Zeppola… non solo dolce

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 26 novembre 2007 at 6:11 PM

La ricetta più comune vuole che la zeppola debba essere preparata con un chilo di patate bollite, ottocento grammi di farina, lievito di birra, sale, acqua tiepida e uva sultanina, anche se per molti i zippuli sono semplici, povere frittelle di sola farina impastata con un poco di sale e lievito. In tutta la Calabria si usano preparare, con la scusa e in nome della devozione e della tradizione, nel periodo festivo tra Natale e Capodanno.
Il termine arriva, secondo il glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, dal periodo tardo latino e rimanda a “dolce fatto di pasta e miele”. Lo studioso Luigi Accattatis, nel Vocabolario del Dialetto Calabrese, traduce in diversi modi la parola zeppola: zippula, grispella, pittula, mentre in altre aree della Calabria il nome varia in pittulèlla, coculeja, grispelluzza, pittulilla, pittula, grispella, pittulicchia, curuicchia o grispedda. Per Cofaccino, in omaggio alle consuetudini tradizionali calabresi, le zeppole “sono santificate dal costume dei romani, e dai lieti auspici della famiglia, che esso vi annette. Le inaugura il pater familias nella vigilia di Natale tenendo un po’ la padella sul fuoco quando si comincia a friggerle, oppure gettando nell'olio caldo il primo pezzetto di pasta a questo uso preparato. Questo impasto viene di volta in volta sapientemente accoppiato a elementi più nobili che conferiscono, a piacimento, un sapore dolce o salato.
Molti detti popolari calabresi ricordano che, arrivato l'otto dicembre, il giorno dell'Immacolata, bisogna iniziare a impastare e friggere le prime zeppole: "A 'Mmaculata a prima padejata" oppure "A 'Mmaculata ogni casa na padejata". Quando anche i detti scandivano un virtuale calendario, questi modi di dire sulle zeppole servivano come soglia, per delimitare l'inizio del tempo della festa. Per altri queste sconosciute zeppole arrivano dal periodo dei Saraceni, in realtà è probabile che provengano da culture più antiche e lo dimostrano le tante forme arcaiche di lavorazione che ancora oggi si portano appresso. Zeppole dolci e salate, di farina e di patate, zeppole di San Giuseppe, zeppole a vento, zeppole di Carnevale, di Natale… sono tante le variazioni sul tema zeppole, con uva passita di zibibbo, con miele, con zucchero, o con le sarde o acciughe salate. Un’antica ricetta calabrese, recuperata in un manoscritto, la vede fritta con un ripieno di ricotta caprina, fresca o salata.

Dolci o salate, calde o fredde, le zippule vengono sempre preparate nel cavo della mano dove, come in uno scrigno, vengono poggiate per essere formate prima di essere immerse nell'olio d'oliva bollente o nello strutto fumante. Curioso notare come in molti paesi della Calabria sia ancora oggi naturale preparare le zippule nella stessa identica e arcaica forma di come si prepara da centinaia di anni, nei paesi di lingua tedesca, il famoso brezel (dal lat. Brachium) tipico pane di forma particolare (due braccia conserte) che secondo la tradizione porta fortuna, auspica felicità e buone nove.
Franco Vallone

Il Vescovo Luigi Renzo bandisce i pianoforti, vietati i concerti di musica non sacra… ecco le nuove norme per le chiese della diocesi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 2:54 PM

Per la festa di Santa Cecilia, dello scorso 22 novembre, il vescovo di Mileto, Nicotera, Tropea, monsignor Luigi Renzo, regala una bella sorpresa ad esecutori di musiche “profane” sia vocali che strumentali, anche classiche e sinfoniche, musicisti, cantanti di cori, e a tutti gli appassionati di musica. Le nuove norme per i concerti negli edifici di culto di tutta la diocesi entreranno in vigore, in tutte le chiese, a partire dal prossimo 2 dicembre, prima domenica di Avvento. Nella nota, in premessa, il vescovo Renzo sottolinea come “in questi ultimi tempi si sono moltiplicate, da parte di enti e di privati, le richieste di organizzare nelle chiese concerti corali e/o strumentali. Purtroppo, aggiunge, non sempre ci si è attenuti alle norme della Chiesa che disciplinano questa materia. Così, ad esempio, in qualche chiesa è stato ammesso l’uso del pianoforte, esibizione di bande musicali, di orchestre di musica sinfonica: si tratta di manifestazioni del tutto contrarie alla santità del luogo sacro. Le chiese, cioè, non possono considerarsi semplici “luoghi pubblici”, disponibili per riunioni di qualsiasi genere. Sono luoghi sacri in modo permanente, destinati per loro destinazione e benedizione al culto divino. (…)”. Il Vescovo passa poi alle disposizioni pratiche: “ Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietato qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo. Da ciò ne segue che si consente di aprire la porta della chiesa certamente ad un concerto di musica sacra o religiosa, ma la si deve chiudere ad ogni altra specie di musica. Non è legittimo, prosegue ancora la nota, programmare in una chiesa l’esecuzione di una musica che non è di ispirazione religiosa e che è stata composta per essere eseguita in contesti profani precisi sia che si tratti di musica classica o sia contemporanea, o anche di alto livello popolare”. A conclusione delle “Norme” dettate da monsignor Luigi Renzo una lista di disposizioni pratiche da far osservare su tutto il territorio diocesano di Vibo Valentia e provincia. Ecco una per una le disposizioni: “(1) è esclusa nelle chiese l’esecuzione di musiche “profane”, sia vocali che strumentali, anche classiche e sinfoniche. (2) Potranno essere ammesse esecuzioni di musiche sacre o comunque religiose in forma di concerto solo per modum actus, con il permesso dell’Ordinario diocesano. Non sono consentiti invece concerti di musica di altro genere e con strumenti non abilitati per la liturgia (pianoforti, concerti bandistici, canti folkloristici e simili). (3) la richiesta per ottenere il permesso va rivolta, per iscritto e per tempo, dal parroco (non da associazioni, ecc.) all’Ordinario e deve recare il programma dettagliato dei brani da eseguire con il nome degli autori. L’Ordinario concederà il permesso dopo aver sentito il parere della Commissione diocesana per la musica liturgica. (4) L’ingresso deve essere libero e gratuito. (5) Gli esecutori e i fruitori dovranno avere un comportamento conveniente al carattere sacro del luogo controllando espressioni troppo fragorose del plauso ed altri commenti”. Fin qui le nuove norme illustrate dal vescovo. In una zona povera di strutture culturali, auditorium, sale concerti e teatri, come quella della provincia di Vibo Valentia, queste norme priveranno tutto il territorio dell’opportunità di assistere anche ai più seri concerti di musica classica o sinfonica. Appare strano, ai nostri occhi, come un vescovo impegnato culturalmente come monsignor Luigi Renzo possa aver deciso improvvisamente di far attuare queste dure norme di regolazione suggerite “anticamente” dalla Congregazione per il Culto Divino. Ancora più strano appare il voler privare il territorio, nei tempi non prettamente liturgici, degli spazi “chiesa” che fino ad oggi hanno svolto una importante funzione sociale, di recupero, di cultura, di incontro. Che poi il pianoforte sia uno strumento da bandire dalle chiese, ostile alla religione e alla religiosità, offensivo al sacro, questo è tutto da discutere. La Chiesa farebbe bene a seguire la storia che cambia, la società che si modifica, la cultura che muta, nel rispetto reciproco delle diversità e delle varietà della vita. A Giovanni Paolo II tutto questo forse non sarebbe andato proprio giù…
L’immagine con il pianoforte a coda, nero, raffinato, serio come tutti i pianoforte a coda che si rispettino, si riferisce alla chiesa di San Cosma e Damiano di Bivona ed è stata scattata proprio ieri sera. Il nero pianoforte a coda è posizionato proprio accanto all’altare, alla Croce, al Cristo, non dà fastidio a nessuno, anzi… Ma adesso ci chiediamo: dopo la nota dello scorso 22 novembre diramata dal vescovo di Mileto, Nicotera, Tropea, monsignor Luigi Renzo a tutte le chiese della diocesi, che fine farà questo pianoforte? Le nuove norme per i concerti negli edifici di culto entreranno in vigore, prorompenti e improvvise, in tutte le chiese, a partire dal prossimo 2 dicembre, prima domenica di Avvento e tra l’altro proprio il 2 dicembre a Vibo Valentia è previsto un importante concerto in una delle chiese della città. Come si ricorderà nella nota il vescovo Renzo tra sottolinea tra l’altro “come in qualche chiesa è stato ammesso l’uso del pianoforte, esibizione di bande musicali, di orchestre di musica sinfonica: si tratta di manifestazioni del tutto contrarie alla santità del luogo sacro. Le chiese, cioè, non possono considerarsi semplici “luoghi pubblici”, disponibili per riunioni di qualsiasi genere. Sono luoghi sacri in modo permanente, destinati per loro destinazione e benedizione al culto divino”. Il Vescovo nel passare poi alle disposizioni pratiche scrive testualmente al punto b: (…) Non sono consentiti i concerti di musica di altro genere (se non sacra o religiosa) e con strumenti non abilitati per la liturgia (pianoforti, concerti bandistici, canti folkloristici e simili). Ai posteri l’ardua sentenza, ma non solo ai posteri… al mondo musicale e culturale vibonese prima di tutto e subito.
Franco Vallone

Oh Bregantini portami via

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On giovedì 8 novembre 2007 at 2:34 PM

Certe volte sembra proprio che non ci sia limite al peggio in Calabria. Anche quello che non ti aspetteresti mai, in quanto irragionevole ed evidentemente in contrasto con ogni speranza di crescita e miglioramento, in Calabria sembra potersi realizzare con incredibile semplicità. La notizia della promozione ad Arcivescovo Metropolita di Campobasso e conseguente trasferimento di Mons. Bregantini, uomo simbolo della lotta della chiesa alla n'drangheta, ha letteralmente spezzato la più importante tra le poche e già precarie sicurezze dei tanti gruppi giovanili, famiglie per bene, associazioni religiose e non, che da tanti anni si oppongono alla criminalità calabrese affiancati e sospinti dalla prodiga figura paterna di Mons. Bregantini.
Di fronte a questi favori gratuiti alla criminalità della locride e di tutta la Calabria in generale, viene spontaneo pensare a questa terra come abbandonata da Dio oltre che dallo Stato e da un numero sempre maggiore di giovani alla ricerca di un futuro senza l'ombra di soprusi o compromessi.
Qualcuno potrà dire che questa è l'ennesima sfida per la dura gente di Calabria; altri penseranno che il futuro senza Bregantini sarà un ottimo banco di prova per testare la coesione di una rete di associazioni anti-criminalità così pazientemente costruita negli anni dallo stesso Monsignore. Una cosa è certa: la n'drangheta non sospettava di poter ricevere aiuti di tale portata addirittura dal Papa e non trascurerà sicuramente, nel perseguimento dei suoi piani criminali, il fatto che uno dei suoi più acerrimini nemici sia stato improvvisamente estromesso dalla scena.
E allora non ci resta che aspettare e sperare. Sperare che quella rete, così pazientemente tessuta, tenga nonostante l'allontanamento del buon pescatore; sperare che qualcuno in un auspicabile momento di lucidità e lungimiranza possa ripensare a quanto disposto e rimettere le cose a posto migliorandole qualora possibile.
Nel frattempo godiamoci l'ultima lezione di Mons. Bregantini, che di fronte all'annuncio del suo trasferimento ha saputo mantenere un contegno e una pacatezza che in una situazione del genere sono prerogative di una persona assolutamente eccezionali. Quanti avrebbero saputo mantenere un profilo umile e propositivo come quello tenuto dal Bregantini di fronte al pericolo che qualcosa di assolutamente inopportuno possa stravolgere tutto il lavoro fatto in anni di tenace e pericolosa lotta alla criminalità organizzata?
Quella di questi giorni è stata un'ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse stato ancora bisogno, della grandezza di quest'uomo, al quale personalmente non posso che sentirmi legato come un figlio al proprio padre.

La cultura e l'immagine calabrese andrà a Duisburg

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On mercoledì 7 novembre 2007 at 2:43 PM

C&C, Cataldo e Carmine, accoppiata vincente in questo mondo culturale calabrese, che poi le due c rimandano a due grossi artisti, Cataldo Perri e Carmine Abate diventa quasi superfluo dirlo. C&C un grande musicista e un grande scrittore, si ritrovano a lavorare assieme per un progetto culturale ambizioso, la cui formula è inedita e vincente: Cataldo Perri chitarra battente e voce, con Nicola Pisani e il suo sax soprano con Piero Gallina al violino, Enzo Naccarato alla fisarmonica, Pasquale Ascione al basso e Leonardo Vulpitta alle percussioni, si amalgama culturalmente con lo scrittore Carmine Abate che diventa, per l’occasione, attore del suo libro “La festa del ritorno” leggendo brani che si scoprono scene reali, tangibili, fisiche, in chi, in sala, ascolta.
Cataldo Perri a “La Festa del ritorno” ha dedicato una canzone omonima nel cd Bastimenti, mentre Carmine Abate nel suo ultimo libro romanzo, “Il mosaico del tempo grande” di Mondadori, racconta di Bastimenti e di Cataldo Perri. Un vero e proprio, è il caso di dirlo, scambio culturale. Ma raccontiamo ancora della fredda caldissima serata di quella Lorica, incastonata sulle montagne della Sila, in provincia di Cosenza. Qui l’inverno è arrivato già, si sente dalla temperatura che sfiora i tre gradi appena. Fuori dal villaggio è tutto bosco e buio, dentro il villaggio animato di luci, tanti gazebo accolgono il passante e lo inebriano di vino, di braciole, di pane e salciccia, di funghi e castagne, mente nella grande sala auditorium un pubblico numeroso ascolta, con passione e passionalità, le note e le parole di Cataldo e Carmine.
Tanti i libri di Abate in vendita, da “I Germanesi”, edizioni Rubbettino, ai tanti romanzi pubblicati per Fazi e Mondadori: Il ballo tondo (1991 e 2000) , Tra due mari (2002), La moto di scanderberg (1999)… La musica di Cataldo Perri intanto affascina, richiama, come una antica sirena innamorata, con una ritmica dall’identità tutta calabrese strapiena di contaminazioni, con sonorità arabe, orientali, argentine, con il tango, le ballate, le serenate e le tarantelle tutte riunite in una cosa sola. Cataldo suona, canta, poi silenzio e subentra la voce di Carmine Abate che racconta, poi di nuovo Cataldo… Una Calabria che mostra la sua cultura, una Calabria che si oppone a quella stereotipata immagine che troppe volte esce fuori carica di ‘ndrangheta, di delitti, di intrallazzo politico ed è proprio la Calabria della cultura che deve essere portata in giro per il mondo.
Lo avevamo fatto alcuni anni fa per le strade lontane di New York, quando organizzammo nella Grande Mela uno degli eventi culturali più interessanti, con la presentazione presso la Pace University di volumi sull’emigrazione Calabrese, con il sottoscritto, con lo stesso Cataldo Perri, Enzo Naccarato e Piero Gallina, con la giornalista, oggi al TG2 Rai, Gabriella Capparelli, con Filippo Curtosi, Pino Ceravolo, e gli italoamericani di successo Sandy Auriti (direttore Mondadori a New York) e Dominic Procopio (evento Columbus Day), con la mostra del Museo dell’emigrazione Calabrese “Giovanni Battista Scalabrini” di Francavilla Angitola e Migrans, e la mostra dei raffinati ori di Gerardo Sacco al municipio di Brooklyn.
Dopo le esperienze internazionali di Carmine Abate e quelle di Cataldo Perri a Buenos Aires, Singapore e in altri cento angoli del mondo oggi vogliamo ritornare a portare la nostra Calabria con la sua immagine più positiva a Duisburg, tra le strade violate, graffiate della città tedesca, lo facciamo con un progetto ambizioso, con un programma tutto ancora da costruire assieme ad artisti, uomini di cultura e le istituzioni politiche e culturali della regione. Con l’associazione Migrans Onlus, Cataldo Perri e il suo gruppo musicale, Carmine Abate, il gruppo dei Non solo Tango, e tanti altri intendiamo portare avanti questo progetto e chiediamo alla Regione Calabria, al presidente Agazio Loiero, all’assessore alla cultura, Sandro Principe, allo spettacolo, Nicola Adamo e alle cinque Province, una forma di collaborazione per concretizzarlo nel modo più autorevole. Una richiesta aperta, un auspicio, un modo per far parlare e mostrare quella Calabria che forse da fuori troppo spesso non si vede. Da queste colonne lanciamo infine un appello all’antropologo Vito Teti ed al suo impegno civile affinché, da protagonista, faccia parte di questo gruppo di intellettuali ed artisti che intendono riscattare l’immagine della nostra terra in quella piazza segnata dalla barbarie di pochi calabresi che non possono e non devono essere l’immagine della Calabria.

Franco Vallone