Rino Gaetano: grande perchè anti-divo

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On lunedì 28 settembre 2009 at 8:06 AM

A più di un quarto di secolo dalla sua morte le sue canzoni ancora attuali

I suoi testi sono ancora oggi pillole di saggezza che accompagnano molti giovani nei sentieri tortuosi dell'esistenza. Entrato prepotentemente nel cuore di tanta gente, forse per quel modo originale di rapportarsi alla vita, di Rino Gaetano resta comunque il rammarico di una fine tremenda.
La primavera del 1981, si è trasformata in un gelido inverno sulla quella via Nomentana, in Roma, dove il cantautore calabrese risiedeva ormai da tempo.
Nato a Crotone nel '50 egli si trasferisce a Roma all'età di 10 anni.
Nella capitale i suoi primi approcci con la musica, impara a suonare la chitarra e scrive le sue prime canzoni. Si trova però di fronte allo scetticismo del mondo musicale per la sua maniera singolare di proporre le sue composizioni, poco in linea con la tendenza seriosa e di stile "impegnato" degli anni '70.
Viene comunque notato e ingaggiato da alcuni personaggi dello spettacolo (Sergio Bardotti e Vincenzo Micocci, quest'ultimo proprietario dell'etichetta discografica It).
Il suo primo Lp "Ingresso Libero" (1974), distribuito dalla RCA, nonostante non abbia goduto dei favori del grande pubblico e neanche dei critici, funge da anticamera ad un periodo di riscontri positivi, a cominciare dal 45 giri "Ma il cielo è sempre più blù", inciso nel 1975, una specie di "tiritera" che "ironizza" su alcuni aspetti negativi della società del tempo in cui il cantautore calabrese si pone dalla parte dei lavoratori, degli emarginati, dei più deboli…insomma, per combattere al loro fianco e ricordare a costoro che nonostante tutto "il cielo è sempre più blù".
Grande dose di ottimismo, dunque, che non rinnega la sua naturale inclinazione al sarcasmo amalgamandolo perfettamente ad un autentico coraggio civile.
Nel '76 esce il suo 2° Lp, come esito di un lungo periodo di impegno, intitolato "Mio fratello è figlio unico" (il titolo è già un trattato) con inclusa la famosa "Berta filava", di chiara matrice popolare.
Dal 1976 al 1978, Rino Gaetano, si consolida sempre più come il cantautore "sui generis", il "grillo parlante" per antonomasia che parla alle coscienze e compone una serie di canzoni che hanno la qualità (insolita per alcuni aspetti) di regalare qualche momento di spensieratezza ma anche far riflettere sui temi tanto delicati quanto difficili da affrontare in musica.
I successivi Lp "Aida" (1977) e "Nuntereggaepiù" (1978) fanno registrare un crescente consenso da parte di un pubblico attento che gli attribuisce il massimo riconoscimento con la canzone "Gianna", presentata al festival di Sanremo del 1978 dove il cantautore si presenta alla grande platea dell'Ariston esprimendo tutte le sue doti di originalità. La canzone conquisterà solo il terzo posto ma spopolerà nella Hit Parade.
Rino Gaetano era grande perché era antidivo. Le sue canzoni sono terribilmente attuali e forse è questo il suo miracolo. Molti giovani si rammaricano di non averlo mai conosciuto, però lo ascoltano e suonano le sue canzoni. La sua ironia, ricca di intensa poesia, ci accompagnerà per anni. Egli cantava "Chi vivrà vedrà" e noi che possiamo vedere, vorremmo poter vedere altri artisti come lui.
Molte le iniziative in questi ultimi tempi per ricordare Rino Gaetano.
Tanti gli spettacoli effettuati in tutta Italia, Calabria compresa, dalle cover band.

Carlo Grillo (Presidente Ass. Cult. "Calabria Logos")

Briatico saluta Padre Maffeo Pretto

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , , , | Posted On venerdì 25 settembre 2009 at 8:22 PM

Non potevamo proprio lasciare che Padre Maffeo, sacerdote scalabriniano, studioso e parte integrante della comunità di Briatico andasse via in assoluto silenzio.
Non potevamo dopo che i suoi studi hanno riportato alla luce la nostra storia ricucita punto per punto attraverso la ricerca assidua e continua che lo ha visto lavorare dentro e fuori le sue stanze.
Gli Scalabriniani dopo quasi trent'anni di storia lasciano la comunità di Briatico e l'ultimo a lasciare la comunità e proprio Padre Maffeo Pretto.
Allora altro non abbiamo potuto fare che voler dire almeno a lui, Padre Maffeo Pretto, Grazie. Un grazie che giunge forse con un ritardo imperdonabile ma detto davvero di cuore.
IL rammarico forse di aver lasciato questo nostro prete studioso troppo spesso da solo con i suoi studi e i suoi più di 16000 libri, mentre nella sua saggezza ricomponeva la nostra storia, narrando delle nostre origini su importanti libri e dando luce ad un passato spesse volte incerto.
Ma forse non è mai troppo tardi per riconciliarsi con il Padre. E allora vogliamo che Padre Maffeo porti con se la nostra più grande riconoscenza.
Per questo Sabato 26 settembre, verrà celebrata una messa di saluto al padre scalabrianiano di origine veneta , ormai calabrese da tempo. A padre Maffeo verrà consegnata una targa come riconoscenza della grandezza del suo operato per la comunità di Briatico. Ci sposteremo poi per lo scambio dei saluti nei saloni dell'oratorio San Nicola dove verrà allestito un piccolo rinfresco preparato in onore di Padre Maffeo.

"Per aver percorso insieme un cammino di vita semplice e piena di Cristo
aver voluto ripercorrere le orme della nostra storia,
Aver saputo attraverso leggiadri e profondi studi narrare l'identità vera del nostro popolo.
A padre Maffeo , sacerdote e studioso veneto d'origine e calabro d'adozione
Grande riconoscenza e infinita gratitudine"
Grazie P. Maffeo



Giusy Staropoli

Briatico "perde" la preziosa biblioteca del Centro Scalabrini con i suoi 16.000 volumi

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On mercoledì 23 settembre 2009 at 10:35 AM

Oramai è più che confermato, la biblioteca del Centro Studi Scalabrini per le Migrazioni Meridionali dopo vent'anni lascia Briatico per altra destinazione. I quasi sedicimila volumi sono stati impacchettati per essere trasferiti a San Nicola da Crissa, presso la struttura che a breve ospiterà il Centro Studi voluto dall'antropologo sannicolese Vito Teti, docente dell'Unical. Briatico perde anche questa grande risorsa culturale "ma, - per come comunicato dallo stesso Padre Maffeo Pretto, fondatore e curatore della biblioteca, - dal Comune di Briatico non si è evidenziato nessun interesse a far rimanere la struttura culturale in paese. Soltanto tre giorni fa è arrivato in biblioteca l'assessore comunale alla cultura, ma ormai i volumi stavano per essere imballati negli scatoloni... e le trattative con il Comune e l'Associazione Crissa di San Nicola da Crissa erano state già concluse. La biblioteca è uno strumento di ricerca, in assenza dell'elemento ricerca o di un gruppo di ricerca la biblioteca rimane solo uno sterile deposito di libri" in queste parole, sempre a firma di P. Maffeo Pretto, si racchiude il significato più vero e profondo di intendere il termine "biblioteca". Una biblioteca nata a Simbario con un fondo originario di poco più di trecento volumi, poi, successivamente, per tre anni a Favelloni di Cessaniti, dove la biblioteca inizia a prendere forma con ben 5000 volumi catalogati e dopo, stabilmente, a Briatico, dove si raggiungono i 16000 volumi presenti, ben allineati in ordine di tematica, tra gli scaffali. Padre Maffeo Pretto ci racconta dei tanti ragazzi di tutto il comprensorio che negli anni si sono formati su quelle pagine, dei tanti studiosi, di chi doveva affrontare la stesura di una tesi o semplicemente di una ricerca più approfondita, dei sacrifici economici ma anche dei piccoli grandi aiuti. Dell'Anap Calabria di Briatico che, sensibile alla cultura, per qualche tempo aveva pagato l'affitto delle casette che ospitavano la biblioteca presso Piazza Marconi. Poi i libri diventano tanti,c'è la frenetica ricerca di spazi più ampi. Si riesce così a trovare una struttura, posta proprio di rimpetto al palazzo municipale, con Callipo, il proprietario, che concede la grande casa, simbolicamente per soli 300 mila lire l'anno. Ma alla morte del proprietario, ricorda ancora P. Maffeo, le cose cambiarono, gli eredi pretesero 300 euro al mese fino ad arrivare alla recente richiesta, raddoppiata, di 600 euro al mese. A chi chiede come mai la biblioteca non viene ospitata nell'oratorio, padre Maffeo risponde ricordando loro che la biblioteca non è proprietà della Parrocchia ma è una vera e propria parte dello CSER, il Centro Studi Emigrazione di Roma. Come si ricorderà gli Scalabriniani sono arrivati in Calabria negli anni sessanta per comprendere il mondo calabrese, cioè la storia, la cultura e la religiosità popolare; in tutte le parti del mondo nelle quali svolgono la loro assistenza agli emigrati gli scalabriniani hanno incontrato forti gruppi di calabresi fra i più uniti ed attivi anche in campo religioso, da qui l'esigenza e l'urgenza di un incontro con le realtà della Calabria. C'è da sottolineare che la Biblioteca di Briatico vantava tra l'altro la "presenza", nel suo interno, di ben 3000 volumi sul mondo calabrese, 3000 volumi di antropologia culturale, 2500 volumi sulla religiosità popolare, 2000 di storia oltre che varie enciclopedie, riviste e libri di letteratura, teologia e filosofia.
Franco Vallone

Chi tocca la sanità muore

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On martedì 22 settembre 2009 at 12:56 PM

Sette morti solo nel mese di agosto: in Calabria la presunta malasanità uccide più della 'ndrangheta. Il ministro Sacconi ha inviato i suoi ispettori, mentre la Commissione parlamentare ha convocato il governatore Loiero. Che entro metà settembre dovrà dimostrare di avere i conti in ordine per evitare il commissariamento. "Ma il problema della sanità calabrese non è economico, quanto di organizzazione", spiega a 'L'espresso' Doris Lo Moro: "Qui aumenta il debito sanitario ma non cresce la qualità dei servizi e quel che è peggio si continua a morire di sanità".

Deputato del Pd, magistrato in aspettativa, in politica dal '93, quando divenne sindaco di Lamezia Terme dopo lo scioglimento del comune per mafia, la Lo Moro è stata assessore nei primi due anni della giunta Loiero: un compito delicatissimo, specie dopo l'omicidio Fortugno: "L'ho vissuto sulla mia pelle, io stessa sono stata a lungo un bersaglio: ho capito che per gli interessi nella sanità in Calabria si può anche morire".

Ma dopo mesi di minacce e di grande tensione, il presidente Loiero l'ha sollevata dall'incarico. Lo ha fatto all'indomani del varo in giunta del suo Piano Sanitario che resta ancora fermo nel consiglio regionale. Non condivideva le sue scelte?
"Non credo: lui sostenne il provvedimento in giunta. Il problema è l'assillo di consenso che accompagna le scelte di Loiero. E nella sanità il consenso lo danno il territorio, continuando ostinatamente a tenere aperti ospedali inadeguati, e la risposta agli interessi diffusi che in questo settore sono presenti a tutti i livelli. La cosa più incredibile in Calabria è questo intreccio tra interessi e salute pubblica. Un rapporto perverso".

Ma perché allora fu 'licenziata in tronco'?
"Perché si stava perdendo il consenso di operatori della sanità privata che pretendevano pagamenti che il dipartimento riteneva non dovuti. Fui molto chiara: dei 200 milioni di euro reclamati non si sarebbe mosso un centesimo dalle casse regionali. Si trattava di prestazioni erogate oltre il limite consentito: un gioco che negli anni aveva contribuito a far lievitare il deficit. Non ho nulla contro la sanità privata, ma c'è una sentenza chiara in materia del Consiglio di Stato: le regioni non devono pagare prestazioni fuori budget. L'associazione di categoria, per tutta risposta, chiese a Loiero il mio allontanamento. Ci fu un intenso scambio epistolare tra il governatore e il presidente nazionale dell'Aiop, l'associazione della sanità privata (il calabrese Enzo Paolini, ndr) in cui venivano date perentorie disposizioni per la mia cacciata".

E Loiero cosa fece?
"Mi chiese di cambiare delega sapendo che non avrei accettato".

Ma se il motivo fosse quello, avrebbero poi sbloccato i pagamenti...
"Lo stanno facendo, infatti. Nei giorni di Ferragosto, l'Asl interessata dai primi casi di presunta malasanità ha raggiunto un accordo per sbloccare quei pagamenti. Si tratta di una quota parte consistente dei 200 milioni. È tutto nero su bianco, in un verbale sottoscritto dal presidente nazionale Aiop che non si capisce perché si scomodi in pieno agosto per un accordo relativo a una singola azienda. Non si comprende neanche l'insolita fretta se non per il timore di un possibile commissariamento governativo che non consentirebbe di riaprire una trattativa già motivatamente chiusa".

E cosa c'entra Loiero con un verbale siglato da una Asl?
"Intanto perché da tempo tiene per sé la delega alla Sanità calabrese. Poi, perché il direttore generale di quella Asl (Franco Pietramala dell'Asp di Cosenza, ndr) è persona di sua stretta fiducia che più volte mi ero rifiutata di nominare quando me lo aveva chiesto".

Cosa la frenava?
"Il fatto che nel suo curriculum ci fosse una condanna definitiva per falso con pena sospesa: non ho particolari pregiudizi ma non mi sembra un titolo di merito per una persona cui affidare i conti di un'Asl. Specie in una terra difficile e provata come la Calabria". n

di Claudio Pappaianni (L'Espresso del 18 Settembre 2009)

Napitia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On lunedì 21 settembre 2009 at 9:41 AM

A tutti coloro che amano leggere consigliamo “Napitia - La storia vera. Libro I, Edizione d'autore, Pizzo, maggio 2003, p.319” e “Napitia - Cose nascoste, cose deviate. Libro II, Edizione d'autore, Pizzo, luglio 2008)” di Luigi G. Durante.

La storia della Calabria, verità, eventi e fatti con particolare attenzione alla città di Pizzo, le abitudini del suo popolo, personaggi illustri quali Gioacchino Murat e altri dimenticati, narrati dall’autore con sguardo alternativo. Luigi Durante non accetta passivamente ciò che è riconosciuto come storia ufficiale. Si sofferma a lungo tra documenti ufficiali e carte private, testi sepolti sotto la polvere delle chiese e dei palazzi. Svela sorprendenti caratteristiche finora taciute, alterate o falsate. Citando l’autore «La mia “storia” non è certo originale o unica, ma è “vera”…».

Luigi G. Durante si classifica con i suoi due libri al 1° posto della X edizione del “Premio Letterario Internazionale Europa” di Lugano in Svizzera, nella sezione narrativa. La vincita viene così motivata: «Superba opera letteraria impreziosita da bellissime e rare fotografie che ripercorrono la storia della Calabria e della città di Pizzo. L’opera, suddivisa in due volumi, è particolarmente ricca di notizie e di documenti rarissimi che dimostrano l’accurata e minuziosa ricerca dell’autore al quale vanno i complimenti e gli elogi di tutta la commissione giudicatrice»

Per ulteriori informazioni: Associazione Culturale Iterkléos, via Prangi 72 - 89812 Pizzo (VV), email infoiterkleos@gmail.com

Progetto Azzurro dell'Associazione "Francesco Pugliesi" ONLUS

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On giovedì 17 settembre 2009 at 8:10 AM

Anche quest'anno l'Associazione "Francesco Pugliesi" Onlus di Favelloni ha realizzato il Progetto Azzurro a favore di anziani e diversamente abili. Dal 20 al 30 agosto i volontari della Onlus favellonese hanno accompagnato sulla spiaggia di Briatico i 43, tra anziani e disabili, a trascorrere giornate liete e all'insegna del divertimento. Per il secondo anno consecutivo l'associazione si è ricordata dei sofferenti. I 40 volontari che hanno voluto trascorre le loro giornate sotto l'ombrellone e in acqua regalando un sorriso a chi soffre, sono oggi pienamente soddisfatti dell'iniziativa. Per come ha riferito lo stesso presidente dell'associazione, Filippo Pugliesi, "rispetto al primo anno il Progetto è notevolmente cresciuto sia nei numeri e sia nella qualità del servizio; questo progetto si sta imponendo all'attenzione di tutto il territorio, tant'è che quest'anno sono stati ospiti, alcuni utenti della Casa di Riposo dell'Asl di Vibo Valentia. Altri anziani e disabili del territorio che avrebbero voluto partecipare all'iniziativa, non lo hanno potuto fare perché l'Associazione ha dovuto chiudere il numero dei partecipanti per mancanza di fondi". C'è da sollonierare che la presenza degli utenti della casa di riposo di Moderata Durant è stata molto importante per il Progetto Azzurro, attraverso essa si è dato un segno tangibile di come un'eventuale collaborazione tra l'associazione privata di Favelloni e l'azienda sanitaria può essere assai proficua nella promozione e realizzazione di servizi di cui il nostro territorio sente fortemente la mancanza. Pensando al Progetto Azzurro 2010- è stato detto- il presidente della Onlus Pugliesi e i suoi volontari, cercheranno di realizzare una più organica e stabile collaborazione con l'ASL di Vibo Valentia, alla quale l'associazione intende offrire i propri mezzi e volontari per la progettazione e l'erogazione di servizi a favore di anziani e disabili e il Progetto potrebbe essere un'ottima occasione per dimostrare che la sinergia tra associazionismo pubblico e privato non può che essere fonte di ricchezza per la società vibonese. La lettera che la Signora Amelia Reitano, assistente sociale presso la casa di riposo dell'ASL, ha riempito di gioia e orgoglio i volontari della Pugliesi ed il suo presidente: "è necessario far crescere la consapevolezza pubblica che l'allungamento della vita è una conquista dell'uomo e della società civile… I soggetti istituzionali e sociali - continua la lettera - possono insieme far uscire dalla logica emergenziale la discussione sui temi della vecchiaia e trasformare ciò che da più parti è considerato un problema in un'opportunità. L'obiettivo del Progetto Azzurro per anziani e disabili è quello di promuovere l'invecchiamento attivo ed il sostegno alla fragilità che le persone che invecchiano ed i disabili possono incontrare nel loro percorso di vita". Queste parole spingono l'Associazione Pugliesi a cercare il raccordo con i servizi pubblici, sicuri di poter dare un contributo per lo sviluppo dei servizi sociali. Nella giornata tipo nell'ambito del Progetto Azzurro gli utenti venivano accompagnati presso la spiaggia di Briatico antistante il chioscho dei signori Vita. La mattinata si svolgeva tra giochi di società, canti e bagni. Gli anziani e i disabili erano accompagnati dai volontari e da operatori sanitari, tra questi va sottolineata la competenza di Stefano Scrugli, infermiere presso l'ASL di Milano, che ha speso le sue ferie in Calabria a disposizione del Progetto. Per il pranzo gli utenti venivano accompagnati presso la Casa del Sacro Cuore dei Dehoniani, dove c'è stata una visita del Vescovo di Mileto, il quale è rimasto piacevolmente impressionato dall'iniziativa. Nel suo intervento di chiusura del progetto il Presidente Filippo Pugliesi ha voluto ringraziare i soggetti pubblici e privati che hanno contribuito alla realizzazione dell'iniziativa, tra questi i Comuni di Cessaniti, di Ionadi e di Zambrone, la CSV e le aziende private: le Compagnie Assicurative di Vibo Valentia Sara, Aurora, Fondiaria, Progress, l'impresa Vinci, la Edil Scavi, il centro estetico Next Generation di Lo Briglio Antonio. Senza il sostegno finanziario di questi enti non sarebbe stato possibile il Progetto Azzurro.

Franco Vallone

Imineo a Venezia

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On venerdì 11 settembre 2009 at 9:11 AM

All'inizio, quando il regista Valerio Jalongo venne in avanscoperta a Pizzo, ospite di Vera Bilotta e del Circolo Lanterna Magica, il film si doveva chiamare semplicemente "Film Bianco", oggi, a distanza di un anno e più, il nuovo lavoro di Jalongo è già uscito e verrà proiettato al Festival del Cinema di Venezia. Film Bianco durante le riprese ha cambiato nome, proprio durante una delle fasi della lavorazione del film in Calabria, il nuovo titolo "Di me cosa ne sai" è stato suggerito, o meglio ispirato, casualmente e per strada, dal cinematografaro Giuseppe Imineo di Filogaso. Ora quel film è pronto per concorrere a pieno titolo a Venezia ed è stato presentato in concorso alla quinta edizione delle Giornate degli autori (Venice Days), all'interno della stessa Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2009. "Di me cosa ne sai" è un film docu-drama, una sorta di interessante documentario che indaga e racconta dello stato del cinema in Italia. Un vero e proprio un guardarsi allo specchio, o meglio allo schermo, dello stesso cinema. Fino agli anni Settanta il cinema italiano dominava la scena internazionale, arrivando perfino a fare concorrenza ad Hollywood e a tutta la cinematografia americana. Poi, nel volgere di pochi anni, il rapido declino, la fuga dei nostri maggiori produttori, la crisi dei grandi registi-autori, il crollo della produzione. Ma quali sono le vere cause e le circostanze di questo declino? Nel cercare di dare una risposta a questa domanda, "Di Me Cosa Ne Sai" tenta di raccontare questa grande mutazione culturale. Iniziato come un'amorosa indagine sul cinema italiano, "Di me cosa ne sai" diventa così un docu-drama che alterna testimonianze dei protagonisti di allora a frammenti della vita culturale e politica degli ultimi trent'anni: un vero e proprio diario di bordo di un affascinante viaggio che racconta l'Italia da nord a sud, attraverso sale cinematografiche e ragazzini teledipendenti, Berlusconi e Fellini, centri commerciali e direttori di telegiornale, storie di esercenti appassionati e registi che lottano per i propri film, testimonianze di proiezionisti girovaghi e di grandi registi europei… Nel film "Di me cosa ne sai" di Jalongo molte scene sono state girate in Calabria, a Palmi e Bagnara, ed in particolare nella provincia di Vibo Valentia, a Papaglionti di Zungri, a Serra San Bruno, Filogaso, San Nicola da Crissa, Tropea, Vibo Marina, ma anche a Briatico e Francavilla Angitola dove nei pressi di un'antica chiesa del rione Pendino è stato allestito, proprio grazie a Imineo, un cinema all'aperto con macchina di proiezione a carboni e schermo con il lenzuolo al vento. Questa sera nella città lagunare, alle ore 17.00, il film verrà presentato al Festival del Cinema più importante d'Italia e, per questa irripetibile occasione, a Venezia, ospite di Valerio Jalongo, ci sarà anche Giuseppe Imineo di Filogaso, definito oggi l'ultimo cinematografaro della Calabria. Imineo durante le riprese ha accompagnato il regista per paesi e contrade di tutta la provincia di Vibo Valentia per raccontare, davanti alle videocamere, la sua affascinante avventura con il cinema durata quasi sessant'anni. C'è da precisare che nel film di Valerio Jalongo compaiono tra l'altro, oltre a Giuseppe Imineo, anche Giulio Andreotti, Mario Monicelli, Silvio Berlusconi, Wim Wenders, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Vittorio De Seta, Maurizio Nichetti, Vincenzo Mollica, Carlo Verdone, Francesca Comencini, Michele Placido, Clemente Mimun e tanti altri operatori dello spettacolo e del mondo del cinema.
Franco Vallone

1924-2009, gli ottantacinque anni di Natuzza, la Santa vivente, mistica di Paravati

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On at 9:04 AM

Secolo scorso, che poi è il nostro '900, era il lontano ventitrè agosto del millenovecentoventiquattro… un giorno nella storia degli uomini, una data come tante che si è caricata nel tempo di un grande simbolismo cristiano. È una semplice data di nascita ma è anche la straordinaria data dell'inizio dell'essere di Natuzza Evolo, conosciuta oramai in tutto il mondo come la mistica di Paravati. Nel piccolo paese, frazione di Mileto, in quel tempo c'erano davvero poche povere case basse, con le ceramide rosse, che si stringevano in fila attorno alla chiesa ed altre che si inseguivano lungo la strada principale, polverosa e stretta, che da Vibo Valentia portava e porta ancora oggi a Reggio Calabria. Allora, in una di queste povere case, nasceva Natuzza, ed oggi, 23 agosto 2009, compie 85 anni. Qualche giorno fa, quasi ottantacinque anni dopo quell'antico 23 agosto, eravamo nel giardino della sede della Fondazione voluta da Natuzza. Dalla balconata affaccio, sotto uno strapiombo naturale, c'è una grande spianata di terra e tufo bianco con alcuni secolari ulivi che spuntano ogni tanto e tradiscono l'origine del luogo e ci dicono che tutto, li sotto, era uliveto selvaggio. Ora al suo posto un mega cantiere edile, una cupola, una grande chiesa moderna in costruzione, strutture finite e da finire in grezzo cemento armato. È il progetto sogno di Natuzza, progetto non suo, divino si dice. Oltre al cantiere si vede e si sente, da qui sopra, qualcosa di più: una pace e una serenità speciale. Forse è solo suggestione, ma forse no!.
Ecco cosa raccontava qualche anno fa il giornalista Antonio Magro di Cosenza, a Valerio Marinelli che su Natuzza ha scritto ben sette volumi illustrati. "Intorno al 1948 io facevo il corrispondente a Vibo Valentia del "Risorgimento", un quotidiano dell'editrice il Mattino di Napoli, e venni mandato a Paravati per un sopralluogo. Quel giorno ho trovato un operatore della "settimana INCOM " e altri giornalisti, venuti da fuori. E lì abbiamo trovato in una casetta modestissima, in una casupola anzi direi, Natuzza, seduta ad un braciere che teneva un bambino in braccio. Ad un certo momento, mentre qualcuno cercava di farle delle domande e lei, da donna modesta quale era, analfabeta, dava delle risposte e diceva di questi fenomeni, d'improvviso dà dei segni come se si sentisse male. Allora una donna che era là vicina le sottrae il bambino, per paura che cadesse a terra, e lei suda sangue. (…) Uno tirò dalla tasca un fazzoletto, prende questo fazzoletto ed asciuga sulla fronte: c'erano delle stille di sangue. Asciuga, e quella donna in dialetto sempre ha detto: vedete se è apparsa qualche cosa! Perché di solito appaiono dei segni. Ed infatti era apparso un disegno a sangue. C'era in alto una pisside, da questa pisside partiva, una strada che scendeva e faceva una curva; all'inizio della curva c'erano due angeli, e sotto, alla fine della strada,c'era questa scritta in latino Deus in terra visus est. Lo ricordo benissimo. Questo è il fenomeno che abbiamo osservato allora. Dopo un pò lei si riprese, un pò stanca perché era venuta meno…".
Riproponiamo il testo originale di quel vecchio film del 1948, uno spezzone in bianco e nero di pochi minuti di girato che si è rivelato di grande interesse storico e antropologico. I titoli di testa del vecchio documentario in bianco e nero aprono con il cappello che pone una domanda precisa: "Fenomeni soprannaturali?", poi segue il titolo: "Col sangue la donna di Paravati disegna". Segue il nome della rubrica "la settimana INCOM", l'informazione, di quel lontano venti febbraio del 1948, veniva proiettata nelle sale cinematografiche. Ed ècco il testo del breve reportage dalla Calabria:
"Paravati, è una frazione di Mileto, in Calabria, a tredici chilometri da Vibo Valentia. Camminando per queste strade, anni fa, per la prima volta il piede di Natuzza Evolo sudò sangue. Il parroco preferirebbe non parlare della prodigiosa pecorella del suo gregge. Nostra intervista - Ecco la casa, Natuzza racconta: ha ventiquattro anni, è sposata con un falegname, non ha conosciuto il padre morto in America, lontano dalla madre perché non era buona. Dal giorno che sulla sua pelle senza ferite comparve il primo sangue, quanti fazzoletti disegnati spontaneamente in figure sacre da quel sangue. Non può allattare il suo secondo bambino perché l'essudazione vi si manifesta dappertutto. Fenomeno vasomotorio che dilatando i tessuti fa uscire il rosso madore ma come spiegare allora il dono dell'ubiquità. Qui, alla presenza di giornalisti e testimoni, Natuzza Evolo dà la prova di realmente disegnare col sangue. Quelle gocciole scrivono anche parole che Natuzza, analfabeta, non saprebbe tracciare con le mani. Ingenui segni religiosi aprono, tra corone di stelle, la porta del paradiso".
Da anni Paravati ormai è legato in modo indissolubile al nome di Natuzza, un nome che apre le porte ad un vero e proprio universo di misticismo. Questa di Natuzza sembra una storia lontana centinaia di anni ed invece ci rendiamo conto che nasce ed inizia nel vicino '900 e si trova oggi ad essere storia di vita del duemila, storia attuale che, comunque, fuoriesce da ogni tipo di umana visione. La scena che si presenta ogni volta ai nostri occhi è incredibile: gente, gente, gente… gente dappertutto in attesa di vedere Natuzza. Gente richiamata da ogni parte del mondo. È impressionante il modo in cui seguono lo sguardo verso questa piccola figura sul palco, una signora con gli occhiali. Natuzza rivolge un saluto alla gente e dice che prega per tutti.
Franco Vallone