Era tutto già scritto

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 22 ottobre 2007 at 2:17 PM


Tutto come al solito, stesso identico copione ripetuto fino alla noia, il tutto in un uno scenario in cui la Giustizia e lo Stato appaiono ormai privi di ogni credibilità.
E’ di pochi giorni fa la notizia che la procura di Catanzaro ha avocato l'inchiesta "Why Not" sul finanziamento illecito ai partiti, truffa e abuso d'ufficio. Il procuratore generale facente funzioni, Dolcino Favi, avrebbe tolto a De Magistris la titolarità dell’inchiesta in quanto giudicato “incompatibile” nel procedimento legato alla richiesta di trasferimento cautelare d'ufficio che è stata fatta nei suoi confronti dal ministro della Giustizia Mastella direttamente coinvolto nella stessa inchiesta.
Molti non si scandalizzano più di fronte a fatti annunciati come questo e ciò è un segnale preciso ed inconfutabile del degrado morale a cui si è arrivati oggi in Italia.
A riguardo, spesso, si sentono accuse rivolte ad una società civile italiana incompiuta o addirittura inesistente. Chi di noi non ha mai pensato che la causa di tutto possa essere trovata nella nostra pseudo società civile, nella sua latitanza o corruzione? Una società "civile" che con troppa facilità scambia l’interesse comune con la speculazione di pochi eletti?
Se ne dà la colpa ad un'unità di Italia troppo tardiva, ad un patrimonio genetico tutto italiano, a qualunque cosa possa giustificare il fatto che solo in Italia possano accadere cose del genere.
Una cosa è certa, una nazione in cui la sicurezza del giudizio e della pena non sono uguali per tutti, non è una democrazia. Sembra che da noi cose bestiali e vergognose possano essere perpetrate alla luce del giorno ed allo stesso tempo non generare in seno ai cuori un benché minimo segno di malumore o d'impegno sociale affinché certe cose non abbiano più a ripetersi.
Su, diciamolo con tutta onestà, quanti di noi, appresa una qualunque notizia che abbia a che fare con la Giustizia, con lo Stato ed in una parola col POTERE, non sono portati in modo automatico ad affiancarle immagini di patti segreti, truffe all’italiana, raccomandazioni, fiumi di soldi, omicidi ed insabbiamenti?
A me capita di continuo. Forse mi si dirà che sono uno di quei tanti pazzi che vedono complotti ovunque, come se questo non fosse il paese delle stragi, della mafia, delle relazioni acclarate tra criminalità ed istituzioni, dei conflitti d’interesse, del potere ad ogni costo! Allora, forse, mi si dirà che ciò è normale visto che sono figlio di questa m... di società civile italiana e che di conseguenza non posso aspettarmi niente di meglio!
Siamo ormai arrivati al punto che tendiamo a cercare in noi stessi, nel nostro essere italiani, nel nostro stesso patrimonio genetico la causa e la giustificazione di qualunque stortura del mondo che ci circonda.
Il capo è una testa di c...? Che ci vuoi fare, lui sta lassù è normale, lo faresti anche tu al suo posto!
I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più accattoni? Così va la vita, l’importante è che tu appartenga alla prima categoria o che, altrimenti, non ti ponga troppo spesso certe domande (per la tua salute psichica certo)!
La giustizia non è uguale per tutti? E chi lo dice? Dove sono le prove? E comunque, pensi davvero sia facile prendere decisioni importanti, trovarti sempre tra mille fuochi e non doverti mai sporcare le mani per arrivare alla migliore soluzione possibile?
La politica non è più il luogo deputato al bene pubblico, ma una casta di privilegiati ed intoccabili professionisti, dediti a procurarsi specchietti per le allodole per sviare gli sguardi (qualora ce ne fosse ancora la necessità) dai loro giochetti personali? Ma figliolo, chi ti ha messo in testa queste cose? Come puoi dire che la politica è solo per pochi visto che hai ancora il diritto di voto e puoi iscriverti liberamente a qualunque movimento politico?
Le facce sono sempre le stesse? Vuol dire che quelle personcine hanno lavorato bene e che sono amate e di conseguenza ricambiate col voto!
Ecco, sono queste le domande che milioni di persone si fanno ogni giorno in Italia e queste le risposte che si sentono dare (o che addirittura si danno ormai da sole) da televisioni, giornali, pulpiti e piazze.
Una valanga di domande legittime in un paese allo sbando e con l’acqua alla gola, dove poter lavorare, avere una casa e fare un figlio sono diventati i veri sogni proibiti della maggioranza delle persone. Ebbene con cosa si risponde a queste domande?
Sono finiti i tempi della speranza e delle promesse con tanto di firma su contratto (lo hanno capito anche quelli lassù): alle favolette non ci crede più nessuno.
Il problema, tuttavia, non si pone: il più è fatto, l’opera di rincoglionimento totale della società italiana è ormai completa; oggi ci si può permettere tutto, calpestare la dignità delle persone, ignorare l’appello dei deboli, rispondere a qualunque domanda con una sequela infinita di luoghi comuni e con le peggiori idiozie che la mente umana possa produrre. La gente comune (la maggioranza) è abituata, ormai, alle tonnellate di m... che giornalmente le piovono addosso dalle stanze del potere occulto e non. E qualora qualcosa dovesse sembrare troppo assurdo per essere spiegato nel modo consueto, si potrà sempre ricorrere alla più folgorante delle risposte, la più micidiale nelle sue conseguenze ed implicazioni, quella per cui tutto anche il peggiore dei crimini può trovare la sua naturale motivazione nel nostro “essere italiani”. Quando una discussione, qualunque essa sia, termina con la frase “D’altro canto siamo in Italia” vuol dire che la discussione è finita, che più in là è bene non andare, quelle parole rappresentano le nostre moderne colonne d’Ercole. Siamo così barbaramente abituati a farci del male che la nostra autostima ha raggiunto la sua più bassa espressione proprio in questa frase che meglio di qualunque altra esemplifica il malessere del nostro mondo. Un mondo senza speranza. Ce l’hanno rubata, l’hanno prima tradita e poi ce l’hanno portata via, un pezzo alla volta, giorno dopo giorno ci hanno abituati a dare per scontato che non siamo altro che “Italiani”.

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