Pizzo e gli infioratori di Potenzoni

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On venerdì 24 aprile 2009 at 2:07 PM

PIZZO - La città di Pizzo Calabro ha scelto Potenzoni di Briatico per vestire di fiori la strada, la piazza, il belvedere del cosiddetto spunduni e Potenzoni, proprio per il 23 aprile, il giorno dell'annuale festa di San Giorgio Martire, offre a Pizzo Calabro tutta la bravura dei suoi rinomati infioratori con i loro sedici anni d'esperienza. Quella dell'infiorata è, per la gente di Potenzoni, una vera e propria magia espressiva cucita addosso, con milioni di petali di fiori che le donne del paese sciolgono da corolle, pistilli e gambi, e fanno diventare, in un attimo, tante tavolozze di colori. Sono petali colorati che si animano attraverso le mani, esperte e sapienti, degli infioratori e si reinventano in qualcosa di contrastante, effimero ed eterno al contempo. Per tutta la comunità di Potenzoni di Briatico invitata, dal sindaco e dall'amministrazione comunale di Pizzo Calabro, a questo importante evento, è una bella occasione attraverso la quale far conoscere, sul campo, la maestria e manifestare un sentimento di profonda religiosità, ma anche per evidenziare il forte attaccamento alle proprie radici e alla propria identità locale di comunità capace di lavorare assieme. Giovedì mattina una pioggia di petali di tutti i colori verrà ad essere composta sul suolo napitino e l'opera ottenuta sarà poi esposta al mare, alla gente e al sole di Pizzo Calabro per questa speciale occasione della festa di San Giorgio Martire, patrono e protettore della città.
Oggi, in attesa del Corpus Domini 2009 con la sua diciassettesima edizione dell'infiorata, Potenzoni unisce, per l'occasione, i suoi quattro rioni in un unico gruppo di lavoro. Agave, Chiesa, Glicine e Torre, uniti con i coordinatori e sotto gli occhi di tutti, produrranno assieme un unico lavoro dedicato a Pizzo, lo stemma del paese con l'effige di San Giorgio. I bellissimi tappeti in fiore che ogni anno tappezzano Potenzoni di Briatico vengono allestiti con materiali floreali che sembrano, nel risultato finale, veri morbidi tappeti dalle fibre raffinate e dai tessuti vellutati con disegni colorati dei più vivi colori che solo la natura sa offrire. Da sabato scorso tutta la comunità di Potenzoni è in fermento per concretizzare al meglio il lavoro infiorato di Pizzo che sarà visitato dalla solenne processione che si terrà alle ore 17.00 di giovedì sera alla presenza del vescovo di Mileto, Nicotera, Tropea, monsignor Luigi Renzo. Una pittura floreale che prenderà forma in mattinata, dipinta dal sentimento collettivo e devozionale della gente di Potenzoni che si incontra con quella di Pizzo. Un momento di spiritualità cristiana ma anche di grande espressività artistica e di orgoglio comunitario. In questa espressione di vitalità popolare sta il segreto semplice di quest'arte difficile, un'arte così insolita e che lascia stupefatti per la bellezza, la delicatezza, l'armonia e la perfezione dei disegni rappresentati nel vestire di fiori strade, vicoli e piazze.
Franco Vallone

Raggiunte le 10000 visite!

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 20 aprile 2009 at 8:19 AM

Volevo ringraziare tutti quelli che con articoli, commenti ed anche solo leggendo hanno animato il nostro blog permettendo di raggiungere il traguardo delle 10.000 visite in poco meno di 2 anni. Vi assicuro che non ci aspettavamo questo risultato il giorno in cui abbiamo pensato di creare questo spazio virtuale dedicato alla nostra regione.
Spero di raggiungere presto insieme a tutti voi e alla nostra terra nuovi e più alti obiettivi!

Grazie di cuore.
Andrea Satriani

Venerdì Santo al Calvario di San Leo Vecchio

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On giovedì 9 aprile 2009 at 2:32 PM

Domani sera, Venerdì Santo, alle 18.00, presso i ruderi abbandonati di San Leo Vecchio di Briatico, borgo distrutto dal terremoto del 1783, si svolgerà, per il secondo anno consecutivo, il riallestimento dell'antico calvario a tre croci. Nella soglia simbolica tra il tramonto e la notte, tra la luce e il buio, l'antico calvario, icona della Passione di Cristo, verrà allestito con fasci di palme e ulivo. Nella nicchia centrale del calvario alcuni fiori di viola e garofani rossi, come la tradizione più antica prevede, poi l'antico manufatto, a metà strada tra San Costantino di Briatico e la nuova San Leo, verrà illuminato da decine di lumini rossi. Per la realizzazione di questa operazione culturale de Le Stanze della Luna è stata, anche quest'anno, ripulita la zona, da rovi ed erbe alte. Sarà già buio quando il vecchio calvario, illuminato da una fioca e suggestiva luce rossa, riprenderà vita, in un'ambientazione, altamente simbolica, che serve a sensibilizzare al recupero dell'identità del più antico calvario del territorio di Briatico. All'iniziativa, ideata dallo scenografo Franco Vallone e dalla psicologa Cristina Tumiati, patrocinata dal Comune di Briatico, attraverso l'Assessore alla Cultura, Agostino Vallone, sarà presente il sindaco Andrea Niglia, l'antropologo Luigi M. Lombardi Satriani, P. Maffeo Pretto, direttore del Centro Studi Scalabrini ed esperto di Pietà Popolare, la regista Donatella Baglivo, il fotografo Tommaso Prostamo. Alla nicchia centrale del calvario, attraverso un simbolico gesto, verrà consegnata la copia di un antico testo, un "Orologio della Passione" che si recitava in vernacolo proprio nella zona di San Leo Vecchio, un documento recuperato nel '900 dall'illustre folklorista Raffaele Lombardi Satriani di San Costantino di Briatico. Ma ecco come Luigi M. Lombardi Satriani, nell'edizione dello scorso anno, ha illustrato ai presenti, la funzione e il valore antropologico dei calvari: "I calvari segnavano la fine dell'abitato, erano costruiti al termine del paese, una posizione significativa perché così i calvari si pongono tra l'esterno e l'interno, e, rappresentando il ricordo della passione e morte di Cristo, possono essere visti come una sorta di tomba paradigmatica del Cristo. Ma Cristo, a sua volta, è morto paradigmatico, perchè Cristo muore e attraverso la sua resurrezione tutta l'umanità risorge, questo è anche il senso liturgico, il senso cristiano della risurrezione di Cristo. I calvari costituiscono una sorta di protezione simbolica di tutto l'abitato rispetto alle negatività, ai pericoli. Come le mura recintavano lo spazio abitato proteggendolo dai rischi realistici c'è anche la necessità di proteggerli da un rischio simbolico, rappresentato dalla negatività. Il Cristo e il calvario costituiscono la protezione massima per l'abitato. Anche a San Costantino, al termine del paese, era posto il calvario, come anche a Briatico e in tanti altri paesi, poi, naturalmente, l'espansione urbanistica molte volte supera anche spazialmente questo; va in crisi il modello urbanistico, e quindi anche la griglia di protezione. Volendone dare una lettura antropologica, Mariano Meligrana ed io nell'opera Il Ponte di San Giacomo, abbiamo parlato di questa funzione di tomba paradigmatica del Cristo; il calvario costituisce una linea di demarcazione, è la protezione massima. Stabilisce una sorta di "al di qua e al di là". Divide lo spazio dove c'è la legge, la comunità, la città, da uno spazio dove c'è il disordine. Nell'architettura tradizionale dei nostri paesi e nella topografia simbolica i calvari assumono un significato fondante, di grandissima valenza, quindi costituiscono anche una testimonianza, oltre che architettonica, anche di quella che era la cultura tradizionale dei nostri paesi. Il mascherone con la lingua di fuori, con le corna, ad esempio, ha per il territorio una funzione apotropaica, contro il male, contro l'invidia, contro il malocchio. Il calvario ha una funzione ancora più complessiva, di protezione, di tutto lo spazio. Protegge il noto dall'ignoto, carico di minaccia, di pericolo. Rende lo spazio del paese - di fronte a questo calvario c'era appunto San Leo Vecchio - uno spazio abitabile senza pericolo, ovviamente senza pericolo simbolico.
Franco Vallone

L'Architettura e il Cinema a 50 anni da Le mani sulla città

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On martedì 7 aprile 2009 at 9:12 AM

Si è svolto sabato scorso, presso il Sistema Bibliotecario Vibonese, il convegno, organizzato dall'Ordine degli Architetti della Provincia di Vibo Valentia, sul tema: "L'Architettura e il Cinema a 50 anni da Le mani sulla città". Dopo la presentazione dei lavori da parte del presidente dell'Ordine, Fabio Foti, e i saluti del sindaco, Franco Sammarco, è stato proiettato il film di Francesco Rosi dal titolo "Le mani sulla città". Successivamente ha relazionato l'architetto Luigi Achille e Ilario Principe, docente di Storia dell'Urbanistica e dell'Architettura all'UNICAL. Assente per motivi di salute il regista cinematografico Andrea Frezza. Foti, nel suo intervento, ha illustrato i motivi di questa iniziativa, partita dalla visione del film, il cui titolo evoca, nell'immaginario collettivo, un modello di sviluppo insostenibile per i giorni nostri, come pre-testo per poter effettuare un'analisi dal punto di vista storico, urbanistico e politico approfondendo alcuni concetti chiave quali, i conflitti di interesse, i conflitti di valori, la percezione ed esperienza della città. In sintesi il come si è costruita la città da quegli anni fino ad oggi. Foti ha poi evidenziato i risvolti dell'iniziativa presentata "alla luce del particolare momento storico che sta vivendo la regione e la provincia con una nuova stagione di governo del territorio, che sta impegnando la quasi totalità dei comuni della Calabria, nel ridisegno del proprio tessuto urbano e le ultime vicende giudiziarie che hanno, tra l'altro, portato al blocco dell'attività urbanistica del Comune di Vibo Valentia e lo sviluppo delle città". Il sindaco, prendendo spunto dal film, ha evidenziato come "purtroppo neanche Vibo Valentia è rimasta immune dalla concezione di quel tipo di città denunciata da Rosi" soffermandosi successivamente sull'idea di città del futuro che è alla base del predisponendo "PSC" comunale e degli indirizzi strategici contenuti all'interno di questo importante atto di programmazione. A conclusione del suo intervento, Sammarco, rispondendo al presidente dell'Ordine, che in apertura aveva chiesto lumi sulla situazione del blocco urbanistico al Comune, ha affermato che nei prossimi giorni ci saranno probabili novità nella direzione di un incontro tra i diversi soggetti che, a pieno titolo, possono dare un contributo alla risoluzione della problematica in argomento. Dopo la proiezione del film è intervenuto il vice presidente dell'ordine, Luigi Achille, che ha voluto evidenziare alcuni aspetti del film di Rosi in relazione alla costruzione dello spazio della città contemporanea. L'intervento conclusivo del convegno è stato tenuto dal Ilario Principe che ha rimarcato l'importanza del tema scelto, considerato l'alto valore simbolico di denuncia de Le mani sulla città, riferimento per le nuove generazioni di un certo modello di costruzione della città che si spera non si realizzi più. A conclusione della serata Foti ha evidenziato il contributo che l'Ordine di Vibo Valentia sta fornendo, per la categoria degli architetti, ma anche per la comunità tutta, considerato che l'iniziativa si inquadra in una serie di eventi di grande livello culturale sulla città che hanno visto come primo appuntamento una Lectio Magistralis tenuta dal Professor Luigi Lombardi Satriani sul tema Organizzazione dello spazio e Universi simbolici e che vedrà come momento culminante un terzo evento, dal titolo Spazi, Luoghi, identità e relazioni nella città contemporanea, che si terrà il 22 Maggio p.v.alla presenza di studiosi, architetti e personalità del mondo della cultura quali l'antropologo Vito Teti, il critico di architettura Luigi Prestinenza Puglisi e il noto architetto Aldo Loris Rossi.
Franco Vallone

Perchè non realizzare pure il "presepe pasquale"?

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 6 aprile 2009 at 9:32 AM

Con la domenica delle palme è iniziata quella che per quasi tutti i cristiani di ogni rito e per i cattolici, in particolare, rappresenta la cosiddetta "settimana santa" ovvero il ricordo e la commemorazione degli episodi salienti della passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo. In numerosissimi paesi latini, specialmente in Spagna e nel sud Italia, si rinnovano le spettacolari e coreografiche manifestazioni pubbliche secondo le tradizioni socio-culturali di ognuno, ma per tutti ispirate da ciò che è avvenuto nella Gerusalemme di duemila anni fa circa. Infatti, nel 2033, giusto fra 24 anni, ricorrerà il secondo millennio da quel basilare evento cristiano che, anche storicamente, sta ancora segnando gran parte del nostro attuale mondo, spesso in modo
assai traumatico o discutibile.
Da laico non-credente, mi sento di proporre, pure come preparazione alle celebrazioni del 2033 per il secondo millennio della passione di Gesù, a tutti i cristiani e ai laici più sensibili, di realizzare nelle proprie case, nelle chiese, nelle scuole e in altri luoghi pubblici adatti un vero e proprio "presepe pasquale". Tale presepe potrebbe essere assai simile a quello che si espone nelle case e nelle chiese o si rappresenta come "presepe vivente" in occasione del Natale di Gesù da circa 700 anni, fin dai tempi di San Francesco d'Assisi suo inventore.
Il "presepe pasquale" pure come "presepe pedagogico" dovrebbe evidenziare le tappe più importanti del ciclo esistenziale di Gesù Cristo e cioè l'annunciazione, la nascita, le predicazioni, la domenica delle palme, l'ultima cena, l'orto degli ulivi, i processi davanti al Sinedrio e a Ponzio Pilato, la flagellazione, la via crucis, la crocifissione, la resurrezione e l'ascenzione. Tali tappe potrebbero essere rappresentate preferibilmente in modo ciclico (come su una ruota) poiché è ciclica la vita di ognuno di noi o a forma di piramide oppure, ovviamente, nella forma libera e creativa in cui si intende interiorizzare ed esteriorizzare la tragedia umana e divina del fondatore del cristianesimo, adornando preferibilmente con scene o figure tratte dalla nostra attuale realtà storica e quotidiana.
Il "presepe pasquale" dovrebbe iniziare con il mercoledì delle ceneri, dopo il carnevale, durare una cinquantina di giorni per tutta la quaresima fino alla "domenica in albis" dopo Pasqua: potrebbe essere un ulteriore stimolo a meglio riflettere e a fortificarsi nelle buone azioni salvifiche del mondo per coloro che hanno fede religiosa, mentre per i laici e per i non-credenti sarebbe una preziosa occasione per rafforzare il proprio impegno sociale, attraverso la tragedia di Gesù Cristo che va considerato inequivocabilmente nella storia vero e proprio "patrimonio dell'Umanità" e, comunque, archetipo di tutti coloro i quali nel mondo vengono perseguitati, incarcerati, torturati e giustiziati perché difendono e valorizzano in modo universale la dignità della persona, la più genuina elevazione sociale e l'armonia.
In tale senso, il "presepe pasquale" può rivelarsi una manifestazione di solidarietà per tutti coloro che soffrono e muoiono a causa delle più varie ingiustizie sociali, come, ad esempio, i troppi morti causati quasi ogni giorno nel mare Mediterraneo dal naufragio di coloro i quali tentano di raggiungere l'Europa con la speranza di un'esistenza migliore fuggendo da guerre, persecuzioni, fame, malattie e quanto altro.
Al fine di realizzare già dalla prossima quaresima 2010 il "presepe pasquale" auspicabilmente come "presepe ecumenico", scriverò ai responsabili delle varie confessioni religiose (unendo i riscontri-stampa di questa proposta), nonché a tutte quelle comunità che solitamente fanno del presepe un motivo di fede, di arte e di orgoglio identitario, primi tra tutti gli artigiani di Via San Gregorio Armeno in Napoli o le tantissime associazioni che organizzano in ogni dove mostre del presepe natalizio.
Domenico Lanciano

Giuseppe Gagliardi e Peppe Voltarelli a Pizzo Calabro Marina con la loro "musica per gli occhi"

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 9:17 AM

Gli eventi di cinema più importanti, da qualche tempo, passano anche da Pizzo Calabro grazie al Circolo del Cinema "Lanterna Magica", presieduto oggi da Antonietta Villella e con un prezioso lavoro alle spalle condotto, negli anni passati, prima da Patrizia Ruoppolo e successivamente da Vera Bilotta. "Musica per gli occhi" è il titolo del prossimo evento, un divertente incontro di Lanterna Magica che si terrà questa sera, lunedì 6 aprile, alle ore 21.00, presso la sala proiezioni del Museo della Tonnara di Pizzo Marina. Il linguaggio del cinema e quello della musica, assieme, per raccontare la nostra terra di Calabria e non solo. Il sodalizio artistico tra Giuseppe Gagliardi e Peppe Voltarelli nasce nel 2003 con un documentario musicale che andava a sviscerare le dinamiche sociali, umane e culturali della nuova emigrazione calabrese in Germania. Il titolo è Doichlanda da cui è tratto un simpatico videoclip musicale, Onda Calabra, una sorta di parabola provocatoria e divertita dei tanti modi di essere calabresi nel mondo. Tre anni dopo, nel 2006, i due artisti calabresi alzano il tiro e sfornano La vera leggenda di Tony Vilar, un film che ha letteralmente fatto il giro del mondo, partendo dal grandioso esordio internazionale al Tribeca Film Festival di New York diretto da Robert De Niro. Il film è stato presentato a diversi film festival nel mondo, dall'Australia al Canada, dall'Argentina agli Stati Uniti passando per l'Irlanda, l'Inghilterra, la Scozia, la Serbia e la Croazia. In Italia è uscito nelle sale nel 2006, a un mese dall'anteprima del Festival di Roma ed è stato programmato su Rai Uno e Sky Cinema. La serata di Pizzo presenta un menù ricco, in cui si alterneranno le immagini dei videoclip musicali realizzati da Gagliardi e la musica live di Voltarelli. Con un finale a sorpresa: l'anteprima del cortometraggio Belly Button Broth, diretto dal regista con la colonna sonora originale di Peppe Voltarelli, che uscirà nelle sale cinematografiche il prossimo 17 aprile, abbinato al film Focaccia Blues. Il corto è una favola raccontata da Omero Antonutti (indimenticabile voce narrante del Favoloso mondo di Amelie), tratta dalla novella dello scrittore italo-americano Peter Oliva e racconta la vicenda amorosa di un giovane pastaio che in preda alla passione inventa il tortellino. "Musica per gli occhi" riesce a colpire veramente tutti, profondamente. Una traccia forte che si sprigiona dalle produzioni e dalle riproduzioni dei lavori del regista Giuseppe Gagliardi e del cantante attore Peppe Voltarelli, un originalissimo risultato artistico, iconografico e di musicalità, con addosso uno sguardo antropologico, mai retorico e molte volte fortemente ironico, con riferimenti di grande attualità, che si immergono e riemergono continuamente nelle culture meridionali in loco, in Calabria, Puglia, Campania e Sicilia, ma anche, e soprattutto, in alcune zone dell'Europa, in Svizzera, Germania, Belgio e anche nelle lontane americhe degli emigrati dei sud dell'Italia. Vita quotidiana, esaltazione di stereotipi e tipologie, usi e modi, suoni e voci, riti e passioni che diventano straordinario contenuto filmico.
Franco Vallone

Il Musical “La Creazione” dei Fiori nel Deserto

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 8:34 AM

S'intitola "La Creazione" ed è il primo Musical realizzato dall'associazione "Fiori del deserto" di Vibo Valentia che si svolgerà sabato 4 aprile, alle ore 20.30, a San Calogero presso la sede dell'Associazione culturale sportiva Athena. Come illustrato dalla coordinatrice dell'associazione, Maria Gloria Simonetta, e dall'autrice dei testi, Silvia Gaglione, il musical "la Creazione" è un "vero spettacolo nello spettacolo, sessanta minuti di pura emozione attraverso le tante tappe di un incantevole viaggio". Un viaggio che vuole raccontare la nascita del mondo per mano di Dio con personaggi come la luce, il sole, la luna e le stelle, i pianeti, i fiori, gli animali, l'uomo e il giorno del riposo. Sono tanti i simboli, le metafore, i gesti, le voci e i colori, in un mix di narrazioni bibliche raccontate, e alcune volte sussurrate, con diversi linguaggi, con quelli del corpo, con il ballo e la danza, ma anche con il canto e con la musica. A raccontare al pubblico ci sono ben trentasei ragazzi, venti dei quali diversamente abili. Sono loro i veri protagonisti, bravi attori di un canovaccio suggestivo e di un copione esaltante che ripercorre la nascita, la genesi, i sette giorni del capolavoro di Dio. Il musical creato da "Fiori nel deserto" è davvero inedito, sia nelle musiche che nei testi e nelle scelte coreografiche e si avvale della collaborazione artistica dell'autore, Francesco Pappaletto, che è anche arrangiatore di tutte le musiche dello spettacolo. L'associazione Fiori nel deserto, presieduta da Adele Tuffanelli, ha già all'attivo ben sei esibizioni pubbliche sui palcoscenici di Vibo e provincia, della regione e con alcune esperienze sociali e culturali anche extraregionali. Nel progetto di base, all'interno dell'associazione vibonese, ragazzi diversamente abili e persone normodotate con uno slogan comune "l'arte dell'integrazione è la partecipazione", per camminare assieme e far vedere quello che assieme si può fare.
Franco Vallone