In uscita “Calabria Erotica”, l'ultimo libro di Sharo Gambino

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 28 aprile 2008 at 9:44 AM

Sharo con l’acca dopo la esse per essere precisi, Sharo Gambino scrittore noto dappertutto, Sharo Gambino personaggio della cultura nazionale trattato non sempre bene dagli ambienti culturali, universitari e letterari calabresi. Bruno Gemelli descriveva così Sharo Gambino: “scrittore serrese, memoria storica degli affanni calabresi, purtroppo dimenticato dai corregionali”.
Corrado Alvaro, Saverio Strati, Fortunato Seminara, Mario La Cava , Leonida Repaci, Francesco Perri, Antonio Altomonte, R.M. De Angelis e… Sharo Gambino. Bastano le dita delle mani per contare i veri personaggi della letteratura calabrese.
Il suo ultimo contatto con l’editore Giovanni Spedicati della Mongolfiera di Doria di Cassano è solo di qualche settimana addietro. Gambino premeva per l’uscita del suo ultimo lavoro: “Calabria Erotica”. “…. Giovanni quando esce il libro?... perché forse non ci sarò…”. In effetti il libro sarà pronto solo nel mese di giugno e Sharo non ci sarà. Roma, anni ottanta, lo studio dell’artista Enotrio Pugliese, in via Sebino, è appollaiato ancora un piano al di sopra del quinto piano, segnato come ultimo piano. Lui il grande maestro della pittura solare è il “raccontatore” ufficiale dei colori e della luce del Sud. Enotrio ci parla ancora una volta della scrittura calabrese e della grande stima per l’amico Sharo di Serra San Bruno. Enotrio deluso da come lo scrittore viene trattato, culturalmente, da alcuni docenti universitari. Parla di Gambino come “uno degli scrittori più importanti del Sud” e ritorna spesso a parlare di lui raccontando della Calabria e dei calabresi, del mare di Pizzo, del Vizzarro, di Vazzano, del tonno sott’olio e dei calabresi emigrati. Non è casuale che il grande pittore ritornando alla terra e al buio per sempre abbia chiesto di essere accompagnato, per il suo ultimo viaggio, da sole sette persone primo fra tutti il suo grande amico Sharo. A seguire Vito Teti, Luigi Maria Lombardi Satriani, Francesco Tassone, Adornato, Mico Famà e il medico curante. Grande infinita stima la sua verso una persona grande e modesta nel contempo. La sua scrittura meriterebbe di essere discussa, riletta, solcata in profondità nelle università calabresi e italiane ed invece, come per molte altre cose calabresi, solo le università straniere di oltreoceano percepiscono, valorizzano e si arricchiscono culturalmente con la scrittura di Gambino. Avevamo incontrato Sharo Gambino di recente nella sua Serra San Bruno. Alle pareti della sua casa tante grandi tele di amici pittori, di Mico Famà di San Costantino Calabro, di Berenice Russo Amoruso di Cirò Marina, dello stesso Enotrio… sculture bellissime e slanciate agli angoli della stanza, mentre al centro campeggiava un giovanile e misterioso autoritratto. Sharo Gambino antico pittore passato ad altra arte “per non sporcare con i colorisottolineava. Un linguaggio più pulito, quello della scrittura, ma che forse può lasciare segni ancora più colorati della pittura. Gambino ci raccontava, con una straordinaria profondità, dei ricami che la vita riserva, degli itinerari sorpresa che essa ci può presentare all’improvviso. Sharo ci narrava di un suo speciale incontro con il grande attore Vittorio Gasman e del successivo contatto culturale con Paola Gasman e Ugo Pagliai, figlia e genero dell’attore, personaggi famosi che ha poi rincontrato a Soriano Calabro e al castello di Vibo Valentia per realizzare una simbiosi tra parola e racconto, tra scrittura e dizione, tra attori e personaggi, autori e protagonisti. Un recupero improvviso del sognatore e del realizzatore, del segno astratto e del reale, della visione e della tangibilità. “Vittorio Gasman, ricordava Gambino, lo conobbi proprio in occasione dei Premi Chiaravalle. Gli demmo il premio per il suo bellissimo libro “Un grande avvenire alle spalle”. Ricorderò sempre quella serata con la sua imponente presenza. Poi Gambino aggiunge: qualche tempo dopo dovevano presentare il mio libro “Fischia il sasso”. Si scelse per l’occasione il relatore Emilio Argiroffi e a Taurianova andammo a trovare il senatore per gli ultimi dettagli organizzativi. Dopo aver parlato con Argiroffi andammo a salutare Cesare Berlingeri, che mi aveva promesso pure una tela. La sorpresa nel trovare nella sua casa proprio Paola Gasman e Ugo Pagliai… ed oggi loro leggeranno la mia scrittura. Che strano, persone che pensi non incontrerai mai poi li ritrovi all’improvviso sul tuo cammino, addirittura due volte!. Ora che Sharo Gambino non c’è più vogliamo ricordare, continuiamo questo viaggio tra le cose della casa di Gambino: una bellissima e preziosa acquaforte di Enotrio Pugliese, raffigurante una capretta, riporta a matita, sotto la scritta prova d’autore, questa straordinaria dedica: “a Sharu Gambinu dispettusu e tostu comu na crapa. Pizzo, 1983. Poco più sotto una cornice contorna un pezzo di carta con una dedica del 1977: Caru Sharu, ca ti lu dicu a tia, di quando mi ndi jivi i stu paisi, nommu m’astutu chjanu i cardacia mi nzonnu, penzu e ciangiu n’calabrisi. Sharo Gambino ha collaborato con la Rai , con la sede regionale della Calabria, dal 1960 fino a qualche anno fa quando, con il giornale radio di cui era redattore Franco Martelli, ha avuto la possibilità di intervenire con appuntamenti fissi, interviste ad Annarosa Macrì e con una rubrica che si titolava proprio “Firmato Sharo Gambino”. Da sessant’anni a questa parte il nome di Sharo Gambino è stato legato sempre alle più importanti iniziative culturali con scoperte importanti ed inedite prese di posizione, scoop giornalistici e racconti bellissimi. Ricordiamo la notizia che stuzzicò anche Enzo Biagi per la presenza all’interno della Certosa di Serra San Bruno di padre Antonio, un soldato tornato dalla guerra di Corea con le immagini della distruzione nucleare negli occhi e nel cuore, per scelta intima certosino e intervistato da Gambino per la Rai. Indicato poi, per comodità di falsa informazione, come colui che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, della scoperta, in una biblioteca di Firenze, di una lettera del Boccaccio datata 1372 e indirizzata al priore del Cenobio di Santo Stefano del Bosco (già prima e successivamente Certosa di San Bruno). Gambino scopre anche alcuni importanti affreschi (forse di Renoir) in una chiesa di Capistrano. Si parla della presenza artistica di Renoir in Capistrano, per la prima volta, nei primi anni ' 60 a seguito dell'uscita del libro "Renoir, mio padre", scritto dal figlio Jean Renoir
Franco Vallone

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