SUPERSUD. Quando eravamo primi - Mimmo Della Corte

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On martedì 24 maggio 2011 at 8:28 AM

All'interno di un telaio narrativo rigorosamente documentato, si dipanano, senza revanscismo nostalgico ma certamente con l'orgoglio di recuperare un passato di gloria, le altre verità sulla Nazione Meridionale fino alla riabilitazione definitiva di un popolo. Una controvicenda che inorgoglisce, al netto di ogni menzogna. A cominciare dai 127 anni (1735-1861) della corona borbonica con i suoi primati stellari: dal primo piroscafo (il Ferdinando II) nel Mediterraneo alle prime ferrovie della penisola, dal primo telegrafo elettrico ai primo Codice Marittimo, dalla seconda fiotta mercantile (dopo quella inglese) ad una tra le prime scuole pubbliche d'Italia, dai 9mila medici del Regno ad una tra le riserve auree più importanti d'Europa fino alla terza rendita finanziaria di Stato del mondo.
E poi: il San Carlo, l'Orto Botanico, l'Osservatorio astronomico e quello sismologico (il primo al mondo). Nella seconda parte del saggio, una sorprendente storia della stampa meridionale: 380 anni di informazione (dal 1631 a oggi) mai raccontati prima. Una grande storia, un grande Paese.

Autore: Mimmo Della Corte
Titolo: SuperSud
Sottotitolo: Quando eravamo primi
Prefazione di Marcello Veneziani
Descrizione: Volume in 8° (cm 22 x 15); 186 pagine.
Luogo, Editore, data: Napoli, Iuppiter, aprile 2011
Collana: Agorà. N. 3
ISBN: 9788895997216
Prezzo: Euro 12,00

Ordinabile presso
Libreria Neapolis di Cirillo Annamaria
Libreria Napoletana
Via San Gregorio Armeno, 4
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Tel./fax: +39(0)815514337
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"Il Brigantaggio nel catanzarese" di Silvestro Bressi e Vito Teti

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 23 maggio 2011 at 8:17 AM

Catanzaro - “Il brigantaggio nel catanzarese: realtà, leggenda, memoria e testi della tradizione orale” è il titolo di un nuovo interessante saggio di Silvestro Bressi e Vito Teti, pubblicato dalle Edizioni Ursini di Catanzaro, che sarà presentato il prossimo 27 maggio, alle ore, 17, nella Sala della Biblioteca comunale “Filippo De Nobili”.
All’incontro, con gli autori, parteciperanno G. Battista Scalise, dirigente scolastico e responsabile culturale dell’Associazione “Accademie dei Bronzi” e Otello Profazio, cantastorie calabrese noto al grande pubblico.
Con questo nuovo lavoro, che risente dell’impostazione antropologica, Silvestro Bressi e Vito Teti offrono alcune chicche inedite da utilizzare quali spunti di riflessione sul brigantaggio che ha interessato il territorio catanzarese durante il decennio francese (1806-1815) e dopo l’Unità d’Italia.
Gli autori, attraverso vari documenti ed interessanti testimonianze raccolte dalla voce degli anziani, mettono in evidenza l’influenza del fenomeno brigantaggio nella vita sociale del territorio catanzarese e lo fanno con una scrittura quasi parlata offrendo, nel contempo, aspetti poco conosciuti della vita e della storia di Catanzaro.
Il brigante non viene né mitizzato né demonizzato: è visto, nel bene e nel male, come elemento identitario, figura di una storia complessa. Lungo questa linea «mediana», problematica, non “manichea” si muove soprattutto Bressi. Producendo fonti scritte e memorie orali, citando sempre gli informatori e i testimoni, ricostruisce episodi nobili e cruenti del brigantaggio postunitario, ricorda figure eroiche e perseguitate di persone che si danno al bosco e alla montagna per fame o per vendicare un’ingiustizia o descrive bande di briganti sanguinari e terribili che non sono mossi da motivi sociali e dalla ricerca di giustizia, ma spesso da interessi “meschini”, utilizzando la ribellione e le proteste di una popolazione mortificata che conosce la violenza degli invasori.
“La memoria - scrive Vito Teti in premessa - non diventa un materiale informe, ma è rivisitata, rinnovata, riorganizzata, con intenti pedagogici e anche con un senso di appartenenza e con un forte legame ai luoghi e alla terra. Si può riflettere su queste invenzioni e certo pongono problemi metodologici e culturali di non poco conto, ma Bressi si muove sempre con onestà intellettuale, con intenti di socializzare e di condividere, con la voglia di non fare smarrire e di fare rivivere quanto ha raccolto, con un senso di pietas e dell’appartenenza”.
La figura del brigante, dal punto di vista antropologico e sociale, viene analizzata da Teti con numerose citazioni di documenti, attinti da una corposa bibliografia.
Il libro, insomma, è il frutto di una ricerca laboriosa e unica che sicuramente offrirà, agli appassionati e agli studiosi più esigenti, significativi spunti di riflessione e di indagine.
Molte vicende meritano di essere approfondite o chiarite, ma il saggio edito da Ursini è una bella testimonianza di quella voglia antica di conoscere, apprendere, rinverdendo l’antica tradizione dei ceti popolari e degli emigrati che vedevano nella scuola, nell’istruzione, nella scrittura possibili vie di riscatto.

Presentazione venerdì 27 maggio Sala Biblioteca “F. De Nobili”

Gli AUTORI

Silvestro Bressi, pubblicista, è figlio della cultura popolare catanzarese. Sin da giovane ha incominciato a dedicarsi all’indagine del dialetto e delle tradizioni popolari offrendo a riguardo contributi presenti su riviste e giornali.
Autore di vari volumi tra i quali “Una volta a Catanzaro”, (giunto alla terza edizione, Ursini Edizioni) e ‘A fharza ‘e Carnalavari. Di rilievo anche il suo impegno come autore di testi teatrali ed in particolare la sua collaborazione con la Compagnia ‘A trambìa per la quale ha scritto e adattato numerose commedie.








Vito Teti è Ordinario di Etnologia presso l’Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il Centro di Iniziative e Ricerche Antropologie e Letterature del Mediterraneo. Si è occupato di storia e culture dell’alimentazione, di antropologia del viaggio e dell’emigrazione, di riti e feste nella società tradizionale e in quella attuale, di antropologia ed etnografia dell’abbandono con particolare riferimento al Mezzogiorno d’Italia e al Mediterraneo.
Tra le più recenti pubblicazioni: Storia dell’acqua, Donzelli, Roma, 2003; Il senso dei luoghi. Paesi abbandonati di Calabria, ivi, 2004; Storia del peperoncino, ivi, 2007; Pietre di pane. Un’antropologia del restare, Quodlibet, Macerata, 2011. Con Manifestolibri, Roma ha pubblicato anche La melanconia del vampiro (I ed. 1994; nuova edizione aggiornata 2007).

I giovani musicisti dell'I.C. di Briatico primi al Concorso Europeo “Luigi Denza” a Vico Equense

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 8:13 AM

Briatico - Successo per i ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Briatico che si sono distinti al VI Concorso Europeo Giovani Musicisti “Luigi Denza”, che, anche quest’anno, si è pregiato dell’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, del Presidente del Parlamento Europeo, della Regione Campania e della Provincia di Napoli, in riconoscimento dell’altissimo valore culturale della manifestazione e dell’incessante opera di divulgazione della cultura musicale, in Italia ed all’estero, svolta da circa un decennio dai musicisti dell’associazione musicale “Le Camenae”. L'importante kermesse campana, riservata agli alunni delle scuole elementari e medie, per solisti e formazioni da camera, quest'anno ha visto assegnare il primo premio all'Orchestra dell'Istituto Comprensivo di Briatico, composta da ben cinquantadue elementi e diretta da Giovanna Filardo. Altri numerosi primi e secondi premi sono stati assegnati a musicisti del gruppo, preparati egregiamente dagli insegnanti Francesco Acampora, Antonio Baccaglini, Mercurio Corrao, Giovanna Filardo, Assunta Gigantino, Filippo Polito e Giuseppe Vetere, che, in questa occasione e assieme agli allievi, hanno inteso ringraziare, per la grande attenzione e collaborazione al progetto, la dirigente dell'Istituto, Maria Cattolica Russo e il direttore dei servizi generali amministrativi, Luigi Antonio Prestia Lamberti. In Campania, a Vico Equense, i giovanissimi artisti calabresi, assieme agli insegnanti, hanno ritirato l'attestato di merito conferito all'Istituto Comprensivo di Briatico "distintosi per l'elevata professionalità dei docenti e degli alunni", e poi la cerimonia ufficiale di premiazione, tanti i primi e secondi classificati: Un primo premio è andato al trio formato da Annamaria De Gaetano, Michele D'Ascoli e Salvatore Mazzitelli. Un altro primo premio è stato conferito al quintetto composto da Maria Domenica Vecchio, Domenico Lo Iacono, Salvatore Mazzitelli, Giuseppe Mazzitelli e Francesca Lorena Vecchio. Un Secondo Premio è andato al duo composto da Vincenzo Schiavello e Salvatore Mazzitelli, mentre altri due importanti "secondo posto classificato" sono stati assegnati al duo formato da Giuseppe e Salvatore Mazzitelli e al duo composto da Danila Malerba e Mariele Lo Bianco. Per la sezione solisti due i primi premi assegnati agli alunni di Briatico, rispettivamente a Salvatore Mazzitelli e a Vincenzo Schiavello. Un successo grande per alunni e docenti, un vanto per tutto l'Istituto e per Briatico che ha voluto salutare con striscioni giganti il rientro del gruppo dalla Campania.
Franco Vallone

Luigi Di Gianni, il grande documentarista innamorato del Sud, a Vibo Valentia e Pizzo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:05 AM

Luigi Di Gianni, definito il filosofo della macchina da presa, è uno dei registi documentaristi più grandi, ed oggi, a Vibo Valentia e Pizzo, lo accolgono con entusiasmo per una serie di proiezioni e seminari, di incontri con le scuole e dibattiti. É solo la prima delle tante le iniziative delle "Giornate del Cinema Mediterraneo”, che si svolgeranno fino al 22 maggio, organizzate dalla Cineteca della Calabria, presieduta da Eugenio Attanasio, da Nish Spazi Aperti, presieduta da Ivano Tuselli, con la collaborazione del Circolo Lanterna Magica di Pizzo, presieduto da Antonietta Villella, del Liceo Artistico di Vibo Valentia e dell'Accademia Fidia di Stefanaconi, presieduta da Michele Licata, con il patrocinio dell'Assessorato Provinciale al Turismo e della Città di Pizzo. Il Cinema di Luigi Di Gianni è lo sguardo di un vero antropologo dell'immagine, un uomo incantato dal mondo delle donne del Sud, dal loro lavoro, dai loro sguardi e dalle loro mani, un regista innamorato e affascinato dalla luce del Meridione d'Italia. Da sempre il cinema di Luigi Di Gianni si affianca a visioni che ricordano le icone inondate di solarità tipiche della scrittura di Carlo Levi e della pittura di Enotrio Pugliese, immagini riprese senza pericolosa retorica, rischio di chi si occupa di queste tematiche.

Tra i lavori più interessanti di Di Gianni come non ricordare "Magia Lucana", del 1958, 35 millimetri, medio metraggio, bianco e nero straordinario. Il film ottenne, nello stesso anno, il primo premio del documentario al Festival del Cinema di Venezia. Realizzato con la collaborazione dell'antropologo Romano Calisi e la consulenza scientifica di Ernesto De Martino, il film tratta della sopravvivenza di antiche e arcaiche forme magico-rituali in Basilicata, con il taglio delle nuvole in tempesta da parte di alcuni contadini, rituale effettuato con le stesse procedure utilizzate dalle mogli dei nostri pescatori calabresi che tagliavano, sulle spiagge, i "cuda a rattu", le trombe d'aria marine. Nel documentario anche alcune forti scene di rituali funebri, lamentazioni tragiche delle prefiche che lambiscono memorie dell'antica Magna Graecia e delle "ciangiuline" di Pizzo, con musicalità, canti e decantazioni rivolte a defunto. Si percepisce, dalle immagini del film, quanto l'incontro di Luigi Di Gianni con Ernesto De Martino, con il musicologo Diego Carpitella, con la voce narrante di Arnoldo Foà, sia stato importante e determinante nella fase di post produzione di questo documentario che rimarrà traccia indelebile dei film successivi del regista. Un filo rosso che negli anni seguirà e inseguirà Di Gianni e lo porterà a percepire una "realtà inafferrabile" dove la costruzione delle immagini, il suono percepito, gli umori dei luoghi e del tempo, vengono ricostruiti ed elaborati in una reale "finzione del reale", mai finta, con canti, voci, suoni e rumori inseriti in sincro. Nei film documento di Luigi Di Gianni le scene sembrano essere percepite come icona di un Sud non tranquillizzante, a differenza del cinema documento di Vittorio De Seta, anzi in Di Gianni l'immagine diventa quasi inquietante. Tra i documentari della sua filmografia ne ricordiamo alcuni di quelli girati in Calabria: “Donne di Bagnara” del 1959, “Tempo di Raccolta” del 1966, dove si ripercorrono le strade delle raccoglitrici d'olive della Piana di Gioia Tauro, e “La Madonna del Pollino” del 1971. Luigi Di Gianni, da sempre estraneo al clima del neorealismo, diventa oggi un importante riferimento per chiunque voglia accostarsi all'attività documentaristica di alto livello concettuale ed espressivo.
Franco Vallone

Chiuse le iscrizioni al Tropea Film Festival

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On venerdì 20 maggio 2011 at 11:47 AM

Tropea - Come da regolamento, il 15 maggio 2011 si sono chiuse le iscrizioni alla V edizione del Tropea Film Festival. Si attendono ora i titoli dei film finalisti. A detta degli organizzatori la selezione si preannuncia molto difficile per l’alta qualità dei lavori proposti alla commissione esaminatrice. Nonostante i tagli alla cultura, nonostante le lentezze istituzionali locali, nonostante l’apatia di chi potrebbe e certamente dovrebbe credere che le manifestazioni culturali possono essere un valido volano per lo sviluppo economico. Al Tropea Film Festival sono tutti soddisfatti del numero dei film iscritti, 165, per partecipare alla V edizione. Ma se da una parte si lavora alacremente per mantenere vivo un evento importante quale è il Tropea Film Festival, dall’altra c’è l’amarezza che se si va avanti di questo passo è facile che alla fine non potrà essere più garantito neanche l’indispensabile per la sopravvivenza di un settore che, almeno in Italia, dopo il calcio, è quello che appassiona ed unisce gli spettatori. Bruno Cimino, presidente e direttore artistico del festival, va comunque avanti, instancabile e dice: “Sono certo che, prima a poi, vincerò il braccio di ferro contro chi riveste compiti istituzionali e non capisce il ruolo che può svolgere un festival cinematografico. Ma anche per rispetto agli artisti, alla nostra cultura e per i luoghi dove si svolge”. I film dei registi, produttori, case di distribuzione e filmmaker iscritti al Tropea Film Festival sono così suddivisi: 25 lungometraggi, 120. cortometraggi e 20 mediometraggi, alcuni dei quali documentari di rilevante interesse sociale. Pur non essendo previste, dal regolamento, le categorie dei mediometraggi e docufilm, anche in questa edizione si è registrato un rilevante interesse e sia i registi sia le produzioni hanno insistito nell’inviare i loro lavori. Si spera, fuori concorso, di premiarne almeno uno. A giorni si attende l’elenco dei finalisti, i 30 film che vedremo al Teatro del Porto tra il 18 ed il 22 agosto 2011 e che si contenderanno i premi in palio. Ricordiamo che le serate del 17 e del 23 sono destinate rispettivamente alla inaugurazione ed alle premiazioni. Pur non potendo, al momento, anticipare alcun titolo, almeno cento dei film iscritti sono di altissima qualità e, per questo, la selezione si presenta alquanto difficile.
Franco Vallone

Il bel gioco di Cettina Crupi che si chiama Cinema

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 18 maggio 2011 at 8:16 AM

Lei, la nuova attrice reggina, si chiama Cettina Crupi, classe 1970, quarant'anni, occhi neri come il carbone e lunghi capelli ancora più neri. Orgogliosa e testarda, calabrese e figlia di calabresi, sin da piccola è attratta dalla luce magica del cinema, dai colori forti dello spettacolo televisivo, dal tappeto rosso delle passerelle di moda e dalle tavole polverose del teatro. Inizia quasi per gioco la storia di Cettina Crupi attrice, partecipando nel dicembre del 1992 alla Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno. Al di là dei duemilioni in gettoni d'oro vinti, Cettina si arricchisce di tanta esperienza di scena e si innamora profondamente del mondo che si respira in televisione e, prima di tutto, del dietro le quinte. Tanti costumisti attorno, un camerino tutto personale, parrucchieri a disposizione, poi i cameramen che si posizionano nello studio, la lucetta rossa accesa e il mito Mike davanti a lei. Cettina in quell'occasione viene notata dalla Pubblilancio. Ad una settimana di distanza dalle giornate milanesi ecco le prime proposte televisive per alcune importanti televendite. Cettina Crupi rinuncia perché “non voleva abbandonare Calabria e parenti in Calabria”. Troppo lontana da casa l'allettante Milano televisiva. Arrivano i social network tanto di moda, l'iscrizione a Facebook, le foto di Cettina vengono notate dal noto fotografo Pasquale Garreffa, segue un book fotografico con foto posate in studio e arriva anche il primo vero invito ufficiale per partecipare al cast di un film. Con la regia di Alice Rowenaher a Reggio Calabria si gira “Corpo Celeste”. Nel cast, diretto da Marilena Alescio, Cettina Crupi viene notata, le assegnano un ruolo non di rilievo. La prima esperienza cinematografica è fatta, adesso il film è stato presentato al Festival di Cannes, ed oggi è un film di successo. Primi di luglio del 2010, Cettina Crupi viene invitata per il cast del film “Qualunquemente” con Antonio Albanese e con la regia di Giulio Manfredonia. Supera la prova cast e, a fine luglio, si gira per le strade di Santa Trada di Scilla; sono le famose scene con il famoso pilone del più famoso Stretto di Messina. Pienone d'incassi per il film e, da questo momento, tanti inviti importanti e non solo cinematografici. Infatti Cettina sfila sulla passerella per “Terry Fashion”, realizza, come attrice, spot televisivi per il Lido Aquarius e per altri autorevoli committenti. Anche se alta1.65 il suo corpo e il suo viso sono carichi di espressività e sensualità, Cettina piace, ha uno stile tutto suo e viene contattata per fare da modella da centri di Make-up e Photo, poi un'altra parte cinematografica nel film Annamaura, del regista Salvatore Grasso, un lavoro cinematografico sulle tematiche della mafia. Subito dopo viene contattata dalla redazione di Forum di Canale 5, Cettina interpreta una causa con la conduzione di Rita Dalla Chiesa. Le cause della trasmissione sono vere cause di cassazione ma non tutte vengono “raccontate” dai veri personaggi interessati al contenzioso, si utilizzano attori. Il ritorno in Calabria, il rientro per le strade di casa, ad attenderla un' altra piccola parte nel film del regista Paolo Inglese, dal titolo “Fiori d'amianto” e, finalmente, un ruolo nel film “Pagate Fratelli”, del regista Salvatore Bonaffini, un lavoro cinematografico ambientato nel 1950 a Mazzarino, città d'arte della Sicilia. Qui Cettina Crupi si ritrova a recitare con attori importanti come Tony Sperandeo, Salvatore Lazzaro, Alfredo Li Bassi, Giuseppe Scaglione, Elide Fiore, Alberto Molonia, Orio Scaduto e Marcello Arnone. In questo film Cettina interpreta la pettegola del paese. Dicevamo sopra di una Cettina testarda e orgogliosa, ma, aggiungiamo, è, prima di tutto, semplice e sincera, una donna che non vuole fare programmi anche se si comprende bene che il cinema è la sua grande passione, poi, per chiudere, è lei ad aggiungere un pensiero tutto suo: “è iniziato per gioco questo cammino nel mondo del cinema... ed io voglio giocare cercando di fare attenzione a non farmi male”.
Franco Vallone

Quel deposito ENI abbandonato dall'ENI

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 16 maggio 2011 at 9:20 AM

Da alcuni mesi ormai, il deposito costiero dell’Eni R&M di Vibo Marina lavora a regime ridotto, oserei dire ridottissimo. Le quantità di prodotti tradizionalmente trattati sono drasticamente ridotti, le autobotti caricati sono passati da circa 100 il giorno a meno di 10, le risorse umane da 23 unità necessarie sono attualmente appena 16 reali, conseguenza delle ultime uscite del 2010 non reintegrate. L’Eni R&M non investe da mesi in interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per la necessaria riparazione dei serbatoi corrosi. Questo ritardo, forse perché non più interessata a questo sito da sempre sotto l’occhio vigile della popolazione e sotto la lente d’ingrandimento di alcuni solerti funzionari addetti ai controlli e alle verifiche periodiche di legge che rallentano le operazioni di scarico e carico. E che dire dei rappresentanti politici locali che hanno difficoltà a trovare soluzioni valide per una realtà produttiva che da anni crea reddito per le tante famiglie direttamente coinvolte (oltre 160) e dell’indotto (oltre 200) per la regione Calabria, per il Comune, la Provincia e per le tante attività commerciali ed economiche del territorio. Facendo un’analisi veloce e sommaria, vediamo di comprendere cosa comporterebbe l’abbandono del sito di Vibo Marina da parte dell’Eni R&M: Chiusura di un parco serbatoi capace di movimentare il 60% circa dei prodotti petroliferi necessari alla Calabria, per uso privato e pubblico; Perdita delle accise derivanti dalla movimentazione portuale; Fermo sostanziale di tutte le relative attività del porto commerciale, con conseguente riduzione degli organici degli uffici pubblici preposti ai controlli e alle verifiche (Capitaneria, dogana, vigili del fuoco, ecc.) e degli addetti privati al rimorchio ed attracco delle navi cisterne, alla sorveglianza antifuoco e antiversamento, alla vigilanza degli impianti, alla piccola manutenzione ordinaria, alla mensa e alla pulizia del deposito; Pianificazione del necessario intervento di smantellamento e bonifica del sito (area di circa 50.000 mq), di cui definire gli oneri ed i tempi d’intervento e a carico di chi, vista che la proprietà del suolo è dell’Eni. Tutto ciò permetterebbe di non fare la stessa fine del sito della Basalti Bitumi, che se pur non più attivo da anni, non è ancora bonificato, né più manutenzionato e neanche monitorato per evitare che si producano eventuali danni all’ambiente a causa di possibili perdite dei serbatoi ormai corrosi e/o infiltrazione nel sottosuolo dei residui rimasti. A questo punto, un qualsiasi attento osservatore politico si dovrebbe chiedere, se l’Eni dovesse lasciare il territorio, quanto potrebbe sopravvivere ancora l’attività del deposito costiero della Meridionale Petroli, con la quale c’è una convenzione di mutuo scambio in caso di difficoltà di caricamento, attualmente in funzione con una movimentazione e caricamento di circa 40 autobotti il giorno, per conto prevalente dell’Esso. Infatti, anche questa bella realtà produttiva ultimamente ha visto il cambio di proprietà, per le note vicende finanziare della famiglia Sensi, finendo nella disponibità dell’Unicredit e quindi sotto la spada di Damocle per mancanza di finanziamenti alla manutenzione ordinaria e per l’attesa dell’acquisto da parte di un nuovo proprietario. Per la mia trentennale esperienza sindacale nel campo dell'industria petrolifera, ritengo che si renda necessario ed immediato un intervento della Politica con la “P” maiuscola, Sindaco in primis, Presidente della Giunta provinciale e di quella regionale, della Confindustria vibonese, degli operatori economici della media e piccola impresa, delle OOSSLL territoriali, per convenire un piano di mantenimento e/o salvataggio delle aziende che insistono sul territorio, quali quelle nel campo energetico e non solo. Questo piano dovrebbe portare a non ridurre ancora di più il PIL locale, contrastare i giochi di campanile sotterranei che sotto l’influenza della falsa idea di alcuni cittadini che per Vibo Marina il turismo è meglio e che lo stesso è incompatibile con l’industria petrolifera, vedrebbero delocalizzate, nel migliore dei casi, i depositi a Gioia Tauro. Come mai al nord di questa filosofia ecologica general-generica, non ne tiene conto nessuno e le persone privilegiano il lavoro? Per lo sviluppo di un territorio, ancora oggi l’industria resta necessaria e possibile anche salvaguardando l’ambiente. Altra cosa è pretendere una salvaguardia esasperata dell’ambiente tale da costringere i nostri figli ad emigrare, consegnando il territorio, così ambientalmente perfetto e pulito, agli immigrati senza tutele e a qualche turista fai da te per qualche settimana all’anno. Questa aberrante filosofia “di altri tempi” e gli interessi particolari, ci stanno tenendo ancora ancorati all’ultimo posto in materia di industrializzazione e reddito procapite e quello che è peggio senza favorire sani investimenti nell’ambito turistico, attualmente a prevalente controllo di società e/o privati non sempre in regola con le leggi dello stato, sia in materia di finanziamenti, che di occupazione, salario e fisco. Mi auguro, che a questo punto, il Sig. Sindaco di Vibo Valentia insieme al suo Assessore alle attività produttive, prendano subito l’iniziativa per convocare un tavolo di produzione pubblico, da tenersi a Vibo Marina, con il coinvolgendo dei Presidenti delle giunte provinciale e regionale, degli assessori interessati, delle OOSSLL e della popolazione, perché l’Eni R&M, la Meridionale Petroli e le altre aziende in difficoltà non siano costrette ad abbandonare il territorio lasciando centinaia di famiglie senza salario ed il territorio ancora più povero e desolato di quanto non è già e diventerà con l’avvento del tanto agognato federalismo fiscale.

Dati significativi relativi all’attività dei Depositi Costieri di Vibo Marina negli ultimi due anni (2009-2010):
N° NAVI ORMEGGIATE E SCARICATE : 300 circa
AUTOBOTTI CARICATE : 90.000 circa
PERSONALE DIRETTO E INDIRETTO IMPIEGATO: 920 unità circa nei due anni
ACCISE E TASSE VARIE VERSATE (STATO E REGIONE): 800(700+100) milioni di euro circa

Vibo Valentia, 11 maggio 2011
CaISLl
Pino Conocchiella

Ad Arena, “lectio magistralis” di Giacinto Namia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:43 AM

Una lezione, una vera e propria “lectio magistralis”, si è tenuta ad Arena, presso l'Istituto Comprensivo presieduto dalla dirigente scolastica Giuseppina Prostamo. L'evento culturale che si è svolto mercoledì undici maggio nell’ambito del progetto FSE 2010/2012, obiettivo C-3, è stato denominato “Viaggio interculturale” ed ha visto presenti, come esperto e relatore, il professore Giacinto Namia, e gli alunni delle classi seconde della scuola secondaria, come giovani fruitori. Le lezioni magistrali, di cui questa è solo la prima, arricchiscono culturalmente la formazione e completano le attività proposte agli alunni durante tutto il percorso progettuale che ha una durata biennale. A coordinare il progetto “Viaggio interculturale” con il dirigente scolastico Prostamo, il tutor interno all'Istituto, Giovanni Valenzisi e il tutor dell’ente partner, l'Associazione Dante Alighieri di Vibo Valentia, Lorenzo Meligrana. I ragazzi di Arena, interessati al progetto, hanno seguito con notevole interesse la lezione di Giacinto Namia e, nella fase aperta al dibattito, hanno posto numerose domande, pertinenti alla tematica affrontata e tutte profonde e mature, con grande soddisfazione dell'autorevole relatore già preside del Liceo Classico di Vibo Valentia.
Franco Vallone

Ecce Homo a Soverato Superiore

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , | Posted On at 8:34 AM

L’appuntamento è nel cuore del paese, a lu chianu, spazio piuttosto ristretto tra casette che trasudano cronaca di vita cittadina, nel contesto generale di salite e discese che caratterizzano il centro storico di Soverato Superiore.

Ed eccoci davanti alla Compagnia dei Sognattori mentre danno voce ai fatti dei quali fu tragicamente protagonista Gesù, nel penultimo atto della sua vita terrena. L’atmosfera che si respira sta dietro al rito dell’ultima Cena, seguito dalla Passione del venerdì successivo al giovedì santo. Triste, dunque, con tante verità e significati reconditi nelle parole attinte a piene mani dagli scritti dei quattro evangelisti: Luca, Marco, Matteo e Giovanni. La fedeltà è totale nella selezione operata dall’autore, il professore Ulderico Nisticò, ancora una volta al fianco dell’attore e regista Tonino Pittelli. I nostri due istrioni realizzano insieme una rappresentazione certamente sacra nel contenuto, assolutamente rigorosa nella successione dei fatti, tecnicamente valida nella ricostruzione storica, avvincente sul piano degli argomenti, suggestiva nell’ambientazione sotto le stelle, con il buio della notte rischiarato da luce artificiale nei punti strategici. Con interesse si ascoltano spiegazioni di carattere storico e teologico, tralasciate in altre rievocazioni teatrali. Qui invece sono volutamente inserite a supporto della scena, introdotta e illustrata da quadri di autori rinascimentali.
La consapevolezza della tragedia prende forma attraverso la figura del Nazareno, agnello pasquale sacrificato per la redenzione del genere umano. Il contrasto socio-politico-culturale tra potere temporale e religioso, cresce nel tono di voce degli interpreti, adeguatamente calati nel ruolo di compìti lettori. Due donne e tre uomini, fermi in piedi davanti al leggìo su pedana rosso fiamma, come la Passione, e tutti drammaticamente ammantati di nero, come Maria e le pie donne.

Tonino Pittelli guida il manipolo composto da Rosanna Basanisi, sua moglie nella vita e sua compagna sulla scena, Anna Bova, Salvatore Gualtieri e Gianni Sangiuliano. L’attenzione è rivolta ai momenti salienti dell’intera Passione: lavanda dei piedi prima dell’Ultima Cena; attesa vigile nell’Orto di Getsemani; elucubrazioni mentali dei sacerdoti nel Sinedrio; inquietanti interrogatori nei palazzi di Erode e Pilato; flagellazione alla colonna; esposizione al pubblico ludibrio sotto la voce Ecce Homo, titolo dato all’ insolita lettura e interpretazione della vicenda accaduta duemila e passa anni fa. L’autore si concede qualche volo pindarico su prodromi necessari ad aprire parentesi con protagonisti di contorno. I riferimenti, logici e insostituibili, servono a introdurre Mosé, che regge in mano la tavola dei Comandamenti; Maria e Giuseppe diretti in Egitto, con Gesù in fasce; Solomé, per la cui caparbietà cade la testa di “colui che grida nel deserto”, Giovanni Battista. Scribi e farisei, altre turbe anonime e categorie a rischio, in quanto a equità di giudizio, si muovono ai margini.

In Ecce Homo hanno un nome i due ladroni: il buono Disma e il cattivo Gesta; il soldato, Tito Volturcio; il centurione, Caio Longino; l’immaginifica Claudia Procula, moglie di Ponzio Pilato, governatore romano che nulla fa per sottrarre un giusto alla fine ormai imminente. Il suo potere non si estende ai Giudei, di conseguenza nulla gli compete per evitare al Figlio dell’Uomo di morire sul Golgota, tuttavia inventa l’espediente della flagellazione, pensando di placare, in siffatto modo, la sete di sangue degli accusatori; Alessandro e Rufo sono i figli del Cireneo che aiuta Gesù a portare il pesante legno della croce. Anonima rimane la donna che riconosce in Pietro uno degli Apostoli. Hanno invece nome e potere i sacerdoti del tempio: Anna, Caifa, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, il quale si assume il pietoso compito di deporre Cristo nel sepolcro. Altri punti fermi sono gli episodi di Barabba, della Veronica piangente e degli Angeli del Male, che ruotano attorno a Giuda Iscariota, traditore per una notte e dannato per sempre.

L’introduzione in video permette di ammirare le opere d’arte che costituiscono il patrimonio ecclesiastico su cui poggiano i cardini dell’orgoglio locale paesano: Crocifisso ligneo; bassorilievo in marmo bianco di Carrara; figure angeliche; fonte battesimale di granito; busto, anch’esso in granito, di vescovo o forse di sant’Agostino; mezzobusto dell’Ecce Homo, eredità naturale delle Chiese erette sulla collina di Soverato la Vecchia. L’occhio della telecamera inquadra lo straordinario blocco della Pietà di Antonello Gagini, proveniente dall’omonimo Borgo del Convento di Santa Maria, ed oggi esposto nella Chiesa Matrice di Soverato Superiore, intitolata a Maria SS Addolorata. Il mezzo meccanico indugia sulla statua dal viso delicato, levigato, sorprendentemente giovane, irrorato di lacrime. In rilievo rimane la specificità della Virgo dolorosissima per eccellenza, come ricorda il canto sommesso del coro polifonico, intitolato alla stessa Madre Addolorata e diretto da Teresa Tropea. La magia è nella platea che non osa applaudire, catturata com’è dalla tragicità degli eventi narrati. Tamburi battenti accompagnano l’ingresso delle ballerine della Scuola di danza Exedra, diretta da Giusy Fiorenza e curata nella coreografia dalla maestra Jamaina de Oliveira. La loro uscita di scena è calibrata e silenziosa, compunta e composta. I personaggi delle voci narranti arrivano da lontano. Fisicamente, di sorpresa, colgono alle spalle, gli spettatori. Salgono in pedana e recitano subito pagine di toccante attualità. Ovunque nel mondo c’è sempre qualcuno che soffre, un giusto che paga per un peccatore. Gesù apre la strada che altri percorrono in suo nome. A cominciare da Don Giorgio Pascolo, parroco di Soverato Superiore, che trascina il suo operato nei patimenti senza fine del suo ginocchio martoriato. Lui, per primo, ha parole di elogio per la Pro Loco, di cui è presidente Giuseppe Chiaravalloti. Nelle frasi che pronuncia, domina il messaggio cristiano, ma entra anche il significato profondo della partecipazione alla vita sociale e culturale della comunità, di ogni persona, consapevole della propria funzione e umanità. Il controcanto sulle voci che portano avanti la Passione, dall’intimità del Cenacolo al sinistro panorama del monte Calvario, aumenta la suggestione. Il pathos di momenti sempre più emozionanti dilaga in chiusura. L’intermezzo canoro in lingua dialettale, riscatta sensi e significati intraducibili altrimenti. L’opera diventa drammaticamente vera quando Maria appare in compagnia di una pia donna. Maria di Magdala, probabilmente. Entrambe si nascondono sotto il nero del lutto, travolte dal proprio unico, grande, inconvertibile dolore. La commozione si tocca con mano. “D’ogni piaga, mi piago”, dice l’Addolorata davanti al Figlio. Che differenza con la soavità degli interventi per le cadute infantili e le atrocità che segnano il percorso fino al Golgota! Quando tutto pare finito, dal fondo del chianu, nell’occasione adibito a platea, appare una grande croce, simbolo del dolore universale, sotto la scorta di mesti accompagnatori.
Gianni Sangiuliano, robusto e imponente, provvede a issarla tra il silenzio generale. Seguono momenti di grande raccoglimento. Ciascuno riflette dentro di sé sui perché della vita. Chiede perdono per i propri peccati, rimette quelli altrui. Idealmente si prepara all’appuntamento con la rinascita pasquale. Al momento tutto è compiuto. Nulla divide. Nulla osta alla ricerca di una vita migliore. Nella speranza e nella fede, senza dimenticare la carità. Le tre virtù sono dentro di noi. Il tempo è vicino. Scattano in piedi tecnici e operatori, giornalisti e fotografi, semplici cittadini e autorità, con il sindaco uscente in testa, Raffaele Mancini, e l’assessore provinciale, Giacomo Matacera.
Emma Viscomi

Identità marinara e donne di Calabria - Con Assunta Scorpiniti al Salone del libro di Torino

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:28 AM

Il mare di Calabria, le sue storie, la sua gente; le nostre donne e il loro contributo alla costruzione della nazione italiana. Sono gli argomenti che Assunta Scorpiniti proporrà al Salone internazionale del libro di Torino, dedicato, nell’edizione 2011 a “La memoria. Il seme del futuro”.
La scrittrice e ricercatrice calabrese, la cui attività s’incentra proprio su questo tema, sarà ospite dello stand della Regione Calabria, presso il Padiglione Oval di Lingotto Fiere, nell’ambito di due eventi.
Il primo, inserito nelle iniziative per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e intitolato “Il Risorgimento delle donne”, è previsto per le ore 18.00 di sabato 14 maggio, ed è organizzato dall’associazione Mediterranean Media e dalla presidente Nadia Gambilongo. Assunta Scorpiniti interverrà, con altre autrici, per delineare figure femminili della nostra terra, la cui storia si è intrecciata con la grande storia italiana, alla quale hanno partecipato con il lavoro, la tenacia, i saperi e l’esperienza quotidiana; le sue donne sono tratte dal volume “Sette storie sulla scala di seta”, pubblicato nel 2009 con la casa editrice Progetto 2000 di Cosenza.
Il secondo evento, intitolato “In mare non è mai notte. L’identità mediterranea tra immagini e storie” e organizzato, nella stessa sede, alle ore 19.00 di domenica 15, in collaborazione con Ferrari Editore, è interamente dedicato alla sua ricerca antropologica sulla Calabria marinara e, in particolare, all’idea, condivisa con importanti studiosi, dell’unità culturale che contraddistingue le popolazioni affacciate sul Mare Nostrum. L’autrice calabrese accompagnerà con commenti e letture la videoproiezione di un estratto della mostra permanente “Famiglie e barche della comunità marinara di Cariati”, da lei curata ed esposta nella cittadina jonica, il luogo d’origine che, nelle sue opere, diventa emblematico dei tanti luoghi della Calabria.
Franco Vallone

Il Circolo del Cinema “Lanterna Magica” a Roma per la prima di Tatanka

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 11 maggio 2011 at 9:39 AM

É stata una serata in “prima fila”, e davvero memorabile, quella vissuta dal presidente e da alcuni componenti del Circolo del Cinema “Lanterna Magica” di Pizzo. Antonietta Villella, Vera Bilotta e Magda Primerano, di ritorno da Roma, appaiono emozionate per quella che è stata una “partecipazione ufficiale” alla prima nazionale di “Tatanka”, film del regista calabrese Giuseppe Gagliardi. Tatanka, uscito in questi giorni in 190 sale cinematografiche di tutta Italia, è un film forte e prorompente che trova ispirazione dal racconto “La Bellezza e l’Inferno” dello scrittore Roberto Saviano. Un lavoro filmico interessante che ha come traccia le palestre di pugilato della Campania viste come luoghi di resistenza ai clan. Il regista ha girato con uno stile tutto personale e con il montaggio di Simone Manetti ed in questo film, (opera che si potrebbe definire del
“neo-neorealismo”), ci sono ritmi velocissimi e serrati, forti colori, forti sapori e anche rumori forti, dove “i pugni che si sentono sono veri”, precisa lo stesso Gagliardi. E poi c'è il l’utilizzo del dialetto come lingua che esalta il linguaggio del discutere quotidiano e comune di un luogo, dove c'è gesto, gergo e metafora (tanto che si è deciso di sottotitolare il film). La colonna sonora, che da qualcuno è stata già definita ipnotica, è scritta da Peppe Voltarelli, fraterno amico di Gagliardi, da sempre suo compagno di giochi filmici e sonori. Gagliardi, il giovane regista di Saracena, è molto legato al circolo del cinema di Pizzo dove più volte è stato ospite assieme allo stesso Voltarelli. Il regista ha tenuto molto alla presenza del Circolo di Pizzo a Roma dove il film è stato presentato, al Cinema Barberini, alla presenza di tanti giornalisti, attori e personaggi dello spettacolo. Antonietta Villella, Vera Bilotta, Magda Primerano e Maria Laura Fiumara, si sono dette entusiaste del bellissimo film e dell'accoglienza avuta dal regista che, nonostante fosse occupato con numerosi cronisti e fotografi, con la simpatia di sempre le ha ringraziate pubblicamente in conferenza stampa per aver presenziato a questa speciale occasione culturale. In sala, al Barberini, anche Francesco Maria Primerano, attore pizzitano che ha avuto un ruolo nel film e l'immancabile Voltarelli, ed è stato come rivivere una delle serate di Pizzo, al Circolo del cinema, con i due ospiti inseparabili a fare da mattatori. Poi, alla fine, prima dei saluti, la promessa dello stesso regista: “quanto prima sarò a Pizzo per la proiezione e la presentazione di Tatanka”.
Franco Vallone

“Natuzza di Paravati”, ottavo volume di Valerio Marinelli sulla mistica calabrese

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On lunedì 9 maggio 2011 at 8:19 AM

Si intitola “Natuzza di Paravati” ed è il nuovo fascinoso volume pubblicato da Valerio Marinelli per le “Edizioni Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati di Mileto. Marinelli è un serissimo professore universitario che insegna all'Unical di Rende, presso la facoltà di ingegneria, ma è anche, e da tanti anni, il vero biografo ufficiale della mistica Natuzza Evolo. Da oggi questo ottavo volume è in distribuzione, un nuovo libro che ha una impostazione tipologica e narrativa consolidata dai precedenti sette, con un testo che mantiene la suddivisione del materiale in capitoli con lo stesso titolo di quelli dei volumi precedenti, in modo da rendere più facile la consultazione, la fruizione e l’approfondimento dei vari aspetti dei carismi di Natuzza. Tra le pagine del nuovo libro di Valerio Marinelli numerosi supporti fotografici di Lorenzo Giacomelli che testimoniano emografie e stimmate, tanti nuovi e inediti approfondimenti biografici sulla mistica, redatti con la collaborazione di don Pasquale Barone, padre Michele Cordiano e don Maurizio Macrì. Seguono i capitoli con le attività della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e con le attività dei Cenacoli di preghiera. Il quarto capitolo del volume tratta, e affronta con estremo rispetto, le tematiche legate alle sofferenze mistiche di Natuzza, mentre il quinto capitolo si riferisce al fenomeno dei misteri dell’emografia ed il sesto riporta i messaggi della Madonna della festa dell’Assunta e altri straordinari fatti mistici. Il settimo capitolo del libro contiene episodi della bilocazione di Natuzza; l’ottavo tratta il carisma della visione dei defunti; il nono riporta testimonianze di grazie e di guarigioni; il decimo capitolo riporta dichiarazioni e testimonianze di religiosi e l’undicesimo dichiarazioni e testimonianze di laici. Il volume contiene tantissime tracce inedite su cui riflettere, elementi utili a cercare di capire meglio gli straordinari insegnamenti spirituali di Natuzza Evolo. “In particolare - sottolinea lo stesso autore - questo ottavo volume contiene notizie biografiche, testimonianze, dichiarazioni e documentazione di varia natura e concernenti Natuzza, raccolte nel triennio 2004-2006”. In occasione della distribuzione di questo ottavo volume, la Fondazione di Paravati ha annunciato la pubblicazione, a breve, di un nono volume che completerà la stessa collana editoriale.
Franco Vallone

Il Codice Romano-Carratelli - La scoperta di un prezioso manoscritto del '500 che sconvolge iconografie e bibliografie

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On mercoledì 4 maggio 2011 at 3:24 PM

Domenico Romano Carratelli, calabrese, avvocato civilista, è un noto personaggio della politica regionale e nazionale che ha scritto, negli anni, tante importanti pagine di impegno civile, politico e sociale. Già deputato, sottosegretario ai Lavori pubblici, presidente del Consiglio Regionale della Calabria, sindaco di Tropea, la sua attività politico-istituzionale è stata sempre costellata da incarichi autorevoli e di grande prestigio, con un serio impegno, sul territorio e tra la gente, con il suo studio legale di Piazza Garibaldi, vero punto di riferimento sociale e culturale a Vibo Valentia. Pochi sanno però che Domenico Romano Carratelli è anche un esperto e appassionato bibliofilo, un amante del libro antico, di carte e pergamene, di volumi con le pagine ingiallite, le fioriture, le ossidazioni dell'inchiostro e l'odore di antico. Un vero cacciatore di pagine perse ma anche di stampe antiche e incisioni d'epoca, di scrittura amanuense, di archivi e biblioteche sconosciute. L'Onorevole è un vero cultore del libro raro e le sue ricerche in fondi, mercatini, case d'asta, biblioteche nobili e archivi privati, oggi non si contano e sono state recentemente premiate da un'acquisizione davvero speciale. Si tratta di un volume manoscritto straordinariamente unico e irripetibile, (è stato denominato “Codice Romano-Carratelli” - Fortezze, apprestamenti difensivi e territorio della Calabria Ultra alla fine del '500), ed è una scoperta che sconvolge bibliografie e iconografie consolidate da secoli. Da oggi sarà impossibile effettuare una seria ricerca storica sulla Calabria senza tenere conto dei contenuti descrittivi e iconografici di quest'opera. Carratelli indossa i guanti bianchi quando apre il prezioso libro, ogni pagina è un vero e proprio tesoro, testimone del profondo passato; si sfoglia e si scende, indietro nel tempo, di ben cinquecento anni. Il volume si compone di 99 pagine con disegni acquerellati dai colori freschissimi, che raffigurano le fortezze calabresi, le città fortificate del tempo; un vero e proprio censimento delle opere presenti sul territorio della Calabria Ultra, c'è Tropea, Pizzo, Nicotera, c'e anche Scilla e Bagnara, solo per anticipare qualche località, ci sono le torri, i castelli e il sistema difensivo costiero. Sotto i disegni tante descrizioni, un'infinità di notizie su quanto rilevato direttamente in loco, in una sorta di approfondito inventario, uno studio scientifico commissionato dal vice re alla fine del 1500, con tanti rilievi grafici a colori che toccano aspetti di ingegneria e architettura, le distanze dal mare, la descrizione del territorio. La scoperta, con il piano dell'opera e una mostra documentaria e iconografica, verrà presentata ufficialmente a Roma in prima nazionale, e poi successivamente in Calabria nelle città di Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Domenico Romano Carratelli per festeggiare i quattrocento anni della presenza della sua famiglia a Briatico, ricordando i suoi avi, Pietro Carratelli e Dianora Satriano, (che si sposarono proprio a Briatico Vecchia), ha voluto concedere la pubblicazione di una delle raffigurazioni del volume. Si tratta de "Larochetta de Briatico che stà in uno scoglio a mare”, una struttura difensiva della Costa degli dei che oggi conosciamo in tutt'altre forme. Ma nel volume, ancora inedite al nostro sguardo, ci sono immagini e descrizioni di altre tre torri della stessa Briatico: c'è la torre di San Nicola del Porto, quella dell'Imperatore e la torre di Sant'Irene con vista dall'alto sull'antica peschiera romana con le vasche del vivarium e sul paesaggio che vi era attorno. Tanti bellissimi inediti particolari, tutti da studiare, da confrontare e da ammirare.
Franco Vallone