Diritto all'assunzione negato a decine di invalidi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On mercoledì 24 febbraio 2010 at 11:12 AM

Catanzaro - "Da una parte il Governo nazionale attiva misure straordinarie a sostegno di tutti i disoccupati e delle persone disabili, dall'altra c'è chi tali misure le ignora, o fa finta d'ignorarle, rinviandone l'applicazione. Ed a farlo sono proprio gli Enti Pubblici che disattendono i contenuti della Legge 68/99 in materia di diritto al lavoro dei disabili ed in particolare dell'art. 3 della stessa. Tale articolo, infatti, sancisce che "i datori di lavoro pubblici che occupano dipendenti in misura superiore a 50 unità, sono tenuti ad assumere disabili nella misura del 7% dei lavoratori occupati al 31 dicembre dell'anno precedente. E non solo. L'articolo 18 della citata legge stabilisce, altresì, che gli Enti pubblici sono "tenuti ad assumere orfani di deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizi equiparati, nella misura dell'1% dei lavoratori occupati".
Lo sottolinea Vincenzo Ursini, portavoce regionale e segretario provinciale del Comparto sanità dell'Ugl.
"Se alcune Aziende, come l'Arpacal, - dice Ursini - hanno attivato specifiche prove selettive, per l'assunzione di 17 disabili, categorie BS e C (coadiutore amministrativo esperto e assistente amministrativo), su un totale di 218 dipendenti, negli altri Enti, in linea di massima, questo non avviene e tanti disoccupati, alcuni dei quali iscritti nelle liste speciali da diversi anni, sono costretti ad attendere che si concretizzi un loro sacrosanto diritto. Solo All'ASP di Catanzaro, infatti, i posti da destinare ai disabili sono una quarantina . Ecco perché a nostro avviso - prosegue il sindacalista - siamo in presenza di una disattenzione burocratica che va immediatamente rimossa, attivando lo scorrimento delle graduatorie di uno specifico concorso per Coadiutore amministrativo e Assistente amministrativo, conclusosi circa un anno fa".
"Ricordo - conclude il sindacalista - che le sanzioni amministrative previste per gli Enti inadempienti sono pesanti e che quindi la mancata applicazione della legge 68/1999 si traduce in un inevitabile danno erariale. Il nostro augurio è che il nuovo direttore generale, al quale porgiamo il nostro augurio di un proficuo, sereno e trasparente lavoro, possa finalmente prendere a cuore tale vicenda, disponendo la immediata assunzione di tutti quei disabili che attendono da oltre un anno di vedere concretizzato un loro sacrosanto diritto".

Il Sindaco di Soveria Mannelli, Mario Caligiuri, scrive a Bertolaso: "Tra le urgenze inserire le ferrovie della Calabria"

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 22 febbraio 2010 at 3:31 PM

SOVERIA MANNELLI (22.02.2010) - "Per fronteggiare l'attuale emergenza c'è bisogno di un impegno congiunto di Stato e istituzioni locali. È necessario un intervento straordinario che ripristini il sistema ferroviario interno". Mario Caligiuri, Sindaco di Soveria Mannelli, in una lettera al Sottosegretario Guido Bertolaso, che proprio oggi si trova in Calabria, ha chiesto che i lavori di ricostruzione del ponte crollato a Cicala e la messa in sicurezza di tutta la tratta ferroviaria siano inseriti nell'elenco degli interventi urgenti da realizzare con gli stanziamenti previsti per le emergenze alluvionali. Nei giorni scorsi la Giunta Comunale di Soveria Mannelli ha richiesto alla Regione Calabria di dichiarare lo stato di emergenza per la grave situazione nella tratta Cosenza - Catanzaro. La Giunta ha inviato, inoltre, una richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l'invio straordinario del Genio Militare dell'Esercito da impiegare nella ricostruzione dei tratti crollati e nella messa in sicurezza dell'intera linea. Sabato Egidio Scalise, consigliere comunale con delega alle Ferrovie della Calabria, ha partecipato alla riunione, organizzata dal Comitato dei pendolari che si è tenuta presso la Sala Consiliare della Comunità Montana del Reventino, per raccogliere le esigenze di chi è costretto a viaggiare ogni giorno per motivi di lavoro o studio e che da gennaio sta vivendo profondi disagi. "L'impegno dell'Amministrazione Comunale è massimo. La situazione di emergenza crea un danno economico e sociale che blocca lo sviluppo di tutto il territorio. È necessario superare lo stato di emergenza nel più breve tempo possibile." Così ha concluso il primo cittadino di Soveria che conferma l'impegno di tutti i sindaci dell'area, fortemente preoccupati per la attuale situazione di isolamento determinata sia dall'interruzione del servizio ferroviario, sia dai danni subiti dalla rete stradale.

La scomparsa a Briatico di Alfonso Prostamo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On venerdì 19 febbraio 2010 at 8:21 AM

Si chiamava Alfonso Prostamo ed era, ormai da tempo, la vera memoria storica del mare di Briatico, e di quella marineria costituita da pescatori che detenevano gli antichi saperi dei mestieri del mare. I Prostamo, assieme agli Accorinti, sono stati infatti i componenti delle famiglie più antiche legate al mondo del mare a Briatico. Alfonso Prostamo, 85 anni, era il pescatore dal basco blu che amava raccontare delle sue avventure di mare, delle tante tempeste affrontate, di tropine e trombe marine, di abbondanti pescati ma anche di rientri a terra, con la sua barca di legno, con poco o niente del tutto. Alfonso aveva affrontato il mare sin da piccolo, lo amava e lo rispettava da sempre ed adesso che sul mare non ci andava più da tempo, lo guardava da lontano, con nostalgia, come un vecchio amico, come una persona che si conosce profondamente. Prostamo ancora adesso ricordava lucidamente ogni centimetro di quanto solcato sull'acqua nella sua vita, conosceva segreti di scogli appena sommersi, dei fondali più pescosi, di relitti insidiosi per le reti e dragare, delle secche e delle fosse più profonde. Conosceva l'antica toponomastica, i punti di riferimento a terra, le stelle e i segni premonitori della meteorologia popolare, aveva una mappa memorica di tutto il mare antistante la costa vibonese, da Pizzo a Tropea e oltre. Amava raccontare, tramandare, vivere attraverso il ricordo ma anche dare dei consigli ai più giovani pescatori del paese. Alfonso Prostamo era l'ultimo baluardo dell'antica marineria briaticese. Un uomo di mare completo che utilizzava con maestria tutte le tipologie e tecniche di pesca. Ma Alfonso è stato anche grande uomo sulla terra, umile e buono, cristiano e devoto, amico di tutti, sempre. Nonno della bella Laura Prostamo, terza classificata a Miss Italia e oggi attrice, papà di Giuseppina, autrice di "Papaveri e ginestre" che racconta e racconterà, nelle pagine dei suoi libri, anche quanto tramandato dal padre e dal nonno Domenico, pure lui marinaio, storico superstite della ciurma dell'antica palamatara di Pizzo.
Franco Vallone

Commedia organizzata dal Kiwanis Club di Catanzaro all’Auditorium Casalinuovo a favore dei bimbi di Haiti

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:18 AM

Catanzaro (18 febbraio) – Teatro e solidarietà a favore dei bimbi di Haiti. E’ questa la motivazione di fondo che ha spinto il Kiwanis Club di Catanzaro, presieduto da Gaetano Costa, ad organizzare per domani sera, presso l’Auditorium Casalinuovo, con inizio alle ore 20,00, la rappresentazione della commedia dialettale “A ricchezza u’ d’è contentezza” della compagnia “I vacantusi” di Lamezia Terme, diretta da Alfonso Morelli.
Una serata che il Kivans ha programmato con la collaborazione dell’associazione onlus “La Fenice” di Catanzaro, e l’adesione della Provincia e del Comune, ma soprattutto con il fattivo contributo di tutti gli attori e soci della compagnia “I Vacantusi”.
Lo scopo sociale dell’iniziativa è stato ampiamente sottolineato nel corso della conferenza stampa di presentazione, tenutasi presso la biblioteca dell’Auditorium Casalinuovo alla presenza di attori del gruppo teatrale e soci de La Fenice, Nico Morelli, Luigi Merante Critelli, Gaetano Costa, Alfondo Morelli, Sergio Falvo e Patrizia Anania che ha presentato i vari protagonisti.
“E’ una iniziativa – ha detto il presidente del Kiwanis Gaetano Costa – che ha come obiettivo fondamentale un nostro diretto intervento a favore dei bambini di Haiti, verso i quali abbiamo il dovere di mettere in campo, ciascuno per la propria parte, significative azioni di solidarietà e sostegno. D'altronde questo spirito solidale, che venerdì concretizziamo con l’adesione della Compagnia “I Vacantusi” e dell’associazione “La Fenice”, è alla base di tutta la nostra azione quotidiana”.
Luigi Merante Critelli, socio fondatore de La Fenice, ha invece illustrato le motivazioni che hanno spinto il gruppo di solidarietà catanzarese a sostenere tale evento.
“Da tempo – ha detto Critelli – assicuriamo la nostra vicinanza ad iniziative di questo genere. La solidarietà diretta, ma anche attraverso azioni sinergiche con altre associazione, com’è avvenuto ora con il Kiwanis, è uno degli obiettivi primari de La Fenice, obiettivo che fino ad oggi abbiamo perseguito con ottimi risultati”.
“I Vacantusi – ha spiegato invece Alfonso Morelli, autore e regista, è un’associazione di attori non professionisti che, comunque, lavorano da anni con grande impegno. Nelle nostre rappresentazioni trattiamo quasi sempre problemi seri, senza annoiare e con grande comicità. Una cosa è categorica: per far ridere gli spettatori non prendiamo mai come riferimento la volgarità”.
Sergio Falvo (primo attore e vice presidente della Compagnia), si è invece soffermato sui personaggi della commedia.
“Davanti ad una allettante prospettiva – ha spiegato – il mio personaggio è pronto a cambiare i suoi ideali. Il protagonista Peppe Russo, alla fine dimostrerà che i valori della famiglia, sono da anteporre a tutte le possibili prospettive di benessere e di ricchezza”.
Significativo infine l’appello di Massimo Massara del Kiwanis.
“Più che sui grandi sponsor – ha sottolineato – contiamo sulla solidarietà spicciola della gente comune. Alle adesioni delle Istituzioni, che pure sono sempre ben accette, preferiamo quelle dei cittadini ed in questo senso, per tale iniziativa, possiamo con soddisfazione affermare che la risposta è stata più che positiva”.
La commedia sarà replicata il 14 marzo, al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme e l’intero incasso sarà devoluto alla mensa dei poveri della Caritas della Chiesa della Pietà.

Al Filangieri di Vibo Valentia, il 24 febbraio, “Volo nel Vento”, il volume di Mommo Rombolà presentato da Lorenzo Meligrana

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On giovedì 18 febbraio 2010 at 8:10 AM

Organizzato dalla Società Dante Alighieri di Vibo Valentia, comitato presieduto da Maria Liguori Baratteri, il 24 febbraio, alle 17,30 presso il Convitto Filangieri, Lorenzo Meligrana presenterà l'interessante romanzo “Volo nel Vento”. É un vero e proprio evento atteso nella città che conosce e stima da sempre l'autore del volume, Mommo Rombolà. Nato a Brattirò di Drapia nel 1934, Mommo Rombolà è un personaggio fine, raffinato e colto, che vive la sua Vibo con papillon, basco, baffo e pizzetto. Uno scrittore che sembra apparentemente un pittore di stampo francese,
personaggio iconograficamente d'altri tempi che è artista nella sua quotidianità, sempre e ovunque. Questo suo recente lavoro, stampato con i tipi della casa editrice Adhoc di Vibo Valentia, è un vero capolavoro dello scrivere passionale. Il volume si legge, o meglio si fa leggere, si schiude ad ogni pagina in un racconto che sembra sempre autobiografico ma che in effetti dura più di una vita, che è storia tramandata, raccontata e alcune volte sussurrata. Storia e storie che si incontrano e si incrociano in continuo, sviluppano altre vite vissute e altre storie sconosciute che si alimentano da quella memoria più grande che si narra nei volumi della storia ufficiale e universale. Mommo Rombolà, che tra l'altro è autore di altri due romanzi e di alcune raccolte di poesia e racconti, in questo “Volo nel Vento” diventa esso stesso narratore, interprete e personaggio, testimone e protagonista dei fatti e del racconto e del raccontato, detentore delle storie tramandate oralmente, racchiuse nella memoria personale e di quanti hanno incrociato, anche solo per un attimo, la sua vita. Più di cento anni sviscerati, aperti nelle pagine, con tutta la carica di sofferenza, di gioia, di amore e dolore che la vita riserva giorno dopo giorno. Il libro di Rombolà racconta di una famiglia patriarcale che passa attraverso storie di briganti, di pastori, di carcere e processi, di guerre, di innamoramenti e amore passionale, di terremoti, peste ed emigrazione, di partenze e lontananze, di ritorni e anche di non ritorni. Un libro completo, che attraversa date importanti, ed anche quel 1943 dello sbarco degli americani in Sicilia, la caduta del fascismo, la Resistenza, il dopoguerra della rinascita italiana. Mommo Rombolà racconta di un vero e proprio universo variegato, un mondo dai forti contrasti che diventa evanescente e che nelle pagine del volume scompare piano piano in parallelo con i vari personaggi che consumano le loro vite, Gerolamo, Don Ferdinando, Angelina, Carlo.... un racconto memorico narrato senza alcuna retorica, senza nostalgie per quel tempo e quell'umanità tanto povera e afflitta che ora non c'è più, ma anche profondamente consapevole del valore profondo ed emozionale contenuto nella miriade di piccole storie del passato e della memoria da conservare e tramandare, per una conoscenza più complessa e complessiva della grande storia degli uomini.
Franco Vallone

Il "fumo" sul mare di Briatico?

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 8:04 AM

Uno strano fenomeno si è manifestato lungo la costa vibonese, a largo di Briatico, poco lontano dalla spiaggia Sant'Irene. Il mare, secondo molti testimoni che si trovavano sul lungomare e di alcuni pescatori che si trovavano in zona con la loro barca, sembrava invaso da una cortina di fumo in un'area abbastanza limitata. Un fumo chiaro che delimitava in modo circolare la zona di fronte la foce della fiume Potame, fino ad arrivare a largo del territorio di Zambrone. Il “fumo sull'acqua” creava uno scenario irreale e abbastanza inquietante specie al calar della sera quando anche una sorta di chiarore spiccava sul resto del mare scuro con uno strano effetto luminoso e contrastante. Nessuno dei testimoni azzarda ipotesi sul fenomeno osservato ma in paese qualcuno parla già di un possibile cratere vulcanico attivo e subacqueo, altri parlano di gas che si sprigionerebbero dal fondo marino. Quello che possiamo aggiungere è che il fenomeno si è manifestato nel corso della scorsa settimana per ben due volte e successivamente anche lunedì 16 febbraio. Il luogo è sempre lo stesso, a largo di Monte Lapa, la collina più alta del territorio di Briatico che, per tradizione orale e fonti di storici locali, si ritiene sia proprio di origine vulcanica (monte Lapa come ape che ronza). Intanto un pescatore ha localizzato il luogo preciso che coincide con la “secca di Sant'Irene”, un luogo molto conosciuto dalla marineria locale dove le acque improvvisamente diventano basse e molto pescose. Altre fonti identificano il luogo con la zona dove ancora, nel relativamente vicino 1500, esistevano delle piccole isole riportate anche sulle antiche cartografie e denominate Insule Itacense. Non resta che sperare che si tratti solo di un falso allarme, attendere eventuali sviluppi e documentare fotograficamente quanto si manifesta.
Franco Vallone

Maierato e la sua “terra ferita”

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On mercoledì 17 febbraio 2010 at 12:13 PM

Frana o non frana? Questo il dilemma che da giorni perseguita tanti calabresi che vivono e condividono una regione sempre più violata che reagisce con improvvisi distacchi della sua terra ferita. A Maierato questa mattina non c'era nessuno in giro per le sue strade, per i suoi vicoli. Un vero paese fantasma con vecchiette, avvolte nello scialle più scuro, traslocate con poveri fardelli e sguardi persi nel vuoto, materassi spostati dalla più solida staticità quotidiana. Un paese oggi ripieno di simboli di svuotamento e annullamento e da tanti mezzi di soccorso che illuminano di lampeggianti blu le belle stradine del centro storico, le chiese arroccate sulle scalinate e le case con il basilico nelle lattine dei pelati sull'uscio. Sono proprio tanti i lampeggianti blu accesi di tutte le forze di polizia, di vigili del fuoco, protezione civile e arpacal, polizia municipale e provinciale, di ambulanze e mezzi della croce rossa… La "terra ferita" maieratana, ripresa in diretta nel suo orribile moto dallo sguardo e dalla telecamera della giornalista Patrizia Venturini, è passata su tutti i canali televisivi di tutto il mondo ed ora è proprio davanti agli occhi di poche anime erranti di Maierato, di quei pochi rimasti in cerca delle proprie case per prendere le proprie cose, accompagnate rigorosamente da uomini dei vigili del fuoco e dalle tute fosforescenti degli uomini della protezione civile. Un troppo noto nastro rosso e bianco delimita, ancora una volta, le strade che finiscono improvvisamente nel nulla e nel vuoto della terra inghiottita. Accanto, poco lontano, la terra ferita si muove ancora imprevedibile, ma forse, ancora una volta, nella sua più drammatica prevedibilità. A Maierato sembra di essere tornati indietro nel tempo, a quando l'acqua piovana e le frane si portarono via Papaglionti di Zungri, altro paese calabrese ferito, centro interamente trasferito per frana, paese drammaticamente spaesato per sempre. Frana o non frana la Statale 522 a Pizzo? Frana o non frana a Vibo Marina? e a Longobardi? e Stefanaconi? e la strada di Pannaconi e quella di Sciconi, franerà o non franerà? Si può continuare a raccontare la storiella, in tema proprio con il periodo di San Valentino, della margherita e del "M'ama o non m'ama" ma non si può rischiare con un "frana o non frana". Forse le ferite di questa "terra ferita" hanno un feritore storico che ogni giorno si può trasformare in omicida. Come dire, ancora una volta un delitto annunciato.
Franco Vallone

Presentato a Vibo Valentia il volume "La Calabria" - Non saper leggere e scrivere; la cultura che si raccontava con la parola

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On martedì 16 febbraio 2010 at 1:05 PM

A Vibo Valentia, presso l'auditorium del Centro Sistema Bibliotecario Vibonese, si è svolta la presentazione del volume “La Calabria”, a cura di Filippo Curtosi e Giuseppe Candido, con interventi del regista Vittorio De Seta, di Giuseppe Braghò, Gilberto Floriani e dei curatori del volume. Un incontro organizzato dal Centro Sistema Bibliotecario di Vibo Valentia e dall'Associazione culturale “Non Mollare” di Pannaconi di Cessaniti.
Per chi conosce o crede di conoscere la nostra regione questi scritti, recuperati e riproposti ad una fruizione popolare da Giuseppe Candido e Filippo Curtosi, sono un vero e proprio viaggio nelle antiche costumanze di un tempo. Sono alcuni scritti de "La Calabria" di Luigi Bruzzano, selezionati e stampati oggi per offrire una sorta d'inedito itinerario effettuato senza alcuna retorica del tempo passato, senza nostalgie preconcette dell'antico che non c'è più dove tutto, per una sorta di di distorsione mentale di lettura dell'oggi, era più povero ma bello. Un viaggio in quella Calabria di fine ottocento tra contadini veri, tra gente sofferente di fatica e gioiosa del vivere quotidiano, tra lutti e feste, tra amore romantico e carnalità passionale, tra lavoro e gioco. È un viaggio, riletto simbolicamente, tra la gente che, quando raccontava, credeva profondamente a quanto veniva raccontato perché tutta la conoscenza posseduta era stata loro tramandata proprio attraverso racconti. In fondo, per chi non sapeva leggere e scrivere, questa era la vera e propria cultura, il racconto era tesoro, appartenenza alla comunità, era memoria e identità, conoscenza da tramandare, sapere personale e collettivo da trasmettere a chi veniva dopo, era la propria profonda cultura della memoria. Dopo i vasti recuperi archeologici del Settecento, l'Ottocento offre stimoli a tanti viaggiatori stranieri che scendono nel Sud Italia per vedere e descrivere in maniera oleografica. La tradizione orale diventa scritta, recuperata da appassionati studiosi, da chi aveva percepito profondamente il valore in essa racchiuso. Si comprende, negli scritti raccontati nelle pagine de “La Calabria” di Bruzzano e dei suoi collaboratori attivi in loco, una sorta di potere delle parole e una speciale coscienza nascosta nelle stesse parole, che viene alla luce come un prezioso reperto da recuperare subito e da studiare, da capire, da analizzare, esporre alla vista ed essere offerto alla conoscenza di più persone non per fini puramente folkloristici, ma per una comprensione più profonda e generale di forme culturali dinamiche e vitali che riescono a far conoscere e riconoscere la comunità a se stessa e, per la prima volta, anche agli altri che stanno al di fuori di essa. Ma quale vetrina, pur simbolica, poteva avere in quel tempo un canto, una leggenda popolare, un indovinello, un pregiudizio, un frammento orale descrivente ricette culinarie ed usi della medicina popolare, una credenza o altri detti e ridetti, racconti raccontati nei vari dialetti e da mille voci differenti. Quale potere culturale uniformato ci poteva essere in quelle parole raccontate in dialetto stretto e molte volte anche non dette affatto. In nome di una conoscenza più generale dei popoli dell'Italia meridionale si percepisce, già in quella remota epoca, la più alta considerazione della cultura subalterna che poi sono le tante culture popolari, le stratificazioni culturali che non sono morte nella memoria ma che vivono nel racconto, cambiano, progrediscono, si modificano e non solo si trasmettono. Il limite della lingua dialettale e della toponomastica locale viene superato da un interesse più ampio e profondo rivolto verso tutto ciò che viene recuperato dalla parola e dal dare parola alla gente, a pastori, contadini, pescatori, massari, coloni e fattori. È la storia della gente che vive la propria vita con le tante culture raccontate addosso, parole possedute, tramandate e con la convinzione che dentro queste parole raccontate, gridate, sussurrate o solo percepite nella metafora e nel non detto, ci sia racchiuso il potere infinito del sapere tramandato da migliaia di anni prima testimoniato da rimasugli archeo-linguistici, in similitudine con racconti greci, o con antichi residui e contaminazioni culturali di spagnoli, francesi, normanni, arabi, germanici..., reperti che vivono nel reperto vivo e nell'attuale contemporaneo del tempo. Il tesoro delle parole, recuperato da Luigi Bruzzano per la pubblicazione della sua “La Calabria” di fine Ottocento, scalfisce la barriera del mondo popolare del tempo passato e ricordato con il recupero, alcune volte davvero inedito, che scava nel tempo speciale delle feste, delle usanze e delle danze e dei passatempi del momento ludico, nel racconto delle nenie, nella descrizione di fatti e costumanze ritualizzate, del vitto e della cucina, della medicina popolare, del vestiario, delle superstizioni e delle credenze religiose, magiche e delle loro tante ritualità e liturgie. Ogni attività, anche la più semplice, non viene mai sottovalutata, viene percepita come azione detentrice di cultura capace di far luce sul carattere più profondo di un popolo del Sud e dei caratteri che ne reggono le sorti, percependo pregi e difetti ma anche coscienza del mantenimento di una resistenza di caratteri e caratteristiche di una identità culturale e del senso di appartenenza costruito dai calabresi, giorno dopo giorno, in migliaia di anni.
Franco Vallone

La scomparsa di Nicola Teti, grande “editore comunista milanese” di Polia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 12:18 AM

Si sono svolti Venerdì 12 Febbraio presso il cimitero di Lambrate, i funerali di Nicola Teti morto improvvisamente mercoledì scorso nella sua casa di Milano all'eta' di 80 anni. Nato il 9 marzo 1929 a Polia, in provincia di Vibo Valentia, Nicola Teti è stato un vulcanico editore comunista, particolarmente orgoglioso di aver dato vita alla monumentale opera in venticinque volumi di taglio marxista e materialista ''La Storia della Societa' italiana'', che negli anni Ottanta si avvalse della migliore storiografia di quegli anni (l'opera fu diretta da Giovanni Cherubini, Franco Della Peruta, Ettore Lepore, Giorgio Mori, Mario Mazza, Giuliano Procacci, Rosario Villari).
Dal lontano 1964, anno della morte di Palmiro Togliatti, Teti era l'editore del famosissimo ''Il Calendario del Popolo'', il periodico di storia e cultura della politica nato nel 1945 ed inizialmente edito dalla sezione propaganda del Partito Comunista Italiano. Presente in tutte le case del popolo italiane e diffuso soprattutto tra i tesserati comunisti, ''Il Calendario del Popolo'' toccò una tiratura molto alta con punte, per alcuni numeri e negli anni Cinquanta, anche di centomila copie e contribuendo alla formazione culturale e politica di milioni di militanti comunisti. Nelle prossime settimane uscirà proprio il numero 750 del ''Calendario'' preparato, come di consueto, direttamente dallo stesso Nicola Teti che, ricordiamo, è stato, nel campo dell’editoria di sinistra, un vero innovatore con idee sempre inedite, originali e proiettate nel futuro. Teti, l'editore milanese di Polia, passerà alla storia dell’editoria italiana anche per la pubblicazione e la divulgazione in Italia dei dieci volumi della “Storia Universale” dell’Accademia delle Scienze dell’URSS e per essere stato editore della prestigiosa rivista politico-teorica “Marxismo Oggi”. Nicola Teti amava presentare la sua casa editrice milanese all'insegna dello slogan ''Il coraggio della coerenza''. La "musa" ispiratrice principale della Casa editrice Nicola Teti è stata Clio, la musa della storia. “Oggi lo studio della storia è sotto attacco, quando non diventa addirittura terreno di scontro propagandistico, promosso dai cultori, spesso in malafede, di improbabili "libri neri"; l'irrazionalismo che viene da oltre Oceano tende a ridurre la storia a mero racconto, ad arbitraria creazione soggettiva, il cui tasso di verità è elemento trascurabile. Conoscenza storica, passione per la storia come veicolo di comprensione del presente, e coscienza civile vanno insieme”, questo diceva Nicola Teti mentre coinvolgeva centinaia di intellettuali e studiosi di primario rilievo culturale e con loro ha realizzato anche grandi mostre documentarie. Ricordiamo le esposizioni itineranti storico-documentarie e antirazziste “Macaronì e Vù Cumprà”, “Balie Italiane e Colf Straniere” e “Suonatori Girovaghi e Lavavetri”. Nicola Teti si era da tempo interessato al “Museo dell'Emigrazione “Giovanni Battista Scalabrini”, in questi anni ci aveva più volte chiamati al telefono per una collaborazione mirata alla realizzazione di una mostra sull'emigrazione calabrese nelle americhe, durante queste “comunicazioni” ci parlava spesso della sua Calabria lontana da Milano, della sue nostalgie, della sua memoria, dei suoi ricordi legati alla sua Polia e alle frazioni di Cellia, Poliolo, Minniti e Trecroci.
Franco Vallone

Restyling di "Amici della Calabria"

Pubblicato da Andrea Satriani | | Posted On mercoledì 10 febbraio 2010 at 9:02 PM

Dopo 2 anni e mezzo dall'apertura di questo Blog abbiamo pensato che fosse il caso di rinnovarne un pò l'aspetto. Nella speranza che le nostre pagine siano ancor più di vostro gradimento, aspetto vostri commenti e suggerimenti per migliorarci ulteriormente.
Andrea Satriani

Farsa e riscatto sociale. Tutte le persone che rappresentavano il Potere inevitabilmente venivano bastonate

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On martedì 9 febbraio 2010 at 12:48 PM

Anni addietro, dire Carnevale, per molte comunità calabresi, significava dire frassa . Essa veniva rappresentata in piazza e godeva della partecipazione di tutto il paese. La farsa costituiva un momento importante per il popolo, in quanto esso poteva, finalmente, far sentire la sua voce attraverso i suoi personaggi e le sue maschere tipiche.
Le farse più caratteristiche, e di indubbia validità storica e letteraria, in Calabria, sono quelle che hanno per protagonisti Carnevale e Quaresima. Lui si presenta al pubblico ben pasciuto, con cilindro e frac, làcero e sudicio; lei vestita di nero, segaligna, brutta e vecchia. Lui che mangia fino a strozzarsi, e lei che rimane digiuna. Sulla scena sono marito e moglie e se ne dicono di tutti i colori.
La farsa era un momento molto atteso da chi voleva cogliere l'occasione per mettere a nudo abitudini e difetti della gente comune. Ma, la farsa poteva anche essere utilizzata come riscatto sociale, fornendo al povero una rivincita contro il ricco, al servo una rivincita contro il padrone, al soldato contro il capitano. Tutte le persone, che rappresentavano il potere, inevitabilmente venivano bastonate. Non si salvavano dai duri colpi caricaturali neanche preti, medici, farmacisti, avvocati che rappresentavano la cultura ufficiale e conducevano un'esistenza carente di contenuti altruistici. L'obiettivo era quello di colpire un ambiente moralistico improvvisando discorsi su pulpiti fittizi, ribalte e tavolati su cui salivano le maschere abilitate a parlare. A parte Carnevale, anche Giangurgolo, maschera calabrese, aveva il vizio di mangiare e bere; sciocco ma furbo riusciva sempre a cavarsela con i suoi raggiri, in quanto sciocco, le cose che egli diceva non venivano prese sul serio. Ecco allora in cosa consiste la grande strategia del popolo: esprimere il proprio pensiero facendo parlare personaggi a cui è permesso parlare.

Quando parliamo di farse calabresi, parliamo di teatro anonimo. Ma non perché si sia smarrito il nome dell'autore ( al contrario, in ogni paese o città della Calabria c'è sempre un buon informatore pronto a parlarci di un'altra persona, chiamandola per nome o soprannome, indicandola come uomo di penna e quindi capace di creare dialoghi e monologhi per ogni occasione ) ma perché è spesso il risultato di molteplici creazioni individuali. Per capirci, ci sono paesi in cui la stessa farsa viene ripetuta per anni, ma ogni volta con le opportune modifiche, in quanto il fine principale è quello di fare " satira " su un fatto realmente accaduto. Ciò comporta una serie di interventi e manipolazioni su una struttura già consolidata e ( cosa più importante ) condivisa da tutta la comunità. Col cambiare, quindi, degli avvenimenti, cambiano ruoli e personaggi e tutto ciò comporta, inevitabilmente, la creazione di un'opera nuova. Un tema più volte affrontato nelle varie località calabresi, ad esempio, è quello delle donne " fedigrafe e svergognate " che ci rimanda formalmente a quel vecchio filone del mondo classico, ripreso successivamente in epoca rinascimentale, della " beffa dopo l'inganno ". La " satira " a volte era molto forte ed altrettanto esplicita, per cui succedeva spesso che la persona chiamata in causa, abbandonava la piazza, nascondendosi il viso dalla vergogna. Nella farsa poteva succedere di tutto: travestimenti, beffe, equivoci, inganni, bastonatute. In essa tutto era permesso, perché l'obiettivo era soltanto uno: provocare nel pubblico quella sincera e schietta risata.

Il genere farsesco, oggi è un po' disusato, sebbene molti personaggi tipici ricorrano, ancora, nello spettacolo di rivista e nelle scenette comiche televisive. Nell'era di Internet e di villaggio globale si sente il bisogno di confrontarsi solo con i modelli che i grandi mezzi di comunicazione di massa ci offrono. Le vicende locali non entrano più, come una volta, nelle coscienze delle persone. Ma c'è da chiedersi: che cosa sono le esilaranti satire politiche del Bagaglino, se non la versione televisiva della antica ed eroica farsa teatrale?
Carlo Grillo

Storia di Badolato dal 1080 al 2009

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 12:41 PM

In Italia ci sono 8100 comuni e tra questi sono ancora troppo pochi coloro i quali possono vantare una vera e propria "Storia" scritta, cioè un'opera di memoria sociale degna di questo nome, condotta e prodotta con severi criteri storici e scientifici. Ebbene, da oggi Badolato (nella Calabria jonica della provincia di Catanzaro) è uno di quei comuni che hanno il privilegio di poter contare su un resoconto assai documentato della propria "Storia" lunga mille anni.
Infatti, lo storico locale, ma di cultura e di fama internazionale, prof. Antonio Gesualdo, giornalista nonché rettore dell'Università dei Popoli, ha dato alle stampe, a proprie spese, il volume "Storia di Badolato dal 1080 al 2009" consistente in ben 696 pagine, graficamente fitte fitte ed eleganti, corredate da 32 figure a colori e 77 figure in bianco e nero, a tutta pagina. Stampato presso lo stabilimento litografico Abramo di Caraffa di Catanzaro, tale monumentale opera è costata oltre trenta anni di ricerche e stesure (12.210 fogli preparatori scritti a mano e 4897 fogli scritti a macchina) al virtuosissimo Autore, il quale ha usato ben 33.198 documenti di 23 archivi pubblici e privati ed ha consultato 14 biblioteche in Calabria e a Napoli, nonché 24 riviste specializzate e 1239 volumi a stampa. Uno sforzo esistenziale straordinario (pure economico) che ha costretto Antonio Gesualdo, nato il 4 gennaio 1936, ad un impegno redazionale davvero certosino e ad un assai disciplinato e severo stile di vita senza cui una simile opera non poteva essere portata a termine con perizia e successo.
Il volume, fresco di stampa, è pregevole pure dal punto di vista editoriale poiché è un'opera in-8 (cm 17,5 x 24,5), ben cucita, rilegata in tela con titoli in oro e sovracoperta a colori raffigurante la congiura di Tommaso Campanella contro gli Spagnoli. Stampata in appena trecento copie, l'opera è disponibile unicamente presso lo stesso Autore in Badolato Superiore ad un prezzo fin troppo contenuto rispetto al costo affrontato concretamente e ai decenni di indefesso ed intenso lavoro.
Gli argomenti trattati si avvalgono di numerose note documentarie ed esplicative ed iniziano con la fondazione ufficiale del borgo nel 1080, sulle pendici occidentali del monte San Nicola delle cosiddette Serre Calabre a tre chilometri dal mare, ad opera del duca normanno Roberto il Guiscardo per motivi prettamente difensivi. Infatti, a tale proposito, la riproduzione di un grande dipinto (2 metri per 1,60) collocata alla pagina 146 (figura 16) presenta il borgo fortificato di Badolato, completo delle sue poderose ed imponenti mura perimetrali intatte, con al centro dell'abitato il castello turrito e la torre civica campanaria di allerta, ancora nell'anno 1658, prima che una serie di terremoti e di alluvioni ne devastassero il compatto impianto urbano, uno dei più muniti ed inaccessibili del Sud Italia. Tale figura, finora sconosciuta perché appartenente ad una collezione privata, costituisce un vero e proprio "scoop" che, assieme a tante altre figure e notizie del tutto inedite, rendono magnifica ed inimitabile per chissà quanti decenni ancora questa magnifica opera di Antonio Gesualdo, preziosissima pure per la stessa storia della Calabria e in particolare per la storia dei paesi dell'esteso comprensorio badolatese, sia rivierasco che montano.
Intanto, fra qualche mese andrà in stampa in tre volumi, sempre presso Abramo, una "Storia della Calabria" scritta dallo stesso prof. Antonio Gesualdo, personaggio che vanta una interminabile lista di pubblicazioni e di referenze socio-culturali e che resta un punto di riferimento per studiosi, documentaristi e giornalisti provenienti da ogni parte del mondo per meglio conoscere la Calabria e in particolare quella Badolato che, già con un iter storico di tutto riguardo a livello mediterraneo, sale spesso alla recente ribalta internazionale, come dal 1986 per la vicenda del "paese in vendita" e dal 1997 per essere "paese di accoglienza" per profughi di numerose nazionalità e sede del CIR regionale (Consiglio Italiano per i Rifugiati).
Dr. Domenico Lanciano

Presentato al Circolo Unione il primo volume di Giusy Bressi "RICOMINCIO DA QUI"

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 12:34 PM

Catanzaro - "Un libro originale e soprattutto passionale", così Giovan Battista Scalise, dirigente scolastico e addetto culturale dell'Accademia dei Bronzi, ha introdotto l'altra sera, nei saloni del Circolo Unione di Catanzaro, la presentazione del volume "Ricomincio da qui" di Giusy Bressi, edito da Ursini, alla presenza di un pubblico selezionato che ha condiviso con l'autrice la scelta di raccontare alcuni dei momenti più belli da lei vissuti a San Floro prima di trasferirsi a Milano.
"Giusy - ha invece sottolineato Vitaliano Rotundo, dirigente scolastico - ha realizzato il suo sogno partendo con un solido carico di speranze. Partendo porta con sé la sua valigia ma non abbandona mai i sentimenti forti, non rinuncia alla sua innata carica di valori. "Ricomincio da qui" è un testo fortemente descrittivo, ma indubbiamente anche narrativo".
Cinquantenne, nata a San Floro ma da molti anni trapiantata a Milano, imprenditrice nel campo dell'estetica e del benessere, Giusy Bressi con "Ricomincio da qui" racconta la sua vita in un piccolo ma godibilissimo scritto dai contenuti emotivi in cui si mescolano passato, presente e futuro. Una pubblicazione dove riecheggiano, senza eccessivi toni nostalgici, ataviche costumanze della terra calabra dove ella è nata.
Una vita travagliata quella di Giuy, madre e femmina, che, con impareggiabile fierezza, la rende pubblica annunciando la volontà di mettere un punto su un passato del quale nutre indelebili ricordi.
"Leggere le pagine del suo libro, impreziosito da un'opera del maestro Leonardo Pontieri di Crotone, è come leggere problematiche e sacrifici comuni a migliaia di donne dedite alla famiglia e al lavoro in ogni angolo del mondo. Sacrifici che, in certi casi, come quello di Giusy, finiscono nel dimenticatoio trasformandosi in un inutile eroismo quotidiano.
Il libro, inserito dalle edizioni Ursini nella collana "Incontri", è un diario dai toni misurati che svela un forza evocativa a tratti celata da mesti sentimenti tali da renderla protagonista di una realtà, quella del terzo millennio, piena di interrogativi. Per questo le pagine di Giusy superano il circoscritto mondo personale e vanno dritte al cuore di tante donne.
L'autrice non è però alla ricerca sfrenata della parità. E' consapevole che parità non significa sciocca equivalenza di genere fra uomo e donna, fra marito e moglie, semmai vite che mettono insieme la progettualità e i valori più importanti per la crescita umana e sociale.
Di tutte le sfolgoranti passioni che inondano la giovinezza della donna ella percepisce che c'è un progredire negli anni, assiste con dignità e vitalità alla perdita dei doni più dolci come la bellezza dell'adolescente che incontra l'amore, ma anche alla perdita di questo e che gradatamente si trasforma in amicizia, coraggio, volontà, rassegnazione.
Da donna, l'autrice si pone in situazione critica, oggettiva se stessa raccontando "più che la mia vita, la vita di una donna", quindi esamina la condizione femminile in relazione alle sfide della società, alla collocazione nella situazione socioeconomica delle donne, al rapporto donna e lavoro, alla violenza che sotto mille sfaccettature la donna occidentale ancora subisce, anche quando giovane e concorrente sembra uscirne vittoriosa.
"Grazie a tutti, - ha commentato alla fine l'autrice - ma soprattutto grazie a Silvestro Bressi per avermi fatto conoscere l'editore Ursini. Senza la sua paziente e qualificata mediazione sono sicura che questo libro non sarebbe stato mai pubblicato. Sono orgogliosa di essere calabrese e, soprattutto, di rappresentare una delle tante donne che sono andate via per necessità, ma che non hanno mai interrotto il loro legame affettivo con questa bellissima regione".

La Provincia di Vibo inventa 5 Circondari e moltiplica le poltrone.

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On mercoledì 3 febbraio 2010 at 2:08 PM

E' notizia apparsa oggi sul sito del Corriere della Sera che la Provincia di Vibo Valentia ha sentito la necessità di creare 5 Circondari per far sentire la Provincia più vicina ai cittadini.
Leggere la notizia è stato uno schock!
Ma come una povincia piccola di 50 comuni molti dei quali piccolissimi, che continuano ad esitere come amministrazioni locali autonome solo per l'inerzia della storia ma senza nessuna razionalità sociale si inventa i Circondari!?!?!
Ma l'hanno spiegato al Presidente che la Provincia è la più povera d'Italia? Che è agli ultimi posti in Europa? Non sarebbe più utile preoccuparsi di turismo ed ambiente non di Circondari?
Questa è una decisione fuori dalla storia solo chi è privo di idee e non capisce il senso degli eventi può concepire qualcosa di simile!!
Comunque deduco che il Presidente ha bisogno dei Circondari per capire che strade come quelle della Provincia (giusto per fare un esempio) si trovano solo in qualche paese del Nord Africa ma in nessuna altra parte d'Europa!!!
Antonio Parbonetti