Il calendario

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 14 gennaio 2008 at 4:37 PM

Intervista ad Agostino Vallone, Assessore alla Cultura del Comune di Briatico

Un calendario tutto a colori anche per il comune di Briatico, idea dell’assessore alla cultura, impostazione grafica di Cristiano Santacroce, fotografie dello stesso Santacroce e di Agostino Vallone, testi e ricerca bibliografica del sottoscritto. Abbiamo posto all’assessore alcune domande:

Assessore Vallone, anche il Comune di Briatico ha il suo calendario, non le sembra un’idea inflazionata da tanti prodotti similari e poco originale?

Certo la realizzazione di un calendario di Briatico potrebbe sembrare un’iniziativa poco originale. ma l’idea, anche se molto inflazionata, è stata suggerita dall’intento di divulgare a tutto il mondo la storia e le bellezze naturali di questo balcone della Costa degli Dei, di testimoniare la straordinaria bellezza paesaggistica a tutti i cittadini di Briatico e a quanti per vari motivi non risiedono più nella nostra città e di invitare il vacanziere a trascorrere le sue ferie in questo splendido territorio a predominante vocazione turistica.

Lei è innamorato del suo paese, un luogo con una costa satura di mito e di incontaminata natura…

Si è vero, nel percorrere in barca questo tratto di costa, ho sempre immaginato che l’astuto Ulisse, la “volpe della guerra di Troia”, dopo essere fuggito dall’antro di Polifemo, giunse sulla nostra costa spinto da Eolo ed inseguito dall’ira di Poseidone. Qui fu ammaliato e catturato dalla lussureggiante vegetazione e dall’abbondanza di frutti delle colline che gradatamente si propagavano, come una emanazione della maga Circe, dal monte Lapa verso Sant’Irene. Nello specchio d’acqua che circonda la famosa peschiera, bellissime fanciulle, le sirene appunto, emersero come Venere dalla spuma ed invitarono tutta la ciurma con canto soave e seducente a rimanere e godere di quel paradiso.

Questa è la storia che si incontra con la leggenda

Questa è leggenda, ma la storia è diversa. Forse. Ed è la storia che ancora mi fa volare verso la marina e la Rocchetta e via verso la collina a sorvolare i ruderi della Vecchia Briatico. Sembra di sentire ancora il fragoroso boato del terribile terremoto che nel 1783 squassò le viscere della terra seminando morte e distruzione, facendo piombare nell’oblio la città con le sue numerose chiese e conventi, il castello con la torre diamantata; la vita economica caratterizzata dal commercio della seta, della canna da zucchero e dalla lavorazione del votumo.

Abbiamo incontrato anche della poesia in questo calendario

Si abbiamo voluto inserire un componimento poetico di Giusy Staropoli che racconta nei suoi versi: “Ogni pietra pare raccontarsi,/ ma poi si cheta e non procede,/ per ragion che il tempo l’ha debilitata,/ e a stento regge l’altra a sé affiancata”.

Lei è nativo di San Costantino, un luogo vicinissimo al sito abbandonato della Briatico antica

Io ho trascorso la mia fanciullezza tra quelle pietre e le amavo, ma non capivo quello che mi sussurravano. Non le ascoltavo perché distratto a giocare con il gregge affidatomi da mio padre e con Stellina, la mia cagnetta, oppure ancora dal canto dei merli che cercavo di imitare.

Lei è un medico, ha dovuto studiare fuori, lontano da questi luoghi bellissimi...

Si, ma quando sono rientrato in Calabria, alla fine del mio cursus studiorum, sentivo di amare ancora questa terra, ma era un amore semplice, ingenuo, legato ai ricordi di un fanciullo. Poi mi sono imbattuto in alcune opere di Raffaele Lombardi Satriani, Antonino Anile, Domenico La Torre, Alfonso Prostamo, Beppe Tropea, Giuseppe Garrì, Luigi M. Lombardi Satriani, in personaggi, a volte dimenticati, come Cholla da Briatico, Nicolò Antonio Gravazio, Ferdinando Conca, Vincenzo Godano, Flaminio Godano, Francesco Noltuccio da Briatico, Padre Pietro Antonio Nicolino Alcalà, Domenico Angherà, Padre Gioacchino Tambati, Francesco Angherà, e tanti altri appartenuti a quelle famiglie che hanno segnato la storia del nostro territorio.

Questi personaggi e le loro opere hanno influenzato la sua cultura, la sua passione per la storia locale

Dopo il loro incontro il mio amore si è trasformato in amore passionale, sviscerato quasi morboso ed ho capito che ci è stata assegnata la missione di gettare il seme della conoscenza delle proprie radici e della propria storia, di fare da trait-d’union, da catalizzatori tra coloro che sono i detentori della cultura e della storia della nostra terra ed il popolo, per ritornare a quelle radici che ci rendano orgogliosi di essere cittadini del Comune di Briatico. “Chi non serba memoria delle proprie origini, delle proprie tradizioni, dei propri costumi, non sa da dove viene e non sa dove andrà”.

Un calendario per segnare il presente, per pensare al futuro ma anche per conoscere un poco di passato…

Si, conoscere il passato significa costruire un futuro migliore onde evitare la morte della passione e dell’umano secondo l’avvertimento demartiniano posto ad epigrafe del volume “Un villaggio nella memoria” di Luigi M. Lombardi Satriani e Mariano Meligrana. Spero, quindi, che questo calendario possa essere il primo, se pur piccolo, passo verso questo ambizioso ma non impossibile traguardo e risvegliare in ognuno di noi la passione vera per la nostra terra.

Franco Vallone

Addio Mastru Miciu

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On martedì 8 gennaio 2008 at 1:55 PM

È recentemente scomparso, a San Leo di Briatico, il mitico Domenico Famà. Lo chiamavano “Mastru Miciu” (Miciu in Sicilia è diminuitivo di Domenico), ed era veramente una persona straordinaria che sembrava uscire dal mondo delle favole, uno di quei personaggi fortemente caratterizzati della cultura popolare. Mastro Miciu con i suoi grossi baffi a manubrio assomigliava in maniera impressionante al mangiafuoco del Pinocchio di Collodi ed era, da decine d’anni, conosciuto in tutta la zona come capo gigantaro, proprietario dei giganti di San Leo di Briatico. Mastru Miciu era nato il 4 agosto del 1925 a Scaletta Zanglea, in provincia di Messina.
Di professione mastro stagnino, Famà arrivò in Calabria tra gli sfollati della Seconda Guerra Mondiale. Mastro Miciu divenne rinomato gigantaro già nel 1947 quando per la somma di 30.000 lire di allora acquistò gigante e gigantessa da un certo Andrea Mandaradoni di Potenzoni di Briatico. La struttura di legno di questi antichi giganti era fatiscente, tarlata e rotta in più punti. Mastro Miciu fece ricostruire l’armatura in legno seguendo fedelmente la struttura originale. Le teste dei due fantocci erano invece in buone condizioni, ricordava Famà, solo qualche ritocco di colore qua e là per ravvivare i colori resi ormai opachi dal tempo. Mastro Miciu è stato fiero, fino all’ultimo, d’essere proprietario dei due fantocci e capo gigantaro, andava in giro per i paesi calabresi con i suoi giganti, apriva il corteo e precedeva i due alti simulacri. A casa sua accoglieva studiosi e curiosi, registi e antropologi, mostrava a tutti, con orgoglio, trofei, targhe e medaglie ossidate dal tempo mentre raccontava la “sua vera storia” dei giganti. Parlava dei suoi due tamburi rullanti, della grancassa e dei piattini, dei suoi operai ballerini e dei suoi suonatori.

La tradizione del ballo dei giganti arriva in Calabria probabilmente con l’arrivo degli aragonesi, una danza spettacolare dove i due giganteschi protagonisti volteggiano al suono ripetitivo dei tamburi. Un’antica cultura comune che lega, ancora oggi, la Calabria , in particolare la zona meridionale, e la Sicilia orientale. Ora l’immagine di Mastro Miciu rimarrà per sempre in tanti filmati, libri, riviste, documentari e film. Ricordiamo tra l’altro l’ultima recente intervista effettuata dalla regista Ella Pugliese durante la lavorazione del film “Di genti e giganti” e una meno recente intervista nel video degli anni Settanta dello storico ricercatore Salvatore Libertino.
Franco Vallone