Staiti - Santa Maria di Tridetti

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , | Posted On martedì 14 dicembre 2010 at 12:58 PM

L’impatto è notevole con il corpo non frontale, ma posteriore della struttura orientata secondo il cammino del sole, in contrada Badia, nei pressi di Staiti, in provincia di Reggio Calabria. Inconfondibili sono i mattoncini rossi delle pareti perimetrali, al centro del pianoro appena elevato, nella vallata occupata da antiche querce e mirti profumati. Più in là, verso il corso del fiume Pantano, s’incontrano ulivi secolari dalle foglie argentate.
L’atmosfera generale impone rispetto e silenzio all’interno dell’equilibrio eco- ambientale immutato nonostante il trascorrere del tempo.

L’Abbazia fu costruita tra XI e XII secolo con caratteristiche affini al Monastero di san Giovanni Therestis di Stilo, a pochi chilometri dalla celebre Cattolica. Certamente ebbe ruolo importante, come testimoniano documenti risalenti a epoca normanna, con Ruggero d’Altavilla impegnato nel 1060, a far devolvere parte delle rendite del monastero attiguo, al duomo di Bova. Altre notizie interessanti riguardano ispezioni pontificie per fatti non strettamente religiosi e comunque legati al consumo dei profitti realizzati dai basiliani gravitanti nel territorio, certamente numerosi per secoli. La decadenza cominciò nel 1500 ed ebbe effetti irreversibili sull’Ordine, al quale apparteneva la maggior parte delle realtà monastiche diffuse nel territorio calabrese.

Oggi, davanti all’antico luogo di culto, si avverte il peso dell’eredità del passato mal custodita, ma sorgono spontanee anche riflessioni generali sulla funzione cosmopolita dell’arte. L’importanza dell’Abbazia è dovuta alla fusione armonica di canoni architettonici assimilati da culture diverse: greca, bizantina, araba e normanna. Dalla fusione tra canoni greci e normanni derivano l’arco a sesto acuto che divide la navata dal presbiterio; le finte colonne ai lati dell’abside; la mancanza di elementi scultorei; i due stretti ingressi laterali. Risultano in tema con l’architettura bizantina i laterizi decorativi dai chiaro-scuri ritmati e la modestia dell’interno. Appartengono ai dettami arabi l’arco trionfale e i due laterali; il raccordo tra il primo tamburo rettangolare e il secondo ottagonale a sostegno della cupola; le nicchie a doppi risvolti disposte trasversalmente. L’equilibrio che ne deriva è, a detta degli esperti, la prova di maturità raggiunta all’epoca nella totale comprensione di modi e stili di vita e di pensiero di diversa astrazione culturale ed etnica.

La scelta del territorio non fu a caso. Vi era già l’impianto di un tempio pagano dedicato a Nettuno, il dio marino dal tridente in mano. Può darsi che nella successiva intitolazione a Maria santissima, sia stata conservata la definizione accessoria come simbolo di potenza. I puristi della lingua, lasciando da parte le più suggestive tradizioni popolari, propendono per la derivazione da tridactilon, (tre dita), esteriorità manuale destra, inneggiante alla Trinità, in ogni statua di Gesù Bambino.


La rivalutazione avviata da parte di Paolo Orsi nel 1914, fu fondamentale perché non si prolungasse l’oblio durato secoli. I danni ormai irreparabili, derivano non solo dall’abbandono ma anche dall’opera di distruzione, perpetrata per il recupero di materiali utili.


Tre sono le navate di dimensioni piuttosto contenute. La centrale è più ampia rispetto alle due laterali. La triconca o insieme delle tre absidi semicircolari, è rivolta a oriente. Il transetto è sporgente; difatti, va oltre la larghezza della parte longitudinale. Le pareti esterne sono articolate con arcate cieche sopra lo zoccolo ridotto. In alto si alternano finestre e nicchie di uguale grandezza. Su entrambi i lati si trovano gli ingressi che i fedeli superavano divisi rigorosamente per sesso. L’armonia è evidente nell’arco ogivale e arco centrale della facciata principale, esposta a occidente. Al centro è posizionata una piccola finestra circolare. Al di sopra di essa l’effetto sorpresa è offerto da due motivi merlati con capitelli ionici capovolti. L’ampio portale ad arco acuto, innalzato tra navata e presbiterio, è sostenuto da due mezze colonne in mattoni e capitelli calcarei con funzione di stipiti. La struttura cubica massiccia insiste sull’interno, sviluppato per 15,60 metri in lunghezza e 10,30 in larghezza.

La pesantezza dei tamburi descritti prima, avvicina la costruzione alle torri proto-romaniche. Il campanile a vela, con dunque una sottile superficie muraria, ha due aperture per le campane. Un tempo, con i loro rintocchi, segnavano ore di lavoro e di preghiera. Oggi non esistono più, come la copertura.
Ciò che rimane di Santa Maria di Tridetti è considerato monumento nazionale.
Emma Viscomi
Foto dell'Arch. Michele Canturi

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