Mino Reitano

Pubblicato da Giovanni | | Posted On giovedì 29 gennaio 2009 at 5:00 PM

Aveva un nome che suonava come un diminutivo "Mino", in realtà era un grand'uomo, prima di tutto, e un bravissimo cantante. Io ho solo un piccolo ricordo di lui. A Trieste, nel 2001, se non ricordo male. Intervenne ad un festival televisivo. Ricordo molto bene quel giorno quando, era pomeriggio, arrivò con la moglie. Ebbi la fortuna e il piacere di scambiare con lui alcune battute nei due giorni che si trattenne. E quel ricordo è con me. Ho incontrato un uomo con il cuore grande e un sorriso contagioso. A lui dico grazie.

La scomparsa di Mino Reitano, un Ragazzo di Fiumara amico dei Beatles

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 4:02 PM

Avevamo incontriamo Mino Reitano nella sua Calabria, contornato della sua più stretta privacy, in un luogo a lui caro. Da anni frequentava questo posto discreto in riva al mare, proprio al centro del Golfo di Sant'Eufemia. Una spiaggia lunghissima e amena, un lungomare altrettanto lungo, tra Gizzeria e Falerna, e vivo di ogni divertimento che contorna da sempre questo suo luogo speciale. Mino Reitano arrivava in Calabria ritualmente d'estate e d'inverno, come gli emigrati di ritorno, all'aeroporto internazionale di Lamezia Terme, percorreva pochi chilometri e si rifugiava nei suoi spazi e nei tasti di un pianoforte d'albergo. Era un suo rifugio estivo, una vera e propria oasi. Un luogo d'incanto, incastonato nella sua Calabria, dove tutto era famiglia, dove cibo, luoghi, persone, mare e cose gli ricordavano le strade di casa. Mino Reitano ritrovava, qui, in questo luogo, uno spazio dove comporre, dove lavorare e affinare le musicalità, le vibrazioni, i suoi successi. "Proprio qui, ci raccontava, è nata La mia Canzone", uno dei successi più grandi del suo vasto repertorio. La luce del vicino faro, nel suo ritmo infinito, era quasi protettiva per lui mentre penetrava tra le fessure delle finestre. Sotto l'albergo, prima della strada e della spiaggia, c'erano e ci sono i binari della vicina ferrovia, i treni dalla Calabria salgono veloci verso il nord d'Italia e riscendono al sud quasi stanchi. Questi treni che passano, tra le agavi pungenti e l'odore acre delle traverse, ricordavano a Mino Reitano i tempi lontani dell'emigrazione, il tempo della sua partenza verso la Germania, verso il nord d'Italia, verso la speranza di un futuro migliore, e poi finalmente verso il grande successo. Come un antico guardiano del faro Mino Reitano amava ritrovarsi in questi luoghi, ci ritornava appena poteva, sapeva di trovare, sempre ben accordato, il suo pianoforte a coda. Mino Reitano ci parlava del suo passato, ci raccontava di quando da bambino era povero, della prematura scomparsa della madre, quando lui aveva soli due anni, dell'infanzia a Fiumara, suo paese natale, poco sopra Villa San Giovanni e lo Stretto di Messina. Poi Mino ha abitato fino al 1959 a Reggio Calabria, è emigrato per la Germania nel 1960. I suoi fratelli lo raggiungeranno dopo poco tempo. Il successo musicale è sin da subito grandioso. Dopo gli anni dello studio l'emigrazione che si configura sin da subito come anomala, Mino Reitano (Benjamin and is Brothers) si esibisce in molti locali tedeschi ed è proprio ad Amburgo che ha la possibilità di cantare insieme ad una band musicale che allora si chiamava Silver poi, poco dopo, diventeranno i mitici Beatles. Mino Reitano suona e canta tutte le sere con una band familiare e un successo enorme, si riempiono i locali, Mino è richiesto in tutta la Germania. È l'inizio di una grande carriera.
Franco Vallone

Un concerto a Reggio Calabria e un premio annuale per ricordare Mino Reitano

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On mercoledì 28 gennaio 2009 at 1:11 PM

L'associazione culturale "Amici della Calabria" di Isernia (di cui è presidente l'avv. Francesco La Cava) propone al sindaco di Reggio Calabria di realizzare prima possibile nella città dello Stretto un grande concerto musicale in onore di Mino Reitano, con la partecipazione di tutti i suoi amici artisti e di giovani emergenti, in particolare calabresi (provenienti anche dai paesi di migrazione), per cantare le sue canzoni, come a suo tempo è stato fatto per Lucio Battisti, Fabrizio De André e altri celebri cantautori.
Inoltre, il giornalista-scrittore Domenico Lanciano promotore del Premio "I Giganti della Calabria", assegnato proprio a Mino Reitano qualche settimana fa, chiede al sindaco Scopelliti di istituire un apposito premio-evento annuale nel campo musicale ed artistico (possibilmente a carattere internazionale, con una sezione dedicata agli italiani emigrati) in memoria di questo "gigante" che costituisce uno dei vanti del Novecento reggino, calabrese e italiano.
Domenico Lanciano

Oggi come allora: “Le misure di polizia non arrestano, bensì deviano dai nostri ad altri porti le masse migratorie”

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On martedì 27 gennaio 2009 at 3:19 PM

Roma - Con queste parole, nel 1888, Giovanni Battista Scalabrini, fondatore dei missionari scalabriniani, introduce nel dibattito sui problemi dell'emigrazione italiana un aspetto, fino ad allora, quasi ignorato: il valore della persona umana, chiedendo una legge a favore degli emigranti e una istituzione in grado di provvedere «ai loro interessi spirituali e materiali».
Il 5 dicembre 1887, l’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi aveva presentato uno speciale disegno di legge sull’emigrazione, ispirato a norme di polizia e con disposizioni che imponevano l’obbligo della licenza per gli agenti di emigrazione, punendo le operazioni clandestine e gli abusi. Il 3 maggio 1888 la commissione parlamentare presieduta dall’On. De Zerbi, presentava un controprogetto caratterizzato dal principio della libertà di emigrare e di far emigrare.
In quest'occasione Scalabrini indirizza una lettera aperta al sottosegretario alle Finanze, Paolo Carcano, intitolata Il disegno di legge sull’emigrazione italiana. Osservazioni e proposte di un vescovo dove scrive: «Fra i due disegni di legge, il ministeriale e quello della Commissione parlamentare, il secondo mi pare di gran lunga migliore del primo. Il ministeriale è più propenso a considerare il grande fenomeno cosmico ed umano della emigrazione come un fatto anormale, piuttosto che un diritto naturale, e lo circonda di tante pastoie che quasi lo confisca.
Il disegno ministeriale non tenne conto di una esperienza di non vecchia data, la quale dimostrò alla prova dei fatti che le misure di polizia non arrestano, bensì deviano dai nostri ad altri porti le masse migratorie, rendendo così più doloroso e più dispendioso l’esodo dei nostri connazionali. Gli ostacoli artificiali non trattengono le correnti, ma le fanno rigurgitare, aumentandone e rendendone più rovinoso l'impeto.
Il disegno invece della Commissione parlamentare è, a mio giudizio, più pensato, più organico e più liberale, poiché fin dal primo articolo afferma la piena libertà di emigrare, salvo, naturalmente, gli obblighi imposti ai cittadini dalle leggi. É un bel quadro che però ha una macchia nel mezzo: la facoltà che il disegno di legge accorda agli agenti di emigrazione, di fare arruolamenti».
E aggiungeva, «l’on. De Zerbi si compiace della larghezza del disegno di legge e dice che, approvata, sarà una delle più liberali d’Europa. Ed io l’ammetto: ma l’importanza di una legge non è tanto di essere liberale, quanto di essere buona, e buona, per me, non è la legge più larga, bensì quella che, basata sulla giustizia, meglio provvede ai bisogni per cui è stata fatta. Ora la legge, accordando il diritto di arruolamento agli agenti, sarà liberale, ma improvvida. Ora, se è doveroso patrocinare la libertà di emigrare, è altrettanto doveroso opporsi alla libertà di far emigrare: è dovere delle classi dirigenti di procurare alle masse dei proletari un utile impiego delle loro forze, di aiutarli a cavarsi dalla miseria, di indirizzarli alla ricerca di un lavoro proficuo, ma è del pari un dovere l'impedire che venga sorpresa la loro buona fede da ingordi speculatori».
E’ probabile che queste considerazioni di un Vescovo sull’emigrazione italiana di fine Ottocento facciano solo sorridere il Ministro degli Interni Maroni che continuerà imperterrito nel suo cammino di guerra “ideologica” all’immigrazione clandestina. Ieri stesso dichiarava in conferenza stampa che “in Italia non c’è una emergenza sicurezza (alcuni mesi fa per vincere le elezioni si affermava il contrario!), che in Italia non c’è una emergenza criminalità organizzata (anche se mafia, camorra e ‘ndrangheta occupano interi territori italiani!), ma che in Italia c’è una sola emergenza ed è quella dell’immigrazione clandestina” contro cui il governo leghista ha dichiarato la sua guerra senza confini (per il momento la si sta conducendo a Lampedusa, lontano dalla Padania).
Il ministro Maroni ha così disposto il blocco dei trasferimenti delle persone giunte a Lampedusa verso centri di accoglienza sul territorio nazionale. Ha deciso l’invio sull’isola di due Commissioni per esaminare le domande di asilo. Ha decretato che gli immigrati giunti a Lampedusa saranno espulsi dall’isola stessa e che l’Italia non la vedranno neanche in cartolina.
Per attuare questa rigorosa politica poliziesca delle migrazioni, poco importa che migranti e richiedenti asilo siano ammassati (in 1.800) in un CPA (che ne dovrebbe contenere 800), con evidenti conseguenze per le condizioni igienico-sanitarie e rischi per le persone più deboli, tra cui donne, bambini e minori non accompagnati, che – fra l’altro – dovrebbero essere trasferiti in centri specifici per minori.
Poco importa, al Ministro Maroni e a quanti credono che l’unica emergenza italiana sia quella dell’immigrazione, che a Lampedusa non ci sia né un tribunale per ricevere un ricorso contro una decisione negativa delle Commissioni dei rifugiati, né uno studio legale in grado di fornire assistenza, negando così ai richiedenti l’asilo la possibilità reale di vedersi accordare lo status.
In tale situazione di “presunta emergenza” anche gli altri migranti (giunti nell’isola fuggendo quella morte che miete vittime nel Mediterraneo) rischiano di essere espulsi a seguito di procedure sommarie e senza alcuna possibilità di rivolgersi a un giudice, violando così i principi costituzionali e la Convenzione europea dei diritti umani.
In situazione di emergenza – prima temuta, poi annunciata ed ora proclamata a piena voce – tutto è lecito, anche calpestare la dignità di qualche essere umano se alla fine si riesce a “deviare dai nostri ad altri porti (magari in Libia o in Tunisia, paesi riconosciuti nella difesa dei diritti umani!) le masse migratorie, rendendo così più doloroso e più dispendioso il loro esodo”.
E’ probabile che molti esulteranno quando il Ministro Maroni annuncerà che a Lampedusa non si vede più neanche un immigrato… e che pochi si chiederanno: ma che fine hanno fatto? Perché come diceva Scalabrini: “gli ostacoli artificiali non trattengono le correnti, ma le fanno rigurgitare, aumentandone e rendendone più rovinoso l'impeto”.

Lorenzo Prencipe, scalabriniano
Presidente Centro Studi Emigrazione, Roma
renzoprencipe@cser.it

A Mino Reitano e ad altre tre personalità i premi "I GIGANTI DELLA CALABRIA"

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On mercoledì 14 gennaio 2009 at 10:50 AM

Per il carattere simbolico della "manifestazione della luce" intesa pure come identità delle origini,
non ci poteva essere giornata migliore dell'Epifania, 6 gennaio, per l'assegnazione dei Premi 2009 "I Giganti della Calabria" da parte dell'associazione Culturale "Amici della Calabria" del Molise con sede in Isernia, di cui è presidente l'avvocato Francesco La Cava.
Ideato dal giornalista-scrittore Domenico Lanciano, tale Premio si ispira ai cosiddetti "Giganti della Sila" cioè a quegli alberi che, alti fino a quaranta metri, si stagliano assai vigorosamente, maestosamente e con grande stile su tutti gli altri nella Riserva Naturalistica sita prevalentemente nel comune di Spezzano della Sila (in provincia di Cosenza). I quattro personaggi, cui è stato assegnato tale Premio nella sua prima edizione, sono come questi alberi giganteschi che spiccano e si distinguono per le loro opere e le loro attività a favore della
Calabria cui danno prestigio in Italia e nel mondo, come si legge nelle motivazioni evidenziate nella pergamena del riconoscimento. Un riconoscimento che intende diventare, anno dopo anno, un vero e proprio "Premio Nobel Calabrese".
Ma chi sono "I Giganti della Calabria" per l'anno 2009? Eccoli in ordine alfabetico: Antonio Gesualdo, Otello Profazio, Nicola Provenzano e Mino Reitano.
Antonio Gesualdo di Badolato (Catanzaro), 73 anni, si è dedicato agli studi di alta culturafin da ragazzo, in modo rigorosamente certosino e quindi tanto fruttuoso quanto originale. Spirito rinascimentale, umanista universale, grande viaggiatore, eccellente bibliofico (la sua biblioteca è una delle più ricche e specialistiche d'Italia), storico noto a livelli internazionali (ha al suo attivo parecchie pubblicazioni, alcune scritte direttamente in francese), criticoletterario e d'arte, brillante conferenziere, direttore della Rivista Araldica Calabrese, magnifico rettore dell'Università dei Popoli, Antonio Gesualdo ha già in fase di stampa una monumentale "Storia di
Badolato (1080-2009)" ed entro il 2010 uscirà in due grossi volumi la sua "Storia della Calabria".
Otello Profazio è nato a Rende (Cosenza) nel 1934, ma da sempre vive a Pellaro di Reggio Calabria. Viene definito il "principe dei cantastorie" non soltanto perché egli stesso è cantautore di testi popolari, ma pure perché è uno dei più importanti ricercatori italiani di etnomusicologia. Numerose e ben note le sue trasmissioni radiofoniche Rai a livello nazionale, quanto mai prezioso
il suo enorme archivio sonoro (di cui una importante parte è disponibile in un apposito centro a Camigliatello Silano). Ha registrato e studiato, in pratica, quasi tutti i canti popolari italiani, specialmente quelli meridionali e in particolare quelli di Calabria e Sicilia. Ha scritto numerosi libri, migliaia sono i paesi italiani dove ha portato e continua a portare le sue canzoni ed èsempre tanto richiesto dai nostri emigrati in ogni angolo del mondo. E' un ricercatore, uno studioso, un artista e un intellettuale che le altre regioni ci invidiano.
Nicola Provenzano, 83 anni, è stato docente e preside nelle scuole. In Soriano Calabro (Vibo Valentia) ha fondato e dirige con grande dedizione, presenza ed amore (nonostante la sua anzianità che avrebbe ben potuto dedicare al meritato riposo) la Biblioteca Calabrese, ovvero il centro socio-culturale più importante per i calabresi residenti dentro e fuori i confini regionali ma anche per chiunque nel mondo voglia attingere alla memoria storica e letteraria della Calabria. Nicola Provenzano dà vero e prestigioso lustro alla cultura calabrese, è punto di riferimento sicuro, cordiale e generoso ed è anche animatore del semestrale bibliografico "Rogerius" dove pubblica saggi storici di estremo interesse. Ha, inoltre, dato alle stampe preziose raccolte di poesie e opere di narrativa.
Mino Reitano è il calabrese più popolare ed è anche il calabrese che più ditutti gli altri calabresi famosi evidenzia in tutte le maniere le sue origini tanto che ha voluto rendersi ambiasciatore della Calabria nel mondo. Artista poliedrico e cantante dalla voce possente, autore di canzoni portate al successo pure da altre celebrità come Mina e Ornella Vanoni, attore e scrittore, Mino Reitano resta il volto sorridente e semplice di quella Calabria, nonostante tutto, ancora ricca di valori generazionali, specialmente familiari, il cui culto viene mantenuto anche in lontane terre di emigrazione.
L'ideatore del Premio "I Giganti della Calabria" Domenico Lanciano e l'avv. Francesco La Cava,
presidente dei Calabresi residenti in Molise, intendono coinvolgere per il 6 gennaio 2010, cioè per la seconda edizione della manifestazione, quante più istituzioni nazionali possibile (come lo stesso comune di Spezzano della Sila, dove ci sono gli alberi più alti del Parco Nazionale, o come il Corpo Forestale dello Stato, ecc.), istituzioni edenti locali e regionali della Calabria affinchè l'appuntamento dell'epifania costituisca ogni anno un vero grande e significativo evento, la cui eco possa raggiungere soprattutto i calabresi residenti in ogni parte del mondo, ma possa essere un messaggio positivo pure per il resto d'Italia.
Inoltre, per individuare "I Giganti della Calabria" da premiare ogni anno, gli organizzatori chiederanno la collaborazione della stampa calabrese e di altre presenze territoriali, affinché i
designati vengano scelti dirattamente dalla gente.

Domenico Lanciano
Associazione Culturale "AMICI DELLA CALABRIA" - Isernia (Molise) Italia

Costituita la nuova commissione dell'Infiorata di Potenzoni

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On giovedì 8 gennaio 2009 at 11:08 AM

Gli abitanti di Potenzoni di Briatico sono stati chiamati, in questi giorni, a votare per l'elezione della nuova commissione organizzatrice dell'Infiorata, manifestazione che ogni anno, richiama, nel piccolo paese, migliaia di visitatori. La commissione neo costituita risulta ora composta dal presidente, Francesco Benito Artesi, e da Francesca Artesi, Nadia Berardi, Daniela Calzone, Enzo Calzone, Domenico Comerci e Francesco Scordamaglia. Compito primario della commissione è quello di organizzare e curare, con la massima attenzione e solerzia, tutte le attività connesse alla manifestazione e alla cura dei rapporti con i rioni protagonisti. Unico obiettivo la buona riuscita dell'evento. L'infiorata potenzonese, giunta alla 17a edizione, con la professionalità raggiunta dai maestri infioratori, nulla ha da invidiare alle analoghe manifestazioni che si svolgono sul territorio nazionale. Ogni anno, i quattro rioni di Potenzoni, Glicine, Torre, Chiesa e Agave, si affrontano fino all'ultimo petalo colorato. Per giorni tutti gli abitanti del paese si adoperano alla raccolta colorata di petali, foglie e fiori nelle campagne vicine. Gialla ginestra, rose rosse, gialle, bianche, rosa e di mille tonalità, margherite, garofani, papaveri, fiori di cardo viola, e tantissimi altri fiori selvatici, spontanei e coltivati. Poi entrano in gioco gli ideatori, i giovani disegnatori, i realizzatori, gli esecutori posatori, quelli che completano e quelli che bagnano i lavori. E le pitture floreali prendono forma, dipinte dal sentimento collettivo, per formare i preziosi tappeti su cui poche ore dopo passerà la processione del Santissimo in occasione del Corpus Domini.
La Commissione Organizzatrice