"Sandali di ortica", primo romanzo di Paolo Arcuri

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On mercoledì 8 giugno 2011 at 8:35 AM

Carlopoli (CZ) - “Tutto avrei pensato tranne che io, umile operaio edile, un giorno sarei riuscito a scrivere un libro”.
Esordisce così Paolo Arcuri, nato a Castagna di Carlopoli dove vive, parlando del suo primo e corposo romanzo “Sandali di ortica”, pubblicato nei giorni scorsi dalle Edizioni Ursini di Catanzaro.
“Un libro – sostiene Nuccia Fratto Parrello – attraverso il quale l’autore consegna ai lettori il messaggio e la responsabilità di trovare le mille facce del male nella vita e nella Storia”.
Accanito lettore e cultore appassionato di memorie storiche, Arcuri costruisce il suo romanzo, che definisce di “carattere storico”, sulla base di alcuni episodi del nonno, vissuto durante l’epoca fascista; episodi che la madre gli ha raccontato con dovizia di particolari.
“Da sempre - racconta l’autore - mi ha affascinato la figura di quest’uomo, che io non ho mai conosciuto, essendo nato due anni dopo la sua morte. E’ l’incredibile e travagliata esistenza di un contadino quasi analfabeta, costretto dalla miseria ad emigrare in Francia per lavoro. Lì fu coinvolto politicamente nella militanza antifascista comunista, che lo portò a subire per lunghi anni, fino alla caduta del regime, l’infame marchio della rubrica di frontiera, dove fu notificato come sovversivo politico di fede comunista”.
E questo è già un buon inizio per un romanzo che ha tutte le credenziali per suscitare grande interesse.
“Quando nell’autunno del 2007 - continua l’autore - venni a conoscenza che al Casellario Politico Centrale, presso l’Archivio dello Stato di Roma, giaceva un fascicolo su mio nonno, mi adoperai a chiederne una copia che mi fu subito spedita. Nello sfogliare il plico, constatai che quei fogli racchiudevano dieci anni di sofferenza di un uomo e la crudele persecuzione da parte di quel regime fascista che gli aveva negato le sue libertà. Mi resi subito conto di avere in mano l’architettura di un romanzo e che io, nipote diretto, ne ero emotivamente investito. Il caso ha voluto che incontrassi una sensibile donna italo-spagnola, la professoressa Maria Laura Cilurzo Enriquez, che mi ha fermamente spinto alla stesura del manoscritto. Generosamente si è messa a mia disposizione facendomi incontrare un’altra donna straordinaria, la professoressa Nuccia Fratto Parrello di Catanzaro che mi ha dato tutti quei consigli di cui avevo indubbiamente bisogno, ivi compresa la scelta appropriata dell’editore”.
“Sandali di ortica”, inserito dalle Edizioni Ursini nella nuova collana “I libri dell’elefantino”, è indubbiamente un titolo enigmatico, quantomeno insolito, “che ci riporta - aggiunge Nuccia Fratto Parrello - all’Europa preistorica, quando l’uomo, bisognoso di tutto, trova nell’umile ortica non solo alimento e medicina, ma anche fibra per i suoi primi rozzi manufatti”.
Passano i secoli, i millenni, progresso si aggiunge a progresso, e un uomo, che le persecuzioni e la guerra hanno duramente provato e confinato dal mondo, ripete lo stesso atavico rituale, fabbricando per i suoi piedi stanchi e doloranti un paio di sandali di ortica. Perché è dell’uomo, l’eterna capacità di guardarsi intorno, dovunque sia, e prendere dal seno della madre Terra tutto quello che essa può offrirgli. Il nostro uomo è Paolo, protagonista di una vicenda che copre un lungo arco di tempo, storicamente denso di eventi sconvolgenti, quali la dittatura fascista, la guerra civile in Spagna, la seconda guerra mondiale.
Un romanzo che l’autore ha scritto “col cuore” prima ancor che con la penna, attingendo a vicende storiche realmente accadute che andrebbero rivisitate da tutti con maggiore attenzione.

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