Tavola rotonda al Filangeri di Vibo Valentia sui diritti dei bambini.

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On venerdì 27 novembre 2009 at 12:08 PM

Si è svolta presso il convitto Filangeri di Vibo Valentia la tavola rotonda sul ventennio della convenzione dei diritti dei fanciulli organizzata dal Kiwanis International e dal Comitato Unicef di Vibo Valentia. La convenzione ONU, il più importante strumento giuridico internazionale in materia di diritti dell'infanzia, è stata adottata dall'Assemblea Generale il 20 novembre del 1959 e costituita in considerazione del fatto che occorre preparare il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, educarlo in uno spirito di pace, tolleranza, uguaglianza e solidarietà e concedergli una protezione speciale. Alla tavola rotonda sono intervenuti tra gli altri Cinzia Catanoso, presidente del comitato Unicef di Vibo Valentia, con una relazione sul ruolo dell'Unicef nel mondo e in provincia di Vibo, basandosi sul diritto all'ascolto e alla partecipazione dei ragazzi "cittadini in crescita"; Bruno Risoleo, neuropsichiatra infantile e chairman Kiwanis nel distretto Italia, soffermandosi sulla domanda "l'infanzia è davvero l'età della spensieratezza per tutti i bambini?"; Giovanni Vecchio, presidente eletto Kiwanis di Vibo e il rettore dell'istituto "Gaetano Filangeri" Francesco Loriggio ed infine il presidente del consiglio comunale di Vibo Valentia, Marco Tallarico, che ha risposo alle domande poste dai ragazzi presenti in sala. Moderatore il giornalista Maurizio Bonanno che ha anche voluto aggiunge le sue considerazioni sulla convenzione. Nonostante si parlasse dei diritti dei fanciulli, in sala, i ragazzi presenti erano veramente pochi e tra i pochi i ragazzi della giunta del consiglio comunale dei ragazzi di Briatico con l'assessore alla cultura Carla Scordamaglia, quello allo sport Costantino Di Bruno, il vicesindaco Dario Bagnato e il sindaco junior Maria Joel Conocchiella, accompagnati dalla professoressa Caterina Carnovale. Il convegno è stato un momento di forte riflessione sulle problematiche che affliggono molti bambini sul pianeta: la fame, lo sfruttamento minorile, la povertà, la cattiva salute, gli abusi sessuali ... in tutti i paesi del mondo ci sono bambini che soffrono e vivono in condizioni particolarmente difficili ed è un dovere di tutta l'umanità prestare loro una particolare attenzione.
Franco Vallone

Viale del Sole... al buio da sempre

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 12:05 PM

Briatico, parte alta del paese, per arrivarci bisogna superare la SS 522. Il nome della via è bello, Viale del Sole, denominazione toponomastica che ricorda l'antico appellativo della stessa località Solaro. Il bel nome della via, che inizia proprio di fronte un rinomato hotel, non coincide affatto con la realtà del luogo. Una strada sterrata, strapiena di buche, fossi e continui avvallamenti sale faticosamente tra sterpaglie e una sorta di discarica. Il tutto completamente al buio, infatti per tutta la strada manca l'illuminazione pubblica. I tanti abitanti che hanno la sfortuna di abitare in quella zona hanno quotidianamente a che fare con una strada che è praticamente impraticabile sia alle autovetture sia ai pedoni. "Ed ogni qualvolta piove, sottolineano alcuni residenti, sembra di essere e di abitare fuori dal mondo civile. La situazione isola letteralmente il quartiere, al buio con la strada rotta e oltretutto il luogo sta diventando piano piano ricettacolo di piccole discariche abusive di rifiuti di ogni tipo". Lorena Costa, una delle abitanti della zona, ha precisato di "pagare regolarmente le tasse senza ricevere i servizi e di essersi più volte rivolta agli uffici del Comune di Briatico, più di un anno fa, per chiedere che si risolva urgentemente il problema ma, fino ad oggi, non si è avuta nessuna concreta risposta in tal senso. Stesse problematiche per le vicine Via della Contessa e Via delle Mimose. Sembrerebbe che alla base ti tutto il problema ci sia un'antica questione di competenze tra i vecchi proprietari del terreno e lo stesso comune di Briatico.
Franco Vallone

Il canto funebre non trova più collocazione nella società attuale

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On lunedì 23 novembre 2009 at 4:09 PM


Era considerato un dovere in molti paesi della Calabria

Il canto funebre, oggigiorno, si sente molto di rado. Non si piange più come una volta.
Alcuni psicologi hanno individuato in questa mancata abreazione (non solo durante i funerali ma anche quando ci si trova in qualsiasi situazione critica), la causa principale dei suicidi che, come è noto, nella società post-industriale sono diventati molto frequenti.
Senza voler entrare in un'analisi dettagliata del problema, diremo solo, che è venuta a mancare, negli ultimi tempi, quella che era una caratteristica esclusiva del mondo popolare.
Tra la gente per bene i canti funebri non trovavano alcuna collocazione; non esiste nessuna documentazione orale o scritta, che io sappia, che testimonia tale pratica nel mondo raffinato della borghesia. I ricchi non esternavano le loro emozioni: forse piangevano in silenzio oppure non piangevano affatto. Le persone umili, invece, avvertivano il bisogno di dare sfogo al proprio dolore col pianto (ricordiamo il lamento che Maria fece a Nostro Signore), con gesti a volte strazianti, con rituali che col tempo sono entrati a far parte della cultura di un posto perché accettati e condivisi da tutta la collettività.
E proprio perché appartenenti ad un modo di vivere, ad una mentalità collettiva il pianto funebre era considerato un dovere in molti paesi della Calabria. Il morto bisognava piangerlo se non si voleva incorrere in disavventure col morto stesso (capace di ritornare al mondo come spettro) o se non si voleva che la sua anima restasse vagante per troppo tempo prima di intraprendere il viaggio dell'al di là, o più semplicemente, se non si voleva incorrere nelle critiche negative dei presenti.
Ma non era sufficiente piangere il morto: bisognava saperlo piangere e più si piangeva bene, più c'era la possibilità di superare quella crisi di identità che sopraggiunge in simili situazioni. La perdita di una persona cara ci procura una sensazione di smarrimento, di confusione totale. Non sappiamo più chi siamo, dove ci troviamo, perché con quella perdita, è morta anche una parte di noi stessi.
Ecco allora la funzione importante del lamento funebre. La ciclicità del lamento, la sua ripetitività nelle esclamazioni.....tata miu....soru mia....cumpagnu miu....ecc. era garanzia di continuità: la vita continua anche senza l'estinto.

Chi non era in grado di saper piangere il defunto si rivolgeva alle lamentatrici professionali, le prefiche. Queste donne venivano chiamate a prestar la loro opera nei funerali dietro ricompensa e non bisogna, però, confonderle con le comari del rione, le quali accorrevano volentieri ai lutti e si associavano al dolore dei parenti del defunto.
Una caratteristica del lamento funebre, che rende l'idea di come doveva essere difficile "dividersi" dal proprio caro, consisteva nell'uso di rivolgersi al defunto parlando in modo diretto.
In questo tipo di canti troviamo frequente l'uso dei simboli e delle metafore che ci offrono delle immagini davvero toccanti come in questo antico lamento : Monarca miu.....quannu trasivi di vasciu....monarca miu....mi parìa 'na spata 'd'oru....monarca miu......culonna mia, quantu fatìga facisti....'ccù chisti mani....monarca miu....scuntenta mò è la vita mia, monarca miu....mi lassasti afflitta dintra quattru mura, cumpagnu miu...casa caduta, e sustegnu miu perdutu..... Luomo è considerato "il re della casa", per cui viene chiamato "monarca" paragonato alla potenza di una spada d'oro col manico di diamante, quindi soprattutto preziosa. La spada dunque come simbolo di ricchezza e di austerità. Ma l'uomo è anche la "colonna" quindi in grado di sorreggere l'intera casa, come un pilastro, una trave, con la sua autorevolezza e dignità di lavoratore.
Ed è proprio con il lavoro....quantu fatiga facisti...., la fatica delle braccia....'ccù chisti mani...che l'uomo si è conquistato l'appellativo di sostenitore della famiglia. Nella sua lamentazione la moglie ci tiene a dare risalto all'autorità del marito, come motivo di vanto, perché l'uomo è il padrone della casa ed è giusto che ella sia subordinata al marito. Con la sua morte viene a cadere quel sostegno....sustegnu miu perdutu....che renderà difficile la sopravvivenza futura.
Carlo Grillo
(Presidente Ass. Cult. "Calabria Logos" per la riscoperta e la rivalutazione delle tradizioni popolari calabresi)

Cernia di 52 chili pescata davanti alle coste vibonesi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On mercoledì 18 novembre 2009 at 2:21 PM

Il conzo, la coffa come la chiamano i nostri pescatori locali, sembrava essersi incagliata sugli scogli della secca davanti alla costa del vibonese. Il grosso filo di nailon avanzava poco alla volta tra mille difficoltà di recupero e tutto lasciava presagire ad una prossima rottura dello stesso. Invece, piacevole sorpresa, ad uno dei numerosi ami della lunga lenza del conzo, c'era attaccata una cernia enorme. Una cernia di ben 52 chilogrammi di peso, troppo grossa per essere consumata dalla famiglia del pescatore. La grossa preda, dopo il faticoso recupero, è stata portata successivamente a Vibo Marina, presso una nota pescheria all'ingrosso e successivamente rivenduta. Meravigliati oltre che i numerosi pescatori accorsi a riva all'arrivo della barca, anche alcuni rivenditori del pescato. Per uno di questi, Barillari di Briatico, "si tratta di un esemplare di cernia davvero notevole e raro a vedersi", mentre per l'appassionato ed esperto pescatore amatoriale Antonio Pinto, "si tratta di un pesce anziano di ben cinquantadue anni, infatti, sottolinea, le cernie crescono un chilogrammo per anno ed è facile quindi calcolare, in base al peso, la loro età".
Franco Vallone

"Ecologica - Mente" - A Vibo Valentia una mostra in nome del riciclare

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 16 novembre 2009 at 10:12 AM

Vibo Valentia - Si intitola "Ecologica - Mente" l'iniziativa culturale patrocinata dall'assessorato all'Ambiente del Comune di Vibo Valentia e organizzata per il secondo anno consecutivo allo scopo di sensibilizzare con il forte messaggio sociale del riciclare, del riusare, del ridurre. Un messaggio che attraverso questa manifestazione intende lanciare provocazioni e idee anche al servizio della tutela ambientale. Lunedì prossimo, 16 novembre, si parte con un incontro, programmato per le ore 17.00 presso la Chiesa di San Michele con gli interventi dell'assessore all'ambiente del Comune di Vibo Valentia Vincenzo Insardà, di Franco Saragò di Legambiente e, alle 18.00, di Titty Marzano, presidente dell'Associazione "L'Isola che non c'è". Alle 18.30 è prevista l'apertura della mostra che, con chiusura serale alle ore 22.00, si potrà visitare fino a venerdì 17 novembre. L'Associazione organizzatrice dell'evento, "L'Isola che non c'è", trasnazionale, apartitica e aconfessionale, intende perseguire, nelle intenzione del suo presidente, Concetta Silvia Patrizia Marzano, detta Titty, e dei numerosi soci promotori, "esclusivamente finalità di utilità sociale, di ricerca e di solidarietà. Essa si propone come:raccordo organizzativo con le realtà associative che ne condividano valori, obiettivi e strategie; mezzo di divulgazione e promozione dell'attività di volontariato; servizio per istituzioni, enti pubblici e privati attraverso la costituzione di una banca dati finalizzata alla raccolta di quelle notizie utili ad una maggiore diffusione e conoscenza dei dati relativi al disagio, all'emarginazione, all'ambiente ed alla salute; promotore di interventi nel settore dell'editoria e dell'informazione, di manifestazioni, congressi, giornate di studio e mostre per l'approfondimento degli stessi. La mostra "Ecologica - Mente" evidenzia il lavoro svolto dagli associati nel periodo settembre-ottobre. Attraverso il riuso e la reinventazione artistica sono state ridotte, riciclate e riutilizzate centinaia di bottiglie di plastica, collant, svariati utensili e lattine di alluminio, tegole, vecchi oggetti in ceramica e vetro, oggetti di uso comune altrimenti destinati alla raccolta differenziata, una bella inedita mostra artistica tutta da visitare e da scoprire.
Franco Vallone

Briganti, Brigantaggio e Camicie Rosse - Al "Cocinarium" di Milano il 14 Novembre con il cantautore Claudio Sambiase e lo scrittore Cataldo Russo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On venerdì 13 novembre 2009 at 10:54 AM

Si avvicina il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, avvenuta ufficialmente il 17 marzo 1861 a Torino, e già c'è tutto un pullulare di iniziative per festeggiarlo o solamento ricordarlo in modo variamente e anche aspramente critico. Come faranno domani sera, sabato 14 novembre, al "Cocinarium" di Milano, Via dei Vespri Siciliani 74 (zona Lorenteggio) due calabresi d'eccezione, il cantautore di lungo corso Claudio Sambiase, originario di Zagarise (Catanzaro), e lo scrittore teatrale Cataldo Russo. Il primo riproporrà le tante canzoni del suo ampio repertorio dedicate al fenomeno del brigantaggio e alle contraddittorie vicende postunitarie, mentre il secondo presenterà, con l'aiuto di alcuni attori, brevi momenti teatrali dove i principali protagonisti dell'Unità d'Italia o, meglio, dell'annessione al Piemonte del resto d'Italia, si raccontano a modo loro.
La serata, sponsorizzata da numerose associazioni di emigrati calabresi in Milano e nord Italia, avrà termine con musice e balli del sud.
Dr. Domenico Lanciano

Kledi a Porto Salvo alla scuola di Antonella Ferraro

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On giovedì 12 novembre 2009 at 9:51 AM

Questa mattina (Giovedì 12 Novembre) a Porto Salvo di Vibo Valentia il ballerino Kledi terrà uno stage di danza presso "Progetto Danza". La scuola, diretta da Antonella Ferraro, ha, nel settore della danza e sul territorio vibonese, ben tredici anni di esperienza e di presenza attiva. La scuola in questi anni ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti nazionali e qualcuno anche in ambito internazionale. Progetto Danza e la sua dinamica direttrice organizza da anni spettacoli ed eventi culturali, partecipando con successo ad importanti rassegne e concorsi. Al fine di un serio arricchimento artistico e culturale e sempre alla ricerca di nuovi stimoli per i suoi allievi, Antonella Ferraro ha fatto intervenire nella sua scuola, per stage e corsi formativi, numerosi artisti di fama internazionale, ricordiamo tra gli altri il ballerino albanese Ilir Shaquiri, il grande coreografo Mauro Mosconi e la showgirl Rossella Brescia. Tra le esperienze degli anni passati c'è da ricordare l'audizione, di Ferraro e di sue sette allieve, al prestigioso Progetto "Have a Dream" tenutasi a Roma presso la'Accademia dello stesso Kledi che oggi sarà ospite a Porto Salvo per lo stage di danza moderna.
Nato a Tirana, in Albania, il 7 aprile 1974, Kledi Kadiu è entrato giovanissimo all'Accademia Nazionale di Danza dove si è diplomato nel 1992. Nello stesso anno è entrato a far parte del Corpo di ballo del teatro dell'Opera di Tirana dove ha ricoperto fin dall'inizio, ruoli solistici in balletti di repertorio quali "Lo Schiaccianoci", "Don Chisciotte", "Dafne e Chloe" e "Giselle". Nel 1993 si è trasferito in Italia dove riscuote continui successi con esperienze televisive in programmi noti al grande pubblico, da "Buona Domenica" a "C'è posta per te" ed "Amici".
Franco Vallone

Quel filmato del '48 dell'Istituto Luce su Natuzza Evolo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 4 novembre 2009 at 11:38 AM

Un film vecchio del 1948, uno spezzone in bianco e nero di pochi minuti di girato che si è rivelato di grande interesse storico e antropologico. I titoli di testa del vecchio documentario in bianco e nero aprono con il cappello che pone una domanda precisa: "Fenomeni soprannaturali?", poi segue il titolo: "Col sangue la donna di Paravati disegna".

Segue il nome della rubrica "la settimana INCOM", l'informazione, di quel lontano venti febbraio del 1948, veniva proiettata nelle sale cinematografiche. Ed ècco il testo del breve reportage dalla Calabria:- "Paravati, è una frazione di Mileto, in Calabria, a tredici chilometri da Vibo Valentia. Camminando per queste strade, anni fa, per la prima volta il piede di Natuzza Evolo sudò sangue. Il parroco preferirebbe non parlare della prodigiosa pecorella del suo gregge. Nostra intervista - Ecco la casa, Natuzza racconta: ha ventiquattro anni, è sposata con un falegname, non ha conosciuto il padre morto in America, lontano dalla madre perché non era buona. Dal giorno che sulla sua pelle senza ferite comparve il primo sangue, quanti fazzoletti disegnati spontaneamente in figure sacre da quel sangue.

Non può allattare il suo secondo bambino perché l'essudazione vi si manifesta dappertutto. Fenomeno vasomotorio che dilatando i tessuti fa uscire il rosso madore ma come spiegare allora il dono dell'ubiquità. Qui, alla presenza di giornalisti e testimoni ,Natuzza Evolo dà la prova di realmente disegnare col sangue. Quelle gocciole scrivono anche parole che Natuzza, analfabeta, non saprebbe tracciare con le mani. Ingenui segni religiosi aprono, tra corone di stelle, la porta del paradiso". Qualche tempo fa abbiamo fatto pervenire il riversamento di questo filmato alla mistica attraverso le mani di P. Michele Cordiano e lei ha potuto così rivedere e rivivere scene, tempi e luoghi lontani oltre sessanta anni. Da anni Paravati è legato al nome di Natuzza, un nome che apre le porte ad un vero e proprio universo di misticismo. Questa di Natuzza sembra una storia lunga e lontana centinaia di anni ed invece ci rendiamo conto che nasce ed inizia nel Novecento e si trova oggi ad essere storia di vita del duemila, storia attuale che, comunque, fuoriesce da ogni tipo di umana visione. Via Umberto I di Paravati, è qui che ha sede una fondazione molto particolare che porta il titolo di "Cuore Immacolato di Maria - Rifugio delle Anime". Abbiamo letto l'atto costitutivo e lo statuto dell'associazione, possiamo constatare che è l'unica associazione al mondo a riportare nel suo atto costitutivo alcune frasi che arrivano direttamente dalla Madonna. Il notaio che a suo tempo ha redatto l'atto passerà certamente alla storia per questo! Arriviamo a Paravati in una giornata di pioggia, i pullman dei pellegrini, parcheggiati lungo la strada a destra e sinistra, arrivano fino a Mileto, che dista alcuni chilometri. La polizia, i carabinieri, i vigili urbani e i numerosi volontari faticano a dare al traffico un indirizzo accettabile e sostenibile. Chiediamo a dei vigili alcune indicazioni per arrivare al centro del paese, ci indicano una stretta stradina di campagna che segue i confini esterni del paese. In piazza la scena che si presenta ai nostri occhi è incredibile: gente, gente, gente… gente dappertutto e ovunque in attesa di vedere Natuzza. Gente richiamata da ogni parte del mondo. Vediamo, tra la folla colorata, alcuni stendardi dei cenacoli di preghiera, uno porta il nome di New York, un altro segna il gruppetto di pellegrini dell'Australia. È impressionante il modo in cui seguono lo sguardo verso questa piccola figura sul palco, una signora con gli occhiali, un poco tremolante, sorretta dal marito e dal figlio.

Natuzza rivolge un saluto alla gente e dice che prega per tutti. Poi dopo la messa, presieduta dal vescovo della diocesi, Natuzza entra in auto scortata dalla polizia di stato di Vibo Valentia e parte verso casa transitando tra due ali di folla immensa. Ci affrettiamo a raggiungere il centro di Natuzza immerso nel verde, assieme a noi migliaia di persone cercano rifugio e ristoro presso il giardino, per continuare a pregare, per mangiare un panino o semplicemente per un attimo di riposo. Decine di volontari offrono aiuto, altri supportano i banchi vendita di souvenir, riviste e pubblicazioni su Natuzza, crocifissi, medagliette ed ogni altro oggetto sacro ed è a questo punto che ci accorgiamo che Paravati è diventato luogo eletto anche per il mercato della fede come era già accaduto per San Giovanni Rotondo, Pompei, Polsi. Ci parlano della fondazione nata in nome di Natuzza e vogliamo approfondire questo interessante aspetto. Dopo un po' entriamo nell'auditorium del centro ed incontriamo il collega giornalista Vincenzo Varone, direttore responsabile della rivista "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime" ed oggi sindaco della città di Mileto, padre Michele Cordiano e il sacerdote Pasquale Barone, presidente della fondazione. Nella grande sala, intanto, Natuzza è seduta tra la gente in quarta fila, accanto ad un pilastro. La cosa strana è che la gente non si era accorta della sua presenza in platea. Appena questo si realizza tutti si stringono attorno alla mistica di Paravati per salutarla. Ci avviciniamo anche noi, le stringiamo la mano ed è questo un momento emozionante pensando a quelle famose emografie prodotte da quelle mani e riprodotte in migliaia di illustrazioni nei volumi monografici. Natuzza è un personaggio misterioso e straordinario ma nel contempo di una semplicità estrema ed è proprio lei l'ispiratrice di questo grande progetto che si chiama "Cuore Immacolato di Maria -Rifugio delle Anime". Tutto è nato anni fa, precisamente il 4 dicembre del 1986. Natuzza Evolo incontra il parroco e lo sollecita ad occuparsi della realizzazione di un'opera spirituale e sociale nella sua Paravati. "Non è stata una mia volontà", ripeterà più volte Natuzza. "Io sono solo la messaggera di un desiderio manifestatomi dalla Madonna nel 1944, quando è apparsa nella mia casa, dopo che ero andata in sposa a Pasquale Nicolace. Quando l'ho vista, Le ho detto ((Vergine Santa, come vi ricevo in questa casa brutta?)), Lei mi ha risposto: ((Non ti preoccupare, ci sarà una nuova e grande chiesa che si chiamerà "Cuore Immacolato di Maria -Rifugio delle anime" e una casa per alleviare le necessità di giovani, di anziani e di quanti si trovino nel bisogno". "Da allora, ogni volta che io vedevo la Madonna, Le chiedevo quando ci sarebbe stata questa nuova casa, e la Madonna mi rispondeva: ((Ancora non è giunta l'ora)).

Quando l'ho vista nel 1986 mi ha detto: ((L'ora è giunta)). Io, vedendo tutti i problemi delle persone, che non c'è posto dove ricoverarli, ho parlato con alcuni miei amici che conoscevo e con il parroco don Pasquale, e allora loro stessi hanno formato l'Associazione". Sono parole destinate a non conoscere l'usura del tempo ed a restare impresse per sempre nel cuore e nell'anima. Don Pasquale Barone informa il Vescovo del tempo, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, di questa richiesta. Da lì a poco, l'Ordinario diocesano dà il suo assenso alla realizzazione del progetto, come strumento operativo di una volontà di Bene. Il cammino è avviato. L'associazione "Cuore Immacolato di Maria - Rifugio delle Anime" nasce ufficialmente nel 1987. Precisamente il 13 maggio, davanti al notaio Nunzio Naso ed alla presenza del Vescovo. Da quel 13 maggio inizia un'esperienza unica e irripetibile, destinata a fare memoria, che in tutti questi anni ha coinvolto migliaia di persone, di ogni età, di ogni luogo, di ogni ceto sociale. Paravati è diventato "il paese dell'anima" con la "Cittadella della carità". "Tutto questo nasce e si sviluppa sotto il carisma di Natuzza che sostiene l'iniziativa con la preghiera, con l'offerta della sofferenza, con la semplicità della vita e con la forza consolatrice della parola".
Franco Vallone

Natuzza Evolo: "Io sono verme di terra". La grandezza della sua testimonianza non muore con il suo corpo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 11:34 AM

C'era una volta, oramai purtroppo si può dire, Natuzza Evolo. Eravamo nel secolo scorso, che poi è il nostro vicino '900, ed era il lontano ventitrè agosto del 1924, un normalissimo giorno nella storia degli uomini, una data come tante che però si è caricata, nel tempo, di un grande simbolismo cristiano. È una semplice data di nascita ma è anche la straordinaria data dell'inizio dell'essere di Natuzza Evolo, conosciuta oramai in tutto il mondo come la mistica di Paravati. Nel piccolo paese, frazione di Mileto, in quel tempo c'erano davvero poche povere case basse, con le ceramide rosse, che si stringevano in fila attorno alla chiesa ed altre che si inseguivano lungo la strada principale, polverosa e stretta, che da Vibo Valentia portava e porta ancora oggi a Reggio Calabria. Allora, in una di queste povere case, nasceva Natuzza. 85 anni dopo, l'1 Novembre 2009 nella stessa casa Natuzza Evolo è morta. Le cose sono cambiate a Paravati, le strade oggi sono tutte asfaltate, le case e le cose hanno seguito le modernità del tempo, degli uomini e delle loro tante storie umane. Ottantacinque anni dopo quell'antico 23 agosto il giardino della Casa di Natuzza è diventato quello della sede della grande Fondazione. Ora dalla balconata affaccio, sotto uno strapiombo naturale, c'è una grande spianata di terra e tufo bianco con alcuni secolari ulivi che spuntano ogni tanto e tradiscono l'origine del luogo e ci dicono che tutto, li sotto, era uliveto selvaggio. Ora al suo posto un mega cantiere edile, una cupola, una grande chiesa moderna in costruzione, strutture finite e da finire in grezzo cemento armato. È il progetto sogno di Natuzza, progetto non suo, divino si dice. Oltre al cantiere si vede e si sente, da qui sopra, qualcosa di più: una pace e una serenità speciale. Forse è solo suggestione, ma forse no!. Paravati ormai è legato in modo indissolubile al nome di Natuzza, un nome che apre le porte ad un vero e proprio universo di misticismo perchè questa di Natuzza sembra una storia lontana centinaia di anni ed invece ci rendiamo conto che nasce ed inizia nel vicino '900 e si trova oggi ad essere storia del duemila, storia attuale che, comunque, fuoriesce da ogni tipo di umana visione. La scena che si presenta ai nostri occhi è incredibile: gente, gente, gente… gente dappertutto in attesa di vedere il corpo di Natuzza. Gente richiamata da ogni parte. È impressionante il modo in cui, per anni, hanno seguito lo sguardo verso questa piccola e semplice figura sul palco, una signora con gli occhiali. Poi Natuzza rivolgeva un saluto alla gente e diceva semplicemente che pregava per tutti. L'altra sera la stessa gente era in fila chilometrica per portare l'ultimo saluto alla umile signora di Paravati, quella che nella sua semplicità e consapevolezza dell'effimero vivere diceva essere "un verme di terra". Gente in cammino per ore per poter vedere la santa, la mistica, solo per un attimo. In tanti muoiono con la sicurezza di ritornare al grande buio, Natuzza se ne andata con la sicurezza di andare verso una grande luce e questa sicurezza, questa grande fede, l'ha trasmessa continuamente in tutti questi anni di vero e proprio servizio. Ora Natuzza è stata deposta all'interno della cappella della stessa sua casa-Fondazione, in attesa del completamento della grande chiesa dove verrà traslata successivamente. Molti ieri passando davanti alla sua salma hanno potuto osservare il suo volto sereno che, improvvisamente dopo la morte, dimostrava almeno vent'anni di meno. Fatto straordinario o semplice rilassamento muscolare? In tanti altri hanno poi osservato e testimoniato fotograficamente strane luci in cielo, bagliori notturni improvvisi e veloci, finanche una croce luminosa.... Voglia di partecipare ad un momento così straordinario, strane coincidenze, bisogno dettato dalla crisi della presenza o semplici suggestioni collettive? Le parole più forti che si sono sentite davanti al corpo di Natuzza Evolo in questi giorni sono state quelle pronunciate da un sacerdote che ha detto: "Natuzza, se hai potuto fare tutto questo da viva immaginiamo cosa potrai fare adesso che sei morta". Parole forti, toccanti, attuali che in un baleno fanno riemergere le migliaia di testimonianze del suo percorso lungo ottantacinque anni. Ed ecco cosa invece raccontava su Natuzza, qualche anno fa, il giornalista Antonio Magro di Cosenza, a Valerio Marinelli, studioso e biografo che su Natuzza ha scritto ben sette volumi illustrati. "Intorno alla fine degli anni Quaranta io facevo il corrispondente a Vibo Valentia del "Risorgimento", un quotidiano dell'editrice il Mattino di Napoli, e venni mandato a Paravati per un sopralluogo. Quel giorno ho trovato un operatore del cinegiornale e vari giornalisti, venuti da fuori. E lì abbiamo trovato in una casetta modestissima, in una casupola anzi direi, Natuzza, seduta ad un braciere che teneva un bambino in braccio. Ad un certo momento, mentre qualcuno cercava di farle delle domande e lei, da donna modesta quale era, analfabeta, dava delle risposte e diceva di questi fenomeni, d'improvviso dà dei segni come se si sentisse male. Allora una donna che era là vicina le sottrae il bambino, per paura che cadesse a terra, e lei suda sangue. (…) Uno tirò dalla tasca un fazzoletto, prende questo fazzoletto ed asciuga sulla fronte: c'erano delle stille di sangue. Asciuga, e quella donna in dialetto sempre ha detto: vedete se è apparsa qualche cosa! Perché di solito appaiono dei segni. Ed infatti era apparso un disegno a sangue. C'era in alto una pisside, da questa pisside partiva, una strada che scendeva e faceva una curva; all'inizio della curva c'erano due angeli, e sotto, alla fine della strada,c'era questa scritta in latino Deus in terra visus est. Lo ricordo benissimo. Questo è il fenomeno che abbiamo osservato allora. Dopo un pò lei si riprese, un pò stanca perché era venuta meno…".
Franco Vallone