La Campagna di Celestina

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: | Posted On lunedì 15 settembre 2008 at 11:14 AM

"La Campagna di Celestina", opera prima di Maria Rosaria Vallone, è un libro particolare per la tematica trattata e, prima di tutto, per la tipologia di scrittura. Il ricordo, la memoria di quei fantastici, mitici anni Sessanta vissuti in provincia, a Parghelia, in uno dei tanti paesi di mare della Calabria, diventano una chiave per aprire tutti i cassetti delle nostre mille memorie personali. L'autrice del volume affronta i suoi ricordi in modo fortemente estemporaneo, li apre, li squarcia profondamente mostrando gli aspetti interni più vari e inediti. Maria Rosaria mostra al lettore, senza remore e senza timidezze, uno spaccato antropologico continuamente in tensione, un mondo passato, ma sempre attuale e reale, saturo di quegli elementi di riferimento coerenti con il tempo dell'accadimento. Parlare e trattare il ricordo e la memoria senza cadere in quella sorta di retorica da "Mulino Bianco", e non pensare e descrivere a tutti i costi un passato dove tutto era bello, interessante, pulito e candido, non è operazione affatto facile. Maria Rosaria Vallone riesce invece a percepire il tempo andato senza nostalgie e pentimenti di alcun non vissuto, raccontando, descrivendo con l'anima ed il cuore e riuscendo così a scrivere, a distanza di tempo da quel tempo, un diario dove è lo stesso paese a muoversi con i suoi personaggi dentro, un paese fatto da mille storie che si toccano e si sfiorano più volte e da tanta umanità che scivola con i giorni che passano e sono passati. Quello che colpisce nel racconto di Maria Rosaria è la tipologia caratteriale della sua scrittura che assomiglia a quella di una sceneggiatura filmica dove ogni racconto, ogni storia può immediatamente essere tradotta in linguaggio cinematografico tanto la particolarità del racconto si fa percepire, riga dopo riga, pagina dopo pagina, attraverso vere e proprie immagini, visioni, particolari illustrati solo dallo scrivere. I titoli dei diversi capitoli, le tracce de lle testatine, sono veri e propri binari che conducono a storie sempre definite e dai contorni vivi: l'albero dei fichi affittato dalla bisnonna, la realtà di una ricchezza solo percepita, la descrizione magica della campagna di Celestina, la borsa contenitore-tesoro del padre e poi l'asilo e la scuola, l'arciprete, la Pasqua, la camera da letto, la festa della Madonna, quella di Sant'Andrea con il lancio delle castagne dal campanile della chiesa, il bar di Pepè e il momento ludico del gioco. Dal libro escono fuori dalla memoria di quegli anni, figure, personaggi e interpreti della vita, con una loro caratterizzazione sempre forte e prorompente: Santino, zia Mariuzza, Miranda, la signorina Stellina, la vicina di casa, don Mimì e il suo pulmino, zio Pasquale ma anche il tempo speciale delle bottiglie di pomodoro e di quando a Parghelia arrivava il colorato magico mondo del circo Zavatta che per mesi si insediava e si insinuava tra le pieghe della quotidianità silenziosa di Parghelia. Ed anche qui, quando racconta di personaggi locali, Maria Rosaria Vallone li amplifica nella sua scrittura e li carica attraverso il ricordo di luce speciale, li fa diventare personaggi universali, globali. Un vero e proprio volume diario quasi personale che però recupera ed apre i meandri memorici di ogni singolo lettore e li completa con il ricordo di ognuno, un racconto che si attacca al ricordo madre della stessa scrittrice. Un lavoro di completamento della ricerca che avviene nei cassetti della memoria delle proprie esperienze personali e collettive di ognuno. A questo punto ogni lettura diviene personalizzazione di ogni singolo volume. Persone e personaggi si affacciano dal passato di Parghelia, si rivitalizzano sul palcoscenico della memoria ed il ricordo diventa, ancora una volta, vita. Maria Rosaria Vallone, nata a Parghelia, vive e lavora da anni a Messina ed è proprio la lontananza dal suo luogo natio la chiave di lettura per capire questo suo sguardo straordinario sul suo paese, uno sguardo mai banale sempre carico di simbologie profonde incarnate in una scrittura racconto forte come non mai.
Franco Vallone

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