Catanzaro - Poesia, Tutti "pazzi" per Alda Merini

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On venerdì 28 maggio 2010 at 8:08 AM

"E' un grande successo che conferma quanto fosse valida la nostra idea di istituire un premio dedicato alla più grande poetessa italiana degli ultimi 50 anni".
E' quanto ha dichiarato Vincenzo Ursini nella qualità di presidente dell'Associazione "Accademia dei Bronzi", sodalizio culturale di Catanzaro che ha ideato e promosso il Premio "Alda Merini" di poesia.
Tutti "pazzi" per la Merini, quindi. In meno di un mese il Gruppo creato da Ursini su Facebook ha già più di 2.000 iscritti, molti dei quali residenti nelle più lontane nazioni del mondo, come Argentina, Stati Uniti, Canada, Brasile, Cile, Emirati Arabi, Noregia, Germania. Spagna, Brasile.
"Ciò che più conta - aggiunge Ursini - è che una sezione del premio è dedicata ai pazienti e agli operatori dei CSM (Centri di salute mentale) e dei reparti di psichiatria italiani. Una scelta, questa, condivisa da tantissime persone che, su Facebook, hanno voluto manifestarci il loro sostegno, a partire dal grande cantautore Giovanni Nuti che, unitamente a Milva, ha interpretato moltissime canzoni di Alda Merini".
"Istituire un premio di poesia a partecipazione gratuita, dedicato ad Alda Merini, - scrive Valentina Meloni di Roma sul Gruppo di FB - trovo che sia un evento culturale e sociale straordinario, non soltanto per i poeti ma anche per tutti gli operatori dei CSM, per i pazienti e per coloro che sono coinvolti direttamente e indirettamente con i Centri di salute mentale. Non ho mai partecipato a concorsi, ma ricordando Alda ho avuto un fortissimo stimolo e vorrei essere partecipe di questo evento, anche solo per affermare ciò che sono nel bene e nel ...male, senza vergogna e consapevole del fatto che l'animo sensibile è spesso preda delle trappole della mente, ma anche di vortici profondi di creatività e meravigliosi mondi".
"In Calabria - dice invece Dany Blasi da Cosenza - ci sarebbe un essenziale bisogno di queste iniziative speciali che coinvolgono anche il sociale, facendo emergere così importanti mondi sommersi; rivolgo quindi il mio plauso a Vincenzo Ursini che ha saputo creare un ottimo connubio tra poesia e sociale!".
"Lodevole iniziativa, - aggiunge Luigia Cascasi di Crotone - molto colpita dalla sensibilità del promotore che ha esteso la partecipazione nel principio d'uguaglianza ad una categoria di persone che soffre di disturbi mentali il cui contributo arricchirà notevolmente il mondo della poesia così come ampiamente ci ha dimostrato la poetessa Alda Merini".
Ma sono tantissimi gli attestati di stima e i contributi pubblicati sulla bacheca del Gruppo. Tra i tanti, quelli di Maria Pia Furina, giovane scrittrice di Soverato, Maria Buono, Rosa Maria Piampiano, Pia Panseri, Barbara Scarinci, Gino Turolla, Nadia De Stefano, Pino Tantari, Antonio Cervo, Cinzia Dini, Sergio D'Aprile, Chris Bayle, Caterina Catalfamo, Anna Codellupi, Gerolamo Piana, Bonaventura Giovanni Tancredi, Mariagrazia La Padula, Marcelline Colaci, Maurizio Narcisi, Serena Natile, Roberto Baccifava, Enrica Merlo, Vincenzo Le fosse, Manuela Magi, Morena Manghi, Sabrina Neri, Antonella Vono, Maria De Stefano, Kalanovic Vesna, Karderinis Isidoros, Anna Codeluppi, Lupo Teresa e Angela Vezzosi.
Ricordiamo che al premio si partecipa inviando tre poesie inedite, in duplice copia, all'Associazione "Accademia dei Bronzi", Via Sicilia, 26 88100 Catanzaro, entro il 31 luglio 2010. L'intero regolamento può essere scaricato dal sito www.ursiniedizioni.it oppure chiesto a mezzo fax al numero 0961.782980.

"Sette storie sulla scala di seta" un libro con l'inchiostro rosa

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 8:04 AM

Il volume, tascabile, si intitola "Sette storie sulla scala di seta, sguardi e conquiste di donne calabresi" e racconta, con inchiostro rosa, le donne. Donne nella scrittura e donne per la scrittura, quasi sempre riunite nel luogo delle origini che, elettivamente, è il Sud: il Sud, meridione d'Italia ed ogni Sud del mondo. Quelle di Assunta Scorpiniti sono storie emblematiche di vita; ritratti di donne che hanno vissuto e operato in Calabria; spunti per riflettere su una presenza rilevante sotto l'aspetto sociale, culturale ed umano, capace di rispondere ai bisogni di una famiglia o di un gruppo e di apportare dei mutamenti. Il volume è stato fra l'altro presentato, sabato scorso, alla Fiera del Libro di Torino. Ma raccontiamo della sua autrice: da qualche tempo donna Assuntina (come ama definirla il critico letterario Pasquino Crupi), scrittrice, ricercatrice e giornalista, racconta la Calabria attraverso lo sguardo delle sue donne. Un lavoro che prosegue con questo volume edito dalla casa editrice cosentina "Progetto 2000", con cui ha già pubblicato racconti e numerosi libri. La "scala di seta", ricorda il titolo di un'opera lirica di Rossini; in questo caso, oltre a dare il nome alla collana dedicata "alle donne nella scrittura e per la scrittura", diretta dalla stessa autrice, è intesa nel senso di una tipica espressione delle donne dell'area jonica calabrese, che dicono "ci vuole na scala i sìta" quando si tratta di affrontare un'impresa molto ardua, ma possibile se c'è impegno, determinazione, concretezza nell'agire. Ma ecco le protagoniste del libro: c'è un'insegnante che, con la sua lunga vita, ha attraversato la storia di un secolo; c'è un'antica donna del mare, che ha svolto il mestiere di pescatrice; c'è una suora missionaria in un'opera di promozione della donna, nella lontana Africa; tra le pagine del libro si incontrano poi una "maistra", maestra di ago e filo che ha portato nel suo paese il glamour di stilisti famosi, ed ancora una levatrice condotta venuta dal nord che accoglieva la nuova vita con un sorriso; la "pioniera" delle donne calabresi nel cuore dell'Europa e il suo impegno per l'integrazione dei connazionali in terra straniera; ed infine una bambina che, con la curiosità dello sguardo, segue il percorso migratorio della sua famiglia. Un modo e un mondo femminile, accomunato dalla capacità di guardare lontano quanto dentro se stesse e, soprattutto, dalla fedeltà a idee e principi: "E' difficile - spiega la stessa autrice - che possa riproporsi l'esperienza della maggior parte di queste donne, appartenuta ad un altro tempo e a un'altra storia; attraverso il racconto delle loro vicende, suggestive quanto sconosciute - aggiunge - vorrei, tuttavia, suscitare una riflessione sul senso di una presenza, sui segni lasciati, quasi sempre in modo silenzioso, da tante donne che hanno dato tutte se stesse e i loro talenti ai luoghi dove hanno vissuto ed operato, offrendo evidenti occasioni di crescita". Una presenza che occorre ripensare, in quanto fondamentale e spesso decisiva nello svolgersi della piccola e della grande storia: "Il mio invito - conclude l'autrice - è quello di imparare a conoscere queste figure, cercandole nei nostri paesi e nelle nostre famiglie, per trarne modelli e valori che, nella consapevolezza delle diverse situazioni e contesti, possono essere collegati all'impegno delle donne nella società odierna".
Franco Vallone

Scoppia un tubo sotto il manto stradale, lavaggio auto gratis per tutti

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On venerdì 21 maggio 2010 at 2:25 PM

A Conidoni di Briatico ieri mattina (19/05/2010) è scoppiata la condotta dell'acqua potabile, sotto il manto stradale, proprio al centro della carreggia… lo zampillo d'acqua che fuoriusciva dal tubo era alto più di dieci metri e creava un vero e proprio spartitraffico liquido che lavava gratuitamente tutte le auto in transito.
Franco Vallone

Lucia Grillo, Cannes, New York… Cosenza, ancora successo internazionale per la giovane attrice e regista calabroamericana

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 2:20 PM

Lucia Grillo, l'attrice regista italoamericana figlia di calabresi di Francavilla Angitola emigrati a New York è a Cannes! Uno dei suoi film, Ad Ipponion, è stato accettato al Cannes Short Film Corner (l'importante mercato dei cortometraggi) e A pena do pana (altra sua produzione girata in Calabria con Vincent Schiavelli) verrà proiettato, sempre a Cannes, al Cannes Indipendent Film Festival. Lucia Grillo è da qualche giorno nella città del cinema anche alla ricerca di produttori per la sceneggiatura di un lungometraggio drammatico che si ambienterà proprio fra New York, la Grande Mela americana, e la Calabria. Intanto, visti i successi ottenuti con la sua ultima opera, appena tornerà in America da Cannes, continuerà la produzione di Terra sogna terra, il documentario sugli orti degli emigrati italiani, al fine di farlo diventare un lungometraggio. Vogliamo intanto ricordare che la versione "corto" del documentario sugli orti degli emigrati calabresi verrà proiettato il 5 giugno in Calabria, a Cosenza, presso il cinema Garden, al Festival Immagini da gustare, come evento speciale all'interno di Moda Movie 2010.
Lucia Grillo a New York attualmente produce il programma televisivo Italics, sulla cultura italiana e italoamericana (per il quale ha prodotto, diretto e montato la prima puntata dell'episodio "Jukebox", con interessanti interviste a Vinicio Capossela e Jovanotti e gli "hardcore punk", Killing Time, tutti italoamericani, che suonavano al famoso CBGB, e hanno fatto uscire un nuovo album proprio questo anno. "Sono 20 anni che suonano insieme - ci sottolinea la stessa Lucia - e sono conosciuti in tutto il mondo per questo genere di musica".
Franco Vallone

"La città ripensata" di Fulvio Terzi edito da Progetto 2000

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On giovedì 20 maggio 2010 at 8:17 AM

Urbanistica e architettura a Cosenza tra le due guerre

Il volume sarà presentato venerdì 21 maggio 2010 nella sala convegni dell’Archivio di Stato di Cosenza, con inizio alle ore 18. Sono previsti gli interventi del direttore dell’Archivio di Stato Anna Maria Letizia Fazio, della presidente dell’Associazione culturale Xenìa Gabriella Coscarella, dello storico Falvio Mazza direttore di Bottega editoriale e del senatore Massimo Veltri, fondatore del gruppo su Facebbok “Il senso del tempo. Il valore di un posto. Cosenza”, il capitano dei carabinieri del Nucleo per la Tutela del patrimoni,culturale Raffaele Giovinazzo. Naturalmente saranno presenti l’editore Demetrio Guzzardi e l’autore l’architetto Fulvio Terzi.

«Cittadini non sudditi» insegnava Lorenzo Milani ai suoi alunni nella Scuola di Barbiana, e il libro dell’architetto Fulvio Terzi La città ripensata si propone anche questo obiettivo: aiutare i cosentini ad essere consapevolmente cittadini di Cosenza, conoscendo i vari passaggi urbanistici della città, con una proiezione tra l’appena ieri, l’oggi e i futuri spazi urbani che abiteremo. Compito della cultura è l’amore verso il sapere; conoscere come si è sviluppato il luogo che abitiamo è un aiuto a vivere positivamente la cittadinanza e a saper progettare il futuro. Le scelte urbanistiche, fatte dagli uomini della politica, sono fra quelle che incidono in modo rilevante sulla collettività. La crescita di una città è la firma più evidente che gli amministratori lasceranno sul territorio, compresi gli spazi urbani destinati a diventare i luoghi della comunità, manifestando in tal modo la loro visione nel concepire se stessi e i propri amministrati.

Cosenza è tra le poche città che non ha avuto un’espansione unicamente attorno al suo nucleo originario, per ragioni orografiche ha dovuto guardare verso Nord, ha dovuto passare i suoi fiumi ed ha costruito le sue strade, le sue case, i suoi uffici, le sue piazze, le sue chiese, espandendosi nella pianura che aveva davanti. Ma ci poteva essere un altro sviluppo per Cosenza? Forse no, la voglia di una nuova città era tanta. La stazione con i treni che arrivavano dietro il Carmine, fece sì che su quel pianoro importanti istituzioni costruissero i loro insediamenti. Il Novecento poi, fu foriero di grandi novità, le ideologie produssero idealità troppo contrastanti, ma che cambiarono la qualità della vita.

Dopo l’Unità d’Italia e la prima guerra mondiale, l’avvento del Fascismo portò alla ribalta una nuova classe politica, con una diversa modalità di intendere lo sviluppo urbano: per l’ideologia mussoliniana il corporativismo era un principio irrinunciabile e dare una casa confortevole ai lavoratori significava far assurgere quell’impiego a simbolo di un nuovo status; ecco nella nuova città le abitazioni per i ferrovieri, i post-telegrafonici, i funzionari statali, gli insegnanti, ecc. E poi i grandi edifici pubblici a simboleggiare la rinnovata presenza dello Stato; ne è un esempio l’imponente edificio dell’Istituto Magistrale. Al regime interessava formare degli insegnanti, e il «Lucrezia della Valle» era anche un monito per gli studenti che frequentavano quella scuola per capire quale importanza il Fascismo dava all’istruzione; parimenti il monumentale Palazzo degli Uffici, manifestava fisicamente la presenza istituzionale dello Stato nel contesto della città, ormai in fase avanzata di rinnovamento.

Il lavoro che l’architetto Fulvio Terzi consegna ai cosentini e agli studiosi ha tanti pregi, ne elenco qualcuno: il primo, rendere semplici ed essenziali i concetti nel campo dell’urbanistica e dell’architettura, spesso incomprensibili e riservati solo agli addetti ai lavori; il secondo, l’approfondimento di un periodo storico, che troppo spesso, è stato volutamente non analizzato, forse perché ideologicamente e frettolosamente lo si è etichettato come fascista; il terzo aver fatto prendere coscienza che la cosiddetta città nuova è ormai da considerarsi storica. Tanti lettori di questo libro abitano quelle case che l’architetto Terzi ha studiato, un obiettivo di questo lavoro è anche quello di far prendere coscienza a tutti, ma specialmente ai proprietari di quegli immobili, che la propria abitazione fa ormai parte di un importante patrimonio edilizio.

L’ultimo è quello di presentare lo sviluppo urbano e il contributo apportato al più vasto dialogo nazionale nel campo dell’architettura, svolto in Italia, nel periodo tra le due guerre. A Cosenza hanno operato illustri architetti italiani, di valore internazionale, che ci hanno lasciato segni importanti del loro passaggio; è bene conoscere queste opere, studiarle, ma soprattutto conservarle quale memoria storica di un preciso momento dell’agire umano.

Dopo la lettura di queste pagine sarà più difficile passare indifferenti davanti al Palazzo della Camera di commercio di via Alimena, dalle villette di via Parisio, notare le «linee oblique ed ellittiche» di tanti edifici pubblici o di edilizia popolare; riconoscere nel Monumento ai caduti nella Villa nuova in corso Umberto, uno dei segni più significativi del futurismo calabrese; ed ancora sapere che la nuova Chiesa di San Nicola è stata progettata da Vittorio Ballio Morpurgo, lo stesso architetto che ha firmato a Roma il Palazzo della Farnesina, che attualmente ospita la sede del Ministero degli esteri e che un altro grande protagonista dell’architettura italiana, Mario Ridolfi, ha progettato, a forma di mandorla, la struttura centrale del carcere di via Popilia. L’invito è dunque quello di guardare con gli occhi della conoscenza, le strade, gli edifici, i monumenti della città, che forse non sempre abbiamo saputo apprezzare ed amare.
Demetrio Guzzardi

Scambio culturale tra Badolato (Calabria) e Agnone (Molise)

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 8:10 AM


L'Istituto Comprensivo "Tommaso Campanella" di Badolato (Catanzaro), diretto dalla dottoressa Giuseppina De Vito, è ritenuto uno dei migliori e più attivi della Calabria, oltre che per l'offerta formativa pure per le numerose e qualificate iniziative extra-scolastiche e socio-culturali che, spesso, appaiono assai lungimiranti e sicuramente al passo con i tempi. Come ad esempio, già dal 1992, la straordinaria partecipazione alle sperimentazioni sulla "Riforma della lingua italiana" secondo un progetto dell'Università delle Generazioni di Agnone d'Isernia (Molise) in collaborazione con la Terza Università di Roma "Tor Vergata" i cui risultati possono essere consultati su varia stampa e su alcuni siti internet.

Uno dei vanti di tale Istituto scolastico, che comprende anche il limitrofo paese di Santa Caterina dello Ionio, è l'Orchestra che ha mietuto premi e lusinghieri riconoscimenti in ogni parte d'Italia. Recentemente tale Orchestra ha partecipato con successo al 5° Concorso nazionale "Musica d'insieme" a Campobasso, città capoluogo del Molise. L'occasione è stata pure favorevole per realizzare una gita a lungo desiderata: visitare l'oasi naturalistica dell'Alto Molise e, in particolare, la Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, la più antica del mondo nella fusione delle campane. Nella nostra stessa Calabria, campane singole o a gruppi o persino grandi concerti campanari Marinelli suonano sui campanili di molti santuari e chiese parrocchiali fin da epoche remote, come dal 1770 nella chiesa del Ritiro di Mesoraca (KR), dagli anni '50 nel santuario di Polsi (RC), così a Cosenza, a Briatico (VV), a Davoli Marina (CZ) e in tanti altri paesi e città (ci sarebbe da farne un apposito studio).


Inoltre, memore della collaborazione al medesimo progetto sulla riforma della lingua italiana, effettuata assieme alla Scuola elementare "F.A. Marinelli" di Agnone (responsabile la dottoressa Tonina Camperchioli), l'Istituto Comprensivo di Badolato ha voluto realizzare un ulteriore scambio socio-culturale con la città altomolisana, proprio nella sede della fonderia di campane. Qui, i componenti la sua Orchestra, accompagnati dai docenti di musica e dalla dinamica dirigente Giuseppina De Vito, sono stati accolti e salutati con entusiasmo sia dall'assessore al Turismo, dott. Armando Li Quadri (intervenuto in sostituzione del sindaco dott. Gelsomino De Vita), e sia del responsabile dell'Ufficio turistico comunale Antonio Camperchioli, dalla direttrice del Teatro Italo-argentino Morena Gigliozzi e dalla rappresentante della Pro Loco Federica Di Menna.


Tra i doni consegnati al Comune di Agnone figurano alcuni capolavori del maggiore scrittore badolatese Nicola Caporale, il libro fresco di stampa "Vecchio mondo" del compianto preside Antonio Fiorenza e il monumentale volume "Storia di Badolato dal 1080 al 2009" scritto ed edito recentemente dal prof. Antonio Gesualdo, nelle cui pagine sono riportati parecchi fatti e personaggi agnonesi e molisani che hanno avuto influenza in Badolato e nella Calabria ma anche personaggi e fatti badolatesi e calabresi che hanno avuto importanza nel corso dei secoli in Agnone, nel Molise e nel limitrofo Abruzzo.

Badolato, così, tramite la qualificata rappresentanza del suo Istituto Comprensivo, con questo ulteriore scambio culturale, ha rinsaldato i legami storici tra Calabria e Molise rafforzando il ponte di affetto e di amicizia che da molto tempo esiste specialmente con Agnone. Tutta la stampa molisana (cartacea, radio-televisiva e internet) ha dato ampio risalto a tale evento che, sicuramente, sarà seguito da ulteriori utili e significativi sviluppi, come ha promesso, in modo entusiastico e convinto, la dirigente scolastica badolatese Giuseppina De Vito.

Dr. Domenico Lanciano

La chiamarono unità d’Italia... l’invasione e la colonizzazione del Regno delle Due Sicilie

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:02 AM

“L’unità d’Italia non è avvenuta su basi di uguaglianza, ma come egemonia del Nord sul Mezzogiorno, nel rapporto territoriale città-campagna. Cioè, il Nord concretamente era una “piovra” che si è arricchita a spese del Sud e il suo incremento economico-industriale è stato in rapporto diretto con l’impoverimento dell’economia e dell’agricoltura meridionale. L’Italia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole, riducendole a colonie di sfruttamento”.
Antonio Gramsci

“Se dall’unità d’Italia il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata. E’ caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone”.
Gaetano Salvemini

“Quando i piemontesi entrarono in territorio napoletano... una delle prime azioni del generale Cialdini fu di far fucilare sul posto ogni contadino che fosse trovato in possesso di armi; era una spietata dichiarazione di guerra contro gente che non aveva nessun nessun altro mezzo di difesa...”.
Denis Mack Smih

“La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato Unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento.
Abbiamo sempre vissuto sul falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola”.
Indro Montanelli

“Sui fatti di Bronte dell'estate 1860, sulla verità dei fatti, gravò la testimonianza della letteratura garibaldina e il complice silenzio di una storiografia che s'avvolgeva nel mito di Garibaldi, dei Mille, del popolo siciliano liberato...”.
Leonardo Sciascia

“E’ noto quale ideologia sia stata diffusa in forma capillare dai propagandisti della borghesia nelle masse del Settentrione:
il Mezzogiorno è la palla di piombo che impedisce più rapidi progressi allo sviluppo civile dell’Italia; i meridionali sono biologicamente degli esseri inferiori, dei semibarbari o dei barbari completi, per destino naturale...”
Antonio Gramsci 1927

“...Spetta a noi, a queste generazioni, alle generazioni future il compito di non seppellire la Verità negli anfratti della memoria. Chi sa parli, chi può scriva, ma quella Verità deve essere liberata. Deve volare, deve entrare nelle case, nelle menti e nei cuori della gente.
Solo allora il milione di martiri fucilati, deportati, affamati, umiliati dagli invasori piemontesi potranno trovare pace. Null’altro, oh Signore, ti chiediamo.... “ricordati oh Signore di quel genocidio operato al Sud dal 1860 al 1863 ad opera dei Savoia per costruire, con il sangue della popolazione inerme, il nuovo Regno d’Italia”. E’ l’accorata preghiera di Dora Liguori nel suo struggente romanzo “Memento Domine”. Prima o poi il miracolo si compirà. “Le verità”, diceva Shopenhauer “attraversano tre fasi: prima le si mette in ridicolo, poi vengono attaccate violentemente, e infine vengono accettate come ovvie”. Ecco, null’altro chiediamo: che arrivi il giorno in cui la Verità sia accettata come ovvia.

Info:
antonio.grano@tin.it
www.antoniograno.it
A. G.

"La Sindone è il vero lenzuolo di Gesù", parola di Natuzza Evolo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On mercoledì 12 maggio 2010 at 10:23 AM

Adesso è certo ed anche confermato da autorevoli esponenti della Chiesa. Natuzza Evolo, recentemente scomparsa, si era espressa ed aveva risposto ad alcuni quesiti riguardanti proprio il lenzuolo della Sacra Sindone, tanto attuale in questi giorni di ostensione. La mistica di Paravati ne aveva parlato con monsignor Luigi Renzo, vescovo di Mileto - Nicotera - Tropea, e, prima ancora, con padre Michele Cordiano, suo padre spirituale, della Fondazione Cuore Immacolato di Maria di Paravati. A confermarlo è lo stesso padre Michele: "Natuzza disse che la Sacra Sindone è l'originale lenzuolo funebre di Gesù", ed ancora il vescovo di Mileto che ha riferito la notizia nel corso di un intervento per la presentazione del volume di Luciano Regolo su Natuzza. Ecco le testuali parole del vescovo Renzo: "a Natuzza è stato posto il problema, ma è vera o non è vera la Sindone? - Lei ha risposto così: la Sindone è veramente il lenzuolo che ha avvolto Gesù il Venerdì Santo, ma la scienza non riuscirà mai a provarlo". Una risposta chiara e forte che certamente Natuzza Evolo non avrà esternato per semplice parere personale. Le sue comunicazioni rimandano, infatti, ai ben noti colloqui mistici che aveva direttamente con Gesù, con gli angeli e con la Madonna. Quindi per "Natuzza" la scienza non riuscirà mai a dimostrare l'originalità storica della Sindone legata alla morte di Gesù. La Sindone, il lenzuolo funerario esposto a Torino ha una sua storia documentata solo da un certo periodo, dalla data della sua "apparizione pubblica", nella metà del XIV secolo. Ma sulla sua origine e sulla sua storia precedente gli stessi storici entrano in crisi. A questo punto non vi è assolutamente accordo sulla sua precisa antichità. Con l'elaborata tecnica del Carbonio 14, quella utilizzata in ambito archeologico, è stata eseguita nel 1988 la datazione così detta "radiometrica del C14". I risultati sono stati negativi.

Da queste indagini la datazione della realizzazione del lenzuolo risulta compresa tra il 1260 e il 1390. Secondo altri studiosi la Sindone di Torino risalirebbe alla Palestina del I secolo; gode inoltre di molto credito tra di essi l'ipotesi che essa sia da identificare con il mandylion o "Immagine di Edessa". Secondo i racconti dei vangeli, dopo la morte di Gesù, il suo corpo fu deposto dalla croce, avvolto in un lenzuolo (sindone) con bende e deposto nel sepolcro. Luca e Giovanni menzionano i tessuti funebri anche dopo la risurrezione. Della sindone evangelica non viene fornita alcuna descrizione circa dimensioni, forma, materiale; viene però indicato che fu utilizzato un telo per il corpo e un fazzoletto (sudario), separato, per la testa. È ipotizzabile che il telo e il sudario siano stati conservati dalla primitiva comunità cristiana, vi sono indizi in questo senso in alcuni documenti antichi, e tenuti nascosti a causa delle persecuzioni e delle credenze giudaiche che ritenevano impuri gli oggetti venuti a contatto con un cadavere. Coloro che sostengono la corrispondenza tra Mandylion e Sindone spiegano la contraddizione tra le dimensioni del primo (un fazzoletto) e della seconda (un sudario) ipotizzando che quest'ultima fosse tenuta ripiegata e chiusa in un reliquiario con un'apertura che mostrava soltanto il volto. Nel 1353 Goffredo di Charny, primo possessore ufficiale della reliquia, donò la Sindone al capitolo dei canonici della collegiata di Lirey, che egli aveva fondato; la prima ostensione pubblica avvenne, pare, nel 1357. Nel 1415 una discendente di Goffredo, si riappropriò del lenzuolo e nel 1453 la vendette ai duchi di Savoia. Questi la conservarono a Chambéry dove sopravvisse ad un incendio che la danneggiò in diversi punti.

Nel 1578 venne portata a Torino, dove nel frattempo i Savoia avevano trasferito la loro capitale e da allora vi rimase ininterrottamente fino al giorno d'oggi. Nel 1898 venne fotografata per la prima volta: in quell'occasione si scoprì che l'immagine impressa sul lenzuolo presentava le caratteristiche di un negativo fotografico. Nel 1983 Umberto II di Savoia, ultimo re d'Italia, morendo la lasciò in eredità al Papa che ne delegò la custodia all'Arcivescovo di Torino. La Sindone è un lenzuolo di lino di colore giallo ocra, di forma rettangolare e dimensioni di circa 442x113 cm. È cucito su un telo di supporto, pure di lino, delle stesse dimensioni. Il lenzuolo è tessuto a mano con trama a spina di pesce. Sono chiaramente visibili sulla Sindone i danni provocati da alcuni eventi storici, i più vistosi sono le bruciature causate dall'incendio nel 1532.
Franco Vallone

Il Consiglio Comunale dei Ragazzi di Briatico al IV Convegno Nazionale C.C.R.

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 10:18 AM

Il Comune e l'Istituto Comprensivo di Briatico hanno partecipato, nei giorni scorsi, al "IV Convegno Nazionale dei sindaci e degli assessori dei Consigli Comunali dei Ragazzi" che si è svolto a San Severino Marche, in provincia di Macerata. All' evento Briatico ha aderito con una delegazione del Consiglio comunale dei ragazzi costituita dai consiglieri Ilaria Grasso e Benedetta Costanzo, dal vice sindaco Dario Bagnato, e dal sindaco Junior Maria Joel Conocchiella. Alla stessa riunione, per il Comune di Briatico, era presente il consigliere di minoranza, Agostino Vallone, e per l'ambiente scuola, Maria Teresa Zappone, insegnante, e Domenico Conocchiella, rappresentante dei genitori. L'iniziativa si è svolta presso il Convento San Domenico ed ha visto la partecipazione di ben 21 consigli comunali dei ragazzi. Ad aprire i lavori della tre giorni la dirigente dell'Istituto comprensivo di San Severino, Vanna Biancone. Ad intervenire il Presidente del Consiglio di San Severino Alesiani che si è soffermato sull'importanza del convegno. Il Vice prefetto Tombesi ha richiamato l'attenzione sui valori del vivere civile. L' inizio dei lavori è toccato ai ragazzi di Briatico, gli unici ad offrire, oltre al cartaceo, una presentazione su dvd dell'attività svolta. Tra i vari progetti presentati, la realizzazione di una pista ciclabile, di un parco giochi attrezzato e la donazione di un respiratore per l'ospedale di Kabul. Subito dopo la proiezione di un film commentato dall'esperto Sauro Savelli a cui è seguito un dibattito. A sera, al Palazzetto dello sport, si è svolta la Partita della Costituzione. Il giorno dopo sono state affrontate tematiche sulla progettualità condivisa fra scuola ed istituzioni, sul disagio giovanile del mondo della pre-adolescenza, sulla scuola come modello di cittadinanza attiva, su internet sicuro e su diversità come fonte di crescita. Dopo l'intervento del sindaco di San Severino, Cesare Martini, ha preso la parola la scrittrice ebrea Frida Di Segni Russi, che ha parlato del suo libro "99 Graffiti di vita e cultura ebraica" ambientato proprio a San Severino, dove si rifugiò a soli 6 anni, per scampare alle persecuzioni. Per I ragazzi di Briatico una esperienza interessante, costruttiva e formativa, realizzata grazie alla disponibilità del Sindaco di Briatico, Franco Prestia, del suo vice Massimo La Gamba di tutti i componenti del Consiglio Comunale e del preside dell'Istituto Comprensivo, Rocco Cantafio. Per il sindaco Junior Conocchiella "l'idea adesso è quella di poter organizzare a Briatico un convegno di tutti i C.C.R. della provincia di Vibo Valentia, poi di uno a livello regionale ed in seguito arrivare ad un incontro nazionale, d'altra parte -continua Maria Joel- il nostro territorio lo permetterebbe, è bellissimo, questo è il nostro sogno".
Franco Vallone

Le immagini di un inedito backstage di un calabrese di Tropea. "La tenda in piazza" film diretto da Gian Maria Volonté

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 10:07 AM

Il film, girato in 35 mm nel 1970 a Roma, per la regia, sapiente regia, di Gian Maria Volontè si intitola "La tenda in piazza", ed oggi la pellicola è quasi introvabile. È il Natale del 1970. Il tenente Salvatore Libertino di Tropea è a Roma, appena sbarcato dalla Sardegna dove presta servizio alla Base missilistica di Perdadefogu. Aspetta di mettersi sul treno della sera che dalla Capitale lo porterà in Calabria, a Tropea. Nell'attesa, dopo vari giri per le strade romane, arriva a Piazza di Spagna, il tenente ha con se la sua piccola cinepresa 8mm. Il '70 è l'anno, anche a Roma, delle fabbriche occupate. La più grande è la Fatme, c'è poi la Coca Cola, le Camicerie Cagli e altre ancora. "La piazza - come racconta lo stesso Libertino - è animatissima. Drappelli di operai e operaie delle aziende occupate intendono raccogliere fondi e far sentire la voce con striscioni, cartelli, percuotendo bidoni e urlando "lavoro, lavoro…". Il tutto è seguito dalle forze dell'ordine, celerini della Polizia e Carabinieri. Tutti forniti di equipaggiamento antisommossa: scudi, maschere antigas, manganelli e fucili lancia fumogeni. Libertino, ricercatore curioso da sempre, è tentato da quelle immagini da documentare con la cinepresa ma il suo status militare lo frena. Piazza di Spagna è piena di questurini in borghese con in mano le macchine fotografiche.

Sul tetto di un furgone fermo, proprio al centro della baraonda che inizia a farsi più minacciosa, si erge la figura di Gian Maria Volontè dietro una cinepresa 35 millimetri che a tratti riprende. Alla vista dell'attore - regista, Libertino non sente più nulla, urla, suoni, rumori svaniscono all'improvviso. Salvatore è davvero incantato da quella presenza -mito -apparizione. Davanti a lui c'è quello che lui considera il migliore attore del mondo. Libertino sfodera la sua cinepresa amatoriale e inizia a riprendere un po' tutto e specialmente Volontè che riprende.

Cerca di tenersi lontano dalla mischia, rimane alle spalle dei poliziotti in borghese che circondano l'area calda. Volontè intanto scende dal furgone, gira intorno, fa interviste, guida le riprese del suo operatore, lo avvinghia con le braccia, lo accompagna dove e come vuole come un prolungamento del suo sguardo.Volontè si accorge della presenza di Libertino, è l'unico, dopo di lui, in piazza ad avere una cinepresa in mano. I due si sfiorano, si scontrano nella calca e nella ressa della piazza caotica. Libertino cerca di non dare fastidio alle riprese. E nel trambusto Volontè, quasi ad alta voce , gli dice "vieni con me c'è Luchino Visconti". Salvatore lo segue. Poi Volontè lo invita ancora a seguirlo: "vieni, stai dietro di me. Ora comincia il bello". Il questore indossa la fascia tricolore. Si sente già la tromba. E' il segnale della carica. La prima, la seconda, la terza… Libertino lo segue. "Era come se mi trovassi in mezzo alla guerra" racconta oggi. La manifestazione si fa sempre più pesante.. Mentre gli altri fuggono Libertino rimane imperterrito a filmare. L'oggetto della disputa è una tenda che gli operai vogliono montare per avere una base di appoggio e poter raccogliere qualche fondo per la comunità occupante. Dall'altra parte c'è la polizia che lo impedisce nel modo più forte. Si vede la tenda ondeggiare pericolosamente da un bordo all'altro della piazza. C'è un ferito. Lo soccorre lo stesso Volontè. La polizia cerca di far sfollare gli operai dalla piazza. Volontè viene fermato e la sua cinepresa sequestrata. Lo portano via. Libertino nasconde nella custodia la sua e si allontana frettolosamente. Più tardi, su 'Paese sera', leggerà che la manifestazione continuerà anche domani mattina. Decide di non partire. Vuole ritornare in piazza. Il giorno dopo -racconta Libertino- la tenda era montata, con la scritta 'Fabbrica Occupata', la gente offre qualcosa, soldi ma anche panettoni, fiori, cassette natalizie. C'è anche Nanni Loy. Il clima è più sereno. C'è Volontè, senza cinepresa. Si avvicina e gli stringe la mano.

Gli chiede che se vuole può prendersi il suo filmato. Volontè lo ringrazia e gli dice che è tutto a posto, gli è stata ridata l'attrezzatura che non ha subito alcun danno. Si salutano, Libertino lo ringrazia per la disponibilità del giorno prima, dopo avergli ribadito con la mano sul cuore "che è il migliore attore del mondo". Lui sorride. Le ultime riprese e poi Libertino si avvia verso la stazione Termini che lo porterà verso le strade di casa, verso Tropea. Solo dopo diversi anni Libertino viene a sapere che Volontè con quelle immagini di quei giorni aveva fatto un film in 35 millimetri "La tenda in piazza", oggi quasi introvabile. In un'intervista lo stesso Volontè dichiarerà: "...è venuto fuori perché in quel periodo c'erano le fabbriche occupate dai lavoratori qui a Roma e avevano pensato per il Natale, non ricordo di quale anno, di piantare una tenda in piazza di Spagna per raccogliere la solidarietà dei cittadini. Abbiamo seguito alcune assemblee nelle fabbriche occupate e la preparazione e l'organizzazione di questa iniziativa. Poi, al momento di metterla su, ci sono stati scontri con la polizia che voleva vietarla, e noi abbiamo registrato e documentato tutto….". Il film, della durata di 62', racconta la lotta di operaie e operai delle varie fabbriche occupate. La regia è di Gian Maria Volontè, la fotografia di Paolo D'Ottavi, il fonico è Francesco Venier, l'elettricista Enzo Rocchi. "Un film- dice oggi Salvatore Libertino- che avevo già visto accanto all'attore migliore del mondo".
Franco Vallone

Una discarica di Eternit sulla spiaggia di Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On martedì 4 maggio 2010 at 3:30 PM



Una vera e propria discarica a cielo aperto di pericoloso eternit è stata ritrovata a Briatico grazie alla segnalazione di una signora vibonese che ha subito avvisato i Carabinieri della locale Stazione. La discarica è a pochi metri dal mare di località Safò, proprio a ridosso della strada che porta alla spiaggia denominata "Goccia di Mare". Chi si è sbarazzato di questo intero vecchio tetto di eternit ha pensato bene di completare l'opera disfacendosi anche di una batteria d'auto grondante acidi. L'area interessata è stata prontamente transennata con del nastro rosso e bianco ed è attualmente posta sotto sequestro. Un ennesimo scempio ambientale perpetrato da gente senza scrupoli che sottovaluta la reale pericolosità di questo materiale altamente cancerogeno in quanto contiene fibre di amianto che sfibrandosi possono disperdersi nell'ambiente con la complicità del vento.
Franco Vallone