"Volti e Risvolti" Mostra di pittura di Armando Fantasia all'Archivio di Stato di Vibo Valentia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On mercoledì 20 febbraio 2008 at 12:18 PM

Ancora una bella mostra di pittura a Vibo Valentia presso i saloni dell’Archivio di Stato. È la volta di “Volti e Risvolti” una mostra di ben trentacinque tele del pittore Armando Fantasia. L’artista è nato in Basilicata, a Maratea, nel 1969 ed è residente da sempre a Vibo Valentia. Armando è figlio d’arte, suo padre il pittore Pietro Fantasia, come si ricorderà, è reduce da una recente quanto interessante esperienza artistica, la provocatoria mostra d’arte sulle tematiche dell’eros e della metafora sessuale intitolata “Sinuosità” che tanto clamore ha suscitato in città.
Armando Fantasia presenta oggi al pubblico vibonese le sue opere più belle, nature morte ma con fiori vivi, nudi di donna appena velate da calze autoreggenti, paffutelli bambini - putto ripresi nella quotidianità più attuale, davanti ad un televisore incantatore o in braccio ad una madre. Figure, visi, sguardi e occhi che penetrano le tele e rimandano a concettualismi più profondi. Vi è, tra le tante tele esposte, anche un bel ritratto dell’attrice Claudia Koll ripresa in atteggiamenti provocanti e sensuali… il figlio Armando non smentisce il padre Pietro.
Armando Fantasia è un figurativo moderno che si discosta continuamente dalla linea del figurativo classico, per lambire ora l’iperrealismo, altre volte per solcare antichi stili e luci che ci fanno subito pensare alle tele del Caravaggio o del Mattia Preti. C’è una luce particolare e inedita nei suoi quadri che sprofonda i piani del dipinto e crea dinamismi illusori, prospettive sempre profonde. È il gioco sapiente dei chiaroscuri che Armando conosce bene, è il gioco delle profondità create con maestria di chi conosce le varie tecniche pittoriche.
Tra le trentacinque tele esposte, tra quelle più belle della mostra di Vibo, due rappresentano l’eden, il paradiso terrestre, un ambiente verde di alberi e donne vestite e fasciate con abiti dal sapore degli anni settanta dai disegni floreali, mele cadute, mele da raccogliere, simbolismi antichi, genesi che ci riporta ancora una volta alle tematiche della sensualità più arcaica e intima.
Armando Fantasia, a differenza del padre Pietro che è autodidatta, si è diplomato all’Istituto d’Arte di Vibo Valentia e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Il pittore Armando Fantasia, come scrive sull’invito della mostra lo scrittore e poeta Rocco Cambareri, “crea dal nulla, rompe il mistero, l’invisibile rende visibile…”.
La mostra in allestimento all’Archivio di Stato sarà inaugurata venerdì 22 febbraio alle ore 18.00 al numero 46 di via J. Palach ed è curata con l’alto patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell’Amministrazione Provinciale di Vibo e del Comune di Vibo Valentia. La mostra resterà aperta per quindici giorni e si concluderà il prossimo 7 marzo.
Franco Vallone

Il frontone del nuovo Palasport Provinciale di Vibo Valentia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On martedì 19 febbraio 2008 at 2:23 PM

Il frontone, situato sul prospetto principale del Palasport provinciale di Vibo Valentia, vuole essere l’esaltazione dell’essenza della struttura che presto ospiterà la squadra sportiva di pallavolo vibonese e non solo. L’idea nasce dalla volontà di esprimere, attraverso le raffigurazioni utilizzate, un chiaro richiamo alla storia dello sport nella sua generalità, rendendo omaggio soprattutto agli sport Olimpici praticati nell’antica Grecia, che ha gettato il seme sulla nostra terra dando vita all’antica Hipponion, l’antica Vibo Valentia. Sport come Olimpiadi, che secondo un’antica leggenda sarebbero state istituite da Eracle e da lui consacrate al padre Zeus dal cui epiteto di Olimpio avrebbero tratto il nome. Il frontone, ispirato ai grandi templi dell’età classica, è impostato, seppur in termini moderni, all'’imponenza nella quale si vuole identificare, essendo l’epicentro dell’intera facciata, intende dare il benvenuto a tutti coloro che verranno ospitati all'’interno del Palasport quasi con un racconto intuitivo al quale non si può sfuggire, in maniera da essere reso fruibile dalla collettività. Esso, come spiega l’architetto conservatore Katia Grillo, “è composto dal fronte triangolare nel quale sono state inserite le grandi raffigurazioni tratte da vasi attici a figure nere e a figure rosse e dalla trabeazione a corrispondente alla grande trave poggiante su colonne; senza trascurare le origini della nostra terra Hipponiate, cui fanno più puntualmente riferimento il mascherone del lobo centrale e le teste leonine della trabeazione”. Infatti il primo corrisponde alla figura del Gorgone, i cui resti sono conservati presso il Museo Archeologico Statale di Vibo, rinvenuti presso il convento dei Cappuccini e considerata come elemento decorativo del tetto di un edificio sacro di età greca, mentre le teste leonine che corrono trai i triglifi della trabeazione intervallandosi ad altre immagini (costituenti le antiche mètope) che richiamano agli sport moderni (la pallavolo, la pallacanestro, il calcetto, i pesi, i guantoni del pugilato, la coppa italiana di pallavolo) dovevano far parte secondo alcune ipotesi, della cornice della gronda di un tetto di una piccola costruzione, forse di carattere sacro, databile intorno alla metà del V sec. a.C.
Modernità e richiamo all’antico dunque, attraverso un uso sapiente dei tracciati lineari, dei materiali adoperati, dei colori. Il progetto, dello stesso architetto conservatore Katia Grillo, è la sintesi di una elaborazione globale, dove i colori richiamano gli stessi adoperati sulle facciate dell’intera struttura e le immagini rimandano alla forza del corpo e alla forza dello spirito, nell’obiettivo di rendere le Olimpiadi perfetta espressione della cultura greca. I lavori di realizzazione, diretti dall’architetto Carolina Bellantoni, sono stati eseguiti dall’impresa edile di Giuseppe Suppa e Bruno Grillo mentre il mosaico in tessere di marmo naturale (rosso verona, giallo reale, grigio bardiglio, bianco statuario, botticino, botticino noce, verde alpi e nero) è stato realizzato dalla ditta “Decor Union 2000” in località Tressano di Castellarano (RE). Ed ecco nei particolari i pannelli del frontone descritti da Katia Grillo: “Atleti con giavellotto - raffigurazione centrale racchiusa nel semicerchio, tratta da un piatto; in esso sono rappresentati tre atleti con gli strumenti dello sport in esame, ovvero dei giavellotti ma anche un piccone che serviva per lavorare la sabbia o la terra adoperata in palestra durante gli allenamenti; Sollevamento pesi - raffigurazione nel cerchio a sinistra, tratta da un antico vaso greco; è raffigurato un giovane uomo di Siracusa che compete nel sollevamento dei pesi (due grossi massi). Lancio del disco - raffigurazione nel cerchio a sinistra, in cui vi è un giovane uomo nell’atto di lanciare il disco, con le gambe leggermente flesse e il busto piegato e ruotato in avanti. Dietro sono rappresentati due giavellotti mentre in alto a sinistra sono rappresentati uno strigile, ovvero uno strumento che serviva per pulirsi il corpo dopo gli esercizi, due capestri, che venivano impugnati nelle mani durante la prova del salto per dare lo slancio al corpo ed un peso, ovvero una palla attaccata ad un cordoncino che veniva impugnato e fatto roteare prima di essere lanciato. Una Olimpiade del V sec. a.C - raffigurazione centrale rettangolare, tratta da un vaso greco; sono rappresentate quattro figure poste di profilo: un allenatore vestito col chitone o himation che tiene in una mano un bastone biforcuto che serviva ad indicare la sua posizione di giudice sportivo ma che veniva adoperato anche per indicare agli atleti eventuali posizioni scorrette e segnalare loro le correzioni necessarie, mentre nell’altra mano tiene ramoscelli di ulivo, simbolo di vittoria. Il secondo è un atleta che sta per effettuare il salto, con la schiena leggermente ricurva e con in mano due capestri per effettuare la spinta seguito da due corridori. In basso uno scudo, rappresentazione della lotta, che nell’antichità era anche praticata come sport. Nike che vola verso un altare - raffigurazione posta in basso a destra, tratta da un antico vaso greco; la Nike è la dea della vittoria, che tiene in una mano un’ampolla e nell’altra un oinochoe, mentre vola verso un piccolo altare sul quale il fuoco arde intensamente, dove sta per compiere una libagione.“Milo di Kroton” - raffigurazione posta in basso a sinistra, tratta da un antico vaso greco. Milo è uno dei più leggendari atleti del mondo antico,e ancor di più della nostra terra, che vinse la corona non meno di sei volte, competendo fino all’età di circa quarant’anni. L’atleta è rappresentato come un giovane vigoroso, mentre tiene nelle mani dei ramoscelli di ulivo e rivolge lo sguardo verso l’allenatore che lo sta nominando vincitore”. Gli schemi più piccoli contengono altre immagini che richiamano agli sport antichi ed inoltre due fiaccole laterali, la cui fiamma simboleggia la sacralità attribuita alle antiche Olimpiadi e allo stesso tempo la continuità tra le Olimpiadi del mondo antico e quelle dell’età moderna. La trabeazione è completata con il simbolo moderno delle Olimpiadi e dello sport in generale, ovvero i cinque anelli inanellati che rappresentano i cinque continenti.
Franco Vallone

L'intervento di Luigi M. Lombardi Satriani sull'evento carnascialesco di S. Costantino di Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 11 febbraio 2008 at 10:14 AM

I rituali carnascialeschi di San Costantino di Briatico diventano evento di rilevanza regionale grazie anche alla costituzione, nel secondo anno dalla ripresa dell’evento, di un vero e proprio “Comitato per il Carnevale di San Costantino di Briatico”. Un'antica rappresentazione, tradizione popolare che si svolgeva in paese, a memoria d'uomo, già agli inizi del '900, fino al 1949, ma che ha certamente radici più antiche. E mentre l’assessore alla cultura del Comune, Agostino Vallone, pensa già alle manifestazioni per il 2009, si registra l’autorevole intervento dell’antropologo dell’Università La Sapienza, Luigi Maria Lombardi Satriani che così scrive in una nota inviata allo stesso Comitato: “Sono vivamente rammaricato di non essere presente alla manifestazione che riprende l’usanza della processione di Carnevale e del discorso funebre pronunciato sulla sua salma. Il mio rammarico è tanto più vivo perché ricordo con nostalgia gli anni in cui tutto ciò si svolgeva per le vie del nostro paese concludendosi con l’orazione pronunciata nella piazza antistante casa mia (ora piazza Raffaele Lombardi Satriani) da Grazioso Garrì, efficace autore della orazione stessa, opportunamente pubblicata recentemente dal figlio Peppino che vi ha premesso un’ottima introduzione, valida anche sul piano strettamente scientifico. La manifestazione del nostro paese si inserisce in un ampio quadro rituale molto presente in tutta Europa, nel quale – nella veste scherzosa del divertimento – il processo e la condanna di Carnevale, il corteo funebre dello stesso Carnevale e numerosissimi altri tratti si articolano concretamente testimoniando una vicenda plurisecolare e svolgendo profonde funzioni culturali. Non a caso questi riti sono stati oggetto di una vasta letteratura scientifica che, ovviamente, non è il caso di richiamare. Questi riti, e quindi anche il rituale della nostra San Costantino, rafforzano il senso di appartenenza alla comunità, si pongono pertanto come efficace forma di integrazione. Di tale senso di appartenenza, di tale integrazione abbiamo particolare bisogno in un epoca quale la nostra, esposta – in maniera più o meno intensa – a tutti i rischi della frammentazione e della disgregazione. Percorrere assieme le vie del nostro paese anche in occasione del corteo di Carnevale sostanzia il desiderio di essere comunità, rafforza il vincolo che ci ricostruisce come comunità e quindi diverte ma anche ci sostiene come gruppo coeso. Per questo ordine di motivi ritengo che la vostra iniziativa di riprendere questo nostro rito carnevalesco sia particolarmente apprezzabile; mi auguro perciò che vi sia grande partecipazione e divertimento e che la manifestazione possa continuare a crescere negli anni a venire. Quello di San Costantino è un recupero interessante per tutto il vibonese, un percorso ritualizzato, dimenticato, un itinerario d'oggi che mette in scena il poemetto dalle radici popolari scritto da Garrì ed ambientato proprio nel paese degli anni Trenta. Il Comitato appena costituito è composto, tra gli altri, da Lorenzo Di Bruno, Agostino Vallone, Salvatore i Micuccia du Pani, Domenico Melluso, Marianunzia Garrì, Francesco Sicari, Antonio Di Bruno, Enrico Damiano Vallone e Pino Bagnato.
Franco Vallone

La farsa di Carnevale a San Costantino di Briatico

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On at 10:08 AM

Una tradizione recuperata dagli anni Trenta
Per il secondo anno consecutivo, San Costantino di Briatico ha recuperato un'antica rappresentazione del carnevale, con un programma misto di percorsi, tracce e improvvisazioni costruiti tra farse carnascialesche e teatralità di strada. Una vera antica tradizione popolare che si svolgeva in paese, a memoria d'uomo, già agli inizi del '900, fino al 1949, ma che ha certamente radici antichissime. Nelle sue molteplici simbologie si colgono aspetti arcaici precristiani, medievali e cinquecentesche.
Un teatro della pazzia che ci ricorda tanto le storie che accadevano nel classico arcaico carnevale dei pazzi della Parigi di "Notre Dame de Paris" di Victor Hugò. Un percorso ritualizzato, dimenticato, un itinerario d'oggi che mette in scena il "discorso di Carnevale", un poemetto dalle radici popolari scritto da Grazioso Garrì ed ambientato proprio nella San Costantino degli anni Trenta. L'invito, curato dall'amministrazione comunale di Briatico, dal suo assessore alla cultura, Agostino Vallone ha suggerito di intervenire all'evento con costumi improvvisati secondo l'originale tradizione calabrese. I personaggi previsti dal copione della farsa sono, oltre a Carnevale, il medico, il prete, Corajisima, Quaresima la sorella triste di Carnevale, la figlia di Carnevale, i Ciangiulini (le prefiche vestite di nero), i confratelli, becchini e tamburi rullanti.
Gli interpreti di questo singolare recupero tradizionale sono stati attori improvvisati nelle persone di Lorenzo Di Bruno, Agostino Vallone, Salvatore i Micuccia du Pani, Micucciu u mellusu, Marianunzia Garrì, Francesco Sicari, Antonio Di Bruno, Enrico Damiano Vallone, i ragazzi del paese e interprete attore principale il fantoccio simulacro di Re Vicen zuni. Perché Carnevale, nella tradizione popolare, si chiamava proprio Vincenzo. Ed ecco cosa si scriveva nel 1598 nell'Avviso a certi curati contra un abuso del principio della Quaresima. "…intendiamo che tuttavia per coteste parti, non ostante altri nostri avisi, nel principio della Quaresima et anche nelle Domeniche di essa, si commettono varii inconvenienti ancora in luoghi sacri sotto nome di Carnovalaccio, con abbrucciare certe immagini, publicare matrimonii finti e commettere altri disordini e dissoluzioni e far mangiamenti publici et empire ogni luogo di gridi e fatti licenciosi: cosa che risulta in onta et ingiuria del santo tempo quadragesimale e de' luoghi sacri et in poco rispetto del sacramento del matrimonio et anche in disgusto di molti (...)" e qualche anno dopo nel 1606 si parla di "allegrezze vane, piaceri disordinati, mere pazzie, miscugli d'uomini e donne disposti a' piaceri sensuali, ornamenti eccessivi, riscaldamento di cibi, incitamento di suoni, conversazione oziosa, libertà di mascara, movimenti lascivi, saltazioni e danze licenziose, balli, conviti, giuochi, trattenimenti oziosi e vani.." Un cambiamento provvisorio vissuto anche oggi a San Costantino di Briatico che si evidenzia, tra tanti carnevali massificati e appiattiti da carri allegorici e mascherine varie, come capitale del'arcaico carnevale tradizionale calabrese. É un periodo rituale e speciale durante il quale si forma nel paese una nuova metastorica comunità a carattere provvisorio. In questa comunità tutti gli elementi teatrali e simbolici non fanno altro che evidenziare la condizione sociale del gruppo, gli aspetti rituali legati al mondo arcaico e agropastorale di propiziazione, di difesa del territorio e del raccolto, degli animali e anche di una sorta di difesa ed eliminazione del male attraverso forme apotropaiche di gestualità rituale. A San Costantino il mesto corteo di bianchi confratelli incappucciati, che a tratti è diventato festoso, ha segnato al buio, con la sua ambigua e irreale presenza, tutto il territorio paesano attraverso un itinerario, tra le vie, nelle piazze, nei vicoli dove la farsa, l'elogio, il lamento funebre ha esorcizzato e protetto mente un uomo incappucciato di nero bandiva un infuocato incensiere fumante di vapori di peperoncini piccanti incendiati.
Franco Vallone