Favelloni di Cessaniti - La discarica all'ingresso del paese rimossa a tempo di record

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On venerdì 26 marzo 2010 at 8:46 AM

La discarica che era stata creata nei pressi del cimitero di Favelloni, proprio davanti alla chiesa della Madonna del Lume, nella mattinata di ieri è stata rimossa prontamente e a tempo di record. Si restituisce così a tutta la zona, ora bonificata da ogni genere di rifiuti, la dignità, la cura e la pulizia che il luogo e il paese merita. La discarica a cielo aperto, che si era formata pian piano e poi ingrossata a dismisura, oggi è solo un brutto ricordo per la bella frazione di Cessaniti denominata "Villaggio dei Murales".
Franco Vallone

Maria Maddalena non ha casa in Vaticano

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On giovedì 25 marzo 2010 at 10:20 AM

Si chiama Francesco Deodato, è calabrese ed è un tenente colonnello dell' Esercito Italiano che ama la ricerca storica e la scrittura. Deodato, già ufficiale dei Carabinieri (nel 1999 come Capo Ufficio Motorizzazione era responsabile degli automezzi dei Carabinieri di tutta la Calabria), per il suo ultimo libro ha utilizzato gli strumenti propri di una metodologia investigativa al servizio della ricerca culturale. I risultati, a ricerca completata e a pubblicazione avvenuta, sono veramente brillanti. Lui, il colonnello scrittore, è nato a Ionadi, in provincia di Vibo Valentia, il 7 giugno del 1955, e con tutta la sua inedita metodologia è sceso nel profondo della storia per indagare nelle vicende di Maria Maddalena e del suo tempo, per cercare di scoprire, riscoprire e recuperare una importante figura della cristianità velata, una Maddalena quasi sempre pervasa da un alone di fitto mistero. Il volume di Francesco Deodato è titolato "Maria Maddalena non ha casa in Vaticano" ed è stampato dalle edizioni Adhoc di Vibo Valentia. Nelle 192 pagine fitte di sensazionali scoperte, di elementi iconografici, ma prima di tutto di narrazione di viaggio, di vere e proprie indagini alla scoperta di elementi, di confronti, comparazioni, svelazioni e rivelazioni. La traccia, l'elemento essenziale dell'indagine investigativa culturale viene in questo volume esaltata, è un vero intreccio di storia e leggenda che porta Deodato ad offrire al lettore una nuova Maddalena, inedita "icona del sacro e archetipo del sacerdozio femminile. Una Maria Maddalena alter ego del suo sposo uomo, profeta, Rabbi e figlio di Dio." Una storia, o meglio tante storie intessute tra loro, con dei parallelismi ta divino e terreno, tra cielo e terra, con una continua fusione dell'elemento destino che, per l'autore, "nessuno dovrà e potrà mai scindere". Un libro molto particolare, tutto da scoprire, che lascia il lettore attaccato alle pagine, fino all'ultimo rigo di scritto, con continui colpi di scena e scoperte che si susseguono. Francesco Deodato guarda, osserva, indaga, scopre e risponde a tantissimi quesiti storici fino ad oggi di difficile interpretazione con delle riflessioni-soluzioni molte volte inedite, con ragionamenti e prove inconfutabili che chiamano in causa, più volte, anche i Vangeli apocrifi, scritti che furono esclusi dall'ufficialità della Chiesa. Deodato sottolinea che è necessaria una riflessione sull'attendibilità e non attendibilità di quanto è stato scelto e di quanto escluso da parte della Chiesa ufficiale. Il ricercatore colonnello dopo aver "scavato" in numerosi contenitori di fonti storiche, documenti, testi e scritti, continua la sua ricerca a Rennes le Chateau, in Francia, una esperienza in loco alla ricerca di testimonianze, ancora di tracce, di elementi d'indagine, di impronte lasciate nella storia, nelle storie e nelle leggende. Da questo "viaggio" escono fuori importanti ipotesi su quella che sarebbe l'origine, del perché è stato messo in atto un vero e proprio oscuramento della figura della Maddalena da parte della Chiesa. Un vero innamorato della figura di Maria Maddalena, Deodato, che riesce a interpretare, da acuto investigatore, anche quanto passa inosservato ad altri studiosi. Numeri che si ripetono e che rinviano ad altro, simbologie arcaiche, segni templari, monumenti della cristianità e statue di demoni, soffitti stellati e steli funerarie, croci di pietra e testimonianze iconografiche evanescenti che Francesco Deodato risolve e traduce in un lavoro letterario carico del fascino della scoperta storico-culturale.
Franco Vallone

I libri per gli scolari calabresi la Regione li compra dagli editori milanesi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 10:14 AM

Se questo è il modo di slegare la Calabria "voglio" un assessore leghista

Caro Cersosimo,
le scrissi un po' di tempo fa chiedendole di voler organizzare un incontro tra lei, assessore alla cultura e noi "poveri" editori calabresi; è stato sempre così negli ultimi 25 anni, tutti gli assessori hanno voluto incontrare gli editori calabresi per presentare il loro programma e per capire le esigenze degli operatori del settore. Lei invece ha rifiutato il confronto, in una lettera mi ha anche detto che non mi stringeva la mano… e ne ho preso atto.
Ora però la misura è colma… il progetto "Un libro in tasca" è la goccia che fa traboccare il vaso. Cosa diranno i ragazzini calabresi delle IV elementari che vedranno arrivare 5 TIR dalla Lombardia per distribuire, come la befana, i libri agli scolari? Come minimo penseranno che qui da noi non ci sono editori, non ci sono scrittori, illustratori e che il "genio" deve arrivarci dal Nord, bel modo di "slegare" la Calabria.
In pompa magna ha detto all'Unical che ha speso ben 149.437 euro per l'acquisto di libri, chissà quando il buon Formigoni comprerà libri meridionali (e calabresi) per distribuirli nelle scuole del Nord. Credo mai… e perché proprio noi dobbiamo beneficiare chi ci considera meno di zero?
L'operazione "Un libro in tasca" che poteva essere un'occasione buona per far conoscere un po' della nostra cultura, invece è l'ennesima dimostrazione di come si "predica" bene (slega la Calabria) ma si razzola male, anzi malissimo.
Abbiamo bisogno, e lo voglio ripetere, di concertazione e di un "grande progetto" per il rilancio della nostra cultura, la drammaticità è che i funzionari regionali (ho parlato telefonicamente con una dirigente, che non conosceva assolutamente la realtà degli editori calabresi) e l'assessore Cersosimo pensano che in questa nostra terra non esiste nulla… invece c'è un grande movimento culturale che da solo sta cercando di sollevare le sorti della nostra terra.
Con grande risentimento
Demetrio Guzzardi
Editoriale progetto 2000

Calabria manifesti elettorali

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On martedì 23 marzo 2010 at 2:51 PM

Il titolo del blog è "Calabria manifesti elettorali" e l'indirizzo per accedervi è: http://manifesticalabria.blogspot.com.
Il web designer di questo strano blog si chiama Giovanni Guzzardi ed è figlio del ben più noto Demetrio Guzzardi, operatore culturale e curatore di tante mostre documentarie, editore, direttore della casa editrice Progetto 2000 di Cosenza, già presidente dell'Associazione Editori Calabresi. Il Blog tutto speciale che padre e figlio si sono inventati in occasione di queste elezioni regionali raccoglie centinaia e centinaia di manifesti e locandine elettorali rigorosamente di valenza regionale calabrese. Esclusi tutti coloro che si presentano per le comunali ecco tutti i candidati regionali in bellamostra e bellavista tutti ben pettinati (ad esclusione dei calvi) e affissi su muri e pannelli espositivi, su camion e negli "appositi spazi" di centri commerciali, agorà dell'oggi, e supermercati, accanto alle offerte speciali della settimana e all'onnipresente tre per due. C'è proprio di tutto in questi giorni, in giro per la nostra regione, da Agazio Loiero in gigantografia extralarge incollata sul camioncino, a Natale Cozza, da Enzo Damiano "che si fa in quattro per te" a Raffaele Senatore (che essendo già Senatore vorrebbe essere anche consigliere regionale) e che si presenta con lo slogan "con te per cambiare la Calabria". Il "Dott. Salvatore Ferraro" sottolinea il proprio dottorato anche sul suo manifesto un metro per settanta e "Pensa alla Salute", mentre su sfondo rosso, memore del rosso garofano socialista, Sandro principe ci ribadisce "la politica delle cose al servizio della Calabria". La lista è lunghissima, quasi infinita, tanto lavoro per litotipografie e stamperie in questi giorni, risme e rotoli di carta di tutti i colori per far esprimere politici di tutti i tipi e di tutti i colori, di tutte le aree, di tutti i partiti nazionali e movimenti locali. Giovanni e Demetrio, in questa sorta di gioco del raccogliere tutti sotto lo stesso tetto del blog, si sono ritrovati davanti a curiosità e sfottò, stranezze e particolarità, manifesti affissi uno sopra l'altro, manifesti funebri mixati e sovrapposti a quelli dei politici, manifesti strani, comici, di non candidati (come nel caso dello stesso Demetrio Guzzardi) e "ritoccati" da mano anonima, ed anche a manifesti di partiti diversi che hanno utilizzato lo stesso, identico, slogan. Da tutto questo colorato universo di carta, colore e colla, esce fuori un inedito spaccato socio culturale, un effimero gioco, quasi narcisistico, del pubblicizzarsi su tutti i muri della Calabria, un evidenziare la propria immagine e il proprio messaggio. Il messaggio infine ricalca uno stereotipo troppe volte sentito e mai mantenuto, del tipo: "vota me sono quello giusto"; "vota me, farò tante cose…salverò la Calabria"; "la farò rinascere, con me cambieranno le cose in meglio"; "sarò al servizio di tutti"…. intanto i politici veri, originali, quelli in carne ed ossa, sono impegnati a parlare, a girare per la Calabria, a stringere le mani della gente a più non posso e ad offrire migliaia di caffè... il giorno dopo le elezioni, forse perderanno la memoria, forse nemmeno ti conosceranno più e il caffè lo dovrai offrire tu a loro.
Franco Vallone









Favelloni di Cessaniti - Una discarica all'ingresso del paese con eternit in bellavista

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 2:09 PM

E' un vero e proprio, anche se poco raffinato, bigliettino da visita per Favelloni. La bella frazione di Cessaniti, denominata da molti anni "il Villaggio dei Murales" e, prima ancora, "Favelloni Piemonte", oggi delude passanti, turisti, visitatori e residenti con un bel pugno nell'occhio determinato da una vera e propria discarica che si apre improvvisa davanti al cimitero del paese, davanti alla chiesa della Madonna del Lume, recentemente restaurata e accanto ad un largo di accesso al paese, ben curato, pulito e sapientemente arredato con tanto di panchine, palme e monumento. La discarica a cielo aperto si è formata piano piano e oggi si è ingrossata a dismisura proprio dietro la curva che sale da Briatico, all'imboccatura di via Rovigo, stradina che porta al bellissimo centro storico. I rifiuti sono ammassati proprio a ridosso di un segnale di stop oramai completamente circondato da numerose carcasse di lavatrici, cucine e altri elettrodomestici, pezzi di tettoia, armature in ferro, frammenti di grossi tubi e di una canna fumaria in eternit ed ogni altro elemento di rifiuto e di scarto urbano. Proprio sopra la discarica fanno capolino i bellissimi ulivi secolari che contornano un albero, sempre di ulivo, ritenuto dalla gente di Favelloni antico di mille anni. Favelloni d'estate, ma non solo d'estate, è meta di tanti turisti richiamati dai numerosi murales dipinti sugli esterni delle case ed è un vero peccato continuare a lasciare questo brutto “bigliettino” all'ingresso del paese.
Franco Vallone

Domenica 28 marzo a Briatico la Tredicesima edizione della Passione Vivente

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On lunedì 22 marzo 2010 at 1:55 PM

L'Oratorio San Nicola e il Comune di Briatico organizzano, per la giornata del 28 marzo 2010, la tredicesima edizione della "Passione Vivente". Alle ore 13.00 del giorno delle Palme verrà rappresentata l'entrata a Gerusalemme mentre alle ore 19.30, in Piazza IV Novembre, avrà inizio la vera e propria "Passione" che si concluderà nella notte sull'altura denominata Filanda. Il paese di Briatico, negli anni, ha perso tanti antichi rituali della settimana santa e della Pasqua. Sono scomparse vecchie usanze pubbliche legate alla preparazione di pie e campanara, sono sparite le bellissime statue dei giudei con il Cristo, la confraternita dal saio bianco e dal cappuccio nero, i mesti drappi viola davanti ai santi in lutto, i percorsi ritualizzati di Giacomino Melluso insanguinato e sofferente sotto la pesante croce di legno. Tante cose sono andate via dalla nostra Briatico, uomini e cose, gesti e usanze, memoria e identità.
Briatico, da tredici anni a questa parte, cerca di riscrivere le sue strade e le sue piazze in un percorso reinventato per accogliere personaggi e fatti antichi di duemila anni. Tredici anni di storia, che è oggi nuova tradizione, per una Passione Vivente tutta briaticota. Il paese diventa così, ancora una volta, scenario del sacro evento, palcoscenico di rappresentazione sacra. Dagli ulivi secolari, nodosi e arcigni, all'agorà davanti alla chiesa, all'antica Filanda di Solaro, tutte le strade, i vicoli, le piazze diventano gente che segue, insegue e partecipa il rito. Un rituale tirato fuori, sviscerato nella sua memoria, riscritto e gridato dal di sopra dei palchi. La gente, ancora una volta, diventa comunità, il popolo riafferma il valore del sentirsi unito e riunito in una lettura della Passione di Cristo collettiva, alla portata di tutti. Una religiosità e una pietà che solca letture tramandate più colte e liturgie consolidate ma che rielabora, nel racconto presentato a noi paese, una rappresentazione più popolare della storia di Gesù. Briatico partecipa e ripercorre, uno per uno, tutti i segni della Settimana Santa per un senso di testimonianza e partecipazione corale. Il paese "nuovo", per un giorno ancora, si riappropria dei simboli perduti, memoria di tutti, tradizione recuperata e segni riproposti per raccontare a distanza di duemila anni le voci dei soldati, dei giudei, i passi insanguinati del Cristo nella sofferenza da Ecce Homo, le spine acuminate della corona, il simbolico gallo, le fruste e le corde bagnate e altri mille fotogrammi ripresi dalla memoria della nostra fede. Passi ricalcati e rivissuti nelle voci, nelle preghiere, nei grani di rosario, nelle parole, negli sguardi e nella gestualità di questi attori e, per un attimo, sotto le tre croci della Filanda la terra e le pietre di Briatico diventano la terra e le pietre di Gerusalemme.
Franco Vallone

Giuseppe Berto, Renato Castellani, il brigante

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On venerdì 19 marzo 2010 at 9:43 AM

Questa sera (Giovedì 18 marzo 2010), alle ore 20,00, presso la Casa del Cinema di via Fiorentini a Catanzaro, per "Opera a sud" ancora un interessante incontro, curato dalla Cineteca della Calabria, con "La Calabria gli scrittori, il cinema" della stagione cinematografica 2009-2010 denominata "Mezzogiorno tra documentario etnografico e cinema antropologico". Oggi è la volta di Giuseppe Berto e "Il brigante" di Renato Castellani. Molti, ancora oggi, a Tropea ricordano Castellani il regista che "camminava con Berto" perchè Castellani nella città "Perla del Tirreno" ha abitato per diversi anni. Lui, come Berto, era nato lontano dalla Calabria, in provincia di Savona a Finale Ligure, il 4 settembre 1913 e, fino a dodici anni, aveva vissuto in Argentina dove i genitori erano emigrati da tempo. Tornato a Milano, nel 1936 Castellani si laurea in architettura ed entra subito nel mondo del cinema. Il film "il brigante" è uno dei lavori più noti di Castellani ed è tratto dall'omonimo romanzo (del 1951) di Giuseppe Berto, scrittore nato a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, e vissuto prevalentemente in Calabria a Capo Vaticano, a due passi da Tropea.
Il libro e il film, prodotti a distanza di dieci anni l'uno dall'altro, raccontano delle vicende di un contadino calabrese, un certo Michele Rende, noto agitatore politico per l'occupazione delle terre. Siamo nel periodo post bellico, occupazione dei latifondi, contadini in rivolta e accuse ingiuste al Rende, per omicidio. Al contadino agitatore, sotto la pressione delle forze dell'ordine, non rimane altro che darsi alla macchia. Come nelle più classiche storie di brigantaggio quando al personaggio gli uccidono la fidanzata il Rende scende in paese. Tratto, come dicevamo, da un romanzo di Berto, il film è realizzato sullo sfondo di un paesaggio tutto calabrese, solare e suggestivo.
Il regista, un "grande dimenticato" come si definiva lo stesso Castellani, girò il film a Scandale e Cutro, in provincia di Catanzaro (oggi provincia di Crotone), tra il mese di giugno del 1960 e l'aprile del 1961. A lavorazione ultimata il film originale era lunghissimo e durava ben tre ore e mezza. Successivamente il film fu tagliato più volte per varie esigenze. Il primo taglio, di circa 30 minuti, fu effettuato per poter presentare il film al Festival di Venezia, nell'agosto del 1961, poi il film fu tagliato ancora di un'ora prima che arrivasse nelle sale cinematografiche.
Ancora oggi a Scandale qualcuno ricorda con amarezza l'uscita del film, "molti scandalesi avevano partecipato alla lavorazione come comparse, andarono a vederlo sia a Crotone che a Catanzaro, ma rimasero alquanto delusi nel constatare che erano state tagliate proprio le parti dove c'erano loro"."Il brigante", scriverà lo stesso Castellani, "l'ho girato in assoluta libertà, perché il produttore (Angelo Rizzoli) non mi ha posto limiti: sono stato undici mesi in Calabria e ho amministrato personalmente il film. Il Brigante è stato fatto nel 1960 ed è costato 98 milioni. Nelle scene dell'occupazione delle terre ci sono 600 comparse. Non farò più un'impresa del genere perché sono diventato matto. Ho girato 200 mila metri di pellicola, però avevo una troupe piccolissima, questa volta con il sonoro, con tutta gente presa sul posto. Quando è stato finito, il film ha fatto impressione, la gente stava li tre ore e mezzo per vederlo. Poi i distributori hanno cominciato con le loro richieste di tagli e anche Chiarini (direttore del Festival del Cinema) che lo voleva per Venezia mi ha chiesto di tagliarlo un po'. È andata via quasi un'ora e il film si è un po' squilibrato". Renato Castellani morì a Roma il 28 dicembre 1985.
Franco Vallone

Il Satellite NASA EO-1 sopra Maierato

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 9:38 AM

Queste due immagini comparative provengono dall'Advanced Land Imager del satellite N.A.S.A. EO-1. Riprendono gli effetti della enorme frana che ha colpito il paese di Maierato il 16 febbraio 2010. Come si evidenzia chiaramente dal confronto fra le due immagini riprese prima e dopo lo smottamento, dal satellite si riesce a definire la reale e drammatica estensione del fenomeno e con successive immagini si potrà verificare se la stessa zona si è stabilizzata, soprattutto su ampia scala. La prima foto si riferisce ad una ripresa Nasa del 13 marzo del 2003, la seconda immagine è di pochi giorni fa, del 14 marzo del 2010 e testimonia come nel giro di soli sette anni la geografia del territorio possa cambiare con modificazioni importanti visibili dall'altezza in cui gravitano i satelliti. Da immagini simili a queste di Maierato si sono potuti identificare circa cento smottamenti di diversa entità provocati nel mese di febbraio dal maltempo nella sola Calabria e risulta quindi molto rapido eseguire un censimento preciso e dettagliato del dissesto idrogeologico di tutta la regione. Il satellite offre infatti un sistema veloce dell'esecuzione del rilievo grafico dei luoghi colpiti per predisporre risposte immediate di prevenzione, di messa in sicurezza e di altri interventi sul territorio.
Franco Vallone

Corajisima, un fantoccio magico-rituale

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On giovedì 18 marzo 2010 at 8:07 AM

Hanno bocca, occhi e naso cuciti con il filo nero, ricordano tanto quelle antiche bamboline vudù utilizzate nelle pratiche magiche e, in fondo, un pizzico di magia questi piccoli fantocci appesi sulle porte delle case la contengono anche. Sono le Corajisime, quaresime, tristi bambole di pezza che in questi giorni possiamo ritrovare a Caulonia, Placanica e Bova in provincia di Reggio Calabria, ad Amaroni, San Floro, in provincia di Catanzaro, a Briatico in provincia di Vibo Valentia e in tanti altri paesi della Calabria e del Meridione d'Italia. Un'usanza antica, arcaica, che ha una originaria funzione pagana legata al culto dionisiaco, oggi mantenuta in vita da anziane signore legate saldamente alla tradizione. A Briatico la signora Concetta Francica per anni e per decine e decine di volte ha rinnovato l'antico rito. Oggi lei oramai è troppo anziana per appendere la Corajisima ed ha passato il testimone tradizionale alla figlia Jole che continua e continuerà annualmente ad appendere la strana bambolona di pezza. A poche centinaia di metri dall'uscio di casa Francica, nello stesso quartiere Baraccone, la signora Carmela espone, con le stesse procedure ritualizzate, una seconda Corajisima. Le Corajisime, le Curemme, Quarjisime, o anche Quaremme, sono fantocci vestiti di nero e di bianco, i colori del lutto, hanno in mano un fuso con della lana ed una rocca. Sotto il vestito delle Corajisime un bastoncino struttura, avvolto da stracci, con un limone conficcato in basso (in alcune zone anche una patata, un limoncello o un'arancia selvatica). A questo limone si inseriscono, in modo circolare, sette penne di gallina, sei bianche ed una nera o colorata. Il limone, l'arancia o la patata rappresenta il sesso femminile, le sette penne l'interdizione temporanea al rapporto sessuale, il periodo d'astinenza quaresimale, la quarantena. Un antico calendario simbolico, magico rituale, che ad Amaroni è completato da collane di uva passita e fichi secchi e in altri paesi da un pezzo di guanciale, un peperoncino e uno spicchio d'aglio, che scandisce i giorni di magra dopo il periodo grasso. Carnevale e Quaresima, infatti, per la cultura popolare, sono fratello e sorella ma anche marito e moglie, e con la morte di re Carnevale iniziano, in attesa della Pasqua, le sette settimane di Quaresima. Ogni domenica quaresimale, dopo aver partecipato alla santa messa, da questa simbolica bambola rituale, viene estirpata una penna bianca. L'ultima penna, quella nera o colorata, viene tirata dal limone proprio la mattina di Pasqua ad indicare la fine dell'astinenza e del tempo quaresimale. L'astinenza sessuale comunque non era la sola limitazione di questo periodo. Durante le sette settimane non si potevano mangiare dolci, non ci si doveva pettinare i capelli, non si spazzava il pavimento, non si mangiava carne, non si dovevano aggiustare i letti, non si doveva cucire e non si doveva cucinare in modo troppo elaborato. Nascono così tanti proverbi calabresi che ricordano queste limitazioni ma anche la successiva fine del periodo d'astinenza con le campane "sciolte" e suonate a gloria del giorno di Pasqua: "Gloria sonandu campanara mangiandu" (Gloria suonando dolci mangiando) o "Gloria sonandu a machina passando" (Gloria suonando a macchina cucire). Ed anche nei campi e sul mare tutte le attività lavorative si fermavano per rispetto al Cristo ed alla sua Passione: "'U ventu 'no volava, 'u mari 'no vangava, Corajisima aspettava" (Il vento non volava, il mare non bagnava, Quaresima aspettava). La Quaresima ed i suoi rituali calabresi sono legati ai ritmi della natura, al ciclo delle stagioni, ma anche al mondo sotterraneo e della resurrezione della terra per l'arrivo della primavera. Numerosi sono i riferimenti tra queste usanze, il mondo antico della Magna Grecia, e i rituali praticati in occasione della semina a devozione di Persefone (e successivamente nel periodo Romano con Proserpina). Anche in tali periodi, della durata di quaranta giorni, era uso piangere, lamentarsi ed astenersi dai doveri coniugali e da ogni divertimento. Un calendario simbolico colorato di nero e di bianco, un momento soglia di morte e di vita, di negativo e di positivo, di buono e di cattivo allo stesso tempo, contrapposizioni forti consegnate da millenni ad una vecchia bambola magica con la quale segnare il tempo in attesa della rinascita, della resurrezione e del risveglio della natura.
Franco Vallone

Pericolo Amianto alle Poste di Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On giovedì 11 marzo 2010 at 7:49 PM

Ufficio Postale di Briatico, i piccoli adesivi esposti passano quasi inosservati, sono poco leggibili per potersi definire avvisi e sembrano, per restare in tema, dei francobolli... ma fortunatamente qualcuno ha pensato bene di fotocopiarli e di ingrandirli in formato A4 e di affiggerli anche nell'area clienti, per renderli visibili anche al pubblico. L'invito dei controllori delle Poste ai dipendenti dell'ufficio, attraverso questi "adesivi avviso" è quello di lesionare il meno possibile le pareti dell'edificio, evitando perforazioni e sbriciolamenti. Utenti e dipendenti ora sanno cosa c'è dentro quelle pareti postali, quale materiale si nasconda. Ed esplode il "caso amianto" anche all'ufficio postale di Briatico. L'altra mattina molti utenti, in attesa di sbrigare affari di sportello, si sono accorti del messaggio, si sono allarmati ed hanno chiesto informazioni più dettagliate sulla reale situazione dell'ufficio Postale. La comparsa in sede di una scritta (ripetiamo, di pochi centimetri e poco leggibile) che annunciava il pericolo e la presenza di questo pericolosissimo materiale nell'intera struttura era passato inosservato a molti, per lo più indaffarati ad eseguire versamenti, ad effettuare spedizioni di corrispondenza o intenti alla compilazione dei moduli di bollette di pagamento e a non perdere la priorità nel seguire le interminabili file.

L'ufficio postale di Briatico, a quanto si è capito, rientrerebbe tra gli sportelli calabresi ancora da bonificare dall'amianto. Ricordiamo comunque che il materiale denominato amianto di per sé non è pericoloso, diventa però letale quando deteriorato, polverizzato e quando queste polveri entrano in contatto con i polmoni di uomini e animali. Gli utenti del servizio postale (ma il fatto interesserà anche i dipendenti che passano tante ore di lavoro all'interno dell'ufficio) chiedono a questo punto che si faccia chiarezza sulla questione e che si avvii nel breve periodo una indagine conoscitiva da parte dell'Arpacal sullo stato ambientale della struttura, che in molti punti appare danneggiata dall'usura del tempo e dalle frequentazioni dei briaticesi e, dopo la chiusura della sede di San Costantino, anche degli abitanti dei paesi viciniori. Lo chiedono anche alcune delle numerose famiglie che abitano nei dintorni dell'ufficio postale di via Cocca nuova. La storia dell'amianto nelle Poste è uguale a quella che purtroppo quotidianamente vivono in Italia, tanti lavoratori e tanti cittadini che un bel giorno della loro vita hanno scoperto, nella maniera più drammatica, di lavorare o abitare in uffici e case piene d'amianto. Secondo alcuni esperti la presenza di materiali contenenti amianto nei pannelli perimetrali e in quelli divisori in un ufficio postale (come nel caso di Briatico) non comporta, di per sé, che esista un pericolo per la salute degli occupanti. I rischi potrebbero arrivare con interventi che dipendono dall'imprevedibilità (es.: lavori di manutenzione degli impianti elettrici, istallazione e manutenzione di impianti di condizionamento e di riscaldamento, ma anche furti con scasso o rapine) e, quindi, dalla probabilità del danneggiamento del materiale. Sull'esperienza di tante altre sedi delle poste che avevano lo stesso problema sono due le possibili soluzioni che si prospettano all'orizzonte, e tutte e due molto costose: o "demiantalizzare" o "incapsulare" l'intera struttura.
Franco Vallone

Tra cinema, musica e scrittura le figure di Giuseppe Berto, Virgilio Sabel, Teo Usuelli e Elio Mauro

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 10 marzo 2010 at 9:09 AM

Una canzone tutta dedicata al faro calabrese di Ricadi per colonna sonora di "Viaggio nel Sud"

Salvatore Libertino, ex colonnello dell'esercito, acuto ricercatore tropeano trapiantato a Roma, non ci sorprende affatto, lui è sin troppo abituato a questo genere di preziose scoperte. Ma questa volta lo scoop è di quelli grossi. Libertino è riuscito a risalire al vero autore di una canzone degli anni cinquanta, "La canzone del Faro"o 'Per soli cento lire', colonna sonora di un servizio della Rai nel 1958 dal titolo "Viaggio nel Sud", inchiesta del regista Virgilo Sabel. La cosa non finisce qui. L'autore dei testi, cantati da Elio Mauro è proprio lo stesso Virgilio Sabel la musica è di Teo Usuelli ma il curatore degli argomenti di "Viaggio nel Sud" è il grande scrittore Giuseppe Berto (assieme a Giose Rimanelli). La fotografia è curata da Oberdan Troiani, grande amico di Sabel, la voce narrante è quella di Arnoldo Foà e di Pino Locchi.... ed il faro è proprio quello, tutto calabrese, di Capo Vaticano, nel comune di Ricadi, in provincia di Vibo Valentia dove sia Virgilio Sabel che Giuseppe Berto avevano casa nei pressi del faro. Teo Usuelli, scomparso nel 2009, insegnante di Conservatorio, è anche autore di "Il male oscuro", un'opera in tre atti su testo di Giuseppe Bertola ancora oggi ineseguita, negli ultimi anni si era avvicinato alla musica elettronica colta. Se si spulcia negli annali, leggiamo che Usuelli è anche l'autore di canzoni di grande successo come "Per sole cento lire" - ironico contraltare delle mille lire, (noi sappiamo che invece è Giuseppe Berto e non Bertola l'autore da cui è stato tratto il testo dell'opera e che "Per sole cento lire" non è altro che "La canzone del Faro"). Ritornano ancora, tra cinema, televisone, scrittura, musica e canzoni, le figure di Giuseppe Berto e,Virgilo Sabel e quella bellissima Capo Vaticano dove Berto ha scritto il suo libro capolavoro "Il Male oscuro".
Franco Vallone

LA CANZONE DEL FARO (Sabel - Usuelli)

La luce
del faro

La luce ti accarezza,
sfiorandoti i capelli
e passa silenziosa
gira e va.

La luce brilla
sugli orecchini
e si riflette
lontano

Lontano
li ho comperati
e son felice Amore

Per soli cento lire
fa più di cento miglia
risplendon gli orecchini
su di te

Amore

La notte brilla
sugli orecchini
e si riflette
lontano.

"Saluti da Buenos Aires" di Teodoro Lorenzo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:59 AM

"Potrò fare qualsiasi professione ma sono e rimarrò un ex calciatore. Oggi faccio l'avvocato ma potrei fare il panettiere, l'astronomo o il venditore di giocattoli: mi sentirei pur sempre un ex calciatore. È una faccenda complicata, come tutte quelle che riguardano la profondità della coscienza. Per spiegarla potrei tentare di rifarmi a quella spaccatura, di cui tutti abbiamo fatto esperienza, tra il fuori e il dentro, tra l'essere e l'apparire, tra il dovere e il piacere, tra l'obbligo e la scelta, tra il cervello e il cuore..."

È in libreria da un paio di settimane "Saluti da Buenos Aires", libro strutturato in 14 racconti, scritto da Teodoro Lorenzo che negli anni Ottanta ha indossato la gloriosa casacca arancione dell'Ivrea. Lorenzo magnifica lo sport con la penna ricca di talento così come avrebbe potuto celebrare il gioco del calcio, se il peggiore infortunio (il femore durante una partita!) non lo avesse fermato a diciassette anni mentre indossava una delle più belle maglie del mondo, quella bianconera della Juventus dell'allora presidente Giampiero Boniperti. Da lì in poi solo campi di provincia, lontano da soldi fama e veline, vissuti con la passione e l'orgoglio di sempre.
"Saluti da Bueons Aires" (pagine 214, euro 12,00, Bradipolibri) non è soltanto calcio. I racconti, intrisi di passione e malinconia, amore per lo sport e capacità di raccontare, spaziano nelle più diverse discipline sportive: dal pattinaggio alla scherma, dal nuoto al rugby... Lo sport, inteso come luogo dell'anima, come meraviglioso crogiolo nel cui fuoco eterno vive e si consuma in un istante, in una parossistica esaltazione, la gioia o il dolore.
Lorenzo sceglie il titolo del penultimo racconto per intitolare il suo libro, forse, in omaggio, alla moglie argentina, forse, in omaggio a Osvaldo Soriano.

"Il figlio della Vipera" di Angelina Brasacchio

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On at 8:23 AM

Un racconto semplice e allo stesso tempo interessante sulla contrapposizione tra mondi diversi. La realtà rappresentata da Angelina Brasacchio all'interno del testo riguarda la complessa problematica dell'ascesa sociale dei ceti emarginati, che, grazie all'ingegno e a matrimoni di convenienza, si trasformano in grandi proprietari terrieri. L'opera utilizza, per la descrizione dei luoghi comuni, un continuo riferimento ai pensieri dei personaggi principali, ai proverbi e ai modi di dire tipicamente dialettali, capaci di conferire attrazione e fascino alla narrazione e, al contempo, suscitare la curiosità e incentivare la lettura. Lo stile di scrittura è semplice, scorrevole e privo di affettazione. Diventa intrigante, per un lettore appassionato, perdersi nei meandri oscuri di una vicenda in cui il cosiddetto "parassita", don Lucio - che approfitta delle situazioni per tentare un'ascesa sociale tramite un matrimonio fortunato che gli garantisca eredità e ricchezza senza dover compiere alcuna fatica lavorativa - alla fine è vittima del suo stesso gioco ed è costretto a dare in sposa suo figlio Giacomo alla figlia del "terribile" ed emarginato Petruzzo, noto a tutti come il "figlio della vipera", perché allattato da uno di questi rettili.
Romanzo breve di piacevole e di facile lettura, capace di attirare sia il fruitore colto e maturo sia il lettore occasionale. Il riferimento ad elementi fantasiosi e a tratti ricchi di mistero, uniti a proverbi e detti antichi e popolari declinati in una forma prettamente dialettale, costituisce la vera particolarità dell'opera.
Ambientato negli anni Sessanta in un piccolo centro situato nei pressi della Valle del Neto, in Calabria. La famiglia Bellomo è una delle più potenti del centro di Petèlia. Il capostipite, un notaio molto rinomato, ha una figlia gravemente ammalata che per un periodo viene mandata fuori paese per curarsi, adducendo come scusa la necessità della ragazza di studiare ed avere un'istruzione elevata. Al suo ritorno questa si innamora di Lucio, figlio di un contadino ma poco propenso al lavoro manuale, che avrebbe voluto condurre una vita facile. I due si sposano nonostante un iniziale dissenso del notaio Bellomo e Lucio ottiene in eredità i terreni del suocero.
La realtà sociale che fa da sfondo alla narrazione è quella di un ambiente prevalentemente rurale, caratterizzato dalla contrapposizione tra le esigenze dei datori di lavoro e le condizioni disagiate degli operai.
La sera "li massari" si riuniscono con gli amici in un clima di massima armonia, tra essi c'è anche don Lucio, il quale ha avuto nel frattempo da Clara, sua moglie, un figlio di nome Giacomo. Un accordo stipulato verbalmente e sviluppatosi a favore di Petruzzo costringe don Lucio ad accettare di imparentarsi con quest'ultimo, nonostante egli sia negativamente noto nel paese, acconsentendo al matrimonio di suo figlio con Adele, figlia di Petruzzo.
Il linguaggio e lo stile sono semplici e lineari. Si possono riscontrare nel corso della narrazione due registri che si alternano costantemente: la lingua comune (comprensibile per qualunque tipo di lettore) e il ricorso a termini e modi di dire tipici della comunicazione dialettale della Calabria e quindi di più difficile comprensione per un lettore non calabrese. Il risultato è un testo variegato e vivace, capace di imprimere nella mente dei lettori paesaggi, personaggi e pregiudizi tipici di una realtà chiusa e prettamente rurale.

Una bella frase per chi è lontano dalla propria terra ....

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On martedì 9 marzo 2010 at 9:32 AM


UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI,
SAPERE CHE NELLA GENTE, NELLE PIANTE,
NELLA TERRA C'E' QUALCOSA DI TUO,
CHE ANCHE QUANDO NON CI SEI RESTA AD ASPETTARTI.


Cesare Pavese (1908-1950) "La Luna e i falò" (romanzo, Einaudi, Torino 1950)

Ancora frane in provincia di Vibo Valentia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On mercoledì 3 marzo 2010 at 8:29 AM

Ancora importanti eventi franosi stanno interessando la provincia di Vibo Valentia. Si sono aperte in questi giorni vere e proprie fenditure che squarciano il terreno, le strade, i muri e le case. Il fatto inedito che emerge in queste ore è veramente inquietante: gli squarci, le ferite della terra, sono lunghi molti chilometri e passano da un paese all'altro sulla stessa linea. Questo lo si può notare, ad esempio, tra i paesi di Pannaconi di Cessaniti e Potenzoni di Briatico. Il cedimento di metà carreggiata stradale a Pannaconi, sulla via che porta a Cessaniti, scende e continua per tutta la vallata per poi risalire ed arrivare a Conidoni, dove sono scesi a valle, verso la fiumara, terra e alberi interi. Il movimento franoso riprende e si manifesta sulla stessa linea poco più avanti, con uno sprofondamento che ha inghiottito, per un fronte di circa cento metri, la strada San Cono di Cessaniti - Briatico da un lato e la strada San Cono di Cessaniti - Potenzoni di Briatico dall'altro. Poco più sopra, nei pressi delle cave di Cessaniti, a dieci metri dal metanodotto, la strada che dal Campo d'Aviazione conduce alla strada ex 522 si è abbassata pericolosamente. Dall'altro versante, poco più sopra l'abitato di San Leo di Briatico, una grossa frana ha inghiottito per centinaia di metri la strada che porta a San Costantino di Briatico. In questo caso è stato necessario scavare e bypassare a titolo precauzionale un intero tratto della rete gas del metanodotto.
Franco Vallone

"Vicende religiose di Zambrone" - Il nuovo libro di Corrado L'Andolina

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 8:25 AM

Sono solo cinquanta pagine ma sono vere e proprie "pagine-tesoro" per il paese di Zambrone e per le sue frazioni, un contenitore di tante memorie che erano, ormai da anni, rimaste sepolte in polverosi manoscritti ecclesiastici. Corrado Antonio L'Andolina ha risolcato l'antico tratto della scrittura, aiutato da Don Giuseppe Blasi (nella traduzione), da Teresa Blasi (nella trascrizione) e da Francesco Alleva per i complessi rilievi fotografici, per recuperare racconti e informazioni tramandati ai posteri attraverso altro segno sulla carta. Carte vecchie, ingiallite dal tempo, scrittura indecifrabile ai più, dati e cose da dire che, all'apparenza, sembrano poco interessanti ma che, in effetti, sono sempre trasmissione nel futuro di un "qualcosa da dire". L'Andolina legge, ricerca, trascrive, confronta, ed ecco che escono fuori inedite storie del passato religioso del suo paese, della sua antica comunità, un luogo che affrontava la vita di tutti i giorni con "la zappa e con la preghiera". Il padre dell'autore, Salvatore L'Andolina, studioso da sempre, nella postfazione scrive, nelle prime righe del testo, la vera chiave di lettura di questo breve lunghissimo scritto: "A scavare tra le vestigia della storia si possono trovare tesori anche laddove la storia, apparentemente, sembra non essersi fermata". Una chiave che apre su un mondo lontano e sconosciuto, sempre intriso di vita religiosa, in quella Zambrone che, in alcuni periodi, arrivò ad avere ben cinque chiese solo nel paese capoluogo. Dalla Visita Pastorale del novembre del 1725 inizia il racconto della ricognizione sullo stato delle parrocchie, da quella di Daffinà Minore (oggi Daffinacello) a quella di Daffinà, San Giovanni, e Zambrone. Segue poi la "Visita" del novembre del 1766, e successivamente del maggio del 1789, sei anni dopo il catastrofico terremoto del 1783 che sconvolse molti luoghi delle Calabrie. Nelle lavoro di L'Andolina seguono poi le elencazioni delle visite pastorali del 1794, del 1795 e del 1797. In pieno ottocento ecco poi la visita (un poco superficiale) del 1849 e del '50. Nel secolo scorso, il vicino '900, la visita pastorale del 1910 si presenta invece particolarmente ricca di dati e informazioni dettagliate, per la prima volta la scrittura delle risultanze è in italiano (in quelle precedenti erano in latino). Ancora oggi i segni religiosi sono componenti molto presenti nel tessuto urbano ma anche nelle campagne di Zambrone. Oltre le chiese vi sono infatti tante edicole sacre, calvari, nicchie con santi e madonne, croci e altri numerosi contenitori di simboli della religiosità popolare. In questo volume, dalla bella copertina ideata e curata dall'architetto Stefano Simoncini, ci sono davvero molte storie da leggere. Storia grande e storie piccole di eventi remoti, lontani, che emergono attraverso le meticolose elencazioni di oggetti ed obblighi, ordini e proclami, richiami ed elogi diretti agli abitanti del luogo Zambrone, padri e madri, figli e nonni un tempo. Persone del passato, oggi scomparse, che rivivono nella lettura di vecchi documenti e nella memoria dei discendenti che oggi abitano, forse con lo stesso spirito religioso, la Zambrone del presente. Domenica 28 febbraio, alle ore 17.00, presso i locali della palestra scolastica di Zambrone, in piazza Otto Marzo, il volume verrà presentato al pubblico. A moderare i lavori il giornalista Salvatore Berlingieri, ad introdurre Don Giuseppe Blasi e Don Ignazio Toraldo, direttore dell'Archivio diocesano di Tropea. Relazioneranno Don Nicola Berardi, Padre Trifone Labellarte e Don Pasquale Sposaro con interventi del sindaco del paese, Pasquale Landro e del dirigente scolastico, Rocco Cantafio. Le conclusioni sono state affidate al Cancelliere della Diocesi di Mileto - Nicotera - Tropea, Don Filippo Ramondino.
Franco Vallone

Immagini da Maierato

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 8:19 AM