In uscita il nuovo libro di Padre Maffeo Pretto

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On domenica 23 dicembre 2007 at 8:30 PM

"Il Feudo di Briatico dal IX secolo al 1806"

Padre Maffeo Pretto dopo essersi interessato per anni di religiosità e pietà popolare, di fenomeni migratori, di lavoro e imprenditoria nella società meridionale, di rapporti sociali amicali, quasi a sorpresa, esce con questo saggio storico sul paese che lo ospita ormai da decenni. Il volume, dal titolo “Il Feudo di Briatico dal IX secolo al 1806” è un vero e proprio scavo nella memoria più interessante del paese di Briatico inquadrato in un contesto più ampio, nell’ambito del comprensorio vibonese. Ma come nasce questo interesse così profondo per questi luoghi in padre Pretto? Siamo alla fine degli anni settanta, Padre Maffeo, prete missionario scalabriniano veneto, con vari gruppi di ragazzi e giovani del comprensorio di Briatico e Favelloni di Cessaniti, impara a conoscere questo lembo di Calabria, analizza e studia profondamente il territorio del vibonese, viene accompagnato tra contrade, ruderi, campagne e siti archeologici appena graffiati. Sono terreni raschiati superficialmente dalle zappe e dagli aratri dei contadini che vedono uscire fuori incomprensibili segni d’altre vite passate. “Straci” li chiamano loro, sono cocci, pietre apparentemente insignificanti, pezzi di ceramica, monete piccolissime di bronzo, vasetti, ma anche ossa umane, alcune volte teschi e scheletri interi. Loro, i contadini, superstiziosi e timorosi, pensano a vecchi cimiteri, ad antichi saraceni, a soldati e cavalieri uccisi in modo cruento, ma anche ad antichi tesori nascosti e vincolati da fantasmi e rossi folletti. Padre Maffeo nel suo girovagare con i suoi ragazzi rispetta sempre quanto incontrato per le strade del suo percorso e per questo diventa un vero e proprio punto di riferimento del sapere popolare, del racconto orale, grande estimatore delle potenzialità che ognuno possiede. Questo suo spontaneo modo di fare crea un filo rosso tra lui e la gente che incontra.
Padre Maffeo chiede con curiosità e la gente pian piano si apre, risponde e apre a padre Maffeo le porte di casa, mostrando le immagini, anche quelle più personali, della propria famiglia, le lettere di emigrati lontani, gli scarabattoli con le icone della propria devozione, i santini della religiosità utilizzati a protezione personale, le foto dei parenti riposte nelle vetrine, al riparo dalla polvere, tra bomboniere e bicchierini da rosolio o quelle più vecchie e ingiallite conservate nei bauli o nei cassetti. Un vero e proprio gran tour, una ricerca direttamente sul campo della vita, del quotidiano. Da qui partono ricerche particolari, mai superficiali, sempre ricche di sorprese e scoperte inedite. Padre Maffeo, in compagnia dei suoi ragazzi, prende contatti con la gente, in particolare con quella più umile e spontanea, contadini, pastori e pescatori, impara e si appropria dei termini dei loro dialetti più stretti e arcaici, dialoga continuamente, comunica con loro e con i loro ricordi, apprende tradizioni, usanze, costumi, segreti. Nomi, luoghi, cose, memorie si configurano sempre di più in una vera storia del territorio. Padre Maffeo Pretto da prete missionario veneto diventa un originale calabroveneto.Pretto continua poi il lavoro di ricerca nella ricca biblioteca del Centro Studi Scalabrini da lui stesso fondata e costituita, cerca elementi di confronto bibliografico, analizza testi antichi, manoscritti, testimonianze da fonti documentali in archivi e altre biblioteche.
Un vero e proprio scavo non invasivo ma conoscitivo nella memoria di Briatico, delle sue frazioni e di tutto il comprensorio. La prima fase della ricerca, già nei primi anni ottanta, nel 1983 si concretizza con “Briatico - Memoria di un paese della Calabria a duecento anni dal terremoto del 1783”, una grande mostra di documenti, reperti, materiali e immagini, che viene allestita, con la preziosa collaborazione dello storico locale Domenico La Torre , presso la sala convegni dell’Anap Ciso di Briatico. In questa mostra tutto un patrimonio culturale esce fuori prorompente da archivi privati di nobili e da cassetti impolverati di gente comune. Foto d’epoca, pergamene, lettere autografe di personaggi storici importanti, un cannone, pietre dell’aria, manoscritti di archivi ecclesiastici, frammenti di reperti archeologici di tutte le epoche, di embrici, cocci di vasi e anfore, ossidiane lipariche e selci raccolte e recuperate sul campo dai soci della locale sede dell’Archeoclub d’Italia.
La mostra ha un successo enorme, permette, a briaticesi e non, di guardarsi dietro, nel tempo, e dentro la propria identità. La gente di Briatico percepisce che possiede una propria storia che va oltre il loro immaginario collettivo che arriva ad una indefinita epoca dei saraceni. La collaborazione con i giovani continua, le ricerche su libri e antichi documenti d’archivio sono sempre più approfondite, si configura una storia, una cronologia che parte dalla preistoria, dal paleolitico e dal neolitico, per passare al periodo greco e romano e medievale. Il territorio di Briatico mostra la sua stratigrafia che nasconde, in ogni sua parte, i tesori della propria memoria.
A Padre Maffeo arrivano segnalazioni da molte campagne del circondario, s’identificano e si schedano chiesette rurali, mura di conventi e monasteri, angusti anfratti ipogei, tasselli policromi di mosaico romano, necropoli e mille altre tracce archeologiche di tutte le epoche storiche. Briatico con il suo antico sito di Briatico Vecchio, con la torre d’avvistamento a difesa della costa, con lo scoglio d’Ulisse, peschiera della Galera a Sant’Irene e con il Mulino della Rocchetta alla marina ha una memoria del territorio ben più antica che scende nella storia più profonda.
Questo primo volume traccia un approfondito percorso di quasi mille anni, un escursus storico che parte dai primi documenti ritrovati del IX secolo, scritti in greco, che citano la città di Briatico, fino alla fine della società feudale nel 1806.
Dopo aver letto questo volume sarà utile fare un giro del territorio circostante, in particolare attorno a Briatico Vecchia, salendo per la strada che conduce a San Cono per poi scendere a Potenzoni, San Costantino, San Leo e, come in una sorta di sindrome di Stendhal, si riusciranno a vedere altre cose, “si animeranno vicende profonde della realtà psichica e si riattiverà la vitalità della sfera simbolica personale. E il viaggio diventa pure, nella sue soste tanto attese nella città antica sognata, un'occasione di conoscenza di sé”. Si vivranno e si vedranno le antiche descrizioni della città con il castello, i conventi, le strade di selciato e le tante povere case affumicate, e la vita nella diruta Briatico Vecchia riprenderà a scorrere grazie al recupero della memoria di queste mille pagine, di questi mille anni.
Franco Vallone

L'UFO di Vibo Valentia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 7:23 PM

Vi ricordate il caso dell’avvistamento Ufo sui cieli di Vibo Valentia. Era il 2004 e un’intera famiglia, che abita nei pressi della fontana Scrimbia, vide nel cielo, sopra il Duomo di San Leoluca, una serie di luci colorate roteare ad altissima velocità. Quella famiglia effettuò alcune concitate riprese video e fotografiche che, ad una successiva lettura, misero in evidenza anche la presenza di un grande disco posizionato al buio. L’avvistamento fu registrato anche da una coppia di professionisti che preferirono rimanere nell’anonimato. Le foto mostrarono anche una traiettoria di volo del grande oggetto volante. A Vibo, da quel momento, arrivarono esperti da tutt’Italia per studiare il fenomeno, poi tutto cadde nell’oblio. A distanza di qualche anno scopriamo che l’Aereonautica Militare si interessò dell’avvistamento di Vibo Valentia ed oggi abbiamo i risultati ufficiali. Il Reparto Generale Sicurezza dell’Aereonautica Militare tra gli avvistamenti O.V.N.I., oggetti volanti non identificati, dell’ottobre 2004 mette al numero 1 con orario “21.00 ore locali” un avvistamento di un oggetto “ovale” di colore “bianco che durante il movimento diventava viola, giallo e arancione”, velocità “discontinua”, direzione moto “Ovest con movimenti zig-zagati in tutte le direzioni”, quota “altissima”, condizioni meteo “sereno” (…).
L’esperto più noto che arrivò a Vibo per studiare il fenomeno si chiama Mauro Panzera. Pugliese, serio funzionario della Pubblica Amministrazione, Consigliere Nazionale del MCU e Coordinatore Regionale per la Puglia del Centro Ufologico Nazionale, Panzera in questi giorni è in edicola con un nuovo libro scritto a più mani con altri esperti dell’Ufologia nazionale. Il volume “Ufo in Italia 1977 – 1980 La grande ondata” è stato scritto da Solas Boncompagni, Franco Mari, Mauro Panzera, Franco Marcucci, Lucio Artori ed Enrico Baccarini, con la prefazione dello studioso di fama internazionale Roberto Pinotti (presidente del Centro Ufologico Nazionale). Il gruppo di studio della S.U.F. ha estratto dal proprio archivio una selezione di ben 272 casi segnalati nel periodo che va dal 1977 al 1980 riportando dati, disegni e fotografie in un volume di 464 pagine dal titolo “Ufo in Italia 1977 – 1980. la grande ondata”, stampato dalla Corrado Tedeschi Editore in Firenze e in vendita presso tutte le edicole. L’esperto Panzera spiega tra l’altro: “Una buona parte degli avvistamenti ufologici è causata da fenomeni naturali non ben individuati o non conosciuti dai testimoni. La rimanente parte della casistica, diciamo un buon 10 %, è costituita da ciò che viene definito “l’osso duro”, in quanto al di fuori da qualsiasi schema interpretativo. La seria disciplina ufologica si occupa in particolar modo di questa percentuale di fenomeni, cercando di acquisire tutti i dati testimoniali, effettuare una trascrizione casistica temporale e classificatrice, cercare di confrontare casi simili e, dove possibile, dare un’ulteriore risposta interpretativa”. La Sezione Ufologica Fiorentina è riuscita a documentarsi su una grande quantità di fenomeni ufologici, avvenuti nel territorio italiano dall’inizio del XX secolo fino ai nostri giorni e contenuti in un vasto archivio costituito da circa undicimila casi. L’andamento della casistica ufologica italiana, dal 1947 ad oggi, mostra alcuni picchi che vengono definiti “ondate”, ossia dei periodi in cui il numero di avvistamenti è notevolmente superiore alla media. Una di queste ondate allunga il suo vertice verso la fine del 1978.. Gli anni presi in considerazione dal volume furono pieni di grandi cambiamenti per il fenomeno ufologico: dalle aperture delle istituzioni, i contatti tra lo Stato Maggiore Italiano dell’Aereonautica ed il CUN (Centro Ufologico Nazionale), fino al tentativo di disciplinare la materia in seno all’ONU. Un capitolo descrive l’evidenza fisica del fenomeno UFO, la quale si manifesta nelle sue diverse caratteristiche, come forma, dimensioni, movimento, effetti sull’ambiente o sui testimoni, e, pur prendendo atto che l’ufologia non è riconducibile a parametri uniformi, fa sì che risulti difficilmente sostenibile una tesi che neghi l’evidenza dei suoi fenomeni. All’interno del volume si prende accuratamente in esame il problema degli Ufo-Solar, sorta di palloni in polietilene inventati negli Anni Settanta al fine di avvicinare i ragazzi ad un esperimento di fisica. Viene poi esaminato il fenomeno abductions, i presunti rapimenti alieni, secondo un’analisi antropologica e descrivendo anche i “retroscena mitologici”, attraverso una sequenza temporale che passa attraverso lo studio della Bibbia, dell’Età Antica, degli incubi e dei succubi del Medio Evo, e dell’Età Moderna, fino alla teoria parafisica dello scienziato ufologo Jacques Vallèe. Nel capitolo della casistica vengono trattati anche alcuni casi “calabresi”, avvistamenti avvenuti a Motta San Giovanni (RC), San Giovanni in Fiore (CS), Catanzaro, Reggio Calabria e sullo Stretto di Messina nel periodo oggetto dello studio, 1977- 1980.

Franco Vallone

Natale a Potenzoni

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On giovedì 13 dicembre 2007 at 2:13 PM

Da qualche giorno una bella locandina stellata, dalle tonalità blu, azzurre e oro, campeggia sui muri del vibonese. È un manifesto della comunità di Potenzoni, guidata da Padre Lorenzo Di Bruno, parroco del paese, che invita a partecipare al “Natale a Potenzoni” edizione 2007.
Anche quest’anno il piccolo paese, frazione di Briatico, accoglie con delle iniziative comunitarie e di animazione culturale. Tra le interessanti iniziative una mostra di presepi con concorso denominato “Più bel Presepe” e un “Concorso della Poesia di Natale”.
Per quanto riguarda il concorso poetico, il regolamento prevede che la poesia debba essere consegnata in duplice copia; una copia in busta chiusa con nome ed indirizzo, l’altra in carta libera senza riportare i propri dati. Il premio per il primo classificato di ogni concorso sarà di 400,00 euro, per il secondo classificato 300,00 euro e per il terzo 200,00 euro. Una medaglia verrà consegnata a tutti i partecipanti dei due concorsi. La quota di partecipazione è di 10,00 euro.
La mostra dei presepi, già aperta al pubblico dall’8 dicembre, sarà visitabile, tutti i giorni, dalle ore 16,30 alle 20, 30. Il prossimo16 dicembre avrà inizio la tradizionale “Novena di Natale” con suoni e canti per le vie del paese, mentre giorno 23 è prevista una tombolata per tutti gli anziani del paese. La tombolata aperta a tutti si svolgerà, invece, il 26 dicembre e sarà affiancata da un buffet e da uno spettacolo di karaoke. Il programma di “Natale a Potenzoni 2007” prosegue poi con la premiazione dei partecipanti ai concorsi, prevista per il 30 dicembre, e si concluderà, con la chiusura delle feste di Natale, il 6 gennaio, con una zeppolata e una “curuijjiata”, se così si può dire.
Al di là del programma ufficiale voluto da Padre Lorenzo, per tutti coloro che si troveranno a passare per Potenzoni, vogliamo segnalare un’ulteriore “Mostra di Presepi Artigianali”, aperta al pubblico, presso la famiglia Calzone.
Franco Vallone

A Nicotera Marina l'incontro di Maria col mare

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On martedì 11 dicembre 2007 at 10:18 AM

Un grande sentimento popolare, una forte religiosità che riaffiora e traspare prorompente nel giorno speciale della festa. La processione della madonna Immacolata dell’otto dicembre per le strade della Marina di Nicotera diventa ogni anno un evento che si rinnova nel rito e che attira tantissima gente proveniente da tutta la Calabria.
Un rituale antico, arcaico e marinaro, che vede la madonna solcare le strade del borgo, una processione devozionale che evidenzia successivamente e improvvisamente un luogo soglia, un vero e proprio simbolico confine, in cui la madonna viene consegnata alla comunità dei pescatori. Pescatori secolari, scalzi, rudi, prorompenti, che prendono la madonna in consegna al grido collettivo di “viva Maria, viva Maria” e la portano in mare, in acqua e in processione, portata a spalla, per quell’incontro speciale della Vergine Maria con il mare, con il loro mare di sempre.
Quest’anno a Nicotera Marina il tempo è stato veramente inclemente: acqua da tutti i lati, pioggia e mare che s’incontravano, un mare grigio e marrone, in burrasca, minaccioso, e da sopra il cielo una pioggia battente che ha voluto bagnare tutto e tutti. La gente, i fedeli, i pescatori, con la madonna velata da un grande telone, trasparente e svolazzante al vento, hanno voluto effettuare ancora una volta, come vuole l’antica tradizione, il rito processionale. Lo stesso di sempre anche con i tuoni che si confondevano con i botti, con i lampi che si confondevano con i bagliori dei fuochi d’artificio, con l’acqua del mare che si confondeva con l’acqua piovana.
Franco Vallone

La Calabria di Escrivà tra presente e memorie

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 3 dicembre 2007 at 2:25 PM

È uscito. Un nuovo, interessante, racconto della nostra terra è quello che emerge dalle pagine del volume «La Calabria di Escrivà. Un vero e proprio viaggio sulle tracce del fondatore dell’Opus Dei», della giornalista e scrittrice Assunta Scorpiniti, da poco pubblicato dalla casa editrice cosentina «Progetto 2000». Si tratta di un percorso tra i luoghi e la memoria dello storico viaggio compiuto nella nostra regione dal santo spagnolo canonizzato nel 2002 da Giovanni Paolo II: san Josemarìa Escrivà, che, per gettare le fondamenta del lavoro apostolico nel Sud d’Italia, vi giunse nel 1948 a bordo di una vecchia Aprilia modello 438, in compagnia del rettore della chiesa romana di Santa Cecilia, Umberto Dionisi, di don Alvaro del Portillo (sarà il suo successore), dell’avvocato spagnolo Alberto Taboada e di un giovane professore calabrese, Luigi Tirelli Barilla.
Una ricostruzione puntuale, resa con ampi riferimenti ai nostri paesaggi, consuetudini e tradizioni, al senso religioso dell’epoca e al contesto socio-culturale della Calabria contadina del secondo dopoguerra, a cui l’autrice fa seguire il racconto delle espressioni, dei sentimenti e delle storie di vita legate alla diffusione tra la gente calabrese del rivoluzionario messaggio di Escrivà: santificando il lavoro e la normale vita di ogni giorno è possibile una «santità a portata di tutti», e, quindi, la perfezione del cristiano.
Tutto ciò ha impegnato per tre anni la scrittrice e giornalista che, in una sorta di «viaggio nel viaggio», si è messa sulle tracce del fondatore dell’Opus Dei per cercare testimonianze, memorie e tentando di stimare con cognizione, obiettività, e, soprattutto, oltre ogni pregiudizio e le idee, spesso sbagliate, sull’Opera (com’è abitualmente chiamata) da lui fondata nel 1928 e che oggi, fra gli 85 mila fedeli sparsi nei cinque continenti, annovera molti «figli» calabresi (la Calabria è anche la regione d’Italia con il maggior numero di strade, piazze, strutture pubblici e sacre immagini e lui dedicate).
I vari aspetti del racconto e dell’indagine sono indicati nella prefazione, recante la prestigiosa firma di Joaquìn Navarro-Valls: «L’autrice del libro – scrive l’ex portavoce di papa Woityla - ha dato prova di un eccezionale intuito per una singolare capacità di ricostruzione ideale della presenza di un santo in una regione italiana piuttosto lontana da quella spagnola dell’Aragona.…dalle interviste, avute con i figli spirituali di San Josemarìa, la nostra amica calabrese ha saputo cogliere i valori essenziali, le buone qualità, le virtù umane che egli predicò e praticò e le siamo grati per le parole amabili, i giudizi discreti e le sorridenti battute dell’uomo che Dio aveva scelto per ricordare ai nostri giorni terreni la speranza cristiana di trasformare questo mondo in un’anticamera del Cielo».
Assunta Scorpiniti ha recentemente incontrato Navarro-Valls a Roma, al quale ha consegnato il volume e con cui si è intrattenuta in un amichevole colloquio, oltre che sui contenuti del testo, sugli anni trascorsi dallo stesso Navarro-Valls accanto a Giovanni Paolo II e sulla sua idea, positiva, della Calabria e dei calabresi. Della nostra regione, la Scorpiniti ha parlato anche con il Prelato dell’Opus Dei, mons. Javier Echevarrìa, che, in un altro incontro avvenuto nella casa prelatizia di viale Bruno Buozzi, le ha rivelato particolari inediti del legame che con essa aveva il fondatore dell’Opus Dei, manifestando apprezzamento per l’indagine svolta e il viaggio compiuto sulle tracce del santo spagnolo dalla giornalista e scrittrice calabrese.
Un itinerario, spiega lei stessa nell’introduzione al volume, nato da un grande amore per la propria terra e da una forte esigenza di capire che, attraverso la sua scrittura, diventa un racconto della Calabria: «Mi piace stare con la gente, ascoltarla e dare voce alle sue storie, che il più delle volte non sono storie di eroi o di grandi personaggi, ma d’individui che con il loro vissuto ci offrono delle chiavi di lettura di questo tempo e di quello appena trascorso, ma anche dei fenomeni, di una cultura, della società; di una fede, come in questo caso, con l’uomo sempre al centro».
Il volume appena pubblicato, illustrato da due album fotografici, è diviso in varie sezioni: «Verso El Padre», con la genesi del libro; poi la memoria del viaggio, ricostruita con la testimonianza raccolta dalla viva voce di quel giovane professore, e cioè Tirelli Barilla, che, tra l’altro, è stato il primo italiano dell’Opus Dei ad essere ordinato sacerdote ed ha seguito con affettuosa partecipazione il lavoro dell’autrice; quindi gli itinerari e gli incontri con corregionali delle più diverse condizioni e situazioni, nel contesto del «viaggio nel viaggio» svolto in andata (Scalea, Amantea, Paola… fino a Reggio Calabria) e al ritorno (Soveria Mannelli, Rogliano, Rende… ), da cui sono scaturite le storie e la descrizione di un cammino di fede considerato da una visuale antropologica; infine, la presenza di famiglie e persone «amiche» del santo spagnolo nel più ampio contesto regionale (c’è anche il racconto di un «miracolo» calabrese avvenuto nella zona di Roggiano Gravina) e nell’ambito del lavoro apostolico che continua e si fa sempre più importante.
Il tutto è reso nello stile che contraddistingue la scrittura di Assunta Scorpiniti e il suo ormai lungo racconto delle tante Calabrie (dei paesi, delle tradizioni, dei migranti, della solidarietà, delle donne e della cultura della terra e del mare…), pubblicato nei suoi libri, su riviste e sulle pagine culturali dei più importanti quotidiani regionali: uno stile che, come afferma il critico letterario Pasquino Crupi, armonizza in originale sintesi, narrativa, giornalismo e saggistica.

Il volume « La Calabria di Escrivà » scritto da Assunta Scorpiniti e pubblicato dall’Editoriale Progetto 2000 sarà presentato in anteprima nazionale a Cosenza, il prossimo 5 dicembre, presso Cinema Teatro Italia, alle ore 17.30. La manifestazione, organizzata dalla Biblioteca Civica di Cosenza, dall’Accademia dei Fiumi e dall’Istituto Culturale Universitas Vivariensis, si svolgerà nell’ambito della Settimana Regionale delle Biblioteche promossa dall’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria. Oltre a quello dell’Autrice, ci saranno gli interventi di mons. Domenico Crusco (Vescovo della diocesi di San Marco Argentano-Scalea), del prof. Pasquino Crupi (critico letterario e storico della letteratura calabrese), dell’editore Demetrio Guzzardi, del prof. Alberto Torresani (Docente di Storia della Chiesa presso l’Università della Santa Croce di Roma), del dott. Luigi Altomare (Segretario Generale del Campus Biomedico di Roma).

Franco Vallone