A Tropea il Film Festival “…e dopo cadde la neve” di Donatella Baglivo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On domenica 31 agosto 2008 at 3:04 PM

Il grande telo bianco, sotto le stelle di Tropea, si muove sinuoso in questo porto della Perla del Tirreno. Non è la dolce brezza marina tropeana a scuoterlo ma le stesse forti, prorompenti immagini del film della regista romana Donatella Baglivo. Il titolo dell'opera presentata al concorso s'intitola "…è dopo cadde la neve, il titolo suggerisce un dopo da "quiete dopo la tempesta" ed i 90 minuti del film sono tempesta fitta di forti simbologie, mai casuali, che rimandano continuamente a messaggi mediati da suoni, colore, immagine, percezioni semantiche, insieme ad una fotografia ricercata, sapiente e studiata nei minimi particolari. Un film con una sceneggiatura intrisa di quel periodo in cui è ambientato. Sono passati gli anni settanta, si varca il ventennio che accoglierà un futuro che sembrava non arrivare mai, il 2000, momento soglia carico di voglia di cambiamento. Siamo a Sud, nell'Irpinia dove tutto è meridione, danza popolare, suono, ballo, musica e gioco, tradizioni profonde e percorsi ritualizzati da secoli ma anche apparizioni e miracoli inattesi. Donatella Baglivo parte con il suo film in modo lento. Mostra spaccati di esperienze riprese dalla vita di tutti i giorni. Ed in queste "finestre" si intravedono sogni, speranze, l'erotismo velato di coppie che si stanno formando, il ludico gioioso di bambini. Tutto scorre nel quotidiano lento vivere del Sud'Italia. La regista sottolinea strati sociali, ambientali ed antropologici di un meridione in eterna contraddizione per un'attesa di cambiamento che tarda a realizzarsi. Il film si carica di segni che preannunciano qualcosa di forte, la ritmica del film si fa incalzante. Poi l'attimo eterno dove tutto cambia, sovverte, elimina e forse, qualche volta, perdona. È l'azzeramento di cose e di case, di storie e di uomini, d'amori e di sogni con cui il mezzogiorno d'Italia è da sempre abituato a convivere. La regista ci confida che girare quelle brevi eterne scene è stato il momento più faticoso, 90 secondi che mettono a nudo le miserie più vere di questo mondo. Le scene del cataclisma sono forti e realistiche, quasi eterne. Donatella Baglivo ha preferito realizzare queste scene senza l'utilizzo di finzioni di studio, computer grafica e polistirolo. Ha preferito muri veri, pesanti travi, tavole e polvere, ferro e calcinacci. Il risultato è visibile nel film. Questa scena ricorda, per affinità, l'inizio del film "Pompei 79 d.C." dove il Vesuvio distrugge tutto in un attimo. Da queste scene del terremoto in poi il film cambia in un gioco di "ricostruzioni" e di "testimonianze" dove le vite recuperabili, quelle non completamente distrutte per sempre, cercano un riscatto, un recupero attraverso il filo rosso della tradizione raccontata, dell'identità mai perduta che unisce le generazioni di uomini in questi arcaici luoghi. Donatella sente sua la storia, vive le struggenti esperienze di luoghi e persone. I suoi attori, sono stati anche le auto che compaiono continuamente nel film. Con i diversi colori della carrozzeria la regista scandisce anche le cronologie del film con le mode, i costumi e i modi. La "fine" che non c'è perché la storia continua nella vita reale di tutti i giorni dell'Irpinia di oggi, rinnovando tempi con canzoni dal sapore napoletano, cose e persone sopravvissute e rinnovate. Le attese, le aspettative, le violazioni ma anche un matrimonio dopo anni di attesa conferma che forse la dimenticanza nel rispetto della memoria è l'unica speranza e cura per ricominciare a vivere. Un successo per Tropea Film Festival nell'accogliere tra le opere in concorso questo prezioso racconto filmico antropologico e per tutti coloro che hanno avuto ieri sera l'occasione di poter seguire il film.
Franco Vallone

Gli affreschi di Renoir a Capistrano – un mistero svelato

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 2:18 PM

E’ uscito il libro che conferma la paternità del rifacimento da parte di Renoir, dei tre affreschi situati nella chiesa Madre di Capistrano, paese dell’entroterra calabrese.
La dimostrazione, che gli affreschi capistranesi sono stati realmente rifatti dal pittore francese Pierre Auguste Renoir, rende unico il saggio “Gli affreschi di Renoir a Capistrano – un mistero svelato” di Mario Guarna edito da Ibiskos Editore. L’autore, attraverso una minuziosa analisi storica e artistica, sgroviglia l’ enigma che dagli anni sessanta aleggia attorno agli affreschi situati nel paese calabrese, soprattutto nelle pagine dove, attraverso un attenta comparazione dei suddetti affreschi con alcune opere del pittore francese, si svelano delle similitudini indiscutibili.
L’altro merito riconosciuto a questo volume è quello di far conoscere al mondo tre capolavori senza uguali, visto che Renoir, oltre a qualche dipinto murario nei caffè parigini, ormai cancellati, non si è mai cimentato nell’arte dell’affresco. Oggi la Calabria e soprattutto l’Italia, grazie al lodevole lavoro svolto da Mario Guarna, accresce il suo patrimonio artistico di tre meraviglie uniche nel suo genere.
Guido Lagrotteria

Ayay - Incursioni nelle tarantelle calabresi e dintorni

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 20 agosto 2008 at 12:31 PM

Il titolo breve "Ayay" incuriosisce e "pesca" il lettore sin da subito mentre il sottotitolo specifica chiaramente l'interessante tematica trattata: "incursioni nelle tarantelle calabresi e dintorni". Stiamo parlando del libro di Corrado Antonio L'Andolina uscito in libreria, a cura del centro studi umanistici e scientifici "Aramoni", proprio a pochi giorni dalla quinta edizione del "Tamburello Festival" che si tiene annualmente a Zambrone. Ayay, quasi cento pagine che ripercorrono, in modo ricercato e preciso, un'indagine inedita effettuata direttamente sul campo sulla rappresentazione e sul simbolismo più profondo del Sonu a ballu in Calabria. Duemila anni di storia, un segmento della tradizione popolare che, più volte, è stato purtroppo travolto e stravolto, ma anche fortunatamente recuperato e rigenerato, rielaborato. Un sonu a ballu definito da Corrado L'Andolina "punta di diamante della cultura popolare, una danza, la tarantella, che è entrata nel dna del popolo calabrese, fino ad assumere anche connotati di religiosità profonda". L'Andolina effettua un vero e proprio scavo archeo-antropologico all'interno delle feste popolari più arcaiche dai forti richiami ed antiche radici e tradizioni (Gioiosa Superiore, Polsi, San Sosti, Reggio Calabria, Riace). C'è tanta sensualità tra i significati più immediati di questa musica Sonu a ballu, ma anche immediatezza, spontaneità, ritmo, passione. L'Andolina in questo suo scritto più volte avverte con forza la necessità di una seria ricerca, di riflessione, di studio e di una conoscenza che deve combattere l'approssimazione e la banalizzazione che molte volte pervade anche questo genere musicale e che, in modo distorto, arriva sui palchi o per le strade dei nostri paesi. In fondo è l'eterno battersi del folklorico con il folkloristico per far emergere la cultura popolare senza inserimenti di comodo rispettando le modificazioni dovute alla storia e alle interferenze culturali che sono invece naturali col passare del tempo. Tra i capitoli dell'elegante volume "Tarantella e mito", con in primo piano le tarantelle calabresi e la loro lettura tra storia e leggenda; "l'origine storica della Tarantella" dal morso della Lycosa tarentula alla "Casa di San Paolo"; "Ammaliati dalle tarantelle" con riferimento anche a musicisti, pittori e danze popolari. Corrado L'Andolina effettua poi una comparazione con cenni sulle diverse tarantelle del Sud Italia. In particolare di quella napoletana, della 'ndrezzata amalfitana, del saltarello, della Pizzica de core e della danza delle spade di derivazione salentina. Un particolare capitolo è dedicato alla Viddhaneddha, una danza di derivazione greca, e al ruolo del mastru d'abballu segue poi la tarantella riggitana e quella maffiusa. Alla tematica della danza tradizionale grecanica e a quella arberesh vengono dedicati altri due interessanti capitoli del volume. Per chi volesse approfondire sul tema degli strumenti musicali utilizzati nelle tarantelle calabresi, Corrado L'Andolina cura alcune schede, dalla chitarra battente all'organetto, dalla zampogna alla ciaramella, dal tamburello alle castagnette, dal triangolo alla fidula ad arco… Interessante nel lavoro, il capitolo sull'attualità del Sonu a ballu tra reminescenze e prospettive dove Corrado L'Andolina denuncia, in modo forte, come in molte, troppe manifestazioni pseudoculturali si attinge alla retorica dei luoghi comuni su; "la riscoperta delle tradizioni musicali, la valorizzazione delle radici popolari, l'esaltazione dell'identità culturale". Alla fine, tra le righe del capitolo conclusivo, L'Andolina spiega il motivo "semplice" della pubblicazione: "amo le tarantelle e penso che la loro storia meriti di essere conosciuta e diffusa".
Franco Vallone

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 12:19 PM

Il prezioso reperto fotografico (Archivio privato della famiglia Cortese) è un'immagine recuperata recentemente dal ricercatore tropeano Salvatore Libertino. La foto testimonia e documenta come a Tropea la tradizione calcistica arriva da tempi molto lontani. L'antico cimelio fotografico, rigorosamente in bianco e nero, attesta, infatti, che la Città di Tropea aveva già nel lontano 1932 una rispettabile e organizzata squadra di calcio. Grazie alle testimonianze raccolte a Tropea e dintorni, Libertino è riuscito ad "identificare" uno per uno i componenti della storica squadra di calcio, l'arbitro con vestito e papillon e il simpatico portiere. Sono validissimi personaggi tropeani, quelli immortalati nel '32, alcuni dei quali, viventi, sono ancora oggi in condizione di raccontare quei tempi. E' senz'altro questo, prima di ogni cosa, il valore aggiunto del documento storico, volendo significare che siamo ancora in tempo per apprendere dalla viva voce degli anziani Micuccio e Paolino Cortese e Cicceo Giroldini, quello che succedeva in quel tempo. Da sinistra nell'inedita immagine: Antonino De Vita, Mimmo Brambati, Francesco Sposaro (Arbitro), Paolino Cortese, Giuseppe Cortese, Antonio Licandro, Francesco Giroldini, Domenico Cortese, Domenico Gatto, Umberto Fiumara, Vincenzo Rubino, Francesco Polito (Portiere). Quello che purtroppo resta ancora oggi un mistero, nonostante i ricordi dei tre anziani calciatori e malgrado le approfondite ricerche sul campo di Libertino, è la sigla O.B. che compare sulle magliette nere sopra la scritta Tropea. Per adesso il mistero continua, salvo che qualche lettore, appassionato di calcio o di memoria storica, riesca finalmente a svelarlo.
Franco Vallone

Simona Riga da Vibo ai teatri e passerelle di Roma e agli stage di New York

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 12:13 PM

È Simona Riga, 34 anni compiuti il 25 gennaio, la costumista calabrese nata a Vibo Valentia e che oggi vive a Roma. Ha acquisito in questi anni tantissima esperienza sia nel campo della moda che in quello teatrale, le sue sfilate infatti si alternano continuamente alla creazione di costumi di scena per il cinema e il teatro, sua grande passione. Una ragazza eclettica e piena di voglia di esperienze in ambiti sempre più difficili. La filosofia di Simona è quella di mettersi continuamente in gioco, una sorta di prova e sfida con se stessa e con gli altri. Il suo mestiere le impone di essere molto critica e pignola e, a volte, pretende da se molto più di quello che gli altri pretendono da lei. La scelta di affrontare questo lavoro non nasce per caso, da piccola a Simona piaceva disegnare, così, successivamente ha deciso di intraprendere studi artistici. Ha iniziato a studiare storia dell'arte: la vita, le opere, le ispirazioni degli artisti erano gli argomenti di studio, ma lei voleva sapere sempre di più, conoscere in profondità l'arte. Così inizia la sua esperienza tutta originale, la sua ricerca inedita. Ogni artista doveva condividere con lei aneddoti, amori e competizioni. Riga prima dell'opera doveva conoscere la mente dell'artista e la scelta fatta per ogni opera prodotta, doveva capire le abitudini, gli usi ed il pensiero generale del mondo che lo circondava. Come Simona sottolinea "è il caso di dire che vivo con un piede nel passato e ogni volta, attraverso il mio lavoro riesco a rivivere quei giorni lontani. Sono costumista di professione e devo studiare ogni dettaglio per realizzare ogni costume, alla fine è come se mi trovassi li, a spasso per quelle strade incrociando gente di chissà quale secolo" poi aggiunge "vivo molto con la testa per aria, sono fantasiosa, mi piace pensare che elfi e folletti vivano davvero tra boschi e luoghi incantati, ben nascosti dagli sguardi degli scettici". Simona Riga vive nelle sue produzioni come in una sorta di sindrome di stendhal, ama il mistero, la magia, gli incantesimi e l'occulto, il periodo che più la attrae è, senza dubbio, il medioevo. Una vera e propria fonte di ispirazione che la fa incontrare con arcaici cavalieri crociati, dame dai morbidi panneggi, ma anche con pozioni magiche, fumi di alchimie segrete, streghe, maghi e quant'altro. Non a caso il suo piccolo gatto, rigorosamente nero, si chiama proprio Morgan. Tutto ciò che legge e che riesce a scoprire prende vita nei suoi abiti, nei suoi costumi, ma anche nelle sue opere pittoriche. Abbiamo chiesto a Simona Riga cosa pensa veramente del suo lavoro, con la pacatezza e la raffinatezza che la contraddistingue, quando non è presa dal momento creativo, ci risponde: "Penso che il mio, sia il lavoro più bello del mondo anche se questo settore è molto difficile, ci vuole determinazione e tenacia. La vita è veramente dura e alla fine mi piace pensare che maghi e folletti esistano davvero, anche solo per sognare un poco. Tra le sue collaborazioni quella con la famosa Sartoria "lo Specchio del tempo" di Pescara. È stata realizzatrice dei costumi del musical San Francesco; seconda costumista per il film "Viva Franconi"di Luca Verdone con Massimo Ranieri e Orso Maria Guerrini. Dal 2000 collabora con l'Associazione teatrale "Naufraghi Volontari" di Roma, sono suoi gli abiti per la commedia teatrale di Alessandra Casella al teatro Manzoni di Roma. Oltre a curarne la costumeria Simona ha collaborato alla recitazione e alla coreografia di numerose commedie musicali non dimenticando la sua esperienza di stage presso la mitica sartoria Fashion Factory - stabilimento La Perla - di Brooklyn-New York. È in preparazione, in questi giorni, una sua sfilata sulla passerella di Briatico che si preannuncia ricca di sorprese.
Franco Vallone

Il progetto di rivalutazione del periodo napoleonico in Calabria

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On sabato 9 agosto 2008 at 10:32 AM

Si è svolto nei giorni scorsi, presso i locali del Castello Aragonese detto “Murat” di Pizzo Calabro, il secondo convegno regionale sul progetto di realizzazione del Parco Storico sul Decennio Francese in Calabria.
L’evento, promosso dall’Associazione Culturale “G. Murat Onlus” presieduta da Giuseppe Pagnotta , ha visto coinvolti qualificati studiosi, politici di spicco, e fervidi appassionati delle vicende del periodo napoleonico in Calabria.
Hanno, infatti, preso parte al tavolo dei lavori: il Consigliere Regionale e Vice Presidente del Consiglio Regionale Antonio Borrello, il Consigliere Regionale nonché neo eletto Vice Presiedente del Consiglio Regionale della Calabria Francescantonio Stillitani, il Vice Presidente della Provincia di Vibo Valentia Damiano Silipo, Fernando Nicotra, Sindaco della Città di Pizzo, Paolo Scisciani, in rappresentanza del comune di Tolentino nonché Presidente dell’Associazione Culturale “Tolentino 815” recentemente gemellatasi con la “G. Murat Onlus” di Pizzo, il professore Saverio Di Bella, docente di storia contemporanea nell’ateneo messinese e Antonella Reitano, ordinaria di economia e gestione delle imprese presso l’Università degli Studi di Arcavacata di Rende, Giuseppe Pagnotta , Presidente dell’Associazione Culturale “G. Murat Onlus” di Pizzo e il Presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione Murat Domenico Sorace.
Ha inoltre presenziato, in tutte le sue componenti, il “Reale Gruppo Storico Gioacchino Murat” che con la sua affascinante presenza ha contribuito a rendere ancora più suggestivi gli ambienti dell’antico maniero napitino.
Il convegno, sviluppatosi sull’importanza del binomio turismo – cultura come fattore di promozione e sviluppo della regione, si è aperto con i saluti del presidente Pagnotta. Questo nel ringraziare gli intervenuti e quanti, con il loro prezioso contributo, hanno permesso l’ottima riuscita dell’incontro ha sottolineato l’importanza della memoria storica quale strumento autentico di comprensione del percorso storico - umano e sociale che ha prodotto dell’età moderna così come ci troviamo a viverla oggi.
Ciò in quanto i primi passi verso la realizzazione del costituendo Parco Storico sono stati mossi, nel corso degli ultimi anni, proprio dall’associazione culturale “G. Murat Onlus” di Pizzo che con il suo operato ha gettato le basi di questo ambizioso progetto: attraverso la realizzazione del museo e della biblioteca murattiana, implementati attraverso il prezioso aiuto del comune, e attraverso l’apprezzata rievocazione storica degli ultimi momenti di vita del re Gioacchino Murat a Pizzo.
Entusiastico l’intervento del Sindaco della Città, Fernando Nicotra, che nell’elogiare l’iniziativa promossa dall’associazione culturale “G. Murat Onlus” e nell’esprimere il più ampio supporto dell’amministrazione comunale napitina nello sviluppo di tale progetto, ha rimarcato ancora una volta i notevoli passi in avanti compiuti in questo percorso di rivalutazione delle radici storiche e culturali compiuti negli ultimi anni dalla città di Pizzo e le potenzialità, a livello regionale, dell’implementazione di un progetto di così ampio respiro.
Dopo gli interventi di Antonio Borrello che, profondamente vicino alle tematiche culturali, si è fatto promotore di un progetto di legge regionale per la costituzione del Parco, e di Damiano Silipo che ha manifestato la sua propensione ad attivare a livello provinciale tutte le risorse necessarie affinché il parco possa divenire una realtà concreta hanno preso la parola i docenti universitari Saverio Di Bella ed Antonella Reitano.
Ha avuto, quindi, luogo l’intervento di Paolo Scisciani intervenuto sia come rappresentate del Comune di Tolentino che come presidente dell’Associazione Tolentino 815. Scisciani ha illustrato ai presenti l’esperienza dell’iter di costituzione del Parco Storico della Battaglia di Tolentino sottolineando l’importanza del dialogo continuo tra le istituzioni preposte, in un ottica di sodalizio, ai fini della migliore implementazione dell’iniziativa che, ponendosi come "un’esperienza tutta nuova", necessita dell’impegno e dell’attenzione più ampia da parte degli enti coinvolti.
A chiusura lavori, di gran rilievo è stato l’intervento del Sindaco di Pizzo, Fernando Nicotra, il quale alla luce dei discorsi di ricerca storica e storiografica portati avanti nel corso dell’incontro ha annunciato ai presenti che nel prossimo mese di settembre prenderanno il via i lavori di rinvenimento dei resti umani del re Gioacchino Murat, attraverso l’avvio dell’attività di ispezione scientifica della fossa comune nei sotterranei del Duomo di San Giorgio ove fu sepolto lo sfortunato Re, e per lo sviluppo della quale, opportunamente informata la Sovrintendenza Regionale per i Beni Culturali e il Comando Provinciale dei Carabinieri ed espletato il necessario iter amministrativo, è stato recentemente siglato un protocollo d’Intesa tra Comune di Pizzo, Associazione Murat e Parrocchia di San Giorgio.
Franco Vallone

“Uno sguardo di San Leo allo specchio della memoria di un giorno di festa”

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On at 10:28 AM

In attesa della “festa grande” del prossimo 10 agosto il comitato festa di San Leone Magno di San Leo di Briatico ha voluto organizzare una serie di eventi artistici, culturali e gastronomici che vedranno dal 7 al 10 agosto impegnata tutta la comunità del paese con sagre, sfilate di giganti, fuochi d’artificio e spettacoli musicali.
Prima tra tutte l’iniziativa di una proiezione come quelle di una volta, nella piazza principale del paese, con la gente che si porta la sedia da casa o la prende in prestito dalla vicina chiesa. San Leo in questi giorni di festa, rivivrà ancora una volta il fascino della luce magica del cinema all’aperto. Un’occasione speciale che vedrà la proiezione di un video, girato in video betamax dal ricercatore tropeano residente a Roma Salvatore Libertino, dinamico direttore dei siti tropeanews e Tropeamagazine.it. Il filmato che verrà proiettato in piazza San Leone venerdì 8 agosto, alle 21.30 dopo la celebrazione della santa messa, è stato realizzato nella San Leo di quel lontano 17 Agosto 1986. Il filmato è un nostalgico viaggio nel passato del piccolo paese frazione di Briatico, un viaggio tra i sontuosi allestimenti purpurei della chiesa, la processione del santo, i suoni della banda di Papaglionti, i balli dei due giganti di Mastro Miciu Famà e gli incanti effettuati dal palco con tanto di pan di Spagna, formaggio, vino, piante e papere. Uno sguardo allo specchio, un vero e proprio prezioso documento antropologico utile, oggi, alla conservazione della memoria storica del paese e collettiva della gente.
Franco Vallone

Il successo di Alessia Staropoli, stilista di moda calabrese, selezionata da Anna Fendi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 4 agosto 2008 at 11:33 AM

Si chiama Alessia Staropoli la giovane stilista calabrese che il sette agosto presenterà le sue creazioni di moda a Spilinga, in provincia di Vibo Valentia, sulla passerella più piccante d’Italia, nell’ambito delle manifestazioni artistico culturali di “‘Ndujamo 2008”. Alessia, 21 anni, nata a Vibo Valentia, ha frequentato il locale istituto statale d’arte “Domenico Colao” di Vibo. Oggi Alessia vive, lavora e studia tra la Calabria e Roma dove frequenta l’ultimo anno presso la prestigiosa Accademia di moda Altieri. L’ultimo suo successo lo ha registrato a Ponza dove, indetto dall'associazione "Almadela" di Latina, ha vinto l’importante concorso del settore moda, denominato “Sulla rotta di Ulisse”, che annualmente si rivolge a giovani stilisti .Il concorso prevedeva la realizzazione di collezioni moda mare ispirate a due importanti località marittime: l'isola di Ponza e San Felice Circeo. Sono stati ben dodici i capi che Alessia Staropoli ha presentato nello scorso mese di luglio nello straordinario scenario naturale del mare di Ponza. La giovanissima stilista si è distinta nelle varie fasi del concorso che l'hanno vista continuamente primeggiare nel corso delle tre selezioni previste. La prima selezione richiedeva dei bozzetti finalizzati alla valutazione della creatività dei partecipanti. Tra più di duecento stilisti ne sono stati scelti soltanto cinque per l’Isola di Ponza e cinque per San Felice Circeo. Alessia Staropoli, dopo aver superato la difficile prova dei bozzetti definitivi, selezionati per l’occasione dalla stilista Anna Fendi, ha vinto ed è stata scelta per far sfilare i suoi abiti nel corso della sfilata dell’Isola di Ponza. I bozzetti sono stati presi in esame da una giuria composta dalla stessa Anna Fendi, da Luigi Galasso, direttore dell'agenzia "Ellegi", da Adele Di Benedetto, coordinatrice dell'associazione "Almadela" e dagli assessori comunali al turismo e al commercio dell'isola. Gli abiti e i costumi da bagno di Alessia Staropoli, indossati per l’occasione da bellissime modelle professioniste, sono stati oggetto di un servizio fotografico professionale di Stefano Ansini con location il mare di Ponza. Le immagini ottenute nel servizio oggi sono pubblicate nel calendario 2009 del comune di Ponza e visibili anche sulla rete internet. Un vero e proprio battesimo artistico ed un primo traguardo importante per la stilista di Briatico che la vede già proiettata nel mondo dello stile made in Italy e delle sfilate a moda, una ragazza che con la sua grande passione per la moda e il suo stile inconfondibile non mancherà di sorprenderci ancora con le sue creazioni sempre originali. Tra i molteplici materiali e tessuti a disposizione, Alessia predilige la juta, il lino, ma anche la rete e le corde utilizzate dai pescatori, tessuti naturali e luccichii di pietre e svarosky . Uno stile raffinato, solare, mediterraneo che ben si accoppia a tessuti estivi dai colori caldi o neutri. Appuntamento con la moda e lo stile di Alessia Staropoli a Silinga il 7, poi subito dopo, il 20 agosto, a Catanzaro e il 24 a Cetraro, in provincia di Cosenza.
Franco Vallone