le auto di tutte le marche e di tutto il mondo, dalla fabbrica di lampadari in bronzo fuso a quella di chiavistelli. Ma sin dall'età di otto anni, molto prima di iniziare l'attività lavorativa, Victor canta per tanti anni nei cori locali dei dintorni di Nueva Chicago. Victor Grasso ama imitare la voce dei grandi della musica argentina, della canzone popolare, del cinema, in questo è "figlio d'arte", un suo zio era un famoso imitatore in Argentina.

Tra i tanti, Victor imita il grande Carlos Gardel, Roberto Julio Sánchez detto Sandro de America, Hugo del Carril, il cantante folk Antonio Tormo, Albert Eclave, l'attore Johnny Weissmuller, il famoso Tarzan del cinema, e tanti altri. Grasso ama cantare da sempre, con passione e trasporto, perfette le sue imitazioni anche di alcuni cantanti italiani come Domenico Modugno, Peppino Di Capri, Nicola Di Bari, Mino Reitano, anche se nel suo cantare in italiano si sente sempre qualche traccia di spagnolo castigliano, la sua antica lingua di origine. Ma torniamo alla storia di Grasso, la prima delle due figlie nasce in Argentina, la seconda a Tropea. Dopo qualche anno dal matrimonio la moglie di Victor non si trova più bene in Argentina, troppo nostalgica, troppo legata alla sua Calabria e alla sua Briatico. Alla fine degli anni settanta decidono di trasferirsi in Italia, Victor parte per un anno a Milano dove lavora in una fabbrica metallurgica, poi rientra a Briatico per stare vicino alla famiglia ed inizia a lavorare in una azienda di solai prefabbricati e, successivamente, in una di shopper, buste di plastica per alimenti, poi, infine, arriva il tempo della pensione. Sono passati tanti anni, la vita di Victor continua oggi a Briatico e l'Argentina rimane sempre indelebile nel suo cuore, con la sua inconfondibile musica, con il suo folk e con il suo tango, con i suoi tanti cantanti da imitare ed adesso Victor Grasso sente un legame fortissimo con quel Carlitos Gardel che moriva nel 1935, due anni prima della sua nascita, un misterioso legame di voce così forte che, in alcuni momenti, lo fa sentire quasi reincarnazione di quel cantante mai conosciuto e morto carbonizzato a Medellin, in Colombia, in un incidente aereo avvenuto sulla pista dell'aeroporto durante un decollo.
Franco Vallone

Briatico a Milano

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 8:26 AM

Ristorante "Al Rubattino" di Milano, 12 giugno del 2011, quarantasette briaticoti tutti assieme attorno a un tavolo e ad una tavolata, tanti altri sono assenti giustificati, sono impegnati presso i seggi referendari. La giornata è di quelle memorabili, per stare tutti assieme, senza retorica, con un pizzico di nostalgia, per parlare, raccontare, ricordare ma anche per ideare, proporre cose nuove, pianificare… Il tema, la traccia fissa del discorso: Briatico, la ridente cittadina calabrese distante mille chilometri da quel ristorante, un luogo, la sua gente, i compaesani, i fatti ed anche i... difetti. Questa è' la terza edizione dell'incontro conviviale che riunisce periodicamente i briaticesi (briaticoti) residenti, emigrati, o studenti, che vivono nell'area del Centro e del Nord d'Italia. Un simpatico modo per ritrovarsi e per trascorrere una giornata nella vicinanza della lontananza di Briatico.

Filippo Coppola, uno degli organizzatori più attivi, ci racconta: "La giornata è andata benissimo, siamo stati veramente bene, chiaramente i discorsi erano tutti su Briatico e i briaticesi, su una cosa eravamo tutti d'accordo: il grande amore per Briatico!!! Oltre al pranzo, che come al solito è stato oltre che abbondante e squisito, c'è da sottolineare la grande ospitalità di Grazia ed Alfio che hanno sempre dato il massimo della disponibilità. Il convivio è stato allietato (improvvisando) da uno spettacolo di Pippo Anile e Dante Petrarca con musiche, stornellate, brindisi e canzoni popolari calabresi e briaticote e non è mancato neanche un momento di cabaret. Durante l'evento abbiamo raccolto duecento euro, un piccolo contributo da consegnare al comitato organizzatore dell'imminente festa in onore della Madonna del Carmine". Tutti i partecipanti sono stati omaggiati con l'attesissimo gadget personalizzato briaticese, dopo il portachiavi e la raffinata rubrica con la Torre Rocchetta stampata a secco, questa volta è stato consegnato ai presenti un utile cappellino personalizzato con su scritto "Città del Mare, lo stemma di Briatico e sotto la scritta “I love Briatico”, ovviamente il "love" era rappresentato da un cuore rosso. Un utile gadget consegnato con la speranza che presto venga utilizzato a mare, sotto il sole di Briatico e sulle bellissime spiagge di Safò, della Brace, della Marina, di Scrugli o di Cocca.
Franco Vallone
Franco Vallone

La Festa della gente di mare, convegno a Catona

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 8:23 AM

Da 18 anni nei Comuni di Francavilla Angitola e Pizzo si celebra, a metà luglio, la Festa della Gente di Mare in onore di San Francesco di Paola. La manifestazione si ricollega all’antica devozione verso il taumaturgo paolano molto sentita dai pescatori, dai marittimi e da tutte la gente legata al mondo del mare. Nelle ultime edizioni, in concomitanza con il 5° Centenario della morte del Santo (1507-2007), la festa ha avuto un notevole sviluppo, espandendosi dai centri calabresi tradizionalmente più legati a San Francesco (Paola, Pizzo, Francavilla Angitola, Reggio Calabria Catona, Nicotera, Tropea, Soriano Calabro, Paterno Calabro, Fuscaldo) alla vicina Sicilia. La “Festa della Gente di Mare ” organizzata , grazie all’impegno di Vincenzo Davoli, Gianfranco Schiavone e Giuseppe Pungitore, curatori del sito internet www.francavillaangitola.com, di Giovanni Bianco, e Emanuele Stillitani, della Proloco di Pizzo, di Franco Di Leo del Centro Italiano Protezione Civile di Pizzo, di Francesco La Torre , responsabile del reparto di Riabilitazione Psichiatrica di Pizzo, di Adriana Maccarrone, presidente della Cooperativa Sociale “La Voce del Silenzio” Onlus di Pizzo, con il sostegno del Vescovo di Mileto, dei Padri Minimi e del clero diocesano, di varie associazioni di volontariato e protezione civile e con la collaborazione della Guardia Costiera, enti e autorità civili e religiose, risulta essere, secondo gli organizzatori, la più importante festa della gente di mare organizzata in Italia. Nel programmare l’edizione del 2011 il comitato si è avvalso della preziosa collaborazione di P. Casimiro Maio, rettore del santuario di Catona, dell’ammiraglio Francesco Ciprioti, ufficiale in quiescenza della Capitaneria di Porto, dei Terziari Minimi di Catona e della Fondazione San Francesco da Paola nel Mondo. Nelle edizioni passate era presente la Campania, con la reliquia della “Salvietta” del Taumaturgo e la statua di San Francesco di Paola è stata accompagnata dalla Madonna Pellegrina del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, appositamente presente per espressa volontà di Natuzza Evolo di Paravati, che nella sua esemplare esistenza ha sempre manifestato una grande devozione al Santo Patrono di Calabria. Il comitato organizzatore della festa ha prescelto per il 2011 quale sede del convegno su San Francesco e sull’Ordine dei Minimi la città di Catona, luogo noto come punto di imbarco per il miracoloso attraversamento dello stretto di Messina da parte del Santo. Il convegno si terrà venerdì 17 giugno. I relatori dell'incontro saranno: Giuseppe Caridi dell'Università di Messina, mons. Antonino Denisi, del tribunale diocesano di Reggio Calabria, Padre Rocco Benvenuto, Correttore provinciale dei Minimi di Calabria, Puglia e Messico.
Franco Vallone

La comicità di Massimo & Francesco, operatori ecologici di Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:19 AM

Briatico – Massimo e Francesco sono quasi sempre assieme, amici, colleghi di lavoro e compagni di tante simpatiche performance artistiche. Massimo Limardo di Briatico, classe 1972, e Francesco Bianco di Conidoni di Briatico, nato nel 1976, sono due simpatici operatori ecologici che lavorano in paese. Si alzano prestissimo, lavorano sodo quando tutti gli altri ancora dormono, poi, nel tempo libero della loro giornata, si trasformano come in una metamorfosi e diventano una simpatica coppia di artisti comici con tante idee cabarettistiche da realizzare, con battute da provare e riprovare, con scene da sperimentare e videoclip da girare e pubblicare. Massimo Limardo i nostri lettori lo conoscono già, lo ricorderanno per il ritrovamento di una cassaforte chiusa, abbandonata per le strade di Briatico, per un grosso blocco di ghiaccio arrivato dal cielo e caduto pesantemente a pochi centimetri dalla sua testa, e forse anche per il recente ritrovamento di una grossa tartaruga lacustre della specie “orecchie gialle”, buttata viva tra l'immondizia in un cassonetto di Briatico, recuperata e salvata proprio da Limardo dalle lame del trituratore della nettezza urbana. Il giovane Massimo Limardo ha anche partecipato, con i noti cabarettisti Rino e Giulio, su Telespazio Calabria, ad alcune trasmissioni televisive di successo e, da qualche tempo, si presta a fantasiosi e originali travestimenti durante le feste di Natale e di Carnevale e poi... i suoi sketches imperversano sui canali televisivi della rete e su YouTube come anche quelli del poliedrico collega Francesco Bianco definito da tempo il “Tenore di Conidoni”, ma anche “Latino Dance” e “'Uomo tromba” che, da buon imitatore, riesce a simulare alla perfezione la musica di strumenti a fiato, trombe, trombette e tromboni, che si materializzano magicamente, riuscendo a suonare interi brani del repertorio nazionale ed internazionale. Massimo & Francesco, assieme, hanno prodotto recentemente alcuni video particolarmente comici, irriverenti, esilaranti come la “tarantallata attorno agli ingombranti", un modo utile, questo, oltre che a divertire, anche a sensibilizzare, socialmente ed ecologicamente, la gente.
Franco Vallone

Fabio Conocchiella dirige l'Orchestra di Stato della Bielorussia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On lunedì 13 giugno 2011 at 9:20 AM

Fabio Conocchiella, il giovane musicista di Briatico, con la sua raffinata arte da qualche tempo ottiene consensi e successi in tutto il mondo. Il prossimo 14 giugno, nella prestigiosa Concert Hall di Minsk, capitale della Bielorussia, Conocchiella dirigerà, per la prima volta, la Belarusian State Orchestra (Orchestra di Stato della Bielorussia), in un concerto con i famosi solisti Mario Stefano Pietrodarchi (Bandoneon) e Luca Lucini (Chitarra). Il programma del concerto prevede tra l'altro in cartellone: “Fabio Conocchiella: Morricone Suite [Prima esecuzione assoluta] (per orchestra); A. Piazzolla: Tres Tangos Sinfonicos (per bandoneon e orchestra); Fabio Conocchiella: Variazioni Visuali [Prima esecuzione assoluta] (per chitarra e orchestra); R. Molinelli: Trittico (per bandoneon e orchestra); A. Piazzolla: Doppio Concerto “Hommage a Liege” (per chitarra, bandoneon e orchestra); Nello specifico, nel programma ci saranno le prime esecuzioni assolute di due brani dello stesso Conocchiella: la Suite su temi di colonne sonore di E. Morricone quali: “Il Pianista sull’Oceano”, “Nuovo Cinema Paradiso”, “C’era una volta il West” e “Mission”, commissionatagli proprio per questo evento. L’altra opera di Conocchiella in prima assoluta è “Variazioni Visuali” per chitarra solista e orchestra, commissionatagli dal solista Luca Lucini cui è dedicata”. Come spiega lo stesso autore “essa è il frutto della volontà di sintetizzare due sfere sensoriali apparentemente distanti tra loro, come descritto nel titolo: “Variazioni”, che richiama il senso dell’udito, in quanto forma musicale in cui è sviluppato il materiale sonoro del brano; “visuali”, aggettivo che appartiene al senso della vista, nello specifico una vista “interiore”, quella rivolta al mondo delle immagini della nostra memoria.

Il risultato di questa sintesi vuole essere un brano che va vissuto come “esperienza” sensoriale, in cui la musica diventi un particolare punto di vista sulle immagini richiamate alla mente dell’ascoltatore, nella sua soggettività, anche se viste, metaforicamente, con gli occhi di un'altra figura, quella del compositore, che diviene così il filtro specifico tra l’ascoltatore e le immagini che esso richiama alla mente nel momento dell’esecuzione, un filtro che ne fa cogliere punti di vista, spero, nuovi e profondi”. Fabio Conocchiella, oggi diciannovenne, sin dall’età di sette anni si è avvicinato al mondo della musica, quasi per gioco, imparando ad orecchio a suonare il pianoforte e l’organo. Successivamente, all’età di dieci anni, Conocchiella ha iniziato lo studio del violino e, contemporaneamente, ha scoperto di avere l’affascinante vocazione per la composizione, una vera e propria passione che, a distanza di pochi anni, diventerà la sua principale attività e che lo ha portato allo studio accademico della materia. Ad oggi il giovane musicista di Briatico ha all’attivo numerose composizioni per i più svariati ensamble strumentali, dalla musica da camera a quella sinfonica, e prepara arrangiamenti e orchestrazioni per importanti orchestre nazionali e estere.


Franco Vallone

XV Edizione del Premio Regionale di Fiaba e Poesia “Rosalba De Pino” a Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 8 giugno 2011 at 8:45 AM

Mercoledì 8 giugno, a Briatico, presso la sala conferenze del Centro Anap Calabria, si svolgerà la cerimonia di premiazione della XV edizione del Premio Regionale di Poesia e Fiaba "Rosalba De Pino". Dopo i saluti del dirigente dell'Istituto Comprensivo di Briatico, Maria Cattolica Russo, interverranno: Domenico Varrà, marito della direttrice didattica scomparsa nel 1995; il Presidente del consiglio d'Istituto, Ottavia Vecchio; il sindaco di Zambrone Pasquale Landro; il sindaco di Briatico, Francesco Prestia; l'assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Briatico e il sindaco junior del comune di Briatico, Maria Joel Conocchiella. La commissione giudicatrice, presieduta dal dirigente scolastico Maria Cattolica Russo e composta da Maria Concetta Bagnato, Vittoria Massara, Domenica Cartellà, Maria Teresa Pascuzzi, Giuseppina Prostamo, Gianfranco Franzone e da un giornalista di Calabria Ora, ha assegnato i premi a disposizione. Per la sezione fiaba il primo premio è andato a Erica Raffa e Domenica Di Bruno dell'Istituto Comprensivo di Briatico (VV), il secondo premio ad un lavoro di classe della scuola primaria di San Costantino (VV), il terzo a Francesca Bruzzese dell'istituto “Marvasi” di Cittanova (RC), il quarto premio alla fiaba di Giuseppe Cardamone dell'Istituto Comprensivo “Rodari” di Soveria Mannelli (CZ), il quinto premio a Federica Rizzo di Cittanova (RC). Per la sezione poesia il primo premio è andato a Benedetta Tomarchio della scuola primaria “San Tommaso” di Soveria Mannelli, il secondo ad un lavoro di classe della scuola di San Costantino, il terzo ad un lavoro di classe di San Giovanni di Zambrone, il quarto ad Antonio Emanuele Meraglia e Lorenzo Lo Cicero di Campora San Giovanni (CS), il quinto premio ad Alessandro Mandarino di Castiglione Scalo di Rende (CS), il sesto premio a Zagami Alberto della Scuola Primaria “G. Carretta” di San Ferdinando (RC), il settimo a Kevin Grillo della scuola primaria di Daffinà di Zambrone (VV), e l'ottavo premio a Mara Ciccone del circolo didattico “V. Morello” di Bagnara Calabra (RC).
Franco Vallone

Terza Edizione dell'incontro degli emigrati briaticesi del Centro-Nord Italia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:39 AM

Domenica prossima, 12 giugno 2011, a Milano si svolgerà la terza edizione dell'incontro conviviale che riunisce periodicamente i briaticesi (briaticoti) residenti, emigrati, o studenti, che vivono nell'area del Centro e del Nord d'Italia. Un simpatico modo per ritrovarsi e per trascorrere una giornata tra compaesani, nella vicinanza della lontananza della bella e amata Briatico.
Per informazioni telefonare al numero 347.3709827.

"Sandali di ortica", primo romanzo di Paolo Arcuri

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:35 AM

Carlopoli (CZ) - “Tutto avrei pensato tranne che io, umile operaio edile, un giorno sarei riuscito a scrivere un libro”.
Esordisce così Paolo Arcuri, nato a Castagna di Carlopoli dove vive, parlando del suo primo e corposo romanzo “Sandali di ortica”, pubblicato nei giorni scorsi dalle Edizioni Ursini di Catanzaro.
“Un libro – sostiene Nuccia Fratto Parrello – attraverso il quale l’autore consegna ai lettori il messaggio e la responsabilità di trovare le mille facce del male nella vita e nella Storia”.
Accanito lettore e cultore appassionato di memorie storiche, Arcuri costruisce il suo romanzo, che definisce di “carattere storico”, sulla base di alcuni episodi del nonno, vissuto durante l’epoca fascista; episodi che la madre gli ha raccontato con dovizia di particolari.
“Da sempre - racconta l’autore - mi ha affascinato la figura di quest’uomo, che io non ho mai conosciuto, essendo nato due anni dopo la sua morte. E’ l’incredibile e travagliata esistenza di un contadino quasi analfabeta, costretto dalla miseria ad emigrare in Francia per lavoro. Lì fu coinvolto politicamente nella militanza antifascista comunista, che lo portò a subire per lunghi anni, fino alla caduta del regime, l’infame marchio della rubrica di frontiera, dove fu notificato come sovversivo politico di fede comunista”.
E questo è già un buon inizio per un romanzo che ha tutte le credenziali per suscitare grande interesse.
“Quando nell’autunno del 2007 - continua l’autore - venni a conoscenza che al Casellario Politico Centrale, presso l’Archivio dello Stato di Roma, giaceva un fascicolo su mio nonno, mi adoperai a chiederne una copia che mi fu subito spedita. Nello sfogliare il plico, constatai che quei fogli racchiudevano dieci anni di sofferenza di un uomo e la crudele persecuzione da parte di quel regime fascista che gli aveva negato le sue libertà. Mi resi subito conto di avere in mano l’architettura di un romanzo e che io, nipote diretto, ne ero emotivamente investito. Il caso ha voluto che incontrassi una sensibile donna italo-spagnola, la professoressa Maria Laura Cilurzo Enriquez, che mi ha fermamente spinto alla stesura del manoscritto. Generosamente si è messa a mia disposizione facendomi incontrare un’altra donna straordinaria, la professoressa Nuccia Fratto Parrello di Catanzaro che mi ha dato tutti quei consigli di cui avevo indubbiamente bisogno, ivi compresa la scelta appropriata dell’editore”.
“Sandali di ortica”, inserito dalle Edizioni Ursini nella nuova collana “I libri dell’elefantino”, è indubbiamente un titolo enigmatico, quantomeno insolito, “che ci riporta - aggiunge Nuccia Fratto Parrello - all’Europa preistorica, quando l’uomo, bisognoso di tutto, trova nell’umile ortica non solo alimento e medicina, ma anche fibra per i suoi primi rozzi manufatti”.
Passano i secoli, i millenni, progresso si aggiunge a progresso, e un uomo, che le persecuzioni e la guerra hanno duramente provato e confinato dal mondo, ripete lo stesso atavico rituale, fabbricando per i suoi piedi stanchi e doloranti un paio di sandali di ortica. Perché è dell’uomo, l’eterna capacità di guardarsi intorno, dovunque sia, e prendere dal seno della madre Terra tutto quello che essa può offrirgli. Il nostro uomo è Paolo, protagonista di una vicenda che copre un lungo arco di tempo, storicamente denso di eventi sconvolgenti, quali la dittatura fascista, la guerra civile in Spagna, la seconda guerra mondiale.
Un romanzo che l’autore ha scritto “col cuore” prima ancor che con la penna, attingendo a vicende storiche realmente accadute che andrebbero rivisitate da tutti con maggiore attenzione.

Risarcire i giovani!

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 8:32 AM

Sta sbriciolandosi il “Muro del Sud” mediterraneo e mediorientale con la rivolta dei popoli oppressi, avendo proprio i giovani “internet-nauti” come protagonisti. Ma sta cominciando a preoccuparsi pure l’Europa con le manifestazioni di giovani indignati perché senza presente e, quindi, senza futuro. Per il momento tali manifestazioni sono pacifiche, però potrà non essere così quando le famiglie (il più vero e il più determinante ammortizzatore sociale) avranno esaurito i risparmi che tengono ancora in piedi figli e nipoti senza lavoro e senza prospettive. Il mondo cosiddetto occidentale e l’Europa in particolare si troveranno presto ad affrontare grandi masse di diseredati disperati, interni ed esterni.
L’Università delle Generazioni ritiene che è, quindi, assolutamente necessario ed urgente non soltanto “risarcire” i giovani del tempo perduto perché costoro, senza lavoro, con lavoro precario e, comunque, senza contributi pensionistici, saranno senza futuro, ma ritiene che è altresì oltremodo urgente e necessario garantire un lavoro ed una dignità sociale per far sì che la stessa Europa abbia un futuro e non venga inesorabilmente cancellata dalla Storia.
Come risarcire i giovani?... L’Università delle Generazioni insiste principalmente nel recupero dell’evasione fiscale (nella sola Italia vale circa 300 miliardi di euro) e poi in una vera e propria “rivoluzione culturale” che tenga conto, tra tanto altro, pure di ciò che l’inciviltà dei consumi ha reso inutilizzabile o marginale (si pensi, ad esempio, alle troppe terre incolte che potrebbero essere, se non coltivate, almeno rimboschite con sicuri vantaggi economici ed ambientali).
Bisogna, inoltre, introdurre, là dove non c’è ancora (come in Italia) il cosiddetto “salario di cittadinanza”. E poiché i giovani disoccupati e precari non hanno attualmente la possibilità di versare i contributi pensionistici, gli Stati (tra cui quello italiano) devono assolutamente versare tali contributi pensionistici a tutti coloro che, finita la scuola dell’obbligo, non hanno un’occupazione coperta da contribuzione pensionistica. Ovviamente, bisognerebbe riformare l’avvio al lavoro, da rendere obbligatorio, previo esame attitudinale: non accettando il lavoro obbligatorio il giovane potrebbe restare fuori dai benefici economici e pensionistici.
Altro esempio, tra i tanti. Oggi il riscatto del periodo scolastico per conseguire il diploma non esiste nella legislazione, mentre ha costi proibitivi il riscatto degli anni universitari e di laurea a fini pensionistici. Eppure, studiare deve essere considerato un vero e proprio lavoro e come tale deve avere un riscontro pensionistico. Se le famiglie mantengono i figli agli studi, sborsando ingenti somme di denaro, sia almeno lo Stato a dover pagare i contributi per coloro che, studiando, si preparano a dotare la nazione di lavoratori esperti e altamente qualificati. Invece assistiamo al paradosso che le famiglie e lo Stato spendono soldi per la formazione dei giovani i quali sono poi costretti, in buona parte, ad emigrare, lasciando i benefici di tale preparazione professionale ad altri popoli e ad altre nazioni.
Dr. Domenico Lanciano

IV B, in classe con Raul Bova

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 8:30 AM

Istituto Magistrale Jean-Jacques Rousseau, via delle Sette Chiese di Roma, la foto di gruppo ha i colori sbiaditi dal tempo, ma, per adesso, rimane icona indelebile di quella IV, sezione B, della fine degli anni ottanta. L'immagine ritrae, per ricordo, la classe al completo: 9 studenti maschi con calzini bianchi in bellavista e 11 femmine con le scarpe basse, come si usava allora; e poi ci sono due professori: quello semicalabrese di lettere, rigorosamente in giacca e cravatta, e quello calabrese di filosofia, con i libri incollati in mano. Nel gruppo anche un ragazzo dalle spalle larghe, con la maglia bianca: è il giovane Raul Bova, uno dei venti studenti di quella 4B. Il professore di lettere si chiama Michele De Luca ed è nato a Roma, sua madre era romana, suo padre calabrese di Parghelia, allora comune in provincia di Catanzaro. De Luca è stato, per quattro anni, il professore di lettere di Raul Bova. “Al primo banco c'era seduto Raul, ragazzo del '71 timido ed introverso, - ricorda De Luca - sempre indeciso. Era tanto appassionato di nuoto ed era già campione italiano giovanile nei 100 metri stile dorso. L’ho sempre incoraggiato, agli esordi della sua brillante carriera cinematografica. Pochi sanno che Raul ebbe, negli anni dello sviluppo, diversi insegnati calabresi: la professoressa Maria Luisa De Fazio Stranges, di scienze; il professore di filosofia Elvio Papalia, nativo di Cittanova, morto improvvisamente a scuola proprio mentre teneva lezione. Io, - continua De Luca - essendo quotidianamente a contatto con calabresi, vedo, in queste concomitanze, una specie di intervento del destino, che mi ha avvicinato sempre più all’amata Calabria, perché come recita l’adagio popolare chi va al mulino s’infarina!” Il padre calabrese, colleghi di lavoro calabresi, la calabresità nella memoria, i viaggi estivi a Parghelia e tanta Calabria a tavola... tutti elementi che irrompono nella vita del professore e la sfiorano continuamente, ed è proprio da qui che inizia, in parte, l’interesse di De Luca per lo studio dei dialetti della Calabria. Una passione forte e travolgente, come quella per la storia contemporanea, che lo ha portato, negli anni precedenti, a realizzare una biblioteca con una consistenza di circa 23.000 volumi e 2.000 tra periodici e numeri unici, biblioteca riconosciuta di “grande interesse” prima dai Beni culturali della Toscana e, in seguito, del Lazio. Con parte del materiale documentario raccolto, “volantini e ciclostilati di lotta e di piazza” compresi, De Luca organizza, in Toscana, tante mostre e convegni sulle tematiche del dissenso politico nel Dopoguerra. Il professore per oltre trent’anni ha insegnato l'italiano ma è con l’inizio del nuovo millennio che esplode prorompente, in lui, l’interesse per lo studio della cultura popolare e dei dialetti calabri. De Luca lo fa con passione, competenza, con un approccio di studio inedito e con periodiche incursioni sul campo; pubblica, nel giro di pochi anni, tanti articoli e brevi saggi, e qualche libro. Tra questi citiamo: “Giovan Battista Marzano interprete solitario del lessico calabrese”, in: Dizionario etimologico del dialetto calabrese, Sala Bolognese, Arnaldo Forni editore, 2006; Nomi dialettali e nomignoli dei comuni della Calabria e dei Calabresi, Catanzaro, Carello editore, 2007; Breve storia dei dizionari calabresi dal presunto Massara a Rohlfs, Roma, Immagini del Presente, 2009; La potenza evocativa del dialetto nelle opere di Ciccio De Rose: “Asulìa tu ca mi s’i frati” e “Ditti e mali ditti”, Roma, System Graphic, 2011; “Il saggio di vocabolario calabrese (1850) di Francesco Cherubini”, Roma, System Graphic, 2011. Ha curato l’edizione di un libro di Maria Rosaria Vallone, Miriroci e le altre, prima opera di narrativa con la trascrizione fonetica del calabrese parlato, che uscirà nella prossima estate. Da anni è impegnato alla realizzazione di un Dizionario comparato dei dialetti e delle tradizioni della Calabria. Abbiamo avuto il piacere di sfogliare in anteprima le bozze dei suoi primi otto volumi, una vera opera monumentale. Quando tutte le migliaia di pagine del dizionario usciranno in libreria, i dialetti calabresi avranno pochi segreti e nulla da nascondere, ne siamo davvero convinti.
Franco Vallone