Umbriatico: in visita alla cattedrale

Pubblicato da Andrea Satriani | Etichette: , , , | Posted On mercoledì 9 febbraio 2011 at 8:10 AM

Il ponte è il punto ideale per ammirare, tra le fasce collinari presilane, a nord del Marchesato crotonese, la cresta della fortezza naturale che corrisponde all’ombroso paese identificato dagli storici con l’antica Euria- Eubria,( in riferimento al luogo), Euriaton- Euvriaticon (in riferimento alla provenienza), con le differenze imposte dalla fonetica bizantina.

Ad Umbriatico, non capiti per caso. Ci vai per scelta. Per vedere la Cattedrale , esempio singolare, nell’ambito della regione calabrese, di monumento religioso di epoca normanna perfettamente conservato ai nostri giorni. A prima vista, l’impatto è notevole. Davvero è una grossa sorpresa la testata absidale romanica di forma cilindrica, in pietra a vista e malta, nel centro dell’abitato.

Per entrare, si attraversa il portale secentesco. La basilica, divisa in tre navate, con arcate ogivali sorrette da colonne , è a croce latina, addossata alla chiesa costruita prima, a sua volta edificata sul tempio pagano del VII o VI secolo a. C., trasformato in cripta, su cui poggia il transetto sopraelevato. Le volte della stessa cripta sono a crociera, sorrette da 12 colonne, differenti per materiale e forma. La maggior parte è di stile dorico e ionico, con differenze evidenti nel capitello e nel basamento. Una è tortile ed è detta di Giuda Iscariota, ma anche dell’iniziato, nel rispetto della tradizione che attestò la presenza dei Templari ad Umbriatico per anni ed anni.

Allo stesso modo si spiegano le sepolture di Cavalieri in armi , localizzate durante lavori di scavo e di restauro. Nulla da eccepire invece per le tombe destinate ad accogliere le spoglie mortali degli appartenenti alla Confraternita del Rosario.

La Cattedrale annovera misteri anche nell’apertura e chiusura di porte vere e finestre finte. Non mancano scale ardite comunicanti con l’esterno. L’altarino centrale è abbellito con stucchi. Anche i muri laterali un tempo lo erano. Con la scomparsa degli stucchi, è emersa una realtà nascosta, cioè il proseguimento della cripta nel ventre della collina assieme alla certezza che furono tre i piani occupati, ovviamente in epoche differenti per tre diverse costruzioni. Il primo riguarda il castello. Il secondo, la Basilica,il terzo, infine,la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. La cripta, ritenuta antecedente alla costruzione della Basilica superiore, fu successiva ad essa, come dimostrò lo scrupoloso lavoro di scavo eseguito nel 1986. Si scoprì allora che per ricavare l’intero piano sotterraneo, fu sollevato il presbiterio, posizionato in origine molto in basso. Quanto al pavimento dell’abside, si livellò la pietra arenaria presente in loco e si rivestì di mattoni .

La Cattedrale è dedicata a San Donato d’Arezzo, vescovo e martire sotto l’imperatore Giuliano, detto l’Apostata. Attorno alla figura dell’ecclesiastico ruotano storie e leggende. Aloni di mistero circondano le sacre reliquie venerate in passato. Esperti e studiosi hanno analizzato pezzi di stoffa attribuiti alla veste di Gesù e al velo di Maria, e sono arrivati alla determinazione che entrambi i reperti sono antichissimi per tessitura e colorazione, e di provenienza palestinese. Per un altro reperto si fa riferimento alla Passione di Cristo. Tradizione vuole infatti che appartenga alla colonna della Flagellazione un frammento custodito nella Cattedrale. Ma c’è una parte di chiodo sottoposto ad esame e comparazione che lascia adito a molti dubbi. Si tratta di un elemento, per metà a fusione e per metà a battitura, come in uso nella Palestina nel del I secolo, del tutto uguale a quello custodito a Roma, in Santa Croce in Gerusalemme. La carta sopra esso incollata, il nastro rosso con sigillo intatto, fanno pensare alla strumento di tortura di un martire. Lo smarrimento dell’autentica non permette di fare altre possibili congetture. Nessun dubbio per il turibolo in argento orientale del 15OO, testimone silenzioso del rito bizantino in auge a Umbriatico fino al 1600. Sigilli antichi mai profanati riguardano la Teca della Santa Spina e della Santa Croce. Conservazione e tutela non potevano avere luogo migliore.

Il paese è una fortezza naturale alle falde del Mazzagallo: 700 metri d’altezza con dirupi a strapiombo e verde incontaminato intorno. Nella valle sottostante si scorge il Lipuda, corso d’acqua a carattere torrenziale in inverno, in secca in estate. I ponti sul Vono e sul Fermacolo, aprono altri orizzonti di verde e di dirupi impenetrabili.

Emma Viscomi

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