Calabria Erotica - Il nuovo libro di Sharo Gambino …come rosso vino e carne di capra bollente

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , | Posted On lunedì 10 gennaio 2011 at 10:00 AM

Calabria Erotica, questo volume che sta per uscire per la Città del Sole Edizioni di Reggio Calabria è l’ultimo libro di Sharo Gambino. L’ultimo lavoro di quel grande autore calabrese di Vazzano, di Serra San Bruno, della Calabria, del mondo intero, del Sharo con l’acca dopo la esse per essere ancora più precisi. Altre “cose” piccole e grandi forse usciranno in futuro, altri appunti, altri scritti che il maestro voleva dare alle stampe. “Cose” postume di Sharo Gambino, scrittore noto dappertutto, Sharo Gambino, personaggio della cultura inter-nazionale trattato non sempre bene dagli ambienti culturali, universitari e letterari calabresi. Corrado Alvaro, Saverio Strati, Fortunato Seminara, Mario La Cava, Leonida Repaci, Francesco Perri, Antonio Altomonte, Raoul Maria De Angelis e… Sharo Gambino... a pensarci bene bastano le dita delle mani per contare i veri personaggi della letteratura calabrese. Il libro, con la copertina firmata da una figlia dello scrittore, Rossana, e la revisione e correzione dei testi curata dalla figlia Marinella, ora è (quasi) pronto, anche se Sharo Gambino, purtroppo, non c’è più da più di due anni. Tempo fa, tanto tempo fa, Gambino, in uno degli annuali incontri, che poi in effetti erano “mangiate di carne di capra bollente”, per onorare l’onomastico di don Peppino Scopacasa, a Spadola, ci aveva confidato di voler scrivere sul tema dell’erotismo tutto calabrese dopo aver letto e presentato, con una preziosa introduzione, il volume Dire tutto senza dire niente, pubblicato anni addietro per i tipi della Mongolfiera Edizioni di Doria di Cassano Ionio. Tutto questo succedeva accanto ad un’allegra compagnia di strani poeti, musicisti, cultori e artisti popolari delle Serre vibonesi, davanti al carnale vino rosso del Poro e al famosissimo, annuale come l’onomastico di Don Peppino, pentolone di carne di capra bollente, rossa, piccante, selvatica, erotica e calabrese. Roma, anni ottanta: lo studio dell’artista Enotrio Pugliese, in via Sebino, è appollaiato ancora un piano al di sopra del quinto piano, segnato al citofono del condominio come ultimo piano. Lui, il grande maestro della pittura solare, è il “raccontatore” ufficiale dei colori e della luce dell'intero Sud. Enotrio ci parla ancora una volta della scrittura calabrese e della grande stima per l’amico Sharo di Serra San Bruno. Enotrio è fortemente deluso da come lo scrittore viene trattato, culturalmente, da alcuni docenti universitari. Parla di Gambino come “uno degli scrittori più importanti del Sud” e ritorna spesso a parlare di lui raccontando della Calabria e dei calabresi, del mare di Pizzo, del Vizzarro, di Vazzano, del tonno sott’olio e dei calabresi emigrati. Non è casuale che il grande pittore ritornando alla terra e al buio per sempre abbia chiesto di essere accompagnato, per il suo ultimo viaggio, da sole sette persone primo fra tutti il suo grande amico Sharo. Grande infinita stima la sua verso una persona grande e modesta nel contempo e da sempre. La scrittura di Gambino, molto spesso ingiustamente dimenticata, meriterebbe invece di essere discussa, riletta, solcata in profondità nelle università calabresi e italiane ed invece, come per molte altre cose calabresi, solo le università straniere di oltreoceano percepiscono, valorizzano e si arricchiscono culturalmente con la scrittura di Gambino. Avevamo incontrato Sharo Gambino nella sua Serra San Bruno. Alle pareti della sua casa tante grandi tele di amici pittori, di Mico Famà di San Costantino Calabro, di Berenice Russo Amoruso di Cirò Marina, dello stesso Enotrio Pugliese… sculture bellissime e slanciate agli angoli della stanza, mentre al centro campeggiava un giovanile e misterioso autoritratto. Sharo Gambino, antico pittore passato ad altra arte, «per non sporcare con i colori» sottolineava. Un linguaggio più pulito, quello della scrittura, ma che forse può lasciare segni ancora più colorati della pittura. Gambino ci raccontava, con una straordinaria profondità, dei ricami che la vita riserva, degli itinerari sorpresa che essa ci può presentare all’improvviso. Sharo ci narrava di un suo speciale incontro con il grande attore Vittorio Gassman e del successivo contatto culturale con Paola Gassman e Ugo Pagliai, figlia e genero dell’attore, personaggi famosi che ha poi rincontrato a Soriano Calabro e al castello di Vibo Valentia per realizzare una simbiosi tra parola e racconto, tra scrittura e dizione, tra attori e personaggi, autori e protagonisti. Un recupero improvviso del sognatore e del realizzatore, del segno astratto e del reale, della visione e della tangibilità. «Vittorio Gassman - ricordava Gambino - lo conobbi proprio in occasione dei Premi Chiaravalle. Gli demmo il premio per il suo bellissimo libro Un grande avvenire alle spalle. Ricorderò sempre quella serata con la sua imponente presenza. Poi Gambino aggiunge: qualche tempo dopo dovevano presentare il mio libro Fischia il sasso. Si scelse per l’occasione il relatore Emilio Argiroffi e a Taurianova andammo a trovare il senatore per gli ultimi dettagli organizzativi. Dopo aver parlato con Argiroffi, andammo a salutare Cesare Berlingeri, che mi aveva promesso pure una tela. La sorpresa nel trovare nella sua casa proprio Paola Gassman e Ugo Pagliai… ed oggi loro leggeranno la mia scrittura. Che strano, persone che pensi non incontrerai mai poi li ritrovi all’improvviso sul tuo cammino, addirittura due volte!. Ora che Sharo Gambino non c’è più vogliamo ancora ricordare, continuiamo questo viaggio tra le cose di casa Gambino: una bellissima e preziosa acquaforte di Enotrio raffigurante una capretta, riporta a matita, sotto la scritta prova d’autore, questa straordinaria dedica: a Sharu Gambinu dispettusu e tostu comu na crapa. Pizzo, 1983. Poco più sotto una cornice contorna un pezzo di carta con una dedica del 1977: Caru Sharu, ca ti lu dicu a tia, di quando mi ndi jivi i stu paisi, nommu m’astutu chjanu i cardacia mi nzonnu, penzu e ciangiu n’ calabrisi. Sharo Gambino ha collaborato con la Rai, con la sede regionale della Calabria, dal 1960 fino a qualche anno fa, quando, con il giornale radio di cui era redattore Franco Martelli, ha avuto la possibilità di intervenire con appuntamenti fissi, interviste ad Annarosa Macrì e con una rubrica che si titolava proprio “Firmato Sharo Gambino”. Da sessant’anni a questa parte il nome di Sharo Gambino è stato legato sempre alle più importanti iniziative culturali con scoperte importanti ed inedite prese di posizione, tanti scoop giornalistici e racconti sempre bellissimi e affascinanti.
Franco Vallone

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