Piace l'idea del Ministro Brambilla di valorizzare i paesi-balcone e tutti i "panorama-point"

Pubblicato da Andrea Satriani | | Posted On venerdì 30 ottobre 2009 at 3:59 PM

Alla fine dello scorso mese di settembre Domenico Lanciano, responsabile dell'Università delle Generazioni, ha scritto una lettera al Ministro del Turismo on.le Michela Vittoria Brambilla per chiederle di esaminare l'idea-progetto di valorizazione dei cosiddetti "paesi- balcone" cioè tutti i punti panoramici, i "Panorama Point" esistenti in Italia, specialmente dei "paesi-belvedere" e dei "paesi-bellavista".
Ecco la risposta del ministro, datata 22 ottobre 2009: "Gentile dott. Lanciano, ho letto con interesse il progetto che mi ha sottoposto, perché il tema della valorizzazione delle risorse paesaggistiche italiane è di indubbio interesse, ed ho apprezzato lo spirito di collaborazione sotteso all'iniziativa. Le politiche avviate dal Governo e l'impegno degli operatori hanno consentito la sostanziale tenuta del turismo italiano nel corso della stagione 2009, nonostante la difficile congiuntura internazionale. Rimane ancora molto da fare affinché l'Italia esprima per intero le potenzialità che possiede. Pertanto, nel ringraziarLa per i Suoi graditi suggerimenti e per lo spirito di cooperazione dimostrato, Le comunico che il progetto sarà esaminato con la dovuta attenzione e valutato nell'ambito delle iniziative programmate dal Ministero del Turismo. Colgo l'occasione per inviarLe cordiali saluti. Firmato Michela Vittoria Brambilla".
L'Università delle Generazioni, intanto, esorta i responsabili delle nostre istituzioni locali e gli operatori turistici ad aumentare la valorizzazione dei numerosi punti panoramici con un particolareggiato censimento e, quindi, con l'impianto di una segnaletica appropriata, inserendoli non soltanto nei circuiti turistici ma anche nella programmazione di eventi e di manifestazioni. L'esperienza turistica di questi ultimi decenni incoraggia l'adeguata valorizazione dei siti panoramici, dei "Panorama Point" poiché i visitatori solitamente restano assai stupiti, emozionati ed incantati dinanzi ai nostri panorami mozzafiato, ai quali noi siano abituati e magari non ci facciamo più caso, mentre per coloro che vengono da lontano, specialmente dalla grandi e piatte pianure del mondo, l'effetto delle bellezze panoramiche è davvero tanto grande e straordinario che le espressioni di meraviglia sono sempre suggestive ed indicative del gradimento, spesso frammezzate da un ripetuto "Oh, my God!" (Oh, mio Dio!).
Dr. Domenico Lanciano

Roma, aperto il Mei, Museo dell'Emigrazione Italiana: la raccolta de "Le Stanze della Luna" di Vibo Valentia esposta nel Complesso del Vittoriano

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On martedì 27 ottobre 2009 at 8:14 AM

Ci sono voluti quasi tre anni per realizzare, nei 400 mq della ex Gipsoteca dell'Altare della Patria, il Museo dell'emigrazione italiana (Mei), che venerdì 23 ottobre ha aperto i battenti nel complesso del Vittoriano alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente della Camera Gianfranco Fini, accompagnati dal Ministro per i beni culturali, Sandro Bondi e dal Sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica. Da ora in poi, anche se a livello locale i numerosi musei sull'emigrazione continueranno a ricordare i migranti di una data area geografica, ci sarà un unico "contenitore" a raccontare nel suo insieme un'esperienza tanto complessa. "Abbiamo riletto il fenomeno della storia dell'emigrazione con un andamento cronologico - precisa il direttore del Mei Alessandro Nicosia, presentando il museo, promosso dal ministero degli Affari esteri con la collaborazione del ministero per i Beni e le Attività culturali. Essendo un museo gratuito rivolto al grande pubblico del Vittoriano e agli studenti, abbiamo voluto semplificare la lettura. La data simbolica d'inizio è il 1861, anno dell'unificazione italiana, anche se l'emigrazione iniziò molto prima. Attraverso sei sezioni si arriva fino ai giorni nostri, con i casi di affermazione di oriundi italiani in sempre più campi e l'inversione dei rapporti, con l'Italia che dal 1976 diventa un Paese in cui i flussi in entrata iniziano a superare quelli in uscita. Ma l'aspetto più importante è quello dell'unità nella diversità, perché l'emigrazione fu un fenomeno caratterizzato da innumerevoli flussi locali". All'interno, nelle varie stanze lo strumento multimediale la fa da padrone. Mentre una particolare sezione della Mostra pone all'attenzione le migliaia di espatriati da ogni singola regione e la loro destinazione verso territori diversi. "Un modo per sfatare alcuni luoghi comuni - aggiunge Nicosia - perché il primato spetta al Veneto, seguito dal Friuli, mentre solo a partire dal secondo dopoguerra la Sicilia sale sul gradino più alto della classifica, anche per effetto delle partenze verso il Nord industrializzato". Migrazione interna alla quale è dedicata una specifica sezione, con i filmati dell'istituto Luce e delle Teche Rai (molti inediti) che testimoniano. Nella parte finale del percorso espositivo si può consultare una biblioteca sull'argomento e disporre di una sala cinema dove viene proiettato un documentario dal titolo ''L'Emigrazione Italiana e il Cinema'' con interventi, tra gli altri, di Emanuele Crialese, Carlo Lizzani, Enrico Magrelli, Citto Maselli, Giuliano Montaldo, Gabriele Salvatores, Pasquale Scimeca, Pasquale Squitieri, Daniele Vicari, Nello Correale. Ma il Museo contiene anche documenti d'archivio. Fra i pezzi pregiati, anche alcuni cimeli storici, dai quaderni di scuola recuperati dalla Società Dante Alighieri a due organetti originali utilizzati per le vie di Buenos Aires da migranti siciliani a inizio secolo fino al modellino della nave Roma, una delle prime a effettuare le traversate transoceaniche e a portare in America gli emigrati a livelli "industriali". Numerosi e prestigiosi i Prestatori: oltre 40 tra i quali la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Rai Teche, l'Istituto Centrale per i Beni sonori e audiovisivi, l'Archivio Centrale di Stato, l'Istituto Luce, la Fondazione Cresci, la Società Dante Alighieri, la Società Umanitaria di Milano, l'Archivio Storico della città di Torino e diversi collezionisti privati.
Ed in qualità di prestatore è presente Franco Vallone, già direttore del Museo dell'Emigrazione Giovan Battista Scalabrini, con una parte importante della sua raccolta privata de "Le Stanze della Luna" di Vibo Valentia, che rappresenta dignitosamente la Calabria, una delle realtà geografiche italiane ad aver alimentato maggiormente a cavallo dell'Ottocento/Novecento il fenomeno dell'emigrazione in tutto il mondo, nelle Americhe, in Australia e nei Paesi europei. Invitato dagli organizzatori, Franco Vallone ha messo a disposizione materiali documentari testimoni dei momenti significativi e dei ricordi indelebili della diaspora calabrese che ora si possono toccare con mano, studiare e fotografare: cimeli, fotografie, bauli, documenti di identità, di viaggio, che contribuiscono a raccontare gli emigrati calabresi. "Non è la prima volta - dice Franco Vallone, accompagnato per tutto il percorso della Mostra dal ricercatore Salvatore Libertino e dal glottologo Michele De Luca - che la raccolta viaggia da un posto all'altro. In passato con questo stesso materiale aveva allestito a Vibo Valentia la mostra "Il Baule dell'Emigrante", e il Museo Calabrese dell'Emigrazione Scalabrini prima a Vibo e successivamente a Francavilla Angitola ed aveva collaborato più volte alla realizzazione di eventi e mostre internazionali prendendo parte a quella dell'emigrazione italiana in America "The World in my Hand", curata dal compianto Paolo Cresci e svoltasi nel cuore ancora pulsante dei migranti verso gli USA, ad Ellis Island di New York nel 1997, e poi, successivamente, alla Fiera Internazionale del Libro a Torino e alla mostra allestita presso il Municipio di Brooklyn, ancora a New York. Tra i numerosi pezzi, tra gli oggetti e i documenti trasferiti a Roma, tanti materiali documentari provenienti da Favelloni di Cessaniti, Briatico, San Costantino Calabro, Francavilla Angitola, dal Vibonese e da altre aree della Calabria: due antichi bauli, uno di fine Ottocento ed uno del 1910; un raro menu di terza classe stampato in rosso e differenziato, nel mangiare quotidiano dei trenta giorni di viaggio, per aree geografiche di provenienza dei migranti; ricevute di rimesse di danaro di banche americane e argentine, immaginette sacre, attrezzi da lavoro di un barbiere ambulante, libretti di risparmio, un portafogli dalle mille tasche, un certificato argentino di buona condotta, un certificato di matrimonio per uso emigrazione e tante bellissime fotografie testimoni delle lontananze fisiche e delle vicinanze del cuore. Il baule di fine ottocento, esposto attualmente al Vittoriano - continua Vallone - ha un una storia molto singolare. Gli emigranti lo prendevano in affitto per trasportare masserizie durante i loro viaggi. Dopo le traversate sull'Oceano, su quel "mare grande quanto il cielo", il baule ritornava regolarmente in Calabria pronto per essere affittato per un altro viaggio. La 'ditta' che fittava il baule aveva sede a San Costantino Calabro, in provincia di Vibo Valentia. La parete esterna del prezioso 'baullu', ormai a riposo, è ancora piena di targhette ed etichette d'imbarco che si sono accumulate nel tempo, durante le continue e numerose traversate oceaniche verso la Merica.
Franco Vallone

Festival Internazionale del Cinema dal 26 al 28 ottobre al Teatro Comunale di Cetraro (CS)

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , | Posted On at 7:58 AM

Tra gli eventi del Festival si segnala quest’anno la partecipazione del regista Mario Monicelli. Quest’anno gli sarà attribuito e consegnato il “Cristo d’argento” durante la serata finale del Festival, il 28 ottobre.
Riconoscimento speciale ai registi Chiara Rapaccini e Berardo Carboni. Premio Simona Gesmundo corti di animazione al regista messicano Jonathan Ostos Yaber e alla regista polacca Joanna Jasiñska - Koronkievicz.
Il Premio Simona Gesmundo Corti d’Animazione, promosso dall’Associazione del Premio Simona Gesmundo, Presidente Gaetano Gesmundo, è parte integrante del Festival Il Fiore di ogni Dove, ideato e diretto da Matilde Tortora, voluto e realizzato dal Laboratorio Sperimentale Giovanni Losardo, Presidente Gaetano Bencivinni.
Giorno 26 ottobre saranno premiati per la sezione comunicazione la giornalista del TG3 Livia Blasi, la cantante jazz Rosa Martirano e Roberto Musolino per il video musicale “Alba Chiara”, l’etnomusicologo Carlo Grillo e Stefano Occhiuzzi per la colonna sonora di “Non vivere in silenzio”.
Sarà inoltre presentato “Arte e Cultura del Tirreno Cosentino” di Carlo Andreoli, saranno premiati per la fotografia Antonio Mancuso e l’attore Antonio Fulfaro per la voce fuori campo del video “Gozo, Island of Joy”.

Angelo Laganà: re di Cuba

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On lunedì 26 ottobre 2009 at 2:13 PM

Saranno ormai oltre dieci le tournée effettuate a Cuba da Angelo Laganà, il cantautore e concertista calabrese di Roccella Jonica (Reggio Calabria) che sta sempre di più conquistando la maggiore delle isole caraibiche con il suo "acordeon" cioè la fisarmonica-midì, uno strumento finora sconosciuto nella patria della musica più ritmica ed appassionata del mondo. Ebbene, il più lusinghiero e significativo successo del nostro conterraneo è stato proprio quello di far amare al raffinato pubblico cubano le sonorità di questo originale strumento assieme alle sonorità della Calabria, dell'Italia e del Mediterraneo a tal punto che adesso sono numerosi gli artisti cubani che vogliono suonare con il maestro Laganà. Nella tournée appena conclusa è stata la volta di Manolito Simonet e di Giraldo Piloto, due autentici idoli della musica latino-americana. Gran parte dei concertisti cubani desiderano intrecciare le loro note e le loro voci con l'acordeon di Angelo Laganà il quale ha già ricevuto l'invito di suonare, nella sua prossima tournée, addirittura con l'Orchestra della Radio-Televisione Cubana diretta da Victor Torres.
Già battezzato "genio de l'acordeon", di Angelo Laganà hanno splendidamente scritto tutti i giornali dell'isola, in particolare il quotidiano "Granma" che è il più importante di Cuba non soltanto perché è l'organo ufficiale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Fidel Castro ma specialmente perché entra in tutte le case in milioni e milioni di copie. Per tale motivo e per il fatto che tutte le radio e le televisioni cubane lo hanno lungamente intervistato, trasmettendo pure la sua musica, l'artista calabrese sta diventando ormai uno degli italiani più famosi ed amati a Cuba, tanto che è stato ricevuto pure dal nostro ambasciatore Domenico Vecchioni. I video-documentari girati durante i suoi concerti fanno vedere i lunghi e calorosi applausi, quasi sempe fatti all'impiedi, le ovazioni, l'affetto e l'ammirazione di cui gode il nuovo "re di Cuba" che affascina e fa cantare tutti i cubani.
Laritza Gonzalez Mayeta, una delle più importanti esperte di musica latino-americana, ha scritto che Angelo Laganà è un vero e proprio "uomo-orchestra" ... "uomo carismatico e talentuoso" ... "un musicista di cuore e di scuola" che è riuscito a spopolare nella "capitale mondiale della musica" e che "pure per questo ha ben meritato il premio della popolarità e di un autentico amore da parte di un pubblico difficile da sedurre". La Gonzalez conclude il suo lungo ed osannante articolo dicendo "Il popolo cubano, che ora può godere della tua musica, ti ringrazia e ti aspetta sempre con immenso affetto!".
Oltre agli apprezzamenti artistici più sperticati del pubblico e della critica, il nostro Angelo Laganà ha ricevuto un premio speciale dalle istituzioni cubane "Por su contribucion al desarollo de la nuestra cultura" poiché l'artista calabrese sta tessendo in questi ultimi dieci anni una vera e propria tela culturale tra la Calabria e Cuba rendendo la Calabria i Caraibi del Mediterraneo e Cuba il Mediterraneo dei Caraibi. Infatti, da vero ambasciatore culturale, Laganà nei suoi concerti e nelle numerose apparizioni televisive, oltra al fascino della sua musica, presenta il documentario "Capo Sud" con le immagini più belle della Calabria da lui stesse girate con amore e maestria.
Adesso, forse toccherebbe alle istituzioni regionali calabresi dare un qualche riconoscimento a questo poliedrico artista che da oltre cinquanta anni porta in tutto il mondo il suo grande amore e la sua più autentica devozione per la nostra migliore Calabria. Anzi, sarebbe opportuno che la stessa Regione Calabria utilizzasse Angelo Laganà e la sua musica come "testimonial" dell'immagine socio-turistica del nostro territorio in ogni parte del mondo. Si sa che i migliori ambasciatori di una nazione sono proprio principalmente la musica e lo sport, e la musica di Angelo Laganà riesce a stregare proprio tutti ed ovunque. Per tutti questi successi, per il suo grande ed instancabile lavoro sociale, lungo oltre 50 anni, e per i suoi inimitabili meriti artistici
(tra l'altro è autore di oltre 500 canzoni), in questo anno 2009, Laganà ha ricevuto il prestigioso premio "Una vita per la cultura" (una specie di "oscar alla carriera") mentre è già stato giustamente inserito tra "I giganti della Calabria".
Dr. Domenico Lanciano

Acque avvelenate, pesca proibita. Ma il divieto viene ritirato

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 21 ottobre 2009 at 9:43 AM

Arsenico e cobalto in quantità tali da "superare il valore di concentrazione delle soglie di contaminazione nei sedimenti marini" e "un valore molto alto per l'alluminio e i valori del cromo". Sono questi i motivi per cui il 18 aprile del 2007 la Capitaneria di Porto di Cetraro vietò la pesca nel mare antistante il Comune calabrese. E' scritto nell'ordinanza n 3 del 2007 firmata dall'allora comandante Sergio Mingrone. I campionamenti erano stati predisposti l'anno precedente dalla Procura di Paola ad una profondità compresa tra i 370 metri e i 450 metri nelle acque di Belvedere Marittimo e di Cetraro. Ed erano arrivati all'attenzione del Ministero dell'Ambiente. Le acque sono le stesse dove oggi si effettua il monitoraggio di quello che potrebbe essere il relitto della Kunsky, la nave che, secondo il pentito di 'ndrangheta Fonti, sarebbe carica di veleni.

L'ordinanza della Capitaneria di porto ebbe vita breve. Un anno e quattro mesi dopo la sua emanazione venne ritirata. Effetto di una riunione che si svolse il 7 agosto 2008 sempre presso la Capitaneria alla quale parteciparono i rappresentanti dell'Asl di Paola, della Provincia di Cosenza, dell'Arpacal, due addetti della polizia giudiziaria ambiente della Procura. Grandi assenti invece la Regione Calabria e i sindaci dei Comuni costieri: Cetraro, Belvedere, Acquappesa, Guardia e Sangineto. In quell'occasione si stabilì che le sostanze inquinanti individuate solo un anno prima, o non erano più presenti in acqua o non erano più nocive. Il giallo dell'ordinanza è solo un altro tassello di un puzzle complicato che riguarda i rifiuti tossici stoccati illegalmente in Calabria. E non solo quelli che potrebbero essere nascosti nel relitto della "presunta" Kunsky. La caccia ai rifiuti infatti prosegue anche a terra. Tre sono i siti nel mirino della Procura di Paola. Si trovano tutti ad Amantea - Serra d'Aiello nei pressi del torrente Oliva, dove si inspiaggiò nel '90 la nave Jolly Rosso. Riguardano un torrente dove è stata già rilevata la presenza di mercurio, metalli pesanti, non radioattivi; una collina di 40 - 50 mila metri cubi di terra dove è stato trovato mercurio a concentrazione altissima e cesio 137. E, infine, una cava. Una situazione esplosiva che i sindaci della costa tirrenica calabrese vogliono sia ben indagata dal governo. Proprio ieri, a palazzo Chigi, una delegazione capitanata dall'assessore all'ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, ha protestato con il sottosegretario Roberto Menia.
Anna Maria De Luca (da la Repubblica del 21 ottobre 2009)

Assegnati i premi "I Giganti della Calabria" per il 2010

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On giovedì 15 ottobre 2009 at 2:09 PM

Le tre associazioni culturali "Amici della Calabria" di Isernia (presidente l'avv. Francesco La Cava), l'Università dei Popoli di Badolato (rettore il prof. Antonio Gesualdo) e l'Università delle Generazioni di Agnone (responsabile il dr. Domenico Lanciano) hanno assegnato i Premi "I giganti della Calabria" a quattro eminenti personalità che (questa la motivazione) "hanno dato e continuano a dare prestigio alla Calabria in Italia e nel mondo". Tale premio è già considerato come il "Nobel calabrese" o come "l'Oscar alla carriera". Giganti della Calabria per il 2010 sono Vittorio De Seta, Angelo Laganà, Enzo Mirigliani e Francesco Tassone.
Vittorio De Seta, nato nel 1923, è considerato il padre del documentario antropologico italiano: celebri, infatti, i suoi cortometraggi realizzati specialmente nel mondo del lavoro più sfruttato ed umile nei difficili anni cinquanta in Calabria, Sicilia, Sardegna (pescatori, contadini, minatori, pastori, emarginati o dimenticati). La raccolta di tutti questi ormai storici documentari sono stati recentemente raccolti in una pregevole riedizione intitolata "Il mondo perduto". Come regista di lungometraggi, Vittorio De Seta ha realizzato numerosi film, alcuni dei quali hanno destato molto scalpore, come "Banditi ad Orgosolo" (1961) vincitore al Festival di Venezia, come "In Calabria" (1993) o come il più attuale "Lettere dal Sahara" (2006) sull'immigrazione clandestina degli africani in Europa. Qualche anno fa il famoso regista americano Martin Scorsese ha acquistato i diritti di buona parte delle opere cinematografiche del grande maestro che solitamente vive, facendo l'agricoltore, nel suo feudo di Sellia Marina, sulla costa jonica della provincia di Catanzaro.
Angelo Laganà, dopo Mino Reitano ed Otello Profazio, è il cantautore calabrese più conosciuto all'estero. Nato nel 1939 in Mèlito Porto Salvo (Reggio Calabria) è stato conduttore televisivo a Telebiella assieme all'ormai più famoso Ezio Greggio durante il debutto della TV italiana via cavo, ai primi anni settanta.
Ha composto oltre cinquecento canzoni, alcune delle quali sono state sigle di programmi televisivi Rai. Specialista nella fisarmonica-midì (acordeon) da quindici anni fa impazzire il pubblico di tanti paesi del mondo, specialmente a Cuba dove ormai è diventato un vero e proprio idolo musicale. Genio poliedrico, Angelo Laganà, che vive a Roccella Jonica (RC), è anche giornalista, editore, fotografo, documentarista e persino industriale della liquirizia calabrese nell'azienda fondata dal
padre negli anni cinquanta.
Enzo Mirigliani è nato nel 1917 a Santa Caterina dello Jonio, in provincia di Catanzaro. E' assai noto per il fatto che da oltre cinquanta anni organizza (adesso, assieme alla figlia Patrizia) il celebre concorso di bellezza "Miss Italia" cui si è aggiunto quello di "Miss Italia nel mondo". L'amministrazione comunale del suo paese natio, presieduta dal dott. Domenico Criniti, ha
deliberato la realizzazione del "Museo di Miss Italia" dove grande spazio verrà dedicato soprattutto proprio ad Enzo Mirigliani, suo concittadino illustre, e alla sua famiglia.
Francesco Tassone è nato a Spadola, nelle Serre calabresi, nel 1926 ma da una vita abita ed opera a Vibo Valentia dove esercita la professione di avvocato, dopo essere stato a lungo magistrato. Il suo immenso amore per la propria terra e la propria gente lo porta a realizzare, ormai da oltre sessanta anni, un grande lavoro politico-sociale attraverso varie iniziative che si
ispirano al valore della "cittadinanza". Tra tanto altro, dagli anni sessanta è animatore della rivista "Quaderni del Sud - Quaderni Calabresi" mentre dal 1971 cura le edizioni di "Quale cultura" (che hanno prodotto finora oltre 150 importanti pubblicazioni di altrettanti autori) e, sempre dal 1971, porta avanti con tenacia le assai significative esperienze socio-politiche del Movimento Meridionale.
Domenico Lanciano
portavoce dell'Ass. Culturale Amici della Calabria di Isernia

Gli Amici della Calabria di Isernia offorno a Venditti "redento" l'iscrizione onoraria alla loro associazione

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 11:00 AM

Nei giorni scorsi il cantautore romano Antonello Venditti pare abbia avuto espressioni tali verso la Calabria che non è andata giù né ai calabresi né al resto degli italiani. Ha provocato un vero e proprio putiferio, specialmente mediatico, pure a livelli internazionali presso le comunità dei nostri connazionali.
Così, l'artista, ufficialmente "redento", si è trovato costretto a chiedere scusa dai microfoni di Radio Touring di Reggio Calabria. Ma per l'associazione culturale "Amici della Calabria" di Isernia non bastano le scuse. Infatti, il presidente avv. Francesco La Cava, prendendo comunque benevolmente atto delle sue giustificazioni, come segno di buona volontà offre ad Antonello Venditti l'iscrizione onoraria all'associazione e ha chiesto al famoso cantautore, tramite il suo amico fraterno Angelo Laganà di Roccella Jonica, di scrivere una canzone per la Calabria e di presentarla, poi, durante un concerto gratuito che potrebbe avere luogo a Reggio oppure in altra città della regione così tanto ingiustamente vituperata.
Domenico Lanciano
portavoce dell'Ass. Culturale Amici della Calabria di Isernia

Stigmate, showgirls e mafia. L’Italia di Berlusconi in un villaggio del Sud

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , | Posted On lunedì 12 ottobre 2009 at 8:18 AM

Uno spettacolo con una showgirl da calendario, i famosi (e divorziati) Albano e Gigi D’Alessio ed alcune stelle di Mediaset si è tenuto a Paravati, un piccolo paese nel cuore della Calabria, alla fine di agosto. Tutti insieme per celebrare il compleanno di una mistica nota per i suoi incontri con la Madonna, i contatti con l’aldilà e le stigmate. Ma anche per raccogliere ulteriori fondi - secondo la “volontà” della madre di Dio - per una grande struttura religiosa, parzialmente bruciata dalla mafia durante un attentato di appena un anno fa e adesso del tutto dimenticato. La Chiesa sembra tacere. La lotta alla ‘ndrangheta, ormai la prima mafia italiana, non fa parte di questo contesto fatto di credulità popolare e spettacoli di massa. E’ il profondo Sud, ma anche probabilmente una perfetta sintesi dell'Italia di Berlusconi
“Come vi accolgo in questa casa brutta?”, dice la contadina calabrese Natuzza Evolo. “Un giorno mi costruirai una grande Chiesa”, risponde la Vergine Santa. Questa storia inizia sessantacinque anni fa, con la prima apparizione della Madonna. E’ ormai una leggenda raccontata mille volte a Paravati, poco più di un villaggio nel cuore della Calabria. Nel 2002 il primo mattone di un grande cantiere, secondo la sacra volontà, ed una pluriennale raccolta fondi. Alla fine dello scorso agosto arrivano a Paravati una soubrette da calendario senza veli e due cantanti nazional-popolari, entrambi divorziati, insieme ad altre “star” di Rai e Mediaset, tutti chiamati a festeggiare gli ottantacinque anni della mistica Natuzza ed a raccogliere ulteriore denaro. Ma il cantiere, appena un anno fa, aveva subito un grave attentato, cui non è seguita alcuna presa di posizione contro il racket, facile ipotesi in questa terra di ‘ndrangheta. Una storia italiana: nord e sud, mafia e star della tv, cantanti divorziati e omertà, soubrette dalla morale equivoca e santone con le stigmate che predicano contro la decadenza dei costumi.

“Uno spettacolo per te”
Natuzza è apparsa solo in video. Poche parole, pronunciate con voce rotta dalla sofferenza dei suoi anni portati con tanti acciacchi, per chiedere ai diecimila spettatori del maxishow organizzato in suo onore di contribuire alla realizzazione del sogno di una vita: costruire un santuario nella spianata di Paravati, e la Villa della Gioia, una struttura per accogliere ed assistere i malati terminali. Gli spettatori un contributo l’hanno già dato: venti euro per partecipare, cinque euro in più per un posto a sedere.
Una macchina gigantesca di spettacolo e misticismo messa in moto per festeggiare il compleanno della donna di Paravati: uno “Show for you” elefantiaco e pieno di suggestioni che ben racconta l’Italia di oggi (è per questo, forse, che anche le telecamere della Rai hanno ripreso integralmente lo spettacolo, ritrasmesso in differita). Comici e imitatori del “Bagaglino”, cantanti e ballerini scoperti dai talent show di Mediaset, attori di fiction tv di bassa qualità e belle presentatrici, una delle quali – Luisa Corna – nota per il solito sexy calendario.
Poi due star d’eccezione, a cantare e battersi il petto di fronte a Natuzza Evolo. Albano, cantante dallo straordinario timbro canoro già in auge negli anni 60. Noto per il suo lungo matrimonio con Romina Power (la figlia dell’attore hollywoodiano Tyrone Power), per una figlia scomparsa negli Stati Uniti e mai più tornata, per le volgarissime liti televisive con la sua ex compagna Loredana Lecciso e per le sue simpatie berlusconiane, il cantante ha omaggiato Natuzza Evolo con una intensa versione dell’Ave Maria di Schubert. E c’è l’idolo delle teenager (e delle mamme) Gigi D’Alessio che, dopo avere mandato alle ortiche il suo primo matrimonio, vive con Anna Tatangelo, avvenente cantante venti anni più giovane di lui. A D’Alessio anche l’onore poche ore prima dello show di un incontro privato - paragonato con quello avuto con Papa Wojtyla - con Natuzza, “una donna il cui sguardo vale più di mille parole”.
La gente si commuove, la costruzione della Villa della Gioia è un po’ più vicina, arrivano gli applausi per “Show for you” e per la “Fondazione Cuore Immacolato di Maria - Rifugio delle Anime”, il nome dell’entità voluta da Natuzza. L’inglese anni 80, molto berlusconiano, si intreccia al linguaggio da dopoguerra Dc. Una sintesi imprevedibile che potremmo definire l’Italia di Berlusconi e della sua sorprendente capacità di farsi paladino della famiglia nonostante un divorzio alle spalle, un altro in corso, una vita dissoluta divenuta di dominio pubblico. E’ la morale cattolica del peccato e del pentimento: la colpa si cancella con facilità. E’ anche un’Italia che sembrava scomparsa ma che invece è vivissima: miracoli, credulità popolare e mafia.
Arriviamo a Paravati, frazione di Mileto, venti minuti d’auto dalla Piana di Gioia Tauro, altrettanti dalla splendida costa di Tropea: poche case sparse, facciate di mattoni senza intonaco, solette catramate, pilastri col ferro sporgente. Natuzza è il diminutivo di Fortunata. La donna nasce nel ’24, a vent’anni si sposa, avrà cinque figli. Non andrà mai a a scuola, non sa né leggere né scrivere. Fin da piccola sostiene di parlare con l’angelo custode, poi Gesù, la Madonna, altri santi. La sua fama si espande rapidamente. Ogni anno, nel periodo di Pasqua, compare sulla sua schiena una croce di sangue. Riceveva - finché la salute lo ha permesso - un continuo pellegrinaggio di gente da tutto il mondo, alla ricerca della guarigione da mali senza rimedio o di un contatto coi parenti morti: come stanno, sono in purgatorio, cosa provano? Intervistata dalla Rai, alla prevedibile domanda sui mali della Calabria, risponde citando le parole della Madonna, secondo cui il male sono le nuove generazioni “sull’orlo del baratro”. Un’idea piuttosto generica, in una terra dove i problemi hanno nomi e cognomi.

Volgere il male al bene
Sono le tre di notte. Alcuni uomini entrano nel cantiere, cospargono tutto di benzina, lanciano due molotov contro una pala cingolata gravemente danneggiata, ed un escavatore, completamente distrutto. E’ la fine di aprile dello scorso anno. L’attentato ai mezzi di cantiere è un fatto consueto da queste parti, ma l’obiettivo, questa volta, è il centro multifunzionale della “Cuore Immacolato di Maria”. La ditta impegnata nei lavori è la “Zinzi” di Catanzaro, il capoluogo di regione distante circa 80 chilometri. Esattamente dodici mesi prima, una bottiglia con benzina e quattro cartucce erano state trovate nel cantiere da alcuni operai della stessa ditta.
“Le indagini non hanno portato a niente, purtroppo. E’ praticamente impossibile trovare prove”, ci dice il maresciallo maresciallo Di Lorenzo della compagnia dei carabinieri di Mileto. “L’impresa ha presentato denuncia contro ignoti. Quale ipotesi abbiamo formulato? Può essere qualunque cosa, ma da queste parti in prima istanza si pensa al racket delle estorsioni”. Nessun colpevole, quindi, e solo “Avvenire” dava rilievo nazionale alla notizia, riportando la reazione ufficiale delle vittime. “Il fatto è grave”, dice don Michele Gordiano, padre spirituale di Natuzza. “Ma noi cerchiamo di volgere il male al bene e andremo avanti”.
Paravati si trova nel cuore del “regno” dei Mancuso, definiti da Beppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, come la “cosca finanziariamente più importante d’Europa”. Una famiglia che è riuscita ad imporre il terrore sul territorio con imprese criminali da leggenda. Nel 1983, Francesco Mancuso divenne sindaco di Limbadi (il loro piccolissimo paese, a pochi chilometri da Paravati) dopo essersi candidato da latitante. Nel 2008, Pantaleone (‘U zu Luni, lo zio) Mancuso veniva arrestato e subito scarcerato grazie ad una serie di ingegnosi cavilli trovati dai suoi legali, uno dei quali assessore, che nella veste istituzionale aveva discusso della costituzione di parte civile al processo “Dinasty”, da legale difendeva il boss.
Nel 2006, durante le riprese della fiction Rai “Gente di mare”, i Mancuso sarebbero riusciti a far ospitare attori e personale della troupe nei propri alberghi, inserendo anche alcuni amici tra le comparse. Un anno più tardi, mentre brindava ad una delle tante scarcerazioni del padre nella villa di famiglia a Limbadi, Emanuele Mancuso vide cinquanta carabinieri, uno squadrone di cacciatori, il nucleo elicotteri ed un paio di unità cinofile che interrompevano i festeggiamenti nel più spiacevole dei modi: esibendo un mandato d’arresto. Uno spiegamento di forze da zona di guerra per un rapinatore non ancora ventenne. Qualche giorno prima, infatti, il piccolo boss insieme a cinque amici era a Soriano Calabro a prelevare fuochi d’artificio direttamente in fabbrica, due quintali per un valore di 20 mila euro. Massacrarono di botte un dipendente, di fronte ad un esterefatto proprietario che non poteva credere che il rampollo dei Mancuso si mettesse a rapinarlo, magari si trattava uno che usava quel nome per fare paura, lo fanno in tanti. Ed invece era vero, una bravata per rallegrare il capodanno 2007.

Come i cani che fanno pipì
I Mancuso sono tra i diretti responsabili di una delle più grandi farse all’italiana, quella del rimodernamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria. Lavori progettati nel 1990 (Craxi presidente del consiglio, l’Italia tifava per Totò Schillaci), avviati sette anni dopo, infinite volte interrotti dalle inchieste della magistratura.
Si inizia con l’operazione Tamburo (2002), che riguarda il tratto da Castrovillari a Rogliano; si prosegue con l’operazione della Direzione Investigativa Antimafia contro la camorra (aprile 2005) per la realizzazione degli svincoli di Castellammare di Stabia e Scafati e dei caselli di Nocera Inferiore e Cava dei Tirreni; ancora l’operazione Arca (luglio 2007), chiusa esattamente due anni dopo con otto condanne e 44 assoluzioni per il pizzo tra gli svincoli di Mileto e Rosarno-Gioia Tauro. Nel febbraio 2009, l’operazione “Autostrada” riguardava ancora il tratto sotto l’egemonia del clan Mancuso (svincolo di Mileto), ed ancora qualche mese dopo – sempre per lo stesso tratto - un sequestro di beni della DIA di Catanzaro ai danni di una ditta di Soriano ritenuta di riferimento dei Mancuso. “Controllano le loro zone come i cani quando fanno pipì, e da lì non si passa”, dice il magistrato Nicola Gratteri.

Rifugio delle anime
La “Villa della gioia” comprende il centro “Ospiti della Speranza” ed il “Villaggio del conforto”, da cui parte il “Viale della misericordia” che porta - attraverso il “Viale della salvezza” - al centro “Recupero della speranza”. E la toponomastica sui generis della nuova Paravati, nelle intenzioni una piccola Lourdes nel Sud dell’Europa, così come una impedibile occasione per frenare l’emigrazione che in questi piccoli centri agricoli non si è mai arrestata e ritagliarsi una piccola fetta del business non disprezzabile del turismo religioso.
L’obiettivo di questo villaggio del dolore è quello di ospitare malati terminali e vittime di mali senza speranza, mentre in tutta la regione si piangono le vittime ordinarie della malasanità. Ad agosto, mentre si raccolgono i fondi per la Villa della Gioia, muoiono in sei negli ospedali calabresi - tra loro una bimba di otto anni – e vanno ad aggiungersi ad elenco interminabile che non ha prodotto campagne politiche per l’affermazione del diritto alla salute.
“Come molti mistici, Natuzza non vanta guarigioni miracolose ma si presenta solo come intermediaria tra gli uomini e Dio, il quale le parla tramite il suo angelo custode”, spiega nel suo rapporto il Cicap (“Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale”). “Ogni anno, moltissimi pellegrini si recano al suo paese per ottenere da lei verifica sulla bontà di diagnosi mediche e per chiedere consiglio su dove eventualmente andare a curarsi. Sì, perché la signora Natuzza, dietro suggerimento del suo angelo, verifica le diagnosi fatte in precedenza dai medici e invia i ‘pazienti’ pellegrini presso diverse città per la terapia”.

Supernatural
Natuzza non si discute, specie a casa sua. Dagli antropologi ai giornalisti, dai politici alla gente comune nessuno ne mette in dubbio le doti. Chiunque subisce il fascino di una donna che sicuramente sarà proclamata santa in tempi brevissimi. Una figura incensata, specie dalla stampa locale. Nel giugno 2008 riceve dal “Sindacato dei giornalisti calabresi” il premio “Affabulatore d’oro”, riconoscimento originale per chi non sa né leggere né scrivere. “Ma è una comunicatrice di verità”, rispondono gli organizzatori. “Affabulare vuol dire saper raccontare ed esporre in modo corretto e con la giusta modulazione”.
Ma le doti di Natuzza possono indurre a spiacevoli episodi presso il popolo, che dopo la tragedia d’Abruzzo inizia a spargere la voce di una terribile predizione. “Comunicato importante: Natuzza non ha mai predetto il futuro”, scrive la Fondazione in un messaggio ufficiale. “Ha sempre affermato che il futuro lo conosce solo Dio. Pertanto ogni riferimento a Natuzza circa la previsione di un eventuale terremoto in Calabria nei prossimi giorni di maggio 2009, è falso”. Il Cicap, come dicevamo, si è espresso con chiarezza sulla vicenda. “In quanto a spettacolarità, Natuzza batte di gran lunga il Santo Padre Pio. Le sue non sono ‘semplici’ stigmate ma, durante il sanguinamento che avviene nei giorni di quaresima, sono in grado di far comparire tracce di una vera e propria scrittura su un panno che vi sia eventualmente posto sopra. Inoltre, sulle sue ginocchia appaiono strane immagini e volti umani”.
L’analisi impietosa considera le visioni come fenomeni allucinatori, ed esprime dubbi sulle stigmate, la cui origine ed evoluzione non è stata mai documentata da osservatori terzi. La trance può essere spiegata come “uno stato di depersonalizzazione”. Tuttavia, la questione non può essere banalmente liquidata come una vicenda di ciarlatani e creduloni. Tutto ciò che accade a Paravati è vero, ma non potrebbe avvenire in un luogo con caratteristiche diverse. “Il caso Natuzza non è così incredibile come i media vogliono presentarlo”, dice Armando De Vincentiis, psicologo e coordinatore per la Puglia del Cicap. “Si tratta di un fatto culturalmente limitato e inquadrato in un contesto religioso ben preciso”.

Finale
A pochi chilometri da Paravati sorge il castello in cui fu fucilato Gioacchino Murat, maresciallo dell’Impero e re di Napoli, ucciso nel 1815 a Pizzo Calabro, in seguito alla caduta del cognato Napoleone. I francesi portavano le idee dell’illuminismo, le parole d’ordine della rivoluzione ed avevano confiscato i beni della Chiesa nel regno sottratto ai Borboni. Furono sconfitti, ma ancora oggi il diritto, la ragione e l’uguaglianza si contrappongono alla superstizione, al fatalismo, all’intercessione. Del politico o della Madonna.

di Danilo Chirico e Antonello Mangano (MicroMega 24 settembre 2009)