Successo dei Calabria Logos e della loro musica etnica

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 29 luglio 2009 at 9:36 AM

La musica etnica dei Calabria Logos è ormai una realtà inequivocabile riconosciuta finalmente a livello Nazionale.
Il Gruppo cosentino, ideato e diretto da Carlo Grillo, è difatti risultato essere la MIGLIORE PROPOSTA ETNICA per l’anno 2009. Ad emettere il verdetto è stata una Giuria qualificatissima composta da importanti nomi del giornalismo musicale italiano.
Era la Finale Nazionale di "Demo l´Acchiappatalenti" il fortunato Programma di Michael Pergolani e Renato Marengo in onda ormai da anni su Radio Uno RAI con protagonista la nuova musica indipendente.
Il rinomato Festival della nuova Musica Italiana , diventato nel giro di quattro anni uno degli eventi più rappresentativi del nostro Paese,i è svolto nei giorni 23, 24 e 25 luglio nel Centro Storico di Lamezia Terme condotto dall'ormai consolidato duo di simpatici conduttori della Rai del Programma "L´Acchiappatalenti".
Insieme al titolo più ambito per i giovani di "Lamezia Demofest Award – Migliore Nuova Proposta dell´anno", vinto da Francesco Forni di Roma, sono stati assegnati altri prestigiosi premi:"Demo´s Best Voice" a Daria Biancardi di Palermo; "Demo´s Etno Award" ai Calabria Logos di Cosenza; "Demo´s Rap Award" ai vincitori della sezione Rap.
Super ospiti Rosa Martirano, Augusto Enriquez y su Mambo band, Malika Ayane, Arisa e Roy Paci con gli Aretuska.
I Calabria Logos, dopo questo importante riconoscimento, guarderanno al futuro con maggiore convinzione del loro potenziale artistico.

"La violenza" di Giuseppe Fava portata in scena dall'associazione culturale Carro di Tespi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On martedì 28 luglio 2009 at 12:20 PM

Uomini e donne che hanno vissuto e pagato a caro prezzo la loro lotta alla mafia per la rivalsa della propria terra. Questo è il senso de "La violenza", spettacolo teatrale che l'Associazione Culturale reggina "Carro di Tespi" porterà in scena durante il mese di agosto in varie piazze della provincia di Reggio Calabria.
Lo spettacolo è un adattamento dell'omonimo testo di Giuseppe Fava, giornalista ed autore teatrale siciliano assassinato dalla mafia il 5 gennaio 1984 a Catania.
Il 7 agosto al FACE Festival, che si terrà presso il fortino di Arghillà (RC), prenderà il via la tournée dello spettacolo realizzato da Carro di Tespi con la regia di Luciano Pensabene ed un cast di attori reggini di prima qualità. Il debutto è avvenuto il 10 luglio al "Teatro Primo" di Reggio Calabria.
Maria Marino, Gaetano Tramontana e Valerio Strati sul palco, dal vivo, intrecceranno le loro azioni e le loro voci con Antonio Ferrante e Renato Nicolini che appariranno in video conferenza. Si tratta di una precisa scelta della regia che ha deciso di metter su uno spettacolo "multimediale" con una costruzione drammaturgica che prevede la staticità dell'azione scenica accompagnata da una serie di proiezioni su di uno schermo posto in alto rispetto al palco.
La messinscena consiste nella riproposizione di un processo alla mafia siciliana, quella rurale, ma non solo. Lo spettacolo parte dall'assassinio di un giovane sindacalista ma ben presto finisce per diventare un discorso più ampio e complesso sul concetto di Male che affligge la Sicilia e il meridione d'Italia in generale e che, dunque, supera ampiamente i confini della vicenda processuale.
Proiettare su uno schermo gli interventi ora del procuratore ora dell'avvocato difensore del boss favorisce la forte sensazione di una giustizia distante e distaccata dalla realtà vissuta dai protagonisti dell'interrogatorio: gli inquirenti e l'imputato.
La storia raccontata da Fava ha le sue radici in una realtà in cui degrado sociale e miseria la fanno da padrone. Questo, però, non impedisce, anzi favorisce, la rappresentazione di personaggi dai profili psicologici complessi che rimandano ad una dialettica dei rapporti sociali che può essere sovrapposta alle realtà di tutto il sud Italia.
L'8 agosto lo spettacolo sarà in scena al belvedere di Bagnara (RC) a partire dalle ore 21.00; il 10 agosto, alla stessa ora, presso il Parco Bisogni di Melicucco (RC) e l'11 agosto a Caulonia superiore. Ultima tappa del mese di agosto sarà Reggio Calabria in cui "La violenza" verrà portata sulla scena nella centrale Piazza Sant'Agostino alle ore 21.00.

Per contatti:
Organizzazione
Valerio Strati
carrotespi@gmail.com 340 6801322

Ufficio Stampa
Alessio Neri
alessio.neri82@gmail.com

Nasce il gruppo folk "I Briaticisi", il 31 Luglio si debutta in piazza

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 12:14 PM

Briatico - Curata dall’Associazione culturale Briaticese nasce a Briatico il gruppo folklorico denominato “I Briaticisi citta’ di Briatico”. Voluti fortemente dalla giovane Giusy Staropoli, che li dirige, i Briaticisi, da oggi entrano a pieno regime d’attività ed aderiscono ufficialmente alla Federazione Italiana Tradizioni popolari. Il gruppo folk “I Briaticisi”, costituito da giovani, adulti e ragazzi provenienti da tutto il territorio del comune di Briatico, conta tra cantanti, musicisti e ballerini, circa trenta elementi. Per come comunicato dalla stessa associazione, “nella ricerca dei canti tradizionali, si è voluto riproporre anche alcuni testi creati dalla stessa Staropoli come richiamo alle radici profonde del territorio e della Calabria, nonché alcuni canti colonne portanti del folklore locale. I costumi sono stati creati dalla stilista briaticese Alessia Staropoli. Si è voluto più che mai, tutti insieme, dopo quasi sessant’anni di storia, dare il giusto rilievo anche alla tradizione dei Giganti e del gigantaro di San Leo, al quale è, a pieno titolo, dedicata una parte dello spettacolo. Il neo gruppo folkloristico si esibirà per il suo esordio proprio a Briatico, venerdi 31 Luglio, in Piazza IV Novembre, alle ore 22,00. il giorno prima, giovedi 30 luglio, alle ore 19,30, verra invece celebrata una messa presso la Chiesa del Carmine in onore della costituzione. Lo scopo de “I Briaticisi”, per come riferito da Massimo Limardo, uno dei componenti del gruppo, “è quello di recuperare storia e tradizioni popolari e riproporli sotto forma di balli e canti con coreografie popolari e tradizionali. C’è da ricordare che Briatico vanta una pluriennale esperienza nel campo folkloristico, infatti per molti anni ha militato un Gruppo folkloristico di grandissima rilevanza spettacolare e culturale denominato “Gruppo Folk le Pacchianelle di Briatico” che con il suo vasto repertorio, frutto di una seria ricerca sul campo, era riuscito a riproporre con centinaia e centinaia di spettacoli ed eventi di danza tradizionale, l’immagine folkloristica del paese di Briatico, e della Calabria in genere, in molti Paesi dell’Europa e non solo.
Franco Vallone

Ciucci di Calabria

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On lunedì 27 luglio 2009 at 9:12 AM

In Calabria durante le feste di paese vengono utilizzati diversi tipi di fantocci da corteo dalle forme animalesche. Colorati animali in cartapesta, stoffa o cartone, si conservano di anno in anno per essere riutilizzati e portati in processione nelle feste. Poi ci sono i simulacri di animali che a fine festeggiamenti vengono incendiati e quelli preparati in modo da funzionare come macchine sceniche esplodenti capaci di produrre giochi pirotecnici di luci, scintille e rumori assordanti. Alcuni di questi animali accompagnano il ballo dei giganti, altri vengono ballati a fine serata per chiudere la festa. Molto spesso nella nostra regione il ballo dei giganti è accompagnato dal ballo de lcameju, del ciucciu o del cavaju. Fantocci di cammelli, cavallucci o asini, ma anche d'elefanti, giraffe e dromedari, simbolici animali grotteschi che nel finale delle feste si esibiscono in un pirotecnico ballo di fuoco purificatore. Bruno Cimino nel suo volume Tropea perla del Tirreno scrive che "per ricordare la cacciata definitiva degli infedeli saraceni dal territorio di Tropea, durante la festa de i Tri da Cruci, si rappresenta una tra le figure più odiate dal popolo, quella dell'infedele turco quando in groppa ad un cammello girava per la città e per i casali con il compito di riscuotere le tasse. La singolare rievocazione si svolge con la cattura dell'usuraio, raffigurato da un fantoccio, che viene legato ad un cammello di legno imbottito di fuochi pirotecnici accesi per l'allegorico ballu d''u cameju. A Seminara, ci racconta Domenico Spinella, si esce anche con lo Scavuzzu, lo schiavetto, uno strano personaggio nero, un moretto in groppa ad un cammello. Lo Scavuzzu segue il corteo dei giganti che sono preceduti a loro volta da un fantoccio di un cavallo che apre il festoso corteo processionale.
I giganti, il cammello, lo Scavuzzu e il cavallo quando non vengono usati sono alloggiati presso l'antica chiesa di San Marco. Questi fantocci ricoperti di carta velina, di tessuto o nudi di canne legate, sono sempre ciucci, cammelli e cavallucci, simulacri d'animali arcaici che vengono costruiti per sfilare lungo le strade dei nostri paesi, da soli o con i giganti. Sono animali finti che simboleggiano goffi personaggi del periodo saraceno, l'ingresso dei normanni, il trionfale ingresso a Messina di Ruggero d'Altavilla, o semplicemente voraci belve che mangiano di tutto. Secondo alcuni racconti popolari il ballo si riferisce all'incendio delle navi musulmane ad opera della flotta cristiana nella Battaglia di Lepanto. Altre volte il fantoccio dell'animale viene bruciato e questa operazione ha dei riferimenti propiziatori, di protezione, con una funzione apotropaica: il fuoco purificatore chiude la festa e riporta la normalità del quotidiano vivere. I camejuzzi 'i focu sono costituiti da scheletri di canna lavorata e da listelli di legno, che vengono rivestiti di carta e successivamente abbelliti con carta velina di diversi colori. Alla complessa costruzione provvedono di solito sempre le stesse persone, fuochisti che tramandano a familiari le esperienze e le informazioni necessarie. Questi personaggi animaleschi sfilano la sera a conclusione della festa ed effettuano una coreografia che culmina con l'accensione dei fuochi pirotecnici. Un ballo infuocato per purificare il territorio dalle influenze negative, è questa la profonda simbologia di questo rituale di chiusura delle feste nei nostri paesi. La tradizione del camejuzzu 'i focu tende a sottolineare la funzione protettiva dalle negatività con il suo sopravvissuto rituale di esorcizzazione del nemico invasore turco. Per alcuni 'u camejuzzu 'i focu simboleggia proprio la cacciata dei musulmani che, per un certo periodo, dominarono alcune città della Calabria ed andavano a riscuotere i tributi a dorso dei loro cammelli. Comunque simboleggia in generale un senso liberatorio, di resistenza allo sfruttamento e alla prepotenza. Nel ballo infuocato viene allestito un cammello costruito in modo rudimentale con delle canne riempite di polvere da sparo e cariche esplosive e girandole esplodenti.Quando la festa si conclude un uomo si carica sulle spalle il cammello di canne ed inizia a ballare al ritmo frenetico dei tamburi. Il ballo si protrae per circa un quarto d'ora, o anche mezz'ora, tra fumo, spruzzi colorati di fiamme e scintille, scoppiettii di petardi e poi crepitii di botti in crescendo fino all'esplosione della girandola colorata posta all'altezza della coda. Il glottologo Michele De Luca, nel suo Dizionario comparato dei dialetti e delle tradizioni dellaCalabria, (in fase di allestimento), alla voce camijuzzu 'i focu scrive fra l'altro: (…) il cammellino di fuoco è il nome che si dà ad una festa popolare importata dalla vicina Tropea, in ricordo della cacciata dei saraceni da quella città. Il cammello ricorda un odioso esattore moro che, durante l'occupazione turca della città, soleva estorcere tributi ai cittadini in sella ad un cammello. Il cammellino di fuoco, fatto con una intelaiatura di canne e addobbato da numerosi fuochi d'artificio, sapientemente predisposti in modo da non ferire la persona che lo indossa sulle proprie spalle, viene lentamente fatto bruciare seguendo un cerimoniale preciso. Al ritmo dei tamburi il cammello si muove e si agita, guidato ad arte dal cammellaio, mentre girandole e fuochi d'artificio esplodono tutt'intorno. La manifestazione è di efficacia spettacolarità, in relazione soprattutto al grande coraggio del cammellaio che in tale incarico non è scevro da grossi rischi, essendo a contatto diretto con polvere pirica che esplode tutt'intorno. A Pardesca, nel reggino jonico, la festa si fa utilizzando non un cammellino, ma un cavalluccio. Così descrive Francesco Marrapodi nel volume Nella terra del sole…, Soveria Mannelli, Calabria Letteraria editrice, 1999: "La danza del cavalluccio è un qualcosa di peculiare da queste parti, molto diffuso e molto richiesto; ma attenzione! per quanto diffuso sia, è altrettanto insicuro e pericoloso (almeno per chi lo esegue). Innanzi tutto richiede gente esperta e preparata. Per capire meglio la situazione, dobbiamo retrocedere di qualche giorno; dove in un apposito laboratorio viene preparato, con l'uso di canne e legno, un cavalluccio pressappoco delle dimensioni naturali.
Decorato con carta colorata, viene infine cosparso di botti, petardi, bengala ecc. ecc. ora l'uomo addetto alla danza dopo essersi posto sulla testa un fazzoletto inzuppato d'acqua, in modo da non procurarsi scottature, dovrà collocarsi il cavalluccio sulle spalle. E, dopo aver acceso la miccia, che farà partire le mille botte e le tante scintille, quest'uomo dovrà esibirsi in un mare di danze e balli".
Franco Vallone

Cuba consacra "genio de l'acordeon" il musicista calabrese Angelo Laganà

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On martedì 21 luglio 2009 at 2:18 PM

Angelo Laganà, settantenne cantautore di Roccella Jonica (Reggio Calabria), ha iniziato a frequentare musicalmente Cuba dieci anni fa: prima esibendosi nei locali più noti di Santiago e della capitale L'Avana e poi, anno dopo anno, conquistando spazi sempre più grandi, importanti e significativi dell'isola caraibica ritenuta la culla della musica più famosa del mondo. Tournée dopo tournée, Angelo Laganà è riuscito a raggiungere la consacrazione definitiva tenendo un memorabile concerto nella "Casa della Cultura" il tempio della musica cubana, riservato soltanto ai grandi artisti internazionali, così come La Scala di Milano lo è per la lirica.
Durante il suo concerto, eseguito con la fisarmonica-midi, Laganà ha presentato numerose sue composizioni (alcune delle quali note sigle di programmi televisivi Rai), brani della migliore tradizione italiana e, quindi, le più belle musiche cubane e latino-americane, tra cui due tanghi argentini coreografati sullo stesso palcoscenico da una coppia di ballerini professionisti. Ovazioni particolari per la canzone "Capo Sud" nuovo inno della Calabria (una delle regioni più a sud dell'Europa continentale), inno che dal 2000 affascina ovunque il pubblico dei concerti e delle trasmissioni radiotelevisive di mezzo mondo.
Il trionfo di Angelo Laganà a Cuba è stato decretato non soltanto dal pubblico ma anche dalla presenza e dalle sperticate lodi di Giustino Di Celmo, l'amico più vicino a Fidel Castro, di artisti e scrittori, come Acela Caner Romàn, di giornalisti e di direttori delle maggiori radio-tv nazionali. Il concerto è stato filmato interamente da Gianni Citra e tale video sarà presto fruibile su "Youtube".
Definito "Genio de l'acordeon" (cioè della fisarmonica-midi), Angelo Laganà è stato poi ospite di tutte le radio-tv cubane: in particolare Radio Enciclopedia, Radio Taino, Radio Havana International hanno dedicato molto più spazio (fino a due ore di trasmissione) alle sue musiche ma anche alla sua biografia personale ed artistica. In tali interviste, Laganà ha avuto modo di parlare parecchio della Calabria, ormai divenuta, grazie al suo repertorio, "i Caraibi del Mediterraneo", mentre Cuba sta diventando "il Mediterraneo dei Caraibi".
Da evidenziare il fatto che durante il concerto alla "Casa della Cultura" e nelle interviste televisive, Angelo Laganà ha fatto proiettare il suo documentario "Capo Sud" con le immagini dei luoghi più belli e significativi della Calabria, specialmente della zona dello Stretto, estremo lembo d'Italia e d'Europa.
C'è da notare altresì che il prestigiosissimo riconoscimento ottenuto a Cuba interviene dopo un altro grande successo guadagnato da Angelo Laganà nell'ultima ribalta sanremese, quando la sua esibizione al "Cantagiro - Omaggio a Mino Reitano" è stato trasmesso da oltre 150 emittenti televisive nel mondo tramite Sky.
**Nella foto da sinistra a destra: Acela Caner Romàn, Angelo Laganà e Giustino Di Celmo.
Domenico Lanciano

Bino Dola: Calabrese di Germania stregato dal Flamenco

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 2:09 PM

Sono tante, le affinità storiche, culturali ed umane, che uniscono i popoli dell'area del Mediterraneo, e che consentono a ciascuno di sentire come proprie consuetudini, espressioni ed usanze; ancora di più oggi, con i confini sempre più aperti ad incontri ed esperienze comuni e diversificate.
Nel percorso artistico di Pino Ammendola, calabrese di Germania, noto con il nome d'arte Bino Dola, ciò si realizza mediante un'espressione privilegiata, in tal senso, perché fatta di sentimenti e linguaggio universali: quelli della musica, con la quale ha idealmente unito Italia, Spagna e Germania.
L'artista, che ha 38 anni ed è nato ad Hagen (Germania) da genitori italiani di Cariati (CS), è, infatti riuscito ad accostarsi con successo alla cultura musicale spagnola e alla sua espressione più tipica, il flamenco, divenendone raffinato esecutore. Col nome di Bino Dola, Pino è molto conosciuto in Spagna, culla di quell'arte affascinante, fatta di poesia, musica, canto e danza e nata dall'incontro tra la cultura andalusa e quella gitana.
In Spagna, ma anche in Francia, in Svizzera e in Germania, Pino si esibisce nei teatri e nelle piazze, in assolo o con il suo eterogeneo gruppo, formato da Juan Lamas (chitarra), Matthias Grab (basso), Gonzalo Cortés (cajòn), Franco Carmine (chitarra), Mayte Peréz Lorenzo (danzatrice), e svolgendo, nel contempo, un'intensa attività didattica sulla chitarra flamenca, presso scuole specializzate e nell'ambito di laboratori e seminari (l'ultimo, dal 18 al 22 maggio, l'ha tenuto a Les Saint Marie de La Mer, nella regione francese della Camargue). Un successo riconosciuto negli ambienti esclusivi della musica colta e reso popolare dal consenso ottenuto in ambiti diversificati, e da un pubblico numeroso che lo segue e lo acclama.
Prima dei tour che lo portano in giro per l'Europa, e, soprattutto, nell'amata Spagna, Bino Dola è solito trascorrere le vacanze a Cariati: "Sono legatissimo alla Calabria - dichiara - perché è il luogo del mare, degli affetti profondi e, soprattutto, delle mie radici"; non è, quindi, un caso se, ne cassetto, custodisce da anni il sogno, non ancora realizzato, di un concerto nel luogo natale in cui la tradizionale chitarra battente e la sua chitarra flamenca possano confrontarsi, in nome della comune mediterraneità, in forma di appassionante dialogo tra la musica etnica calabrese e quella più tipica della cultura spagnola.
In questo periodo, con la moglie tedesca Stephan e i tre figli Gianluca, Manuel e Leonardo, è ospite nella casa cariatese dei genitori Erminia e Saverio, rimpatriati da meno di un anno dopo una lunga emigrazione in Germania (il padre è stato uno dei primi emigrati, partito nel 1960); una scelta che Bino rispetta, ma non può condividere, essendo nato e cresciuto in terra tedesca, dove ora, nella città di Burbach-Sigerland, ha creato la sua famiglia e il centro delle sue attività.
L'abitazione è, infatti, anche sede dei "Dolastudios", la casa di produzione da lui fondata con Stephan, che, sotto l'etichetta "Dola Music Publications", riunisce artisti di diverse nazionalità e produce materiale didattico e divulgativo; una realtà molto interessante, sotto il profilo del confronto delle espressioni musicali e, più in generale, degli incontri delle culture che, a quanto pare, sembrano essere la sua seconda vocazione, dopo il flamenco, naturalmente, che l'ha letteralmente stregato, e al quale ha dedicato il suo talento e le sue scelte musicali.
Il suo percorso artistico è iniziato dopo gli studi superiori; a suonare la chitarra, racconta lui stesso, aveva imparato da bambino, poi, crescendo, ha cominciato a capire qual era la strada: "Ho scoperto l'amore per il flamenco durante l'adolescenza, mentre maturavo la decisione di diventare musicista". I viaggi in Andalusia, compiuti ad intervalli regolari, gli sono serviti a conoscere i ritmi complessi del flamenco autentico; oltre a ciò, importanti sono stati anche i lunghi soggiorni a Cordova, presso la scuola de El Macareno, che gli hanno consentito di perfezionare le tecniche esecutive e di composizione musicale. Così questo stile musicale, che definisce "arte affascinante e misteriosa" si è trasformato in una passione che è andata sempre aumentando: "Credo sia qualcosa di più - precisa - perché ormai è divenuto parte di me".
L'attività concertistica è iniziata, da solista, nei primi anni Novanta. Con il tedesco Andreas Naefe, conosciuto durante uno dei tanti seminari, ha formato un duetto artistico, assortito e affiatato. È stato Bino a promuoverne il talento di chitarrista, e successivamente, ad avviare allo studio del flamenco anche il fratello minore, Andrea Pietro, che aveva già una solida cultura musicale, acquisita con gli studi al Conservatorio. Il gruppo si è poi allargato, con l'introduzione di cantanti e danzatori di flamenco, e ricomposto più volte, con l'aggiunta o la sostituzione di vari elementi.
Tra i suoi dischi, il più noto è Libre como el viento,mentre il più recente è "Susurro de los muros"; lavori lo impegnano, come si è visto, a vari livelli ma, soprattutto, come autore e magistrale interprete.
Nei brani del suo repertori, molti composti da lui stesso, riesce, infatti, ad armonizzare il "puro" flamenco, espresso anche nelle forme derivate delle sevillanas o delle farrucas, con elementi moderni e con gli stili musicali spagnoli più tipici e coinvolgenti, come il fandango, la danza mora, i granainas, e con i ritmi del tango e della rumba. La sua peculiarità di musicista, capace di "fondersi", letteralmente, con la sua chitarra, è quella di alternare ritmi malinconici, dal sapore agrodolce, ad esplosioni di gioia vorticosa, che "rapiscono" il pubblico per condurlo in un viaggio musicale contrassegnato da atmosfere, a seconda dei casi, romantiche o travolgenti, assoli virtuosi e una miscela di sonorità e culture diverse.
C'è attesa, a Cariati, per il concerto del 18 luglio, che lo vedrà protagonista, di fronte al pubblico dei suoi concittadini, insieme al bravissimo cantautore Pietro Minutolo, il quale, a sua volta, ha da poco pubblicato con la "Dola Music" il nuovo disco intitolato "Sarebbe bello"; sarà un incontro musicale nel segno della comune appartenenza calabrese, dell'amore per il luogo natale e, che non guasta, degli affetti, essendo, i due zio e nipote (Pietro è il fratello della madre di Pino).
L'appuntamento è per le ore 21.30 nella cornice di Piazza Fabio Friozzi, nel centro storico, per l'evento musicale che inaugurerà il programma dei concerti a cura dell'Amministrazione Comunale, per l'estate 2009.
Al rientro in Germania, prima del tour e degli impegni didattici che lo porteranno ancora in Spagna e in Francia, Bino Dola terrà concerti nelle città tedesche di Grünberg (9 agosto), Halle (21), Montabauer (22), Heede (24 ottobre), ospite di rassegna di musica folk e festival dedicati al flamenco.
Assunta Scorpiniti

Un premio per i Calabria Logos al Demofest 2009

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 1:59 PM

Il gruppo cosentino è stato giudicato da una Giuria composta da prestigiosi nomi del giornalismo musicale italiano (Presidente per il secondo anno consecutivo Giancarlo Passarella, direttore di Musicalnews) MIGLIORE PROPOSTA ETNICA per l'anno 2009.
Lamezia Demofest 2009 - The Best of The Years", finale nazionale di "Demo l´Acchiappatalenti" di Michael Pergolani e Renato Marengo, programma "culto" della nuova musica indipendente in onda ogni giorno su Rai Radio Uno. Il prestigioso festival della nuova musica del Mediterraneo, divenuto in soli quattro anni uno dei maggiori appuntamenti della nuova musica italiana, si svolgerà nei giorni 23, 24 e 25 luglio nel Centro Storico di Lamezia Terme condotto dal celebre duo di autori-conduttori della Rai, ideatori di "Demo L´Acchiappatalenti". Insieme al titolo più prestigioso di "Lamezia Demofest Award - Migliore Nuova Proposta dell´anno", saranno assegnati altri premi:"Demo´s Best Voice" a Daria Biancardi di Palermo; "Demo´s Etno Award" ai Calabria Logos di Cosenza; "Demo´s Rap Award" ai vincitori della sezione Rap.
Super ospiti Rosa Martirano, Augusto Enriquez y su Mambo band, Malika Ayane, Arisa e Roy Paci con gli Aretuska.

Giganti - Cammelli di fuoco, ciucci e cavallucci nella tradizione popolare calabrese

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On venerdì 17 luglio 2009 at 10:15 AM

Si intitola "Giganti - Cammelli di fuoco, ciucci e cavallucci nella tradizione popolare calabrese" ed è il nuovo libro, appena uscito in libreria, di Franco Vallone. Cento pagine, illustrate con foto in bianco e nero e a colori, che tracciano un percorso storico e antropologico che vede protagonisti i giganti processionali calabresi e i tanti animali da corteo che ballano durante i giorni di festa. Il volume inizia partendo da una presentazione delle due alte figure: "Ti svegliano di prima mattina con i loro tamburi. In principio si fanno solo sentire, da lontano, ti comunicano che sono arrivati e che oggi non è un giorno qualsiasi. Poi lentamente si avvicinano e si fanno anche vedere. Oggi è festa, e loro devono aprire il tempo speciale che solo la festa può dare. Sono i giganti, esseri enormi, fantocci grandi, colorati, simulacri arcani, speciali, proprio come il tempo che rappresentano e simboleggiano. Li senti quindi, li senti arrivare in un crescendo del rullare dei tamburi che li accompagnano con il loro ritmo inconfondibile. Arrivano prorompenti spezzando il silenzio della quotidianità e annunciando la festa. Enormi esseri con l'anima d'uomo, immortali nel loro eterno rituale di corteggiamento, sono i simboli dell'amore. Sono i giganti, antichi re dal viso scuro, e bellissime regine dalla carnagione rosea. Poi il racconto prosegue descrivendo la coppia del gigante e della gigantessa che si prepara ad uscire in pubblico; rullano i tamburi. Le due alte e inquietanti figure danzano e si corteggiano. In un rituale antichissimo tracciano, per le strade del paese, un itinerario magico simbolico. La festa è il loro mondo, il ritmo la loro vita, la strada e la piazza il loro preordinato e ritualizzato movimento. I due giganti fanno parte di un'antica tradizione calabrese. "Jijante, gehante, gehanti, gihanta, giaganti": sono solo alcune delle denominazioni dei giganti nelle diverse aree della Calabria. In alcuni luoghi i due giganti vengono chiamati semplicemente giganti e gigantissa, in altri Mata e Grifone. In un'intervista, all'interno del film documentario "I Gigantari", della regista Ella Pugliese, l'antropologo Luigi M. Lombardi Satriani, spiega fra l'altro che "i giganti in questa forma non hanno un nome specifico perché in genere i giganti processionali che vengono "ballati" durante le feste dei nostri paesi calabresi vengono chiamati 'u giganti e 'a gigantissa, qualche volta 'u re e 'a regina, comunque, qualsiasi nome abbiano, il riferimento è alla coppia che costituisce i fondatori mitici della città. Sono gli antenati e quindi è come se la comunità facesse un passo indietro, risalisse al momento della sua origine, della sua fondazione, in modo che la vita venisse poi ripotenziata, rivivificata da questo richiamo alle origini. (…)". L'antropologo Apollo Lumini, in Studi Calabresi, nel 1840, scrive tra l'altro: "per la festa della Madonna di Agosto, vidi già in Monteleone (l'odierna Vibo Valentia) il Gigante e la Gigantessa, ma non so se qui, come in Sicilia, sia per ricordare il re Ruggero vincitore dei Saraceni. Vidi pure un nuovo genere di fuochi artificiali fuori della città, alla Madonneja, nei quali, pupazzi incendiati, figuravano appunto un combattimento tra cristiani e infedeli. Almeno suppongo fosse così, perché tra le grandi risate che se ne fecero, e l'entusiasmo clamoroso del popolino, non mi curai di appurare le cose". Nel volume ci sono tutti i giganti del vibonese, da quelli di San Leo di Briatico a quelli di Porto Salvo, Dasà, Vena Media, Arzona, Joppolo, Mileto, Papaglionti e Cessaniti e non mancano le esperienze più giovani come quelle di Zungri, Vibo Marina, Briatico, Favelloni, Monterosso, San Costantino e Potenzoni di Briatico, Sciconidoni, San Cono, Sciconi... e poi ci sono gli animali da corteo. In Calabria durante le feste di paese vengono utilizzati diversi tipi di fantocci dalle forme animalesche. Colorati animali in cartapesta, stoffa o cartone, si conservano di anno in anno per essere riutilizzati e portati in processione nelle feste. Poi ci sono i simulacri di animali che a fine festeggiamenti vengono incendiati e quelli preparati in modo da funzionare come macchine sceniche esplodenti capaci di produrre giochi pirotecnici di luci, scintille e rumori assordanti. Alcuni di questi animali accompagnano il ballo dei giganti, altri vengono ballati a fine serata per chiudere la festa. Molto spesso nella nostra regione il ballo dei giganti è accompagnato dal ballo del cameju, del ciucciu o del cavaju. Fantocci di cammelli, cavallucci o asini, ma anche d'elefanti, giraffe e dromedari, simbolici animali grotteschi che nel finale delle feste si esibiscono in un pirotecnico ballo di fuoco purificatore. Il volume, con una prefazione di Rocco Cambareri, è presentato da Giuseppe Braghò e Albert Bagno.

Parte in Agosto a Maratea la Seconda Edizione del PHONETICA JAZZ FESTIVAL

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On domenica 12 luglio 2009 at 10:31 AM

Dopo l’edizione di esordio dell’anno scorso, torna a Maratea (PZ) il “PHONETICA JAZZ FESTIVAL”, sempre curato dall’Associazione Culturale “PHONETICA”, con la direzione artistica del batterista barese Aldo Bagnoni. Il festival è inserito nell’ambito delle attività di “Mara….vigliosa Estate 09”, la stagione estiva di spettacoli del Comune di Maratea.
Anche questa edizione del “PHONETICA JAZZ FESTIVAL”, sostenuta da Unione Europea, Regione Basilicata, APT Potenza, Comune di Maratea e da Gioco del Lotto, si svolgerà in agosto, dal 6 al 9, con concerti serali nelle consuete sedi di Palazzo Tarantini e della Chiesa di Santa Maria Maggiore, e presenterà celebri musicisti del panorama italiano: da Daniele D’Agaro (ospite della produzione del festival tra jazz e poesia di Aldo Bagnoni) a Cristina Zavalloni, ad Andrea Centazzo (anche se quest’ultimo va considerato oramai da decenni un personaggio di caratura internazionale, avendo sviluppato la sua attività negli Stati Uniti).
Il “PHONETICA JAZZ FESTIVAL” avrà il suo prologo giovedì 6 agosto alle h. 21.30 in una inedita formula itinerante nelle piazze del Centro Storico (Piazza Vitolo, Piazza Buraglia, Piazzetta del Sole), in cui si esibirà in differenti geometrie strumentali il Quarteto Malandro. Si tratta di una elegante formazione dedita alla musica brasiliana nella sua accezione più intima e ricercata, lontana dagli stereotipi del genere, animata dal chitarrista Stefano Calderano, romano di origini marateote, assieme ai suoi abituali collaboratori Margherita Rinaldi (voce), Luca Mercuri (basso) e Marco Calderano (batteria e percussioni): con loro si è inteso aprire simbolicamente la seconda edizione, fornendo uno spazio a giovani e validi artisti espressi dal territorio.
La sera seguente, venerdì 7 agosto, ancora alle h. 21.30, verrà presentata una particolare produzione del festival, “Love Is A Dangerous Necessity”, costruita da Aldo Bagnoni attorno ai suoi testi poetici ed alla sua batteria. Lo spettacolo, idealmente dedicato alla figura di Charles Mingus nel trentesimo anno dalla sua scomparsa, si avvarrà della presenza di un altro noto musicista lucano, il pianista Stefano De Bonis (che inaugurò il “PHONETICA” lo scorso anno), del vigoroso contrabbassista pugliese Francesco Angiuli, e del generoso sassofonista e clarinettista friulano Daniele D’Agaro, che quest’anno si è tra l’altro distinto nel referendum dell’autorevole rivista italiana “Musica Jazz”, vincendo un prestigioso primo posto nella sua categoria. Ad interpretare i testi (che trattano di amore in senso lato, e nei loro ritmi ed argomenti tracciano un continuo parallelo tra poesia e jazz), la voce personalissima dell’attore veneto Marco Tizianel. Lo spettacolo si terrà nel parco di Palazzo Tarantini, in Piazza Europa.
La terza serata del “PHONETICA Jazz Festival”, sabato 8 agosto alle h. 21.30, sarà segnata dalla presenza di un grande percussionista e compositore, anch’egli friulano ma americano d’elezione, Andrea Centazzo, definito nel 2006 dal giornalista Michael Bettine della rivista “Modern Drummer” come “uno dei veri innovatori degli ultimi trent’anni”. A fronte di una capacità percussionistica non comune, Centazzo ha sviluppato una altrettanto sorprendente scrittura musicale per grandi organici, realizzando lavori per ensemble di percussioni, orchestre sinfoniche ed opere liriche, dedicandosi anche alla direzione orchestrale, all’incontro tra musica e video (curati e realizzati da lui stesso) e persino alla regia teatrale. Per questa occasione, su espressa richiesta del festival, Centazzo presenterà in prima esecuzione mondiale il suo ultimo lavoro multimediale, “R-Evolution/Charles Darwin’s New World”, dedicato al naturalista inglese, di cui ricorre nel 2009 il duecentesimo anniversario della nascita. Per l’occasione, il festival tornerà a trasferirsi nel Centro Storico, nella piazza della Chiesa di Santa Maria Maggiore (Chiesa Madre), il cui suggestivo scenario costituirà una cornice adeguata alla particolarità della proposta, che vedrà Centazzo cimentarsi spettacolarmente in tempo reale con percussioni acustiche ed elettroniche, tastiere e computer a commento di splendide immagini basate sulla bellezza, potenza e varietà della Natura. Questa esibizione di Maratea è una delle rare occasioni di poter assistere ad uno spettacolo dal vivo del musicista udinese.
L’ultima sera (come l’anno scorso toccò a Maria Pia De Vito chiudere il “PHONETICA Jazz Festival”), domenica 9 agosto, vedrà sul palcoscenico di Palazzo Tarantini, sempre in Piazza Europa e sempre alle h. 21.30, un’altra delle grandi voci del jazz e della musica di ricerca italiana: Cristina Zavalloni ed il suo quartetto IDEA, con il lavoro intitolato “Per caso Aznavour”. Si tratta di una voce strepitosa, agile e potente, che pur lavorando costantemente nel mondo accademico, tra contemporaneo e barocco, ha le sue radici nel jazz nel senso più ampio possibile, assieme ad una conclamata passione per il rock alternativo, la musica etnica, la canzone e l’odierna sperimentazione elettronica, che ne testimoniano una innata e spregiudicata curiosità per la musica, condita da una sotterranea, persistente e surreale ironia. La vocalist bolognese si dedica da diversi anni anche alla composizione con un taglio personale e al di sopra dalle categorie, e dall’incontro di tutte queste componenti proviene il recentissimo lavoro discografico “Solidago”, realizzato assieme ai suoi fedeli ed eccezionali compagni di viaggio: ancora Stefano De Bonis (piano e tastiere), Antonio Borghini (contrabbasso e basso elettrico) e Cristiano Calcagnile (batteria e percussioni). Con loro, la Zavalloni presenterà propri lavori e riletture profondamente originali di canzoni legate alla figura dello chansonnier franco-armeno Charles Aznavour, che nel disco e nello spettacolo convivono sorprendentemente.
La singolarità e la varietà di ispirazioni di questo programma - che anche quest’anno indica come proprie caratteristiche fondamentali aspetti quali la produzione originale, il multimediale e la voce - unite alla grande bellezza dei luoghi e del territorio (e dalla sua spiccata vocazione ad un turismo di qualità, basato sull’accoglienza e sul rispetto per la natura e la cultura), fanno quindi di Maratea e del “PHONETICA Jazz Festival” un appuntamento di rilievo del panorama musicale italiano: un’occasione assolutamente speciale, da non mancare, e da seguire con attenzione anche negli anni a venire.
Maria Pia Sciandivasci
Coordinamento “PHONETICA Jazz Festival”

UNA TRADIZIONE MOLTO ANTICA: LA NINNA NANNA CALABRESE - LA FUNZIONE DEL CANTO NELLA FASE CRITICA DELL'ADDORMENTAMENTO DEL BIMBO

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 8 luglio 2009 at 9:11 PM

Gli appuntamenti più importanti che scandiscono la vita dell'uomo sono sempre accompagnati da canti, poesie, proverbi, filastrocche, scioglilingua ecc.
Per l'infanzia, è molto antica la tradizione della ninna nanna che serve per fare addormentare il bimbo.
La fase dell'addormentamento può ritenersi una fase critica del bambino che deve passare dallo stato di veglia a quello del sonno.
Il timore di staccarsi dalla madre rende questo cambiamento difficile da superare.
Ecco che allora il canto interviene con la sua funzione mediatrice a far si che questo passaggio avvenga senza traumi e in maniera graduale.
La voce della madre, insieme al cullamento, garantisce protezione in un rapporto intimo tra madre e figlio, in cui vengono simbolizzate speranze, auspici e benedizioni.

"….Va fa lu sùonnu chi fici Maria…. fu tantu duci chi l'addormiscìa…. va fa lu sùonnu chi fici Sant'Anna…. fu tantu duci cumu meli e manna….".

La ninna nanna d'ispirazione religiosa è molto diffusa in Calabria.
Nel canto appena illustrato, la mamma augura al proprio figlioletto un sonno dolce paragonabile a quello di una santa che non può essere che dolce "….Cumu meli e manna…". Il letto che accoglierà il bimbo appena addormentato sarà soffice e delicato come i fiori. Allo stesso modo saranno i cuscini riempiti con le rose "….Lìettu de juri, cuscini de rose…."!
Nella fase di passaggio, in cui deve avvenire il superamento della crisi di distacco del bambino, entrano in campo delle vere e proprie tecniche di addormentamento.
Un ruolo importante è svolto dalla voce della madre che deve fungere da primo elemento rassicurante. La cantilena, intanto, non solo non deve avere un volume alto ma deve essere eseguita con un tono confortante alternando al motivo cantato delle pause durante le quali inserire un mormorio a bocca chiusa in sincronìa col dondolare.
Ed è proprio quest'ultima azione che produce il ritmo scaturito dal battere della sedia sul pavimento che aumenta di intensità quando il bambino mostra sofferenza e che diminuisce progressivamente quando egli si tranquillizza fino a cessare completamente quando sarà sul punto di addormentarsi.
In pratica, la triplice azione della madre: canto-cullamento-ritmo si adatta di momento in momento alle esigenze del figlio, in una continua modulazione di questi tre elementi che lo conducono dolcemente verso il sonno.
Nella ninna nanna, si diceva, un ruolo importante è svolto dalla madre che è impegnata attivamente nell'esecuzione della stessa, mentre il bambino svolge un ruolo passivo, rappresenta cioè il destinatario e quindi l'effetto di un'azione: se egli si addormenta significa che la ninna nanna ha raggiunto il suo scopo. Ruolo passivo non significa, tuttavia, minore importanza rispetto al ruolo attivo della madre: non c'è ninna nanna se non c'è il bambino. Affinché possa esistere una ninna nanna c'è bisogno che ci sia una donna (non necessariamente la madre; può essere la nonna, una zia o un'altra persona, comunque una presenza familiare altrimenti l'esito sarà fallimentare) e un bimbo.
Sintetizzando il tutto, diremo che la ninna nanna è un canto eseguito da una donna che è destinato all'ascolto di un bambino. Oggi la ninna nanna si ascolta molto di rado o non si ascolta affatto. I bimbi, spesso si addormentano davanti alla televisione, non riuscendo a sottrarsi all'effetto narcotizzante che essa provoca.
Carlo Grillo
Presidente Ass. Cult. "Calabria Logos" per la riscoperta e la rivalutazione delle tradizioni popolari calabresi

C'era Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On sabato 4 luglio 2009 at 2:20 PM

Briatico (allora CZ) - (forse) 1960 c.: Come si può vedere dalla bella immagine della cartolina briaticota, acquerellata all'epoca con improbabili colori, mancano all'appello tante cose. Sul Corso Principale manca il municipio, non c'erano nemmeno i tanti palazzi e i palazzotti, la provincia di Vibo Valentia, i colori reali della fotografia digitale di oggi, il forno vicino al comune, i lampioni dell'illuminazione… mancano tante belle-brutte cose all'appello in questa foto cartolina… ma… c'era Briatico, vera e con la sua identità.
Franco Vallone

Vola in aria un tombino e provoca danni alle auto

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 2:11 PM

Cessaniti - Il forte temporale che si è verificato ieri mattina nel vibonese ha provocato diversi danni, come al solito. Lungo la strada provinciale 82, che da Briatico conduce a Vibo Valentia, nel territorio del Comune di Cessaniti, un pesante tombino fognario è letteralmente volato in aria andando a finire pericolosamente a centro strada, a diversi metri di distanza. Alcune autovetture che passavano in quel momento nella zona, per schivare il coperchio del tombino, sono andate a finire con le ruote nel pozzetto che era completamente nascosto nella pozza d'acqua che si era creata.
Diversi danni alle auto con lo scoppio di due ruote di due diversi autoveicoli in transito. Del fatto sono stati avvertiti i Carabinieri della locale stazione di Cessaniti e gli uffici competenti del comune.
Franco Vallone