Farsa e riscatto sociale. Tutte le persone che rappresentavano il Potere inevitabilmente venivano bastonate

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On martedì 9 febbraio 2010 at 12:48 PM

Anni addietro, dire Carnevale, per molte comunità calabresi, significava dire frassa . Essa veniva rappresentata in piazza e godeva della partecipazione di tutto il paese. La farsa costituiva un momento importante per il popolo, in quanto esso poteva, finalmente, far sentire la sua voce attraverso i suoi personaggi e le sue maschere tipiche.
Le farse più caratteristiche, e di indubbia validità storica e letteraria, in Calabria, sono quelle che hanno per protagonisti Carnevale e Quaresima. Lui si presenta al pubblico ben pasciuto, con cilindro e frac, làcero e sudicio; lei vestita di nero, segaligna, brutta e vecchia. Lui che mangia fino a strozzarsi, e lei che rimane digiuna. Sulla scena sono marito e moglie e se ne dicono di tutti i colori.
La farsa era un momento molto atteso da chi voleva cogliere l'occasione per mettere a nudo abitudini e difetti della gente comune. Ma, la farsa poteva anche essere utilizzata come riscatto sociale, fornendo al povero una rivincita contro il ricco, al servo una rivincita contro il padrone, al soldato contro il capitano. Tutte le persone, che rappresentavano il potere, inevitabilmente venivano bastonate. Non si salvavano dai duri colpi caricaturali neanche preti, medici, farmacisti, avvocati che rappresentavano la cultura ufficiale e conducevano un'esistenza carente di contenuti altruistici. L'obiettivo era quello di colpire un ambiente moralistico improvvisando discorsi su pulpiti fittizi, ribalte e tavolati su cui salivano le maschere abilitate a parlare. A parte Carnevale, anche Giangurgolo, maschera calabrese, aveva il vizio di mangiare e bere; sciocco ma furbo riusciva sempre a cavarsela con i suoi raggiri, in quanto sciocco, le cose che egli diceva non venivano prese sul serio. Ecco allora in cosa consiste la grande strategia del popolo: esprimere il proprio pensiero facendo parlare personaggi a cui è permesso parlare.

Quando parliamo di farse calabresi, parliamo di teatro anonimo. Ma non perché si sia smarrito il nome dell'autore ( al contrario, in ogni paese o città della Calabria c'è sempre un buon informatore pronto a parlarci di un'altra persona, chiamandola per nome o soprannome, indicandola come uomo di penna e quindi capace di creare dialoghi e monologhi per ogni occasione ) ma perché è spesso il risultato di molteplici creazioni individuali. Per capirci, ci sono paesi in cui la stessa farsa viene ripetuta per anni, ma ogni volta con le opportune modifiche, in quanto il fine principale è quello di fare " satira " su un fatto realmente accaduto. Ciò comporta una serie di interventi e manipolazioni su una struttura già consolidata e ( cosa più importante ) condivisa da tutta la comunità. Col cambiare, quindi, degli avvenimenti, cambiano ruoli e personaggi e tutto ciò comporta, inevitabilmente, la creazione di un'opera nuova. Un tema più volte affrontato nelle varie località calabresi, ad esempio, è quello delle donne " fedigrafe e svergognate " che ci rimanda formalmente a quel vecchio filone del mondo classico, ripreso successivamente in epoca rinascimentale, della " beffa dopo l'inganno ". La " satira " a volte era molto forte ed altrettanto esplicita, per cui succedeva spesso che la persona chiamata in causa, abbandonava la piazza, nascondendosi il viso dalla vergogna. Nella farsa poteva succedere di tutto: travestimenti, beffe, equivoci, inganni, bastonatute. In essa tutto era permesso, perché l'obiettivo era soltanto uno: provocare nel pubblico quella sincera e schietta risata.

Il genere farsesco, oggi è un po' disusato, sebbene molti personaggi tipici ricorrano, ancora, nello spettacolo di rivista e nelle scenette comiche televisive. Nell'era di Internet e di villaggio globale si sente il bisogno di confrontarsi solo con i modelli che i grandi mezzi di comunicazione di massa ci offrono. Le vicende locali non entrano più, come una volta, nelle coscienze delle persone. Ma c'è da chiedersi: che cosa sono le esilaranti satire politiche del Bagaglino, se non la versione televisiva della antica ed eroica farsa teatrale?
Carlo Grillo

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